Le ricette raccontate
sono state messe in ordine alfabetico. Come si potrà notare,le quantità
e le misure non vengono considerate, o solo in parte,basta la fantasia e
la passione per la cucina per rendere facile l'esecuzione di queste
ricette,oltre a una buona riuscita. Da tempi immemorabili vengono
eseguite dagli abitanti dei borghi, il tempo e la fantasia di qualcuno
hanno permesso delle varianti, rendendoli più gustosi pur mantenendo
comunque la semplicità o la nutrizione sana,varia, tipica della cucina
nostrana, della Lunigiana o delle nostre parti.
Questa è una variante delle acciughe in umido e a Tramonti le
fanno in questo modo:pulite le acciughe togliendo anche la testa e
la spina,diciamo aprendole a libro, ponetele in un tegame con olio e
un trito di prezzemolo(PREZZEMOLO=Petroselinum
crispum. Pianta che nasce spontaneamente nei prati e viene usata in
cucina,praticamente in moltissime ricette.),aglio e origano. Fate cuocere per pochi
minuti spruzzandoci del vino bianco infine aggiungete dei
capperi,olive nere e del pomodoro fresco tagliato a pezzetti,salate
e dopo 15 minuti circa dalla cottura a fuoco medio potete servire
con del vino bianco di Tramonti ,fresco di cantina.
(ACCIUGA=Engraulis Encrasicholus.Comunemente chiamata anche Alice,è
un pesce pelagico lungo dai 12 ai 15 cm.,una caratteristica che lo
distingue da altri pesci è l'adattabilità a sbalzi di salinità
dell'acqua.)Se qualcuno preferisce cuocere al forno,questa è la ricetta ideale,
che non richiede particolare abilità,dovrete solo tagliare delle
patate a fettine sottili,adagiarle in una teglia unta d'olio e
cospargervi sopra un trito di prezzemolo,aglio (AGLIO=Allium
sativum,utilizzato sia in campo alimentare che terapeutico),origano,timo,quindi
coprire con le acciughe fresche,magari di Monterosso,avendole
private della testa e della lisca,cosi aperte a libro bagnare con
del vino bianco e altro olio,salare e infornare per 30-40 minuti .
Altro modo di cucinare le
acciughe fresche e assicuro che queste
sono ottime. Chiaramente le acciughe devono essere fresche e di
grandezza media,pulirle togliendo le interiora,la testa,la spina
centrale e aprirle a "libro". In mezzo va sistemato un composto
fatto di: tonno al naturale,parmigiano grattugiato,midolla di pane
passato nel latte e strizzato, uova, maggiorana, timo,sale e pepe. Una
volta richiuse le acciughe con l'impasto ben amalgamato, passarle
nella farina bianca e friggerle in abbondante olio. Prima di
servirle lasciarle un attimo su della carta per assorbine l'olio in
eccesso. Anche queste acciughe vengono servite come antipasto nei
ristoranti lungo la costa spezzina.
Ancora oggi,in Lunigiana,è un piatto abbastanza presente nelle
tavole di certe abitazioni, in paesi sperduti nell'entroterra, dove
al posto dei tortellini in brodo,lasagne,cannelloni etc. vi sono
fette di polenta.Per insaporire queste fette usano le aringhe
arrostite alla brace (ARINGA=Clupea harengus.lungo 50 cm circa. Vive
prevalentemente nei mari freddi,Islanda,Groenlandia e America del
Nord. Hanno numerosi nemici visto che tutti i predatori sia i pesci
che gli uccelli, seguono i loro banchi. Quanto all'uomo, egli ha
pescato le aringhe sin dai tempi più antichi e le consuma salate o
affumicate.)Per prima cosa andrà preparato l'olio extravergine di
oliva agliato.In una tazza pestare alcuni spicchi d'aglio,quindi
versare l'olio e del sale.Sulla brace arrostire le aringhe,spellarle
e in piatti individuali condirli con l'olio agliato.Infine bagnare
le fette di polenta con l'intingolo in modo da avere polenta al
profumo di aringa.
Il consumo di Baccalà nella Provincia spezzina è un fatto consolidato nel tempo,sarà per le origini
marinaresche, sarà per i naviganti spesso in giro per il mondo per
lunghi periodi e abituati al consumo di Baccalà o
Stoccafisso,comunque sia molto spesso si usa cucinare il baccalà
nelle proprie case e anche in certe trattorie tipiche, di tutto il
territorio.Il Baccalà alla spezzina è un piatto semplice da
eseguire. Separatamente far bollire delle bietole e il baccalà. Nel
frattempo soffriggere della cipolla in un tegame con olio
extravergine di oliva delle nostre parti,quindi inserire le bietole
tagliate e il baccalà a pezzi.Poco vino bianco,come sarà evaporato
inserire del pomodoro passato,aggiungere di sale e perchè no,del
peperoncino e cucinare a fuoco basso,mescolando di tanto in tanto.
(BACCALA'=
Gadus morhua.Merluzzo conservato sotto sale.
La parola "baccalà" deriva dal
portoghese "Bacalão". Da notare che in Portogallo oltre ai prodotti
importati, il "Bacalão" è a volte un merluzzo di dimensioni ridotte,
pescato sul posto e fatto essicare al vento che non manca mai da
quelle parti, sull'Atlantico.)Prima
di tutto c'è l'operazione della pulitura e dell'ammollamento del
baccalà che potrà durare 24/48 ore, a secondo della
grandezza,inoltre cambiare l'acqua ogni 6 ore quindi tagliarlo a pezzi. (in certi negozi o supermercati lo
vendono già ammollato). Quindi,semplicemente friggerli avendoli
prima passati nella farina bianca. Tutto qui ?Per il fritto
certamente ma se avanzano dei pezzi,magari per la sera o il giorno
dopo,in Val di Magra usano il sistema del "rinvenimento" fatto con
salsa di pomodoro. Soffriggendo prima del prezzemolo con
aglio,quindi cucinano il pomodoro fresco aggiungendo del peperoncino
e sale. Una mezzora prima di iniziare a mangiare,aggiungono il
baccalà fritto del giorno prima. Provate questa ricetta nel momento
che avrete intenzione di mangiare del baccalà fritto.
Probabilmente di origine antica,quando non si buttava via niente per
la penuria di cibo e la fame si faceva sentire,specialmente nei
periodo medievale dove i ricchi erano ricchi e i poveri ancora più
poveri ed in inverno erano costretti a chiedere in prestito le
cibarie ai ricchi per non soccombere,però in cambio reclamavano
sempre più terreno. In una padella soffriggere nello strutto e olio:
aglio,rosmarino e salvia tritata finemente,unire la coratella
d'agnello (Coratella=da "corata",sarebbero le interiora degli
animali,cuore,fegato,polmoni e milza di animali macellati),tagliata
a fettine sottili. Mescolare bene e far rosolare per 5 minuti
circa,quindi bagnare con del vino bianco,salare e pepare e finire di
cuocere a fuoco moderato.
Molti anni or sono in Val di Magra si usava cucinare i "fidelini", o
altra pasta corta, con questo brodo semplice fatto con i
Naselli. (NASELLO= Merlucius Merlucius,della
famiglia dei:Gadidi,ordine dei :Gadiformi ,classe
degli:Osteitti,vive in acque profonde sino ai 1000 metri e può
pesare sino a 5 kg, nei mari nordici). Oltre all'acqua salata
aggiungere della cipolla,delle carote,del sedano e un po d'olio
extra vergine di oliva. Inserire i Naselli ben puliti e
cuocere per circa 20 minuti. Filtrare il tutto ed eventuale polpa
rimasta sarà da passare con il passino e aggiungerlo al brodo.
Immergere i "fidelini" e una volta cotti , servire molto caldo con
un filo d'olio a crudo.
Dolce tipico della zona di Arcola ,che ricorda un po' il "pandolce
genovese". L'esecuzione risulta facile,mentre il tempo si allunga
per la necessità di lievitazione dell'impasto. Se a qualcuno piace
fare dolci, la sera prima impastare bene la farina di frumento con
acqua tiepida,sale e lievito. Fare una bella palla,coprire con un
panno e lasciare riposare per tutta la notte. La mattina
seguente,quando vi sentirete riposati e rilassati ed in vena di
stupire il mondo intero,riprendete l'impasto,praticarvi una specie
di incavo al centro e mettervi la farina rimasta,lo zucchero
semolato,pinoli,uvetta secca,uova intere,un bicchiere dellatte e una
manciata di semi di finocchio. Con mani esperte rilavorerete
l'impasto sino a quando sarà tutto ben amalgamato dopodichè, in una
teglia da forno rotonda unta con olio o burro, sistemerete l'impasto
da coprire tutto il fondo e lasciarlo lievitare per altro
tempo,diciamo 1,30/2 ore, infine infornate per circa 45-50 minuti.
Fate raffreddare sul davanzale della finestra in
modo che, il profumo si sparga ai vicini di casa. Questa ricetta
sarebbe una variante del Canestrello Ligure o Canestrelletto, dolce
tipico ligure da tempi remoti. Veniva eseguito con
farina,lievito,zucchero,olio di oliva e una manciata di semi di
finocchio. Una volta fatto l'impasto e lasciato lievitare,formare
dei bastoncini di diametro come un dito,quindi chiuderle a
cerchio,adagiarli su una teglia da forno e infornare.
Questo piatto tipico di Lerici veniva eseguito dai marinai a
bordo dei pescherecci ,che un tempo solcavano le acque del golfo a
vele spiegate. Per eseguirla occorrono delle gallette leggermente
ammollate in acqua e strizzate in un panno. Unire dell'origano
(ORIGANO=Origanum vulgare,assieme
alla maggiorana
MAGGIORANA=Origanum majorana sono le erbe più
conosciute ed utilizzate in cucina), del
pomodoro fresco tagliato a fettine sottili,acciughe salate e deliscate,quindi tagliate a pezzetti,delle olive nere e dei capperi.
Condire con dell'aceto,olio extravergine di oliva,sale e pepe. Fare
un pastone con il tutto e servire in ciotole con un cucchiaio di
legno. Questo è quello che fanno a Lerici, mentre a Genova ci
aggiungono dei sott'olio, del "mosciame"di tonno
(Mosciame=dall'arabo "mosammed" cosa dura. Sorta di salume fatto con
filetto di tonno tenuto in soppressa per alcuni giorni,sino a quando
abbia assunto una consistenza solida) dello sgombro
sott'olio,zucchine,carote,bietole,patate e uova sode e per
condimento della salsa verde.(SALSA VERDE=Questa
salsa è l'accompagnamento classico del bollito o delle carni fredde.
Tritate finemente una manciata di capperi, un bel pugno di
prezzemolo senza gambi, un'acciuga, una puntina di aglio, unitevi
una mollica di pane imbevuta di aceto e poi strizzata e infine un
tuorlo d'uovo sodo. mescolate bene e aggiungete olio d'oliva quanto
basta a far prendere alla salsa la sua consistenza.)
Ci sono tanti modi di cucinare la carne all'uccelletto, ad esempio a
casa mia si taglia a strisce le fettine di carne di vitello e si
saltano in padella con uno spicchio d'aglio,vino bianco,pomodoro,
salvia,rosmarino,sale e quando si vuole cambiare,un po di
peperoncino e fagioli borlotti (fagioli "Lumè" di Pignone),il tutto
saltato in padella ,come usavano nell'epopea del "Far west" in
America, ricordato dai film western all'italiana. Va bè, rimanendo a
Sarzana ,delle fette di carne di vitello saltate in padella con olio
e un po' di burro,della salvia e si cuoce con l'aggiunta di vino
bianco,sale. Tutto qui, niente di elaborato o difficile, l'unica
cosa di diverso è l' aggiunta di carciofi "all'inferno".
Tagliare i carciofi (
CARCIOFI=Cynara
cardunculus deriva dalla selezione del cardo e non si trova allo stato
selvatico.Tonico e digestivo,viene utilizzato anche per le proprietà
salutistiche,ricco di ferro,abbassa il livello di colesterolo e ha
funzioni epato-prottetrice.) a spicchi,lavarli e stufarli in padella con
olio,aglio,prezzemolo e vino bianco. Una volta stufati aggiungerli
alla carne all'uccelletto e completare saltando il tutto per
amalgamare i sapori.
Comunemente detta "Pattona". Per moltissimi anni la pattona,
la polenta preparata con la farina dolce, ha costituito il
nutrimento principale delle popolazioni montane, soprattutto sui
versanti dell'Appennino. Le famiglie povere la utilizzavano per
sostituire le farine ottenute dai cereali, come il mais e il
frumento, difficili da coltivare in montagna. A quei tempi la
pattona veniva anche consumata, senza nessuna aggiunta, tuffata nel
latte caldo, quale parca colazione del mattino, capace però di
riempire lo stomaco a basso prezzo. Viene anche impastato con del
vino rosso e arricchito con frutta secca a formare dei panini,ad uso
dei boscaioli per l'alto valore calorico.In tutto il territorio
della Lunigiana i boschi di castagni sono una caratteristica
dominante. Non a caso in alcune località vengono organizzate sagre
paesane a base di farina di castagne. Questa torta di castagne o
castagnaccio o pattona risulta semplice nella preparazione che,
oltre alla farina dolce di castagne ci sono pinoli e uvetta secca,
fatta rinvenire nell'acqua tiepida. Sciogliere la farina di castagne
nel latte in modo che non si formino grumi,aggiungere dello
zucchero,i pinoli e l'uvetta quindi versare in una teglia da forno
imburrata,a filo versare dell'olio di oliva ed infornare per
50 minuti circa,o togliere quando si sarà formata una crosticina di
un colore marrone intenso.
Siamo in Liguria e viene logico pensare alla Cima Genovese. Dalle
nostre parti si usa la variante a base prevalentemente di bietole
e/o borragine. Quella genovese più con carne,animelle ecc.,la base
non cambia per tutti i tipi di cima,cioè la pancia del vitello. Dal
macellaio di fiducia farsi dare una fetta di pancia da 1 kg
circa. Pulirla e cucire con dello spago da cucina a formare una
specie di sacca,che andrà riempita con un composto fatto di bietole
e/o borragine bollite e strizzate,quindi tritate e amalgamate a
della mortadella e carne magra tritata,precedentemente saltata in
padella.Del pane bagnato nel latte,del Parmigiano grattugiato,uova
(2),sale,pepe e una grattata di noce moscata.Una volta amalgamato
bene il composto riempire la sacca ,quindi cucire l'apertura con lo
spago bianco. Con l'ago bucare la sacca in più punti per impedire
che scoppi durante la cottura che sarà eseguita per bollitura. In
una pentola capiente preparare per un brodo
vegetale,sedano,carota,cipolla e sale. Immergere la cima e far
cuocere a fuoco lento per 60/90 minuti circa a pentola coperta.A
cottura ultimata la cima andrà adagiata su un piatto e schiacciata
con un peso per far uscire il liquido. Si serve a fette e il brodo
sarà utilizzato per cucinare i cappelletti o tortellini. Altra
variante è quella con uova intere sgusciate (2 o 3) inserite
all'interno, prima di chiudere la sacca,come nella torta pasqualina
e anche questa ricetta è essenzialmente pasquale. C'è di che
sbizzarrirsi con le varianti,chi usa i pistacchi,chi le carote
lesse, pinoli, carciofi, funghi, piselli. La fantasia non ha confini
per alternative alla ricetta della cima.
Questo dolce è tipico di San Terenzo,nel Comune di Lerici.Era stato
creato nei primi anni del 900,precisamente nel 1918, da un certo
Nino da Milano in alternativa al pandolce genovese, tutt'ora
conserva la tipicità, che è esclusiva di alcuni laboratori
artigianali i quali ne mantengono il segreto della
lavorazione, tramandandola di generazione in generazione. La
produzione è esclusivamente locale ed è maggiore nel periodo
natalizio,infatti al posto del classico panettone si
regala, o consuma, il Poncrè. Per l'impasto usano la farina e il
lievito a cui aggiungono lo zucchero,il burro,la vanillina,la frutta
candita, i pinoli,il latte,le uova ,cremovo,l'uva sultanina (UVA
SULTANINA=L'uva
sultanina è una particolare varietà di uva adatta all'essiccazione,
dal colore più o meno biondo-dorato e senza semi. Il nome è legato
alla parola Sultano, sovrano dell'Impero Ottomano) e del liquore
oltre agli aromi naturali. Il segreto è nella lievitazione e
lavorazione la quale risulta lunga e laboriosa tanto da
rendere morbido il prodotto finale. Il nome,non a caso, ricorda il
"plumcake" inglese, riadattato nella versione dialettale di
Lerici,ma il nome venne dato dalle lettere iniziali del
mestiere, dal nome del creatore della ricetta e l'esclusività.Si
serve a fette assieme ad un vino dolce, come lo "sciacchetrà" o un
Vin Santo.
(FAGIANO=Phasianidae,le origini sono le più
disparate,come sono varie le specie esistenti :dal comune, importato
dall'Asia a scopo venatorio,a quello del Borneo. Gallinaceo che non ama
volare,quindi la sua vita la passa prevalentemente a terra cibandosi di
bacche,insetti,lucertole etc.) La caccia ai volatili è praticata con passione, nel periodo
permesso,da cacciatori armati sino ai denti e in tuta mimetica,con
il fedele cane al seguito scodinzolante e pronto per il riporto
della preda. I racconti che si fanno tra di loro,dopo una battuta di
caccia, sono uno spettacolo per chi li ascolta. Enrico,Marco e Guido
sono tre amiconi con la solita passione e quando raccontano le loro
avventure di caccia,mimano a gesti il tiro con il fucile e il rumore
della bocca lo scoppio della cartuccia ....e cosi via sino alla fuga
dell'animale,scampato per miracolo. Quando li ascolto mi sento partecipe
alle loro prodezze venatorie,anche se non mi portano mai niente delle
loro prede presunte. I fagiani vengono anche venduti nelle macellerie e
dopo averli puliti,lavati e svuotati,vanno asciugati. Nel tritatutto
macinare la carne prelevata dai volatili,il fegatino e il gracile
(svuotato),assieme a dei capperi e a della mortadella. Ammorbidire del
pane raffermo nel latte e strizzare bene. Assieme a questo composto
unire un uovo,del
prezzemolo e rosmarino tritati,della salvia e del parmigiano
grattugiato,quindi salare e bagnare con del vino bianco. Con
il composto ottenuto riempire il fagiano e chiudere cucendo con ago
e filo. Legare attorno al petto del fagiano una fetta di pancetta e
rosolare bene in una casseruola con olio,bagnando con del vino
bianco. Aggiungere delle olive snocciolate e finire di cuocere per
circa un'ora girando spesso il fagiano.
La farina di
castagne,detta anche farina dolce, si ottiene macinando le castagne
essiccate. A Varese Ligure la impastano con poca acqua e sale e la
pastella ottenuta viene stesa su delle foglie di castagno inumidite
con un po' d'acqua, come una pizza per intenderci. Chi volesse
prepararle deve cercare di ottenere uno strato il più sottile
possibile. Separatamente preparare un impasto fatto di
ricotta,parmigiano,uova e olio di oliva extravergine. Amalgamare e
cospargere il composto sulla "Faina'"e il tutto posizionarlo su un
"testo "di ghisa ,comprese le foglie di castagno(TESTO=Il
testo è il recipiente da cottura alla base della cucina lunigianese.
Una volta i testi venivano fatti a mano lavorando l'argilla
mescolata al quarzo, che venivano raccolti nei torrenti. Ogni
famiglia aveva la sua "fascina" dove avveniva la cottura nei testi.
Successivamente è venuto il testo di ghisa che ha soppiantato la
lavorazione tradizionale.) Coprire a sua volta con un'altro "testo"
sul quale andrà messa della brace che nel giro di 20 minuti
completerà la cottura. Chi non avesse i "testi" può utilizzare una
placca da forno e infornata per circa 30 minuti a 160-170°.
Almeno una volta nella vita lo spezzino ha mangiato la farinata. A
me piace in mezzo alla focaccia e ricordo di tanti anni fa,quando di
mestiere facevo il navigante, dovendo prendere il treno a La Spezia
passavo da Via Prione e in una pizzeria famosa mi facevo farcire di
farinata una focaccia rotonda e intera,che poi mangiavo in attesa
del treno. Bei tempi! La farinata è stata inventata dalle truppe
romane che occupavano Genova, circa 2000 anni fa. In breve tempo
,per il basso costo e la semplicità del lavoro, si propagò nelle
zone limitrofe,tra cui La Spezia. Per farla in casa diciamo 400 gr
di farina di ceci,(I ceci sono
legumi molto antichi, noti fin dai tempi degli antichi egizi, che
però li consideravano cibi per poveri e infatti venivano dati solo
agli schiavi)1 litro e mezzo d'acqua da versare a pioggia sulla
farina di ceci,rimestare bene da avere un composto fluido e privo di
grumi. Lasciare riposare tutta la notte quindi oliare una teglia con
dell'olio di oliva extra vergine versarvi il composto e rimestare
bene da inglobare l'olio nella farinata. Infornare in un forno
caldo,se a legna ancora meglio, per circa mezz'ora , quindi una
volta ben cotto,salare e servire a fette e chi lo vuole può metterci
un poco di pepe.
Oltre al pane ,nelle tavole degli spezzini,compare spesso la
focaccia in forma rotonda,triangolare, rettangolare comunque tutte
unte e salate. Per chi è interessato a far da se indico la ricetta
base,fatta di acqua,farina di frumento,lievito e sale. Impastare
come per il pane,lasciare lievitare per tutta la notte,quindi il
giorno dopo ,con un matterello o mattarello dir si voglia, spianare
l'impasto nella forma voluta per uno spessore di 10/15 millimetri e
con le punte delle dita praticare delle fossette,più o meno profonde
per tutta la superficie. Versare dell'olio e ungere bene tutta la
forma,quindi salare e infornare per circa mezz'ora a 200°.Si puo'
utilizzare del rosmarino (rosmarina),della salvia (Focaccia alla
salvia)della cipolla, delle olive nere,oppure inserire della
salsiccia fresca sbriciolata nelle fossette,richiudendole con altra
pasta (Focaccia con salsiccia o Kizoa di Castelnuovo Magra). Quella
tradizionale si può farcire con la pancetta o altri salumi,sempre
ottimi per uno spuntino,oppure intinto nel caffellatte della
colazione del mattino. Provate!
Vengono cucinati in special
modo nel lericino e come preparazione risulta molto semplice da
eseguire,l'importante è reperire i bianchetti i quali si trovano
nella stagione propizia .Questi animaletti sono le larve delle
acciughe e sardine,pescati con reti a trama molto sottile dette
"tulle". Per la ricetta sbattere un uovo o due a secondo della
quantità di bianchetti disponibili,diciamo mezzo chilo per un uovo,
inserire i bianchetti del timo,del prezzemolo tritato
finemente,della farina bianca e si amalgama il tutto con
delicatezza. Ottenuto un impasto piuttosto fluido ,a cucchiaiate
immergerli in olio bollente e servire molto caldi con un pizzico di
sale e di pepe. Allo stesso modo si fanno le frittelle di "rossetti"
che sarebbero i soliti pesciolini, un po' più cresciuti. C'è chi usa
stemperare la farina nel latte freddo e il rosso d'uovo,a parte l'albume
montato con una frusta ed incorporato al resto che sarà composto da
latte,farina,rossi d'uovo,aglio e prezzemolo tritato,sale. Per chi non
volesse tribolare,basta bollirli e condirli con un filo d'olio
extravergine di oliva e del limone.
Il granchio di fiume,una volta abbondavano nei nostri fossati,lungo
i fiumi Magra e Vara, l'inquinamento e le modificazioni apportate
all’alveo come arginamenti e manomissioni della fascia di
vegetazione ripariale hanno nel corso degli anni compromesso
l’equilibrio di questi preziosi ecosistemi ,riducendone
inevitabilmente di numero. (GRANCHIO FLUVIALE=Potamon fluviatile è
l'unica specie di granchio che abita le acque dolci dell'Italia e
predilige,fiumi,,risaie,fossi dove l'acqua risulta calma,senza
turbolenze. Si ciba di detriti vegetali e anche di rane,girini e
vari invertebrati. La femmina è più piccola del maschio e si sposta
lungo il fiume e a terra nel periodo estivo,mentre il maschio non lo
fa mai.)Nella zona di Ortonovo si possono ancora trovare locali che
preparano queste pietanze di crostacei d'acqua dolce, oppure se c'è
qualcuno interessato a questo tipo di alimento può fare in
questo modo: Per prima cosa deve cercare i crostacei,poi lavarli e
basta metterli sulla griglia per 15-20 minuti per essere pronti.
Vanno consumati con un condimento fatto di:olio di oliva
extravergine di Ortonovo,succo di limone,origano,prezzemolo tritato
finemente,poco aglio,sale e pepe,il tutto emulsionato da formare una
salsina.
Questo
è un modo più elaborato di cucinare i granchi d'acqua dolce ma non cosi
difficile,l'importante e reperire i granchi ,che risulterà quasi
impossibile trovarli. Comunque, se qualcuno ci riuscirà potrà cucinarli
in umido. In un tegame far rosolare nell'olio d'oliva della
cipolla,carota,aglio,rosmarino e prezzemolo tritati,quindi inserire i
granchi vivi,dopo averli lavati in acqua corrente. Mescolando far
rosolare per 5 minuti circa,spruzzare di vino bianco e far evaporare.
Aggiungere dei pomodori passati al setaccio e del brodo
vegetale,aggiustare di sale e pepe e cucinare per 45/50 minuti a fuoco
medio. Servire con delle fette di pane precedentemente
abbrustolito,da intingere nel sugo.
Questo è un rimedio per recuperare dei pezzi di carne di pollo
arrosto, comprato in certi giorni dal girarrosto itinerante. A
Tellaro c'è alla Domenica e così, spesso, a pranzo... pollo. Se
avanza si può riutilizzare aggiungendo dei pezzetti di pomodoro,dei
cubetti di formaggio "Groviera"( o Gruviera=Termine generico per
indicare formaggi come l'emmental,da non confondere con il francese
gruyère che è un'altro tipo di formaggio),del sedano tagliato
sottile e condire con dell'olio extravergine di oliva e sale. Si
possono aggiungere anche delle olive nere o altre verdure a piacere
come,cetrioli,ravanelli. Se non avete animali da
accontentare,provate questa insalata,magari alla sera per cena.
Cannocchie Magnosa
(BATTI-BATTI= Nome dato
alle cicale di mare più piccole, lunghe sino ai 20 cm, comunemente chiamate Magnoselle, crostaceo tipico della zona e di
tutto il Mediterraneo, ormai diventata una specie a rischio. Vive in
fondali rocciosi,in anfratti e grotte, come è la costa spezzina, oppure in praterie di Posidonie sino ad una profondità di 50 m.Il nome scientifico è Scyllarus arctus. La specie maggiore raggiunge i 45 cm , il
Scyllarides Lates o Magnose). La preparazione risulta molto
semplice. Tagliare a metà i crostacei con un coltello da cucina,(per
le Magnose tagliarle a pezzi )anche senza separarli
completamente,farli saltare in padella con uno spicchio d'aglio e
versavi del vino bianco, una volta evaporato togliere lo spicchio
d'aglio e aggiungere del pomodoro fresco,finire di cuocere a fuoco
moderato con aggiunta di sale e un pizzico di pepe. Versarvi le linguine o trenette o
spaghetti,comunque pasta lunga, fare saltare il tutto con un trito
di prezzemolo per 2/3 minuti. Se vi capiterà di andare in un
ristorante a Lerici provate a chiederli, forse..... ma fate
attenzione che non siano le
CANNOCCHIE=Squilla Mantis dal colore
bianco-grigiastro simile alla madreperla, i batti-batti devono avere
un colore bruno nerastro.
Il
mio amico Fabrizio,che abita a San Venerio, mi ha dato questa
ricetta che a dire di sua nonna e’ utile per digerire,dissetarsi e
per renderci allegri. Ebbene (a chi
interessa)..... occorre comprare mezzo litro di alcool per
alimenti (quello denaturato va bene per le ferite esterne non per
l’animo!) mettere in infusione per 7 giorni dell’erba “Luigina” e
chi non sa che cos’è ve lo dico io.= (Appartiene alla famiglia
delle verbenacee, dell’ordine dei lamiali,classe dicotiledoni e
divisione angiosperme comunemente detta Lippa citriodora. Forse non
sono stato chiaro? Si tratta della comunissima erba limoncina
o Limoncella , pianta che cresce sino a 1 metro di altezza e
predilige luoghi caldi o soleggiati). Trovata questa erba infernale
e trascorsi i 7 giorni dovrete filtrare il tutto e unirlo ad
uno sciroppo fatto di 800 cc d’acqua e 300 gr di zucchero. Quindi
pazientate ancora per un mese, dopodichè filtrate e
servite fresco o con ghiaccio e........ attenzione a non esagerare!
Se non avete
l'opportunità di andare alla sagra della lumaca alla Serra di Lerici
a chi piacciono possono fare da se,basta lo spirito di avventura e
abilità tra i fornelli di casa. Innanzi tutto cercare le lumache di vigna o di ginestra (LUMACA=
o nella forma più corretta, Chiocciola,ve ne sono di diverso tipo, la Vignaiola=Helix Pomatia=Escargot de Bourgogne=tipica dei giardini e
frutteti o rive dei fiumi e come tutte le lumache va in letargo
chiudendo il guscio con l'opercolo,quando la temperatura raggiunge i
10°). Una volta trovate raccoglierle , pulirle dalla terra e
metterle in un recipiente profondo con della crusca,coprire con una
rete perchè,.........anche se sono lente se la svignano durante la
notte. Lasciate per circa 7/10 giorni a spurgare dopodichè lavarle e
rilavarle con acqua salata , immergerli in una pentola d'acqua che
bolle con odori e alloro. Li lascerete bollire per pochi minuti, poi
con una schiumarola vanno raccolte e adagiate in una salsa preparata
precedentemente fatta di pomodoro,un rametto di finocchio
selvatico,aglio e prezzemolo. Quando è tutto unito bagnare con del
vino bianco e cucinare per circa un'ora e mezza. Personalmente
consiglio di pulirle, togliendo l'animale dal guscio, una volta
fatte bollire nell'acqua,quindi togliere la parte finale e
reinserirle nel guscio,infine chiudere con della pancetta il foro
d'entrata e cucinare come descritto sopra.
Questo è un piatto simbolo della Spezia. Nell'antichità le
zuppe fatte di grani e legumi erano frequenti nelle tavole dei
romani e a quei tempi non c'erano i fagioli. Qualcuno decise di far
bollire gli ingredienti separatamente, per la diversità dei tempi di
cottura. La sera prima mettere
a bagno in contenitori separati il grano "farro" (Il vero farro è il Triticum dicoccum e la qualità migliore è senz'altro quella
coltivata in Italia e soprattutto in Garfagnana) i "fagioli
cannellini" (I fagioli giungono in Europa a seguito dei viaggi di
Colombo nelle Americhe e si diffondono rapidamente nella cultura
indoeuropea. Anticamente gli unici fagioli italiani erano quelli
"dall'occhio" ) e i "ceci" (Sono
il Legume del bacino mediterraneo, dove sono coltivati e mangiati da
tempo immemorabile). Quindi fare bollire separatamente i legumi in
acqua salata dopodichè unirli e servire in scodelle
capienti ,quindi condire con dell'olio extravergine di oliva e del pepe.
Ricetta tipica di Lerici e spesso i
ristoratori li rifilano ai turisti come antipasto nella quantita' di
2 o 3 pezzi ,a secondo della varietà o quantità "dell'antipasto
misto di mare".Se volete farvi una bella scorpacciata di questi
muscoli ripieni ,per togliervi la voglia vi racconterò la mia
ricetta. Dovrete procurarvi una quantità sufficiente per 4 persone
(5 kg) di muscoli o cozze, non dico raccoglierli dagli scogli perchè
(ahimè!) dalle nostre parti è proibito raccoglierli ma ,con pochi
Euro si trovano nei supermercati.Pulirli sotto l'acqua
corrente,togliere la "barbetta" , raschiarli dai parassiti
(patelle),quindi a manate sfregarli sotto l'acqua corrente con
vigore. Una parte di muscoli andranno aperti al "vapore" oppure alla
"marinara". In una casseruola aggiungervi un po' di vino bianco del
prezzemolo ,chiudere con un coperchio e far cuocere sino a quando
non si saranno aperti (muscoli alla marinara). Nel tritatutto
dovrete mettere della mortadella i muscoli che avete aperto,
del prezzemolo, un po' di timo e di maggiorana. Tritare il tutto e il
composto ottenuto amalgamarlo a 1 uovo, a della midolla di pane
bagnato nel latte,a del parmigiano grattato e a del pecorino fresco
grattugiato .Mettere il tutto, con le mani ,nei muscoli vivi,aperti
con un coltellino. Chiuderli, c'è chi li lega con del filo da
cucire per farli stare uniti. Posizionarli in una teglia con
all'interno del sugo di pomodoro cucinato precedentemente con un
solo spicchio d'aglio,qualche muscolo del vino bianco, un po'
d'olio extravergine di oliva,sale e pepe. Quando tutto è pronto
posizionarlo sul fornello e far cuocere lentamente per un certo
lasso di tempo,diciamo 20 minuti.
Oppure Pan Cotto. è una ricetta che viene
eseguita da tempi immemorabili,specialmente nello svezzare i
bambini; a quei tempi non esistevano tutte le attenzioni
igienico-sanitarie e nutrizionali che ci sono oggi e così i bimbi
crescevano a Pan Cotto, polenta e castagnaccio e poi la povertà era
una condizione comune nei paesi rurali e le malattie ne erano la
conseguenza per i più fragili. Il pancotto doveva essere una panacea
per tutti i mali e si sa che l'aglio ha la proprietà di stimolare la
funzione immunitaria,preservandoci da malattie. Insomma l'aglio ha
molte virtù e dovevano averlo capito anche i nostri avi,
rimpinzandoci di pancotto. In un pentolino ci si mette dell'acqua
con del sale,si immergono 2/3 spicchi d'aglio schiacciato e dei
pezzi di pane raffermo o del giorno prima,un po' d'olio di oliva e
si fa bollire per 15 minuti circa. Oggi ci si aggiunge del
parmigiano grattugiato.
Da tempi
immemorabili il "panigaccio" o "testarolo" veniva cucinato per la
semplicità e per il basso costo in tutto il territorio della
Lunigiana e in Garfagnana. La capitale del panigaccio classico è
Podenzana ,in provincia d Massa Carrara, dove per tradizione viene
preferito cuocerlo nei "Testi" di terracotta arroventati e impilati
uno sull'atro con nel mezzo la pastella di farina e acqua.
Enrico Sergiampietri da Castelnuovo Magra racconta che a Castelnuovo
usano una specie di padella piatta di diametro,sui 250 mm, per uno
spessore di 4 mm e un lungo manico da formare un unico pezzo di
comunissimo ferro. Arroventata la padella sul fuoco a legna o sul
fornello di casa, risulta necessario ungerla e a tale scopo usano
una mezza patata inforchettata e immersa nell'olio extravergine di
Castelnuovo,quindi sfregata nella padella. Con un mestolino versarvi
la pastella fatta di sola acqua,farina e sale,facendo attenzione che
non trasbordi. Dopo un paio di minuti possono essere tolti e messi
da parte per una quantità sufficiente. Il modo migliore per
assaggiarli sono al pesto, al sugo di funghi o con solo olio
extravergine di oliva e parmigiano, chiaramente prima devono essere
immersi in acqua bollente per qualche minuto in modo che si
ammorbidiscano. è sconsigliato farli bollire, a fuoco vivo.
Questa ricetta è utilizzata in tutto
il territorio della Spezia e della Lunigiana dove si fa abbondante
uso di farina di ceci e, spesso, nelle "sagre" di paese è presente
anche questa panizza fritta, molto gustosa. Va fatta sciogliere la
farina in acqua salata e con un po' d'olio va fatta cuocere in un
paiolo alto,prima però va fatta riposare per circa 30 minuti .Durante la cottura va "rimestata" continuamente, per non lasciare
grumi. Trascorsi circa 40 minuti l'impasto si presenterà denso e
compatto, versare in piatti fondi e lasciare raffreddare. Tagliare
l'impasto a formare dei bastoncini grandi come un dito,passarli
nella farina bianca e friggerli ,quindi servirli molto caldi.
Anticamente, dove la povertà delle "genti" era diffusa la panizza
veniva eseguita in un modo più semplice.
Quando era quasi cotta aggiungevano delle
foglie di alloro e di salvia , semi di finocchio tritati e
sale. Veniva versata in scodelle individuali e condivano
con olio. Per renderlo più ricco aggiungevano delle fette di pane
abbrustolito.
La salsa al "pesto" è conosciuta da molti ,in tutta la penisola
italica ...e oltre, quella fatta con:basilico
ligure,aglio,pinoli,formaggio pecorino stagionato e
parmigiano."Pestato"il tutto nel mortaio sino ad ottenere una
poltiglia densa,aggiungendo infine olio extravergine di oliva. Cosi
si ottiene una salsa fredda adatta a condire la pasta "trenette"o
aggiunta al minestrone di verdura per dargli profumo e sapore.Dalle
mie parti c'è qualcuno che usa una variante a questa salsa
fredda:Basilico ligure(BASILICO=Originario dell'Asia tropicale e
dell'Africa.
L'ocymum basilicum, erba annua della
famiglia delle Labiate è coltivata fino dall'antichità come pianta
ornamentale, ma anche per le sue presunte qualità terapeutiche. In
latino basilicum è la traduzione dal greco okimon=basilico e
basileur=re ),aglio
(poco), prezzemolo (poco) e formaggio pecorino stagionato. Tritato o
pestato, conservato sott'olio per usi futuri. In tutti i modi il
sistema migliore per assaporarlo è con le "trenette" o le "trofie"o
con gli "gnocchi" di patate. Per le "trenette" e le "trofie"
suggerisco di unire, al momento della cottura oltre al sale, una
patata media tagliata a piccolissimi pezzi e se è possibile anche
dei fagiolini. Quando tutto è cotto,scolare e aggiungere un po' di
burro,versare la salsa e del parmigiano grattugiato,rimestare il
tutto. Almeno una volta alla settimana,variando il tipo di pasta. Per le "trofie" vanno bene anche
quelle fatte con farina di castagne. Provate!
Un tempo era un piatto comune nelle tavole dei contadini della
Lunigiana, non solo per il costo modesto,ma anche per la semplicità
nell'eseguirlo. Far bollire delle patate tagliate a tocchetti e del
cavolo bronzino di Albenga ,in tanta acqua salata. Quando saranno
cotti buttare la pasta tipo "maccheroni rigati", a cottura
ultimata,scolare e versare in una ciotola capiente e di terracotta,
aggiungere del buon olio extravergine di oliva,magari di Castelnuovo
Magra,del parmigiano grattugiato,rimestare e servire con del buon
vino bianco. Il sapore ricorderà i tempi passati e ormai perduti.
Ci sono innumerevoli modi di riempire le patate,per un contorno
diverso o un secondo piatto originale. Chi usa metterci la carne,chi
i funghi,chi i fegatini. Dalle "nostre parti" usano la
mortadella,ebbene provate a fare così. Fate bollire le patate intere
con la buccia, senza salare l'acqua (PATATA=Solanum tuberosum è una
pianta perenne con tuberi carnosi che crescono sotto terra e ne
costituiscono la parte commestibile. Predilige i climi temperati
caldi e i terreni ricchi di humus ed è originaria dell'America
centrale e meridionale, in particolare di Perú e Cile. È un ortaggio
coltivato
dall'uomo da diversi millenni. Il nome patata deriva da "batata",
termine caraibico che definisce la patata dolce. Questo tubero ha
raggiunto le tavole europee solo a partire dalla fine del 1500, a
opera degli spagnoli.),a metà
cottura toglierle e sbucciarle,tagliarle a metà e con un coltellino
o cucchiaino svuotarle formando un incavo più o meno profondo. La
parte di patata tolta va schiacciata con una forchetta e fatta
rosolare ,in olio extravergine di oliva,con un po' di burro,del
prezzemolo e aglio tritati. Dopo qualche minuto dalla
rosolatura,togliere dalla padella e aggiungere al soffritto della
mortadella tritata,del parmigiano grattugiato,un uovo battuto con la
fusta o forchetta,sale e un po' di noce moscata. Amalgamare il tutto
e riempire le patate le quali andranno messe su una teglia da forno,
bagnata con del brodo, infine cospargere sulle patate del pane
grattugiato,infornare per circa 30 minuti.
In tutta Italia e oltre si cucinano le patate sotto alla cenere di
un camino a legna.Operazione semplice ed economica e come si
dice,l'utile al dilettevole cioè,mentre ci si riscalda si cucinano
queste patate di grandezza medio-piccole. C'è chi le avvolge in una
stagnola ma vanno bene anche così,infilate sotto alla cenere sino a
quando saranno ben cotte,leggermente abbrustolite. Anticamente a
Castelnuovo Magra questa operazione veniva eseguita sopratutto nel
periodo della frangitura delle olive,quando gli agricoltori
portavano a frangere le loro olive nei frantoi della zona,ancora con
le macine in pietra e il torchio in legno massello (TORCHIO=macchina
capace di produrre una pressione progressiva su materiali posti fra
due piani paralleli, uno fisso, l’altro mobile, il cui movimento è
azionato, specialmente a mano, da un meccanismo a vite). Un grande
fuoco alimentato dalla sansa (SANSA=Residuo solido costituito
da noccioli, pellicole di buccia, parti di polpa, della
spremitura della pasta di olive. Rappresenta il 30 - 50% delle olive
lavorate)ardeva sotto ad una caldaia la cui acqua calda serviva ad
agevolare la spremitura delle olive. In attesa del proprio turno,sia
a colazione che a pranzo era usanza infilare le patate sotto alla
cenere per poi spezzarle e condirle on l'olio prodotto e sale.
Assieme preparavano dei crostini di pane,abbrustoliti in una
graticola e poi unti d'olio, e da qui "la bruschetta".
Una volta al pollo gli tiravano
il collo, ora lo affogano?Tranquilli il sistema è sempre il
solito,almeno per il pollame dei piccoli pollai di paese,comunque è
e sarà sempre un modo cruento di togliere dal mondo,o dal pollaio,
questi volatili che non se la possono svignare volando.(POLLO= :Il
cammino del pollo comincia da lontano, dalle foreste dell'India, per
la precisione, dove vive il progenitore selvatico dei nostri cantori
mattutini, il "Gallus banckiva", o "Gallus gallus", la specie che,
tra le quattro selvatiche conosciute, ha probabilmente dato origine
agli animali che oggi noi alleviamo. Ad addomesticarlo sono stati
gli uomini della civiltà dell'Indo, come testimoniano i numerosi
reperti di Mohenio-daro, Harappa e Chambu-daro; nel 2000 a.C. doveva
già essere sottoposto a una certa forma di selezione artificiale,
dato che le figurine di argilla provenienti dagli scavi ne
rappresentano i pulcini con dimensioni già sensibilmente maggiori di
quelle del capostipite selvatico. Nulla ci dice però che questo
primo volatile fosse allevato per la mensa: sembra anzi che la sua
unica funzione fosse allora quella di animale da combattimento.Fù
introdotto in Europa nel VIII secolo a.C.)
Tagliare il pollo a piccoli pezzi, rosolarli in un tegame con olio e
burro per circa 7/10 minuti,aggiungere dei funghi secchi fatti
rinvenire nell'acqua tiepida,delle cipolline scottate in acqua
bollente, si versa del vino bianco secco,del sale e si chiude con un
coperchio, lasciando cuocere per 3/4 d'ora circa. Poco prima di
togliere dal fuoco,versare della farina di frumento e mescolare
bene. Chi ha la possibilità dovrà servire con fette di polenta
fritta.
Anticamente e negli anni passati quando
c'erano ancora i camini e cucinavano con i "paioli",era uso
frequente arrostire le carni alla brace, sprigionando odori di carni
abbrustolite e fumi che ricoprivano di nero le pareti e poi, tutti
attorno alla tavola discutendo del raccolto delle olive o del mais o
dell'uva o dell'allevamento dei pochi capi di bestiame. La vita nei
borghi era semplice e scorreva lenta. Nell'entroterra della
Lunigiana ,dopo l'introduzione del Mais dalle Americhe,il piatto
ordinario era la polenta di farina gialla ,oltre alle zuppe fatte di
legumi e ortaggi. Per dare un sapore alla polenta veniva servita con
carni stufate o alla brace. In questo caso la polenta deve essere di
consistenza media,cotta in acqua salata e rimestata
continuamente per 30 minuti circa o sino a quando il composto si
stacchi bene dalle pareti della pentola. Quando sarà pronta dovrà
essere tagliata a fette e condita con il sugo di capra ,fatto con
gli odori classici:cipolla,carota,sedano,prezzemolo e soffritti con
olio extravergine di oliva di Castelnuovo.Si inserisce la capra
tagliata a pezzi ,si bagna con del vino bianco e quando sarà sfumato
inserire dei pomodori tagliati a piccoli pezzi,salare e
pepare. Chiudere con un coperchio il paiolo o la pentola dai bordi
alti e far cuocere per circa 4 ore. Se sarete numerosi attorno alla
tavola,rivivrete i tempi che furono,magari con del buon vino rosso
di Castelnuovo o di Ortonovo che renderà tutti allegri.
Pescare un
polpo di scoglio
nelle acque di Tellaro, batterlo per ammorbidirlo o lasciarlo nel
freezer per qualche giorno (va bene anche quello del supermercato)
pulirlo,lavarlo e tagliarlo a tocchetti. Immergerlo in una pentola
piena d'acqua con all'interno un tappo di sughero e far cuocere. A
parte lessare delle patate tagliate ,anche queste a tocchetti.
Tritare del prezzemolo con poco aglio,dell'origano e quando è tutto
cotto unire il polpo con le patate, salare e unire il trito di
prezzemolo , aglio e origano infine mescolare aggiungendo olio
extravergine di oliva di Tellaro con del succo di limone. Da
servire freddo o tiepido. Alla "Sagra del Polpo" usano metterci le
olive verdi denocciolate.
La nostra costa è idonea per la sopravvivenza del
polpo i quali si
rintanano negli anfratti degli scogli e mimetizzandosi cambiando
repentinamente il colore in caso di pericolo. La specie idonea per
cucinare è quella comune,con due file di ventose,mentre la specie
chiamata "polpessa" è meno pregiata come qualità. Quindi: tagliare a
tocchetti i polpi puliti,lavati,tolto il "rostro". Soffriggere un
trito grossolano fatto di:aglio,prezzemolo,origano,timo,cipolla e
carota,quindi aggiungere i tocchetti di polpo. Fare rosolare bene
aggiungendo del vino bianco,quando sarà evaporato aggiungere del
pomodoro passato al passatutto, salare e pepare. Far cuocere per un
certo periodo,diciamo 15 minuti. Infine aggiungere delle patate
tagliate a pezzi e finire di cucinare per circa 40/45 minuti.
Servire caldo.
Rimanendo in tema di polenta di granoturco,oltre ai condimenti,come
i sughi di funghi, ci sono altri modi di cucinarla. In Val di
Vara,soprattutto a Varese Ligure, usano inserire il "cavolo verza".
Far bollire per 5 minuti,circa, i cavoli verza in abbondante acqua
salata (CAVOLO VERZA=Di origine
antichissima, il cavolo verza (Brassica oleracea var. sabauda) è
coltivato soprattutto nelle regioni centro-settentrionali d'Italia).
Colarli e strizzarli,quindi tagliarli grossolanamente. Far
cuocere la polenta nel modo tradizionale,cioè in acqua
salata,versare la farina di mais a pioggia, per evitare la
formazione di grumi. Mescolare nel solito verso, con un mestolo di
legno, continuamente sino a quando avrà preso una consistenza di una
polenta classica, aggiungere i cavoli verza poco per volta,
mescolando continuamente sino al completamento della cottura.
Servire in un piatto "pari"con parmigiano grattugiato o pecorino non
troppo stagionato. Una variante a questa ricetta della Val di Vara è
quella fatta in Val di Magra, al posto del cavolo verza utilizzano
il cavolo nero e fagioli borlotti. Far bollire i fagioli in un
paiolo di rame,quando saranno cotti aggiungere il cavolo nero e
quando questo sarà cotto versare a pioggia la farina di
mais,rimestando continuamente,aggiungere dell'olio di oliva
extravergine. La polenta dovrà risultare piuttosto morbida. Servire
con del parmigiano grattugiato. Questa ricetta si chiama:Polenta
incatenata.
Questa ricetta sui ravioli di Arcola viene eseguita nel modo
tradizionale del raviolo,cioè con il ripieno all'interno della pasta
fatta di acqua,farina,uova e sale. Il ripieno è più ricco della
ricetta dei "Tordei s-ciopà" ed è formata da carne di maiale
e di manzo,che vanno fatte rosolare con della cipolla e olio in una
casseruola. Far bollire le verdure,quindi"strizzarle" per togliere i
liquidi. Tritare finemente tutti gli ingredienti , sbattere le
uova e tritare del prezzemolo,aglio,maggiorana e timo. Riunire tutti
gli ingredienti e amalgamarli con del formaggio parmigiano o
sardo,aggiungere un po di sale e con il composto ottenuto fare delle
"pallottole" e sistemarle su una sfoglia di pasta sottile. Coprire
con un lenzuolo di sfoglia di pasta e ritagliare con una rotella per
ravioli a formare tanti fagottini pronti alla cottura. Quando
l'acqua bolle versarvi i ravioli .Come saranno cotti scolarli bene
e condirli con sugo di carne o funghi.
Comunemente chiamate in zimino o con verdure. Quando la stagione è
favorevole si usa la bietola,altrimenti possono essere utilizzati i
piselli o altre verdure di stagione.C'è chi ci aggiunge i funghi,c'è
chi usa il cavolo o le fave. Comunque sia l'elaborazione non è
difficile e non ci vuole molto tempo da cucinare. Le bietole
andranno bollite e strizzate. Le seppie (SEPPIA=sepia
officinalis, lungo circa 5/90 centimetri ed ha una testa abbastanza
grande con occhi molto grandi. Possiede 4 paia di tentacoli forniti
di ventosa e per difendersi usa la tattica dell'inchiostro,questo
inchiostro potrà essere utilizzato per risotti al tinto di seppia.
L'osso di seppia invece viene inserito nelle gabbie dei canarini,
per consentire ai volatili di affilarsi il becco) tagliate a
striscioline più o meno grandi andranno saltate in padella con olio
extravergine di oliva,uno spicchio d'aglio,del prezzemolo, origano,
timo e un bicchiere di vino bianco,sale e un niente di peperoncino.
Quando il vino sarà evaporato aggiungere le bietole strizzate e
tagliate grossolanamente,finire di cuocere a pentola coperta.
Forse non tutti sanno che, anche i baccelli
dei piselli sono commestibili. Generalmente vengono buttati, dopo
aver tolto i piselli.(PISELLO=Pisum sativum è una pianta della famiglia delle
Leguminose, con radice poco profonda e stelo che può raggiungere i
due metri di lunghezza. Il frutto è un baccello verde o giallo che
contiene fino a una dozzina di semi. Per le origine non si hanno notizie precise,
probabilmente proviene dall’Asia centrale e venne diffuso in Europa
ad opera degli arii.(ARII=Civiltà indiana della pianura del fiume
Gange).Forse la fame ,nei periodi bui e tribolati dei tempi
passati,quando non si buttava niente .Forse la fantasia di
qualcuno,magari stufo dei soliti piselli. Comunque per chi vuol
provare: Togliere i filamenti e tagliare le punte ai baccelli,quindi
farli bollire in acqua salata. Dopo 5 minuti ,circa, scolarli e
setacciarli quindi, aggiungerli ad un composto fatto di: parmigiano,ricotta,tuorli
d'uovo,sale,pepe e un po' di noce moscata. A parte montare a neve
gli albumi d'uovo,quindi unirlo all'impasto. Imburrare degli
stampini da sformati e riempirli con il composto, infine infornare
per 45/50 minuti ,circa.
Questa
pasta lievitata fritta è per tutti un piacevole appuntamento alle
feste paesane di tutta la Provincia e non mancano mai alle sagre
paesane. Sagra dei ravioli,sagra delle focaccette,sagra del
polpo,sagra dei tordei, e molte altre sagre che animano i borghi nel
periodo estivo.Impastare
energicamente per dieci minuti la farina con l'acqua e il lievito
sciolto in un po' d'acqua tiepida; volendo, aggiungere due cucchiai
di olio. Lasciare lievitare,quindi togliere dall'impasto dei pezzi e
allungarli il più sottile possibile,infine immergerli in olio
bollente ,rigirandoli per farli cuocere due minuti per lato.
Generalmente vengono accompagnati con ogni tipo di salume. Vanno
bene anche cosi, con del sale sparso sopra.
Questa ricetta di carne di manzo o di vitello,
credo che sia utilizzata da ogni famiglia italiana,per la semplicità
e anche per la bontà. Dalle nostre parti usano soffriggere in olio e
burro, del rosmarino,della salvia,della cipolla,carota e sedano
tritati finemente. Aggiungono i bocconcini di manzo o vitello con un
bicchiere di vino bianco che lasciano sfumare. Dopo questa
operazione di pre-cottura,aggiungono del pomodoro e delle patate
tagliate a tocchetti,sale. Coprono la casseruola e lasciano cuocere
per circa 1 ora a fuoco medio. Poco prima di togliere dal fuoco,
aggiungono delle olive nere. Ci sono innumerevoli metodi per fare lo
spezzatino; con peperoni (PEPERONE=Capsicum annum è un ortaggio proveniente dall'America del
Sud che ha fatto la sua comparsa sulle tavole europee nel XVI sec.
Secondo alcuni studiosi il centro di partenza della diffusione di
questo vegetale è il Brasile, secondo altri la Giamaica, comunque è
un ortaggio ricco di vitamina "C"),con funghi, con Cognac al posto
del vino,con aggiunta di piselli ed altri modi. Basta la fantasia
per trasformare una ricetta in varianti ,altrettante valide per il
palato.
La Spungata è un dolce tipico di Sarzana che assieme a Pontremoli
nella provincia di Massa (chiamata Spongata) si contendono la tipicità. Non solo queste due città ma anche
nel piacentino fanno propria la tipicità del prodotto. Comunque le
origini le fanno risalire ai tempi dell'impero romano,dove usavano
il miele, ma per la varietà delle spezie usate, la
notorietà,probabilmente, fu merito delle Repubbliche Marinare che
mercanteggiavano con l'Estremo Oriente. La ricetta così come la
conosciamo anche da noi è documentata dal XIV secolo. Pane
abbrustolito, amaretti, noci, miele, zucchero, pinoli, uva
sultanina, chiodi di garofano, noce moscata, cannella, buccia di
arancia, vino bianco sono gli ingredienti per preparare questo
dolce. Ci sono delle varianti alla ricetta e racconterò quella
tipica delle "nostre parti". Per la sfoglia usare farina bianca
impastata con vino bianco tiepido, zucchero,dell'olio e del burro.
Lavorarla in modo da ottenere una sfoglia di spessore sui 3
millimetri e coprirne l'interno di una teglia rotonda per
dolci. Fatta la sfoglia ,ci sarà da fare il ripieno. Fate bene
attenzione:Bollire del vino bianco con del miele per pochi minuti,
aggiungere del pane biscottato e polverizzato,un pizzico di noce
moscata (NOCE MOSCATA=
Myristica fragrans è ricavata da un albero della famiglia delle Myristicaceae originario delle Molucche (Indonesia), le isole delle
spezie scoperte nel Cinquecento. E' un seme prodotto solo dalle
piante femmine, che ne producono migliaia ogni anno. È racchiuso da
un involucro di colore rosso, il Macis che è esso stesso una
spezia.),del pepe e della cannella. Dopo aver mescolato con
delicatezza aggiungere delle mandorle pestate,dello zucchero, delle
noci e nocciole ben tritate. Togliere dal fuoco e unire,cedro e
aranci canditi,uva sultanina,pinoli. Lasciare riposare tutta la
notte in un luogo non troppo fresco (il maggior consumo viene fatto
nel periodo Natalizio). Il giorno dopo versare nella teglia e
coprire con altra sfoglia che dovrà essere bucherellata con una
forchetta e unta con un po' d'olio d'oliva. Infornare per 20 minuti
circa,o togliere quando avrà preso un colore appena rosato.
Spolverare con zucchero a velo. Andrà conservata ,per qualche
giorno, in un luogo fresco e avvolta in carta oleata. Per le
varianti c'è chi usa anche i chiodi di garofano,oppure marmellata di
mele o di mele e di fichi e per la sfoglia anche un uovo. Alla
vostra fantasia.
(STOCCAFISSO=Merluzzo
essicato,da non confondere con il baccalà che è conservato sotto
sale. La parola deriva dal tedesco Stock fisch - pesce bastone,
disponibile sui nostri mercati proviene dalla Norvegia, più
precisamente dalle isole Lofoten. Lo stoccafisso deve essere immerso
in acqua da cambiare spesso per almeno 5 o 6 giorni, dipende dalle
dimensioni. Ve ne sono di piccoli per i quali bastano anche 3
giorni. In primo luogo, però, è necessario sfibrarlo
battendolo con un pestello.).Dalle nostre parti viene utilizzato
spesso. Dopo le varie fasi di ammollamento ,in un tegame soffriggere
,la cipolla,la carota,l'aglio e il prezzemolo tritati
grossolanamente,quindi aggiungere lo stoccafisso tagliato a pezzi,
bagnare con del vino bianco e farlo sfumare,quindi aggiungere
i pomodori maturi e delle patate tagliate a tocchetti,sale,pepe e
delle olive nere,c'è chi inserisce anche dei pinoli, comunque tutto
a piacere. Coprire e completare la cottura a fuoco moderato.
Ci sono vari modi di eseguire un sugo di
funghi,con pomodoro o senza e personalmente preferisco senza
pomodoro per non coprire il sapore del fungo. Dalle nostre parti
usano il pomodoro per le tagliatelle e per la polenta. Raccolti i
funghi "porcini" (PORCINO=Boletus edulis.Fungo estivo-autunnale.
Molto comune, cresce sia in boschi di conifere sia dellatifoglie.
Nei nostri boschi predilige l'abete rosso ed il faggio. Fungo che
vive in simbiosi con diverse specie vegetali (simbionte)).Altrimenti
vanno bene anche i "galletti" (GALLETTO=Cantharellus
cibarius,chiamato anche "finferlo"E´ forse la specie più diffusa e
più venduta. Esistono molte varietà che differiscono tra loro per
diverse tonalità di colore del cappello, tutte comunque sono ottimi
commestibili. Nota per la raccolta: la legge vieta la raccolta di
esemplari aventi il diametro del cappello inferiore a 2 cm.).Pulire
i funghi con uno spazzolino e lavarli rapidamente in acqua corrente.
Tagliarli a fettine o a piccoli pezzi .In
una casseruola soffriggere uno spicchio d'aglio, quindi toglierlo e
mettere i funghi in una quantità sufficiente. Mescolare
continuamente per 2/3 minuti ,versare del vino bianco e del
pomodoro,un mazzetto di prezzemolo tritato,sale e pepe. Si lascia
cuocere coperto per circa 30 minuti .Se si usa per la
polenta,quest'ultima deve essere di consistenza morbida,versata in
un piatto fondo e condita a piacere con aggiunta di parmigiano
grattugiato. Il sugo di funghi senza pomodoro è ideale per condire
la pasta corta, come penne rigate.Quando si fanno cuocere i funghi
nel vino bianco e un mestolino d'acqua di cottura della pasta
risulta sufficiente per far saltare le penne,magari con un pizzico
di peperoncino e parmigiano grattugiato.
La differenza dal sugo di pomodoro classico è l'aggiunta di
prezzemolo,origano e maggiorana che assieme alla cipolla,aglio, e
carota tritati finemente devono essere soffritti,quindi aggiungere i
pomodori freschi,spellati e tagliati a pezzetti .Va fatto cucinare
per 20/25 minuti circa con aggiunta di sale e pepe. è ideale per
condire fette di polenta con l'aggiunta a del parmigiano
grattugiato.
Oltre al sugo di funghi o di carne,per condire la polenta fritta o
abbrustolita, o anche fette di pane abbrustolite, in Lunigiana usano
anche il sugo di uccelletti,in modo particolare "storni" di
media grandezza.(STORNO= Sturnus vulgaris, lungo 22 cm e
con un'apertura alare di circa 37 cm, ha un piumaggio nero con
riflessi bronzei e verdi su cui spiccano macchie bianche.I
nemici più temibili per lo storno,oltre all'uomo sono: i
falchi, le martore, le donnole, gli scoiattoli ed i ghiri, nonché
altre specie di uccelli. Comunque interviene la sua grande
prolificità a rimediare in breve alle perdite provocate dai
predatori). Pestare leggermente i passeracei,dopo averli
cacciati,spiumati,svuotati,lavati. In una casseruola soffriggere:
aglio intero,della cipolla,del rosmarino,del prezzemolo e della
salvia tritati . Aggiungere gli uccelletti e lasciare rosolare per
alcuni minuti. Spruzzare con del vino bianco e lasciare sfumare.
Togliere gli uccelletti per disossarli parzialmente,
rimetterli nella casseruola con l'aggiunta di pomodoro
pelato,passato al setaccio o passatutto. Salare,pepare e lasciar
cuocere per circa 60 minuti a fuoco medio. Terminata la cottura,
passare il tutto nel passatutto ottenendo così una salsina, indicata
anche per condire i "testaroli" e "panigacci" tipici della
Lunigiana.
O alla Vernazza. è un piatto tipico di
Vernazza. In un tegame o anche in una teglia rettangolare, ungere il
fondo con dell'olio extravergine di oliva quindi iniziare con uno
strato di patate tagliate molto sottili (altrimenti non cuociono)
tipo Chips per intenderci,poi uno strato di acciughe fresche
deliscate,del sugo di pomodoro. Ripetere con altro strato di patate
tagliate sottili,poi di acciughe e cosi via sino ad ottenere 2
o 3 strati. Annaffiare con del vino bianco secco,olio e cospargere
di origano. Da cucinare in forno e una volta pronti si servono nei
piatti con una paletta.
In italiano significa "ravioli
scoppiati" ad indicare che il ripieno è all'esterno della pasta la
quale viene fatta solo con acqua,farina e sale dandoci la forma a
"quadrelli" e pizzicata a formare delle "farfalle". Il ripieno che
dovrebbe essere dentro al raviolo ,come si usa in tutta Italia, in
questo caso serve a condire la pasta ed è composta
da:scarola,borragine,bietola,uova,parmigiano,maggiorana,carne di
maiale e mortadella. Le verdure vanno tagliate rigorosamente con il
coltello o mezza luna tanto da formare un composto grossolano,non
cremoso, quindi i vari ingredienti vanno cucinati o stufati
separatamente e poi riuniti e amalgamati ,quando il composto è
pronto va fatto saltare con gli "odori" le uova intere e sale.
Scolare la pasta e condire con questo ripieno che in questo caso è
il condimento. In questa ricetta si nota il carattere casalingo e
ricorda le origini antiche contadine.
Come
per tutta la Lunigiana, le ricette un po' si assomigliano, con
qualche variante da zona a zona ma la sostanza è la solita,come per
i "tordei" o "ravioli" o "tordelli" che nella stagione favorevole
vengono allestite "sagre paesane" per far conoscere questo alimento
ottimo in tutti i modi. A Beverino non c'è la sagra dei tordei ma
devo raccontare quello che mi è stato raccontato da un certo Mario
Boracchia da Beverino che per tradizione di famiglia vengono
cucinati questi tordei fritti, da offrire anche al vicino di casa e
a suo dire "un raviolo tira l'altro" con buona pace di tutti. La
solita pasta fatta di sola acqua,farina e sale in forma di sfoglia.
Fare soffriggere della "cipollina" classica ,quella con il
ciuffo verde e poca bietola precedentemente bollita e
"strizzata". Quello ottenuto è da aggiungere a del riso bollito,a
del parmigiano abbondante,uova intere e zucchero abbondante. Con il
composto formare delle pallottole più o meno grandi e adagiarli sul
foglio di pasta per ravioli come tanti isolotti . Coprire con il
lenzuolo di pasta e con la rotella per ravioli formare dei fagotti
più grossi che piccoli. Farli friggere in olio di oliva,come avranno
preso un colore dorato e rigonfi dal caldo,toglierli dalla
friggitrice e adagiarli su della carta per assorbirne
l'unto,cospargere di altro zucchero ed il modo migliore per
degustarli sono appena tiepidi. Questa è una variante del "raviolo
fritto" classico dove non viene inserita la verdura e il parmigiano
ma: il riso viene bollito nel latte,quindi viene aggiunto la scorza
di limone grattugiato e un bicchierino di anice ed il resto come
nella ricetta del Boracchia.
Ci sono le torte di zucchine,di bietole,di porri,di patate,
racconterò quella d'erbi che è la più diffusa dalle nostre parti.
Quello che occorre sono due sfoglie di pasta per torte,una andrà
messa nel fondo di una teglia da forno unta,l'altra sfoglia a
coprire il ripieno eseguito in questo modo: Scottare brevemente in
acqua bollente della zucca gialla e nella solita acqua far bollire
delle bietole e della borragine (BORRAGINE= Borago officinalis.
Pianta dalle molte virtù terapeutiche,tipica della zona
mediterranea,Europa e Nord Africa è naturalizzata in molte parti del
Nord America.è conosciuta per i suoi bellissimi fiori blu brillante
a forma di stella). Una volta cotte,"strizzarle" e tritarle assieme
alla zucca gialla,quindi unire il tutto a dei porri tagliati a
rondelle e soffritti in olio d'oliva. In un contenitore amalgamare
le verdure con uova ,Parmigiano grattugiato, sale e pepe. Sistemare
il tutto tra le due sfoglie per torte,ungere e far cuocere per 40/45
minuti circa o sino a quando avrà preso un bel colore brunito.
E' necessario mettere
in ammollo in acqua salata, la sera precedente,questo grano dal valore
calorico molto basso (FARRO= è una pianta erbacea della famiglia delle graminacee. Se ne
distinguono tre tipi: il Triticum dicoccum, il farro propriamente
detto, il Triticum spelta, chiamato anche spelta o farro maggiore, e
il Triticum monococcum, chiamato anche piccolo farro). Cucinare in
abbondante acqua salata. Ungere una teglia da forno capiente,al
grano farro unirvi del latte,uova,del parmigiano grattugiato,noce moscata
e pepe. Ottenuto uno strato di 2,5 cm circa, versare un filo d'olio
sulla superficie ed infornare per 45 minuti a 180°/200°.
Il riso va fatto bollire in abbondante acqua
salata assieme a delle carote,cipolle e sedano,tritati
grossolanamente:quando è cotto al "dente" scolarlo e aggiungere
delle uova sbattute,burro a pezzetti, del latte, del parmigiano e
del pecorino grattugiati,sale e pepe e un po' d'olio extravergine di
oliva. Amalgamare il tutto e versare il composto in una teglia
oliata o imburrata e rotonda per forno. Chi preferisce
utilizzare della pasta sfoglia come contenitore tipo "crostata"può
inserirla sotto e sopra alla torta di riso salata,altrimenti
infornare per 60 minuti circa e servire a fette,calda o
fredda.
Anche per quella dolce si può usare
la pasta sfoglia,mentre per la preparazione del riso occorre una
crema fatta di uova,latte,zucchero e scorza di limone. Amalgamare
con una frusta o forchetta, quindi aggiungere il riso bollito in
acqua salata e scolato al dente. Versare in una teglia per dolci
precedentemente imburrata e lasciare cuocere sino a quando si sarà
formata una crosticina scura. Per le proprietà medicamentose, c'è
chi ci aggiunge un bicchierino di anice. A Tellaro nel periodo
estivo, durante le "feste paesane", alcune concittadine preparano
queste torte di riso e,immancabilmente, qualche fetta finisce sulla
mia tavola.
Si capisce subito che è una ricetta tipicamente del periodo di
Pasqua, di origine genovese e la preparazione risulta un po'
complessa. Anticamente venivano usate 33 sfoglie di pasta ,quanti
gli anni di Cristo. Rifinivano con le iniziali della famiglia,
scritte con cordoncini di pasta. Per la grandezza della torta,la
cottura veniva fatta dai fornai del borgo,in quanto nei forni di
casa era praticamente impossibile farle entrare. Preparare la pasta
sfoglia nel modo tradizionale,non ne servono 33 ma abbastanza per
una bella torta.A strati molto sottili e unti con olio d'oliva
extravergine ,andranno messe in una teglia alta da forno ,soffiare
con una cannuccia tra una sfoglia e l'altra, sopra un composto di
bietole,cipolle,tagliate grossolanamente,bollite e saltate in
padella con 2 chiodi di garofano (togliere alla fine),un cucchiaio
di maggiorana, (MAGGIORANA=Origanum Majorana. Questa pianta,
originaria del Medio Oriente, difficilmente si trova allo stato
spontaneo e difficilmente si riproduce in condizioni ambientali
diverse da quelle originarie.
Nota fin dall'antichità, fu subito considerata un simbolo di
felicità. Ampiamente in uso ai tempi dei Romani )
sale,olio extravergine di oliva. Una volta stufate le verdure (si
può aggiungere la rucola,spinaci,i carciofi,erbette in
genere)amalgamare con della ricotta, anche se originariamente veniva
utilizzato un formaggio molle,chiamato "Prescindeva" (PRESCINSEUA=
derivata dal latte vaccino acidificato al quale sono stati aggiunti
fermenti lattici ,risulta essere una specie di crema dal sapore un
po' acidulo come quello dello yogurt),della panna e formaggio
parmigiano grattugiato. Una volta posizionato una parte del composto
sarà necessario praticare due o tre fossetta per inserire un
uovo sgusciato,intero e condito con sale,maggiorana e
parmigiano,versarvi il rimanente del composto facendo attenzione a
non schiacciare le uova. Una volta terminato il lavoro e ricoperto
con l'ultima sfoglia spennellata con l'uovo,sarà utile soffiare con
una cannuccia per gonfiare la torta e inserita nel forno per circa 1
ora a 200° .Si consuma a fette il giorno di Pasqua.
Capita di trovare,in qualche ristorante
di Lerici,nell'antipasto di mare almeno un totano ripieno che,
assieme ai muscoli ripieni,all'insalata di mare,alle acciughe
marinate o ripiene,all'insalata di polpo ed altro,riempiono il
piatto. Una volta pescato con la totanara (attrezzo a più ami
ricurvi "in su" e come esca dell'acciuga spinata ,da provare anche
con un filetto di lardo, legati con un filo di cotone bianco .Si
trovano da 30 a 40 metri di profondità,ma di notte utilizzando
delle luci salgono in superficie e la pesca si farà più
facile.)pulito e lavato,togliere i tentacoli che andranno tritati
assieme a del prezzemolo e a poca mortadella,quindi unire del pane
bagnato nel latte e strizzato,del tuorlo d'uovo,sale. Inserire il
composto amalgamato all'interno del totano e chiuderlo con ago e
filo. Far rosolare della cipolla tritata in una casseruola
larga,aggiungere acqua da coprire i totani che andranno adagiati nel
fondo assieme a delle carote.Cucinare coperto per 2 ore circa.
Questa ricetta è di Lerici e nel resto del territorio viene eseguita
con l'aggiunta a del parmigiano grattugiato,maggiorana e noce
moscata per l'impasto.Un soffritto di cipolla,un spicchio d'aglio e
prezzemolo. Unire i totani e farli cuocere per poco tempo con del
vino bianco,quindi unire del pomodoro passato al setaccio,aggiungere
sale e pepe e far cucinare per circa tre quarti d'ora.
Mi è capitato di leggere in prossimità di
locande,trattorie il modo di dire "Sabato Trippa" e ho scoperto il
significato del perchè proprio il sabato. Molti anni addietro,
venivano macellati i manzi e i vitelli alla vigilia dei giorni di
festa e come era logico ai signori l'arrosto e i pezzi più
pregiati,mentre ai contadini la trippa. A Castelnuovo Magra la
cucinano in questo modo:Lavata la trippa in acqua corrente,raschiata
e ben pulita viene fatta bollire in acqua salata per tre quarti
d'ora. Scolata e tagliata a strisce sottili. In una casseruola
soffriggono l'aglio,la cipolla,il prezzemolo,il sedano e la carota
tagliate finemente,quindi uniscono la trippa e fanno rosolare per 10
minuti,circa, a fuoco moderato bagnando con del vino bianco.
Aggiungono del pomodoro tagliato a pezzetti e mezzo litro di brodo
vegetale,con del sale e del peperoncino piccante,infine fanno
cuocere per circa due ore e mezza a fuoco basso e chiudendo la
pentola con un coperchio. Se durante la cottura si asciugasse troppo
aggiungono altro brodo. A cottura ultimata viene servita con del
formaggio parmigiano grattugiato. La variante a questa ricetta è
l'aggiunta di patate tagliate a pezzi.
Non è difficile trovare delle castagne secche,di quelle che si
sgranocchiano al cinema o vendute in sacchetti nelle fiere paesane e
tenute in saccoccia per poi farsi rompere i denti sgranocchiandole,
tra una bancarella e l'altra. Si intuisce che è un piatto povero e
anticamente venivano utilizzate molto spesso per sopravvivere nei
periodi invernali,per l'alto valore calorico. Chi vuol provare deve
lasciare in ammollo per 24 ore le castagne secche, poi devono essere
cotte in acqua con poco sale ed a cottura avvenuta vanno versate,
con il liquido, sopra a delle fette di pane,quindi condite con
un filo d'olio extravergine di oliva. Bucchioni Enrico da
Scorcetoli, nel Comune di Filattiera (MS), racconta che gli scarti
di queste castagne secche, ridotte in polvere, vengono inserite nel
mangime per i suoi animali,bovini e suini, in modo che le
carni acquistino un profumo e un sapore migliore, sopratutto nella
cottura al "barbecue".(BARBECUE=Il
termine “barbecue” viene ricondotto alla antica usanza degli
indigeni Taino dell’America Centrale di affumicare la carne su una
griglia di legno (“barbacoa”) fissata su dei tronchi sotto il
quale veniva acceso un fuoco).
DATTERI DI MARE=Lithophaga lithophaga è un bivalve evolutivamente
affine ai comuni mitili; esso vive lungo le coste del Mediterraneo
all’interno di gallerie scavate nella roccia calcarea grazie ad una
secrezione mucosa erosiva.Ormai scomparsi dai nostri scogli per la pesca indiscriminata e oggi
ne è proibita la raccolta. Chi se la sente di affrontare il divieto
(non lo consiglio per multe salatissime) dovrà procurarsi delle
bombole d'ossigeno,muta da sub,pinne,piombi e un martello per
rompere la roccia. Immergersi lungo le coste tra Lerici e gli
Spiaggioni,spaccare la roccia dopo aver individuato i
bivalvi,estrarli dalla roccia e finalmente portarseli a casa. Una
fatica immane ma ne sarà valsa la pena per la bontà di questi
molluschi i quali gli ci sono voluti 20 anni per raggiungere una
grandezza appena sufficiente. Dopo tutta questa avventura (li
vendono anche di quelli spagnoli o dell'Adriatico) metterli in una
padella con un po' d'olio sempre extravergine d'oliva, assieme a del
pomodoro fresco, aglio, prezzemolo,del vino bianco quanto basta.
Farli saltare sino a quando non si saranno aperti,aggiungere del
sale e pepe quindi versare in una ciotola (magari di terracotta) con
nel fondo una fetta di pane precedentemente abbrustolita.
Triticum dicoccum è un grano
molto antico, con caratteristiche particolari che non lo rendono
classificabile ne come grano duro ne come grano tenero. Era
conosciuto e coltivato nell'antico Egitto ed è stata la base
dell'alimentazione dei popoli del Mediterraneo e pare sia
originario della Palestina) Nella nostra provincia viene utilizzato
spesso per zuppe,torte o assieme ad altri farinacei ed è molto
valido per il basso valore calorico oltre ad avere una proprietà
saziante, per la capacità di assorbire l'acqua. Questa zuppa
assomiglia alla Mes-ciua e si fa in questo modo: La sera precedente
mettere in ammollo il farro,fagioli borlotti,fagioli
cannellini,ceci, quindi farli cuocere separatamente in abbondante
acqua salata. In una pentola capiente soffriggere in olio d'oliva,
aglio, prezzemolo, peperoncino tritati e aggiungere del pomodoro
spellato e tagliato a pezzetti. Quando il soffritto è pronto
aggiungere i legumi e il farro con un po' della loro acqua di
cottura e cucinare sino ad avere una consistenza desiderata. Servire
in ciotole individuali con un filo d'olio extravergine di oliva
delle nostre parti.
Per questo ricostituente occorre un litro di latte,uno di alcool
alimentare e uno d'acqua,si aggiunge 1 Kg di zucchero,una stecca di
vaniglia,una puntina di zafferano (ZAFFERANO=Crocus
sativus. Presso gli
antichi popoli asiatici costituiva un ingrediente comune nella cottura
di svariate vivande.Veniva usato anche per preparare misture da bruciare
durante le cerimonie religiose.Questa piantina, della famiglia
delle iridacee, è originaria dell'Oriente. Il nome deriva dall'arabo za'-farán'
e dal persiano 'zaa-fran')e un limone di quelli non trattati.Si
lascia il tutto in infusione per una decina di giorni in un recipiente
capace,rimestando di tanto in tanto in modo energico,trascorsi i 10
giorni filtrare e conservare in bottiglie scure.Come per tutti gli
alcolici si raccomanda di non esagerare,magari usarlo nei momenti in cui
qualche amico o conoscente ci verrà a trovare in quelle giornate
uggiose....
Generalmente vengono utilizzati i gamberoni nel numero di
5 e serviti in una coppa di Champagne, a Lerici usano i gamberetti e
vengono serviti come antipasto,assieme ad altri tipi, in piatti di
portata ma volendo anche questi si possono servire nelle coppe con una
base dellattuga o radicchio tagliato finemente.Per la salsa rosa mettere
in una casseruola del passato di pomodoro e un po' d'aceto,portare ad
ebollizione e togliere dal fuoco,aggiungere dello zucchero e lasciare
raffreddare.Una volta raffreddato aggiungere della maionese e
mescolare,prenderà un colore rosa ed è per questo che si chiama
così. Nel frattempo i gamberetti saranno stati puliti e lessati e messi
in un recipiente fondo. A questo punto bagnarli con del Brandy o Cognac
(COGNAC=Viene prodotto fin dal XVII secolo esclusivamente
nella regione attigua all'omonima città francese, situata nella zona
occidentale della Francia a nordest di Bordeaux)quindi
predisporli nel piatto di portata e ricoprire con la salsa rosa.
Sia i
calamaretti che le seppioline possono essere cucinate in questo modo
molto gustoso,cambia solo il tempo di cottura ,da 10 minuti per i
calamaretti a 15/20 minuti per le seppioline. In un tegame far rosolare
aglio e prezzemolo tritati in olio di oliva extravergine,aggiungere i
calamaretti o seppioline,bagnare con del vino bianco e una volta
evaporato inserire dei pomodori pelati e passati nel
passatutto,aggiungere della maggiorana e del peperoncino e lasciar
cuocere. Servire molto caldo.
In un ristorante molto noto a Lerici,usano preparare questa zuppa
fatta di muscoli, scampi, gamberoni, cicale di mare,calamaretti e
seppioline. In un tegame capiente,tanto da contenere tutti gli
ingredienti,soffriggere aglio e prezzemolo tritato,quindi inserire gli
animaletti ben puliti in ordine,uno vicino all'altro,spruzzare con mezzo
bicchiere di vino bianco secco e dopo alcuni minuti togliere dal fuoco e
versarvi dei pelati e altro mezzo bicchiere di vino. Mettere in forno a
300° per 5 minuti circa. Da servire con del pane precedentemente
abbrustolito.
Dolce tipico della Lunigiana, generalmente
a forma di ciambella e viene dato,spesso, ai bambini per la merenda o
per la prima colazione.La preparazione risulta semplice ed il risultato
sarà ottimo.Sbattete le uova con lo zucchero, aggiungete il burro
e la margarina a temperatura ambiente, quindella farina e l'uvetta e
sempre mescolando tutti gli altri ingredienti, per ultimi il lievito e
lo zucchero. Lavorare bene il composto per amalgamare. Imburrate una
teglia e infarinate mettendo al centro una tazza, in modo che resti il
buco al centro, o usate una teglia per canestrelli. Versate l'impasto e
spolverate con farina e un po' di pinoli. Infornate facendo cuocere a
200 gradi per circa un'ora, senza aprire il forno. Infine cospargere di
zucchero vanigliato. Spesso ai bambini non piace l'uvetta e/o i
pinoli,quindi se potete farne a meno in modo che poi le fette di
dolce andranno spalmate con la "Nutella".
E' usanza,soprattutto nei paesi
interni alla costa, prepararsi dei liquori a base di sostanze
naturali reperite nei boschi,come le noci ad esempio (NOCE=Il noce (Juglans
regia L.) è una pianta originaria dell'Asia (pendici dell'Himalaya),
introdotta in Europa in epoca antichissima per i suoi frutti eduli). Il
nocino viene preparato con infusione per 40 giorni scuotendo di tanto in
tanto, gli ingredienti sono: Noci (con mallo), 1 litro di alcool per
alimenti,750 g. di zucchero,2 g. di cannella in polvere, 10 chiodi di
garofano,la scorza di un limone tagliato a pezzetti e infine 4 decilitri
d'acqua di fonte. Dieci giorni prima di filtrarlo sarà necessario
assaggiarlo e se risultasse troppo forte andrà diluito con altra acqua
di fonte. Una volta filtrato si conserva in bottiglie scure.
=
Funghi dal cappello molto grande,ma da giovani assomigliano alle mazze
per il tamburo), Porcini ,funghi abbastanza grandi che si adattano ad una
cottura alla griglia o al barbeque, ebbene se avete occasione di
raccogliere questi prodotti del sottobosco potreste cucinarli alla
griglia ,(se sopra una lastra d'ardesia ancora meglio). Puliti con un
coltellino (non lavati) o spazzolati e solo le cappelle dei funghi. I
gambi andranno bene per un buon sugo. Lasciare cuocere per 3/4 minuti da
ambo i lati e andranno serviti con un intingolo fatto d'olio
extravergine di oliva ,prezzemolo e aglio tritato,sale.
Personalmente è il
sistema che mi piace di più come tipo di cucinare i funghi porcini.
Anche fritti,ripieni,ma questo sistema è semplice oltre che gustoso. Si
tagliano a fettine sottili le cappelle e i gambi dei porcini. Si
metteranno a cucinare per 30 minuti circa in una terrina o casseruola
con olio extravergine di oliva,aglio,prezzemolo e sale e infine un po'
di origano. Lo spazzolamento del piatto con il pane sarà inevitabile!
Come le acciughe marinate,anche le Boghe vengono servite negli
antipasti di mare in tutto il territorio rivierasco.La preparazione
risulta di facile esecuzione.Infarinare le Boghe di grandezza media o
piccola (BOGA=
è un pesce molto comune e vive
generalmente in branchi a media profondità,può
raggiungere una lunghezza di 30 cm e un peso di circa mezzo chilo)avendole
prima lavate e tolte le teste con le interiora,quindi
fatele friggere. A parte fate bollire nell'olio e aceto della cipolla
tagliata sottile e del rosmarino. Allineate le Boghe fritte in una
terrina e versarvi sopra l'olio e l'aceto bollente,per consumarli
attendete 24 ore.
In Lunigiana , in quei paesini sperduti (o
quasi) del territorio pontremolese usano minestre anche a base di farro
e come ingrediente necessario l'osso di maiale.La preparazione è come un
brodo di carne,far rosolare in una pentola del porro con della
cipolla in poco olio,aggiungere 1 o 2 litri d'acqua (a secondo del
numero dei commensali), immergere un osso di maiale del sedano e della
carota tagliata ed infine il grano farro che precedentemente sarà stato
lasciato in ammollo per 24 ore. Dopo circa un'ora sarà pronta e servire
calda con del Parmigiano grattugiato.
Arcola è conosciuta anche per la cucina tipica
locale e tra le tante ricette (Ravioli,Canestrelli etc.)vi è il coniglio
(CONIGLIO=Oryctolagus cuciniculus della famiglia dei Leporidi.Le origini
sono africane e si diffusero nell'area mediterranea attorno al 1100 a.C.
con l'arrivo dei Fenici.Fu molto importante per l'Impero Romano che lo
allevarono per l'alimentazione. Durante il Medio Evo si diffuse per il
resto d'Europa)in umido che,probabilmente,assomiglia a molte altre ricette nazionali e
qui lo cucinano in questo modo:Soffriggere in un tegame appropriato (più
largo che alto)in olio extravergine di oliva , aglio,cipolla e rosmarino
tritati,quindi inserire il coniglio tagliato a pezzi e farlo
rosolare,versare un bicchiere di vino bianco e farlo evaporare.
Aggiungere qualche mestolo di brodo vegetale (sedano, carota e cipolla)
e lasciare consumare,infine aggiungere dei pomodori spellati e tagliati
a pezzetti, salare e lasciar cuocere per 3/4 d'ora a pentola coperta. Aggiungere
una manciata di olive nere 10 minuti prima di togliere dal fuoco.
A differenza degli spaghetti ai frutti di mare,questa ricetta,almeno
dalle nostre parti,viene eseguita in un modo più ricco di animaletti di
scoglio,molluschi e crostacei,come l'Aragosta (ARAGOSTA= Palinurus
Elephas,vive lungo le coste rocciose e si ciba di molluschi. Sia
l'aragosta che l'astice(ASTICE=Homarus vulgaris)vengono utilizzati in
numerose ricette di cucina).Per la ricetta fate schiudere i
molluschi,vongole e muscoli (cozze)in un tegame con del vino bianco, una
volta schiuse,una buona parte andranno tolte dal guscio e una minima
parte lasciate con il guscio per guarnizione. Filtrare e mettere da
parte il liquido prodotto di cottura. In un tegame abbastanza grande
soffriggere della cipolla tritata finemente in olio di oliva
extravergine,unire del pomodoro spellato, privato dei semi e
tagliato a pezzi grossolanamente. Inserire nel sugo l'Aragosta di
piccole dimensioni,dei gamberoni e degli scampi ben puliti,dopo qualche
minuto inserire anche delle fettine di polpa di Aragosta.Bagnare con il
liquido di cottura dei molluschi,che avrete filtrato e messo da
parte,regolare di sale e aggiungere del peperoncino. Dopo circa 10
minuti unite i molluschi. Scolare la pasta al dente e farla saltare con
la salsa e una spolverata di basilico tritato.
Gli ingredienti principali sono i molluschi,muscoli e vongole.In
aggiunta possono essere,gamberi o sparnocchie, seppioline e scampi. I
ristoratori usano spesso i gamberi e le seppie,più facili da reperire.In
una padella capiente soffriggere della cipolla tagliata
finemente,aggiungere del pomodoro spellato e passato. Nel frattempo i
molluschi saranno stati schiusi al vapore o con del vino bianco ed il
liquido prodotto sarà stato filtrato e messo da parte.Nel pomodoro
andranno uniti i gamberi e le seppie,aggiustato di sale e del
peperoncino (non troppo altrimenti copre i sapori).Bagnare con il
liquido dei molluschi e dopo pochi minuti aggiungere i molluschi tolti
dai gusci e una parte con i gusci. A cottura ultimata unire gli
spaghetti e farli saltare con un trito di prezzemolo.
Questa ricetta viene eseguita in casa di Mario Boracchia da Beverino
(vedi ricetta"Tordei fritti") e come me l'ha raccontata ho provato ad
eseguirla a casa mia con risultato ottimo per il palato. è molto
semplice da eseguire. Chi ha la fortuna di avere l'orto personale e avrà
seminato le zucche,avrà l'occasione di prelevare questi fiori
direttamente dalla pianta,la quale ha la caratteristica di riprodurli
continuamente e separatamente dalle zucchine (che poi diventeranno
zucche).Staccate dalla pianta in una quantità sufficiente,(li vendono
anche nei supermercati a mazzetti,però devono essere di giornata perchè
deperiscono velocemente una volta staccati dalla pianta)pulite della
parte inferiore verde,assieme al pistillo e il calice che rimane, di
colore giallo, lavarlo sotto acqua corrente (è sempre un prodotto della
terra). In un tegame farli soffriggere con dell'olio extra vergine di
oliva e del burro. La quantità si ridurrà notevolmente, per la
disidratazione del fiore. Inserire il riso,rimestare per poco tempo
quindi aggiungere del brodo di carne o vegetale o anche solo acqua
(preferisco il brodo di carne). Dopo 20 minuti (il tempo,classico, di
cottura del riso) mantecare con del burro e del parmigiano grattugiato.
A questo punto sarebbe pronto. A chi piace può arricchirlo con del
formaggio tipo Gorgonzola, o Emmental, o anche solo sottilette e per
colorarlo una punta di zafferano.
Le verdure ripiene sono un'usanza ricorrente
nella nostra provincia,in special modo nel periodo estivo quando c'è più
varietà di ortaggi e la voglia di andare al mare. Una pietanza veloce da
consumare e completa.Questa variante della
ricetta dei sedani
ripieni
(SEDANO=
Apium graveolens L.. Noto sin dall'antichità, più per le
proprietà curative.)viene eseguita prevalentemente a Nicola, nel Comune di Ortonovo.Far
bollire i sedani, di media grandezza, e adagiarli nel fondo, unto, di
una teglia da forno. Versarvi sopra un composto fatto con della carne
macinata,precedentemente saltata in padella con dell'olio e burro,pane
bagnato nel latte,uova,parmigiano grattugiato,mortadella macinata,una
grattata di noce moscata,sale e pepe. Infine condire con del sugo di
pomodoro già pronto (non crudo o pelati) e spolverizzare con parmigiano
grattugiato. Cucinare nel forno sino a quando si sarà formata una
crosticina croccante.- In altre parti usano riempire le coste bollite e
incise con un coltellino,per approfondirne l'incavo,con un composto
fatto da carne macinata e saltata in padella,della cipolla
soffritta,uova,pane bagnato nel latte,parmigiano grattugiato,noce
moscata,sale e pepe.Adagiate sopra a del brodo o salsa di pomodoro nel
fondo di una teglia e spolverato, il tutto, con del pane grattugiato.
Nel forno a 180° sino ad ottenere un bel colore.
In occasione del Natale a Pegui,nel Comune di Calice al Cornoviglio,raggiungibile
al bivio a destra,prima di Madrignano Castello, è usanza fare questa
torta d'erbi e viene riproposta nella sagra paesana,ogni anno, sia per
far conoscere il prodotto che per attirare persone in questa località
sperduta e abitata da poche famiglie, in pianta stabile. La pasta sfoglia
come involucro del composto,fatta di acqua,farina,olio ,sale e tirata
molto sottile. Lavare le foglie di bietole e borragine,quindi bollirle e
tritarle grossolanamente. Bollire della zucca gialla e farla saltare in
padella con del porro e le verdure lessate. Aggiungere del pecorino e del
parmigiano grattugiato,salare.Tagliare la pasta sfoglia a quadroni dove
andrà deposto l'impasto e richiudere i bordi, dando una forma rotonda
alla torta. Sopra alla torta aggiungere delle strisce di pasta,
incrociate, ad esempio come per le crostate di marmellata. Inserire nel
forno sopra ad un foglio di carta da forno (non occorre la teglia) per 30 minuti circa, o sino a quando la pasta abbia
raggiunto un colore bruno chiaro.
Questo è un metodo per cucinare i filetti di branzino (BRANZINO=Dicentrarchus
labrax della famiglia dei Serranidae,chiamato in tanti modi come: Spigola, Ragno,Lupo (Toscana),Loasso (Liguria),Baisso,(Veneto)vive anche nel
Mediterraneo nei fondali rocciosi e dalle nostre parti vengono pescati
saltuariamente dai più fortunati,ma ci sono anche di allevamento e se
sono di qualità quasi non
si nota la differenza.) al forno con patate, probabilmente è un metodo
molto comune, la semplicità di realizzarlo da ottimi risultati
pertanto, la mia signora (Lina),quando è in vena,riesce a cucinarlo in
un modo eccellente. Se è possibile procuriamoci dei branzini appena
pescati, altrimenti vanno bene anche quelli di allevamento oppure surgelati
,di solito sono di provenienza oceanica, già pronti senza lische. Comunque servono le parti
polpose,quindi occorre spinarle lasciando separate le due parti del corpo.
Precedentemente far bollire delle fette di patata per qualche
minuto e ricoprire con le stesse,il fondo di una teglia da forno oliata,quindi
adagiarvi sopra i filetti di branzino, diciamo 2 parti per commensale. Versare
sul tutto un po' d'olio extravergine di oliva, salare, cospargere con delle foglie di rosmarino e un mezzo
cucchiaio di origano,quindi aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco e
qualche oliva nera, tanto per dar colore al piatto. Se le fettine di
patate saranno troppe si possono mettere sopra ai filetti di
branzino,oliare ancora un po' e salare. Infornare sino a quando il tutto
abbia preso un bel colorito. Andrà accompagnato con del vino delle 5 Terre DOC.
Non saprei se questa ricetta sia proprio delle "nostre parti" si
potrebbe definire "oriunda" perchè elaborata dalla signora Russo Antonia
da Roccaforte del Greco (RC),sposando Michele di Arcola si è
naturalizzata spezzina da anni. Gestisce il circolo Auser di Lerici dove
offre anche queste torte di verdura.Con fagiolini,(FAGIOLINI=Phaseolus
vulgaris sono una varietà del fagiolo ma viene considerato un ortaggio e
la raccolta avviene quando ancora non sono maturi,ottimo per le diete
ipocaloriche)con carciofi,con bietole e ricotta e con zucca e bietole.
Lessare i fagiolini,delle carote tagliate a rondelle e delle patate
tagliate a tocchetti. Quando saranno cotte farle saltare in padella con
olio extravergine di oliva e una cipolla. A parte,in una terrina,
inserire delle uova ,del formaggio grattugiato ,aglio e prezzemolo
tritati,sale. Mescolare il tutto con le verdure lessate, quindi versare
in una teglia precedentemente imburrata e spolverizzata di pan
grattato oppure stendere prima della pasta sfoglia. Infornare sino a quando avrà preso un bel colorito e servire a
fette. Per le varianti utilizzare dei carciofi (Torta ai carciofi)al
posto dei fagiolini,oppure delle bietole lessate,strizzate e ricotta
(Torta con bietole e ricotta), infine con la zucca saltata il padella
(non bollita) e bietole (Torta di zucca).
E' un piatto frugale e veloce da
eseguire,saporito e ricorda i tempi che furono... di antico,magari
consumato direttamente dalla padella con del pane casareccio tipo Vinca
o di Pò, sfornati nella Lunigiana.Pulire e lessare le cime di rapa (CIME
DI RAPA=(Brassica
rapa L. subsp. sylvestris (l.) Janch. var. esculenta Hort.) è una pianta
di origine mediterranea e si differenzia dalla rapa comune per il ciclo
annuale e la radice fiittonante che non si ingrossa.), strizzarle
formando delle palle grosse quanto il palmo della mano. In una padella
far appassire uno spicchio d'aglio con olio extra vergine di
oliva,inserire le cime di rapa e della salsiccia intera (forarle con una
forchetta) e anche sminuzzata,del sale e far saltare il tutto sino a
quando le salsicce saranno cotte. Piatto tipicamente autonnale/invernale
e da vecchi cascinali dove non fanno molto caso alla dieta
Mediterranea,il lavoro duro nei campi,gli animali da
accudire......questo piatto con un buon fiasco di vino rosso aiuta molto
a sopportare le durezze della vita rurale.