Codolo Chiesa e di Sotto - Zeri

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Codolo

Codolo Chiesa

Codolo

Case

Case

Casa

In paese

Casa vecchia

Case

La Chiesa di S.Felicita Martire

Verso l'interno del paese

Lavatoio

In paese

In paese

In paese

In paese

La volta

Case

Casa

In paese

In paese

Casa vecchia

In paese

Portale della Chiesa

Portale della Chiesa

In paese

Vista dal paese

Vista dal paese

Vista dal paese

La Chiesa

Vista dal paese

Casa vecchia

fuori dal paese

Maestà

Codolo

Codolo

Santa Felicita Martire

Piazzale della Chiesa

Case di Codolo Chiesa

Case

Case in paese

Passaggio voltato

Finestra vecchia e rotta

Case nel lungo strada

Casa

Nella strada con cane bassotto locale

In paese

In paese

In paese

Torre campanaria

Vecchia macina in pietra

Vecchia macina in pietra

Case

La Chiesa

Torre campanaria

Nel piazzale

Santa Felicita Martire

Codolo

Codolo di Sotto

In paese

Casa

Casa vecchia

In paese

Passaggio voltato

Case

Case

Passaggio

Porta di casa vecchia

Particolare sulla porta

Casupola sotto strada

Informazioni storiche, culturali della località.

Codolo: la porta di Zeri tra castagneti, antiche vie e memoria partigiana

Codolo è una frazione del Comune di Zeri, nell'Alta Lunigiana, situata lungo uno dei principali accessi alla vallata zerasca provenendo da Pontremoli. A differenza di un borgo raccolto intorno a una sola piazza, Codolo è formato storicamente da diversi nuclei: Chiesa, Codolo di Sotto, Cernatore, Costa. e alcune case sparse. Gli abitati si distribuiscono lungo un territorio ripido e profondamente montano, segnato da castagneti, corsi d'acqua, prati e antichi percorsi. Questa posizione ha determinato gran parte della storia del paese. Per secoli Codolo fu un luogo di passaggio tra Pontremoli e le valli di Zeri. Durante la Seconda guerra mondiale la stessa funzione strategica trasformò il paese in uno dei punti più delicati della geografia partigiana dell'Alta Lunigiana.

Un paese formato da più nuclei

Codolo non corrisponde a un unico centro compatto. La documentazione territoriale distingue in particolare Codolo Chiesa. e Codolo di Sotto, mentre le ricostruzioni locali ricordano anche Cernatore, Costa e numerose abitazioni sparse. È una struttura caratteristica della montagna zerasca. Le famiglie tendevano a stabilirsi in piccoli nuclei vicini ai terreni, alle sorgenti, ai castagneti e ai pascoli che costituivano la base della loro economia. Il risultato è un paesaggio nel quale case, campi e boschi si alternano continuamente.

Un paese aggrappato alla montagna

Le fonti locali descrivono Codolo come un paese abbarbicato a un costone particolarmente scosceso. La conformazione del terreno condizionò profondamente la vita degli abitanti. Gli spazi pianeggianti erano pochi e preziosi. Le abitazioni dovevano adattarsi alle pendenze e anche l'agricoltura era costretta a utilizzare ogni superficie disponibile. Per questo castagno e allevamento assunsero un'importanza maggiore rispetto alle coltivazioni che richiedevano ampie superfici pianeggianti.

Le origini

Non possediamo una data certa per la nascita del paese. La posizione lungo l'antico collegamento tra Pontremoli e la vallata di Zeri suggerisce comunque un'origine legata alla progressiva occupazione rurale della montagna e alla necessità di presidiare e utilizzare le vie interne. La prima testimonianza particolarmente significativa riguarda la chiesa. Nel 1470-1471. Santa Felicita di Codolo compare infatti negli estimi ecclesiastici della Diocesi di Luni. Alla fine del Medioevo esisteva dunque già una comunità sufficientemente organizzata da possedere un proprio edificio religioso.

Codolo e Pontremoli

Per comprendere la storia del paese è necessario ricordare il rapporto storico tra Zeri e Pontremoli. Le vallate zerasche rimasero a lungo inserite nella sfera territoriale pontremolese. Ancora nella documentazione amministrativa dell'età moderna compaiono le cosiddette Ville del Quartiere di Zeri, tra le quali figurava Codolo. La montagna non costituiva quindi un territorio completamente separato dalla Val di Magra. Attraverso strade e mulattiere, persone e prodotti raggiungevano Pontremoli, che rappresentava il principale centro commerciale e amministrativo della zona.

La porta della vallata

La posizione di Codolo era particolarmente importante perché il paese si trovava lungo il percorso necessario per raggiungere buona parte della vallata di Zeri. Ancora alla fine dell'Ottocento gli itinerari alpinistici descrivevano il passaggio dalla valle del Gordana attraverso Codolo verso Pontremoli. La strada seguiva dunque un corridoio naturale utilizzato ben prima della motorizzazione moderna. Pastori, contadini, mercanti e viaggiatori attraversavano questi luoghi a piedi o con animali da soma.

Le mulattiere

Prima della costruzione delle moderne strade carrozzabili, la viabilità era costituita soprattutto da mulattiere. Questi percorsi collegavano i piccoli nuclei tra loro e permettevano di raggiungere Pontremoli, i pascoli e le altre vallate. Il mulo era particolarmente adatto a questo ambiente. Poteva trasportare sacchi di farina, castagne, formaggi, legna e altri prodotti lungo sentieri troppo ripidi per carri e carrozze. La rete delle mulattiere rappresentava quindi la vera infrastruttura economica della montagna.

La Chiesa di Santa Felicita

Il principale edificio religioso del paese è la Chiesa di Santa Felicita Martire, situata nel nucleo che proprio dalla sua presenza prende il nome di Chiesa di Codolo. Santa Felicita compare negli Estimi della Diocesi di Luni del 1470-1471. come dipendenza della Pieve di Urceola, identificata con Saliceto. La chiesa possiede quindi radici certamente medievali. La documentazione ecclesiastica conferma ancora in epoca contemporanea l'esistenza del beneficio parrocchiale di Santa Felicita in Codolo.

Da cappella a parrocchia

Intorno alla metà del Cinquecento, Santa Felicita divenne parrocchia autonoma. Alla sua storia venne successivamente associata anche la comunità di Dozzano. Questa organizzazione religiosa rimase a lungo un punto di riferimento per la popolazione distribuita nei diversi nuclei della zona. In un territorio montano la parrocchia aveva infatti una funzione che andava ben oltre la celebrazione religiosa. Era uno dei principali elementi attraverso i quali gli abitanti riconoscevano la propria appartenenza comunitaria.

Santa Felicita Martire

La dedicazione è a Santa Felicita Martire, figura dell'antica tradizione cristiana. La sua festa continua a essere ricordata tra le celebrazioni religiose del territorio di Zeri. Le feste patronali erano particolarmente importanti nei piccoli paesi. Permettevano il ritorno degli emigrati, l'incontro tra famiglie provenienti da nuclei differenti e la riaffermazione dell'identità della comunità. La chiesa diventava così il centro religioso ma anche sociale del paese.

Le case in pietra

Come negli altri nuclei storici di Zeri, anche a Codolo l'architettura tradizionale è strettamente legata ai materiali disponibili sul territorio. La pietra. domina le vecchie abitazioni, i muri e i passaggi. Nel nucleo storico sono ancora visibili suggestivi passaggi voltati, nati dall'addossarsi progressivo degli edifici lungo spazi stretti e in pendenza. Questi elementi non avevano necessariamente una funzione monumentale. Erano soluzioni pratiche che permettevano di utilizzare al massimo il poco spazio disponibile.

Casa, stalla e fienile

La casa rurale era parte integrante dell'economia familiare. Ai livelli inferiori potevano trovarsi stalle, cantine e depositi. Gli spazi superiori erano destinati all'abitazione, mentre fienili e strutture agricole completavano il complesso. Vivere vicino agli animali era una necessità. Il bestiame doveva essere controllato quotidianamente e durante l'inverno rappresentava una delle principali ricchezze della famiglia.

Il castagno

Per secoli il castagno. fu una delle risorse fondamentali di Codolo. La forte pendenza e la scarsità di superfici pianeggianti rendevano difficile produrre grandi quantità di cereali. Il castagno, invece, si adattava perfettamente ai versanti montani. Le castagne venivano raccolte in autunno, essiccate e trasformate in farina. Questa poteva essere conservata per mesi e costituiva una riserva alimentare essenziale durante l'inverno.

La pattona

Uno degli alimenti più caratteristici della cultura zerasca era la pattona, preparata con farina di castagne. Per le famiglie di Codolo non rappresentava una specialità gastronomica nel senso moderno. Era un alimento quotidiano, economico e nutriente. Le testimonianze locali ricordano proprio pattona e formaggio. come presenze ricorrenti sulle tavole del paese. La combinazione racconta perfettamente l'antica economia locale: castagneto da una parte, allevamento dall'altra.

Pecore e capre

L'allevamento di pecore e capre. costituiva infatti l'altra grande risorsa del paese. Gli animali potevano sfruttare pendii e terreni che non sarebbero stati adatti all'agricoltura. Fornivano latte, formaggio, carne e lana. Il pascolo permetteva così di trasformare la montagna in una risorsa economica. Questa cultura pastorale appartiene alla più ampia identità zerasca, ancora oggi rappresentata dalla Pecora Zerasca e dalle produzioni legate all'allevamento.

Gli orti

Le verdure erano coltivate negli spazi disponibili vicino alle abitazioni. Ma le fonti locali ricordano come l'aridità del terreno e la scarsità di superfici pianeggianti. rendessero difficile ottenere grandi quantità di prodotti. L'orto doveva quindi essere sfruttato con grande attenzione. Patate, legumi e ortaggi integravano una dieta nella quale castagne, formaggi e altri prodotti dell'allevamento avevano un peso considerevole.

Una comunità numerosa

Oggi Codolo appare come un piccolo centro montano, ma nell'Ottocento la situazione era molto diversa. Nel censimento del 1841. risultavano ben 286 abitanti. Il dato è significativo. Dimostra quanto fossero popolati territori che oggi possono apparire quasi disabitati. Ogni campo, castagneto e pascolo doveva contribuire al sostentamento di una comunità numerosa.

Codolo nell'Ottocento

La storia amministrativa del paese seguì le complesse vicende dell'Alta Lunigiana. Codolo apparteneva alle antiche Ville del Quartiere di Zeri, storicamente collegate a Pontremoli. Nel periodo napoleonico entrò nella nuova organizzazione comunale di Zeri. Dopo la Restaurazione il territorio tornò nell'orbita granducale toscana, per passare poi, nel 1847, al Ducato di Parma.

La Lunigiana Parmense

Nel periodo parmense Codolo continuò a costituire uno dei principali comunelli. di Zeri. Le fonti amministrative della metà dell'Ottocento ricordano infatti sette comunelli: Adelano, Arzelato, Bosco, Castello di Zeri, Codolo, Rossano e Zeri. Questa suddivisione rifletteva una realtà molto antica. Il territorio comunale non era percepito come un'unica comunità indistinta, ma come un insieme di vallate e nuclei dotati di forti identità locali.

Il Novecento

Il Novecento portò grandi cambiamenti. La costruzione delle strade moderne modificò lentamente i collegamenti con Pontremoli. L'emigrazione e il progressivo abbandono dell'agricoltura tradizionale ridussero la popolazione. Ma fu soprattutto la Seconda guerra mondiale. a lasciare nel paese una memoria particolarmente profonda. La posizione che per secoli aveva fatto di Codolo una porta d'accesso alla vallata divenne improvvisamente un fattore militare.

Codolo nella Resistenza

Dopo l'8 settembre 1943, Zeri diventò una delle aree fondamentali della Resistenza tra Lunigiana, Liguria ed Emilia. Le montagne offrivano rifugi e collegamenti verso la Val di Taro e la Val di Vara. Codolo si trovava però lungo una via d'accesso alla vallata. Chi voleva penetrare nel territorio zerasco provenendo dalla zona pontremolese poteva essere costretto a transitare nei suoi dintorni. Il paese divenne così teatro di numerosi movimenti e scontri.

L'inverno 1944-1945

L'inverno tra il 1944 e il 1945 fu particolarmente duro. Le formazioni partigiane continuavano a operare nonostante il freddo, la neve e le difficoltà di rifornimento. Tedeschi e reparti fascisti cercavano invece di controllare le strade e colpire le basi della Resistenza. Codolo si trovava esattamente in uno dei punti nei quali questi due sistemi di movimento potevano incontrarsi.

Antonio Siligato “Nino”

Uno dei nomi più importanti legati alla storia resistenziale di Codolo è quello di Antonino Siligato, conosciuto come “Nino”. Nato nel 1920 in Sicilia, era stato arruolato nella Marina. Dopo l'8 settembre passò per alcuni mesi nelle forze della Repubblica Sociale, ma successivamente disertò e raggiunse la Resistenza in Val di Taro. Entrò nella Brigata Cento Croci, assumendo il comando della compagnia esploratori.

Il combattimento del 20 gennaio 1945

Il 20 gennaio 1945, Siligato e i suoi uomini erano reduci da un'azione contro le forze tedesche condotta in collaborazione con paracadutisti alleati. Nella zona di Codolo un gruppo di partigiani venne sorpreso dal nemico. Nino accorse in loro aiuto. Durante lo scontro venne colpito mortalmente da una raffica di mitra. La sua morte trasformò Codolo in uno dei luoghi simbolici della Resistenza zerasca.

La Brigata “Nino”

La figura di Siligato lasciò una traccia profonda tra i suoi compagni. Dopo la sua morte, la Brigata Cento Croci. assunse il nome di “Nino”. in suo onore. Il riconoscimento più importante arrivò con il conferimento della Medaglia d'Oro al Valor Militare. La memoria del comandante partigiano è ancora oggi strettamente legata al paese nel quale perse la vita.

I partigiani italiani e russi

Il combattimento di Codolo non riguardò soltanto partigiani italiani. Il monumento presente nel paese ricorda anche combattenti russi. La presenza di stranieri nelle formazioni resistenziali non era rara sulle montagne tra Lunigiana ed Emilia. Ex prigionieri sovietici, militari alleati fuggiti e uomini di altre nazionalità si unirono in diversi casi alle formazioni locali. La Resistenza dell'Appennino assunse così anche una dimensione internazionale.

Il monumento di Codolo

In via Valli di Zeri. si trova oggi un monumento dedicato ai partigiani e ad Antonio Siligato. La prima parte del memoriale venne inaugurata nel 1994, in occasione del cinquantesimo anniversario della Resistenza. Nel 2001. venne aggiunta la parte dedicata specificamente a Nino e ai partigiani italiani e russi caduti a Codolo. Il monumento trasforma il luogo dello scontro in uno spazio permanente di memoria.

Gli ultimi giorni della guerra

Codolo conobbe ancora violenza quando la Liberazione era ormai vicinissima. Le testimonianze locali ricordano che cinque partigiani. persero la vita alla vigilia della fine della guerra. Questo dato restituisce bene la durezza degli ultimi mesi del conflitto. Anche quando la sconfitta nazifascista appariva ormai inevitabile, sulle montagne della Lunigiana si continuava a morire.

Una posizione strategica per secoli

La storia di Codolo presenta quindi una continuità geografica molto interessante. Per secoli il paese fu attraversato da chi si muoveva tra Pontremoli e Zeri. La stessa strada utilizzata da contadini, pastori e mercanti acquistò durante la guerra una funzione militare. La geografia non cambiò. Cambiarono le persone che percorrevano quei sentieri e le ragioni per cui lo facevano.

Il dopoguerra e lo spopolamento

Dopo la guerra la vita del paese cambiò rapidamente. L'agricoltura e l'allevamento tradizionali non erano più sufficienti a garantire le stesse opportunità offerte dalle città e dalle aree industriali. Molti abitanti emigrarono. Le famiglie numerose che avevano caratterizzato l'Ottocento divennero sempre più rare e numerosi terreni furono progressivamente abbandonati.

Il ritorno del bosco

Lo spopolamento modificò profondamente anche il paesaggio. Castagneti, prati e piccoli campi richiedevano un lavoro continuo. Quando questo venne meno, il bosco cominciò a riconquistare gli spazi. Molti versanti che un tempo apparivano più aperti sono oggi coperti da una vegetazione molto più fitta. Il paesaggio contemporaneo di Codolo racconta quindi non soltanto la natura, ma anche l'abbandono progressivo dell'antica economia rurale.

Una scoperta archeologica recente

Il territorio di Codolo ha restituito recentemente anche una testimonianza molto più antica. Nella primavera del 2022, alle falde del Monte Chiese, all'interno di un vecchio castagneto, è stato recuperato un frammento di arenaria inciso. Il reperto misura circa 44 centimetri e presenta su una faccia un motivo circolare con piccola coppella e una decorazione a griglia. È stato consegnato alla competente Soprintendenza.

Un possibile frammento di stele

Gli studiosi hanno ipotizzato che il reperto possa appartenere a una stele o a un manufatto lapideo decorato, ma il frammento è troppo incompleto per stabilirne con sicurezza forma originaria, funzione e cronologia. È quindi importante non presentarlo come una nuova Statua Stele lunigianese già identificata. Il suo interesse risiede proprio nell'apertura di nuove domande sulla frequentazione antica del territorio di Codolo. La scoperta dimostra che anche i boschi apparentemente più appartati possono conservare testimonianze archeologiche ancora da comprendere.

Il paesaggio

Codolo è circondato da un ambiente tipicamente appenninico. Boschi, castagneti e ripidi versanti accompagnano i piccoli nuclei abitati. Da alcuni punti si aprono vedute sulla vallata e sulle montagne di Zeri. È un paesaggio nel quale la presenza umana appare oggi discreta, ma che per secoli è stato intensamente utilizzato. Sentieri, terrazzamenti, vecchi castagneti e ruderi agricoli sono le tracce di quel lavoro.

Un borgo da scoprire

Codolo racconta una storia diversa da quella dei grandi borghi fortificati della Lunigiana. Qui non domina un castello o un palazzo signorile. Il patrimonio è costituito soprattutto dal paesaggio rurale, dalla chiesa, dalle antiche vie e dalla memoria della Resistenza. La Chiesa di Santa Felicita, documentata almeno dal 1470-1471, testimonia l'antichità della comunità. Le case in pietra e i passaggi voltati raccontano l'adattamento a un territorio ripido e difficile. Castagneti, pattona, formaggi, pecore e capre ricordano un'economia che per generazioni ha permesso agli abitanti di vivere sulle montagne. La posizione lungo la strada tra Pontremoli e Zeri spiega invece perché Codolo sia diventato nel 1944-1945 un luogo strategico della guerra partigiana. Il monumento ad Antonio Siligato “Nino”. e ai combattenti italiani e stranieri conserva ancora oggi la memoria di quegli eventi. Infine, il frammento lapideo inciso rinvenuto nel 2022 aggiunge una pagina ancora tutta da interpretare alla storia del territorio. Visitare Codolo significa quindi attraversare un piccolo paese nel quale la montagna, le vie di comunicazione e la memoria della Resistenza hanno lasciato tracce profonde, trasformando un antico nucleo rurale in uno dei luoghi storicamente più significativi lungo la porta d'accesso alle valli di Zeri.
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