Capanne - Montopoli in Val D'Arno

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Capanne

Chiesa di San Giuseppe

Capanne

Nella strada

San Giuseppe

San Giuseppe

San Giuseppe

Lunetta sul portale della chiesa

Crocifisso

Interno alla Chiesa

Interno alla Chiesa

Interno della Chiesa di S.Giuseppe

Interno della Chiesa di S.Giuseppe

Interno della Chiesa di S.Giuseppe

Interno della Chiesa di S.Giuseppe

Interno della Chiesa di S.Giuseppe

L'organo

Acquasantiera

Interno della Chiesa di S.Giuseppe

Chiesa di S. Giuseppe

Case lungo strada

Parco giochi

Nella strada

Mappa

Capanne

Lungo strada

Capanne

Lungo strada

Informazioni storiche, culturali della località.

Capanne: storia, cultura e tradizioni

Un borgo nel cuore del Valdarno

Capanne è una frazione del Comune di Montopoli in Val d'Arno, in provincia di Pisa. La sua storia è profondamente legata alla posizione lungo l'antica direttrice che collegava Pisa e Firenze e, soprattutto, al lavoro dei suoi abitanti. Barrocciai, contadini e mattonai hanno contribuito nel corso dei secoli a costruire l'identità di questa comunità, lasciando un patrimonio di memorie e tradizioni che ancora oggi viene conservato e tramandato.

Le origini di Capanne

Le origini del borgo sono molto antiche. Capanne viene ricordata per la prima volta in un documento del 4 marzo 1074, un placito della contessa Matilde relativo a una controversia con alcuni nobili residenti a San Miniato. In un successivo documento del 1160, attribuito a Guelfo, marchese di Toscana, la località compare con il nome di "Cavane". Secondo la tradizione, il nome Capanne sarebbe legato alla presenza di bassi fabbricati situati lungo l'importante percorso tra Pisa e Firenze. Queste costruzioni servivano come luoghi di sosta per viaggiatori, postiglioni, carrozze e carri adibiti al trasporto delle merci. In un'epoca in cui viaggiare era lento e faticoso, qui era possibile fermarsi, riposare e far riposare o cambiare i cavalli.

Il paese dei barrocciai

La posizione di Capanne lungo un'importante via di comunicazione favorì lo sviluppo di un mestiere destinato a diventare uno dei simboli del paese: quello del barrocciaio. Il barroccio era un carro utilizzato per il trasporto delle merci, generalmente trainato da cavalli. Per molto tempo numerosi abitanti di Capanne si dedicarono a questa attività, accanto alle famiglie che vivevano prevalentemente di agricoltura. I barrocciai percorrevano le strade del territorio trasportando materiali e prodotti e rappresentavano un elemento importante dell'economia locale. Con il miglioramento della viabilità e l'affermazione dei moderni mezzi di trasporto, però, questa professione entrò progressivamente in crisi. Per molti capannesi cominciò allora una nuova fase della propria storia lavorativa.

I mattonai di Capanne

Dopo il declino del mestiere del barrocciaio, Capanne divenne particolarmente conosciuta per i suoi mattonai. La lavorazione dell'argilla e la produzione di laterizi vantano del resto una storia molto antica nel territorio di Montopoli in Val d'Arno, dove la produzione di materiali in terracotta è documentata fin dal Medioevo. Nel Novecento il mestiere del mattonaio assunse per Capanne una particolare importanza. Intorno agli anni Trenta molti capannesi specializzati nella produzione di mattoni, coppi e altri manufatti in argilla cominciarono a partire per il Piemonte, dove le fornaci richiedevano manodopera qualificata. Ogni anno, generalmente da marzo fino alla fine di settembre, numerosi lavoratori lasciavano Capanne per trascorrere molti mesi nelle fornaci dell'Italia settentrionale. In alcuni casi partivano intere famiglie. Questa forma di emigrazione stagionale continuò per decenni, fino alla fine degli anni Settanta del Novecento, segnando profondamente la vita sociale e familiare della comunità.

Il Monumento al Mattonaio

La memoria di questi lavoratori è ancora oggi parte integrante dell'identità di Capanne. In Piazza Guido Rossa si trova il Monumento al Mattonaio, inaugurato nel 2004 grazie all'iniziativa del Comitato dei Mattonai, costituito alcuni anni prima. Il monumento ricorda le generazioni di uomini e famiglie che lasciavano il paese per lavorare nelle fornaci del Nord Italia. Il mattonaio rappresenta così non soltanto un antico mestiere, ma anche un simbolo del sacrificio, del lavoro e dell'emigrazione che hanno caratterizzato la storia di molte famiglie capannesi.

La Chiesa di San Giuseppe

Un'altra testimonianza significativa della storia della comunità è la Chiesa di San Giuseppe. Prima della sua costruzione, gli abitanti di Capanne erano costretti a raggiungere la Pieve di Montopoli per partecipare alle celebrazioni religiose. Alla realizzazione della nuova chiesa contribuirono direttamente gli stessi abitanti del paese e, secondo la memoria locale, in modo particolare barrocciai e mattonai. I barrocciai, tornando dal lavoro, portavano materiali utili alla costruzione, come pietre e rena. I mattonai che rientravano dopo i lunghi mesi trascorsi a lavorare nell'Italia settentrionale contribuivano invece con parte dei propri risparmi. Venne inoltre costruita una fornace destinata alla produzione dei mattoni necessari per edificare la chiesa. Secondo la tradizione locale, il legname necessario per le travi del tetto venne donato dal Parco di San Rossore. La facciata della Chiesa di San Giuseppe, realizzata in mattoni a vista, conserva quindi anche un forte valore simbolico: richiama direttamente il mestiere che per generazioni ha caratterizzato la comunità di Capanne.

La Madonna del Buon Viaggio

Uno dei simboli più importanti e caratteristici di Capanne è la Madonna del Buon Viaggio. La sua immagine è conservata all'interno di un'edicola situata lungo la via Tosco-Romagnola, sul lato occidentale del paese. Anche in questo caso esiste un forte legame con l'antica posizione di Capanne lungo la strada percorsa dai viaggiatori diretti tra Pisa e Firenze. Le origini esatte dell'immagine non sono conosciute. Una tradizione popolare racconta che sia stata dipinta su una tegola da un viandante o da un pastore che aveva trovato riparo presso la villa appartenuta ai marchesi Pucci. Al di là della leggenda, è ricordato che il cavalier Gazzini, entrato in possesso della villa, trovò l'immagine e ne rimase particolarmente colpito. Nel 1838 fece quindi costruire l'edicola destinata a custodirla. Nel corso del tempo il tabernacolo è stato oggetto di diversi interventi, tra cui quelli del 1958 e un importante restauro conservativo realizzato nel 2014.

La Festa della Madonna del Buon Viaggio

La devozione alla Madonna del Buon Viaggio è strettamente collegata alla storia dei mattonai. Nel 1927 venne istituita la festa dedicata alla Madonna, da celebrare nell'ultima domenica di settembre. La scelta del periodo aveva un significato particolare. Era infatti proprio alla fine dell'estate che i mattonai di Capanne tornavano a casa dopo avere trascorso molti mesi nelle fornaci dell'Italia settentrionale. Il ritorno diventava così un momento di festa per tutto il paese e un'occasione per ringraziare la Madonna per la protezione ricevuta durante il lavoro e durante il lungo viaggio. Ancora oggi la Festa della Madonna del Buon Viaggio rappresenta una delle tradizioni religiose e popolari più significative di Capanne. Il nome stesso "Madonna del Buon Viaggio" sembra racchiudere una parte importante dell'identità del paese: una comunità di viaggiatori, barrocciai e lavoratori che per generazioni sono partiti da Capanne per poi farvi ritorno.

Il Palio der Barroccio

La memoria dell'antico mestiere dei barrocciai è stata recuperata anche attraverso il "Palio der Barroccio", manifestazione nata per valorizzare la storia e le tradizioni di Capanne. Il Palio vede protagonisti i rioni del paese e richiama direttamente i carri utilizzati un tempo dai barrocciai. Le quattro contrade sono Via Dante, il Piazzale, la Bua e Braalone. La manifestazione comprende la sfilata dei rioni e le gare nelle quali le squadre si sfidano trainando il barroccio. Il Palio è diventato così un'occasione di incontro tra generazioni: un modo per divertirsi e stare insieme, ma soprattutto per raccontare ai più giovani uno dei mestieri che hanno caratterizzato la storia del paese.

Una comunità legata al lavoro e al viaggio

La storia di Capanne può essere letta attraverso tre parole: strada, lavoro e viaggio. La strada che collegava Pisa e Firenze favorì la nascita e lo sviluppo del borgo e contribuì alla diffusione del mestiere del barrocciaio. Quando quel mestiere entrò in crisi, molti abitanti trovarono nella produzione dei laterizi una nuova specializzazione, diventando mattonai e affrontando ogni anno lunghi periodi di lavoro lontano da casa. Il viaggio, quindi, accompagna gran parte della storia di Capanne: quello degli antichi viandanti, quello quotidiano dei barrocciai e quello, molto più lungo, dei mattonai diretti verso le fornaci dell'Italia settentrionale. E al viaggio è dedicata anche una delle immagini religiose più care alla comunità: la Madonna del Buon Viaggio.

Capanne oggi: una memoria ancora viva

La storia di Capanne non appartiene soltanto al passato. Le tradizioni continuano a vivere nelle feste, nelle manifestazioni, nei monumenti e soprattutto nei racconti delle famiglie. Il Monumento al Mattonaio, la Chiesa di San Giuseppe, la Madonna del Buon Viaggio e il Palio der Barroccio sono testimonianze diverse di una stessa storia collettiva. Una storia fatta di lavoro, sacrificio, partenze e ritorni, ma anche di solidarietà e di un forte senso di appartenenza alla propria comunità. Conoscere la storia di Capanne significa quindi riscoprire le radici di un piccolo paese del Valdarno che ha saputo trasformare il ricordo degli antichi mestieri in un patrimonio culturale ancora vivo e condiviso.
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