Chiama: Foto, storia e informazioni del borgo

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Il periodo di maggior vitalità del borgo rischia di coincidere con l'epoca alto-medievale e i secoli XIII-XIV, prima di un lento processo di declino demografico e sociale. Nel XII secolo il territorio risultava legato alla giurisdizione dell'Abbazia (poi Vescovado) di Brugnato, che includeva la chiesa di San Bartolomeo di Chiama. Ridotto a pochissimi residenti stabili, il borgo di Chiama conserva un'autentica atmosfera rurale ed è recentemente tornato al centro dell'attenzione grazie a iniziative di recupero artistico e culturale e al turismo lento dell'entroterra ligure

Chiama

Vista dal paese

Inizio del paese

In paese

Case vecchie

Case vecchie

In paese

In paese

Il sagrato della Chiesa di San Bartolomeo

Casa vecchia

Chiama di Maissana

Storia, territorio, cultura e memoria di un antico borgo dell'Alta Val di Vara

Un antico paese sulle vie dell'Appennino

Chiama è una frazione del Comune di Maissana, nell'Alta Val di Vara, in provincia della Spezia. Oggi appare come un piccolo borgo raccolto sul colle, con le case addossate intorno alla chiesa di San Bartolomeo Apostolo. La sua dimensione attuale, tuttavia, non deve far pensare a un paese di recente formazione. Le fonti del Comune descrivono Chiama come una comunità di origine molto antica, inserita in una rete di insediamenti e percorsi che collegavano le terre dell'Appennino con la fascia costiera ligure. Alcune testimonianze documentarie risalgono addirittura ai secoli X e XI. Questa antichità è uno degli aspetti più interessanti di Chiama. Il paese non è infatti nato semplicemente come piccolo centro agricolo isolato, ma si è sviluppato in relazione a un territorio di passaggio, nel quale per secoli si sono incontrati viandanti, agricoltori, commercianti, religiosi e abitanti delle vallate.

Chiama nell'antico territorio dell'Alta Val di Vara

Per comprendere la storia di Chiama occorre partire dal territorio. L'Alta Val di Vara è una regione montuosa caratterizzata da vallate, crinali e corsi d'acqua che hanno costituito per secoli naturali vie di comunicazione. Il territorio di Maissana presenta inoltre testimonianze di una frequentazione umana molto antica. La vicina Valle Lagorara, nel territorio comunale, conserva infatti uno straordinario sito archeologico legato all'estrazione e alla lavorazione del diaspro in epoca preistorica. Il sito è stato interpretato come una delle più importanti testimonianze europee di attività estrattiva preistorica. Questa antica frequentazione non deve però essere confusa con una prova di continuità abitativa nell'attuale Chiama. Per il borgo, le prime testimonianze storiche direttamente richiamate dalle fonti locali appartengono all'alto Medioevo.

Le prime testimonianze: i secoli X e XI

Il Comune di Maissana segnala che in alcuni documenti dell'area bobbiese dei secoli X e XI compaiono riferimenti a località denominate “Chama” e “Melea”, identificate dalla tradizione locale rispettivamente con Chiama e Merita. Si tratta di una testimonianza di particolare interesse perché permette di collocare il territorio di Chiama all'interno di una rete insediativa già organizzata nell'alto Medioevo. La fonte comunale mette inoltre in relazione questi villaggi con il tracciato di un'antica “via pubblica”, che collegava le terre oltre l'Appennino con la fascia rivierasca. Se questa identificazione documentaria viene mantenuta nei suoi corretti margini di prudenza, emerge comunque un dato importante: l'area di Chiama si trovava lungo una direttrice di comunicazione di lunga durata. La montagna, quindi, non era soltanto un luogo da attraversare. Era uno spazio organizzato nel quale esistevano strade, villaggi, terre agricole e punti di sosta.

Le vie fra l'Appennino e il mare

La posizione di Chiama può essere interpretata proprio alla luce delle antiche vie di comunicazione. I percorsi che attraversavano l'Appennino permettevano di collegare il versante padano con il Levante ligure. Attraverso queste strade potevano transitare: persone; bestiame; prodotti agricoli; merci; pellegrini; religiosi; messaggeri. Le vie di montagna non erano necessariamente strade costruite secondo gli standard moderni. Potevano essere sentieri, mulattiere e percorsi adattati alla morfologia del terreno. Ma per le comunità locali rappresentavano infrastrutture essenziali. La posizione di Chiama lungo uno di questi sistemi viari può quindi contribuire a spiegare la sua antica presenza documentaria.

La “cella” del monastero di San Colombano

Uno degli elementi più affascinanti della storia di Chiama riguarda la presenza di una struttura religiosa altomedievale. Il Comune ricorda infatti che nella zona di Chiama il monastero di San Colombano di Bobbio possedeva nel 905 una “cella”, nella quale vivevano 13 manenti, cioè persone legate alla conduzione delle terre. La fonte comunale riferisce inoltre che questi lavoratori dovevano al monastero una quantità di 10 libbre di “seta”. La stessa fonte avverte però che il termine potrebbe derivare da una lettura errata di “setaria”, termine che potrebbe indicare invece cereali minori. Questo dettaglio, apparentemente secondario, è in realtà molto importante. Una cella monastica non era necessariamente un monastero monumentale. Poteva essere un centro organizzativo e agricolo dipendente da un grande monastero. La presenza di 13 manenti suggerisce quindi l'esistenza di una struttura economica organizzata. Il monastero non possedeva semplicemente un terreno: esisteva un sistema nel quale persone, terre e produzione erano collegati.

San Colombano e la rete monastica medievale

Il riferimento a Bobbio inserisce Chiama in una rete storica molto più ampia. L'abbazia di San Colombano di Bobbio, fondata nel VII secolo, divenne uno dei grandi centri monastici dell'Italia settentrionale. I suoi possedimenti si estesero in numerosi territori, anche molto lontani dall'abbazia. Le “celle” permettevano ai monasteri di amministrare terre e attività agricole senza che fosse necessario costruire grandi complessi monastici in ogni località. La presenza di una cella nell'area di Chiama mostra quindi come il territorio fosse già inserito in circuiti economici e religiosi sovralocali. Il paese che oggi appare appartato era, in realtà, collegato a una rete che comprendeva l'Appennino settentrionale e importanti centri religiosi.

Chiama e il paesaggio medievale

Immaginare Chiama nel Medioevo significa immaginare un paesaggio molto diverso da quello attuale. Il territorio era probabilmente composto da un mosaico di: boschi; pascoli; campi; piccoli appezzamenti; sentieri; abitazioni rurali; strutture agricole. Il bosco costituiva una risorsa fondamentale. Forniva legname, combustibile, frutti, castagne e altre risorse. I terreni agricoli erano invece coltivati con modalità adattate alla montagna. La presenza della cella monastica indica inoltre che una parte del territorio era organizzata secondo forme di gestione agricola strutturata.

L'età di maggiore vitalità

Secondo la ricostruzione pubblicata dal Comune, il periodo di maggiore vitalità di Chiama può essere collocato fra l'alto Medioevo e i secoli XIII-XIV. È un periodo nel quale molti piccoli centri dell'Appennino raggiunsero una notevole importanza locale. La posizione lungo le vie di comunicazione, l'agricoltura e le relazioni con le istituzioni religiose contribuirono probabilmente alla crescita della comunità. La documentazione successiva sembra però indicare una progressiva riduzione del ruolo di Chiama nella vita politica ed economica del territorio. Il fenomeno non fu necessariamente improvviso. Come accadde in molti insediamenti appenninici, le trasformazioni delle vie di comunicazione e dei centri di potere poterono modificare lentamente l'importanza relativa del borgo.

Dalla centralità medievale al declino

La storia di Chiama presenta quindi una caratteristica interessante. Il paese sembra attraversare due fasi differenti: una prima fase di vitalità, legata all'alto Medioevo e ai secoli XIII-XIV; una fase successiva di progressivo ridimensionamento, nella quale il paese perde parte della propria centralità. La fonte comunale parla esplicitamente di una progressiva diminuzione della presenza attiva della Villa nella vita della comunità e di un lento processo di decadenza. La parola “Villa” va intesa nel suo significato storico: non una grande città, ma un insediamento organizzato, una comunità territoriale. Questo passaggio è importante per comprendere l'evoluzione del borgo. Chiama non scompare, ma perde gradualmente una parte dell'importanza che aveva avuto nei secoli precedenti.

La tradizione della peste del 1528

La storia di Chiama conserva la memoria di un evento particolarmente drammatico: una peste che, secondo la tradizione locale, colpì il paese nel 1528. La fonte comunale riferisce che la popolazione sarebbe stata allora di circa 200 persone e che l'epidemia avrebbe provocato una drastica diminuzione degli abitanti. Questo dato va presentato con prudenza, perché la fonte locale non fornisce in questa sede la documentazione demografica originale che permetta di quantificare con precisione le vittime. La peste rappresenta tuttavia una componente importante della memoria storica di Chiama. Le epidemie costituivano infatti uno degli eventi più traumatici per le comunità dell'epoca. Un piccolo paese agricolo disponeva di risorse sanitarie estremamente limitate e una malattia contagiosa poteva compromettere in breve tempo la vita sociale ed economica dell'intera comunità.

La cappella prima della chiesa

Secondo la tradizione riportata dal Comune, prima dell'attuale chiesa esisteva a Chiama una cappella risalente al XVI secolo. La stessa fonte collega la scomparsa della cappella agli effetti della peste: dopo l'abbandono del luogo di culto, l'edificio sarebbe progressivamente crollato. Anche questo episodio deve essere letto con attenzione. Non disponiamo, nella fonte consultata, di una descrizione archeologica o documentaria completa della cappella. Resta però interessante il rapporto fra epidemia e spazio religioso. In una comunità profondamente cristiana, il luogo di culto rappresentava uno dei principali simboli della continuità del paese. La sua perdita poteva quindi assumere un forte significato nella memoria collettiva.

La nuova chiesa di San Bartolomeo

La chiesa attuale di Chiama è dedicata a San Bartolomeo Apostolo. Secondo la documentazione comunale, l'edificio venne costruito nel 1637, attraverso il sacrificio e il lavoro degli abitanti. La nuova chiesa rappresentò probabilmente una fase di ricostruzione della comunità dopo le difficoltà del secolo precedente. Il fatto che la fonte sottolinei il contributo degli abitanti è significativo. Come accadeva frequentemente nei piccoli paesi rurali, la costruzione e la manutenzione della chiesa dipendevano anche dalla partecipazione della popolazione. La chiesa diventava così una sorta di opera collettiva.

San Bartolomeo, patrono del paese

La dedicazione a San Bartolomeo Apostolo lega Chiama a uno dei santi più antichi e venerati della tradizione cristiana. San Bartolomeo è ricordato nella tradizione come uno dei Dodici Apostoli. Il suo culto si diffuse ampiamente in Europa e in Italia. A Chiama la festa patronale è oggi associata a San Luigi, celebrato il 21 giugno o nella domenica successiva, secondo la scheda ufficiale del Comune. Questa apparente differenza fra titolazione della chiesa e festa patronale è un elemento che meriterebbe, per una ricerca più approfondita, un esame dei documenti parrocchiali e delle tradizioni locali.

La parrocchia di Chiama

La parrocchia di Chiama è una delle più antiche realtà religiose del territorio maissanese. La documentazione comunale la definisce infatti “molto antica”. Dal punto di vista ecclesiastico, Chiama ebbe inoltre una storia particolare rispetto alle altre frazioni di Maissana. Mentre gran parte del territorio maissanese era legato all'area ecclesiastica genovese, Chiama appartenne alla diocesi di Brugnato fino al 1519. Successivamente passò all'arcidiocesi di Genova, dove rimase fino al 1892, quando venne trasferita alla nuova diocesi di Chiavari. Infine, l'11 ottobre 1959, la parrocchia passò dalla diocesi di Chiavari alla diocesi della Spezia. Questa successione è particolarmente importante perché mostra la posizione di Chiama al confine fra differenti aree storiche e religiose.

Chiama e la diocesi di Brugnato

L'appartenenza iniziale alla diocesi di Brugnato costituisce una peculiarità. Il territorio di Brugnato occupava storicamente una posizione centrale nella Liguria orientale e nell'area appenninica. La diocesi aveva rapporti con numerosi insediamenti delle vallate interne. Il caso di Chiama mostra quindi come i confini religiosi non coincidessero necessariamente con quelli politici o amministrativi. Un paese poteva appartenere a una determinata realtà politica e contemporaneamente essere legato ecclesiasticamente a un'altra. Questo rende la storia di Chiama particolarmente interessante per lo studio dei rapporti fra Alta Val di Vara, Levante ligure e area genovese.

Dal Medioevo ai Fieschi

La storia di Chiama deve essere inserita nelle vicende politiche generali del territorio di Maissana. Nel Medioevo l'area dell'Alta Val di Vara fu interessata dalla presenza di grandi famiglie feudali. Secondo la storia generale del Comune, il territorio fu dapprima collegato agli Estensi e successivamente ai Malaspina, come confermato dal diploma imperiale di Federico Barbarossa del 29 settembre 1164. In seguito il feudo di Maissana passò ai Fieschi, conti di Lavagna. La famiglia fliscana esercitò una notevole influenza nell'area sino alla crisi del 1547, quando la congiura di Gianluigi Fieschi modificò radicalmente gli equilibri politici. Dopo il 1547 i possedimenti passarono ai Doria e quindi nell'orbita della Repubblica di Genova. Chiama segu���� le vicende del territorio nel quale era inserita.

La Repubblica di Genova

Con l'affermazione del potere genovese, l'area venne inserita nella struttura amministrativa della Repubblica di Genova. Il territorio maissanese fu collegato alla podesteria di Castiglione Chiavarese, all'interno del capitaneato di Chiavari. Per Chiama questo significò l'inserimento in un sistema amministrativo più ampio. La vita quotidiana continuava però a essere dominata da dinamiche locali: agricoltura, allevamento, boschi, rapporti fra famiglie e attività della parrocchia. Le grandi trasformazioni politiche arrivavano quindi nel paese attraverso imposte, giurisdizioni, obblighi e autorità, mentre la struttura della comunità rimaneva fortemente locale.

Il territorio agricolo

La posizione di Chiama sul colle ha condizionato la struttura del paesaggio. Le abitazioni sono raccolte intorno alla chiesa, mentre il territorio circostante comprendeva terreni coltivati e boschi. Come negli altri borghi dell'Alta Val di Vara, l'economia tradizionale era basata su una combinazione di: agricoltura; allevamento; sfruttamento dei boschi; raccolta dei prodotti spontanei; piccole attività artigianali. Non si trattava di un'agricoltura industriale. Ogni famiglia disponeva generalmente di più piccoli appezzamenti, spesso distribuiti in zone differenti. Questo sistema richiedeva una conoscenza precisa del territorio e un'organizzazione del lavoro familiare.

Il bosco come risorsa

Il bosco costituiva una componente essenziale dell'economia tradizionale. Forniva legna da ardere e da costruzione, castagne, funghi, frutti selvatici e materiale utilizzabile per attrezzi e strutture agricole. Il bosco era quindi parte integrante dell'economia familiare. La progressiva riduzione delle attività agricole nel corso del Novecento ha modificato questo rapporto. Molti terreni un tempo coltivati sono stati progressivamente riconquistati dalla vegetazione spontanea. Il paesaggio attuale conserva quindi le tracce di una precedente organizzazione del territorio, anche quando le antiche funzioni economiche sono scomparse.

L'architettura rurale

Chiama conserva il carattere tipico dei piccoli borghi dell'Appennino ligure. Le case sono raccolte sul pendio e costruite secondo le esigenze della vita rurale. La pietra locale, i portali, i piccoli passaggi e la disposizione compatta degli edifici costituiscono elementi caratteristici dell'architettura dell'area. Uno studio dedicato alla trasformazione del paesaggio di Maissana sottolinea come le diverse frazioni condividano caratteristiche architettoniche comuni, tra cui case in pietra locale, portali in arenaria e antiche coperture in “ciappe”, cioè lastre di ardesia. L'architettura tradizionale deve quindi essere considerata parte integrante del patrimonio storico di Chiama.

Le vie del paese

La struttura raccolta del borgo è strettamente collegata alla sua storia. In un paese costruito sul pendio, le vie erano necessariamente adattate alla morfologia. I percorsi interni permettevano di raggiungere abitazioni, stalle, orti e chiesa. Le strade non erano soltanto spazi di transito. Erano luoghi di incontro, di lavoro e di vita quotidiana. La dimensione raccolta dell'abitato favoriva inoltre le relazioni fra le famiglie.

Chiama e la cultura religiosa

La lunga storia della parrocchia ha lasciato una forte impronta sulla cultura del paese. La chiesa non era soltanto il luogo nel quale si celebrava la Messa. Era il centro di una parte importante della vita comunitaria. Qui si celebravano: battesimi; matrimoni; funerali; feste patronali; processioni; ricorrenze religiose. Per secoli la parrocchia ha inoltre rappresentato uno dei principali luoghi nei quali venivano conservati i documenti relativi alle famiglie. La storia religiosa è quindi anche una fonte essenziale per ricostruire la storia sociale di Chiama.

La festa e la comunità

La festa patronale rappresenta ancora oggi un momento importante per il paese. Il Comune indica come ricorrenza principale San Luigi, celebrato il 21 giugno o nella domenica successiva. Le feste religiose dell'Appennino hanno tradizionalmente una doppia funzione. Da una parte mantengono la continuità della devozione. Dall'altra riuniscono la comunità. Questo secondo aspetto è diventato particolarmente importante con il progressivo spopolamento dei piccoli centri. La festa può infatti riportare nel paese persone che durante l'anno vivono altrove.

Lo spopolamento

Come molte altre comunità dell'Appennino ligure, anche Chiama ha attraversato nel Novecento un processo di riduzione della popolazione. L'emigrazione verso i centri urbani, la ricerca di lavoro e la trasformazione dell'agricoltura hanno progressivamente modificato la struttura del paese. Il fenomeno non riguarda soltanto il numero degli abitanti. Ha modificato il paesaggio. Quando diminuisce il numero delle persone che coltivano la terra, i campi vengono progressivamente abbandonati. I boschi avanzano. Le antiche mulattiere vengono percorse meno frequentemente. Alcune abitazioni diventano seconde case. Il paese passa così da comunità agricola permanente a comunità in parte stagionale.

Chiama oggi

Il Comune descrive oggi Chiama come un piccolo paese con le case raccolte sul colle intorno alla chiesa di San Bartolomeo. La scheda comunale riporta circa 20 residenti e 50 abitanti stagionali. Questa differenza è significativa. Il numero dei residenti permanenti è ridotto, ma la comunità legata al paese è più ampia. Sono presenti infatti persone che ritornano periodicamente, proprietari di seconde case, famiglie originarie di Chiama e persone che conservano un rapporto affettivo con il luogo. La storia contemporanea di Chiama è quindi anche storia di emigrazione e ritorno.

La memoria delle famiglie

Nei piccoli borghi la memoria familiare assume un'importanza particolare. Quando gli archivi ufficiali sono incompleti, le fotografie, le lettere, i racconti degli anziani e i documenti conservati nelle case possono diventare fonti preziose. Per Chiama sarebbe particolarmente interessante raccogliere: fotografie delle famiglie; vecchi documenti; registri e libretti religiosi; lettere degli emigrati; ricette tradizionali; nomi e soprannomi; storie delle case; ricordi della scuola; testimonianze sulla vita agricola; racconti della festa patronale. Questi materiali potrebbero permettere di ricostruire la storia del paese nel XIX e XX secolo con un livello di dettaglio che le fonti istituzionali da sole non consentono.

La toponomastica come memoria

Anche i nomi dei luoghi possono raccontare la storia. Un toponimo può derivare da: una caratteristica del terreno; una coltivazione; un'attività; una famiglia; un edificio; un'antica strada; una presenza religiosa. Per questo una ricerca storica su Chiama dovrebbe comprendere una vera e propria mappa della toponomastica storica. Raccogliere i nomi utilizzati dagli abitanti più anziani permetterebbe di conservare una parte della cultura locale che rischia di scomparire con il progressivo abbandono delle attività agricole.

Chiama e l'identità linguistica

La posizione di Chiama contribuisce inoltre alla particolare identità linguistica dell'Alta Val di Vara. Il territorio di Maissana ha storicamente avuto rapporti con il mondo genovese e con il Levante ligure. Lo studio sul paesaggio maissanese evidenzia come la cultura locale presenti elementi linguistici e culturali legati all'area ligure orientale e genovese. Il dialetto rappresenta quindi un'altra forma di patrimonio immateriale. Le parole utilizzate per indicare gli oggetti della vita quotidiana, i terreni, gli animali e le attività agricole possono conservare tracce della storia culturale del territorio.

Chiama fra Liguria e Appennino

Chiama occupa una posizione culturale di frontiera. Geograficamente appartiene alla Liguria. Storicamente è però collegata alle vie che attraversano l'Appennino. La sua storia religiosa la mette in rapporto con Brugnato, Genova, Chiavari e oggi La Spezia. La sua storia politica la collega ai Malaspina, ai Fieschi, ai Doria e alla Repubblica di Genova. La sua storia economica è invece quella di una comunità rurale dell'Appennino. Queste diverse appartenenze non si escludono. Al contrario, contribuiscono a creare la particolare identità culturale di Chiama.

Dall'età napoleonica al Regno d'Italia

Le grandi trasformazioni politiche della fine del XVIII secolo coinvolsero anche il territorio di Maissana. Nel 1797, con l'arrivo delle truppe francesi e la trasformazione dell'assetto politico ligure, il territorio entrò nella Repubblica Ligure. Successivamente fu inserito nell'Impero francese. Nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, passò al Regno di Sardegna, secondo il nuovo assetto deciso dal Congresso di Vienna. Nel XIX secolo il territorio rimase amministrativamente collegato alla provincia di Genova e al circondario di Chiavari. Con la costituzione della provincia della Spezia nel 1923, Maissana venne inserita nella nuova provincia. Chiama divenne così parte dell'attuale organizzazione amministrativa, pur conservando legami culturali con il Levante genovese.

Il Novecento e la trasformazione della comunità

Il Novecento modificò profondamente il modo di vivere a Chiama. La società agricola tradizionale iniziò lentamente a perdere importanza. La popolazione si spostò verso i centri urbani. Le nuove infrastrutture e i nuovi mezzi di trasporto modificarono i rapporti con le città. La scuola, il lavoro e i servizi si concentrarono progressivamente nei centri maggiori. Per un paese piccolo come Chiama questo significò una trasformazione radicale. La comunità non scomparve, ma cambiò forma.

Dal paese agricolo al paese della memoria

Chiama è oggi molto diverso dal paese agricolo dei secoli passati. Le attività tradizionali hanno perso gran parte della loro importanza economica. Ma il territorio conserva le tracce di quel passato. Il borgo, la chiesa, i sentieri, le case, i boschi e i terreni raccontano ancora la storia della comunità. Il paese è diventato anche un luogo di memoria. Le persone che vi ritornano non cercano soltanto un'abitazione o un paesaggio. Ritrovano le proprie origini familiari.

Il patrimonio immateriale

Il patrimonio di Chiama non può essere limitato agli edifici. È importante conservare anche: la memoria orale, attraverso le testimonianze degli abitanti; la memoria religiosa, attraverso feste, processioni e tradizioni; la memoria linguistica, attraverso il dialetto e i vocaboli locali; la memoria agricola, attraverso tecniche e conoscenze tradizionali; la memoria familiare, attraverso fotografie e documenti; la memoria del paesaggio, attraverso i nomi dei luoghi e dei terreni. Questi elementi formano un patrimonio fragile ma essenziale.

Una storia più antica di quanto appaia

Guardando oggi Chiama, con le sue poche case raccolte sul colle, può essere difficile immaginare quanto sia lunga la sua storia. Ma dietro l'attuale piccolo paese si possono riconoscere diversi strati storici: la frequentazione antica del territorio; le vie appenniniche dell'alto Medioevo; la presenza della cella monastica nel 905; la crescita dell'insediamento nei secoli medievali; la lunga storia della parrocchia; la crisi demografica legata alle epidemie; la costruzione della nuova chiesa nel 1637; il passaggio attraverso gli ordinamenti genovesi, napoleonici e sabaudi; l'emigrazione e lo spopolamento del Novecento; la trasformazione del paese in luogo di memoria e ritorno. Questa stratificazione rende Chiama un luogo particolarmente interessante per la storia dell'Alta Val di Vara.

Chiama e il paesaggio storico

Il paesaggio di Chiama può essere considerato un vero documento storico. La posizione del borgo sul colle racconta la necessità di adattarsi al terreno. Le case raccontano l'organizzazione della vita familiare. La chiesa racconta la continuità religiosa. I boschi raccontano l'economia tradizionale. I sentieri raccontano gli spostamenti. I terreni abbandonati raccontano lo spopolamento. Le seconde case raccontano l'emigrazione. Le feste raccontano la continuità della comunità. In questo senso il paesaggio non è soltanto uno scenario. È una fonte storica.

La storia di Chiama come storia di una comunità

La vicenda di Chiama mostra come la storia di un piccolo paese possa essere letta su scale diverse. A livello locale troviamo le famiglie, la chiesa, i campi e le case. A livello regionale troviamo le vie dell'Appennino e i rapporti con la Val di Vara e il Levante. A livello politico troviamo Malaspina, Fieschi, Doria e Repubblica di Genova. A livello religioso troviamo Bobbio, Brugnato, Genova, Chiavari e La Spezia. A livello europeo troviamo infine i grandi mutamenti politici che portarono alla fine della Repubblica di Genova, all'età napoleonica e alla formazione dello Stato italiano. Chiama dimostra quindi come anche una piccola comunità possa essere collegata a processi storici molto più grandi.

Una cronologia essenziale

Preistoria

Il territorio dell'Alta Val di Vara è frequentato dall'uomo fin da epoche remote, come testimoniano i siti archeologici di Lagorara.

905: Secondo la documentazione richiamata dal Comune, nell'area di Chiama esiste una cella dipendente dal monastero di San Colombano di Bobbio, con 13 manenti.

X-XI secolo: Documenti dell'area bobbiese ricordano località identificate dalla tradizione con Chama e Melea.

XIII-XIV secolo: Secondo la ricostruzione comunale, Chiama attraversa il periodo di maggiore vitalità.

1164: Il diploma di Federico Barbarossa conferma ai Malaspina importanti possedimenti nell'Alta Val di Vara.

XVI secolo:_Il territorio passa attraverso le vicende dei Fieschi e successivamente nell'orbita della Repubblica di Genova.

1519: Chiama passa dalla diocesi di Brugnato all'arcidiocesi di Genova.

1528: Secondo la tradizione locale, una grave epidemia di peste colpisce la comunità.

1637: Viene costruita l'attuale chiesa di San Bartolomeo, secondo la documentazione comunale.

1797: Il territorio entra nella Repubblica Ligure durante la trasformazione politica dell'età napoleonica.

1815: Maissana passa al Regno di Sardegna.

1892: La parrocchia di Chiama passa dall'arcidiocesi di Genova alla nuova diocesi di Chiavari.

1923: Maissana entra nella provincia della Spezia.

1959: La parrocchia di Chiama passa dalla diocesi di Chiavari alla diocesi della Spezia.

Oggi: Chiama conserva il carattere di piccolo borgo storico dell'Alta Val di Vara, con la chiesa di San Bartolomeo come principale riferimento della comunità.

Chiama, un piccolo paese dalla lunga memoria

La storia di Chiama è una storia fatta di contrasti. È un paese piccolo, ma con una documentazione che porta molto indietro nel tempo. È un borgo appartato, ma un tempo si trovava lungo importanti percorsi fra Appennino e costa. È una comunità agricola, ma nel Medioevo era collegata a una grande istituzione monastica come Bobbio. È un paese oggi poco popolato, ma conserva una storia religiosa e sociale molto più antica delle sue dimensioni attuali. La cella monastica ricordata nel 905, le testimonianze dei secoli X e XI, la lunga storia della parrocchia, la peste ricordata dalla tradizione, la costruzione della chiesa di San Bartolomeo nel 1637 e i successivi cambiamenti amministrativi ed ecclesiastici formano una stratificazione storica di grande interesse. Ma il valore di Chiama non sta soltanto nelle date. Sta soprattutto nella capacità del paese di conservare la memoria di una comunità. Le sue case raccolte sul colle, la chiesa, i sentieri, i boschi e i terreni raccontano secoli di vita quotidiana. Raccontano uomini e donne che hanno coltivato la terra, allevato animali, attraversato l'Appennino, pregato nella propria chiesa, affrontato epidemie e guerre, lasciato il paese in cerca di lavoro e, in molti casi, continuato a ritornarvi. Chiama è quindi una piccola pagina della grande storia dell'Appennino ligure. Una pagina nella quale si incontrano monasteri e contadini, vie medievali e comunità rurali, fede e lavoro, emigrazione e memoria. Ed è proprio questa stratificazione a rendere il paese degno di essere conosciuto, raccontato e conservato.

Note editoriali e utilizzo delle fonti