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Storia-History-Geschichte-Histoire-Historia
Breve storia del
Comune, borgo, località e frazioni di Terricciola. Provincia di Pisa,
Regione Toscana. Italy Frazioni, borghi, località del Comune di Terricciola sono: Selvatelle, Morrona, Soiana, Soianella, Chientina, La Rosa, La Sterza, Le Case, Casanova, Aia Bianca di Sotto. |
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BREVE STORIA
Gli abitanti si chiamano:
Terricciolesi. Il nome deriva da
terra con evidente significato. Il borgo ha origini Etrusche, come quasi tutta la zona del pisano e come tutta la zona
pisana subirà le vicende medievali legate a Pisa e a Firenze.
La Badia di Morrona venne fondata verso la fine del secolo XI nell'omonima
località di Morrona, facente parte oggi del Comune di Terricciola, per
volere del Conte Ugo della Gherardesca. Il complesso monastico è dedicato a
Santa Maria e a San Benedetto e rappresenta uno dei più importanti complessi
monastici della zona grazie alle ricchezze che i monaci benedettini
riuscirono a raccogliere nel corso dei secoli. Il borgo originariamente
costellato di torri difensive assume un ruolo di rilievo tra i territori sottoposti al
Vescovo di Volterra, nel XII secolo. Contesa da lunghe guerre tra Pisa e
da Firenze, nel 1284 la popolazione di Terricciola giurò fedeltà alla
Repubblica di Firenze. Nel 1496
Pisa si ribellò al dominio fiorentino, riconquistando la propria autonomia,
insieme ai territori limitrofi. La reazione fiorentina fu immediata e Terricciola,
che si era anch'essa ribellata, fu uno dei primi castelli ad essere preda
della grande potenza e venne inglobata nei possedimenti fiorentini
seguendone le sorti, entrando poi nel Granducato di Toscana con i de Medici. Il Comune ebbe probabilmente origine sotto il dominio del Granduca
Pietro Leopoldo I, fra il 1760 e il 1780 e nel 1840 passò sotto il Regio
Vicariato di Pontedera, infine nel 1861 entrò nell'Unità d'Italia. Terricciola si trova alla confluenza delle valli dell'Era,
del Cascina e del torrente Sterza.
Terricciola, è inserita nella Strada del vino delle colline pisane e si
intuisce la vocazione enologica del borgo. Il turismo è rivolto verso i
monumenti storici, come la Badia di Morrona, le due ville Gherardi Del Testa
e Cempini Meazzuoli.
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Informazioni utili |
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Municipio: Via Roma, 37
56030 -Terricciola (PI)
Telefono: 0587.65651
Fax: 0587.655205
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Il Santo Patrono: |
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Orario dei Bus / Meteo / Mappa |
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| C.F./P.Iva | 00286650502 |
| Codice ISTAT: | 050036 |
| Codice catasto: | L138 |
| Musei e Biblioteche | QUI |
| Cinema e Teatro | QUI |
| Superficie: | 43,36 Kmq |
| Altezza s.l.m. | 180 m |
| Latitudine: | 43°31'27,7'' |
| Longitudine: | 10°40'37,93'' |
| Prefisso telefonico: | 0587 |
| C.A.P. | 56030 |
| CI sismica | Zona 2 (sismicità medio-alta) |
Terricciola: dagli Etruschi alla città del vino nel cuore della ValderaTra Pontedera e Volterra, sulle colline che dominano la valle dell'Era, Terricciola è uno di quei luoghi nei quali il paesaggio sembra raccontare immediatamente la propria storia. Vigneti. Olivi. Crinali. Piccoli borghi. Strade che salgono e scendono seguendo la forma delle colline. Terreni sabbiosi nei quali affiorano fossili marini. E sotto le case del centro storico, quasi invisibile, una seconda città scavata nella roccia. Terricciola possiede infatti una caratteristica straordinaria: una parte fondamentale della sua storia si trova sotto terra. Ipogei. Tombe. Cunicoli. Ambienti scavati nel sabbione. Spazi nati in epoca etrusca e riutilizzati nei secoli come cantine, depositi e luoghi di conservazione. È difficile trovare un'immagine migliore per raccontare questo territorio. Sopra la collina crescono le vigne. Sotto la collina sopravvive la memoria degli Etruschi.Una collina tra Pisa e VolterraLa posizione di Terricciola è fondamentale. Il territorio si sviluppa sui rilievi occidentali della valle dell'Era, in una zona di passaggio tra l'area pisana e quella volterrana. Oggi questa posizione appare soprattutto paesaggistica. Nel mondo antico e medievale aveva invece un'enorme importanza politica ed economica. Le colline permettevano di controllare strade e vallate. I terreni potevano essere coltivati. Le vie naturali collegavano la costa, Pisa e la pianura dell'Arno con l'entroterra e Volterra. Terricciola nacque quindi in una terra di confine. E la sua storia sarebbe rimasta per secoli legata proprio a questa condizione.Prima di Terricciola: gli EtruschiLa storia del territorio comincia molto prima del borgo medievale. In epoca etrusca queste colline rientravano nella sfera d'influenza di Volterra, l'antica Velathri. Tra la metà del VI e il V secolo a.C. nuovi insediamenti sorsero sui rilievi compresi tra l'Era e il Cascina. Secondo la ricostruzione archeologica proposta dal Comune, gruppi aristocratici provenienti dal centro urbano occuparono alcuni di questi siti, in una zona che costituiva anche un'area di contatto tra il territorio volterrano e quello pisano. Terricciola si trovava quindi già allora in una posizione strategica. Non una periferia isolata. Ma una fascia di collegamento tra due importanti mondi etruschi.La campagna etruscaTra la fine del IV e il III secolo a.C. il territorio conobbe una nuova fase di popolamento. L'espansione demografica di Volterra favorì la nascita di insediamenti rurali. Le colline vennero occupate da proprietari e comunità legate alla coltivazione della terra. Le testimonianze archeologiche mostrano quindi un paesaggio tutt'altro che vuoto. Campi. Case. Sepolture. Vie di collegamento. Piccole proprietà. Un mondo rurale organizzato che precede di molti secoli il paesaggio agricolo contemporaneo.Una terra di morti e di viviLe tracce più spettacolari lasciate dagli Etruschi sono quelle funerarie. Nel territorio di Terricciola sono stati individuati numerosi ambienti scavati nella roccia sabbiosa. Gli ipogei. Alcuni nacquero come tombe. Altri furono modificati in epoche successive. Con il passare dei secoli la popolazione continuò a utilizzare questi spazi sotterranei. È proprio questa continuità a renderli eccezionali. Una tomba etrusca poteva diventare una cantina. Un ambiente funerario poteva trasformarsi in deposito. Il mondo dei morti entrava così nella vita quotidiana del borgo.L'Ipogeo del BelvedereIl luogo simbolo di questa storia è l'Ipogeo del Belvedere. L'ambiente era già noto nel XVIII secolo ed è scavato direttamente nel sabbione naturale. Dopo un breve corridoio si sviluppa per circa 15,5 metri, con sei nicchie laterali. Una delle nicchie presenta inoltre un silos utilizzato per conservare alimenti, testimonianza evidente dei riusi successivi dello spazio. Oggi l'Ipogeo permette di entrare fisicamente nella storia più antica di Terricciola. Non bisogna immaginare un reperto esposto dietro una vetrina. Il reperto è l'ambiente stesso.Una tomba diventata cantinaLa trasformazione degli ipogei racconta molto della cultura contadina. Uno spazio sotterraneo mantiene naturalmente temperature relativamente costanti. Può quindi essere utilizzato per conservare derrate e vino. Le generazioni successive agli Etruschi non necessariamente conoscevano l'esatta origine di tutti gli ambienti che utilizzavano. Ma ne comprendevano perfettamente l'utilità. La roccia scavata duemila anni prima continuava così a servire la comunità.I cippi funerariAll'interno dell'Ipogeo del Belvedere è conservata anche una raccolta di cippi funerari etruschi provenienti dal territorio. Si tratta di segnacoli che venivano collocati sopra le sepolture. Alcuni appartengono a una produzione diffusa tra i territori etruschi di Pisa e Volterra e mostrano anche il collegamento commerciale con le aree di estrazione del marmo apuano. Una piccola pietra permette quindi di ricostruire una rete molto più grande. Versilia. Pisa. Valdera. Volterra. Artigiani. Commercianti. Proprietari rurali.Il Cippo dei PoggiarelliTra i reperti più significativi viene ricordato il Cippo dei Poggiarelli. Il Comune lo indica come uno degli esempi importanti della produzione materiale legata al mondo etrusco pisano. Il suo valore va oltre l'aspetto artistico. Dimostra che il territorio di Terricciola partecipava a una cultura materiale condivisa tra differenti centri dell'Etruria settentrionale. Ancora una volta il paese appare come luogo di incontro.L'urna etrusca di San DonatoIl rapporto tra città moderna e passato etrusco emerge persino nella Chiesa di San Donato. Sopra l'ingresso della canonica è infatti conservata un'urna cineraria etrusca, testimonianza particolarmente suggestiva del riuso di materiali antichi. È quasi una sovrapposizione simbolica. Un reperto della religiosità funeraria etrusca inserito in un edificio della religione cristiana. Secoli differenti convivono nella stessa parete.Terricciola sotterraneaIl patrimonio ipogeo non si limita al Belvedere. Il sottosuolo del paese conserva numerosi ambienti scavati. Terre di Pisa presenta Terricciola come uno dei luoghi principali per comprendere il patrimonio sotterraneo etrusco della Valdera. Questa caratteristica dovrebbe essere considerata uno dei veri simboli del borgo. Terricciola non è soltanto un paese da attraversare. È un paese nel quale bisogna anche scendere.L'Ipogeo del CasseroUn altro ambiente particolarmente interessante è l'Ipogeo del Cassero, sviluppato sotto la Chiesa di San Donato. A differenza del Belvedere, la sua storia documentata è soprattutto medievale e moderna. Il Comune ne colloca la realizzazione intorno al 1370, nel contesto delle esigenze difensive del borgo. Nel tempo venne utilizzato anche come deposito per il vino e, durante la Seconda guerra mondiale, come rifugio contro i bombardamenti. Un solo ambiente attraversa quindi almeno tre funzioni: difesa. Cantina. Rifugio.Sotto San DonatoL'Ipogeo del Cassero presenta uno sviluppo lineare con nicchie laterali e caratteristici archi a sesto acuto scavati direttamente nel sabbione. All'inizio del Settecento venne ampliato attraverso un ulteriore tratto sotterraneo che permetteva il collegamento con l'attuale Via Roma. Oggi non è normalmente agibile, ma rimane una testimonianza fondamentale della complessità sotterranea del centro storico.Una città costruita sulla sabbiaIl terreno stesso spiega parte di questa storia. Le colline di Terricciola sono caratterizzate in molte zone da sabbie e arenarie relativamente facili da scavare. L'uomo ha quindi utilizzato la geologia. Gli Etruschi per le tombe. Gli abitanti medievali per ambienti e strutture difensive. I contadini per cantine e depositi. La geologia diventa architettura.Un antico mareMa queste sabbie raccontano una storia ancora più remota. Milioni di anni prima degli Etruschi, parte del territorio era interessata da ambienti marini. Ancora oggi lungo alcuni percorsi è possibile incontrare fossili marini, soprattutto molluschi. Il sentiero del Lago di Cuccheri, per esempio, attraversa terreni pleistocenici nei quali sono segnalati bivalvi e gasteropodi fossili. Terricciola possiede quindi almeno tre livelli di storia. La storia geologica. La storia archeologica. La storia umana.Il Lago di CuccheriIl piccolo Lago di Cuccheri è uno specchio d'acqua artificiale inserito in un paesaggio agricolo particolarmente interessante. Il percorso che lo raggiunge attraversa vigneti, oliveti e terreni nei quali affiorano testimonianze geologiche e archeologiche. A poca distanza sono state rinvenute urne cinerarie etrusche della fine del IV secolo a.C. e tracce di piccoli abitati. Persino una passeggiata naturalistica diventa quindi un itinerario archeologico.Dai fossili alle vigneQuesta antica origine marina dei terreni aiuta anche a comprendere la complessità geologica delle colline. Sabbie. Argille. Sedimenti. Arenarie. Ogni zona presenta caratteristiche differenti. Nel corso dei secoli gli agricoltori hanno imparato a riconoscere queste differenze. A scegliere le colture. A orientare i filari. A utilizzare i versanti. Il paesaggio del vino nasce anche dalla geologia.Il MedioevoCon la fine del mondo antico, il territorio cambiò profondamente. Gli insediamenti si trasformarono. Nuovi centri nacquero sulle alture. La Chiesa e i poteri feudali acquisirono un ruolo crescente. Le prime attestazioni medievali permettono progressivamente di riconoscere i luoghi che ancora oggi formano il Comune. Terricciola. Soiana. Morrona. Pieve de' Pitti. Piccoli centri destinati a diventare castelli, pievi e borghi rurali.Terricciola e le torriL'origine del nome Terricciola non è completamente priva di interpretazioni. La tradizione locale e le fonti turistiche lo collegano alla natura fortificata del borgo e alla presenza di torri, mentre altre letture richiamano il rapporto con il terreno. È quindi preferibile evitare etimologie troppo categoriche. Ciò che è certo è che nel Medioevo il paese possedeva una forte funzione difensiva.Un castello contesoCome molti centri della Valdera, Terricciola si trovò al centro delle rivalità tra differenti poteri. I vescovi di Volterra. Pisa. Firenze. La posizione del borgo rendeva inevitabile questa competizione. Controllare Terricciola significava controllare una parte importante del territorio compreso tra Valdera e Volterrano.Pisa e Firenze nello stemmaLa memoria di queste lotte sopravvive ancora oggi nello stemma comunale. Una metà richiama la croce pisana. L'altra il giglio fiorentino. È un simbolo straordinariamente efficace. La storia politica del paese viene sintetizzata in un'immagine. Terricciola appartiene culturalmente a una terra che per secoli ha guardato in più direzioni.San DonatoNella parte più alta del borgo sorge la Chiesa di San Donato, principale riferimento religioso del capoluogo. L'aspetto interno riflette soprattutto le trasformazioni ottocentesche e il gusto neoclassico. Tra le opere conservate viene segnalata una Madonna con Bambino e santi attribuita ad Anton Domenico Bamberini. La posizione della chiesa non è casuale. Siamo nella zona del vecchio castello. Religione e struttura fortificata si sono sovrapposte nel corso dei secoli.Il CasseroLo stesso nome dell'Ipogeo del Cassero ricorda la funzione militare della parte alta. Il cassero era il settore più fortificato di un castello. Terricciola conserva oggi soprattutto la struttura urbana e le tracce di quel passato. Vicoli. Dislivelli. Passaggi. Ambienti sotterranei. Il castello non deve essere immaginato soltanto attraverso una grande fortezza scomparsa. È il paese stesso ad averne ereditato la forma.Il Santuario della Madonna di MonterossoPoco fuori dal centro storico si trova il Santuario della Madonna di Monterosso. Il luogo è legato a un precedente insediamento fortificato e rappresenta uno dei riferimenti religiosi del territorio. L'edificio presenta anche un porticato ottocentesco che ne caratterizza l'aspetto attuale. La posizione esterna rispetto al borgo permette inoltre di leggere bene il rapporto tra centro fortificato e campagna.MorronaTra le località più affascinanti del Comune troviamo Morrona. Il piccolo borgo domina un paesaggio di vigneti e colline. Ma il suo vero tesoro storico è la Badia di Santa Maria a Morrona. La sua storia conduce direttamente al Medioevo monastico della Valdera.La Badia di MorronaLa Badia Camaldolese di Morrona, risalente all'XI secolo, rappresenta uno dei principali complessi religiosi storici del territorio. La ricchezza delle sue terre rese la proprietà particolarmente importante. Conti. Monaci. Vescovi. Differenti poteri si confrontarono nel tempo per il controllo di un patrimonio agricolo capace di produrre considerevoli risorse. È un aspetto fondamentale. Un monastero medievale non era soltanto un luogo di preghiera. Era anche un centro economico.Monaci e agricolturaLe abbazie possedevano campi. Boschi. Vigneti. Oliveti. Case. Diritti. Organizzavano il lavoro e contribuivano a trasformare il paesaggio. La Badia di Morrona permette quindi di collegare la storia religiosa alla storia agricola. La campagna che oggi vediamo non è un paesaggio “naturale” rimasto immobile. È il risultato di secoli di lavoro.Morrona e il vinoOggi Morrona è fortemente associata al paesaggio vitivinicolo. Ma questo rapporto tra agricoltura e territorio ha radici molto più antiche. La presenza monastica, le proprietà rurali e la vocazione delle colline hanno contribuito nel tempo a costruire una cultura agricola che avrebbe trovato nel vino una delle sue espressioni più importanti.SoianaUn'altra frazione di grande interesse è Soiana. Il paese conserva chiaramente la struttura dell'antico castello. Il suo sviluppo urbanistico è prevalentemente lineare e alcuni elementi dell'antica fortificazione sono stati inglobati negli edifici successivi. Soiana viene documentata almeno dal 1099, quando il feudatario cedette i propri diritti all'Ospedale di San Frediano di Pisa.Un castello importanteNel Medioevo Soiana era un centro fortificato di una certa importanza. La vicinanza della Badia di Morrona contribuiva al valore strategico ed economico della zona. Anche Soiana entrò successivamente nell'orbita fiorentina e nel sistema amministrativo del Vicariato della Valdera. Ma un episodio soprattutto ha lasciato il paese nella grande storia toscana.La morte di Pier CapponiNel 1496, durante un assedio al castello di Soiana, trovò la morte il condottiero e uomo politico fiorentino Pier Capponi. È lo stesso personaggio ricordato dalla celebre tradizione legata all'incontro con Carlo VIII di Francia a Firenze. La sua morte dimostra quanto anche un piccolo castello della Valdera potesse essere coinvolto nelle grandi guerre italiane di fine Quattrocento.Le chiese di SoianaSecondo la tradizione storica locale, Soiana possedeva numerosi edifici religiosi. Tra quelli sopravvissuti troviamo la Chiesa di San Michele, con origini medievali, e soprattutto la Chiesa di Sant'Andrea. Quest'ultima racconta anche un'altra grande cesura della storia locale. Il terremoto del 1846.Il terremotoIl terremoto che colpì la Toscana occidentale nel 1846 danneggiò gravemente numerosi edifici della Valdera e delle Colline Pisane. Anche la precedente chiesa di Soiana subì danni tali da rendere necessaria la costruzione di un nuovo edificio. I lavori della nuova Sant'Andrea iniziarono nel 1852. Ancora una volta un evento naturale modifica l'architettura del paese.Il campanile di BellincioniUno degli elementi più riconoscibili di Soiana è il campanile progettato dall'architetto pontederese Luigi Bellincioni. Bellincioni lavorò in diversi centri della Valdera e della Val di Cecina e contribuì a creare alcuni dei campanili più caratteristici del paesaggio locale. Quello di Soiana emerge ancora oggi tra case e colline. È diventato uno dei simboli della frazione.L'organo AgatiAll'interno della Chiesa di Sant'Andrea è conservato anche un grande organo del 1862, realizzato dalla ditta Nicomede Agati. È un dettaglio prezioso perché ricorda quanto anche le piccole comunità investissero nella musica sacra e negli arredi delle proprie chiese. La storia locale non è fatta soltanto di guerre e castelli. È fatta anche di suoni.Pieve de' PittiNel territorio compare inoltre Pieve de' Pitti, luogo il cui stesso nome conserva la memoria dell'organizzazione ecclesiastica medievale. Le fonti turistiche collocano le prime attestazioni documentarie di questa realtà agli inizi del XII secolo. La pieve serviva un territorio rurale più ampio. Era luogo di culto, battesimo e incontro. Ancora una volta la struttura religiosa aiuta a ricostruire l'organizzazione della campagna medievale.SelvatelleVerso la valle si trova Selvatelle, oggi uno dei principali nuclei abitati del Comune. Il suo carattere è differente da quello dei borghi collinari. Terricciola, Soiana e Morrona raccontano soprattutto il sistema dei castelli e delle alture. Selvatelle racconta invece il rapporto con la pianura, le strade e la crescita più recente. Questa varietà rende il Comune geograficamente molto articolato.La campagnaPer secoli l'economia fu essenzialmente agricola. Cereali. Olivi. Vite. Allevamento. Boschi. Ogni collina era organizzata attraverso poderi e case rurali. Il paesaggio contemporaneo conserva molte tracce di questa struttura. Ma tra tutte le colture una avrebbe progressivamente assunto un ruolo identitario particolare. La vite.Gli Etruschi e il vinoIl rapporto tra Terricciola e il vino viene spesso fatto risalire all'epoca etrusca. Le evidenze archeologiche mostrano certamente una società rurale che sfruttava intensamente queste colline; le fonti turistiche regionali collegano la produzione di vino e olio alla lunga storia agricola del territorio. Bisogna naturalmente evitare l'idea semplicistica che esista una linea produttiva immutata per oltre duemila anni. Tecniche. Vitigni. Proprietà. Mercati. Tutto è cambiato. Ma la vocazione agricola della collina presenta una continuità straordinaria.Il vino in età romanaCon l'ingresso del territorio nel mondo romano, la produzione agricola continuò. La vite rimase una coltura importante. Le vie di comunicazione permettevano di muovere prodotti verso centri maggiori. Il paesaggio rurale cambiò organizzazione ma non perse la propria funzione economica. Anche dopo la fine del mondo romano, la coltivazione della vite sarebbe sopravvissuta attraverso proprietà ecclesiastiche, poderi e comunità rurali.Il Medioevo del vinoNel Medioevo il vino era un alimento e un prodotto commerciale fondamentale. Monasteri, pievi e grandi proprietari possedevano vigneti. Il vino veniva consumato localmente ma poteva anche essere commercializzato. La Badia di Morrona e le altre grandi proprietà agricole del territorio partecipavano a questa economia. La cultura del vino di Terricciola nasce quindi dall'interazione tra terreno, proprietà rurale e conoscenze tramandate.Il SettecentoNel XVIII secolo il vino di Terricciola era già abbastanza conosciuto da attirare l'attenzione di studiosi e viaggiatori. Visit Tuscany ricorda le osservazioni di Giovanni Targioni Tozzetti e Giovanni Mariti, che nei loro scritti dedicarono attenzione alla qualità e all'importanza economica dei vini di queste colline. Questo dato è particolarmente importante. Dimostra che la reputazione vitivinicola del territorio precede di molto il moderno marketing enologico.La mezzadriaTra Settecento, Ottocento e parte del Novecento, la campagna fu profondamente segnata dalla mezzadria. La famiglia contadina viveva sul podere. Lavorava vigne, olivi e seminativi. Allevava animali. Produceva parte di ciò che consumava. Il lavoro seguiva il ritmo delle stagioni. Potatura. Aratura. Semina. Mietitura. Vendemmia. Raccolta delle olive.La vendemmiaLa vendemmia era uno dei momenti più importanti. Non soltanto un lavoro agricolo. Un rito sociale. Famiglie e vicini collaboravano. Le uve venivano raccolte. Trasportate. Pigiate. Il mosto riempiva le cantine. Per una comunità come Terricciola, il vino non può essere raccontato soltanto attraverso bottiglie ed etichette. Bisogna raccontare anche il lavoro che esiste dietro ogni vendemmia.Le cantine sotto il paeseEd è qui che la storia torna nuovamente sottoterra. Gli ambienti ipogei vennero spesso riutilizzati per conservare vino. La temperatura relativamente stabile li rendeva adatti a questa funzione. Esiste quindi una connessione quasi perfetta tra archeologia e viticoltura. Gli Etruschi scavano. Le generazioni successive trasformano. I contadini conservano il vino. Oggi gli archeologi riscoprono quegli stessi spazi.Terricciola Città del VinoOggi Terricciola fa parte dell'Associazione Nazionale Città del Vino ed è uno dei centri di riferimento della Strada del Vino delle Colline Pisane. È una definizione coerente con la storia del territorio. Il vino non è semplicemente un prodotto locale. È diventato uno strumento per raccontare il paesaggio. Le cantine. Le aziende agricole. I borghi. La cucina. Il turismo.Terre di Pisa DOCTerricciola rientra inoltre nel territorio della DOC Terre di Pisa. Il progetto enologico lega differenti produttori delle colline pisane e valorizza il rapporto tra vino e territorio. Le aziende locali producono vini differenti per vitigni, tecniche e interpretazioni. Ma ciò che li accomuna è il paesaggio. Colline. Sabbie. Argille. Esposizioni. Microclimi.Il vino come paesaggioUna bottiglia di vino racconta infatti qualcosa che spesso dimentichiamo. Per produrla bisogna modificare il territorio. Preparare il terreno. Piantare i filari. Potare. Controllare le erbe. Vendemmiare. Costruire cantine. Creare strade poderali. Il vigneto è quindi un paesaggio culturale. È natura trasformata dal lavoro umano.La Festa dell'Uva e del VinoLa manifestazione simbolo di questo rapporto è la Festa dell'Uva e del Vino. Nel 2026 ha raggiunto la 60ª edizione, celebrando sessant'anni di vendemmie, tradizioni e vita comunitaria. La festa riunisce produttori, abitanti e visitatori. Degustazioni. Musica. Arte. Spettacoli. Mercatini. Cibo. Il vino torna così a essere ciò che è stato per secoli: un prodotto da condividere.Sessant'anni di festaIl traguardo della sessantesima edizione è particolarmente significativo. Significa che la manifestazione ha attraversato trasformazioni profonde. La fine definitiva della società mezzadrile. La modernizzazione delle aziende. La meccanizzazione. La crescita dell'enologia di qualità. L'arrivo del turismo del vino. Il cambiamento dei gusti. Terricciola è cambiata. La festa è rimasta.Calici di StelleAccanto alla Festa dell'Uva si sono sviluppati altri appuntamenti legati all'enogastronomia e alle cantine. Tra questi Calici di Stelle, la Notte Bianca del Vino e iniziative collegate alle aziende vitivinicole. Il calendario degli eventi contribuisce a trasformare il vino da semplice prodotto agricolo in esperienza culturale. Si visita una cantina. Si incontra un produttore. Si osserva il paesaggio. Si assaggia. Si comprende il territorio.Fragole e altre tradizioniTerricciola non vive però soltanto di vino. Tra le manifestazioni tradizionali del territorio compaiono anche eventi dedicati alla fragola e, a Selvatelle, iniziative gastronomiche legate alla cucina locale. È un altro aspetto della cultura agricola. Le feste nascono dai prodotti. I prodotti diventano identità. L'identità diventa occasione di incontro.L'olioAccanto alla vite rimane naturalmente l'olivo. I due elementi costruiscono insieme una grande parte del paesaggio delle colline. Vigneti nei terreni più adatti. Olivi lungo i versanti. Case rurali. Boschi nelle zone meno coltivabili. L'olio completa il racconto gastronomico di Terricciola e della Valdera.Una cucina contadinaLa cucina tradizionale nasceva da ingredienti semplici. Pane. Olio. Legumi. Verdure. Carni. Selvaggina. Vino. La regola fondamentale era utilizzare ciò che il podere produceva e non sprecare. Molte ricette toscane considerate oggi specialità gastronomiche hanno origine proprio in questa economia della necessità.Dalla mezzadria all'azienda vitivinicolaNel secondo dopoguerra la campagna cambiò rapidamente. La mezzadria scomparve. Molte famiglie lasciarono i poderi. Le aziende agricole si riorganizzarono. La meccanizzazione ridusse la necessità di manodopera. Alcune coltivazioni vennero abbandonate. Altre divennero più specializzate. La viticoltura fu una delle attività capaci di reinventarsi.Il vino di qualitàProgressivamente il vino smise di essere soltanto un prodotto di consumo quotidiano. Diventò sempre più un prodotto di qualità. Selezione delle uve. Controllo delle fermentazioni. Tecnologia. Affinamento. Ricerca sui vitigni. Marketing. Accoglienza in cantina. La moderna Terricciola del vino nasce dall'incontro tra l'antica cultura agricola e queste nuove competenze.Turismo del vinoOggi una cantina può essere anche una destinazione. Si arriva non soltanto per acquistare. Si visita. Si assaggia. Si cammina tra i filari. Si osserva il panorama. Si ascolta la storia dell'azienda. Questo tipo di turismo si adatta perfettamente a Terricciola perché il territorio conserva una scala rurale. Le distanze sono brevi. I borghi emergono dalle colline. Il paesaggio rimane protagonista.Camminare tra le vigneTerricciola è particolarmente adatta al turismo lento. Dal capoluogo si possono raggiungere aree rurali e piccoli nuclei. Morrona. Soiana. Casanova. Pieve de' Pitti. Lago di Cuccheri. Ogni percorso alterna elementi differenti. Vigne. Olivi. Boschi. Fossili. Chiese. Resti archeologici.Il paesaggio delle argilleNon tutto il territorio ha lo stesso aspetto. Alcune zone sono caratterizzate da sabbie e arenarie. Altre da terreni più argillosi. La vegetazione e le colture cambiano. Il Comune stesso, descrivendo i sentieri, sottolinea il contrasto tra differenti sistemi agricoli e geologici. Questa diversità rende il paesaggio molto più complesso di una semplice distesa di vigneti.Il mare sotto i piediLa presenza dei fossili aggiunge una dimensione quasi sorprendente. Camminando tra filari e olivi si possono incontrare conchiglie fossilizzate. È la prova che il paesaggio ha avuto una vita completamente diversa milioni di anni fa. Dove oggi passa un trattore esisteva un ambiente marino. Dove oggi cresce la vite si depositavano sedimenti. Il vino di Terricciola nasce quindi, letteralmente, sopra un antico mare.Una terra da leggere verticalmenteTerricciola può essere letta in verticale. In superficie: il borgo. Le chiese. Le vigne. Le strade. Sotto: ipogei. Tombe. Cantine. Fossili. Ancora più indietro: il mare preistorico. È una sovrapposizione straordinaria. Geologia. Etruschi. Medioevo. Agricoltura. Vino contemporaneo.La Seconda guerra mondialeAnche il Novecento lasciò tracce negli ambienti sotterranei. Durante la Seconda guerra mondiale l'Ipogeo del Cassero venne utilizzato come rifugio contro i bombardamenti. È un dettaglio molto potente. Lo stesso sottosuolo utilizzato per secoli come deposito e cantina diventa luogo di protezione. Quando la guerra arriva, la popolazione torna sotto terra.Un patrimonio recuperatoNegli ultimi anni Terricciola ha investito nella valorizzazione degli ipogei. Le visite guidate all'Ipogeo del Belvedere sono proseguite anche nel 2026, insieme alla possibilità di conoscere i cippi funerari e l'urna etrusca conservata presso San Donato. È una scelta importante. Per molto tempo questi ambienti potevano essere percepiti semplicemente come cantine o cavità. Oggi vengono riconosciuti come patrimonio archeologico e storico.Gli Etruschi tornano protagonistiIl Comune ha inoltre promosso iniziative specificamente dedicate alla cultura etrusca, con visite, laboratori e attività didattiche. Questo permette di costruire una nuova identità turistica. Terricciola non è soltanto “città del vino”. Può essere anche città degli Etruschi. E le due identità non sono in contraddizione. Anzi. Si completano.Dalla tomba alla cantinaForse nessun elemento sintetizza meglio Terricciola dell'ipogeo. Nasce come spazio funerario. Viene dimenticato. Viene riutilizzato. Diventa deposito. Diventa cantina. Diventa rifugio. Infine diventa museo. Uno stesso ambiente cambia significato per oltre duemila anni. È la storia del territorio condensata in pochi metri di roccia.Una visita idealeUna visita dovrebbe iniziare dal centro storico. Salire verso San Donato. Osservare la struttura del vecchio borgo fortificato. Visitare, quando aperto e con le modalità previste, l'Ipogeo del Belvedere. Vedere i cippi funerari. Cercare l'urna etrusca presso San Donato. Poi uscire dal paese.Verso MonterossoLa seconda tappa potrebbe essere il Santuario della Madonna di Monterosso. Da qui il paesaggio comincia ad aprirsi. Il borgo lascia spazio alla campagna. Le vigne diventano protagoniste. La storia militare lascia il posto a quella agricola.MorronaPoi bisogna raggiungere Morrona. La Badia. Il borgo. Le vigne. Qui il Medioevo monastico e la moderna cultura enologica convivono nello stesso paesaggio. È uno dei luoghi migliori per comprendere come la storia agricola abbia modellato il territorio.SoianaLa tappa successiva è Soiana. L'antico castello. Sant'Andrea. Il campanile di Bellincioni. La memoria della morte di Pier Capponi. Pochi elementi permettono di attraversare dal Medioevo all'Ottocento.CuccheriInfine il Lago di Cuccheri. Qui il racconto cambia nuovamente. Fossili. Archeologia. Vigne. Olivi. Piccoli ipogei. È il luogo ideale per capire che Terricciola non possiede soltanto monumenti. Possiede un paesaggio storico.Terricciola e VolterraIl rapporto con Volterra attraversa tutta la storia. Gli Etruschi. La sfera d'influenza dell'antica Velathri. I poteri ecclesiastici medievali. Le strade. I commerci. Ancora oggi, guardando verso le colline interne, si percepisce questa connessione geografica. Terricciola è quasi una porta tra la Valdera e il Volterrano.Terricciola e PisaMa altrettanto forte è il rapporto con Pisa. I cippi etruschi testimoniano collegamenti con l'area pisana già nel mondo antico. Nel Medioevo Pisa fu uno dei principali poteri che si contesero il territorio. La croce pisana è ancora nello stemma. Terricciola appartiene quindi contemporaneamente a più geografie storiche.Terricciola e FirenzePoi arrivò Firenze. La progressiva espansione fiorentina trasformò gli equilibri politici della Valdera. Castelli un tempo indipendenti o contesi entrarono nel sistema dello Stato regionale. Il giglio dello stemma conserva anche questa memoria. La città del vino contemporanea nasce quindi da un paese che per secoli è stato terra di frontiera.Il valore delle frazioniUno degli errori sarebbe raccontare soltanto il capoluogo. Il patrimonio di Terricciola è distribuito. Morrona racconta la Badia e il paesaggio vitivinicolo. Soiana racconta il castello, Pier Capponi e Bellincioni. Pieve de' Pitti conserva la memoria dell'organizzazione religiosa medievale. Selvatelle rappresenta il rapporto con la valle e la crescita più recente. Le campagne e le altre località raccontano poderi, cantine, fossili e archeologia.Un Comune diffusoTerricciola deve quindi essere visitata come un territorio diffuso. Non esiste un unico monumento capace di riassumere tutto. Bisogna muoversi. Scendere. Salire. Entrare nelle frazioni. Visitare le cantine. Camminare. Guardare il terreno. Il viaggio è parte della scoperta.Il vino come filo conduttoreSe però bisogna scegliere un elemento capace di unire tutto, questo è probabilmente il vino. Il vino collega la terra. La geologia. Gli Etruschi. I monasteri. La mezzadria. Le cantine sotterranee. Le aziende contemporanee. Le feste. Il turismo. È contemporaneamente agricoltura, economia e cultura.Ma prima del vino c'è la terraTerricciola ricorda però una cosa fondamentale. Il vino non nasce in cantina. Nasce nel terreno. E qui il terreno è particolarmente complesso. Antichi sedimenti marini. Sabbie. Argille. Fossili. Versanti. Esposizioni. È la terra a costruire il primo capitolo della storia. Forse anche il nome del paese, secondo una delle interpretazioni tradizionali, sembra volerlo ricordare.Terricciola, sopra e sotto la terraTerricciola possiede quindi due paesaggi. Quello visibile. E quello nascosto. Sopra: vigneti, oliveti, borghi, chiese, campanili e strade. Sotto: fossili, tombe etrusche, ipogei, cantine e rifugi. Per conoscere davvero il paese bisogna attraversarli entrambi.Dagli Etruschi ai vignaioliÈ questo forse il racconto più efficace. Gli Etruschi occupano le colline e scavano la terra. Il Medioevo costruisce castelli e abbazie. I contadini modellano i poderi. La mezzadria organizza per secoli la società rurale. Il Novecento trasforma l'agricoltura. Le moderne aziende investono sulla qualità. Il vino porta il nome di Terricciola molto lontano. Ma sotto le cantine rimane la stessa collina.Sessant'anni di Festa dell'UvaLa sessantesima edizione della Festa dell'Uva e del Vino celebrata nel 2026 rende particolarmente evidente questa continuità. Una festa nata in un'altra epoca agricola continua a esistere in una società completamente trasformata. Sono cambiate le tecniche. Sono cambiate le aziende. Sono cambiati i mercati. Ma la comunità continua a incontrarsi intorno alla vendemmia.Terricciola oggiOggi Terricciola può presentarsi attraverso identità differenti. Borgo etrusco. Città sotterranea. Città del vino. Terra di abbazie e castelli. Paesaggio dei fossili. Territorio del turismo lento. Non bisogna scegliere una sola definizione. La sua forza deriva proprio dalla sovrapposizione.Una terra che conserva memoriaA Terricciola la terra non è soltanto qualcosa da coltivare. È un archivio. Conserva conchiglie di un mare scomparso. Tombe etrusche. Cippi funerari. Gallerie. Cantine. Tracce di abitati. E sopra questo archivio continuano a crescere vigne e olivi. È un'immagine quasi perfetta della Toscana rurale. Il presente vive letteralmente sopra il passato.Terricciola, la città del vino con un'anima etruscaTerricciola non è soltanto una tappa per chi ama il vino. E non è soltanto un piccolo borgo medievale. La sua vera particolarità è l'intreccio tra archeologia, agricoltura e paesaggio. Gli Etruschi hanno lasciato tombe e cippi. Il Medioevo castelli, chiese e abbazie. I contadini poderi, vigneti e oliveti. La società contemporanea ha trasformato quella lunga eredità in una cultura del vino capace di guardare oltre i confini locali. Terricciola è una terra che deve essere scoperta in due direzioni: guardando lontano, verso le vigne e le colline della Valdera, e guardando in profondità, sotto le strade del borgo, dove gli ipogei ricordano che questa comunità vive sopra oltre duemila anni di storia. Qui una tomba etrusca può diventare cantina, un castello può trasformarsi in borgo e un'antica campagna può diventare una delle terre del vino più riconoscibili delle Colline Pisane. |