Castè: Foto, storia e informazioni della località

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Le radici di Castè risalgono al medioevo.Il borgo nacque quando alcuni abitanti usarono le pietre del vicino castello di Carpena per costruire le prime case. Il castello originale fu distrutto nel 1412 dalle truppe della Repubblica Genovese guidate da Antonio Doria. Le famiglie scampate alla distruzione trovarono rifugio in questa zona boschiva dell'entroterra vivendo di agricoltura e della produzione di vino...

Castè

Vista dalla località

Castè

Inizio del paese

Lungo strada del paese

Case

Passaggio

Case

In paese

Veduta da Castè

Veduta da Castè

Case

Case

Nella via principale del paese

In paese

Case

La Cappelletta padronale

Interno della Cappelletta

Interno

Interno

Interno della Cappelletta

La Cappelletta

La Cappelletta

Case

Casa nella parte alta del borgo

Parte alta del paese

Inizio della parte alta

In paese

Case

Vista

Passaggio

Via per i campi

Passaggio

Passaggio

Castè: storia e cultura di un antico borgo di Riccò del Golfo

Tra le colline dell'entroterra della Spezia, immerso nel verde e affacciato sui versanti che salgono verso il Monte Parodi e il territorio delle Cinque Terre, Castè è uno di quei piccoli borghi liguri nei quali la storia sembra essersi fermata tra le case di pietra, i vicoli e gli antichi percorsi. Oggi appare come un paese raccolto e silenzioso, ma la sua posizione racconta un passato strettamente legato alla storia di Carpena, uno dei principali centri fortificati dell'entroterra spezzino durante il Medioevo. Le vicende di Castè sono meno documentate rispetto a quelle del vicino castello di Carpena. Proprio questa scarsità di testimonianze rende però il borgo particolarmente interessante: la sua storia emerge soprattutto dal rapporto con il territorio circostante, dall'architettura, dagli edifici religiosi e dalle memorie raccolte negli ultimi secoli. Nel Novecento Castè conobbe inoltre un progressivo spopolamento, fino a rischiare di perdere quasi completamente la propria comunità. Negli ultimi decenni il paese è stato invece al centro di un percorso di recupero che ne ha valorizzato il patrimonio storico, architettonico e paesaggistico.

Castè e il territorio di Carpena

Per comprendere le origini di Castè bisogna guardare alla storia di Carpena. Nel Medioevo Carpena era infatti un importante centro fortificato e amministrativo, dominato dal castello che sorgeva sulla sommità dell'altura. Il territorio sottoposto alla sua influenza comprendeva numerose comunità e piccoli insediamenti delle colline circostanti. Castè compare proprio all'interno di questa realtà territoriale. Una delle testimonianze più significative risale al 1251, quando gli abitanti di Castè vengono ricordati tra le comunità che prestarono giuramento alla Repubblica di Genova insieme agli altri territori legati a Carpena. È una delle poche attestazioni medievali direttamente riferibili al borgo e conferma che Castè era già allora inserito nella rete politica e territoriale controllata da Carpena. Dopo questa citazione, le fonti diventano per lungo tempo molto più rare. Castè rimase probabilmente nell'ombra del potente centro fortificato vicino, condividendone le vicende politiche e militari senza assumere un ruolo autonomo paragonabile a quello di Carpena. Questa condizione è una delle caratteristiche più interessanti della sua storia: Castè non fu un grande centro di potere, ma una piccola comunità che visse per secoli all'interno di un territorio molto più vasto e articolato.

Il castello di Carpena e la storia del borgo

La vicinanza al castello di Carpena condizionò inevitabilmente la storia di Castè. Carpena divenne nel Medioevo uno dei principali punti di riferimento politico del territorio e, dal XIII secolo, fu inserita stabilmente nell'organizzazione amministrativa della Repubblica di Genova. Il castello controllava le alture e i percorsi che collegavano l'entroterra alla costa e alle vallate interne. Nel 1412, dopo la ribellione di Carpena e il suo appoggio alla parte fiorentina nelle lotte contro Genova, il castello venne distrutto dalle truppe genovesi guidate da Antonio Doria. La distruzione segnò la fine del ruolo militare del complesso e modificò profondamente gli equilibri del territorio. Castè, pur non essendo il centro della vicenda, ne condivise inevitabilmente le conseguenze. La fine del castello significò infatti anche la trasformazione del sistema territoriale del quale il borgo faceva parte. La grande politica medievale lasciò progressivamente spazio a una dimensione più rurale, fatta di agricoltura, piccoli mestieri e vita comunitaria.

Un borgo appartato

La posizione di Castè contribuisce ancora oggi alla sua particolare atmosfera. Il paese sorge sul versante della collina che domina la zona di Carpena, immerso in un paesaggio di boschi e pendii. La distanza dai principali centri urbani ha contribuito a conservarne in parte la struttura tradizionale. Come molti piccoli borghi dell'entroterra ligure, Castè nacque e si sviluppò in stretta relazione con il territorio circostante. La casa, la strada, il piccolo edificio religioso e i terreni non erano elementi separati: costituivano un unico sistema di vita. I percorsi che attraversavano il borgo permettevano di raggiungere gli altri nuclei abitati, i terreni agricoli e i luoghi di culto. Le case erano costruite secondo le esigenze della comunità e utilizzavano materiali facilmente reperibili sul territorio. Questa architettura semplice e funzionale rappresenta oggi uno dei principali elementi del patrimonio di Castè.

La Cappella dell'Immacolata

Tra gli edifici religiosi di Castè spicca la Cappella dell'Immacolata, costruita alla fine del Settecento. La cappella dipende storicamente dalla parrocchia di San Nicolò di Bari a Carpena, confermando ancora una volta il legame tra i due borghi. La sua presenza testimonia il carattere profondamente religioso delle comunità rurali liguri. In paesi piccoli come Castè, una cappella non aveva soltanto una funzione liturgica. Era anche un punto di riferimento per la comunità, il luogo nel quale si celebravano le ricorrenze religiose e si conservavano devozioni tramandate attraverso le generazioni. La cappella rappresenta quindi una delle testimonianze più importanti della continuità della vita comunitaria dopo la fine dell'antico sistema fortificato. Dalla grande storia del castello si passa così alla storia quotidiana del paese: quella delle famiglie, delle celebrazioni, dei lavori agricoli e delle relazioni tra gli abitanti.

Casa Paganini

Uno degli edifici di maggiore interesse storico e architettonico di Castè è Casa Paganini, una dimora con corte e cappella risalente al XVIII secolo. L'edificio è oggi sottoposto a tutela come bene culturale. La Soprintendenza lo identifica infatti come “Casa Paganini con corte e cappella”, in località Castè, con provvedimento di tutela del 2013. La casa è particolarmente importante anche per il rapporto con Ubaldo Mazzini, storico, scrittore, archeologo e poeta dialettale spezzino. Mazzini ebbe con Castè un rapporto molto stretto. Le fonti locali ricordano il borgo come un luogo a lui particolarmente caro e raccontano come, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, Castè fosse diventato anche una sorta di piccolo salotto culturale, favorito dalla presenza e dal sostegno del suo ambiente intellettuale. È un aspetto singolare della storia del paese. Castè, pur essendo un piccolo borgo rurale, entrò così in relazione con una figura di primo piano della cultura spezzina, diventando oggetto di interesse non soltanto per il suo paesaggio ma anche per la sua storia.

Ubaldo Mazzini e la memoria di Castè

Il legame tra Ubaldo Mazzini e Castè merita un'attenzione particolare. Mazzini fu una delle figure più importanti della cultura spezzina tra Ottocento e Novecento. Si occupò di storia locale, archeologia, tradizioni popolari e poesia dialettale, contribuendo in modo significativo alla conoscenza dell'entroterra. Nel caso di Castè, il suo interesse fu rivolto anche alla ricostruzione della storia del borgo e delle sue vicende più antiche. Le fonti locali sottolineano proprio il lavoro di ricerca compiuto da Mazzini, che cercò di raccogliere e interpretare le poche testimonianze disponibili sulla storia del paese. Il suo interesse dimostra quanto, già tra Ottocento e Novecento, i piccoli borghi dell'entroterra fossero percepiti come depositari di una memoria importante. Non era soltanto il castello di Carpena a meritare attenzione: anche un piccolo paese come Castè poteva conservare, nelle proprie case e nelle tradizioni, frammenti di una storia molto più antica.

Le case e l'architettura rurale

Uno degli elementi più caratteristici di Castè è l'insieme delle sue architetture tradizionali. Il territorio di Riccò del Golfo conserva numerosi esempi di edilizia rurale in pietra, con vicoli, case compatte e portali in arenaria lavorati dagli antichi artigiani della zona. La tradizione degli scalpellini era particolarmente forte nelle vicine comunità di Valdipino e Casella e contribuì alla diffusione di questa cultura costruttiva in tutto il comprensorio. A Castè la pietra assume quindi un valore che va oltre l'aspetto estetico. È il materiale che racconta il rapporto diretto tra gli abitanti e il territorio. Le case erano costruite con ciò che la montagna offriva, mentre gli elementi più importanti venivano lavorati dagli artigiani locali. Porte, finestre, scale e altri particolari architettonici diventavano così il risultato di una cultura manuale tramandata nel tempo. Camminare oggi per il borgo significa quindi osservare non soltanto edifici antichi, ma il risultato concreto di una lunga tradizione del costruire.

La vita contadina

Per gran parte della sua storia Castè fu una comunità legata all'agricoltura. Il paesaggio delle colline spezzine era organizzato attraverso piccoli appezzamenti, orti, coltivazioni e boschi. Le attività agricole erano integrate da una serie di mestieri e lavori stagionali che permettevano alle famiglie di utilizzare al meglio le risorse del territorio. La vita quotidiana era necessariamente comunitaria. Il lavoro nei campi, la manutenzione dei percorsi, la raccolta dei prodotti, la cura degli animali e le attività legate alle abitazioni richiedevano collaborazione e rapporti costanti tra le famiglie. Questa organizzazione ha lasciato tracce nel modo stesso in cui il borgo è costruito. Le case sono ravvicinate, i passaggi stretti e gli spazi comuni numerosi: una struttura adatta a una comunità nella quale la vita privata e quella collettiva erano profondamente intrecciate.

Il Novecento e lo spopolamento

Come molti borghi dell'entroterra ligure, Castè conobbe nel corso del Novecento un progressivo spopolamento. A partire soprattutto dagli anni Sessanta, molte famiglie lasciarono il paese per trasferirsi verso la Spezia e gli altri centri della costa, dove erano disponibili maggiori opportunità di lavoro e servizi più facilmente accessibili. Il fenomeno modificò profondamente la vita del borgo. Case che per generazioni erano state abitate vennero progressivamente abbandonate e Castè rischiò di perdere la propria funzione di comunità stabile. Le fonti dedicate alla rinascita del paese ricordano infatti un periodo nel quale il borgo arrivò a essere quasi completamente abbandonato. È una storia comune a molti piccoli centri liguri, ma nel caso di Castè il processo di abbandono avrebbe avuto in seguito un'evoluzione particolare.

La rinascita di Castè

Negli ultimi decenni Castè è stato interessato da un percorso di recupero e valorizzazione. Un gruppo di persone legate al borgo ha lavorato per recuperare gli edifici e restituire vitalità al paese, cercando di coniugare conservazione, ospitalità, turismo lento e valorizzazione del paesaggio. L'obiettivo non è stato semplicemente quello di restaurare le vecchie case. La rinascita di Castè si è sviluppata attorno all'idea di riportare vita in un luogo che rischiava di diventare soltanto una testimonianza del passato. Questo processo ha restituito visibilità al borgo e ha contribuito a inserirlo nei percorsi di chi cerca un entroterra diverso dalle località costiere più conosciute. Castè può cos�� essere letto come un esempio di una trasformazione oggi comune in molti piccoli borghi italiani: da paese agricolo a luogo nel quale memoria, abitazione, ospitalità e turismo sostenibile cercano un nuovo equilibrio.

Castè e il paesaggio delle Cinque Terre

Uno degli elementi che rende particolarmente interessante la posizione di Castè è la vicinanza al territorio delle Cinque Terre. Il borgo si trova però in un ambiente molto diverso da quello dei celebri paesi costieri. Qui non prevalgono il mare e i terrazzamenti affacciati sulla costa, ma il bosco, la collina e le antiche strade dell'entroterra. Questa differenza permette di comprendere meglio la complessità del paesaggio spezzino. Le Cinque Terre e l'entroterra non sono infatti due realtà separate: per secoli sono state unite da sentieri, commerci, rapporti religiosi e scambi tra le comunità. Castè appartiene proprio a questa fascia di collegamento tra la costa e le vallate interne.

Un borgo tra storia e memoria

La storia di Castè è quindi una storia fatta soprattutto di legami. Il legame medievale con Carpena, che ne condizionò l'organizzazione politica e territoriale. Il legame con la campagna e con la montagna, che per secoli garantì le risorse necessarie alla vita della comunità. Il legame con la religione, rappresentato dalla Cappella dell'Immacolata. Il legame con la cultura spezzina, testimoniato dalla presenza e dagli studi di Ubaldo Mazzini. E infine il legame con il proprio patrimonio architettonico, oggi nuovamente valorizzato dopo il lungo periodo dello spopolamento. Castè non possiede la monumentalità di un grande centro storico e non conserva un castello intatto. La sua ricchezza è più discreta. È nelle case di pietra, nei vicoli, nella cappella, nelle antiche dimore, nel paesaggio e nella memoria di chi ha vissuto qui.

La storia di un piccolo borgo che non è scomparso

Forse l'aspetto più significativo della storia di Castè è proprio la sua capacità di sopravvivere alle trasformazioni. Da piccolo insediamento legato al territorio di Carpena, il borgo attraversò la fine del Medioevo, la trasformazione degli antichi assetti politici, l'età rurale e infine il grande spopolamento del Novecento. Per un certo periodo sembrò destinato a diventare uno dei tanti paesi abbandonati dell'entroterra. Invece Castè è riuscito a conservare una parte importante della propria identità e, attraverso il recupero del patrimonio edilizio e paesaggistico, a costruire una nuova fase della propria storia. Oggi il paese rappresenta così una delle testimonianze più interessanti del territorio di Riccò del Golfo: un piccolo borgo medievale nella memoria, rurale nella sua architettura e contemporaneo nel modo in cui cerca di valorizzare il proprio patrimonio. Castè insegna che la storia di un paese non è fatta soltanto dai grandi eventi. A volte è custodita nelle poche righe di un antico documento, in una cappella costruita nel Settecento, in una casa di pietra, nei ricordi di uno studioso o nelle tracce lasciate da generazioni di abitanti. Ed è proprio questa memoria minuta, fatta di persone, case e paesaggio, a rendere Castè un luogo prezioso dell'entroterra spezzino.

Note editoriali e utilizzo delle fonti