Cune: storia, cultura
e territorio
Adagiato sulle pendici del
Monte Bargiglio, in posizione
panoramica sulla Valle del Serchio, Cune è uno dei piccoli borghi
storici del Comune di Borgo a Mozzano.
Il paese sorge a circa
650 metri di altitudine,
circondato da boschi e montagne, in un territorio che conserva
testimonianze di grande interesse storico, religioso e paesaggistico.
La storia di Cune è profondamente legata a tre luoghi:
l'antico Romitorio di San Bartolomeo,
il borgo sviluppatosi più in basso a partire dal tardo Medioevo e il
Monte Bargiglio, sulla cui
sommità sorgeva una torre di avvistamento tanto importante da essere
conosciuta come l'“Occhio di Lucca”.
Le origini
Le origini di Cune sono molto antiche.
Il toponimo è
documentato almeno dal IX secolo, segno dell'esistenza di un
insediamento o comunque di un territorio già chiaramente identificato
durante l'alto Medioevo.
L'abitato originario non coincideva però con quello
attuale. Il primo nucleo si trovava più in alto, nella zona dove ancora
oggi sorge l'antica Chiesa di San Bartolomeo, conosciuta come
Romitorio di San Bartolomeo.
Solo successivamente la popolazione iniziò a spostarsi
verso una posizione più bassa e più favorevole, dando origine
all'attuale paese.
La nascita del borgo attuale
Secondo la documentazione storica locale, a partire
dal 1387, iniziarono a essere
costruite abitazioni nella posizione occupata dall'attuale Cune.
Il progressivo trasferimento dell'insediamento
modificò nel corso dei secoli anche il centro della vita religiosa della
comunità.
L'antica San Bartolomeo rimase isolata nei boschi,
mentre nel nuovo abitato acquistò sempre maggiore importanza una chiesa
che inizialmente era dedicata alla Vergine e che successivamente assunse
anch'essa il titolo di San Bartolomeo.
Il borgo che vediamo oggi conserva soprattutto
l'impronta delle trasformazioni avvenute nei secoli successivi.
Un borgo di pietra
Cune presenta ancora oggi numerosi elementi
caratteristici dell'architettura tradizionale della Valle del Serchio.
Particolarmente interessanti sono alcuni
grandi portali in pietra risalenti al
Seicento, presenti sulle facciate delle abitazioni più antiche.
Questi elementi testimoniano una fase di sviluppo del
paese durante la quale le case furono ampliate e trasformate, assumendo
in parte l'aspetto che ancora oggi caratterizza il centro storico.
Vicoli, corti, passaggi e abitazioni raccolte formano
un tessuto urbano compatto, tipico dei piccoli centri montani nei quali
lo spazio disponibile doveva essere utilizzato con attenzione.
Il Romitorio di San Bartolomeo
Poco distante dal paese, immersa in un
antico bosco di lecci, sorge
una delle testimonianze medievali più importanti di Cune: la Chiesa di
San Bartolomeo, comunemente
chiamata Romitorio di San Bartolomeo.
La piccola chiesa risale al
XII secolo, e costituiva
originariamente la parrocchiale dell'antico insediamento.
L'edificio presenta una struttura semplice e
armoniosa, tipica delle piccole chiese romaniche sorte nel territorio
della Diocesi di Lucca.
È formato da una
navata unica conclusa da un'abside, ed è costruito con pietre
accuratamente squadrate.
Davanti alla facciata sorge una massiccia torre
campanaria, realizzata con una muratura più rustica rispetto a quella
della chiesa.
Una chiesa romanica nel bosco
Il fascino del Romitorio deriva non soltanto dalla sua
architettura, ma anche dal luogo nel quale sorge.
La chiesa è rimasta isolata rispetto al paese moderno
ed è circondata dalla vegetazione, conservando così un rapporto
particolarmente suggestivo con il paesaggio.
Nel corso dei secoli l'edificio subì alcune
trasformazioni. Alla struttura medievale venne per esempio aggiunto un
portico, successivamente eliminato.
La sua esistenza è però documentata da un disegno
ottocentesco di Giuseppe Matraia,
conservato insieme al manoscritto della sua guida di Lucca e del contado
presso la Biblioteca Statale di Lucca.
Nonostante il trasferimento della popolazione nel
nuovo paese, gli abitanti di Cune hanno continuato a mantenere un
profondo legame con l'antica chiesa.
La Chiesa parrocchiale di San
Bartolomeo
Nel centro del paese sorge l'attuale
Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo.
L'edificio è documentato dalla fine del Trecento,
quando risultava ancora dedicato alla Vergine. Con lo spostamento del
centro abitato assunse progressivamente le funzioni della vecchia chiesa
e la dedicazione a San Bartolomeo.
Al suo interno si conserva un patrimonio artistico
particolarmente significativo per un piccolo borgo montano.
Tra le opere presenti figurano dipinti seicenteschi
legati alla scuola di Giovanni Marracci,
un dipinto su tavola di scuola toscana del XV secolo, un'edicola
marmorea cinquecentesca e importanti oggetti di arte sacra.
Giovanni Marracci e la Crocifissione
Tra le opere più significative della parrocchiale si
trova una pala raffigurante la
Crocifissione, realizzata nel
1685 da Giovanni Marracci.
Marracci, pittore lucchese nato a Torcigliano nel
1637, fu uno degli artisti più importanti del Seicento lucchese.
La presenza di una sua opera a Cune testimonia come
anche le piccole comunità della Valle del Serchio partecipassero alla
cultura artistica del territorio e commissionassero opere destinate ad
arricchire le proprie chiese.
Nella parrocchiale sono inoltre ricordate altre tele
riconducibili alla sua scuola.
La statua medievale di San Bartolomeo
Una delle opere più preziose conservate nella chiesa è
la statua lignea policroma di San
Bartolomeo, proveniente dall'antico Romitorio.
La scultura risale alla prima metà del
XIV secolo, ed è
particolarmente interessante perché conserva in misura eccezionale la
propria policromia originaria.
Sul basamento è presente un'iscrizione, oggi in parte
illeggibile, che permette comunque di conoscere il nome dell'autore
della decorazione pittorica: Johannes
de Petrasancta.
La data mutila dell'iscrizione è stata interpretata
come 1333 oppure 1343.
La statua costituisce quindi una preziosa
testimonianza della devozione medievale della comunità e rappresenta
idealmente il collegamento tra l'antico insediamento del Romitorio e il
paese moderno.
L'organo Agati
La chiesa conserva anche un
organo Agati del 1848.
Gli Agati furono una celebre famiglia di organari
pistoiesi, attiva tra Settecento e Ottocento e responsabile della
costruzione di numerosi strumenti destinati alle chiese della Toscana e
di altre regioni italiane.
La presenza dell'organo aggiunge un ulteriore elemento
al patrimonio storico e musicale della parrocchiale di Cune.
La Comunità di Cune
Come molti altri paesi della Valle del Serchio, anche
Cune possedeva anticamente una propria organizzazione amministrativa.
L'Archivio storico del Comune di Borgo a Mozzano
conserva infatti un fondo specificamente denominato
“Comunità di Cune”.
La documentazione comprende, tra l'altro,
statuti e ordini dal 1735 al 1794,
deliberazioni e partiti dal 1685 al 1766, documenti relativi ai beni
comunali e antichi estimi, tra cui uno risalente al
1558.
Questi documenti sono particolarmente preziosi perché
permettono di ricostruire la vita civile ed economica del paese: la
gestione dei beni comuni, delle proprietà, delle risorse del territorio
e delle decisioni che riguardavano l'intera popolazione.
Con il riordino amministrativo di epoca napoleonica,
nel 1807 Cune venne inserita nel Comune
di Borgo a Mozzano, insieme ad altre antiche comunità del
territorio.
Il Monte Bargiglio
Alle spalle di Cune si innalza il
Monte Bargiglio, uno dei
luoghi storicamente più interessanti dell'intero territorio di Borgo a
Mozzano.
La montagna domina una vasta porzione della Valle del
Serchio e la sua posizione permette di osservare un territorio molto
esteso.
Proprio questa caratteristica rese il Bargiglio
strategicamente importante durante il Medioevo e nei secoli successivi.
Sulla vetta venne infatti realizzata una torre
destinata all'avvistamento e alla trasmissione dei segnali.
L'“Occhio di Lucca”
L'antica torre del Bargiglio faceva parte del sistema
di controllo e comunicazione della
Repubblica di Lucca.
Grazie alla posizione eccezionalmente panoramica,
dalla vetta era possibile sorvegliare un vastissimo territorio e
trasmettere rapidamente segnali verso altri punti di osservazione.
Per questa ragione il Bargiglio divenne conosciuto con
il suggestivo nome di “Occhio di Lucca”.
La fortificazione esistente sul monte venne
abbattuta nel 1373, ma sulla
sommità sono ancora visibili i ruderi dell'antica struttura.
Il luogo costituisce oggi una delle mete
escursionistiche più interessanti della zona e permette di unire la
scoperta del paesaggio alla conoscenza della storia militare e politica
lucchese.
Una montagna strategica
Il Bargiglio aiuta a comprendere quanto le montagne
fossero importanti nel sistema difensivo medievale.
Prima dell'esistenza dei moderni mezzi di
comunicazione, una rete di torri collocate sulle alture permetteva di
controllare strade, vallate e confini.
Attraverso segnali visibili a distanza era possibile
trasmettere rapidamente un allarme.
Cune si trovava quindi ai piedi di un punto strategico
fondamentale per il controllo del territorio lucchese.
La montagna che per gli abitanti rappresentava una
fonte di legname, pascoli e altre risorse era contemporaneamente parte
del sistema di sicurezza della Repubblica di Lucca.
Il rapporto con il bosco e la
montagna
Per secoli la vita degli abitanti di Cune è stata
strettamente legata all'ambiente montano.
Boschi, piccoli appezzamenti agricoli e pascoli
costituivano risorse indispensabili per la sopravvivenza delle famiglie.
La legna serviva per riscaldare le abitazioni e
alimentare i focolari; i boschi fornivano materiali e prodotti
alimentari; i terreni intorno al paese venivano utilizzati per
coltivazioni e allevamento.
Antichi sentieri e mulattiere collegavano il paese con
il Romitorio, il Bargiglio, i campi e le località circostanti.
Questa rete di percorsi rappresentava un vero sistema
di comunicazione prima della costruzione delle strade moderne.
Monte Agliale e l'osservazione del
cielo
Il territorio di Cune conserva anche una curiosa
continuità tra passato e presente.
Se anticamente dalla cima del Bargiglio si osservava
il territorio per ragioni militari e strategiche, oggi sulle montagne
vicine lo sguardo si rivolge molto più lontano.
Sul vicino Monte
Agliale, è stato infatti realizzato negli anni Novanta un
osservatorio astronomico.
La ridotta presenza di illuminazione artificiale e la
posizione montana rendono questa zona particolarmente favorevole
all'osservazione del cielo.
Il territorio di Cune lega così idealmente due forme
molto diverse di osservazione: quella degli uomini che dalla torre del
Bargiglio controllavano la valle e quella moderna rivolta alle stelle e
ai pianeti.
Catureglio e Villa Mansi
Nel territorio sottostante Cune, in località
Catureglio, si trova inoltre
un'importante testimonianza dell'architettura signorile lucchese:
Villa Mansi.
La villa fu utilizzata in passato come residenza di
villeggiatura dalla famiglia Mansi, una delle più importanti famiglie
patrizie lucchesi.
La presenza di una residenza signorile in questo
territorio testimonia anche il rapporto che nei secoli si sviluppò tra
le campagne e le montagne della Valle del Serchio e le grandi famiglie
della città di Lucca.
Cune oggi
Cune conserva ancora oggi il carattere raccolto di un
piccolo borgo di montagna.
Le abitazioni storiche, i portali seicenteschi, la
Chiesa di San Bartolomeo e le strade del paese raccontano la storia
della comunità, mentre appena fuori dall'abitato il paesaggio diventa
protagonista.
Il Romitorio permette di riscoprire le origini
medievali del paese; il Monte Bargiglio conduce invece verso uno dei
punti panoramici e storici più importanti della zona.
Sono luoghi differenti ma profondamente collegati tra
loro.
Un borgo tra storia e paesaggio
La storia di Cune può essere letta attraverso il suo
territorio.
In alto si trova il
Romitorio di San Bartolomeo, memoria dell'antico insediamento
medievale. Più in basso sorge il paese sviluppatosi a partire dalla fine
del Trecento. Ancora più in alto, sulla vetta del Bargiglio, i resti
dell'�����Occhio di Lucca” ricordano l'importanza strategica che queste
montagne ebbero per la Repubblica lucchese.
A questi elementi si aggiungono le opere d'arte della
chiesa parrocchiale, gli antichi documenti della Comunità di Cune, i
boschi e i sentieri.
Visitare Cune significa quindi scoprire un piccolo
paese nel quale storia medievale, arte,
architettura rurale, montagna e paesaggio, sono ancora
profondamente intrecciati. |