Baselica - Pontremoli

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Baselica

La Chiesa

Il campanile

Verso l'interno del paese

Case

Passaggio

Passaggio

Dal passaggio

La Chiesa

Lapidi commemorative

La torre campanaria

Iscrizione

In paese

In paese

In paese

Case

In paese

La torre campanaria

Case vecchie

Il sagrato

La Chiesa di San Pietro

Facciata

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Interno

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Acquasantiera

Il confessionale

Interno

Piazzale della Chiesa di San Pietro

Case

Immagine

Case

Campanile

Campanile

Campane

L'orologio del campanile

Sul campanile

Campane

Informazioni storiche, culturali della località.

Baselica di Pontremoli: storia, Chiesa di San Pietro e antica Via del Borgallo

Baselica è un piccolo borgo montano del Comune di Pontremoli, situato nella Valle del Verde lungo l’antica Via del Borgallo, uno degli storici collegamenti attraverso l’Appennino tra la Val di Magra e la Val di Taro. Poche case raccolte attorno all’imponente Chiesa di San Pietro raccontano la storia di una comunità che per secoli ha vissuto di montagna, boschi, castagneti e transiti appenninici. Il paese conserva inoltre una memoria profonda della Seconda guerra mondiale e della Resistenza, che coinvolsero duramente tutta l’alta Valle del Verde.

Dove si trova Baselica

Si trova nell’alta Valle del Verde, uno degli ambienti montani più suggestivi del territorio pontremolese. La strada che risale la valle attraversa Guinadi e Baselica prima di proseguire verso Cervara e le località più elevate. Intorno si estendono boschi, piccoli nuclei rurali e antichi percorsi diretti verso i valichi dell’Appennino. Baselica è oggi un paese molto piccolo. La sua posizione, però, racconta una storia molto più importante delle dimensioni attuali. Per secoli questa valle rappresentò infatti uno dei corridoi naturali utilizzati per attraversare le montagne tra la Lunigiana e il Parmense.

La Valle del Verde

Il torrente Verde nasce sulle montagne dell’Appennino e scende verso Pontremoli attraversando un territorio ricco di boschi e corsi d’acqua. Lungo la valle sorgono numerosi piccoli paesi e nuclei storici. Tra questi troviamo Vignola, Grondola, Guinadi, Baselica, Cervara e altre località sparse. Ogni paese possedeva una propria identità, ma tutti erano collegati dalle strade della montagna e dall’utilizzo delle stesse risorse naturali. Il bosco, il castagno, l’acqua e i pascoli erano parte di un unico sistema economico.

Baselica e Guinadi

La storia di Baselica è particolarmente legata a quella della vicina Guinadi. Ancora oggi i due nomi vengono frequentemente associati, soprattutto dal punto di vista religioso. In passato Guinadi costituiva uno dei nuclei più consistenti della zona, mentre la chiesa parrocchiale si trovava nella Villa di Baselica. Questa situazione portò nel tempo a utilizzare il nome di Guinadi anche per indicare un territorio parrocchiale più ampio. La documentazione settecentesca conferma infatti che la parrocchia di Baselica comprendeva più ville e che a Guinadi esisteva l’Oratorio di San Rocco.

Un piccolo paese lungo una grande strada

Per comprendere Baselica bisogna soprattutto dimenticare per un momento le strade moderne. Nel passato la geografia della montagna era differente. Un paese oggi apparentemente periferico poteva trovarsi lungo una strada molto frequentata. Baselica sorgeva infatti lungo l’antica Via del Borgallo, che attraverso l’Appennino collegava la Val di Magra con la Val di Taro. Era una strada di mercanti, mulattieri, viaggiatori e comunità rurali. Non una grande strada lastricata nel senso moderno, ma un sistema di mulattiere e percorsi adattati alla montagna.

Il Passo del Borgallo

Il Passo del Borgallo rappresentava uno degli attraversamenti appenninici a nord di Pontremoli. Attraverso questi percorsi era possibile raggiungere il territorio di Borgo Val di Taro e quindi la pianura padana. La Via del Borgallo faceva parte di quella fitta rete di collegamenti che rese Pontremoli una vera porta dell’Appennino. La città non viveva soltanto grazie alla Via Francigena e al Passo della Cisa. Esistevano infatti numerosi itinerari alternativi attraverso il Cirone, il Brattello, il Borgallo e altri valichi minori. Baselica apparteneva proprio a questo mondo di strade montane.

Mercanti e mulattieri

Lungo la Via del Borgallo transitavano soprattutto persone abituate alla montagna. Le merci venivano trasportate a dorso di mulo. Gli animali erano particolarmente adatti ai sentieri ripidi e alle strade sconnesse. Le comunità della valle potevano così mantenere rapporti commerciali con entrambi i versanti dell’Appennino. Per gli abitanti di Baselica, il Parmense non rappresentava necessariamente un territorio lontano. Le montagne dividevano, ma i passi contemporaneamente univano.

L’origine del nome Baselica

Il nome Baselica �� molto antico e ha attirato l’attenzione degli studiosi della storia locale. Secondo una tradizionale interpretazione proposta per questa zona dell’Appennino, il toponimo potrebbe essere collegato a proprietà o territori appartenenti al fisco regio in epoca longobarda o carolingia. Nella valle esistono infatti altri nomi che hanno suggerito agli studiosi un collegamento con antichi beni pubblici o regi. Si tratta però di un’interpretazione storica e toponomastica, non di una certezza assoluta sull’origine del nome. È quindi più corretto considerarla un’ipotesi suggestiva piuttosto che una spiegazione definitivamente dimostrata.

Il misterioso territorio di Mulpe

La storia medievale della Valle del Verde presenta un altro elemento particolarmente interessante. Negli antichi documenti compare il nome Mulpe, o forme derivate da questo termine. Lo storico pontremolese Manfredo Giuliani studiò a lungo questo problema, ipotizzando che il nome potesse conservare la memoria di un’antica circoscrizione rurale o religiosa. Negli Statuti pontremolesi medievali il termine appare in relazione alle comunità della valle. Baselica era inserita proprio all’interno di questo antico sistema territoriale.

Baselica negli antichi Statuti di Pontremoli

La presenza di Baselica nella documentazione medievale e moderna permette di seguire il paese all’interno del contado pontremolese. Nel Cinquecento Baselica compare tra le cosiddette ville rurali di Pontremoli, insieme ad Arzelato, Guinadi, Braia, Montelungo, Groppodalosio, Versola, Casalina e altri nuclei. La distinzione tra la città e le ville rurali era molto importante. Pontremoli rappresentava il centro politico, commerciale e amministrativo. I paesi della montagna costituivano invece il vasto territorio rurale che gravitava attorno alla città.

La Chiesa di San Pietro

Il monumento simbolo di Baselica

L’edificio che domina immediatamente il paese è la Chiesa di San Pietro. Le sue dimensioni sorprendono. Per un borgo oggi composto da poche case, la chiesa appare infatti particolarmente imponente. Bisogna però ricordare che l’edificio serviva un territorio parrocchiale più vasto e una popolazione un tempo molto più numerosa. La chiesa costituiva il principale punto di riferimento religioso non soltanto per Baselica, ma anche per le comunità circostanti.

Una chiesa documentata nel Medioevo

La Chiesa di San Pietro possiede origini medievali. Le fonti locali la collegano alle Decime Bonifaciane del XIII secolo, nelle quali compare una cappella indicata con il nome di Mulpe o Mulpedis. La documentazione permette quindi di collocare la presenza religiosa nella zona già nel pieno Medioevo. L’edificio che osserviamo oggi, naturalmente, è il risultato di numerose trasformazioni successive. Come accadde a molte chiese rurali della Lunigiana, la struttura medievale venne ampliata, restaurata e modificata nel corso dei secoli.

Dalla cappella alla parrocchia

In origine San Pietro apparteneva a un sistema ecclesiastico più ampio. La zona era legata alla Pieve di San Pancrazio di Vignola, una delle antiche pievi del territorio pontremolese. La Pieve di Vignola è documentata già nel 998 e possedeva una giurisdizione molto estesa, capace di superare lo stesso crinale appenninico e raggiungere località oggi appartenenti al territorio emiliano. Questo dato è particolarmente significativo. Dimostra che gli attuali confini regionali non corrispondono necessariamente alla geografia religiosa e sociale del Medioevo. La montagna era attraversata continuamente.

La parrocchia autonoma

Secondo le ricostruzioni locali, San Pietro di Baselica divenne parrocchia autonoma intorno alla metà del XVI secolo, con il 1550 indicato come data di riferimento. Da quel momento la chiesa assunse un ruolo ancora più importante per gli abitanti della valle. Battesimi, matrimoni, funerali e feste religiose scandivano la vita delle famiglie. La parrocchia non era soltanto un’istituzione religiosa. In un territorio formato da nuclei sparsi rappresentava anche uno dei principali elementi di coesione sociale.

San Pietro Apostolo

La chiesa è dedicata a San Pietro Apostolo. La festa patronale cade tradizionalmente il 29 giugno. Una visita pastorale del Settecento documenta inoltre la celebrazione dell’anniversario della dedicazione della chiesa il 18 novembre. San Pietro, considerato dalla tradizione cristiana il primo degli Apostoli, è uno dei santi maggiormente venerati nella storia della Chiesa. La sua dedicazione a Baselica è molto antica e accompagna da secoli la storia della comunità.

La chiesa nel Settecento

La documentazione delle visite pastorali permette di conoscere anche alcuni aspetti della gestione della chiesa. Nel Settecento l’edificio era stato recentemente restaurato, anche se alcuni lavori risultavano ancora da completare. Per provvedere alle necessità della parrocchia venivano nominati due operai o massari. Uno rappresentava il consolato di Guinadi e l’altro quello di Monti-Baselica. I due raccoglievano una quantità stabilita di frumento destinata alle necessità della chiesa. È una testimonianza molto interessante perché mostra quanto la manutenzione dell’edificio religioso dipendesse direttamente dalle comunità locali.

Gli ampliamenti moderni

La Chiesa di San Pietro venne ampliata e modificata più volte. Due importanti fasi di intervento sono ricordate nel 1889 e nel 1930. L’edificio attuale è quindi il risultato di una lunga stratificazione. La chiesa medievale originaria è stata profondamente trasformata, ma la continuità del luogo di culto non si è interrotta. Generazioni differenti hanno modificato lo stesso edificio adattandolo alle proprie necessità.

La facciata in pietra

Uno degli elementi più evidenti è la grande facciata in pietra a vista. La composizione è suddivisa verticalmente in tre parti, richiamando l’organizzazione interna della chiesa. Il portale in pietra e il rosone ovale sottolineano la parte centrale. L’effetto complessivo è monumentale, soprattutto considerando le ridotte dimensioni del borgo che circonda l’edificio. Arrivando dalla strada, la chiesa appare quasi sproporzionata rispetto alle poche case. Ed è proprio questa caratteristica a renderla uno dei monumenti più riconoscibili della Valle del Verde.

Il campanile

Accanto alla chiesa si innalza un grande campanile, che costituisce il principale riferimento visivo di Baselica. Le fonti locali attribuiscono alla torre un’altezza di circa 42 metri. È quindi un edificio notevole per una piccola comunità montana. Le campane scandivano la giornata degli abitanti. Annunciavano le funzioni religiose, le feste, i funerali e, in passato, potevano essere utilizzate anche per comunicare situazioni di pericolo. La voce del campanile raggiungeva i diversi nuclei distribuiti nella valle.

Le antiche colonne sul sagrato

Un particolare molto curioso si trova nei pressi della chiesa. Lo storico Manfredo Giuliani segnalava la presenza di antiche colonne in arenaria collocate sul sagrato e apparentemente prive di una funzione architettonica nell’edificio moderno. Secondo Giuliani questi elementi potrebbero provenire da strutture precedenti e potrebbero suggerire l’esistenza, nell’area della chiesa, di un complesso più articolato. Lo studioso arrivò a ipotizzare un possibile collegamento con il misterioso centro rurale indicato nei documenti come Mulpe. È un’ipotesi affascinante, ma deve essere mantenuta come tale. Le colonne rappresentano una testimonianza materiale; la ricostruzione dell’antico complesso rimane invece oggetto di interpretazione.

San Pietro in Campiglia

Un’altra ipotesi storica collega la chiesa di Baselica a un edificio religioso più antico situato lungo un precedente tracciato della Via del Borgallo. Lo storico Manfredo Giuliani ricordava infatti la chiesetta di San Pietro in Campiglia, nell’alta Valle del Verde. Secondo questa ricostruzione, quando il percorso principale della strada si sarebbe progressivamente spostato, anche il centro religioso dedicato a San Pietro potrebbe essere stato trasferito verso l’attuale Baselica. Non è possibile trasformare questa interpretazione in una certezza documentaria. È però un esempio molto interessante di come lo spostamento delle strade potesse determinare anche lo spostamento dei centri abitati e religiosi.

Quando cambiano le strade cambiano i paesi

La storia di Baselica dimostra infatti una regola fondamentale della montagna. Le strade determinavano la fortuna dei paesi. Una mulattiera frequentata poteva favorire un borgo, una chiesa, un’osteria o un luogo di sosta. Quando il percorso principale cambiava, anche gli equilibri territoriali potevano modificarsi. Oggi siamo abituati a considerare le strade come infrastrutture costruite attorno ai paesi. Nel Medioevo accadeva spesso il contrario. Erano i paesi a svilupparsi attorno alle strade.

La vita rurale

Al di là delle vicende religiose e delle antiche vie, la storia di Baselica è soprattutto quella di una piccola comunità rurale di montagna. Per secoli gli abitanti vissero sfruttando ogni risorsa disponibile. Campi, orti, boschi e pascoli formavano un sistema strettamente integrato. La produzione agricola doveva adattarsi alla quota, alla pendenza e al clima. Niente poteva essere sprecato.

Il castagno

Come in gran parte dell’Alta Lunigiana, il castagno ebbe un ruolo fondamentale. Le castagne potevano essere conservate per mesi dopo l’essiccazione e trasformate in farina. Il castagneto rappresentava quindi una vera risorsa alimentare. Non era un bosco lasciato a se stesso. Gli alberi venivano curati, il terreno pulito e i frutti raccolti sistematicamente. La farina di castagne permetteva di integrare una dieta nella quale i cereali non erano sempre disponibili in quantità sufficienti.

Il bosco

Anche il resto del bosco aveva una funzione economica. Forniva legna da ardere e materiale per costruzioni e attrezzi. Era utilizzato per il pascolo e offriva funghi, frutti e altre risorse stagionali. Molte aree oggi completamente ricoperte dalla vegetazione erano un tempo molto più aperte. Il paesaggio era continuamente modellato dal lavoro umano. L’abbandono delle attività agricole ha progressivamente modificato questo equilibrio.

L’acqua del Verde

Il torrente Verde rappresentava un’altra risorsa fondamentale. L’acqua serviva agli abitanti e agli animali, irrigava dove possibile piccoli terreni e alimentava attività legate alla vita rurale. Lungo i corsi d’acqua della Lunigiana sorsero inoltre mulini e altre strutture che sfruttavano la forza idraulica. Ancora oggi il Verde è uno degli elementi paesaggistici più importanti della valle. Le sue acque, i boschi e le cascate rendono questa zona particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico.

Cascate e natura

Il territorio sopra Baselica conduce verso alcuni degli ambienti naturali più suggestivi del Pontremolese. Continuando verso Cervara e le zone più elevate si raggiungono il Lago Verde e la cascata di Farfarà. Anche nelle vicinanze di Baselica il torrente forma salti d’acqua e tratti particolarmente suggestivi. Oggi questi luoghi attirano escursionisti e appassionati di natura. In passato, però, erano soprattutto spazi di lavoro.

Le mulattiere

Baselica era collegata ai paesi vicini attraverso una fitta rete di mulattiere. Da queste strade si poteva raggiungere Guinadi, Cervara e i piccoli nuclei dell’alta valle. Altri percorsi salivano verso i valichi e il Parmense. Le mulattiere erano utilizzate quotidianamente. Servivano per trasportare legna e prodotti agricoli, raggiungere i mercati, accompagnare gli animali e mantenere i rapporti con le comunità vicine. La montagna non era isolata. Era attraversata continuamente.

Baselica e l’emigrazione

Tra Ottocento e Novecento anche Baselica fu profondamente interessata dall’emigrazione. Le limitate possibilità offerte dall’agricoltura montana spinsero molti abitanti a cercare lavoro altrove. Le destinazioni ricordate per le famiglie della valle comprendono il nord Italia, la Francia, la Svizzera e l’Inghilterra. Alcuni emigranti mantenevano un forte rapporto con il paese. Le famiglie tornavano durante l’estate e continuavano a conservare le case di origine. È una caratteristica ancora visibile in molte frazioni della Lunigiana.

Un paese che si ripopola d’estate

Baselica presenta ancora oggi una forte differenza tra inverno ed estate. Durante i mesi freddi i residenti sono pochi. Con l’arrivo della bella stagione tornano invece famiglie e discendenti degli emigranti e il paese si ripopola. È un fenomeno comune a molti piccoli centri dell’Appennino. Il paese continua così ad avere una popolazione più ampia di quella registrata semplicemente come residente. Le case conservano un valore familiare e affettivo anche per chi vive lontano.

La Seconda guerra mondiale

La montagna diventa territorio di guerra

Uno dei capitoli più drammatici della storia recente di Baselica è quello della Seconda guerra mondiale. Dopo l’8 settembre 1943, le montagne dell’Alta Lunigiana divennero un importante territorio della Resistenza. La conformazione della Valle del Verde offriva boschi, sentieri e collegamenti attraverso l’Appennino. Gli stessi percorsi utilizzati per secoli da contadini e mulattieri divennero strade percorse da partigiani, militari e civili in fuga.

Una zona strategica

Baselica, Cervara, Guinadi e le montagne circostanti si trovarono quindi all’interno di una zona strategicamente delicata. Le forze tedesche e fasciste cercavano di controllare le vie attraverso l’Appennino e contrastare le formazioni partigiane. La popolazione civile si trovò inevitabilmente coinvolta. Case, fienili e piccoli nuclei potevano diventare punti di appoggio oppure essere sospettati di aiutare i partigiani. La guerra arrivò così direttamente nei paesi.

21 gennaio 1945

Una data rimasta nella memoria di Baselica è il 21 gennaio 1945. La documentazione dell’Atlante delle stragi naziste e fasciste e del progetto MEMO registra per quel giorno un episodio di violenza avvenuto a Baselica di Guinadi. Il nome di Baselica compare oggi anche sul monumento del Passo del Brattello dedicato alle vittime e agli episodi della guerra nell’area pontremolese. È importante ricordare questi fatti senza trasformarli in una generica narrazione bellica. Dietro ogni data ci sono persone e famiglie della valle.

La lapide sulla Chiesa di San Pietro

Sulla facciata della Chiesa di San Pietro si trova una lapide dedicata ai caduti di Baselica. Tra i nomi ricordati figurano Michele Bertucci, Giuseppe Lusardi e Dorino Lusardi. La memoria è collegata agli episodi della guerra e della Resistenza nella Valle del Verde. La presenza della lapide sulla chiesa rende San Pietro non soltanto il centro religioso del paese. L’edificio è diventato anche uno dei luoghi nei quali la comunità conserva la memoria delle proprie tragedie novecentesche.

Dopo la guerra

Terminato il conflitto, Baselica dovette affrontare problemi completamente differenti. La ricostruzione e la modernizzazione dell’Italia accelerarono lo spostamento della popolazione dalle montagne verso le città. Le opportunità di lavoro nell’industria e nei servizi rendevano sempre meno conveniente continuare un’agricoltura difficile e faticosa. Il paese iniziò progressivamente a svuotarsi. La strada moderna ridusse l’isolamento, ma rese contemporaneamente più semplice partire.

Lo spopolamento

Lo spopolamento ha trasformato profondamente la Valle del Verde. Campi e prati sono stati progressivamente abbandonati. Molti castagneti non vengono più curati come in passato. Il bosco ha riconquistato grandi superfici. Le scuole delle piccole frazioni hanno chiuso e numerosi servizi si sono concentrati a Pontremoli. Quello che oggi appare come un ambiente naturale quasi incontaminato è quindi anche il risultato dell’abbandono di un paesaggio che un tempo era intensamente lavorato.

Baselica oggi

Oggi Baselica conserva il fascino di un piccolissimo paese appenninico. Le case sono poche. Il silenzio domina per buona parte dell’anno. La grande Chiesa di San Pietro continua però a ricordare immediatamente che la comunità possedeva un’importanza molto maggiore rispetto alle dimensioni attuali. La facciata e il campanile emergono tra le case e il verde della montagna. Sono il segno più evidente della continuità tra il paese medievale e quello contemporaneo.

Un territorio da scoprire lentamente

Baselica può essere inserita in un itinerario dedicato all’alta Valle del Verde. Partendo da Pontremoli si può risalire la valle passando per Guinadi e raggiungere Baselica. Da qui si può continuare verso Cervara e successivamente esplorare gli ambienti montani del Lago Verde e della cascata di Farfarà. Il percorso permette di osservare progressivamente il cambiamento del paesaggio. La città lascia spazio alla campagna. La campagna diventa montagna. E le case diventano sempre più rare.

Baselica in bicicletta

La valle è oggi attraversata anche da percorsi dedicati alla mountain bike. Un itinerario ufficiale della Lunigiana Bike Area attraversa Monti di Guinadi, Baselica e Guinadi lungo un percorso di circa 44 chilometri nella Valle del Verde. È una forma moderna di utilizzo delle antiche vie della montagna. Le strade che un tempo venivano percorse per necessità diventano oggi itinerari dedicati alla scoperta del territorio.

Verso Cervara

Proseguendo da Baselica si raggiunge Cervara, altro antico paese dell’alta valle. Il borgo è conosciuto anche per i caratteristici, figure scolpite nella pietra che appartengono alla tradizione apotropaica della montagna lunigianese. Da Cervara il paesaggio diventa ancora più montano e iniziano gli itinerari verso gli alpeggi e il Lago Verde. Baselica rappresenta quindi una tappa naturale all’interno di un percorso più ampio dedicato alla Valle del Verde.

Una valle tra Toscana ed Emilia

Uno degli aspetti più affascinanti di Baselica è il rapporto con l’altro versante dell’Appennino. Oggi il confine tra Toscana ed Emilia-Romagna appare netto sulle carte. Storicamente era molto più permeabile. La stessa Pieve di Vignola, dalla quale dipendevano anticamente numerose chiese della zona, estendeva la propria giurisdizione oltre l’Appennino, comprendendo anche cappelle nel territorio oggi parmense. Famiglie, mercanti e pastori attraversavano i passi. Le montagne erano confine, ma contemporaneamente luogo d’incontro.

Baselica e la Via del Borgallo

È proprio l’antica Via del Borgallo a riassumere meglio questa identità. Seguendo idealmente quella strada possiamo immaginare Baselica non come un paese alla fine di una valle, ma come un luogo situato lungo un percorso. Da una parte Pontremoli e la Val di Magra. Dall’altra la Val di Taro. In mezzo, i boschi e i passi dell’Appennino. Questa prospettiva cambia completamente il modo di leggere il paese. Quello che oggi appare periferico era un tempo parte di una rete di comunicazioni.

Il valore della Chiesa di San Pietro

La grande Chiesa di San Pietro rappresenta perfettamente questa storia. Le sue dimensioni non devono essere confrontate soltanto con il numero attuale degli abitanti. Bisogna immaginare un territorio popolato da numerose famiglie distribuite tra Baselica, Guinadi e i nuclei circostanti. Bisogna immaginare persone che raggiungevano la chiesa a piedi. Bisogna immaginare le campane udibili lungo la valle. Bisogna infine ricordare che la parrocchia costituiva uno dei pochi punti capaci di riunire comunità altrimenti disperse sul territorio.

Tra storia religiosa e memoria civile

San Pietro possiede oggi anche un secondo significato. Sulla sua facciata la lapide dei caduti ricorda che la stessa montagna attraversata per secoli da viandanti e mulattieri diventò, tra il 1944 e il 1945, un territorio di guerra. La chiesa riunisce così due memorie differenti. Quella più antica della comunità religiosa. E quella novecentesca della guerra e della Resistenza. Sono entrambe indispensabili per comprendere Baselica.

Baselica, piccolo paese dell’Appennino

Baselica non possiede un grande castello. Non fu sede di un importante marchesato malaspiniano. Non conserva palazzi monumentali. La sua storia è differente. È la storia di una comunità di montagna nata e cresciuta lungo una strada appenninica. È la storia della Via del Borgallo e dei rapporti tra Val di Magra e Val di Taro. È la storia della Chiesa di San Pietro e dell’antico territorio di Mulpe. È la storia dei castagneti, delle mulattiere e delle famiglie emigrate in Francia, Svizzera, Inghilterra e nelle città italiane. Ed è anche la storia di una valle duramente coinvolta nella Seconda guerra mondiale.

Baselica, memoria della Valle del Verde

Oggi il silenzio può far sembrare Baselica un luogo lontano dalla grande storia. In realtà è proprio il contrario. Osservando il paese con attenzione si possono leggere secoli di trasformazioni dell’Appennino. La strada medievale è diventata un itinerario escursionistico. I campi sono tornati bosco. Le famiglie sono diminuite, ma molte continuano a ritornare durante l’estate. La grande Chiesa di San Pietro domina ancora le case. E il torrente Verde continua a scendere verso Pontremoli seguendo la stessa valle percorsa per generazioni da uomini, animali e merci. Per questo Baselica merita di essere scoperta non soltanto come piccola frazione di Pontremoli, ma come una delle testimonianze della civiltà montana dell’Alta Lunigiana e delle antiche vie che attraversavano l’Appennino.
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