Campolemisi: storia,
cultura e tradizioni di un borgo di confine della Garfagnana
Campolemisi
è una piccola frazione del
Comune di
Fabbriche di Vergemoli
, in provincia di Lucca, immersa nel
paesaggio montano della Garfagnana meridionale.
Il paese sorge a circa
632 metri di altitudine
, in
una posizione particolare: il suo territorio si trova infatti vicino ai
confini con i comuni di Stazzema e Pescaglia e quindi in prossimità
dello spartiacque tra la Garfagnana e il versante rivolto verso la
Versilia.
Questa posizione geografica ha profondamente
influenzato la storia del borgo.
Per secoli Campolemisi si trovò infatti in una zona
nella quale si incontravano territori sottoposti a differenti autorità
politiche.
Ancora oggi il paese conserva l'aspetto di un piccolo
insediamento montano, con case in pietra raccolte lungo stretti
passaggi, scalinate e caratteristici archi.
Le origini di Campolemisi
Rispetto ad altri paesi della Garfagnana, Campolemisi
sembra avere origini relativamente più recenti.
Le fonti comunali descrivono infatti il borgo come un
insediamento sviluppatosi intorno al
XVI secolo
.
Una delle testimonianze pi�� importanti è rappresentata
da un'antica mappa databile tra la fine del Cinquecento e i primi
decenni del Seicento.
Sulla carta compare un piccolo gruppo di abitazioni
sparse indicato con il nome di
“Campo
Lemisi”
.
È una delle prime attestazioni conosciute del nucleo
che avrebbe successivamente dato origine all'attuale paese.
L'origine del nome
L'etimologia di
Campolemisi
non è conosciuta con certezza.
Esistono però due interpretazioni tradizionali.
La prima fa derivare il nome da
“Campolimiti”
.
Secondo questa ipotesi il toponimo ricorderebbe la
posizione del paese vicino ai confini che separavano i territori degli
Este
, della Repubblica di
Lucca e del Granducato di Toscana.
È una spiegazione particolarmente suggestiva perché
Campolemisi si trovava effettivamente in una zona di frontiera.
Una seconda teoria propone invece l'origine da
“Campo di Lemisi”
, forse
riferita al nome di un antico proprietario del terreno sul quale sorsero
le prime abitazioni.
Nessuna delle due interpretazioni può essere
considerata definitivamente dimostrata.
Un paese nato sul confine
La posizione di Campolemisi rappresenta uno degli
elementi più interessanti della sua storia.
Durante l'età moderna questa parte della montagna si
trovava infatti vicino alla linea che separava differenti stati.
Vergemoli e buona parte dell'attuale territorio
comunale appartenevano alla
Garfagnana
estense
.
Poco distante iniziavano invece territori sottoposti
alla Repubblica di Lucca e al Granducato di Toscana.
Oggi questi confini amministrativi hanno un'importanza
relativamente limitata.
Nel Cinquecento e nel Seicento significavano invece
appartenere a stati differenti, con proprie leggi, magistrature e
sistemi fiscali.
Campolemisi viveva quindi in una vera terra di
frontiera.
La Garfagnana degli Este
Il territorio di Vergemoli era entrato stabilmente
nell'orbita degli
Este
nel
corso del Quattrocento.
Dal 1451 Vergemoli dipese dalla
Vicaria di Trassilico
, uno dei
centri amministrativi della Garfagnana estense.
Questa situazione rimase sostanzialmente in vigore
fino all'età napoleonica.
Gli abitanti di Campolemisi erano quindi sudditi dei
duchi estensi, pur vivendo a poca distanza dai territori appartenenti ad
altri stati.
La montagna diventava contemporaneamente un confine
politico e una zona di passaggio.
Un borgo di pietra
Una delle caratteristiche più evidenti di Campolemisi
è ancora oggi la sua struttura urbana.
Le abitazioni sono raccolte sul pendio e collegate da
stradine strette, passaggi coperti e
numerose arcate in pietra
.
Gli archi permettevano di sfruttare al massimo gli
spazi disponibili e di collegare edifici costruiti molto vicini tra
loro.
Questa architettura conferisce al paese un aspetto
particolarmente caratteristico.
Percorrere i vicoli di Campolemisi significa entrare
in un piccolo borgo costruito adattandosi completamente alla
conformazione della montagna.
Le case della montagna
Le abitazioni tradizionali venivano costruite
utilizzando soprattutto materiali disponibili sul posto.
La
pietra
era quindi l'elemento principale.
Il piano inferiore poteva essere utilizzato come
cantina, deposito o ricovero per gli animali, mentre i piani superiori
erano destinati alla famiglia.
Accanto alle case si trovavano piccoli orti, stalle e
strutture necessarie alle attività agricole.
Il paese non era separato dal territorio circostante.
Case, campi, prati e boschi formavano un unico sistema
economico.
Il grande pozzo-lavatoio
Tra gli elementi più caratteristici di Campolemisi si
trova il grande
pozzo-lavatoio
.
Per generazioni questa struttura ebbe una funzione
fondamentale.
L'acqua veniva utilizzata dagli abitanti per le
necessità domestiche e per lavare i panni.
Ma il pozzo aveva anche un'altra importante funzione.
L'acqua serviva infatti per
irrigare i campi circostanti
.
Il lavatoio era quindi contemporaneamente
un'infrastruttura domestica, agricola e sociale.
Il lavatoio come luogo d'incontro
Prima dell'arrivo dell'acqua corrente nelle
abitazioni, fontane e lavatoi rappresentavano luoghi essenziali nella
vita dei paesi.
Le persone vi si recavano quotidianamente.
Il lavaggio dei panni, affidato soprattutto alle
donne, diventava anche un'occasione per incontrarsi e scambiare notizie.
Il grande lavatoio di Campolemisi racconta quindi una
parte della storia sociale del borgo.
Non era soltanto un contenitore d'acqua.
Era uno dei luoghi nei quali la comunità si
incontrava.
Agricoltura e allevamento
La vita degli abitanti era basata principalmente sull'
agricoltura
e sull'allevamento
.
La montagna offriva poco terreno pianeggiante e ogni
superficie coltivabile doveva essere sfruttata attentamente.
Intorno al paese si trovavano campi, piccoli orti,
prati e pascoli.
L'allevamento forniva latte, formaggi e carne, mentre
gli animali da soma permettevano di trasportare merci e prodotti lungo
le mulattiere.
Una descrizione ottocentesca ricorda Campolemisi come
un paese montano circondato da
pascoli
,
nel cui territorio riuscivano a prosperare anche viti e gelsi.
Il castagno
Come in gran parte della Garfagnana, una delle risorse
fondamentali era il
castagno
.
Per le famiglie della montagna le castagne
rappresentavano un alimento indispensabile.
Dopo la raccolta autunnale venivano essiccate nei
metati.
Una volta secche potevano essere portate ai mulini e
trasformate in farina.
La farina di castagne si conservava a lungo e
permetteva di superare i mesi nei quali le altre risorse alimentari
erano più scarse.
Il bosco forniva inoltre legna da ardere e materiale
da costruzione.
Le antiche mulattiere
Prima della costruzione delle strade moderne,
Campolemisi era collegata agli altri paesi attraverso una rete di
mulattiere e sentieri
.
Queste vie mettevano in comunicazione il borgo con
Vergemoli, San Pellegrinetto e gli altri nuclei della montagna.
Attraverso i passi era inoltre possibile raggiungere i
territori del versante versiliese e lucchese.
Le mulattiere erano percorse da contadini, pastori,
commercianti e animali da soma.
Erano le vere strade della montagna.
Campolemisi e San Pellegrinetto
La storia di Campolemisi è strettamente collegata a
quella della vicina
San Pellegrinetto
.
Per secoli i due piccoli nuclei condivisero diversi
aspetti della vita civile e religiosa.
La documentazione conservata nell'Archivio storico
della Garfagnana comprende infatti insieme i
capitoli di Campolemisi e San
Pellegrinetto
.
Questa vicinanza non era soltanto geografica.
Le due comunità appartenevano allo stesso sistema di
insediamenti distribuiti sulle montagne di Vergemoli.
La Compagnia di San Pellegrino
Un documento particolarmente interessante risale al
1742
.
L'Archivio storico della Garfagnana conserva infatti i
capitoli della
Compagnia di San
Pellegrino nelle Alpi di Campolemisi
.
Il documento riguardava la nomina di un cappellano
curato nell'oratorio di San Pellegrino.
È una testimonianza preziosa della vita religiosa e
dell'organizzazione delle comunità montane nel Settecento.
Dimostra inoltre quanto fossero stretti i rapporti tra
Campolemisi e il vicino territorio di San Pellegrinetto.
La necessità di una propria chiesa
All'inizio dell'Ottocento Campolemisi era ormai una
comunità numerosa.
Le fonti comunali ricordano circa
68 famiglie, per un totale vicino alle
300 persone
.
Gli abitanti dipendevano però ancora dalla parrocchia
di
Gragliana
.
Raggiungere regolarmente una chiesa lontana non era
semplice.
Gli spostamenti avvenivano a piedi lungo strade e
sentieri montani e durante l'inverno neve, pioggia e ghiaccio potevano
rendere il viaggio particolarmente difficile.
La popolazione iniziò quindi a chiedere un proprio
luogo di culto.
La Chiesa di Santa Maria della Neve
Da questa esigenza nacque la
Chiesa di Santa Maria della Neve
.
Gli abitanti parteciparono direttamente alla
costruzione della cappella.
Il coinvolgimento della popolazione era fondamentale:
in una piccola comunità montana la realizzazione di una chiesa
richiedeva offerte, materiali e lavoro.
I lavori terminarono il
7 gennaio 1824
.
La chiesa divenne così il nuovo centro religioso di
Campolemisi.
La leggenda della neve d'estate
La dedicazione alla
Madonna della Neve
è legata anche a una suggestiva tradizione
locale.
La leggenda racconta che un giorno d'estate
Campolemisi sarebbe stata improvvisamente ricoperta da un'abbondante
nevicata
.
Gli abitanti interpretarono l'evento come un prodigio.
Da questo episodio sarebbe nata la particolare
devozione alla Madonna della Neve.
La storia appartiene alla tradizione popolare e non
deve essere confusa con un avvenimento storicamente documentato.
È però una testimonianza importante dell'identità
religiosa del paese.
Il 5 agosto
La festa della
Madonna della Neve
viene celebrata il
5 agosto
.
La data appartiene a una tradizione mariana molto più
antica e diffusa in numerose località italiane.
Per Campolemisi la ricorrenza rappresenta la festa
patronale del paese.
Come accadeva nelle altre piccole comunità della
Garfagnana, la festa religiosa costituiva anche una delle principali
occasioni di incontro.
Era il momento nel quale famiglie e persone originarie
del borgo potevano ritrovarsi.
La Confraternita
La vita religiosa di Campolemisi non ruotava soltanto
intorno alla chiesa.
Nel paese esisteva anche una
Confraternita
.
I suoi statuti vennero approvati il
22 luglio 1841
.
Le confraternite avevano un ruolo molto importante
nelle comunità rurali.
Partecipavano alle processioni, alle celebrazioni e
all'assistenza religiosa, accompagnando la popolazione nei momenti più
importanti della vita.
Nel
1844
venne inoltre ampliata l'abitazione destinata al curato, ancora una
volta con il contributo degli abitanti.
Una parrocchia autonoma
Per lungo tempo Santa Maria della Neve rimase una cura
dipendente da altre strutture ecclesiastiche.
Un cambiamento importante arrivò nel secondo
dopoguerra.
Il
5 novembre 1948
,
il vescovo Carlo Boiardi emanò il decreto con il quale veniva
ufficialmente
eretta la Parrocchia
della Beata Maria Vergine della Neve di Campolemisi
.
Il documento è ancora conservato nell'Archivio Storico
Diocesano.
Dopo una lunga storia di dipendenze ecclesiastiche,
Campolemisi disponeva così ufficialmente della propria parrocchia.
Una popolazione un tempo numerosa
Oggi Campolemisi appare come un piccolo borgo con
pochissimi residenti.
In passato la situazione era completamente diversa.
Già all'inizio dell'Ottocento le fonti ricordano circa
300 abitanti.
Un dizionario geografico pubblicato nel
1854
attribuiva alla villa di
Campolemisi addirittura
557 abitanti
.
Il dato permette di comprendere quanto fosse popolata
in passato la montagna garfagnina.
Case oggi utilizzate soltanto occasionalmente
ospitavano famiglie numerose e i terreni circostanti erano intensamente
lavorati.
La ferriera
Campolemisi conobbe anche una breve esperienza legata
alla lavorazione del
ferro
.
Tra il
1713 e il 1716
viene ricordata nella zona una ferriera appartenente alla famiglia
Papini.
L'attività ebbe però vita relativamente breve.
Le difficoltà di approvvigionamento della materia
prima e la concorrenza di impianti situati in posizioni più favorevoli
contribuirono al suo declino.
Intorno al 1720 questa esperienza produttiva era
sostanzialmente terminata.
Rimane comunque una testimonianza interessante dei
tentativi di sviluppare attività diverse dall'agricoltura anche nelle
vallate più interne.
La montagna come risorsa
Per gli abitanti di Campolemisi la montagna non
rappresentava un ambiente selvaggio separato dal paese.
Era una vera risorsa economica.
I boschi fornivano legname e castagne.
I prati permettevano di produrre fieno.
Le zone più elevate venivano utilizzate per il
pascolo.
Anche pietra e acqua erano sfruttate quotidianamente.
Ogni parte del territorio aveva una funzione precisa e
veniva conosciuta attraverso nomi tramandati da generazioni.
Il terremoto del 1920
Il
7 settembre 1920
un violentissimo terremoto colpì Garfagnana e Lunigiana.
Il sisma interessò anche i territori montani
dell'antico Comune di Vergemoli.
Per paesi composti prevalentemente da edifici in
muratura di pietra, terremoti di questa intensità rappresentavano eventi
particolarmente pericolosi.
Il terremoto del 1920 rimase profondamente impresso
nella memoria delle comunità della Garfagnana e portò negli anni
successivi a interventi di riparazione e consolidamento in numerosi
borghi.
La Seconda guerra mondiale
Anche Campolemisi attraversò gli anni difficili della
Seconda guerra mondiale
.
Tra il 1944 e il 1945 questa parte della Toscana si
trovò in prossimità del sistema difensivo della
Linea Gotica
.
Le montagne tra Garfagnana e Versilia assunsero una
grande importanza strategica.
La popolazione civile dovette affrontare difficoltà
negli spostamenti, scarsità di risorse e le conseguenze della presenza
militare.
Gli antichi sentieri della montagna, utilizzati per
secoli da pastori e contadini, assunsero durante il conflitto nuove
funzioni.
L'arrivo della modernità
Il secondo dopoguerra trasformò profondamente
Campolemisi.
La costruzione e il miglioramento delle strade
ridussero l'importanza delle antiche mulattiere.
Progressivamente arrivarono servizi che modificarono
la vita quotidiana.
Un documento del
18
agosto 1955
, conservato nella Banca Identità e Memoria della
Garfagnana, riguarda per esempio la richiesta del sindaco di Vergemoli
al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni per la realizzazione dell'
impianto
telefonico nella frazione di Campolemisi
.
È un piccolo documento che racconta concretamente
l'ingresso del paese nella modernità.
Lo spopolamento
Le nuove opportunità economiche disponibili nel
fondovalle e nelle città produssero però anche un forte fenomeno di
spopolamento
.
Molte famiglie lasciarono la montagna.
L'agricoltura tradizionale richiedeva un lavoro
durissimo e non garantiva più condizioni economiche competitive rispetto
alle attività industriali e ai nuovi lavori disponibili altrove.
Campi e prati furono progressivamente abbandonati.
Il bosco iniziò a riconquistare superfici che per
secoli erano state coltivate.
Il cambiamento del paesaggio
Osservando oggi Campolemisi è quindi importante
ricordare che il paesaggio era un tempo molto diverso.
Intorno al paese esistevano molti più spazi aperti.
Campi, orti, prati, vigne e castagneti curati
occupavano superfici oggi coperte dal bosco.
Anche le mulattiere erano continuamente utilizzate e
mantenute.
Lo spopolamento non cambiò soltanto il numero degli
abitanti.
Trasformò profondamente anche l'ambiente circostante.
Campolemisi oggi
Oggi
Campolemisi
è uno dei piccoli borghi montani del Comune di Fabbriche di Vergemoli.
Le case in pietra, gli archi, gli stretti passaggi e
il grande pozzo-lavatoio conservano ancora numerose testimonianze della
vita di un tempo.
La Chiesa di Santa Maria della Neve ricorda invece la
forza della comunità che nell'Ottocento decise di costruire un proprio
luogo di culto.
Ma l'aspetto forse più interessante di Campolemisi è
la sua posizione.
Questo piccolo paese nacque e crebbe vicino a confini
che un tempo separavano veri e propri stati.
Qui si incontravano la Garfagnana estense, i territori
lucchesi e quelli toscani.
La montagna divideva, ma allo stesso tempo metteva in
comunicazione comunità diverse.
Un piccolo borgo da riscoprire
Visitare Campolemisi significa quindi scoprire una
Garfagnana lontana dai centri più conosciuti.
Non ci sono grandi castelli o monumenti monumentali.
La storia è scritta soprattutto nel paese stesso.
È negli archi che uniscono le vecchie case.
È nel lavatoio utilizzato per generazioni.
È nei sentieri che attraversano i boschi.
È nella chiesa costruita con il contributo della
popolazione.
Ed è soprattutto nella memoria di una comunità che
nell'Ottocento arrivava a contare centinaia di persone e che oggi
sopravvive in un piccolo nucleo immerso nella montagna.
Campolemisi racconta così la storia di una
Garfagnana di confine
, fatta
di contadini, pastori, confraternite, mulattiere e piccoli paesi capaci
di costruire una propria identità tra boschi e montagne. |