Avane: storia,
cultura e tradizioni
Tra il Serchio e il Monte
Pisano
Avane è una frazione del Comune di Vecchiano,
situata sulla riva destra del Serchio, nel punto in cui la
pianura incontra le prime pendici del Monte Pisano.
È proprio questa posizione a spiegare gran
parte della sua storia.
Da una parte il fiume, per secoli via di
comunicazione ma anche ostacolo naturale.
Dall'altra il monte, che offriva boschi,
pietra, pascoli e soprattutto punti privilegiati dai quali
controllare la valle.
Avane nacque e si sviluppò in uno dei passaggi
più importanti tra il territorio pisano e quello lucchese.
La sua storia è quindi una storia di
fiume, castelli, strade e
confini.
Un territorio abitato da
tempi antichi
L'area dei Monti d'Oltre Serchio conserva
testimonianze di frequentazione umana molto precedenti alla
nascita dei paesi medievali.
Nelle cavità naturali del territorio
vecchianese sono stati rinvenuti reperti riferibili
all'Eneolitico e all'Età del Bronzo.
Anche in epoca romana la pianura e le pendici
circostanti furono interessate da forme di popolamento,
soprattutto agricolo.
Non possiamo però identificare automaticamente
questi insediamenti più antichi con l'attuale paese di Avane.
La storia documentata del borgo comincia molti
secoli dopo.
Il nome Avane
L'origine del nome non è completamente certa.
Una spiegazione tradizionale, già proposta
nell'Ottocento da Emanuele Repetti, collega Avane al latino
ad venandum, cioè a luoghi destinati alla caccia.
L'interpretazione è suggestiva perché nel
territorio sopravvivono altri toponimi che ricordano boschi e
attività venatorie, come Cafaggio e Falcata.
Deve comunque essere considerata un'ipotesi
toponomastica, non una certezza assoluta.
Il 952
Una delle date più importanti è il
952.
Avane compare in un documento redatto proprio
nel luogo per il marchese Umberto, esponente dell'aristocrazia
del Regno d'Italia.
La testimonianza mostra che nell'Alto Medioevo
Avane era già un luogo riconoscibile e inserito nelle grandi
proprietà e circoscrizioni dell'epoca.
Non si trattava ancora necessariamente del
paese nella forma attuale.
Esisteva però già una precisa identità
territoriale.
Una corte del Regno d'Italia
La tradizione storica di Avane conserva il
ricordo del paese come antica corte legata ai re d'Italia e
successivamente ai marchesi di Toscana.
Questa memoria divenne tanto caratteristica da
entrare anche nella letteratura.
Giosuè Carducci ricordò Avane nella poesia
Faida di comune, evocandola come antico castello e corte
regia.
Dietro l'immagine poetica esiste una realtà
storica: il territorio era inserito molto presto nelle grandi
strutture patrimoniali e politiche dell'Italia medievale.
Avane e gli imperatori
Il nome di Avane ricompare anche nella
documentazione dei secoli successivi.
Diplomi imperiali del XII secolo confermano
l'importanza del territorio nel sistema dei possedimenti e dei
diritti dell'arcivescovado pisano.
Nel frattempo la zona stava assumendo una
funzione strategica sempre maggiore.
Pisa e Lucca erano due potenze vicine.
Il Serchio e le colline di Avane si trovavano
proprio tra i loro territori.
Il castello di Avane
Il monumento medievale più affascinante del
territorio è ciò che rimane dell'antico
castello di Avane,
conosciuto anche come castello
di Rosaiolo o castello
del Ponte a Serchio.
La fortificazione è ricordata nel
1026 come
castellum de Avane.
Sorgeva sul piccolo poggio di Rosaiolo, alle
pendici del Monte Spazzavento.
La posizione era scelta con grande attenzione.
Qui il monte si avvicina al Serchio
restringendo la valle.
Era quindi un punto ideale per controllare il
passaggio.
La torre
Del complesso fortificato sopravvive
soprattutto la torre.
È oggi una delle immagini più caratteristiche
del territorio di Avane.
Intorno rimangono tracce di altre strutture e
delle antiche murature.
Non bisogna però immaginare la torre isolata
come lo era oggi.
Nel Medioevo faceva parte di un sistema più
articolato di difese.
Mura, edifici e strutture di controllo
occupavano il poggio.
Il ponte medievale sul
Serchio
L'importanza del castello era legata
soprattutto a un ponte.
Le fonti ricordano infatti che almeno dal
1168 un ponte
attraversava il Serchio proprio davanti alla fortificazione.
Castello e ponte formavano quindi un unico
sistema strategico.
Chi controllava la torre poteva controllare
anche l'attraversamento del fiume.
Merci.
Viaggiatori.
Soldati.
Animali.
Tutto doveva passare attraverso un punto
facilmente sorvegliabile.
Un ponte scomparso
Il ponte medievale non esiste più.
Nel letto del fiume sono state tuttavia
riconosciute tracce delle antiche strutture lignee.
È una presenza quasi invisibile ma
storicamente fondamentale.
La torre che oggi sembra guardare
semplicemente il Serchio in realtà controllava uno dei suoi
attraversamenti.
Il paesaggio attuale diventa molto più
comprensibile quando immaginiamo nuovamente quel ponte.
San Salvatore e il castello
Nel territorio medievale esisteva anche la
Chiesa di San Salvatore, attestata nel XIII secolo.
Era legata proprio al castello di Rosaiolo o
del Ponte a Serchio.
Oggi l'edificio non esiste più.
La sua presenza dimostra però che intorno alla
fortificazione non esistevano soltanto strutture militari.
Castello, ponte, chiesa e abitazioni
costituivano un vero piccolo sistema insediativo.
Santo Stefano
Un altro nucleo medievale era quello di Santo
Stefano, documentato già nel XII secolo.
Avane non nacque quindi necessariamente come
un unico gruppo compatto di case.
Come molti paesi medievali, era formata da
nuclei differenti.
La pieve.
Santo Stefano.
San Salvatore.
Il castello.
Le abitazioni sparse.
Solo con il passare dei secoli questi elementi
contribuirono a formare il paese moderno.
La Pieve di Santa Cristina
Il principale monumento religioso di Avane è
la Parrocchia Santa Cristina.
L'Arcidiocesi di Pisa ne documenta l'esistenza
dal 1137.
La chiesa aveva dignità di pieve e
rappresentava quindi un centro religioso importante per il
territorio.
L'edificio medievale era molto diverso da
quello che vediamo oggi.
Le trasformazioni avvenute nei secoli ne hanno
modificato profondamente l'aspetto.
La chiesa romanica
Dell'antica costruzione romanica sopravvive
soprattutto una parte del fianco settentrionale.
Qui sono ancora riconoscibili monofore
strombate e particolari decorativi realizzati alternando piccoli
conci e laterizi.
Sono elementi apparentemente semplici, ma
estremamente preziosi.
Permettono di osservare direttamente una parte
della chiesa che gli abitanti di Avane conoscevano già nel
Medioevo.
Una pieve al centro della
comunità
Essere una pieve significava avere una
funzione più importante rispetto a una semplice cappella rurale.
La chiesa costituiva un punto di riferimento
per la popolazione distribuita sul territorio.
Battesimi.
Matrimoni.
Funerali.
Festività.
La vita religiosa contribuiva a unire famiglie
che vivevano anche a notevole distanza l'una dall'altra.
Santa Cristina rappresentò per secoli il
centro spirituale della comunità.
Le trasformazioni della
chiesa
Nel corso dei secoli calamità naturali,
esigenze liturgiche e cambiamenti nel gusto portarono a numerose
ricostruzioni.
Una trasformazione particolarmente importante
avvenne nel Settecento.
L'attuale aspetto, prevalentemente
neoclassico, risale
invece agli inizi dell'Ottocento.
Santa Cristina è quindi un edificio
stratificato.
La muratura medievale convive con una chiesa
sostanzialmente moderna.
La lastra del cavaliere
All'interno di Santa Cristina è conservato uno
dei monumenti più curiosi del paese.
Si tratta di una grande lastra tombale
medievale sulla quale è raffigurato un cavaliere armato.
Elmo.
Camaglio.
Usbergo.
Spada.
Pugnale.
Bastone di comando.
L'immagine rappresenta un uomo appartenente
pienamente al mondo militare del Trecento.
Corrado Alchiberg
Il cavaliere è identificato con
Corrado Alchiberg,
ricordato dalle fonti come "conte Corrado tedesco".
Fu un capitano di ventura attivo nella seconda
metà del XIV secolo.
Combatté al servizio di differenti potenze
italiane, tra cui Firenze e i Visconti di Milano.
Morì durante il passaggio del Serchio nella
zona tra Ripafratta e Filettole.
La sua lastra tombale costituisce oggi una
testimonianza straordinaria della storia militare medievale del
territorio.
Pisa e Lucca
Il castello di Avane apparteneva a un sistema
di fortificazioni che comprendeva anche Vecchiano, Filettole e
soprattutto Ripafratta.
Il motivo era semplice.
Pisa e Lucca si contesero a lungo questa
fascia di territorio.
Il Serchio non era soltanto un fiume.
Era una frontiera.
Controllare un ponte significava controllare
una strada.
Controllare una torre significava osservare i
movimenti del nemico.
Una valle militarizzata
Nel Medioevo chi avesse osservato la valle
dalle alture avrebbe visto un paesaggio molto diverso da quello
attuale.
Torri.
Castelli.
Mura.
Ponti controllati.
Sentieri fortificati.
Presidi sulle colline.
Il territorio compreso tra Avane, Filettole e
Ripafratta costituiva una delle porte settentrionali del contado
pisano.
Il 1345
Nel 1345
la guerra raggiunse direttamente Avane.
Le truppe legate a Luchino Visconti,
provenienti dalla zona di Camaiore, attraversarono il
territorio.
La cronaca di Ranieri Sardo ricorda il
saccheggio e l'incendio di Filettole, Avane e Vecchiano.
Gli abitanti cercarono rifugio nei luoghi
considerati più sicuri.
L'episodio dimostra quanto vulnerabili fossero
i paesi situati lungo le grandi direttrici militari.
Il 1406
Un'altra data decisiva è il
1406.
Firenze conquistò Pisa.
Anche Avane entrò quindi nel territorio
controllato dalla Repubblica fiorentina.
La funzione delle fortificazioni non scomparve
immediatamente, ma il quadro politico era ormai cambiato.
Con il tempo il castello perse
progressivamente la propria importanza militare.
Dal ponte alla barca
Quando il ponte medievale scomparve, la
necessità di attraversare il Serchio naturalmente rimase.
Per questo, in epoche successive, vennero
utilizzate imbarcazioni di passaggio.
Le fonti cartografiche sette-ottocentesche
ricordano proprio la barca del
Serchio o di Avane, collocata nei pressi della torre.
Il mezzo permetteva di collegare le due sponde
prima della costruzione dei moderni ponti.
Il traghetto come strada
Oggi attraversare un fiume significa quasi
sempre percorrere un ponte.
Per gli abitanti del passato poteva
significare salire su una barca.
Persone.
Animali.
Merci.
Carri, quando le condizioni lo permettevano.
L'attraversamento dipendeva inoltre dal
livello e dalla corrente del fiume.
Il Serchio determinava quindi concretamente
tempi e possibilità degli spostamenti.
L'agricoltura medievale
La documentazione e la toponomastica
permettono anche di ricostruire alcuni aspetti del paesaggio
agricolo.
Sulle colline dominavano i boschi.
Erano presenti castagni, aree utilizzate per
il pascolo e terreni coltivati.
Vite e olivo trovavano spazio nelle zone più
favorevoli.
Nella pianura alluvionale si coltivavano
soprattutto cereali e ortaggi.
Canneti e zone umide
La pianura non era però interamente
coltivabile.
Il Serchio e i suoi antichi rami creavano aree
umide.
Canneti.
Salici.
Terreni soggetti all'acqua.
Il paesaggio era quindi molto più irregolare
rispetto a quello contemporaneo.
Solo le opere di regimazione e bonifica
avrebbero progressivamente aumentato le superfici agricole.
Gli usi civici
Una delle testimonianze più interessanti della
storia di Avane sopravvive ancora oggi negli
usi civici.
Gli abitanti di Avane condividono con quelli
di Vecchiano, Nodica e Filettole antichi diritti su beni
collettivi.
La documentazione dell'amministrazione locale
degli usi civici fa risalire la più antica testimonianza
conservata all'età di Matilde
di Canossa.
È un legame sorprendente tra la comunità
contemporanea e il mondo medievale.
Una terra anche collettiva
Gli usi civici ricordano che il territorio non
era costituito soltanto da proprietà private.
Esistevano risorse utilizzate collettivamente
dagli abitanti.
Pascolo.
Legna.
Pesca.
Raccolta di prodotti spontanei.
In alcune aree anche estrazione della pietra.
Per le famiglie rurali questi diritti
rappresentavano una parte concreta dell'economia quotidiana.
Il Monte Spazzavento
Alle spalle del paese si alza il Monte
Spazzavento.
La collina ha avuto funzioni molto diverse nel
corso della storia.
Difesa.
Bosco.
Pascolo.
Estrazione della pietra.
Oggi è diventata anche un importante spazio
naturalistico e sportivo.
Sulle sue pendici si trovano infatti i resti
del castello e la celebre falesia di Avane.
La pietra
La presenza di roccia calcarea favorì per
lungo tempo l'attività estrattiva.
Gli usi civici riconoscevano agli abitanti
anche il diritto di cavare pietra in alcune aree del monte per
le necessità della comunità.
La pietra era una risorsa fondamentale.
Serviva per costruire case.
Muri.
Strade.
Opere agricole.
Il monte era quindi contemporaneamente
paesaggio e riserva di materiale da costruzione.
Le cave
Nel Novecento l'attività estrattiva modificò
profondamente alcune pareti.
Le cave rappresentarono lavoro e produzione,
ma lasciarono anche segni evidenti sul paesaggio.
Nei primi anni Novanta l'attività estrattiva
nelle cave comunali venne fermata.
Da quel momento alcune pareti hanno iniziato
un lento processo di rinaturalizzazione.
Dalla cava alla natura
Questo cambiamento è particolarmente
interessante.
Una parete utilizzata dall'uomo per estrarre
pietra può diventare, una volta abbandonata, un nuovo habitat.
La vegetazione ritorna.
Gli animali occupano nicchie e pareti.
La roccia assume nuove funzioni.
Il paesaggio industriale si trasforma
nuovamente in paesaggio naturale.
La falesia di Avane
Oggi la Falesia di Avane è una delle più
conosciute palestre di arrampicata all'aperto della Toscana
occidentale.
Le pareti calcaree attirano climber
soprattutto dalle aree di Pisa, Lucca e Viareggio.
La vicinanza alla pianura e l'esposizione
favorevole permettono di frequentare alcune pareti anche durante
i mesi più freschi.
È una funzione completamente nuova per un
luogo che nel passato aveva avuto valore militare ed estrattivo.
Baccanella e Valle dei Porci
La falesia viene tradizionalmente suddivisa in
due grandi aree.
La Baccanella,
con settori generalmente più accessibili.
La Valle dei
Porci, caratterizzata anche da vie più impegnative e
pareti verticali.
La torre medievale costituisce quasi un punto
di riferimento tra il paesaggio storico e quello sportivo.
Si arrampica letteralmente accanto ai resti di
un territorio fortificato.
La rinaturalizzazione
La cessazione delle attività estrattive ha
favorito anche il ritorno della fauna.
Le pareti e le aree circostanti ospitano oggi
specie di notevole interesse.
Tra quelle segnalate figurano il falco
pellegrino, il gufo reale, il corvo imperiale, la rondine
montana e il picchio muraiolo.
Anche alcune rare orchidee trovano spazio tra
rocce e prati.
Il monte è diventato quindi un luogo nel quale
sport e conservazione devono necessariamente convivere.
L'Ottocento
Nel XIX secolo Avane perse definitivamente la
funzione di luogo fortificato.
La chiesa assunse il suo aspetto neoclassico.
La pianura era ormai sempre più organizzata
attraverso campi, strade e opere idrauliche.
Il paese conservava comunque un carattere
prevalentemente rurale.
Agricoltura e utilizzo delle risorse del monte
continuavano a determinare gran parte della vita quotidiana.
La nascita del Comune di
Vecchiano
Un altro passaggio amministrativo importante
avvenne all'inizio dell'Ottocento.
Nel 1808,
durante il periodo napoleonico, venne istituita la Mairie di
Vecchiano.
Dopo la Restaurazione la comunità fu
confermata.
Avane entrò stabilmente nel territorio
amministrato da Vecchiano insieme a Nodica, Filettole,
Malaventre e agli altri nuclei della zona.
Il sistema comunale contemporaneo cominciava
così a prendere forma.
La società rurale
Ancora per gran parte dell'Ottocento e del
primo Novecento la vita degli abitanti dipendeva direttamente
dal territorio.
Campi nella pianura.
Vigne e olivi sulle pendici.
Boschi.
Animali.
Pietra.
Fiume.
Ogni ambiente forniva risorse differenti.
Una famiglia poteva integrare il lavoro
agricolo con attività svolte sul monte o lungo il Serchio.
Il Novecento
Il Novecento trasformò progressivamente questa
società.
Le attività agricole si meccanizzarono.
Le cave assunsero un carattere più
industriale.
I collegamenti con Pisa e Lucca migliorarono.
Il paese smise gradualmente di essere una
comunità quasi esclusivamente agricola.
Molti abitanti iniziarono a lavorare fuori
dalla frazione pur continuando a vivere ad Avane.
Tra Pisa e Lucca
La posizione che nel Medioevo aveva reso Avane
un territorio conteso divenne nel mondo contemporaneo un
vantaggio.
Pisa è vicina.
Lucca è vicina.
San Giuliano Terme e Pontasserchio sono
facilmente raggiungibili.
Il vecchio confine militare si è trasformato
in un territorio di collegamento.
È uno dei cambiamenti più significativi nella
storia del paese.
Piazza Carducci
Il cuore civile della frazione comprende oggi
Piazza Carducci e gli spazi vicini.
Il nome ricorda indirettamente anche il
rapporto tra il poeta e la storia del paese.
Carducci aveva infatti trasformato l'antica
Avane medievale in immagine poetica, evocandone il castello e il
passato di corte.
La memoria letteraria si sovrappone così a
quella storica.
Avane e Filettole
Avane e Filettole condividono molti aspetti.
Entrambe sorgono sulla riva destra del
Serchio.
Entrambe possedevano fortificazioni.
Entrambe furono coinvolte nelle guerre tra
Pisa e Lucca.
Entrambe conservano antichi diritti di uso
civico.
Ma Avane possedeva una caratteristica
particolare: il castello controllava direttamente uno storico
attraversamento del Serchio.
Avane e Ripafratta
Ancora più evidente è il rapporto con
Ripafratta.
Le due sponde devono essere lette insieme.
Fortificazioni e attraversamenti avevano senso
proprio perché il fiume rappresentava contemporaneamente un
ostacolo e una strada.
Il sistema difensivo della valle non
apparteneva a un singolo paese.
Era un'intera geografia militare.
Avane e Pontasserchio
Anche Pontasserchio è strettamente legata alla
storia dell'antico attraversamento.
La stessa struttura insediativa della zona
deriva in parte dal rapporto con il ponte medievale e con le
strade che convergevano verso il fiume.
Avane occupava la sponda settentrionale e
fortificata di questo sistema.
La moderna geografia urbana ha cancellato in
parte questa percezione, ma il paesaggio storico rimane
leggibile.
Il Serchio oggi
Il fiume non possiede più la funzione militare
di un tempo.
Rimane però un elemento fondamentale.
Ha modellato la pianura.
Ha condizionato le strade.
Ha determinato la posizione del castello.
Ha favorito l'agricoltura.
Ha rappresentato un rischio durante le piene.
Ancora oggi è impossibile raccontare Avane
senza raccontare il Serchio.
Avane oggi
Oggi Avane è un piccolo centro residenziale
inserito nel sistema territoriale di Vecchiano e della
Valdiserchio.
Il paese conserva però numerose tracce della
propria lunga storia.
Santa Cristina.
La torre di Rosaiolo.
I resti delle mura.
Il monte.
Gli antichi diritti collettivi.
La falesia.
Sono elementi appartenenti a epoche e funzioni
completamente differenti, ma tutti legati allo stesso
territorio.
Dal castello alla falesia
Pochi luoghi mostrano una trasformazione così
evidente.
Nel Medioevo il Monte Spazzavento serviva per
controllare il fiume.
La torre sorvegliava il ponte.
In epoca moderna il monte offriva legname,
pascolo e pietra.
Nel Novecento le cave modificarono le pareti.
Oggi quelle stesse rocce sono frequentate
dagli arrampicatori e ospitano specie protette.
La funzione cambia.
La montagna rimane.
Dal ponte alla strada moderna
Anche il rapporto con il Serchio racconta una
trasformazione.
Prima il ponte medievale.
Poi, dopo la sua scomparsa, le barche di
passaggio.
Infine i moderni ponti e la rete stradale.
Attraversare il fiume è diventato sempre più
semplice.
Ma ogni nuova infrastruttura ha ereditato una
necessità antichissima.
Collegare le due sponde.
Una storia tra roccia e acqua
Avane può essere raccontata attraverso due
elementi naturali.
La roccia
del Monte Spazzavento.
L'acqua
del Serchio.
La roccia ha sostenuto il castello, fornito
pietra e creato la falesia.
L'acqua ha alimentato la pianura, separato
territori e reso necessario costruire ponti e traghetti.
Tra questi due elementi si è sviluppato il
paese.
Avane: dalla corte al
castello, dal castello al paese
La storia di Avane attraversa più di mille
anni.
Nel 952 il nome compare nella documentazione
medievale.
Nel 1026 è attestato il castello.
Nel XII secolo il ponte attraversa il Serchio
e Santa Cristina è già una pieve.
Nel Trecento le guerre raggiungono
direttamente il paese.
Nel 1406 termina il dominio pisano.
Nei secoli successivi il castello perde
importanza mentre crescono agricoltura e sfruttamento delle
risorse del monte.
Nell'Ottocento Santa Cristina assume il volto
neoclassico attuale.
Nel Novecento cambiano il lavoro e il
paesaggio.
Le cave si fermano.
La montagna viene progressivamente
rinaturalizzata.
Tra la torre e Santa Cristina
Forse sono proprio questi i due monumenti che
meglio raccontano Avane.
La torre rappresenta il potere medievale, la
guerra e il controllo del passaggio sul Serchio.
Santa Cristina rappresenta invece la
continuità della comunità.
La prima ha perso la propria funzione.
La seconda continua ancora oggi a essere
utilizzata.
Tra le due si trova quasi tutta la storia del
paese.
Un antico passaggio sul
Serchio
Avane non è semplicemente una piccola frazione
della pianura pisana.
È uno dei luoghi nei quali è ancora possibile
leggere la storia del confine tra Pisa e Lucca.
La torre sopra il fiume ricorda un ponte
scomparso.
La pieve conserva una parete romanica.
La lastra di un capitano di ventura ricorda le
guerre medievali.
Gli usi civici mantengono viva una forma
antichissima di rapporto collettivo con il territorio.
La falesia racconta invece il presente.
È proprio questa sovrapposizione a rendere
Avane particolare: un luogo nel
quale il castello, il fiume, il monte e la comunità continuano a
raccontare, insieme, più di mille anni di storia. |