Castè: storia e
cultura di un antico borgo di Riccò del Golfo
Tra le colline dell'entroterra della Spezia, immerso
nel verde e affacciato sui versanti che salgono verso il Monte Parodi e
il territorio delle Cinque Terre, Castè
è uno di quei piccoli borghi liguri nei quali la storia sembra essersi
fermata tra le case di pietra, i vicoli e gli antichi percorsi.
Oggi appare come un paese raccolto e silenzioso, ma la
sua posizione racconta un passato strettamente legato alla storia di
Carpena, uno dei principali
centri fortificati dell'entroterra spezzino durante il Medioevo.
Le vicende di Castè sono meno documentate rispetto a
quelle del vicino castello di Carpena. Proprio questa scarsità di
testimonianze rende però il borgo particolarmente interessante: la sua
storia emerge soprattutto dal rapporto con il territorio circostante,
dall'architettura, dagli edifici religiosi e dalle memorie raccolte
negli ultimi secoli.
Nel Novecento Castè conobbe inoltre un progressivo
spopolamento, fino a rischiare di perdere quasi completamente la propria
comunità. Negli ultimi decenni il paese è stato invece al centro di un
percorso di recupero che ne ha valorizzato il patrimonio storico,
architettonico e paesaggistico.
Castè e il territorio di Carpena
Per comprendere le origini di Castè bisogna guardare
alla storia di Carpena.
Nel Medioevo Carpena era infatti un importante centro
fortificato e amministrativo, dominato dal castello che sorgeva sulla
sommità dell'altura. Il territorio sottoposto alla sua influenza
comprendeva numerose comunità e piccoli insediamenti delle colline
circostanti.
Castè compare proprio all'interno di questa realtà
territoriale.
Una delle testimonianze più significative risale al
1251, quando gli abitanti di
Castè vengono ricordati tra le comunità che prestarono giuramento alla
Repubblica di Genova insieme agli altri territori legati a Carpena. È
una delle poche attestazioni medievali direttamente riferibili al borgo
e conferma che Castè era già allora inserito nella rete politica e
territoriale controllata da Carpena.
Dopo questa citazione, le fonti diventano per lungo
tempo molto più rare.
Castè rimase probabilmente nell'ombra del potente
centro fortificato vicino, condividendone le vicende politiche e
militari senza assumere un ruolo autonomo paragonabile a quello di
Carpena.
Questa condizione è una delle caratteristiche più
interessanti della sua storia: Castè non fu un grande centro di potere,
ma una piccola comunità che visse per secoli all'interno di un
territorio molto più vasto e articolato.
Il castello di Carpena e la storia
del borgo
La vicinanza al castello di Carpena condizionò
inevitabilmente la storia di Castè.
Carpena divenne nel Medioevo uno dei principali punti
di riferimento politico del territorio e, dal XIII secolo, fu inserita
stabilmente nell'organizzazione amministrativa della Repubblica di
Genova.
Il castello controllava le alture e i percorsi che
collegavano l'entroterra alla costa e alle vallate interne.
Nel 1412,
dopo la ribellione di Carpena e il suo appoggio alla parte fiorentina
nelle lotte contro Genova, il castello venne distrutto dalle truppe
genovesi guidate da Antonio Doria. La distruzione segnò la fine del
ruolo militare del complesso e modificò profondamente gli equilibri del
territorio.
Castè, pur non essendo il centro della vicenda, ne
condivise inevitabilmente le conseguenze.
La fine del castello significò infatti anche la
trasformazione del sistema territoriale del quale il borgo faceva parte.
La grande politica medievale lasciò progressivamente spazio a una
dimensione più rurale, fatta di agricoltura, piccoli mestieri e vita
comunitaria.
Un borgo appartato
La posizione di Castè contribuisce ancora oggi alla
sua particolare atmosfera.
Il paese sorge sul versante della collina che domina
la zona di Carpena, immerso in un paesaggio di boschi e pendii. La
distanza dai principali centri urbani ha contribuito a conservarne in
parte la struttura tradizionale.
Come molti piccoli borghi dell'entroterra ligure,
Castè nacque e si sviluppò in stretta relazione con il territorio
circostante.
La casa, la strada, il piccolo edificio religioso e i
terreni non erano elementi separati: costituivano un unico sistema di
vita.
I percorsi che attraversavano il borgo permettevano di
raggiungere gli altri nuclei abitati, i terreni agricoli e i luoghi di
culto. Le case erano costruite secondo le esigenze della comunità e
utilizzavano materiali facilmente reperibili sul territorio.
Questa architettura semplice e funzionale rappresenta
oggi uno dei principali elementi del patrimonio di Castè.
La Cappella dell'Immacolata
Tra gli edifici religiosi di Castè spicca la
Cappella dell'Immacolata,
costruita alla fine del Settecento.
La cappella dipende storicamente dalla parrocchia di
San Nicolò di Bari a Carpena,
confermando ancora una volta il legame tra i due borghi.
La sua presenza testimonia il carattere profondamente
religioso delle comunità rurali liguri.
In paesi piccoli come Castè, una cappella non aveva
soltanto una funzione liturgica. Era anche un punto di riferimento per
la comunità, il luogo nel quale si celebravano le ricorrenze religiose e
si conservavano devozioni tramandate attraverso le generazioni.
La cappella rappresenta quindi una delle testimonianze
più importanti della continuità della vita comunitaria dopo la fine
dell'antico sistema fortificato.
Dalla grande storia del castello si passa così alla
storia quotidiana del paese: quella delle famiglie, delle celebrazioni,
dei lavori agricoli e delle relazioni tra gli abitanti.
Casa Paganini
Uno degli edifici di maggiore interesse storico e
architettonico di Castè è Casa Paganini,
una dimora con corte e cappella risalente al XVIII secolo.
L'edificio è oggi sottoposto a tutela come bene
culturale. La Soprintendenza lo identifica infatti come
“Casa Paganini con corte e cappella”,
in località Castè, con provvedimento di tutela del 2013.
La casa è particolarmente importante anche per il
rapporto con Ubaldo Mazzini,
storico, scrittore, archeologo e poeta dialettale spezzino.
Mazzini ebbe con Castè un rapporto molto stretto. Le
fonti locali ricordano il borgo come un luogo a lui particolarmente caro
e raccontano come, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento,
Castè fosse diventato anche una sorta di piccolo
salotto culturale, favorito
dalla presenza e dal sostegno del suo ambiente intellettuale.
È un aspetto singolare della storia del paese.
Castè, pur essendo un piccolo borgo rurale, entrò così
in relazione con una figura di primo piano della cultura spezzina,
diventando oggetto di interesse non soltanto per il suo paesaggio ma
anche per la sua storia.
Ubaldo Mazzini e la memoria di Castè
Il legame tra Ubaldo Mazzini e Castè merita
un'attenzione particolare.
Mazzini fu una delle figure più importanti della
cultura spezzina tra Ottocento e Novecento. Si occupò di storia locale,
archeologia, tradizioni popolari e poesia dialettale, contribuendo in
modo significativo alla conoscenza dell'entroterra.
Nel caso di Castè, il suo interesse fu rivolto anche
alla ricostruzione della storia del borgo e delle sue vicende più
antiche.
Le fonti locali sottolineano proprio il lavoro di
ricerca compiuto da Mazzini, che cercò di raccogliere e interpretare le
poche testimonianze disponibili sulla storia del paese.
Il suo interesse dimostra quanto, già tra Ottocento e
Novecento, i piccoli borghi dell'entroterra fossero percepiti come
depositari di una memoria importante.
Non era soltanto il castello di Carpena a meritare
attenzione: anche un piccolo paese come Castè poteva conservare, nelle
proprie case e nelle tradizioni, frammenti di una storia molto più
antica.
Le case e l'architettura rurale
Uno degli elementi più caratteristici di Castè è
l'insieme delle sue architetture tradizionali.
Il territorio di Riccò del Golfo conserva numerosi
esempi di edilizia rurale in pietra,
con vicoli, case compatte e portali in arenaria lavorati dagli antichi
artigiani della zona. La tradizione degli scalpellini era
particolarmente forte nelle vicine comunità di Valdipino e Casella e
contribuì alla diffusione di questa cultura costruttiva in tutto il
comprensorio.
A Castè la pietra assume quindi un valore che va oltre
l'aspetto estetico.
È il materiale che racconta il rapporto diretto tra
gli abitanti e il territorio.
Le case erano costruite con ciò che la montagna
offriva, mentre gli elementi più importanti venivano lavorati dagli
artigiani locali. Porte, finestre, scale e altri particolari
architettonici diventavano così il risultato di una cultura manuale
tramandata nel tempo.
Camminare oggi per il borgo significa quindi osservare
non soltanto edifici antichi, ma il risultato concreto di una lunga
tradizione del costruire.
La vita contadina
Per gran parte della sua storia Castè fu una comunità
legata all'agricoltura.
Il paesaggio delle colline spezzine era organizzato
attraverso piccoli appezzamenti, orti, coltivazioni e boschi. Le
attività agricole erano integrate da una serie di mestieri e lavori
stagionali che permettevano alle famiglie di utilizzare al meglio le
risorse del territorio.
La vita quotidiana era necessariamente comunitaria.
Il lavoro nei campi, la manutenzione dei percorsi, la
raccolta dei prodotti, la cura degli animali e le attività legate alle
abitazioni richiedevano collaborazione e rapporti costanti tra le
famiglie.
Questa organizzazione ha lasciato tracce nel modo
stesso in cui il borgo è costruito.
Le case sono ravvicinate, i passaggi stretti e gli
spazi comuni numerosi: una struttura adatta a una comunità nella quale
la vita privata e quella collettiva erano profondamente intrecciate.
Il Novecento e lo spopolamento
Come molti borghi dell'entroterra ligure, Castè
conobbe nel corso del Novecento un progressivo
spopolamento.
A partire soprattutto dagli anni Sessanta, molte
famiglie lasciarono il paese per trasferirsi verso la Spezia e gli altri
centri della costa, dove erano disponibili maggiori opportunità di
lavoro e servizi più facilmente accessibili.
Il fenomeno modificò profondamente la vita del borgo.
Case che per generazioni erano state abitate vennero
progressivamente abbandonate e Castè rischiò di perdere la propria
funzione di comunità stabile. Le fonti dedicate alla rinascita del paese
ricordano infatti un periodo nel quale il borgo arrivò a essere quasi
completamente abbandonato.
È una storia comune a molti piccoli centri liguri, ma
nel caso di Castè il processo di abbandono avrebbe avuto in seguito
un'evoluzione particolare.
La rinascita di Castè
Negli ultimi decenni Castè è stato interessato da un
percorso di recupero e valorizzazione.
Un gruppo di persone legate al borgo ha lavorato per
recuperare gli edifici e restituire vitalità al paese, cercando di
coniugare conservazione, ospitalità, turismo lento e valorizzazione del
paesaggio.
L'obiettivo non è stato semplicemente quello di
restaurare le vecchie case.
La rinascita di Castè si è sviluppata attorno all'idea
di riportare vita in un luogo che rischiava di diventare soltanto una
testimonianza del passato.
Questo processo ha restituito visibilità al borgo e ha
contribuito a inserirlo nei percorsi di chi cerca un entroterra diverso
dalle località costiere più conosciute.
Castè può cos�� essere letto come un esempio di una
trasformazione oggi comune in molti piccoli borghi italiani: da paese
agricolo a luogo nel quale memoria, abitazione, ospitalità e turismo
sostenibile cercano un nuovo equilibrio.
Castè e il paesaggio delle Cinque
Terre
Uno degli elementi che rende particolarmente
interessante la posizione di Castè è la vicinanza al territorio delle
Cinque Terre.
Il borgo si trova però in un ambiente molto diverso da
quello dei celebri paesi costieri.
Qui non prevalgono il mare e i terrazzamenti
affacciati sulla costa, ma il bosco, la collina e le antiche strade
dell'entroterra.
Questa differenza permette di comprendere meglio la
complessità del paesaggio spezzino.
Le Cinque Terre e l'entroterra non sono infatti due
realtà separate: per secoli sono state unite da sentieri, commerci,
rapporti religiosi e scambi tra le comunità.
Castè appartiene proprio a questa fascia di
collegamento tra la costa e le vallate interne.
Un borgo tra storia e memoria
La storia di Castè è quindi una storia fatta
soprattutto di legami.
Il legame medievale con Carpena, che ne condizionò
l'organizzazione politica e territoriale.
Il legame con la campagna e con la montagna, che per
secoli garantì le risorse necessarie alla vita della comunità.
Il legame con la religione, rappresentato dalla
Cappella dell'Immacolata.
Il legame con la cultura spezzina, testimoniato dalla
presenza e dagli studi di Ubaldo Mazzini.
E infine il legame con il proprio patrimonio
architettonico, oggi nuovamente valorizzato dopo il lungo periodo dello
spopolamento.
Castè non possiede la monumentalità di un grande
centro storico e non conserva un castello intatto. La sua ricchezza è
più discreta.
È nelle case di pietra, nei vicoli, nella cappella,
nelle antiche dimore, nel paesaggio e nella memoria di chi ha vissuto
qui.
La storia di un piccolo borgo che non
è scomparso
Forse l'aspetto più significativo della storia di
Castè è proprio la sua capacità di
sopravvivere alle trasformazioni.
Da piccolo insediamento legato al territorio di
Carpena, il borgo attraversò la fine del Medioevo, la trasformazione
degli antichi assetti politici, l'età rurale e infine il grande
spopolamento del Novecento.
Per un certo periodo sembrò destinato a diventare uno
dei tanti paesi abbandonati dell'entroterra.
Invece Castè è riuscito a conservare una parte
importante della propria identità e, attraverso il recupero del
patrimonio edilizio e paesaggistico, a costruire una nuova fase della
propria storia.
Oggi il paese rappresenta così una delle testimonianze
più interessanti del territorio di Riccò del Golfo: un piccolo borgo
medievale nella memoria, rurale nella sua architettura e contemporaneo
nel modo in cui cerca di valorizzare il proprio patrimonio.
Castè insegna che la storia di un paese non è fatta
soltanto dai grandi eventi.
A volte è custodita nelle poche righe di un antico
documento, in una cappella costruita nel Settecento, in una casa di
pietra, nei ricordi di uno studioso o nelle tracce lasciate da
generazioni di abitanti.
Ed è proprio questa memoria minuta, fatta di persone,
case e paesaggio, a rendere Castè un luogo prezioso dell'entroterra
spezzino.