Castello di Zeri: il
borgo nato all'ombra dell'antico Castrum Ziri
Castello è una frazione del Comune di
Zeri, nell'Alta Lunigiana,
situata nella vallata principale zerasca tra Coloretta e Bergugliara.
Il nome del paese racconta immediatamente la sua
origine.
Su un'altura a nord dell'abitato sorgeva infatti il
Castrum Ziri, l'antico
Castello di Zeri: una fortificazione medievale posta in posizione
strategica per controllare la vallata e soprattutto le vie che
attraversavano l'Appennino collegando la Toscana con la Liguria e con i
territori padani.
Oggi del castello rimangono soltanto pochi ruderi, ma
il piccolo paese sviluppatosi ai suoi piedi conserva ancora il nome e la
memoria di quella fortezza.
Castello è quindi uno dei luoghi migliori per
comprendere un aspetto fondamentale della storia di Zeri: la montagna
non era soltanto un territorio isolato, ma anche una terra di passaggio
attraversata da uomini, merci, eserciti e antiche strade.
Un paese al centro della vallata
Castello occupa una posizione particolare all'interno
della vallata di Zeri.
L'abitato si sviluppa su un
crinale secondario, in corrispondenza
di una sella naturale.
Proprio attraverso questo punto si concentravano
anticamente alcuni dei collegamenti in direzione est-ovest.
Il paese nacque al di sotto di un colle più elevato,
facilmente difendibile e capace di offrire un'ampia visuale sulla
vallata.
Fu su questo rilievo che venne costruito il Castrum
Ziri.
La scelta del luogo rispondeva quindi a precise
esigenze militari e viarie.
Il Castrum Ziri
Il Castrum Ziri.
rappresentava il principale punto fortificato dell'antica vallata.
Non era un grande castello residenziale come quelli
che ancora oggi caratterizzano altre zone della Lunigiana.
La sua funzione era soprattutto strategica.
Dall'altura era possibile controllare gli accessi alla
valle e sorvegliare i percorsi provenienti dai valichi appenninici.
Il castello proteggeva quindi un territorio montano
che, nonostante l'apparente isolamento, si trovava al centro di
importanti collegamenti tra versanti differenti dell'Appennino.
Una strada alternativa a Pontremoli
Nel Medioevo Pontremoli esercitava un forte controllo
sui principali itinerari transappenninici della Lunigiana.
Le strade del Monte
Bardone, del Brattello e del Borgallo rappresentavano
collegamenti fondamentali tra la Pianura Padana e la Val di Magra.
Ma non erano gli unici.
Le vallate di Zeri offrivano infatti percorsi
alternativi.
Attraversando questi territori era possibile muoversi
tra la Toscana, la Liguria e l'area piacentina evitando, almeno in
parte, i passaggi direttamente controllati da Pontremoli.
Questo rendeva il Castello di Zeri un luogo
strategicamente molto importante.
Strade, merci e pedaggi
Nel Medioevo controllare una strada significava
esercitare un potere economico.
Lungo i percorsi transitavano mercanti, animali, sale,
cereali, tessuti e altri prodotti.
Il controllo dei valichi permetteva di imporre pedaggi
e diritti di transito.
Per questo le vie appenniniche furono spesso al centro
di rivalità tra città e signorie.
La presenza del Castrum Ziri deve essere letta proprio
in questo contesto.
La fortezza non difendeva soltanto gli abitanti della
valle: controllava anche una rete di comunicazioni dalla quale potevano
derivare importanti vantaggi politici ed economici.
Il castello e Pontremoli
La posizione strategica di Zeri provocò
inevitabilmente contrasti con le potenze interessate alla viabilità
transappenninica.
Pontremoli aveva tutto l'interesse a impedire che
itinerari alternativi sottraessero traffici alle strade sottoposte al
proprio controllo.
Allo stesso modo anche le città padane cercavano di
difendere i propri interessi commerciali.
Il Castrum Ziri si trovò quindi coinvolto in un
sistema di rivalità molto più ampio rispetto alle dimensioni della
piccola comunità montana.
L'assedio del 1226
Uno degli episodi più importanti della storia del
castello avvenne nel 1226.
Le tensioni legate al controllo delle vie e dei
traffici portarono alla formazione di un'alleanza contro il Castrum
Ziri.
Le truppe avversarie raggiunsero la fortificazione e
la sottoposero ad assedio.
Il tentativo, però, fallì.
Il castello resistette e non venne conquistato.
L'episodio dimostra concretamente l'importanza
militare della fortificazione e la capacità difensiva garantita dalla
sua posizione.
Una fortezza naturalmente protetta
Il colle sul quale sorgeva il castello presenta pendii
che ne favorivano la difesa.
Per raggiungere la sommità era necessario affrontare
un terreno ripido, mentre dalla fortificazione era possibile controllare
chiunque si avvicinasse.
In un'epoca precedente alla diffusione delle armi da
fuoco, una posizione del genere costituiva un enorme vantaggio.
La morfologia del territorio diventava quindi parte
integrante dell'architettura militare.
Il castello sfruttava la montagna come una vera
fortificazione naturale.
Le antiche origini del sito
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che l'importanza
strategica del luogo possa essere precedente alla costruzione del
castello medievale.
La regione del Gottero e dell'Alta Lunigiana fu
infatti attraversata fin dall'antichità da percorsi che mettevano in
comunicazione i diversi versanti appenninici.
Le alture naturalmente difendibili potevano essere
utilizzate come punti di osservazione e controllo già prima del
Medioevo.
Per il colle di Castello, tuttavia, è opportuno
distinguere queste ipotesi dalla documentazione certa relativa al
Castrum Ziri medievale.
Zeri e i Malaspina
Anche la storia di Zeri si inserisce nel complesso
quadro politico della Lunigiana dominata dai
Malaspina.
La grande famiglia marchionale controllò per secoli
castelli, strade e territori distribuiti tra Appennino e Val di Magra.
Zeri mantenne tuttavia una storia particolare e un
forte rapporto politico con Pontremoli.
La popolazione locale sviluppò inoltre nel tempo una
notevole identità comunitaria e una tradizione di autonomia che avrebbe
prodotto tensioni e rivolte anche nei secoli successivi.
Un castello diverso dagli altri
Il Castello di Zeri presenta oggi un aspetto molto
diverso rispetto alle celebri fortezze di Fosdinovo, Malgrate o
Piagnaro.
Non esistono grandi sale, torri perfettamente
conservate o palazzi signorili.
Il Castrum Ziri è un
sito archeologico in rovina.
Proprio questa condizione, però, permette di
comprenderne la natura originaria.
Era soprattutto una fortificazione di controllo
territoriale, costruita per sfruttare una posizione strategica piuttosto
che per diventare una grande residenza aristocratica.
I ruderi
Dell'antico castello rimangono oggi soprattutto la
base di una torre quadrangolare.
e un tratto della cinta muraria.
Sono testimonianze limitate, ma sufficienti a indicare
la posizione e alcune caratteristiche della fortificazione.
Il Piano Strutturale comunale sottolinea inoltre una
particolarità dei materiali utilizzati.
Le murature comprendevano infatti pietre di
serpentinite, riconoscibili
per il caratteristico colore verde scuro.
Questa tonalità doveva rendere il castello
particolarmente riconoscibile nel paesaggio.
La torre quadrangolare
La torre costituiva probabilmente uno degli elementi
principali del sistema difensivo.
La base quadrangolare ancora riconoscibile permette di
individuare il punto nel quale sorgeva una struttura verticale destinata
all'osservazione e alla difesa.
Da qui lo sguardo poteva estendersi sulla vallata.
La torre aveva quindi contemporaneamente una funzione
pratica e simbolica.
Segnalava da lontano la presenza del potere che
controllava la valle e le sue strade.
Il muro di cinta
Accanto alla base della torre rimangono porzioni
dell'antica cinta muraria.
Le mura delimitavano lo spazio fortificato e
proteggevano le strutture interne.
Nonostante la frammentarietà dei resti, la posizione
permette ancora di comprendere la logica del complesso.
Il castello occupava la sommità del colle, mentre il
paese si sviluppò più in basso, lungo la strada.
Fortificazione e borgo formavano quindi due elementi
distinti ma strettamente collegati.
Il declino della fortezza
Non conosciamo con precisione tutte le fasi che
portarono all'abbandono del castello.
Sappiamo però che la struttura perse progressivamente
la propria importanza.
Il cambiamento delle vie di comunicazione,
l'evoluzione delle tecniche militari e le trasformazioni politiche
resero molte piccole fortificazioni medievali sempre meno utili.
Quando nel XVIII secolo alcuni viaggiatori descrissero
il luogo, il Castello di Zeri era già ridotto allo stato di rudere.
Il paese eredita il nome
Anche dopo la scomparsa della fortezza, la memoria del
castello non venne cancellata.
Il piccolo abitato ai suoi piedi continuò infatti a
essere chiamato semplicemente Castello.
È un fenomeno particolarmente significativo.
Un edificio può scomparire quasi completamente dal
paesaggio, ma sopravvivere per secoli nella toponomastica.
Ogni volta che viene pronunciato il nome del paese
viene quindi ricordata indirettamente l'antica funzione militare del
luogo.
L'Oratorio di Sant'Agostino
Nel borgo si trova l'Oratorio
di Sant'Agostino, principale testimonianza religiosa del paese.
L'edificio presenta forme semplici, coerenti con il
carattere rurale della comunità.
Sulla facciata si apre il portale d'ingresso,
sormontato da una piccola immagine devozionale.
Una data particolarmente importante è il
1672, incisa sull'edificio e
probabilmente collegata a uno dei rifacimenti dell'oratorio.
La presenza di interventi successivi mostra come il
luogo di culto sia stato mantenuto e trasformato nel corso delle
generazioni.
L'interno di Sant'Agostino
L'oratorio presenta un interno a
navata unica.
Tra gli elementi più interessanti si trova un gruppo
ligneo raffigurante la Visitazione,
conservato presso l'altare laterale destro.
Sul lato opposto è presente invece una pala
ottocentesca dedicata alla Santissima
Trinità.
Sono opere che testimoniano la devozione di una
piccola comunità montana.
In paesi come Castello l'oratorio non era soltanto uno
spazio religioso, ma uno dei principali luoghi d'incontro della
popolazione.
L'antica parrocchia di San Lorenzo
La storia ecclesiastica del territorio è ancora più
antica.
Le fonti ricordano una
Chiesa di San Lorenzo Martire,
che nel 1470 compare in un estimo della Chiesa di Luni come cappella
dipendente dalla Pieve di Saliceto.
Successivamente la parrocchia risulta invece collegata
alla Diocesi di Brugnato,
insieme a numerosi oratori distribuiti nelle diverse ville del
territorio zerasco.
Questo cambiamento testimonia la complessità delle
giurisdizioni ecclesiastiche dell'Alta Lunigiana.
Tra Luni e Brugnato
La posizione di Zeri spiega bene questa complessità.
Il territorio si trova infatti tra aree storicamente
orientate verso la Val di Magra e altre aperte verso il versante ligure.
Le circoscrizioni religiose riflettevano spesso
antichi rapporti territoriali.
La presenza prima nell'orbita della Pieve di Saliceto
e poi nella Diocesi di Brugnato mostra quanto Zeri fosse una vera
terra di confine.
Anche attraverso la storia delle chiese è quindi
possibile leggere i rapporti tra Toscana e Liguria.
Le “ville” di Castello
Le fonti ecclesiastiche parlano di numerosi oratori
distribuiti tra le ville del Castello
di Zeri.
Il termine “villa” non indicava naturalmente una
grande residenza aristocratica.
Nella documentazione medievale e moderna poteva
identificare un piccolo villaggio o una comunità rurale.
Zeri era infatti costituita da una costellazione di
nuclei abitati.
Castello rappresentava uno dei punti di riferimento di
questo sistema, ma la popolazione era distribuita in molti piccoli paesi
e casali.
La società rurale
Per secoli la maggior parte degli abitanti visse di
agricoltura, allevamento e sfruttamento
del bosco.
Il territorio offriva prati e pascoli adatti agli
animali, mentre castagneti e terreni coltivati garantivano una parte
importante dell'alimentazione.
L'economia familiare tendeva a utilizzare ogni risorsa
disponibile.
Animali, campi e boschi costituivano un unico sistema.
La relativa lontananza dai grandi mercati rendeva
particolarmente importante la capacità delle comunità zerasche di
produrre localmente ciò di cui avevano bisogno.
“Mangia del proprio pane e veste del
proprio pelo”
Questa autosufficienza è riassunta da una celebre
espressione tradizionale riferita agli abitanti di Zeri:
��Zeri mangia del
proprio pane e veste del proprio pelo.”
La frase sintetizza perfettamente l'antica economia
della valle.
Il pane rappresenta l'agricoltura e le risorse
alimentari prodotte sul territorio.
Il “pelo” richiama invece la lana degli animali e
quindi l'allevamento.
Dietro il detto popolare si nasconde una precisa
identità economica e culturale.
Il castagno
Anche intorno a Castello il
castagno. ebbe per secoli una
grande importanza.
Le castagne potevano essere essiccate e trasformate in
farina, creando una riserva alimentare preziosa durante l'inverno.
Il legname era utilizzato per costruzioni, attrezzi e
riscaldamento.
I castagneti erano curati con attenzione e
rappresentavano veri spazi produttivi.
Il paesaggio boscoso che oggi circonda i paesi di Zeri
è quindi il risultato di un rapporto secolare tra comunità e ambiente.
I grandi alberi di Castello
Una curiosa testimonianza arriva dal viaggiatore
Carlo Caselli, che attraversò
Zeri agli inizi del Novecento.
A Castello ricordò di aver misurato un
cerro di circa sei metri di
circonferenza.
Nel sagrato della Chiesa di San Lorenzo osservò
inoltre tre grandi ippocastani.
Sono piccoli dettagli, ma restituiscono l'immagine di
un paese nel quale gli alberi monumentali costituivano veri punti di
riferimento del paesaggio e della vita comunitaria.
Carlo Caselli a Castello
Nel suo viaggio Caselli raggiunse anche direttamente
il paese.
Qui incontrò Quirino
Giumaschi, personaggio che descrisse come orologiaio, orefice,
violinista, fabbro, contadino e perfino dentista.
La figura appare quasi incredibile agli occhi
contemporanei, ma racconta bene la realtà dei piccoli paesi montani.
In comunità poco popolose una stessa persona poteva
infatti esercitare competenze molto differenti.
La specializzazione tipica della società urbana
lasciava spazio a una cultura pratica estremamente versatile.
Racconti e tradizioni orali
Caselli raccolse da Giumaschi anche racconti e
leggende della vallata.
Questo episodio ricorda l'importanza della
tradizione orale. nella cultura
zerasca.
Storie di castelli, personaggi, streghe, santi e
avvenimenti straordinari venivano trasmesse soprattutto attraverso la
voce.
Alcune possiedono un possibile nucleo storico; altre
appartengono interamente al mondo della leggenda.
In entrambi i casi rappresentano un patrimonio
culturale prezioso perché mostrano il modo in cui le comunità
interpretavano il proprio passato.
La leggenda del Malaspina
Anche al Castello di Zeri è associata una leggenda
relativa ai Malaspina.
La tradizione racconta di un marchese ucciso dal padre
di una giovane del paese per impedirgli di esercitare il presunto
ius primae noctis.
È importante sottolineare che si tratta di
una leggenda popolare e non di un fatto
storicamente documentato.
Racconti di questo genere compaiono in numerosi
castelli europei e riflettono spesso una memoria popolare del conflitto
tra comunità contadine e potere feudale.
Il loro valore è quindi soprattutto folklorico.
Il Settecento e l'Ottocento
La forte identità comunitaria di Zeri emerge anche
negli episodi politici dell'età moderna.
Tra Settecento e Ottocento gli abitanti furono
protagonisti di resistenze e proteste contro poteri esterni e
trasformazioni amministrative.
Le fonti locali ricordano in particolare la reazione
contro le truppe francesi alla fine del Settecento e le agitazioni del
1847, quando il territorio
venne coinvolto nelle complesse permute territoriali tra gli Stati
preunitari.
Questi episodi contribuirono a consolidare l'immagine
degli Zeraschi come popolazione fortemente legata alla propria
autonomia.
Il Novecento
Nel Novecento la vita di Castello cambiò
profondamente.
Le nuove strade ridussero progressivamente
l'importanza delle antiche mulattiere.
L'agricoltura e l'allevamento tradizionali entrarono
in crisi, mentre l'emigrazione portò numerosi abitanti lontano dalla
montagna.
Ma fu soprattutto la
Seconda guerra mondiale. a segnare una nuova fase nella storia
del paese.
La posizione strategica che aveva determinato la
nascita del castello medievale tornò infatti ad assumere importanza.
Zeri e la Resistenza
Dopo l'8 settembre 1943 le montagne di Zeri divennero
uno dei territori fondamentali della
Resistenza tra Lunigiana e Liguria.
Boschi, valichi e sentieri offrivano possibilità di
movimento alle formazioni partigiane.
Da queste montagne era inoltre possibile mantenere
collegamenti verso la Val di Vara, il Parmense e la Val di Magra.
La stessa geografia che nel Medioevo aveva reso
strategico il Castrum Ziri tornava così, molti secoli dopo, ad avere
un'importanza militare.
Il 25 luglio 1944
Castello occupa un posto preciso nella storia della
Resistenza.
Il 25 luglio 1944,
proprio a Castello di Zeri, le
formazioni partigiane spezzine operanti sulla destra del Magra si
riunirono dando vita alla 1ª Divisione
Liguria.
L'obiettivo era creare una struttura capace di
coordinare le formazioni attive nelle montagne comprese tra Spezia,
Apuania e Parmense.
Al comando venne nominato il colonnello
Mario Fontana “Turchi”.
Vicecomandante era
Guglielmo Cacchioli “Beretta”, mentre commissario politico era
Antonio Cabrelli “Salvatore”.
Dalla Divisione Liguria alla IV Zona
Il progetto iniziale di riunire sotto un unico comando
tutte le formazioni dell'ampio territorio non riuscì completamente.
La struttura assunse successivamente il nome di
IV Zona Operativa ligure.
Zeri continuò comunque a rappresentare uno dei punti
fondamentali dell'organizzazione partigiana.
Nell'area operavano formazioni differenti per
provenienza e orientamento politico, unite però dalla lotta contro
l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana.
Una montagna strategica per la
seconda volta
La coincidenza è particolarmente suggestiva.
Nel Medioevo il Castello di Zeri controllava le strade
che attraversavano l'Appennino.
Nel 1944 gli stessi rilievi e gli stessi corridoi
naturali tornarono a essere utilizzati per ragioni militari.
Naturalmente le due epoche sono profondamente diverse.
Ma la geografia rimase la stessa.
Valichi, boschi e sentieri continuavano a determinare
le possibilità di spostamento e di controllo del territorio.
La popolazione durante la guerra
La guerra coinvolse direttamente anche la popolazione
civile.
I partigiani avevano bisogno di cibo, informazioni,
rifugi e collegamenti.
Le famiglie della montagna si trovarono così spesso
coinvolte nella rete della Resistenza.
Offrire assistenza comportava però rischi enormi.
Le forze tedesche e fasciste rispondevano all'attività
partigiana con rastrellamenti e rappresaglie.
Per questo la storia resistenziale di Zeri riguarda
non soltanto i combattenti, ma anche le comunità che vissero per mesi
all'interno di un territorio di guerra.
Castello oggi
Oggi Castello appare come un piccolo e tranquillo
borgo montano.
Il contrasto con il suo passato è notevole.
La collina sulla quale sorgeva il Castrum Ziri è ormai
occupata soprattutto dai resti della fortificazione e dalla vegetazione.
Eppure proprio quei pochi ruderi permettono di leggere
una storia molto più grande delle loro dimensioni.
Il sito racconta infatti l'importanza strategica che
le vallate di Zeri ebbero nelle comunicazioni attraverso l'Appennino.
Un paesaggio storico
Osservando il territorio dal paese è possibile
comprendere perché il castello sorgesse proprio qui.
La vallata si apre tra rilievi e crinali che conducono
verso differenti valichi.
I piccoli nuclei abitati sono distribuiti nel
paesaggio e collegati da una rete di strade che ha sostituito solo in
parte gli antichi percorsi.
Il paesaggio stesso diventa quindi un documento
storico.
Le montagne spiegano la fortezza molto meglio di
quanto potrebbe fare una ricostruzione isolata dal territorio.
Un borgo da scoprire
Castello di Zeri è un luogo nel quale la storia si
legge soprattutto attraverso tracce,
paesaggio e memoria.
Dell'antico Castrum
Ziri. rimangono soltanto la base della torre quadrangolare e
parti delle mura in pietra scura, ma la posizione della fortezza
racconta ancora perfettamente la sua funzione.
Da questo colle venivano controllate le vie che
collegavano la Toscana alla Liguria e all'area padana.
L'assedio del 1226.
dimostra quanto queste strade fossero importanti nel Medioevo.
L'Oratorio di
Sant'Agostino, con la data del 1672 e le sue opere devozionali,
racconta invece la vita religiosa della piccola comunità.
Le testimonianze di Carlo Caselli restituiscono
l'immagine della Zeri rurale di inizio Novecento, fatta di grandi
alberi, artigiani e tradizioni tramandate oralmente.
Infine, il 25 luglio
1944, Castello tornò a essere un luogo strategico: qui nacque
la 1ª Divisione Liguria, uno
dei momenti importanti nell'organizzazione della Resistenza sulle
montagne tra Lunigiana e Spezzino.
Visitare Castello significa quindi scoprire un piccolo
paese nel quale la geografia ha influenzato la storia per secoli:
prima attraverso una fortezza medievale
costruita per controllare le strade dell'Appennino e poi attraverso
quelle stesse montagne, diventate nel 1944 territorio della lotta
partigiana. |