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Casella: storia e cultura di un antico borgo di Riccò del GolfoTra i piccoli borghi delle colline di Riccò del Golfo, Casella conserva una delle testimonianze più autentiche della cultura rurale e artigiana della bassa Val di Vara. Appartata tra boschi, pendii e antichi percorsi, la frazione appartiene oggi al comune di Riccò del Golfo, ma la sua storia è strettamente legata a quella di Valdipino, con cui condivise per secoli vicende amministrative, religiose ed economiche. Casella è soprattutto un borgo da leggere attraverso le sue pietre. I portali, le scalinate, le edicole sacre, gli architravi e gli elementi architettonici disseminati tra le case raccontano infatti la lunga tradizione degli scalpellini locali, che lavoravano l'arenaria presente nel territorio trasformandola in elementi funzionali e decorativi. Sopra il paese, sul monte omonimo, sorge inoltre il Santuario di San Gottardo, uno dei luoghi religiosi più caratteristici dell'entroterra spezzino. La sua posizione dominante aggiunge alla storia di Casella una dimensione devozionale e paesaggistica che ancora oggi costituisce uno degli elementi più riconoscibili del borgo.Casella e Valdipino: una storia condivisaPer comprendere la storia di Casella bisogna innanzitutto considerare il rapporto con Valdipino. Nel Medioevo e nei secoli successivi, infatti, i due centri formarono un territorio strettamente collegato. Nel 1454 Casella e Valdipino ottennero l'autonomia civile dalla podesteria di Corvara, segnando un passaggio importante nella loro organizzazione amministrativa. La storia dei due borghi rimase poi intrecciata per diversi secoli. Il territorio attraversò le diverse dominazioni che caratterizzarono la storia della Liguria orientale: dagli Este ai vescovi di Luni, dai Malaspina fino al dominio della Repubblica di Genova. Casella rimase quindi inserita nel complesso sistema di piccoli feudi, podesterie e comunità rurali che caratterizzava l'entroterra tra la costa spezzina e la Val di Vara. Quando, tra Settecento e Ottocento, l'antico sistema amministrativo venne progressivamente trasformato, anche Casella seguì il destino di Valdipino. Nel 1804 il comune di Valdipino venne soppresso e aggregato a Riccò del Golfo, e con esso Casella entrò nella nuova organizzazione territoriale. Questa vicenda spiega perché oggi Casella appartenga a Riccò del Golfo, pur conservando una memoria storica fortemente legata alla propria antica comunità.Un borgo di pietraL'elemento che più caratterizza Casella è senza dubbio la pietra arenaria. Nel territorio di Valdipino e Casella esisteva infatti una consolidata tradizione di estrazione e lavorazione della pietra. Gli scalpellini trasformavano i blocchi di arenaria in portali, architravi, colonne, gradini, mensole e altri elementi destinati alle abitazioni e agli edifici religiosi. Questa attività non rappresentava semplicemente un mestiere artigianale, ma costituiva una vera e propria cultura del costruire. Passeggiando nel nucleo storico è possibile riconoscere ancora oggi numerose testimonianze di questa tradizione: pietre lavorate con grande precisione, portali dalle forme semplici ma robuste, elementi decorativi e piccole immagini sacre inserite nelle facciate. La pietra diventava così parte integrante dell'identità del paese. Non era soltanto il materiale con cui costruire una casa: era una risorsa del territorio che passava dalle mani dello scalpellino per diventare architettura.Gli scalpellini di CasellaLa tradizione degli scalpellini costituisce uno degli aspetti più importanti della cultura materiale di Casella. Le fonti locali ricordano proprio Casella e Valdipino come importanti centri della lavorazione dell'arenaria. Gli artigiani utilizzavano strumenti semplici, come martello e scalpello, per modellare la pietra e ricavarne elementi destinati all'edilizia civile e religiosa. Il risultato di questo lavoro è ancora visibile nel paese. Le case conservano infatti numerosi particolari che permettono di riconoscere l'antica abilità dei lapicidi: cornici, soglie, scale, architravi e portali sono spesso realizzati con una cura che va oltre la semplice funzionalità. In alcuni casi compaiono anche motivi simbolici, tra cui raffigurazioni solari e altri elementi decorativi appartenenti alla tradizione popolare dell'area. Il Sole delle Alpi, ad esempio, è ricordato tra i motivi ancora leggibili su alcune architetture del borgo. Questi dettagli trasformano le vie di Casella in una sorta di museo all'aperto della cultura artigiana locale.Le maestà e le immagini sacreAccanto alla pietra lavorata dagli scalpellini, un altro elemento caratteristico del paesaggio di Casella è costituito dalle edicole e dalle immagini sacre. Le cosiddette maestà erano piccole immagini devozionali collocate lungo le strade, sugli edifici o in prossimità degli incroci. Avevano una funzione religiosa ma anche comunitaria: accompagnavano il cammino degli abitanti, segnalavano luoghi particolari e rappresentavano un punto di riferimento per la devozione popolare. A Casella sono ricordate anche piccole statue antropomorfe, le cosiddette “Madonnette”, considerate esempi particolarmente delicati della produzione artistica e devozionale locale. La loro presenza contribuisce a raccontare una religiosità profondamente legata alla vita quotidiana. In un territorio dove gli spostamenti avvenivano per secoli soprattutto a piedi, lungo sentieri e mulattiere, una piccola immagine sacra poteva diventare una presenza familiare nel paesaggio: un luogo dove fermarsi per una preghiera, un segno di protezione oppure la memoria di una particolare devozione.La Cappella di San CiprianoNel cuore dell'abitato si trova la Cappella di San Cipriano, uno dei principali riferimenti religiosi di Casella. L'edificio attuale risale al XVII secolo: una lapide sulla facciata ne ricorda la ricostruzione nel 1660, probabilmente sopra un luogo di culto precedente. La cappella, raccolta e semplice, si inserisce perfettamente nell'architettura del borgo. Non ha la monumentalità delle grandi chiese parrocchiali delle città, ma possiede quella dimensione tipica degli edifici religiosi dei piccoli paesi liguri, dove la cappella costituisce soprattutto un luogo di vicinanza e di devozione. La sua presenza nel centro dell'abitato testimonia il ruolo che la religione ebbe nella vita della comunità: le feste, le ricorrenze, le processioni e le preghiere scandivano il calendario annuale e contribuivano a mantenere unito il paese.Il Santuario di San GottardoSopra Casella, sul monte San Gottardo, si trova uno dei luoghi più suggestivi del territorio: il Santuario di San Gottardo. Il santuario venne costruito tra il 1640 e il 1650, secondo la tradizione sulle vestigia di un edificio molto più antico. Proprio la presenza di queste strutture precedenti ha alimentato l'ipotesi che sulla sommità del monte potesse esistere in passato una fortificazione o un castello. Si tratta però di un'interpretazione che deve essere considerata con cautela, poiché la tradizione locale ha attribuito al luogo anche racconti leggendari. Il santuario è dedicato a San Gottardo, ma al suo interno è legata anche la devozione alla Madonna di Loreto. La posizione isolata e panoramica ne ha fatto per secoli un luogo particolarmente significativo per le comunità circostanti. Il rapporto tra il santuario e Casella è molto stretto: il monte domina il borgo e costituisce una presenza costante nel paesaggio quotidiano degli abitanti.Tra storia e leggendaAttorno al monte San Gottardo sopravvivono antiche tradizioni popolari. Una di queste racconta dell'esistenza, sulla sommità del monte, di un'antica città distrutta dai Turchi. Secondo il racconto tradizionale, il sangue degli abitanti cristiani avrebbe persino colorato di rosso per alcuni giorni il corso d'acqua che scende dal monte. Si tratta naturalmente di una leggenda, non di un episodio storico documentato, ma testimonia il patrimonio di racconti attraverso cui le comunità rurali hanno interpretato e tramandato la memoria dei propri luoghi. Il riferimento a un antico grande edificio, forse un castello, è invece legato alle strutture preesistenti sulle quali sarebbe sorto il santuario. La distinzione tra ciò che appartiene alla storia documentata e ciò che appartiene alla tradizione orale è particolarmente importante quando si raccontano piccoli borghi come Casella: entrambe le dimensioni fanno parte della loro identità, ma non devono essere confuse.Il paesaggio dell'acqua e dei muliniLa storia di Casella non può essere separata da quella dei corsi d'acqua che attraversano il territorio. L'acqua costituiva infatti una risorsa fondamentale per le comunità della valle. Nella vicina Serenella, lungo il torrente Riccò, sono documentati numerosi mulini: in passato se ne contavano sette, alcuni dotati di doppia macina. Accanto ai mulini destinati alla lavorazione delle granaglie e delle castagne esistevano anche strutture legate alla lavorazione tessile. Questo sistema economico mostra quanto fosse articolata la vita delle comunità rurali della zona. La pietra, l'acqua, la coltivazione della terra, la lavorazione delle castagne e la produzione tessile costituivano parti diverse di una stessa economia locale, basata sulle risorse immediatamente disponibili. Casella si inseriva dunque in un paesaggio produttivo più ampio, nel quale i diversi borghi erano collegati da sentieri, torrenti e rapporti commerciali.Un territorio di antichi percorsiLa posizione di Casella conserva ancora oggi il carattere di un territorio di passaggio. Il borgo si trova infatti in una zona collinare dalla quale si sviluppano percorsi verso le alture e verso l'entroterra, mentre un sentiero del CAI permette di raggiungere la Sella della Cigoletta e proseguire in direzione di Vernazza e delle Cinque Terre. Questa rete di sentieri permette di comprendere meglio la geografia storica del territorio. Prima della costruzione delle moderne strade, i borghi erano collegati soprattutto attraverso mulattiere e percorsi pedonali. Gli abitanti si spostavano da un paese all'altro per lavorare, commerciare, raggiungere i luoghi di culto o semplicemente mantenere i rapporti con le comunità vicine. Oggi questi stessi percorsi assumono anche un valore escursionistico e permettono di scoprire un entroterra che, pur trovandosi a poca distanza dalle Cinque Terre, conserva una dimensione profondamente diversa.Casella e l'identità rurale di Riccò del GolfoCasella rappresenta bene una delle caratteristiche più interessanti del territorio di Riccò del Golfo: la presenza di numerosi piccoli borghi nei quali l'architettura conserva ancora tracce evidenti della vita contadina e artigiana. Nel comprensorio sono presenti vicoli voltati, case-torre e portali in arenaria, spesso realizzati dagli antichi scalpellini di Valdipino e Casella. Ogni elemento architettonico racconta quindi una parte della storia economica del territorio. Un portale in pietra parla del lavoro dello scalpellino; una piccola edicola racconta la devozione popolare; un vecchio percorso ricorda gli spostamenti tra i borghi; una casa in pietra conserva invece la memoria della vita familiare e agricola. È questa somma di particolari a dare a Casella il suo carattere.Un piccolo borgo, una grande memoriaCasella non è un borgo segnato da grandi monumenti o da eventi che abbiano modificato la storia nazionale. La sua importanza è diversa e, per certi aspetti, ancora più rappresentativa della storia ligure. È la storia di una comunità rurale, di artigiani capaci di trasformare la pietra del territorio, di famiglie che hanno vissuto per generazioni tra coltivazioni, mulini e piccoli commerci, di una religiosità fatta di cappelle, maestà e santuari. È anche la storia di un territorio amministrativamente trasformato nel corso dei secoli: prima legato a Valdipino e alle antiche podesterie, poi inserito nel comune di Riccò del Golfo. Oggi Casella conserva questa memoria soprattutto nelle sue architetture e nel paesaggio. Le pietre degli scalpellini, la Cappella di San Cipriano, le immagini sacre disseminate nel borgo e il Santuario di San Gottardo formano insieme un patrimonio discreto, ma prezioso. Visitare Casella significa quindi entrare in contatto con una Liguria lontana dai grandi percorsi turistici: una Liguria di borghi in pietra, antichi mestieri, sentieri e devozioni, dove la storia non si trova soltanto nei monumenti più importanti, ma anche nei dettagli delle case e nei segni lasciati sul territorio dalle generazioni che lo hanno abitato.Questo articolo è stato realizzato con il supporto di ChatGPT (OpenAI)
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