Codolo: la porta di
Zeri tra castagneti, antiche vie e memoria partigiana
Codolo è una frazione del Comune di
Zeri, nell'Alta Lunigiana,
situata lungo uno dei principali accessi alla vallata zerasca provenendo
da Pontremoli.
A differenza di un borgo raccolto intorno a una sola
piazza, Codolo è formato storicamente da diversi nuclei:
Chiesa, Codolo di Sotto, Cernatore,
Costa. e alcune case sparse.
Gli abitati si distribuiscono lungo un territorio
ripido e profondamente montano, segnato da castagneti, corsi d'acqua,
prati e antichi percorsi.
Questa posizione ha determinato gran parte della
storia del paese.
Per secoli Codolo fu un luogo di passaggio tra
Pontremoli e le valli di Zeri. Durante la Seconda guerra mondiale la
stessa funzione strategica trasformò il paese in uno dei punti più
delicati della geografia partigiana dell'Alta Lunigiana.
Un paese formato da più nuclei
Codolo non corrisponde a un unico centro compatto.
La documentazione territoriale distingue in
particolare Codolo Chiesa. e
Codolo di Sotto, mentre le
ricostruzioni locali ricordano anche Cernatore, Costa e numerose
abitazioni sparse.
È una struttura caratteristica della montagna zerasca.
Le famiglie tendevano a stabilirsi in piccoli nuclei
vicini ai terreni, alle sorgenti, ai castagneti e ai pascoli che
costituivano la base della loro economia.
Il risultato è un paesaggio nel quale case, campi e
boschi si alternano continuamente.
Un paese aggrappato alla montagna
Le fonti locali descrivono Codolo come un paese
abbarbicato a un costone
particolarmente scosceso.
La conformazione del terreno condizionò profondamente
la vita degli abitanti.
Gli spazi pianeggianti erano pochi e preziosi.
Le abitazioni dovevano adattarsi alle pendenze e anche
l'agricoltura era costretta a utilizzare ogni superficie disponibile.
Per questo castagno e allevamento assunsero
un'importanza maggiore rispetto alle coltivazioni che richiedevano ampie
superfici pianeggianti.
Le origini
Non possediamo una data certa per la nascita del
paese.
La posizione lungo l'antico collegamento tra
Pontremoli e la vallata di Zeri suggerisce comunque un'origine legata
alla progressiva occupazione rurale della montagna e alla necessità di
presidiare e utilizzare le vie interne.
La prima testimonianza particolarmente significativa
riguarda la chiesa.
Nel 1470-1471.
Santa Felicita di Codolo compare infatti negli estimi ecclesiastici
della Diocesi di Luni.
Alla fine del Medioevo esisteva dunque già una
comunità sufficientemente organizzata da possedere un proprio edificio
religioso.
Codolo e Pontremoli
Per comprendere la storia del paese è necessario
ricordare il rapporto storico tra Zeri e
Pontremoli.
Le vallate zerasche rimasero a lungo inserite nella
sfera territoriale pontremolese.
Ancora nella documentazione amministrativa dell'età
moderna compaiono le cosiddette Ville
del Quartiere di Zeri, tra le quali figurava Codolo.
La montagna non costituiva quindi un territorio
completamente separato dalla Val di Magra.
Attraverso strade e mulattiere, persone e prodotti
raggiungevano Pontremoli, che rappresentava il principale centro
commerciale e amministrativo della zona.
La porta della vallata
La posizione di Codolo era particolarmente importante
perché il paese si trovava lungo il percorso necessario per raggiungere
buona parte della vallata di Zeri.
Ancora alla fine dell'Ottocento gli itinerari
alpinistici descrivevano il passaggio dalla valle del Gordana attraverso
Codolo verso Pontremoli.
La strada seguiva dunque un corridoio naturale
utilizzato ben prima della motorizzazione moderna.
Pastori, contadini, mercanti e viaggiatori
attraversavano questi luoghi a piedi o con animali da soma.
Le mulattiere
Prima della costruzione delle moderne strade
carrozzabili, la viabilità era costituita soprattutto da
mulattiere.
Questi percorsi collegavano i piccoli nuclei tra loro
e permettevano di raggiungere Pontremoli, i pascoli e le altre vallate.
Il mulo era particolarmente adatto a questo ambiente.
Poteva trasportare sacchi di farina, castagne,
formaggi, legna e altri prodotti lungo sentieri troppo ripidi per carri
e carrozze.
La rete delle mulattiere rappresentava quindi la vera
infrastruttura economica della montagna.
La Chiesa di Santa Felicita
Il principale edificio religioso del paese è la
Chiesa di Santa Felicita Martire,
situata nel nucleo che proprio dalla sua presenza prende il nome di
Chiesa di Codolo.
Santa Felicita compare negli
Estimi della Diocesi di Luni del
1470-1471. come dipendenza della Pieve di Urceola, identificata
con Saliceto.
La chiesa possiede quindi radici certamente medievali.
La documentazione ecclesiastica conferma ancora in
epoca contemporanea l'esistenza del beneficio parrocchiale di
Santa Felicita in Codolo.
Da cappella a parrocchia
Intorno alla metà del
Cinquecento, Santa Felicita divenne parrocchia autonoma.
Alla sua storia venne successivamente associata anche
la comunità di Dozzano.
Questa organizzazione religiosa rimase a lungo un
punto di riferimento per la popolazione distribuita nei diversi nuclei
della zona.
In un territorio montano la parrocchia aveva infatti
una funzione che andava ben oltre la celebrazione religiosa.
Era uno dei principali elementi attraverso i quali gli
abitanti riconoscevano la propria appartenenza comunitaria.
Santa Felicita Martire
La dedicazione è a
Santa Felicita Martire, figura dell'antica tradizione
cristiana.
La sua festa continua a essere ricordata tra le
celebrazioni religiose del territorio di Zeri.
Le feste patronali erano particolarmente importanti
nei piccoli paesi.
Permettevano il ritorno degli emigrati, l'incontro tra
famiglie provenienti da nuclei differenti e la riaffermazione
dell'identità della comunità.
La chiesa diventava così il centro religioso ma anche
sociale del paese.
Le case in pietra
Come negli altri nuclei storici di Zeri, anche a
Codolo l'architettura tradizionale è strettamente legata ai materiali
disponibili sul territorio.
La pietra.
domina le vecchie abitazioni, i muri e i passaggi.
Nel nucleo storico sono ancora visibili suggestivi
passaggi voltati, nati
dall'addossarsi progressivo degli edifici lungo spazi stretti e in
pendenza.
Questi elementi non avevano necessariamente una
funzione monumentale.
Erano soluzioni pratiche che permettevano di
utilizzare al massimo il poco spazio disponibile.
Casa, stalla e fienile
La casa rurale era parte integrante dell'economia
familiare.
Ai livelli inferiori potevano trovarsi stalle, cantine
e depositi.
Gli spazi superiori erano destinati all'abitazione,
mentre fienili e strutture agricole completavano il complesso.
Vivere vicino agli animali era una necessità.
Il bestiame doveva essere controllato quotidianamente
e durante l'inverno rappresentava una delle principali ricchezze della
famiglia.
Il castagno
Per secoli il
castagno. fu una delle risorse fondamentali di Codolo.
La forte pendenza e la scarsità di superfici
pianeggianti rendevano difficile produrre grandi quantità di cereali.
Il castagno, invece, si adattava perfettamente ai
versanti montani.
Le castagne venivano raccolte in autunno, essiccate e
trasformate in farina.
Questa poteva essere conservata per mesi e costituiva
una riserva alimentare essenziale durante l'inverno.
La pattona
Uno degli alimenti più caratteristici della cultura
zerasca era la pattona,
preparata con farina di castagne.
Per le famiglie di Codolo non rappresentava una
specialità gastronomica nel senso moderno.
Era un alimento quotidiano, economico e nutriente.
Le testimonianze locali ricordano proprio
pattona e formaggio. come
presenze ricorrenti sulle tavole del paese.
La combinazione racconta perfettamente l'antica
economia locale: castagneto da una parte, allevamento dall'altra.
Pecore e capre
L'allevamento di
pecore e capre. costituiva infatti l'altra grande risorsa del
paese.
Gli animali potevano sfruttare pendii e terreni che
non sarebbero stati adatti all'agricoltura.
Fornivano latte, formaggio, carne e lana.
Il pascolo permetteva così di trasformare la montagna
in una risorsa economica.
Questa cultura pastorale appartiene alla più ampia
identità zerasca, ancora oggi rappresentata dalla Pecora Zerasca e dalle
produzioni legate all'allevamento.
Gli orti
Le verdure erano coltivate negli spazi disponibili
vicino alle abitazioni.
Ma le fonti locali ricordano come l'aridità
del terreno e la scarsità di superfici pianeggianti. rendessero
difficile ottenere grandi quantità di prodotti.
L'orto doveva quindi essere sfruttato con grande
attenzione.
Patate, legumi e ortaggi integravano una dieta nella
quale castagne, formaggi e altri prodotti dell'allevamento avevano un
peso considerevole.
Una comunità numerosa
Oggi Codolo appare come un piccolo centro montano, ma
nell'Ottocento la situazione era molto diversa.
Nel censimento del
1841. risultavano ben 286
abitanti.
Il dato è significativo.
Dimostra quanto fossero popolati territori che oggi
possono apparire quasi disabitati.
Ogni campo, castagneto e pascolo doveva contribuire al
sostentamento di una comunità numerosa.
Codolo nell'Ottocento
La storia amministrativa del paese seguì le complesse
vicende dell'Alta Lunigiana.
Codolo apparteneva alle antiche Ville del Quartiere di
Zeri, storicamente collegate a Pontremoli.
Nel periodo napoleonico entrò nella nuova
organizzazione comunale di Zeri.
Dopo la Restaurazione il territorio tornò nell'orbita
granducale toscana, per passare poi, nel
1847, al Ducato di Parma.
La Lunigiana Parmense
Nel periodo parmense Codolo continuò a costituire uno
dei principali comunelli. di
Zeri.
Le fonti amministrative della metà dell'Ottocento
ricordano infatti sette comunelli: Adelano, Arzelato, Bosco, Castello di
Zeri, Codolo, Rossano e Zeri.
Questa suddivisione rifletteva una realtà molto
antica.
Il territorio comunale non era percepito come un'unica
comunità indistinta, ma come un insieme di vallate e nuclei dotati di
forti identità locali.
Il Novecento
Il Novecento portò grandi cambiamenti.
La costruzione delle strade moderne modificò
lentamente i collegamenti con Pontremoli.
L'emigrazione e il progressivo abbandono
dell'agricoltura tradizionale ridussero la popolazione.
Ma fu soprattutto la
Seconda guerra mondiale. a lasciare nel paese una memoria
particolarmente profonda.
La posizione che per secoli aveva fatto di Codolo una
porta d'accesso alla vallata divenne improvvisamente un fattore
militare.
Codolo nella Resistenza
Dopo l'8 settembre 1943, Zeri diventò una delle aree
fondamentali della Resistenza tra
Lunigiana, Liguria ed Emilia.
Le montagne offrivano rifugi e collegamenti verso la
Val di Taro e la Val di Vara.
Codolo si trovava però lungo una via d'accesso alla
vallata.
Chi voleva penetrare nel territorio zerasco provenendo
dalla zona pontremolese poteva essere costretto a transitare nei suoi
dintorni.
Il paese divenne così teatro di numerosi movimenti e
scontri.
L'inverno 1944-1945
L'inverno tra il 1944 e il 1945 fu particolarmente
duro.
Le formazioni partigiane continuavano a operare
nonostante il freddo, la neve e le difficoltà di rifornimento.
Tedeschi e reparti fascisti cercavano invece di
controllare le strade e colpire le basi della Resistenza.
Codolo si trovava esattamente in uno dei punti nei
quali questi due sistemi di movimento potevano incontrarsi.
Antonio Siligato “Nino”
Uno dei nomi più importanti legati alla storia
resistenziale di Codolo è quello di
Antonino Siligato, conosciuto come
“Nino”.
Nato nel 1920 in Sicilia, era stato arruolato nella
Marina.
Dopo l'8 settembre passò per alcuni mesi nelle forze
della Repubblica Sociale, ma successivamente disertò e raggiunse la
Resistenza in Val di Taro.
Entrò nella Brigata
Cento Croci, assumendo il comando della compagnia esploratori.
Il combattimento del 20 gennaio 1945
Il 20 gennaio 1945,
Siligato e i suoi uomini erano reduci da un'azione contro le forze
tedesche condotta in collaborazione con paracadutisti alleati.
Nella zona di Codolo un gruppo di partigiani venne
sorpreso dal nemico.
Nino accorse in loro aiuto.
Durante lo scontro venne colpito mortalmente da una
raffica di mitra.
La sua morte trasformò Codolo in uno dei luoghi
simbolici della Resistenza zerasca.
La Brigata “Nino”
La figura di Siligato lasciò una traccia profonda tra
i suoi compagni.
Dopo la sua morte, la Brigata
Cento Croci. assunse il nome di
“Nino”. in suo onore.
Il riconoscimento più importante arrivò con il
conferimento della Medaglia d'Oro al
Valor Militare.
La memoria del comandante partigiano è ancora oggi
strettamente legata al paese nel quale perse la vita.
I partigiani italiani e russi
Il combattimento di Codolo non riguardò soltanto
partigiani italiani.
Il monumento presente nel paese ricorda anche
combattenti russi.
La presenza di stranieri nelle formazioni
resistenziali non era rara sulle montagne tra Lunigiana ed Emilia.
Ex prigionieri sovietici, militari alleati fuggiti e
uomini di altre nazionalità si unirono in diversi casi alle formazioni
locali.
La Resistenza dell'Appennino assunse così anche una
dimensione internazionale.
Il monumento di Codolo
In via Valli di Zeri.
si trova oggi un monumento dedicato ai partigiani e ad Antonio Siligato.
La prima parte del memoriale venne inaugurata nel
1994, in occasione del
cinquantesimo anniversario della Resistenza.
Nel 2001.
venne aggiunta la parte dedicata specificamente a Nino e ai partigiani
italiani e russi caduti a Codolo.
Il monumento trasforma il luogo dello scontro in uno
spazio permanente di memoria.
Gli ultimi giorni della guerra
Codolo conobbe ancora violenza quando la Liberazione
era ormai vicinissima.
Le testimonianze locali ricordano che
cinque partigiani. persero la
vita alla vigilia della fine della guerra.
Questo dato restituisce bene la durezza degli ultimi
mesi del conflitto.
Anche quando la sconfitta nazifascista appariva ormai
inevitabile, sulle montagne della Lunigiana si continuava a morire.
Una posizione strategica per secoli
La storia di Codolo presenta quindi una continuità
geografica molto interessante.
Per secoli il paese fu attraversato da chi si muoveva
tra Pontremoli e Zeri.
La stessa strada utilizzata da contadini, pastori e
mercanti acquistò durante la guerra una funzione militare.
La geografia non cambiò.
Cambiarono le persone che percorrevano quei sentieri e
le ragioni per cui lo facevano.
Il dopoguerra e lo spopolamento
Dopo la guerra la vita del paese cambiò rapidamente.
L'agricoltura e l'allevamento tradizionali non erano
più sufficienti a garantire le stesse opportunità offerte dalle città e
dalle aree industriali.
Molti abitanti emigrarono.
Le famiglie numerose che avevano caratterizzato
l'Ottocento divennero sempre più rare e numerosi terreni furono
progressivamente abbandonati.
Il ritorno del bosco
Lo spopolamento modificò profondamente anche il
paesaggio.
Castagneti, prati e piccoli campi richiedevano un
lavoro continuo.
Quando questo venne meno, il bosco cominciò a
riconquistare gli spazi.
Molti versanti che un tempo apparivano più aperti sono
oggi coperti da una vegetazione molto più fitta.
Il paesaggio contemporaneo di Codolo racconta quindi
non soltanto la natura, ma anche l'abbandono progressivo dell'antica
economia rurale.
Una scoperta archeologica recente
Il territorio di Codolo ha restituito recentemente
anche una testimonianza molto più antica.
Nella primavera del
2022, alle falde del Monte
Chiese, all'interno di un vecchio castagneto, è stato
recuperato un frammento di arenaria
inciso.
Il reperto misura circa 44 centimetri e presenta su
una faccia un motivo circolare con piccola coppella e una decorazione a
griglia.
È stato consegnato alla competente Soprintendenza.
Un possibile frammento di stele
Gli studiosi hanno ipotizzato che il reperto possa
appartenere a una stele o a un
manufatto lapideo decorato, ma il frammento è troppo incompleto
per stabilirne con sicurezza forma originaria, funzione e cronologia.
È quindi importante non presentarlo come una nuova
Statua Stele lunigianese già identificata.
Il suo interesse risiede proprio nell'apertura di
nuove domande sulla frequentazione antica del territorio di Codolo.
La scoperta dimostra che anche i boschi apparentemente
più appartati possono conservare testimonianze archeologiche ancora da
comprendere.
Il paesaggio
Codolo è circondato da un ambiente tipicamente
appenninico.
Boschi, castagneti e ripidi versanti accompagnano i
piccoli nuclei abitati.
Da alcuni punti si aprono vedute sulla vallata e sulle
montagne di Zeri.
È un paesaggio nel quale la presenza umana appare oggi
discreta, ma che per secoli è stato intensamente utilizzato.
Sentieri, terrazzamenti, vecchi castagneti e ruderi
agricoli sono le tracce di quel lavoro.
Un borgo da scoprire
Codolo racconta una storia diversa da quella dei
grandi borghi fortificati della Lunigiana.
Qui non domina un castello o un palazzo signorile.
Il patrimonio è costituito soprattutto dal
paesaggio rurale, dalla chiesa, dalle
antiche vie e dalla memoria della Resistenza.
La Chiesa di Santa
Felicita, documentata almeno dal 1470-1471, testimonia
l'antichità della comunità.
Le case in pietra e i passaggi voltati raccontano
l'adattamento a un territorio ripido e difficile.
Castagneti, pattona, formaggi, pecore e capre
ricordano un'economia che per generazioni ha permesso agli abitanti di
vivere sulle montagne.
La posizione lungo la strada tra Pontremoli e Zeri
spiega invece perché Codolo sia diventato nel 1944-1945 un luogo
strategico della guerra partigiana.
Il monumento ad
Antonio Siligato “Nino”. e ai combattenti italiani e stranieri
conserva ancora oggi la memoria di quegli eventi.
Infine, il frammento lapideo inciso rinvenuto nel 2022
aggiunge una pagina ancora tutta da interpretare alla storia del
territorio.
Visitare Codolo significa quindi attraversare un
piccolo paese nel quale la montagna, le
vie di comunicazione e la memoria della Resistenza hanno lasciato tracce
profonde, trasformando un antico nucleo rurale in uno dei
luoghi storicamente più significativi lungo la porta d'accesso alle
valli di Zeri. |