Dezza: storia, cultura
e territorio
Immersa nel verde della
Val Pedogna, Dezza è una
piccola frazione del Comune di Borgo a Mozzano situata in un ambiente
nel quale il paesaggio conserva ancora numerose tracce della vita rurale
del passato.
Una delle caratteristiche più particolari del paese è
la sua struttura: Dezza è infatti formata da
due distinti nuclei abitati, Dezza Alta
e Dezza Bassa, collegati tra loro da un'antica mulattiera.
Tra le due borgate, quasi a rappresentare
simbolicamente il punto d'incontro della comunità, sorge la
Chiesa di Santa Elisabetta.
La storia di Dezza è quella di un piccolo paese di
collina profondamente legato alla terra, ai boschi e agli antichi
percorsi che attraversavano la Val Pedogna e mettevano in comunicazione
le diverse comunità della valle.
Dezza e la Val Pedogna
Per comprendere la storia di Dezza bisogna partire dal
territorio.
Il paese si trova nella
Val Pedogna, valle laterale
della media Valle del Serchio che dal territorio di Borgo a Mozzano sale
verso le colline e le montagne in direzione di Pescaglia.
La sua posizione ha favorito nei secoli rapporti con
numerosi paesi vicini.
Prima della costruzione delle strade moderne, gli
spostamenti avvenivano soprattutto attraverso
sentieri e mulattiere lastricate in
pietra, percorse quotidianamente dagli abitanti per raggiungere
campi, boschi, mercati e altri centri abitati.
Da Dezza era possibile raggiungere attraverso questi
percorsi località come Vetriano,
Colognora e Celle.
Le antiche vie costituivano quindi una vera rete di
comunicazione, indispensabile per la vita economica e sociale delle
comunità della valle.
Dezza Alta e Dezza Bassa
Una delle caratteristiche che maggiormente distinguono
Dezza dagli altri paesi del territorio è la divisione dell'abitato in
due nuclei.
Dezza Alta
occupa la parte più elevata, mentre
Dezza Bassa, si sviluppa più in basso lungo il versante.
Tra le due borgate corre l'antica mulattiera che per
generazioni ha rappresentato il principale collegamento interno al
paese.
Questa particolare struttura racconta un modo di
abitare tipico delle comunità collinari e montane, nelle quali le case
potevano distribuirsi in piccoli gruppi separati, adattandosi alla
conformazione del terreno e alla posizione dei campi.
Ancora oggi percorrere il collegamento tra le due
parti permette di leggere nel paesaggio la struttura storica del paese.
La Comunità di Dezza
Dezza non era soltanto un piccolo nucleo rurale: per
secoli costituì una vera comunità
dotata di una propria organizzazione locale.
La testimonianza più evidente è conservata nell'Archivio
storico del Comune di Borgo a Mozzano, dove esiste ancora oggi
un fondo specificamente denominato
“Comunità di Dezza”.
Questa documentazione inserisce Dezza nel sistema
delle antiche comunità della Vicaria di Borgo a Mozzano.
Prima delle grandi riforme amministrative tra
Settecento e Ottocento, infatti, il territorio lucchese era organizzato
in piccole comunità rurali che godevano di una significativa autonomia
nella gestione degli affari locali.
Come funzionavano le antiche comunità
Le comunità della campagna lucchese possedevano propri
organismi amministrativi.
Esistevano consigli formati dagli abitanti o dai
capifamiglia, governatori e altri ufficiali incaricati di occuparsi
delle questioni collettive.
Tra i problemi da affrontare vi erano la manutenzione
delle strade e delle mulattiere, la gestione dei beni comuni, la
riscossione delle imposte, l'utilizzo dei boschi e dei pascoli e
numerosi altri aspetti della vita quotidiana.
Dezza faceva parte di questo sistema.
La presenza di un fondo archivistico specifico
testimonia quindi l'esistenza di una comunità con una propria identità
amministrativa, oltre che religiosa e sociale.
La Chiesa di Santa Elisabetta
Il principale edificio religioso di Dezza è la
Chiesa di Santa Elisabetta.
La sua posizione è particolarmente significativa:
sorge infatti circa a metà strada tra
Dezza Alta e Dezza Bassa, diventando idealmente il centro
religioso comune ai due nuclei.
L'edificio è di origine medievale, anche se non è
conosciuta con certezza la data della sua fondazione.
La chiesa che possiamo osservare oggi è il risultato
di numerose trasformazioni avvenute nel corso dei secoli.
Le trasformazioni dell'Ottocento
Un'importante fase della storia della chiesa si
colloca tra il 1825 e il 1830,
quando l'edificio venne modificato e ampliato.
A questi interventi si deve in gran parte l'attuale
aspetto architettonico, caratterizzato da forme di gusto
neoclassico.
La chiesa rappresenta quindi un interessante esempio
di edificio nel quale convivono una fondazione molto più antica e
trasformazioni appartenenti all'età moderna e contemporanea.
A fianco dell'edificio è inoltre visibile un
loggiato che in passato era utilizzato
come cimitero, ulteriore testimonianza dell'antico rapporto tra
la chiesa e la vita della comunità.
La Madonna del Rosario
All'interno della Chiesa di Santa Elisabetta si
conserva una pala d'altare raffigurante
la Madonna del Rosario.
L'opera è attribuita al pittore
Gustavo Giannini di Tereglio,
ed è datata intorno al 1800.
La presenza di questo dipinto testimonia i rapporti
culturali e religiosi che esistevano tra le diverse comunità della Valle
del Serchio e delle montagne circostanti.
Anche nei piccoli paesi come Dezza, infatti, le chiese
rappresentavano importanti luoghi di conservazione dell'arte e della
memoria collettiva.
La chiesa come centro della comunità
Per generazioni la Chiesa di Santa Elisabetta non ha
rappresentato soltanto il luogo delle celebrazioni religiose.
La sua posizione tra i due nuclei di Dezza ne ha fatto
un vero punto d'incontro.
Battesimi, matrimoni, funerali, feste patronali e
processioni scandivano il calendario e accompagnavano i momenti più
importanti della vita delle famiglie.
In una comunità distribuita tra due borgate, la chiesa
contribuiva così a creare uno spazio condiviso e a rafforzare il senso
di appartenenza al paese.
Le antiche mulattiere
Uno degli elementi più interessanti del patrimonio
storico di Dezza è costituito dalle
antiche mulattiere.
Prima della diffusione delle automobili e della
moderna viabilità, questi percorsi erano le vere strade della montagna.
Alcuni erano accuratamente lastricati in pietra per
facilitarne l'utilizzo anche durante le stagioni piovose.
Vi transitavano persone, animali da soma e merci.
Attraverso queste vie gli abitanti raggiungevano i terreni agricoli, i
boschi, i paesi vicini e il fondovalle.
Da Dezza partivano percorsi verso
Vetriano, Colognora e Celle,
formando una rete che collegava le comunità della Val Pedogna ben prima
della costruzione delle attuali strade.
Dezza e Giacomo Puccini
Una curiosa pagina della storia di Dezza è collegata a
Giacomo Puccini.
La famiglia del celebre compositore lucchese era
originaria di Celle, oggi
conosciuta anche come Celle dei Puccini.
Durante la giovinezza Puccini trascorse alcuni periodi
nel paese della famiglia e, per raggiungerlo, percorreva le vie che
attraversavano la Val Pedogna.
Il percorso passava anche da
Dezza.
Il piccolo paese compare infatti in alcune lettere del
compositore, lasciandoci una testimonianza particolarmente suggestiva di
come questi antichi itinerari fossero ancora utilizzati nell'Ottocento.
Possiamo così immaginare il giovane Puccini percorrere
a piedi o con i mezzi dell'epoca le strade e le mulattiere che
attraversavano Dezza per raggiungere Celle.
La vita rurale
Per secoli l'economia di Dezza fu essenzialmente
agricola e forestale.
La popolazione viveva sfruttando le risorse offerte
dal territorio: piccoli appezzamenti coltivati, orti, alberi da frutto,
castagneti e boschi.
La conformazione collinare richiedeva un lavoro
continuo per mantenere i terreni produttivi.
I boschi fornivano legna da ardere e materiali
indispensabili per la vita quotidiana, mentre l'allevamento di piccoli
animali integrava le risorse delle famiglie.
Era un'economia nella quale quasi nulla veniva
sprecato e ogni parte del territorio aveva una funzione.
Il castagno e il bosco
Come in gran parte della media Valle del Serchio,
anche nel territorio di Dezza il
castagno, ha avuto per secoli un ruolo fondamentale.
Le castagne costituivano una risorsa alimentare
preziosa per le famiglie delle zone collinari e montane.
Essiccate e trasformate in farina, potevano essere
conservate a lungo e utilizzate durante l'inverno per preparare numerosi
alimenti della tradizione.
Accanto ai castagneti, i boschi fornivano legname,
fascine e altri prodotti necessari alla vita domestica e agricola.
Il rapporto con il bosco non era quindi soltanto
paesaggistico: rappresentava una componente essenziale dell'economia e
della sopravvivenza della comunità.
Le ville di Dezza Alta
Nella parte alta del paese sono presenti anche
alcune ville e abitazioni signorili di
particolare interesse.
La loro presenza introduce un elemento diverso
rispetto all'architettura rurale più semplice che caratterizza gran
parte del borgo.
Questi edifici testimoniano le trasformazioni sociali
ed economiche avvenute nel corso dei secoli e contribuiscono alla
varietà del patrimonio architettonico di Dezza.
Accanto alle case contadine e agli edifici legati alla
vita agricola troviamo quindi costruzioni che raccontano una diversa
dimensione della storia locale.
Una rete di paesi
La storia di Dezza non può essere separata da quella
delle comunità circostanti.
Vetriano, Colognora, Celle e gli altri piccoli centri
della Val Pedogna erano collegati da una fitta rete di rapporti.
Le persone si spostavano per lavoro, per commercio,
per motivi familiari e religiosi.
Fiere, mercati e feste costituivano occasioni di
incontro, mentre le mulattiere permettevano la circolazione delle merci
e delle notizie.
Dezza era quindi parte di un territorio nel quale ogni
piccolo paese possedeva una propria identità ma dipendeva allo stesso
tempo dalle relazioni con le comunità vicine.
Dezza oggi
Oggi Dezza conserva soprattutto il fascino di un
piccolo borgo immerso nel paesaggio della Val Pedogna.
La divisione tra
Dezza Alta e Dezza Bassa, l'antica mulattiera, la Chiesa di
Santa Elisabetta e le abitazioni storiche permettono ancora di leggere
la struttura tradizionale del paese.
Il silenzio dei boschi e la presenza degli antichi
percorsi aiutano inoltre a comprendere quanto diverso fosse un tempo il
rapporto tra gli abitanti e il territorio.
Percorrere queste strade significa seguire gli stessi
itinerari utilizzati per generazioni da contadini, commercianti,
viandanti e, nell'Ottocento, anche dal giovane Giacomo Puccini.
Un piccolo borgo, una lunga memoria
Dezza rappresenta bene la storia delle piccole
comunità della Valle del Serchio.
Non sono necessariamente i grandi monumenti a
definirne l'identità, ma l'insieme formato dalle case, dalla chiesa,
dalle mulattiere, dai boschi e dalla memoria delle persone che vi hanno
abitato.
Dezza Alta e Dezza Bassa, unite dalla loro antica
strada e dalla Chiesa di Santa Elisabetta, raccontano una comunità che
per secoli ha costruito la propria esistenza attorno al territorio.
Visitare Dezza significa quindi riscoprire una
dimensione più intima della Val Pedogna, dove
paesaggio, vita contadina, fede,
antichi percorsi e memoria, continuano a raccontare la storia
del paese. |