Castello - Zeri

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Castello

Sant'Agostino

Verso l'Oratorio

Maestà sulla torre campanaria

Maestà

Interno

Interno

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In paese

Abside

Abside

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La Chiesa

Oratorio di S.Agostino

Piazzale dell'Oratorio

Locandina

Maestà

Campanile

Torre campanaria

L'Oratorio Sant'Agostino

Oratorio di Sant'Agostino

Castello

Locandina

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Cortile di abitazione

Cortile di abitazione

In paese

In paese

Simbolo di Ospitale

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Case

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In paese

Casa

Informazioni storiche, culturali della località.

Castello di Zeri: il borgo nato all'ombra dell'antico Castrum Ziri

Castello è una frazione del Comune di Zeri, nell'Alta Lunigiana, situata nella vallata principale zerasca tra Coloretta e Bergugliara. Il nome del paese racconta immediatamente la sua origine. Su un'altura a nord dell'abitato sorgeva infatti il Castrum Ziri, l'antico Castello di Zeri: una fortificazione medievale posta in posizione strategica per controllare la vallata e soprattutto le vie che attraversavano l'Appennino collegando la Toscana con la Liguria e con i territori padani. Oggi del castello rimangono soltanto pochi ruderi, ma il piccolo paese sviluppatosi ai suoi piedi conserva ancora il nome e la memoria di quella fortezza. Castello è quindi uno dei luoghi migliori per comprendere un aspetto fondamentale della storia di Zeri: la montagna non era soltanto un territorio isolato, ma anche una terra di passaggio attraversata da uomini, merci, eserciti e antiche strade.

Un paese al centro della vallata

Castello occupa una posizione particolare all'interno della vallata di Zeri. L'abitato si sviluppa su un crinale secondario, in corrispondenza di una sella naturale. Proprio attraverso questo punto si concentravano anticamente alcuni dei collegamenti in direzione est-ovest. Il paese nacque al di sotto di un colle più elevato, facilmente difendibile e capace di offrire un'ampia visuale sulla vallata. Fu su questo rilievo che venne costruito il Castrum Ziri. La scelta del luogo rispondeva quindi a precise esigenze militari e viarie.

Il Castrum Ziri

Il Castrum Ziri. rappresentava il principale punto fortificato dell'antica vallata. Non era un grande castello residenziale come quelli che ancora oggi caratterizzano altre zone della Lunigiana. La sua funzione era soprattutto strategica. Dall'altura era possibile controllare gli accessi alla valle e sorvegliare i percorsi provenienti dai valichi appenninici. Il castello proteggeva quindi un territorio montano che, nonostante l'apparente isolamento, si trovava al centro di importanti collegamenti tra versanti differenti dell'Appennino.

Una strada alternativa a Pontremoli

Nel Medioevo Pontremoli esercitava un forte controllo sui principali itinerari transappenninici della Lunigiana. Le strade del Monte Bardone, del Brattello e del Borgallo rappresentavano collegamenti fondamentali tra la Pianura Padana e la Val di Magra. Ma non erano gli unici. Le vallate di Zeri offrivano infatti percorsi alternativi. Attraversando questi territori era possibile muoversi tra la Toscana, la Liguria e l'area piacentina evitando, almeno in parte, i passaggi direttamente controllati da Pontremoli. Questo rendeva il Castello di Zeri un luogo strategicamente molto importante.

Strade, merci e pedaggi

Nel Medioevo controllare una strada significava esercitare un potere economico. Lungo i percorsi transitavano mercanti, animali, sale, cereali, tessuti e altri prodotti. Il controllo dei valichi permetteva di imporre pedaggi e diritti di transito. Per questo le vie appenniniche furono spesso al centro di rivalità tra città e signorie. La presenza del Castrum Ziri deve essere letta proprio in questo contesto. La fortezza non difendeva soltanto gli abitanti della valle: controllava anche una rete di comunicazioni dalla quale potevano derivare importanti vantaggi politici ed economici.

Il castello e Pontremoli

La posizione strategica di Zeri provocò inevitabilmente contrasti con le potenze interessate alla viabilità transappenninica. Pontremoli aveva tutto l'interesse a impedire che itinerari alternativi sottraessero traffici alle strade sottoposte al proprio controllo. Allo stesso modo anche le città padane cercavano di difendere i propri interessi commerciali. Il Castrum Ziri si trovò quindi coinvolto in un sistema di rivalità molto più ampio rispetto alle dimensioni della piccola comunità montana.

L'assedio del 1226

Uno degli episodi più importanti della storia del castello avvenne nel 1226. Le tensioni legate al controllo delle vie e dei traffici portarono alla formazione di un'alleanza contro il Castrum Ziri. Le truppe avversarie raggiunsero la fortificazione e la sottoposero ad assedio. Il tentativo, però, fallì. Il castello resistette e non venne conquistato. L'episodio dimostra concretamente l'importanza militare della fortificazione e la capacità difensiva garantita dalla sua posizione.

Una fortezza naturalmente protetta

Il colle sul quale sorgeva il castello presenta pendii che ne favorivano la difesa. Per raggiungere la sommità era necessario affrontare un terreno ripido, mentre dalla fortificazione era possibile controllare chiunque si avvicinasse. In un'epoca precedente alla diffusione delle armi da fuoco, una posizione del genere costituiva un enorme vantaggio. La morfologia del territorio diventava quindi parte integrante dell'architettura militare. Il castello sfruttava la montagna come una vera fortificazione naturale.

Le antiche origini del sito

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che l'importanza strategica del luogo possa essere precedente alla costruzione del castello medievale. La regione del Gottero e dell'Alta Lunigiana fu infatti attraversata fin dall'antichità da percorsi che mettevano in comunicazione i diversi versanti appenninici. Le alture naturalmente difendibili potevano essere utilizzate come punti di osservazione e controllo già prima del Medioevo. Per il colle di Castello, tuttavia, è opportuno distinguere queste ipotesi dalla documentazione certa relativa al Castrum Ziri medievale.

Zeri e i Malaspina

Anche la storia di Zeri si inserisce nel complesso quadro politico della Lunigiana dominata dai Malaspina. La grande famiglia marchionale controllò per secoli castelli, strade e territori distribuiti tra Appennino e Val di Magra. Zeri mantenne tuttavia una storia particolare e un forte rapporto politico con Pontremoli. La popolazione locale sviluppò inoltre nel tempo una notevole identità comunitaria e una tradizione di autonomia che avrebbe prodotto tensioni e rivolte anche nei secoli successivi.

Un castello diverso dagli altri

Il Castello di Zeri presenta oggi un aspetto molto diverso rispetto alle celebri fortezze di Fosdinovo, Malgrate o Piagnaro. Non esistono grandi sale, torri perfettamente conservate o palazzi signorili. Il Castrum Ziri è un sito archeologico in rovina. Proprio questa condizione, però, permette di comprenderne la natura originaria. Era soprattutto una fortificazione di controllo territoriale, costruita per sfruttare una posizione strategica piuttosto che per diventare una grande residenza aristocratica.

I ruderi

Dell'antico castello rimangono oggi soprattutto la base di una torre quadrangolare. e un tratto della cinta muraria. Sono testimonianze limitate, ma sufficienti a indicare la posizione e alcune caratteristiche della fortificazione. Il Piano Strutturale comunale sottolinea inoltre una particolarità dei materiali utilizzati. Le murature comprendevano infatti pietre di serpentinite, riconoscibili per il caratteristico colore verde scuro. Questa tonalità doveva rendere il castello particolarmente riconoscibile nel paesaggio.

La torre quadrangolare

La torre costituiva probabilmente uno degli elementi principali del sistema difensivo. La base quadrangolare ancora riconoscibile permette di individuare il punto nel quale sorgeva una struttura verticale destinata all'osservazione e alla difesa. Da qui lo sguardo poteva estendersi sulla vallata. La torre aveva quindi contemporaneamente una funzione pratica e simbolica. Segnalava da lontano la presenza del potere che controllava la valle e le sue strade.

Il muro di cinta

Accanto alla base della torre rimangono porzioni dell'antica cinta muraria. Le mura delimitavano lo spazio fortificato e proteggevano le strutture interne. Nonostante la frammentarietà dei resti, la posizione permette ancora di comprendere la logica del complesso. Il castello occupava la sommità del colle, mentre il paese si sviluppò più in basso, lungo la strada. Fortificazione e borgo formavano quindi due elementi distinti ma strettamente collegati.

Il declino della fortezza

Non conosciamo con precisione tutte le fasi che portarono all'abbandono del castello. Sappiamo però che la struttura perse progressivamente la propria importanza. Il cambiamento delle vie di comunicazione, l'evoluzione delle tecniche militari e le trasformazioni politiche resero molte piccole fortificazioni medievali sempre meno utili. Quando nel XVIII secolo alcuni viaggiatori descrissero il luogo, il Castello di Zeri era già ridotto allo stato di rudere.

Il paese eredita il nome

Anche dopo la scomparsa della fortezza, la memoria del castello non venne cancellata. Il piccolo abitato ai suoi piedi continuò infatti a essere chiamato semplicemente Castello. È un fenomeno particolarmente significativo. Un edificio può scomparire quasi completamente dal paesaggio, ma sopravvivere per secoli nella toponomastica. Ogni volta che viene pronunciato il nome del paese viene quindi ricordata indirettamente l'antica funzione militare del luogo.

L'Oratorio di Sant'Agostino

Nel borgo si trova l'Oratorio di Sant'Agostino, principale testimonianza religiosa del paese. L'edificio presenta forme semplici, coerenti con il carattere rurale della comunità. Sulla facciata si apre il portale d'ingresso, sormontato da una piccola immagine devozionale. Una data particolarmente importante è il 1672, incisa sull'edificio e probabilmente collegata a uno dei rifacimenti dell'oratorio. La presenza di interventi successivi mostra come il luogo di culto sia stato mantenuto e trasformato nel corso delle generazioni.

L'interno di Sant'Agostino

L'oratorio presenta un interno a navata unica. Tra gli elementi più interessanti si trova un gruppo ligneo raffigurante la Visitazione, conservato presso l'altare laterale destro. Sul lato opposto è presente invece una pala ottocentesca dedicata alla Santissima Trinità. Sono opere che testimoniano la devozione di una piccola comunità montana. In paesi come Castello l'oratorio non era soltanto uno spazio religioso, ma uno dei principali luoghi d'incontro della popolazione.

L'antica parrocchia di San Lorenzo

La storia ecclesiastica del territorio è ancora più antica. Le fonti ricordano una Chiesa di San Lorenzo Martire, che nel 1470 compare in un estimo della Chiesa di Luni come cappella dipendente dalla Pieve di Saliceto. Successivamente la parrocchia risulta invece collegata alla Diocesi di Brugnato, insieme a numerosi oratori distribuiti nelle diverse ville del territorio zerasco. Questo cambiamento testimonia la complessità delle giurisdizioni ecclesiastiche dell'Alta Lunigiana.

Tra Luni e Brugnato

La posizione di Zeri spiega bene questa complessità. Il territorio si trova infatti tra aree storicamente orientate verso la Val di Magra e altre aperte verso il versante ligure. Le circoscrizioni religiose riflettevano spesso antichi rapporti territoriali. La presenza prima nell'orbita della Pieve di Saliceto e poi nella Diocesi di Brugnato mostra quanto Zeri fosse una vera terra di confine. Anche attraverso la storia delle chiese è quindi possibile leggere i rapporti tra Toscana e Liguria.

Le “ville” di Castello

Le fonti ecclesiastiche parlano di numerosi oratori distribuiti tra le ville del Castello di Zeri. Il termine “villa” non indicava naturalmente una grande residenza aristocratica. Nella documentazione medievale e moderna poteva identificare un piccolo villaggio o una comunità rurale. Zeri era infatti costituita da una costellazione di nuclei abitati. Castello rappresentava uno dei punti di riferimento di questo sistema, ma la popolazione era distribuita in molti piccoli paesi e casali.

La società rurale

Per secoli la maggior parte degli abitanti visse di agricoltura, allevamento e sfruttamento del bosco. Il territorio offriva prati e pascoli adatti agli animali, mentre castagneti e terreni coltivati garantivano una parte importante dell'alimentazione. L'economia familiare tendeva a utilizzare ogni risorsa disponibile. Animali, campi e boschi costituivano un unico sistema. La relativa lontananza dai grandi mercati rendeva particolarmente importante la capacità delle comunità zerasche di produrre localmente ciò di cui avevano bisogno.

“Mangia del proprio pane e veste del proprio pelo”

Questa autosufficienza è riassunta da una celebre espressione tradizionale riferita agli abitanti di Zeri: ��Zeri mangia del proprio pane e veste del proprio pelo.” La frase sintetizza perfettamente l'antica economia della valle. Il pane rappresenta l'agricoltura e le risorse alimentari prodotte sul territorio. Il “pelo” richiama invece la lana degli animali e quindi l'allevamento. Dietro il detto popolare si nasconde una precisa identità economica e culturale.

Il castagno

Anche intorno a Castello il castagno. ebbe per secoli una grande importanza. Le castagne potevano essere essiccate e trasformate in farina, creando una riserva alimentare preziosa durante l'inverno. Il legname era utilizzato per costruzioni, attrezzi e riscaldamento. I castagneti erano curati con attenzione e rappresentavano veri spazi produttivi. Il paesaggio boscoso che oggi circonda i paesi di Zeri è quindi il risultato di un rapporto secolare tra comunità e ambiente.

I grandi alberi di Castello

Una curiosa testimonianza arriva dal viaggiatore Carlo Caselli, che attraversò Zeri agli inizi del Novecento. A Castello ricordò di aver misurato un cerro di circa sei metri di circonferenza. Nel sagrato della Chiesa di San Lorenzo osservò inoltre tre grandi ippocastani. Sono piccoli dettagli, ma restituiscono l'immagine di un paese nel quale gli alberi monumentali costituivano veri punti di riferimento del paesaggio e della vita comunitaria.

Carlo Caselli a Castello

Nel suo viaggio Caselli raggiunse anche direttamente il paese. Qui incontrò Quirino Giumaschi, personaggio che descrisse come orologiaio, orefice, violinista, fabbro, contadino e perfino dentista. La figura appare quasi incredibile agli occhi contemporanei, ma racconta bene la realtà dei piccoli paesi montani. In comunità poco popolose una stessa persona poteva infatti esercitare competenze molto differenti. La specializzazione tipica della società urbana lasciava spazio a una cultura pratica estremamente versatile.

Racconti e tradizioni orali

Caselli raccolse da Giumaschi anche racconti e leggende della vallata. Questo episodio ricorda l'importanza della tradizione orale. nella cultura zerasca. Storie di castelli, personaggi, streghe, santi e avvenimenti straordinari venivano trasmesse soprattutto attraverso la voce. Alcune possiedono un possibile nucleo storico; altre appartengono interamente al mondo della leggenda. In entrambi i casi rappresentano un patrimonio culturale prezioso perché mostrano il modo in cui le comunità interpretavano il proprio passato.

La leggenda del Malaspina

Anche al Castello di Zeri è associata una leggenda relativa ai Malaspina. La tradizione racconta di un marchese ucciso dal padre di una giovane del paese per impedirgli di esercitare il presunto ius primae noctis. È importante sottolineare che si tratta di una leggenda popolare e non di un fatto storicamente documentato. Racconti di questo genere compaiono in numerosi castelli europei e riflettono spesso una memoria popolare del conflitto tra comunità contadine e potere feudale. Il loro valore è quindi soprattutto folklorico.

Il Settecento e l'Ottocento

La forte identità comunitaria di Zeri emerge anche negli episodi politici dell'età moderna. Tra Settecento e Ottocento gli abitanti furono protagonisti di resistenze e proteste contro poteri esterni e trasformazioni amministrative. Le fonti locali ricordano in particolare la reazione contro le truppe francesi alla fine del Settecento e le agitazioni del 1847, quando il territorio venne coinvolto nelle complesse permute territoriali tra gli Stati preunitari. Questi episodi contribuirono a consolidare l'immagine degli Zeraschi come popolazione fortemente legata alla propria autonomia.

Il Novecento

Nel Novecento la vita di Castello cambiò profondamente. Le nuove strade ridussero progressivamente l'importanza delle antiche mulattiere. L'agricoltura e l'allevamento tradizionali entrarono in crisi, mentre l'emigrazione portò numerosi abitanti lontano dalla montagna. Ma fu soprattutto la Seconda guerra mondiale. a segnare una nuova fase nella storia del paese. La posizione strategica che aveva determinato la nascita del castello medievale tornò infatti ad assumere importanza.

Zeri e la Resistenza

Dopo l'8 settembre 1943 le montagne di Zeri divennero uno dei territori fondamentali della Resistenza tra Lunigiana e Liguria. Boschi, valichi e sentieri offrivano possibilità di movimento alle formazioni partigiane. Da queste montagne era inoltre possibile mantenere collegamenti verso la Val di Vara, il Parmense e la Val di Magra. La stessa geografia che nel Medioevo aveva reso strategico il Castrum Ziri tornava così, molti secoli dopo, ad avere un'importanza militare.

Il 25 luglio 1944

Castello occupa un posto preciso nella storia della Resistenza. Il 25 luglio 1944, proprio a Castello di Zeri, le formazioni partigiane spezzine operanti sulla destra del Magra si riunirono dando vita alla 1ª Divisione Liguria. L'obiettivo era creare una struttura capace di coordinare le formazioni attive nelle montagne comprese tra Spezia, Apuania e Parmense. Al comando venne nominato il colonnello Mario Fontana “Turchi”. Vicecomandante era Guglielmo Cacchioli “Beretta”, mentre commissario politico era Antonio Cabrelli “Salvatore”.

Dalla Divisione Liguria alla IV Zona

Il progetto iniziale di riunire sotto un unico comando tutte le formazioni dell'ampio territorio non riuscì completamente. La struttura assunse successivamente il nome di IV Zona Operativa ligure. Zeri continuò comunque a rappresentare uno dei punti fondamentali dell'organizzazione partigiana. Nell'area operavano formazioni differenti per provenienza e orientamento politico, unite però dalla lotta contro l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana.

Una montagna strategica per la seconda volta

La coincidenza è particolarmente suggestiva. Nel Medioevo il Castello di Zeri controllava le strade che attraversavano l'Appennino. Nel 1944 gli stessi rilievi e gli stessi corridoi naturali tornarono a essere utilizzati per ragioni militari. Naturalmente le due epoche sono profondamente diverse. Ma la geografia rimase la stessa. Valichi, boschi e sentieri continuavano a determinare le possibilità di spostamento e di controllo del territorio.

La popolazione durante la guerra

La guerra coinvolse direttamente anche la popolazione civile. I partigiani avevano bisogno di cibo, informazioni, rifugi e collegamenti. Le famiglie della montagna si trovarono così spesso coinvolte nella rete della Resistenza. Offrire assistenza comportava però rischi enormi. Le forze tedesche e fasciste rispondevano all'attività partigiana con rastrellamenti e rappresaglie. Per questo la storia resistenziale di Zeri riguarda non soltanto i combattenti, ma anche le comunità che vissero per mesi all'interno di un territorio di guerra.

Castello oggi

Oggi Castello appare come un piccolo e tranquillo borgo montano. Il contrasto con il suo passato è notevole. La collina sulla quale sorgeva il Castrum Ziri è ormai occupata soprattutto dai resti della fortificazione e dalla vegetazione. Eppure proprio quei pochi ruderi permettono di leggere una storia molto più grande delle loro dimensioni. Il sito racconta infatti l'importanza strategica che le vallate di Zeri ebbero nelle comunicazioni attraverso l'Appennino.

Un paesaggio storico

Osservando il territorio dal paese è possibile comprendere perché il castello sorgesse proprio qui. La vallata si apre tra rilievi e crinali che conducono verso differenti valichi. I piccoli nuclei abitati sono distribuiti nel paesaggio e collegati da una rete di strade che ha sostituito solo in parte gli antichi percorsi. Il paesaggio stesso diventa quindi un documento storico. Le montagne spiegano la fortezza molto meglio di quanto potrebbe fare una ricostruzione isolata dal territorio.

Un borgo da scoprire

Castello di Zeri è un luogo nel quale la storia si legge soprattutto attraverso tracce, paesaggio e memoria. Dell'antico Castrum Ziri. rimangono soltanto la base della torre quadrangolare e parti delle mura in pietra scura, ma la posizione della fortezza racconta ancora perfettamente la sua funzione. Da questo colle venivano controllate le vie che collegavano la Toscana alla Liguria e all'area padana. L'assedio del 1226. dimostra quanto queste strade fossero importanti nel Medioevo. L'Oratorio di Sant'Agostino, con la data del 1672 e le sue opere devozionali, racconta invece la vita religiosa della piccola comunità. Le testimonianze di Carlo Caselli restituiscono l'immagine della Zeri rurale di inizio Novecento, fatta di grandi alberi, artigiani e tradizioni tramandate oralmente. Infine, il 25 luglio 1944, Castello tornò a essere un luogo strategico: qui nacque la 1ª Divisione Liguria, uno dei momenti importanti nell'organizzazione della Resistenza sulle montagne tra Lunigiana e Spezzino. Visitare Castello significa quindi scoprire un piccolo paese nel quale la geografia ha influenzato la storia per secoli: prima attraverso una fortezza medievale costruita per controllare le strade dell'Appennino e poi attraverso quelle stesse montagne, diventate nel 1944 territorio della lotta partigiana.
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