Chiesa di Rossano: San
Medardo, le antiche vie e la Resistenza nella valle di Zeri
Chiesa di Rossano è una piccola frazione del Comune di
Zeri, situata nel cuore della
Valle di Rossano, una delle
zone più appartate e caratteristiche dell'Alta Lunigiana.
Il nome stesso del paese ne racconta la funzione
storica.
Tra i numerosi nuclei sparsi della valle, Chiesa
divenne infatti il principale punto di riferimento religioso grazie alla
presenza della Chiesa di San Medardo,
attorno alla quale si sviluppò un piccolo abitato disposto lungo la
strada.
Castoglio, Montelama, Chioso, Piagna, Valle, Bosco e
gli altri nuclei della vallata formavano una costellazione di comunità
rurali separate da boschi, torrenti e rilievi. Chiesa rappresentava uno
dei luoghi nei quali questa popolazione dispersa poteva ritrovarsi.
La sua storia unisce quindi religione, viabilità,
civiltà contadina e, nel Novecento, le drammatiche vicende della
Resistenza.
La Valle di Rossano
La Valle di Rossano occupa la parte sud-occidentale
del territorio di Zeri.
È una valle montana profondamente incisa, circondata
da rilievi che la separano dalla Val di
Vara. e dal territorio ligure.
L'insediamento umano non si concentrò in un unico
grande paese.
Si sviluppò invece attraverso numerosi piccoli nuclei,
ciascuno vicino ai propri terreni, ai castagneti, ai prati e alle
sorgenti.
Questa struttura è uno dei caratteri più antichi e
riconoscibili del territorio zerasco.
Perché si chiama “Chiesa”
Il nome della frazione deriva direttamente dalla
presenza della chiesa parrocchiale di
San Medardo.
L'edificio religioso costituiva il punto di
riferimento spirituale per una popolazione distribuita tra diversi
villaggi.
Il nucleo abitato che si sviluppò nelle sue vicinanze
finì così per essere identificato semplicemente come
Chiesa.
Ancora oggi la denominazione ufficiale della
parrocchia è Rossano San Medardo, mentre la località nella quale sorge è
indicata come frazione Chiesa.
Rossano
Più complessa è invece l'origine del nome
Rossano.
Le interpretazioni proposte nel corso del tempo sono
diverse e non permettono di arrivare a una spiegazione definitiva.
Alcuni studi hanno ipotizzato un'origine molto antica,
collegandola a nomi e culti legati alle acque; altre ricostruzioni hanno
proposto differenti trasformazioni linguistiche.
È quindi preferibile considerare l'etimologia ancora
incerta.
Ciò che è sicuro è che il nome identifica da secoli
non soltanto un paese, ma l'intera valle e la comunità dei suoi numerosi
nuclei.
Una valle aperta verso la Liguria
La posizione geografica di Rossano è fondamentale per
comprenderne la storia.
Oltre i rilievi occidentali si trova la
Val di Vara.
Le montagne non costituivano però una barriera
invalicabile.
Sentieri, mulattiere e valichi permettevano di
attraversarle e raggiungere il territorio ligure.
Per questo la cultura rossanese presenta forti
rapporti con entrambe le regioni.
Il dialetto stesso conserva una base linguistica di
tipo emiliano, comune a diverse parlate dell'Alta Lunigiana, ma mostra
influenze liguri particolarmente evidenti.
La Via dei Monti
Una delle principali vie storiche che attraversavano
la zona era conosciuta come Via dei
Monti, Via de Pontremolo o anche, localmente,
Via di Levanto.
Il percorso collegava l'Alta Lunigiana con il versante
ligure.
Non era una strada nel senso moderno.
Era piuttosto un sistema di sentieri e mulattiere
utilizzato da mercanti, pastori, viaggiatori e animali da soma.
Per secoli rappresentò una delle principali arterie
economiche della Valle di Rossano.
Una strada più antica del Medioevo
Molti tratti della viabilità montana seguivano
percorsi utilizzati da epoche molto remote.
Crinali e valichi rappresentavano infatti i punti più
naturali attraverso i quali superare l'Appennino.
La Via dei Monti collegava piccoli paesi, pascoli e
luoghi di mercato e permetteva di raggiungere la Liguria senza dover
scendere necessariamente verso le grandi direttrici della Val di Magra.
Per Rossano questa strada fu fondamentale.
La valle apparentemente isolata era in realtà inserita
in una rete di comunicazioni sovraregionale.
Pontremoli e Genova
Già nel 1154.
le fonti ricordano l'interesse degli uomini di Pontremoli per un
passaggio sicuro verso il territorio genovese.
Questo dato permette di comprendere quanto fossero
importanti le vie occidentali attraverso le montagne di Zeri e Rossano.
Controllare una strada significava controllare
commerci e spostamenti.
Sale, tessuti, prodotti agricoli e altre merci
potevano attraversare i valichi insieme a mercanti, pastori e
viaggiatori.
La chiesa di San Medardo
Il principale monumento storico della frazione è la
Chiesa di San Medardo.
La parrocchia esiste ancora oggi ed è inserita nel
Vicariato di Pontremoli della Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli.
L'edificio attuale risale soprattutto alla grande
ricostruzione avvenuta alla fine
dell'Ottocento.
Ma la storia del luogo di culto è molto più antica.
La nuova chiesa venne infatti edificata sopra una
precedente struttura medievale.
La chiesa medievale
San Medardo compare nella documentazione ecclesiastica
del territorio almeno nel XV secolo.
Un estimo del 1470-1471 la inserisce tra le chiese
sottoposte alla giurisdizione della
Pieve di Saliceto, insieme ad altri edifici religiosi situati
sul versante destro della Magra.
La sua esistenza è quindi certamente anteriore alla
ricostruzione ottocentesca.
La posizione della chiesa testimonia l'importanza che
Chiesa di Rossano aveva assunto come centro religioso per i piccoli
nuclei distribuiti nella valle.
La bifora romanica
Una delle testimonianze più interessanti dell'antico
edificio è una bifora di carattere
romanico.
Questo elemento architettonico è particolarmente
prezioso perché permette di intravedere una fase medievale precedente
alle grandi trasformazioni moderne.
Una bifora è una finestra suddivisa verticalmente in
due aperture da una colonnina o da un piccolo pilastro.
Era molto diffusa nell'architettura medievale
religiosa e civile.
La sua presenza a Rossano costituisce quindi una
traccia materiale importante della storia più antica della chiesa.
San Medardo
La dedicazione a San
Medardo. è anch'essa interessante.
Medardo fu un vescovo vissuto tra V e VI secolo nella
Gallia settentrionale.
Il suo culto si diffuse ampiamente durante il
Medioevo, soprattutto nell'Europa occidentale.
Era invocato anche in relazione al tempo atmosferico,
alla pioggia e alle attività agricole.
In una comunità profondamente legata ai campi, ai
pascoli e al clima, una devozione di questo tipo poteva assumere un
significato particolare.
Una chiesa per tutta la valle
San Medardo non era soltanto la chiesa di un piccolo
gruppo di case.
Era un punto di riferimento per una valle
caratterizzata da insediamenti sparsi.
Per raggiungerla, gli abitanti dei nuclei più lontani
dovevano percorrere sentieri e mulattiere.
La domenica, le feste religiose, i battesimi, i
matrimoni e i funerali trasformavano così la chiesa in uno dei
principali luoghi di incontro della comunità rossanese.
La funzione religiosa coincideva quindi anche con una
funzione sociale.
La ricostruzione dell'Ottocento
Alla fine del XIX secolo il vecchio edificio venne
profondamente trasformato e sostanzialmente
ricostruito.
La nuova chiesa assunse dimensioni e forme più adatte
alla comunità dell'epoca.
La ricostruzione non cancellò però completamente la
memoria dell'edificio precedente.
Alcuni elementi medievali furono conservati e il
campanile mantenne il legame visibile con le fasi più antiche del
complesso.
Gli affreschi
L'interno della chiesa venne successivamente
arricchito da una vasta decorazione pittorica.
Le testimonianze del primo Novecento ricordano un
decoratore, conosciuto come Gattino,
che dopo aver lavorato alla chiesa rimase a vivere nella Valle di
Rossano.
La decorazione contribuì a creare l'aspetto
monumentale dell'interno, caratterizzato dalla grande cupola e dalle
superfici dipinte.
Per una piccola comunità montana un edificio così
decorato rappresentava un importante motivo di orgoglio.
La cupola
Uno degli elementi più suggestivi dell'interno è
proprio la cupola.
Il contrasto è significativo.
All'esterno Chiesa di Rossano appare come un piccolo
nucleo rurale immerso tra i monti; entrando nella parrocchiale ci si
trova invece davanti a uno spazio molto più ampio e decorato di quanto
il paesaggio esterno possa far immaginare.
La chiesa testimonia quindi anche l'investimento
economico e simbolico che la comunità dedicava al proprio principale
edificio religioso.
La strada verso Chiesa
Ancora all'inizio del Novecento raggiungere Rossano
non era semplice.
Zeri disponeva di pochissime strade carrozzabili e
molti spostamenti avvenivano a piedi, a cavallo o con muli e asini.
Tra Ottocento e Novecento venne costruita una strada
interna destinata a collegare Coloretta
con Rossano.
La realizzazione di questa arteria rappresentò un
cambiamento fondamentale.
La valle iniziava lentamente a uscire da un sistema di
comunicazioni basato quasi esclusivamente sulle mulattiere.
Carlo Caselli a Rossano
Una descrizione particolarmente suggestiva della
località proviene da Carlo Caselli,
autore di Lunigiana Ignota.
Durante il suo viaggio raggiunse Chiesa di Rossano e
descrisse il panorama osservabile dal sagrato.
Davanti a lui apparivano i monti Fiorito e Picchiara,
Montelama, Chioso e, sul colle opposto, Castoglio.
Il racconto restituisce molto bene la struttura della
valle: non un unico paese, ma tanti nuclei visibili l'uno dall'altro sui
diversi versanti.
Una valle di castagni
Caselli descrive Rossano come un insieme di piccole
borgate immerse tra folti boschi di
castagni.
Il castagno rappresentò per secoli una delle
principali risorse della valle.
Le castagne venivano consumate fresche oppure
essiccate e trasformate in farina.
Il legno veniva utilizzato per costruzioni, attrezzi e
riscaldamento.
Il castagneto era quindi un vero spazio produttivo e
richiedeva cure continue.
L'agricoltura
Nei terreni disponibili si coltivavano anche
frumento, granturco, patate, fagioli e
alberi da frutto.
La conformazione montana rendeva però difficile creare
grandi superfici agricole.
Ogni piccolo appezzamento veniva quindi sfruttato con
attenzione.
Le famiglie combinavano diverse attività: agricoltura,
allevamento, raccolta delle castagne e lavoro nei boschi.
Era un'economia diversificata, costruita per ridurre
il rischio di dipendere da un solo raccolto.
L'allevamento
Anche l'allevamento aveva un'importanza fondamentale.
Bovini e ovini potevano utilizzare prati e pascoli che
non sarebbero stati adatti alla coltivazione.
Gli animali fornivano latte, carne, lana e concime.
La tradizione pastorale di Rossano appartiene alla più
ampia cultura zerasca, della quale la
Pecora Zerasca. rappresenta ancora oggi uno dei simboli più
conosciuti.
Il Palazzo Schiavi
A Chiesa di Rossano esiste anche un luogo
particolarmente importante per la storia del Novecento: il
Palazzo Schiavi.
Durante la Seconda guerra mondiale l'edificio venne
utilizzato nell'ambito dell'organizzazione partigiana presente nella
valle.
I suoi resti sono ancora ricordati lungo l'itinerario
storico della Via dei Monti.
La vicenda lega direttamente il piccolo paese alla
Resistenza combattuta sulle montagne tra Lunigiana e Liguria.
Gordon Lett
Uno dei protagonisti più conosciuti della Resistenza
zerasca fu il maggiore britannico
Gordon Lett.
Fuggito da un campo di prigionia dopo l'8 settembre
1943, trovò rifugio sulle montagne della Lunigiana.
Qui contribuì alla formazione di un gruppo partigiano
caratterizzato dalla presenza di combattenti di diverse nazionalità.
La formazione sarebbe diventata nota come
Battaglione Internazionale.
Italiani, britannici e uomini provenienti da altri
paesi combatterono insieme contro le forze nazifasciste.
Il Battaglione Internazionale
Il territorio di Rossano rappresentava un'area
favorevole alle attività partigiane.
Boschi, montagne e antichi sentieri permettevano di
spostarsi tra la Lunigiana e il versante ligure.
Il Palazzo Schiavi di
Chiesa di Rossano. ospitò uomini del Battaglione Internazionale.
Un edificio nato all'interno della vita civile del
paese entrò così direttamente nella geografia della Resistenza.
Le vecchie strade diventano vie
partigiane
Durante la guerra le antiche mulattiere cambiarono
funzione.
Percorsi utilizzati per secoli da pastori e mercanti
divennero vie attraverso le quali trasportare informazioni, viveri e
uomini.
La conoscenza del territorio offriva un vantaggio
fondamentale.
Gli abitanti sapevano dove attraversare i torrenti,
quali sentieri utilizzare e come raggiungere rapidamente i valichi.
Ancora una volta la geografia della valle determinò la
sua storia.
Agosto 1944
Nell'agosto del 1944.
la guerra raggiunse direttamente Chiesa di Rossano.
Tra il 3 e il 4 agosto le forze tedesche condussero
una vasta operazione di rastrellamento nel territorio di Zeri.
Diversi paesi furono saccheggiati, incendiati o
devastati.
Tra le località colpite dalle operazioni viene
ricordata espressamente anche Chiesa di
Rossano.
La violenza coinvolse contemporaneamente altri centri
come Noce, Patigno, Coloretta, Castello, Bergugliara, Adelano e Bosco di
Rossano.
Una valle devastata
Il rastrellamento dell'agosto 1944 rappresentò uno dei
momenti più drammatici della storia contemporanea di Zeri.
Le operazioni non colpirono soltanto le formazioni
partigiane.
Furono coinvolte direttamente le comunità civili, le
loro abitazioni e le risorse necessarie alla sopravvivenza.
In un'economia montana distruggere una casa, una
stalla o le scorte alimentari significava mettere in difficoltà
un'intera famiglia per mesi.
La guerra lasciò quindi ferite materiali e umane
profonde.
La memoria delle stragi
Una lapide collocata nel territorio comunale ricorda
ancora oggi quei giorni.
L'iscrizione cita esplicitamente
Chiesa di Rossano. tra i
villaggi devastati dalle forze tedesche durante le operazioni del 3-4
agosto 1944 e nei successivi rastrellamenti dell'inverno.
Il monumento ricorda complessivamente decine di
cittadini uccisi e oltre duecento abitazioni distrutte nel territorio
zerasco.
La memoria della Resistenza a Zeri non appartiene
quindi soltanto ai combattenti: riguarda profondamente anche la
popolazione civile.
Il Passo di Pradalinara
Seguendo le antiche vie della valle si raggiunge il
Passo di Pradalinara.
Da qui si domina il sistema montuoso che separa
Rossano dalla Val di Vara.
Il passo apparteneva alla rete della Via dei Monti ed
ebbe importanza anche durante la Resistenza.
Oggi un monumento ricorda i combattenti delle diverse
nazionalità che fecero parte del Battaglione Internazionale.
È uno dei luoghi nei quali paesaggio e memoria storica
si incontrano con maggiore forza.
Il dopoguerra
Dopo il 1945 iniziò una trasformazione altrettanto
profonda, anche se meno violenta.
Le tradizionali attività agricole e pastorali
entrarono progressivamente in crisi.
Molti abitanti lasciarono la valle per cercare lavoro
nelle città, sulla costa o all'estero.
Le nuove strade facilitarono gli spostamenti ma,
paradossalmente, resero anche più semplice abbandonare definitivamente i
piccoli paesi.
Lo spopolamento
Lo spopolamento modificò il paesaggio.
Molti terreni che un tempo erano campi o prati da
sfalcio vennero abbandonati.
Il bosco tornò progressivamente a occupare spazi che
per secoli erano stati mantenuti aperti dal lavoro umano.
I castagneti divennero più fitti e numerosi sentieri
persero la propria funzione economica.
Il paesaggio forestale di oggi è quindi anche il
risultato della grande trasformazione sociale del secondo Novecento.
Una cultura di confine
Nonostante questi cambiamenti, Rossano conserva una
forte identità.
Il suo dialetto è una delle testimonianze più
interessanti della posizione geografica della valle.
Gli studi linguistici lo collocano nell'area delle
parlate emiliane dell'Alta Lunigiana, ma con una presenza
particolarmente forte di elementi
liguri.
È il risultato naturale di secoli di rapporti
attraverso i valichi.
Le montagne dividevano amministrativamente i
territori, ma non impedivano alle persone di incontrarsi.
Chiesa come centro della valle
Ancora oggi Chiesa conserva una funzione
simbolicamente centrale.
La presenza di San
Medardo. ricorda il ruolo religioso svolto per secoli.
La strada che attraversa il nucleo testimonia invece
il lento passaggio dalle antiche mulattiere alla viabilità moderna.
Palazzo Schiavi e la memoria del Battaglione
Internazionale aggiungono infine una pagina fondamentale della storia
del Novecento.
In pochissimo spazio si incontrano quindi epoche molto
differenti.
Il paesaggio
Dal sagrato e dai dintorni della chiesa si apre uno
dei panorami più significativi della Valle di Rossano.
I paesi appaiono distribuiti sui diversi versanti.
Castoglio.
emerge sul proprio colle; Montelama.
e Chioso. occupano il versante
opposto; boschi e rilievi chiudono l'orizzonte verso la Liguria.
È un paesaggio che permette di comprendere
immediatamente l'organizzazione storica del territorio.
Ogni paese è separato dagli altri, ma allo stesso
tempo visivamente e culturalmente collegato a essi.
Un borgo da scoprire
Chiesa di Rossano non è un borgo fortificato e non
possiede un grande castello.
La sua importanza deriva da una funzione differente.
Per secoli è stata uno dei
cuori religiosi e comunitari della
Valle di Rossano.
La Chiesa di San
Medardo, costruita sull'eredità di un edificio medievale e
ricostruita alla fine dell'Ottocento, testimonia una storia religiosa
lunga molti secoli.
La Via dei Monti.
ricorda invece che Rossano non era una valle chiusa, ma un corridoio
attraverso il quale uomini e merci raggiungevano la Liguria.
Castagneti, pascoli e piccoli campi raccontano la
civiltà rurale che ha modellato queste montagne.
Nel Novecento, infine, il
Palazzo Schiavi, Gordon Lett e
il Battaglione Internazionale inseriscono Chiesa di Rossano nella grande
storia della Resistenza europea, mentre le devastazioni dell'agosto
1944. ricordano il prezzo
pagato dalla popolazione civile.
Visitare Chiesa di Rossano significa quindi scoprire
un luogo nel quale religione, antiche
strade, cultura di confine e memoria della Resistenza. si
incontrano nel cuore di una delle vallate più autentiche e appartate
della Lunigiana. |