Castelmaggiore di
Calci: il borgo del castello, dell'acqua e dei mulini della Valgraziosa
Salendo da Calci verso il Monte Serra, la valle cambia
lentamente aspetto.
Le case seguono la strada.
Gli oliveti risalgono i versanti.
I torrenti scendono dalle montagne.
Alle spalle del fondovalle cominciano i boschi del
Monte Pisano.
È qui che si incontra
Castelmaggiore, uno degli antichi nuclei che compongono il
territorio di Calci.
Oggi Castelmaggiore appare quasi unito senza soluzione
di continuità agli altri abitati della Valgraziosa. Ma il suo nome
conserva la memoria di un passato molto diverso.
Qui esisteva davvero un castello.
E non un castello marginale.
Tra XIII e XIV secolo Castelmaggiore fu coinvolto
direttamente nelle lotte politiche e militari che interessarono Pisa,
Lucca e Firenze. Ancora prima, l'area gravitava intorno alla chiesa di
San Michele e ai possedimenti ecclesiastici che caratterizzavano la
valle.
Per comprendere Castelmaggiore bisogna quindi
immaginare la Valgraziosa medievale non come l'attuale successione di
abitazioni, ma come un mosaico di piccoli villaggi, chiese,
fortificazioni, campi, oliveti, boschi e corsi d'acqua.
Castelmaggiore era uno dei punti strategici di questo
sistema.
Castelmaggiore e la Valgraziosa
La frazione si trova nella parte settentrionale
dell'abitato di Calci, lungo la direttrice che sale verso il Monte
Serra.
Il paesaggio è quello caratteristico della
Valgraziosa: un anfiteatro
naturale ai piedi del Monte Pisano nel quale l'uomo ha modificato per
secoli i versanti attraverso oliveti, terrazzamenti, strade, canali e
insediamenti.
Il Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa
descrive efficacemente Calci come un insieme di nuclei distinti — tra i
quali Castelmaggiore, Tre Colli, Montemagno, Nicosia e altri — immersi
in un paesaggio dominato da olivi, castagni, macchia mediterranea,
pievi, conventi, ville, frantoi e mulini.
Questa struttura policentrica è fondamentale.
Per secoli Calci non è stata un'unica città compatta.
È stata una valle di paesi.
Prima del castello
La storia di Castelmaggiore comincia prima del
castello che gli avrebbe dato il nome.
Uno dei riferimenti più antichi dell'area è la
chiesa di San Michele.
Gli studi sul territorio calcesano attestano con
sicurezza San Michele di Calci nel 1023;
la tradizione documentaria la collega anche a una dotazione del
monastero di San Savino attribuita al 780, ma quest'ultima fonte
presenta problemi di autenticità e deve quindi essere utilizzata con
cautela.
Il dato sicuro è comunque importante.
All'inizio dell'XI secolo questa zona della valle
possedeva già un luogo di culto.
Castelmaggiore, quindi, non nacque dal nulla quando
comparve il castello.
Esisteva un territorio già organizzato.
San Michele e il monastero di San
Savino
La chiesa di San Michele appartenne al monastero di
San Savino, importante
istituzione religiosa del territorio pisano.
Il rapporto terminò nel
1137, quando l'abate Martino
cedette San Michele all'arcivescovo di Pisa Uberto.
Questo passaggio è particolarmente significativo.
La zona entrava direttamente nella sfera
dell'arcivescovado pisano.
In una società medievale, possedere una chiesa e i
terreni collegati significava molto più che controllare un edificio
religioso.
Significava possedere diritti.
Terre.
Rendite.
Rapporti con la popolazione.
La storia religiosa e quella economica erano
inseparabili.
Il castello
Il nome
Castelmaggiore conserva ancora oggi la memoria della
fortificazione medievale.
Lo schedario archeologico dedicato al territorio di
Calci registra Castelmaggiore come castello e indica come prima
attestazione documentaria il 1276-1277.
Gli studiosi ritengono probabile che la fortificazione appartenesse a un
villaggio sviluppatosi nei pressi della chiesa di San Michele.
Questo dato consente di correggere un possibile
equivoco.
Non bisogna immaginare necessariamente un enorme
castello isolato come quelli che dominano alcune colline della
Lunigiana.
Il castello di Castelmaggiore era parte di un sistema
insediativo.
Case.
Strada.
Chiesa.
Fortificazione.
Territorio agricolo.
Tutto contribuiva alla struttura del borgo.
Perché “Maggiore”?
Il nome suggerisce immediatamente una domanda.
Perché Castelmaggiore?
La documentazione medievale utilizza espressioni
riconducibili a Castro Maiori.
Il termine distingueva evidentemente questo nucleo
fortificato nel sistema dei castelli e degli insediamenti della valle.
È però prudente evitare spiegazioni troppo
semplicistiche sul significato preciso di “maggiore” senza un documento
che chiarisca il confronto originario.
Quello che sappiamo con certezza è che il castello
divenne così importante da lasciare il proprio nome al paese.
La fortificazione è quasi scomparsa.
Il toponimo è sopravvissuto.
Il castello scomparso
Oggi chi raggiunge Castelmaggiore potrebbe cercare una
rocca con torri e mura.
Non la troverà.
Il castello medievale è stato trasformato e inglobato
dalle costruzioni successive.
Lo studio archeologico dell'Università di Pisa segnala
tuttavia la sopravvivenza di murature
medievali, in alcuni punti riconoscibili sotto gli intonaci più
recenti.
È un caso molto interessante di archeologia
dell'architettura.
Il castello non è completamente scomparso.
È nascosto.
Una villa sopra il castello
La trasformazione più affascinante riguarda l'edificio
oggi conosciuto come Villa Giusti
Tellini.
Una ricerca dell'Università di Pisa dedicata alla
famiglia di mugnai Tellini ricostruisce il rapporto tra la villa e il
sito dell'antico Castello Maggiore: l'edificio signorile, appartenuto
precedentemente alla famiglia Pruini e successivamente ai Tellini,
sorgerebbe proprio sull'area della fortificazione medievale.
È una trasformazione tipicamente toscana.
Prima il castello.
Poi la villa.
Il luogo del controllo militare diventa residenza
signorile.
Dal Medioevo al Rinascimento
Con il progressivo cambiamento delle condizioni
politiche, molte fortificazioni medievali persero la propria funzione.
Non servivano più necessariamente torri e mura.
Le famiglie proprietarie cercavano invece comodità,
rappresentanza e prestigio.
Il vecchio spazio fortificato poteva essere
trasformato.
A Castelmaggiore questo passaggio è particolarmente
suggestivo perché permette di leggere nello stesso luogo due società
diverse.
La società medievale del castello.
La società moderna della villa.
Un luogo strategico
Perché costruire una fortificazione proprio qui?
La risposta emerge osservando il territorio.
Castelmaggiore controllava una delle direttrici che
dalla parte più abitata della valle salivano verso le pendici del Monte
Pisano.
Da questa posizione era possibile sorvegliare
movimenti e percorsi.
Ma soprattutto Castelmaggiore apparteneva a una valle
immediatamente alle spalle di Pisa.
E nel Medioevo questa vicinanza aveva un'importanza
enorme.
Quando Pisa entrava in guerra, anche Calci poteva
diventare un campo di battaglia.
Pisa, Lucca e Firenze
Tra Duecento e Trecento la Toscana fu attraversata da
continui conflitti.
Comuni rivali.
Famiglie.
Guelfi.
Ghibellini.
Pisa e Lucca.
Pisa e Firenze.
Le alleanze cambiavano.
Gli eserciti attraversavano campagne e montagne.
La Valgraziosa, situata tra Pisa e il sistema del
Monte Pisano, non poteva restare estranea.
Castelmaggiore entrò direttamente in questa storia.
Gli scontri del 1288-1292
Tra il 1288 e il 1292
Calci fu teatro degli scontri tra i ghibellini al potere a Pisa e i
guelfi pisani fuoriusciti.
A guidare questi ultimi era
Nino Visconti, sostenuto anche
da alleati lucchesi e successivamente fiorentini.
Le fonti ricordano esplicitamente la
conquista di Castelmaggiore da
parte dei guelfi.
Improvvisamente il piccolo borgo della Valgraziosa
entra nella grande politica toscana.
Il castello non era pi�� soltanto la fortificazione di
una comunità.
Era un obiettivo militare.
Nino Visconti
Nino Visconti appartiene alla grande storia pisana del
XIII secolo.
Le lotte che seguirono la crisi politica di Pisa
coinvolsero anche i castelli del contado.
Per chi abitava Castelmaggiore, però, quelle guerre
non erano dispute astratte tra guelfi e ghibellini.
Significavano uomini armati.
Requisizioni.
Distruzioni.
Pericolo per i raccolti.
Paura.
Una guerra medievale colpiva soprattutto il territorio
rurale.
Guido da Montefeltro
La reazione pisana fu guidata da
Guido da Montefeltro.
Pisa riuscì a riprendere il controllo della zona e nel
1293 raggiunse la pace con la lega guelfa.
Castelmaggiore tornava così sotto il controllo pisano.
Ma la tranquillità sarebbe stata temporanea.
Il secolo successivo avrebbe portato altre
devastazioni.
Un Trecento difficile
Il XIV secolo fu particolarmente duro per la
Valgraziosa.
Gli studi storici ricordano numerosi passaggi di
eserciti e saccheggi.
Nel 1328 il
territorio fu colpito dalle truppe legate alla discesa in Italia di
Ludovico il Bavaro e a Castruccio Castracani.
Nel 1363
Calci venne occupata dall'esercito fiorentino guidato da Pietro Farnese.
Seguirono le devastazioni legate alle truppe di Carlo
IV di Boemia.
Nel 1375
arrivò anche la compagnia di Giovanni Acuto.
A tutto questo si aggiunsero pestilenze e carestie.
Il significato di una fortificazione
In un contesto simile comprendiamo meglio perché
Castelmaggiore fosse importante.
Un castello significava rifugio.
Controllo.
Difesa.
Presidio.
Ma nessuna fortificazione poteva proteggere
completamente il territorio agricolo.
Gli eserciti potevano incendiare case.
Tagliare alberi.
Portare via animali.
Distruggere raccolti.
Il castello difendeva gli uomini.
Non sempre poteva difendere la loro economia.
Il passaggio a Firenze
Nel Quattrocento Pisa perse progressivamente la
propria autonomia e il territorio calcesano entrò nell'orbita
fiorentina.
La Valgraziosa continuò però a possedere una forte
identità locale.
Nei secoli successivi Calci fu organizzata attraverso
comunità e rappresentanze territoriali.
Una fonte locale basata sulla documentazione storica
ricorda che nel Cinquecento Calci
Pieve, Tre Colli, San Vito, Castelmaggiore, Campo e Montemagno
partecipavano alla formazione degli organi della Podesteria di Calci.
Castelmaggiore non era quindi semplicemente un gruppo
di case.
Era una comunità riconoscibile all'interno
dell'organizzazione del territorio.
Console e consiglieri
Nel sistema amministrativo della Valgraziosa le
diverse comunità partecipavano alla vita della podesteria attraverso
propri rappresentanti.
Nel secondo Cinquecento le comunità citate
contribuivano con un console e due
consiglieri alla formazione degli organi della Podesteria di
Calci.
È un elemento importante per comprendere la storia del
paese.
Il castello medievale aveva perso progressivamente la
sua funzione.
Ma Castelmaggiore continuava a esistere come comunità.
Il potere militare lasciava spazio all'amministrazione
civile.
Dalla fortezza al paese
Questo passaggio può diventare uno dei fili conduttori
più interessanti della storia locale.
Nel Duecento Castelmaggiore è un castello conteso.
Nel Cinquecento è una comunità che partecipa
all'amministrazione della valle.
Il territorio cambia funzione.
La guerra lascia progressivamente spazio
all'agricoltura, alla produzione e alla gestione delle risorse.
E tra queste risorse ce n'è una fondamentale.
L'acqua.
La valle dell'acqua
Calci possiede un territorio particolarmente ricco di
corsi d'acqua che scendono dal Monte Pisano.
Oggi molti possono sembrare piccoli torrenti.
Per secoli furono invece una straordinaria fonte di
energia.
L'acqua faceva muovere le ruote.
Le ruote facevano funzionare le macine.
Le macine trasformavano il grano.
Altri impianti permettevano di lavorare le olive.
La Valgraziosa era una vera macchina idraulica.
Lo Zambra
Il sistema idrografico di Calci confluisce nello
Zambra, il corso d'acqua che
attraversa la valle e accompagna anche l'abitato di Castelmaggiore.
Intorno a questo sistema furono realizzati nel tempo
canali, derivazioni e opere destinate a utilizzare la forza dell'acqua.
La geografia economica del paese seguiva quindi la
geografia dei torrenti.
Dove scorreva acqua utilizzabile poteva sorgere un
mulino.
La Valle del Lato
Particolarmente importante per Castelmaggiore era il
sistema della Valle del Lato.
Uno studio dedicato alle acque di Calci ricostruisce
una complessa rete di torrenti e canali che alimentava i mulini più
elevati della valle, compresi quelli nelle zone di Santa Lucia, Siberia
e alta Valle Buia. Lo stesso studio ricorda che un corso proveniente da
Riseccoli attraversava l'area olivata e confluiva nella Valle del Lato
proprio all'altezza dell'abitato di Castelmaggiore.
Il paese era quindi letteralmente costruito dentro un
paesaggio d'acqua.
I mulini
La storia economica di Calci non può essere raccontata
senza i mulini.
L'Università di Pisa ricorda che il territorio ebbe
per secoli un ruolo produttivo importante grazie ai
molini per la macinazione dei cereali e
ai frantoi per la produzione dell'olio.
Non erano strutture marginali.
Erano indispensabili.
Ogni famiglia aveva bisogno della farina.
Ogni raccolto di olive doveva essere lavorato.
La forza dell'acqua trasformava i prodotti della terra
in alimenti.
Il canale macinante
L'acqua non veniva semplicemente lasciata scorrere.
Doveva essere controllata.
Deviata.
Canalizzata.
Portata alla giusta altezza.
Il sistema calcesano comprendeva canali e derivazioni
capaci di distribuire l'acqua verso le ruote idrauliche. Lo studio sul
sistema delle acque ricorda esplicitamente il canale macinante detto
Aldio e le sue appendici verso
gli impianti della parte alta della valle.
Era una tecnologia antica ma sofisticata.
Una cascata di energia
Il principio era semplice e geniale.
La stessa acqua poteva essere utilizzata più volte.
Dopo aver azionato un impianto, continuava a scendere.
Più in basso poteva alimentarne un altro.
La pendenza naturale della Valgraziosa diventava
quindi una risorsa energetica.
Prima del motore a vapore.
Prima dell'elettricità.
Prima del petrolio.
Calci possedeva l'energia delle proprie montagne.
I mugnai
Dietro ogni mulino esisteva una famiglia.
Il mugnaio doveva conoscere l'acqua.
La portata.
Le macine.
Gli ingranaggi.
Il grano.
Doveva saper intervenire quando il sistema si rompeva.
Regolare la macinazione.
Gestire rapporti con i clienti.
Non era semplicemente un lavoro manuale.
Era un mestiere altamente specializzato.
I Tellini
Una delle famiglie più interessanti per la storia di
Castelmaggiore è quella dei Tellini.
Una ricerca dell'Università di Pisa dedicata proprio
ai mugnai Tellini documenta una famiglia proprietaria di terreni,
abitazioni, mulini e frantoi a Calci, oltre che di beni a Pisa e
Livorno. Nell'Ottocento i Tellini risultano inoltre proprietari della
villa di Castelmaggiore collegata al sito dell'antico castello.
È una storia emblematica.
Il mulino produce ricchezza.
La ricchezza diventa proprietà.
La famiglia acquisisce prestigio.
E alla fine entra nella villa costruita dove un tempo
sorgeva il castello.
Dal mugnaio al proprietario
La vicenda dei Tellini permette di superare
un'immagine troppo semplice della società rurale.
Un mugnaio poteva accumulare capitale.
Acquistare terreni.
Possedere più impianti.
Investire.
Stabilire rapporti commerciali con la città.
La campagna non era economicamente immobile.
Alcune famiglie riuscivano a crescere attraverso il
lavoro e la proprietà.
Castelmaggiore conserva anche questa storia sociale.
L'olio
Se l'acqua era l'energia della valle, l'olivo
era una delle sue grandi ricchezze agricole.
Il paesaggio di Calci è ancora oggi caratterizzato
dagli oliveti che ricoprono le pendici del Monte Pisano.
L'Università di Pisa descrive la Valgraziosa come una
terra nella quale olivi e castagni dominano i versanti e ricorda
esplicitamente la centralità dell'olio nel paesaggio calcesano.
Ma gli oliveti che oggi appaiono naturali sono il
risultato di secoli di lavoro.
Costruire un oliveto
Coltivare un pendio significa modificarlo.
Bisogna creare terrazzamenti.
Costruire muri a secco.
Controllare l'acqua.
Mantenere sentieri.
Potare.
Concimare.
Raccogliere.
Ogni oliveto è quindi un'opera collettiva costruita
attraverso generazioni.
La montagna intorno a Castelmaggiore è anche un
paesaggio storico.
Il frantoio
Dopo la raccolta, le olive dovevano essere trasformate
rapidamente.
Ed ecco il frantoio.
Anche qui l'acqua poteva fornire energia alle
macchine.
La stessa valle produceva quindi sia la materia prima
sia una parte dell'energia necessaria alla trasformazione.
Oliveto.
Torrente.
Frantoio.
Olio.
Era una filiera quasi interamente locale.
Il bosco
Più in alto l'oliveto lascia progressivamente spazio
al bosco.
Castagni.
Lecci.
Macchia mediterranea.
Il Monte Pisano offriva legna da ardere, legname da
lavoro, pascolo e prodotti del sottobosco.
Il bosco non era il contrario dell'economia.
Era parte dell'economia.
Per le famiglie di Castelmaggiore, montagna e
fondovalle costituivano un unico sistema.
Tre Colli
Salendo da Castelmaggiore si raggiunge
Tre Colli, altro nucleo
storico della valle.
Qui la documentazione conserva una memoria ancora più
antica.
La scheda della CEI relativa alla chiesa di San
Bartolomeo ricorda una tradizione di epoca longobarda legata a un
castello appartenente ad Aricauso,
padre dei tre fondatori dell'abbazia di San Savino. La chiesa di San
Bartolomeo sarebbe sorta sulle fondamenta dell'antico castello e risulta
documentata nel Medioevo.
Castelmaggiore e Tre Colli devono quindi essere letti
insieme.
Sono due pezzi dello stesso paesaggio fortificato e
religioso.
San Bartolomeo
La chiesa di San
Bartolomeo a Tre Colli conserva ancora oggi l'aspetto di un
piccolo edificio religioso profondamente legato alla storia della valle.
Il Comune di Calci ne sottolinea il carattere
romanico-pisano e ricorda al suo interno un Cristo ligneo, una Madonna
delle Grazie dipinta su tavola e un fonte battesimale.
La chiesa racconta una dimensione diversa rispetto
alle grandi architetture della Certosa.
È la religione dei piccoli nuclei.
La chiesa vicina alle case.
La Madonna delle Grazie
Nella zona di Tre Colli si trova inoltre il
Santuario della Madonna delle Grazie,
che il Comune di Calci considera di origine probabilmente medievale,
forse risalente all'XI secolo.
Ancora una volta emerge la densità religiosa del
territorio.
Chiese.
Cappelle.
Pievi.
Monasteri.
Conventi.
La Valgraziosa è stata profondamente modellata dalle
istituzioni ecclesiastiche.
La Pieve
Più in basso, il grande riferimento religioso di tutta
la valle era la Pieve dei Santi
Giovanni ed Ermolao.
La pieve romanica, costruita tra la fine dell'XI e
l'inizio del XII secolo, divenne il principale centro ecclesiastico
della zona.
Castelmaggiore possedeva quindi la propria identità
locale, ma apparteneva contemporaneamente a una struttura territoriale
più ampia.
Il castello rappresentava il controllo.
San Michele la comunità religiosa locale.
La Pieve il centro ecclesiastico della valle.
La Certosa
E più avanti, dal Trecento, sarebbe comparsa un'altra
presenza monumentale:
la Certosa di Calci.
Castelmaggiore si trova quindi all'interno di un
territorio straordinariamente ricco di istituzioni religiose.
Ma il suo carattere rimase differente.
La Certosa racconta i monaci.
La Pieve racconta l'organizzazione ecclesiastica.
Castelmaggiore racconta soprattutto il castello, gli
abitanti, l'acqua e il lavoro.
La vita quotidiana
Per secoli la giornata cominciava presto.
Gli uomini raggiungevano campi, mulini, boschi e
frantoi.
Le donne partecipavano intensamente all'economia
familiare, alla raccolta, alla gestione domestica e alle molte
lavorazioni necessarie alla vita rurale.
I bambini crescevano imparando presto i ritmi della
campagna.
Il paese non era separato dal lavoro.
Era costruito intorno al lavoro.
Il suono dell'acqua
Oggi Castelmaggiore è molto più silenzioso.
In passato il paesaggio sonoro doveva essere
differente.
Acqua nei canali.
Ruote.
Macine.
Animali.
Attrezzi.
Campane.
Voci.
Il torrente non era soltanto qualcosa da osservare.
Era una presenza continua.
L'acqua scandiva il lavoro della valle.
Le strade verso il monte
Da Castelmaggiore partivano e passavano percorsi
diretti verso le quote superiori del Monte Pisano.
Una testimonianza curiosa arriva perfino dalla rivista
del Club Alpino Italiano del 1905: un itinerario raggiungeva Calci e
Castelmaggiore per poi salire attraverso i
Mulini Siberia verso
Verruchino, Monte Faeta, Sant'Allago e Monte Serra, tornando infine a
Castelmaggiore.
È una descrizione di oltre un secolo fa.
Ma mostra chiaramente il ruolo del borgo come porta
verso la montagna.
Castelmaggiore e il Monte Serra
Il rapporto con il Monte Serra è fondamentale.
La montagna protegge e contemporaneamente domina la
valle.
Da lì scende l'acqua.
Da lì arriva il legname.
Lì si trovano boschi e sentieri.
Il paese vive tra due mondi.
In basso la pianura pisana.
In alto il Monte Pisano.
Castelmaggiore è quasi una cerniera tra i due.
Guardare verso Pisa
La posizione della Valgraziosa permette inoltre di
comprendere il legame storico con Pisa.
La grande città è vicina.
I prodotti agricoli potevano raggiungere il mercato
urbano.
Le famiglie pisane potevano acquistare proprietà nella
valle.
Le istituzioni ecclesiastiche di Pisa possedevano
beni.
Le guerre pisane coinvolgevano Calci.
Castelmaggiore era rurale.
Ma non era isolato.
La Toscana granducale
Con il consolidamento del dominio fiorentino, le
antiche fortificazioni persero progressivamente importanza militare.
Il territorio fu inserito nelle strutture
amministrative del Granducato.
La Podesteria di Calci faceva parte, insieme ad altre
circoscrizioni, del sistema territoriale facente capo a Vicopisano.
Per Castelmaggiore iniziava una lunga fase nella quale
l'agricoltura e le attività produttive avrebbero assunto un peso
maggiore rispetto alla funzione militare.
La riforma del Settecento
Nel 1776,
durante le riforme di Pietro Leopoldo, il territorio venne nuovamente
riorganizzato.
Una ricostruzione locale basata sulle fonti storiche
ricorda che Calci, Castelmaggiore e Tre Colli passarono sotto il Comune
di Pisa, mentre altri nuclei della valle ebbero una diversa collocazione
amministrativa.
La Valgraziosa, geograficamente unitaria, veniva così
attraversata da confini amministrativi.
Il paesaggio restava lo stesso.
Le istituzioni cambiavano.
Castelmaggiore centro amministrativo
Castelmaggiore ebbe anche un'importanza amministrativa
maggiore di quella che il visitatore contemporaneo potrebbe immaginare.
Prima che il centro comunale si consolidasse nell'area
della Pieve, il vecchio nucleo di Castelmaggiore mantenne un ruolo
rilevante nell'organizzazione locale.
Questa centralità storica aiuta a spiegare il nome e
l'importanza che il paese conservò a lungo nella memoria della valle.
L'Ottocento
Nel XIX secolo il territorio cambiò gradualmente.
Le antiche strutture feudali erano ormai lontane.
Le attività agricole e molitorie rimanevano però
fondamentali.
Famiglie come i Tellini mostrano quanto mulini,
frantoi, proprietà agricole e rapporti con Pisa e Livorno potessero
creare patrimoni importanti.
Castelmaggiore entrava nella modernità mantenendo
un'economia profondamente legata alla terra e all'acqua.
L'autonomia di Calci
Alla fine dell'Ottocento Calci raggiunse una nuova
configurazione amministrativa autonoma rispetto a Pisa.
Nel frattempo l'area della Pieve aveva assunto
un'importanza crescente come centro dell'abitato.
Castelmaggiore perse quindi la centralità
amministrativa che aveva posseduto in epoche precedenti.
Ma non perse la propria identità.
Il nome continuava a ricordare il castello.
Le case conservavano le trasformazioni dei secoli.
Mulini e canali raccontavano ancora il lavoro.
Un paese che cambia funzione
La storia di Castelmaggiore può essere letta come una
successione di funzioni.
Prima luogo religioso e insediativo.
Poi castello.
Poi comunità amministrativa.
Poi borgo agricolo e produttivo.
Infine parte del moderno sistema urbano di Calci.
Ogni fase ha lasciato qualcosa.
A volte un edificio.
A volte una strada.
A volte soltanto un nome.
Il Novecento
Il XX secolo trasformò profondamente anche la
Valgraziosa.
L'energia meccanica ed elettrica rese progressivamente
meno indispensabili i tradizionali mulini ad acqua.
L'agricoltura cambiò.
Molte attività artigianali scomparvero.
La mobilità aumentò.
Il rapporto quotidiano con Pisa divenne ancora più
stretto.
Castelmaggiore cominciò progressivamente a perdere
l'aspetto di comunità produttiva autonoma.
Quando i mulini smisero di girare
La scomparsa dell'attività molitoria tradizionale fu
una trasformazione enorme.
Per secoli il rumore della ruota e delle macine aveva
fatto parte della valle.
Poi lentamente cessò.
I canali persero funzione.
Alcuni vennero modificati.
Altri abbandonati.
Gli edifici furono trasformati in abitazioni o caddero
in disuso.
Ma il sistema idraulico rimane ancora oggi una delle
chiavi migliori per comprendere il territorio.
Il paesaggio come documento
A Castelmaggiore non bisogna cercare soltanto
monumenti.
Bisogna imparare a leggere il paesaggio.
Una strada può seguire un percorso medievale.
Un muro può appartenere a una struttura più antica.
Una villa può nascondere un castello.
Un piccolo canale può essere ciò che rimane di un
sistema produttivo.
Un terrazzamento racconta generazioni di olivicoltori.
Il paese è un archivio all'aperto.
Castelmaggiore e Tre Colli
Per una visita storica sarebbe molto interessante
considerare Castelmaggiore e Tre Colli
come un unico percorso.
A Castelmaggiore:
il castello scomparso.
San Michele.
La villa sorta sul sito della fortificazione.
Il sistema dei mulini.
A Tre Colli:
San Bartolomeo.
Il Santuario della Madonna delle Grazie.
Le memorie di un'altra antica fortificazione.
Poi, sopra tutto:
il Monte Pisano.
L'itinerario dell'acqua
Un secondo percorso potrebbe seguire l'acqua.
Castelmaggiore.
Valle del Lato.
Riseccoli.
Santa Lucia.
Siberia.
I vecchi mulini.
I canali.
È forse l'itinerario più originale.
Perché permette di spiegare come funzionava davvero
una comunità preindustriale.
Non basta dire che esistevano mulini.
Bisogna mostrare
perché erano proprio lì.
La risposta è scritta nella pendenza e nei torrenti.
L'itinerario dell'olio
Un terzo percorso dovrebbe seguire gli oliveti.
Terrazzamenti.
Muri a secco.
Vecchi frantoi.
Ville.
Case rurali.
L'olivo unisce quasi tutto il paesaggio storico di
Castelmaggiore.
Anche oggi costituisce uno degli elementi visivi più
caratteristici della Valgraziosa.
L'olio non è soltanto un prodotto.
È un modo di costruire il territorio.
Il castello che non si vede
Forse l'aspetto più affascinante di Castelmaggiore è
proprio questo.
Il monumento che ha dato il nome al paese quasi non si
vede più.
Eppure continua a esistere.
Nella villa.
Nelle murature.
Nei documenti.
Nel nome della frazione.
Nella memoria delle guerre medievali.
È un caso perfetto per spiegare che la storia non
coincide necessariamente con ciò che rimane intatto.
Anche le trasformazioni sono storia.
Dalla torre alla villa
Poche immagini riassumono meglio Castelmaggiore.
Nel Medioevo il potere costruisce una fortificazione.
Nei secoli successivi quella fortificazione perde
utilità.
Il luogo viene trasformato in residenza.
Il castello diventa villa.
La guerra lascia spazio alla rappresentanza sociale.
È la stessa terra.
Ma appartiene a un mondo completamente diverso.
Dalla ruota idraulica alla casa
La stessa trasformazione riguarda i mulini.
Un edificio costruito per sfruttare la forza
dell'acqua può perdere la propria funzione originaria.
Diventare deposito.
Abitazione.
Rudere.
Ma basta osservare il rapporto con il corso d'acqua
per capire perché sia nato proprio lì.
A Castelmaggiore la geografia spiega l'architettura.
Un borgo tra città e montagna
Castelmaggiore occupa inoltre una posizione ideale per
comprendere la doppia identità di Calci.
Da una parte Pisa.
Dall'altra il Monte Serra.
Da una parte il mercato urbano.
Dall'altra boschi e torrenti.
Da una parte famiglie cittadine e istituzioni
ecclesiastiche.
Dall'altra mugnai, olivicoltori e lavoratori della
valle.
Castelmaggiore è il punto d'incontro tra questi mondi.
La memoria di San Michele
Anche San Michele assume così un significato
particolare.
La chiesa precede la grande stagione del castello.
Attraversa il Medioevo.
Assiste alle guerre.
Vede cambiare proprietari e istituzioni.
Rimane un riferimento religioso quando la
fortificazione perde la propria funzione.
Nella storia di Castelmaggiore la chiesa rappresenta
la continuità della comunità.
Una valle costruita dall'uomo
A prima vista la Valgraziosa può sembrare un paesaggio
naturale.
In realtà è profondamente antropizzata.
I versanti sono stati terrazzati.
I torrenti canalizzati.
Gli olivi piantati.
I boschi utilizzati.
Le strade aperte.
I mulini costruiti.
I castelli trasformati.
Il paesaggio di Castelmaggiore non è soltanto natura.
È natura lavorata.
Perché visitare Castelmaggiore
Non si viene a Castelmaggiore per trovare un grande
monumento isolato.
Si viene per capire un territorio.
Bisogna camminare.
Osservare.
Seguire l'acqua.
Guardare i terrazzamenti.
Cercare le tracce delle murature.
Salire verso Tre Colli.
Immaginare il castello.
Ricostruire la rete dei mulini.
È una visita che richiede curiosità.
Ma proprio per questo può essere molto gratificante.
Castelmaggiore prima di Calci
C'è infine un aspetto che rende questa frazione
particolarmente importante.
Oggi siamo abituati a pensare:
Calci è il paese.
Castelmaggiore è una sua frazione.
Storicamente il rapporto era molto più complesso.
La valle era costituita da comunità differenti,
ciascuna con una propria identità.
Castelmaggiore aveva il proprio castello.
La propria chiesa.
I propri rappresentanti.
Il proprio territorio.
Il moderno Comune ha unito ciò che per secoli era
stato un mosaico.
Il mosaico della Valgraziosa
Ed è forse questo il modo migliore per raccontare
tutta Calci.
La Pieve.
Castelmaggiore.
Tre Colli.
Montemagno.
Nicosia.
Rezzano.
Gli altri nuclei.
Non semplici quartieri.
Ma frammenti di una geografia storica.
Ognuno possiede una storia.
Mettendoli insieme si ricostruisce la Valgraziosa.
Castelmaggiore: il castello diventato
paese
Castelmaggiore conserva una storia che può essere
letta attraverso tre elementi.
Il castello.
Ricorda il Medioevo, le fortificazioni e le guerre tra
Pisa e i suoi avversari.
L'acqua.
Ricorda mulini, canali e l'energia che per secoli fece
funzionare l'economia della valle.
L'olivo.
Ricorda il lavoro umano che ha modellato le pendici
del Monte Pisano.
Tre elementi.
Difesa.
Energia.
Agricoltura.
Sono le tre grandi anime del paese.
Una storia nascosta tra le case
Oggi Castelmaggiore è inserito nel tessuto abitato di
Calci.
Automobili e strade moderne possono rendere difficile
immaginare il passato.
Ma basta cambiare sguardo.
Dietro una villa compare un castello.
Dietro un torrente compare una ruota idraulica.
Dietro un oliveto compaiono secoli di terrazzamenti.
Dietro una piccola chiesa compare l'organizzazione
religiosa medievale.
Dietro il nome Castelmaggiore compare una comunità che
per secoli possedette un'identità precisa.
Ed è questa la caratteristica più affascinante del
borgo.
Castelmaggiore non
conserva la propria storia in un solo grande monumento: la conserva
dispersa nel paesaggio. Il castello medievale sopravvive nelle
trasformazioni architettoniche e nel nome del paese; San Michele ricorda
le antiche strutture religiose della valle; i torrenti e i canali
raccontano i mulini; gli oliveti raccontano generazioni di lavoro; le
strade che salgono verso Tre Colli e il Monte Serra ricordano il
rapporto continuo tra Pisa e la montagna. Per conoscere Castelmaggiore
bisogna quindi fare ciò che si fa davanti a un documento antico:
osservare attentamente ogni traccia e ricostruire ciò che il tempo ha
trasformato. |