Fornovolasco - Fabbriche di Vergemoli

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Fornovolasco

Il paese

Il paese visto dal parcheggio

Il borgo

Case

Vista

Case

Il ponte

Il ponte

Nella piazza

Nella piazza

Torrente Turrite di Gallicano

Case

Particolare

Case

Nella piazza

La fontana

Vista dalla fontana

Dalla fontana

Ruscello

In paese

Ruscello

Vista

Ruscello

Torrente

Torrente Turrite

In paese

Passaggio

Passaggio

Casa

La torre campanaria

La torre campanaria

La torre campanaria

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

La Chiesa di San Francesco d'Assisi

La torre campanaria

San Francesco d'Assisi

La torre campanaria

Vista dalla Chiesa

Fregio sul portale

Fregio

Interno della Chiesa

Acquasantiera

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

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Interno

Interno

Interno

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Interno

Interno

Interno

Particolare sulla torre campanaria

In paese

In paese

Campanile

La fontana

Fontana

Il Sagrato

In paese

Case

Case

In paese

In paese

In paese

Edicola

Maestà

Il paese

Il torrente

Il torrente

Il torrente

Vista dalla strada per le Grotte del Vento

Vista

Fornovolasco

Il torrente Turrite

Fornovolasco

Il paese

Il paese

Il paese

Il paese

Il torrente

Il torrente

Il torrente

Il torrente

Il torrente

Vista

Vista

Vista

In paese

In paese

In paese

Vista sui monti

In paese

Informazioni storiche, culturali della località.

Fornovolasco: storia, ferriere e tradizioni di un borgo ai piedi delle Panie

Fornovolasco è una frazione del Comune di Fabbriche di Vergemoli , in provincia di Lucca, situata nel cuore delle Alpi Apuane e della Garfagnana. Il borgo sorge in una stretta valle montana, alla confluenza di corsi d'acqua che scendono dalle montagne circostanti, dominato dalle imponenti sagome della Pania della Croce , della Pania Secca e del Monte Forato . Acqua, boschi, minerali e montagne hanno determinato per secoli la vita della comunità. Fornovolasco non nacque infatti soltanto come paese agricolo. La sua storia è profondamente legata alle miniere, ai forni fusori, alle ferriere e alla lavorazione del ferro . Per secoli il rumore dell'acqua si mescolò a quello dei magli delle officine, mentre minatori, carbonai e fabbri lavoravano nelle montagne e lungo i torrenti.

Un paese nato tra acqua e ferro

La posizione di Fornovolasco spiega gran parte della sua storia. La valle offriva contemporaneamente tre risorse fondamentali per l'antica siderurgia. Nelle montagne erano presenti minerali metalliferi. I vasti boschi fornivano il legname necessario per produrre carbone. I torrenti garantivano invece l'energia indispensabile per azionare magli e mantici delle ferriere. Era quindi possibile estrarre, lavorare e trasformare il metallo utilizzando quasi esclusivamente risorse presenti nel territorio. Questa combinazione trasformò Fornovolasco in uno dei centri metallurgici più interessanti della Garfagnana.

L'origine del nome Fornovolasco

Anche il nome del paese conserva il ricordo della lavorazione del ferro. La prima parte, “Forno” , viene generalmente collegata ai forni utilizzati per la fusione del minerale. Più incerta è invece l'origine di “Volasco” . Secondo una tradizione, il nome deriverebbe da un certo Volasco o Velasco, forse proveniente dall'area bresciana, collegato all'arrivo di maestranze specializzate nella lavorazione del ferro. Un'altra interpretazione mette invece in relazione il nome con un antico Hospitale de Volaschio , ricordato dalla documentazione medievale. L'etimologia esatta rimane quindi discussa. Ciò che appare molto più sicuro è il legame tra il paese e le attività fusorie.

Una storia più antica dei fabbri bresciani

Per molto tempo si è raccontato che Fornovolasco fosse stato fondato nel Cinquecento da minatori e fabbri provenienti da Brescia e Bergamo. L'arrivo di maestranze lombarde è effettivamente documentato e fu molto importante per lo sviluppo dell'attività siderurgica. Il paese, però, esisteva già prima. Documenti medievali dimostrano infatti che l'estrazione e la lavorazione del ferro erano praticate nella zona prima dell'arrivo delle maestranze bresciane. Nel 1369 , per esempio, gli uomini di Fornovolasco risultano impegnati nel commercio del ferro verso Stazzema , sul versante versiliese delle Alpi Apuane. Il rapporto tra Fornovolasco e il ferro ha quindi radici medievali.

Le antiche miniere

Sulle montagne circostanti vennero aperte numerose miniere . Tra le zone minerarie ricordate dalle fonti compaiono soprattutto le aree di Monticello-Le Pose e delle cosiddette Rugie . Le gallerie penetravano nella montagna seguendo i filoni mineralizzati. Il lavoro dei minatori era durissimo. Gli ambienti erano stretti, bui e umidi e gli strumenti disponibili erano estremamente semplici rispetto a quelli moderni. Il materiale estratto veniva poi trasportato verso il fondovalle, dove poteva essere lavorato nelle ferriere.

Le “buche” del ferro

La memoria dell'attività mineraria è rimasta anche nel paesaggio. Lungo alcuni percorsi della zona sono ancora riconoscibili aperture nella roccia collegate alle antiche escavazioni. Nella parlata locale queste cavità venivano ricordate come buche o “buge” delle miniere . Oggi possono apparire semplicemente come piccoli ingressi nella montagna. Per generazioni rappresentarono invece luoghi di lavoro. Uomini del paese vi entravano per estrarre il minerale che alimentava forni e ferriere della valle.

I fabbri bresciani e bergamaschi

Tra Quattrocento e Cinquecento arrivarono nella zona maestranze provenienti soprattutto dalla Lombardia , in particolare dalle aree di Brescia e Bergamo. Quelle regioni possedevano una lunga tradizione mineraria e metallurgica. I nuovi lavoratori portarono competenze tecniche specializzate e contribuirono allo sviluppo delle attività siderurgiche. La loro presenza lasciò tracce anche nella popolazione. Nella zona sono infatti rimasti cognomi che richiamano l'origine lombarda di alcune famiglie. Fornovolasco diventò così un luogo d'incontro tra popolazioni differenti, unite dal lavoro nelle miniere e nelle ferriere.

Gli Este e il ferro della Garfagnana

Una svolta importante avvenne nel Quattrocento, quando buona parte della Garfagnana passò sotto il dominio degli Este . I duchi compresero rapidamente l'importanza delle risorse minerarie presenti nella zona. Ferro e rame erano materiali strategici. Servivano per realizzare utensili, attrezzature e soprattutto armi. Fornovolasco attirò quindi l'interesse diretto dell'amministrazione ducale.

Il centro siderurgico ducale

Alla fine del Quattrocento Fornovolasco era diventato un importante centro siderurgico estense . Documenti del 1480 ricordano un forno e una fabbrica da ferro appartenenti al duca. Le maestranze specializzate producevano anche materiale destinato alle esigenze militari. Nel 1496 gli stabilimenti furono rifatti o profondamente rinnovati. L'attività metallurgica non era quindi un fenomeno marginale. Per gli Este rappresentava una risorsa economica e strategica abbastanza importante da giustificare investimenti diretti.

Forni, ferriere e magli

Il funzionamento di una ferriera richiedeva un'organizzazione complessa. Il minerale doveva essere estratto e trasportato. I boschi dovevano fornire legname da trasformare in carbone. I forni permettevano di lavorare il materiale, mentre i grandi magli mossi dall'acqua servivano per battere il ferro. Anche i mantici necessari ad alimentare il fuoco potevano sfruttare la forza idraulica. I torrenti di Fornovolasco erano quindi parte integrante dell'attività produttiva. L'acqua non rappresentava soltanto una risorsa naturale. Era la vera forza motrice dell'industria del paese.

I carbonai

Accanto ai minatori e ai fabbri lavoravano i carbonai . Il carbone di legna era indispensabile per raggiungere nei forni le temperature necessarie alla lavorazione del metallo. Nei boschi venivano preparate le carbonaie. La legna veniva sistemata con grande attenzione e ricoperta in modo da permettere una combustione lenta e controllata. Era un lavoro che richiedeva esperienza. Una carbonaia doveva essere sorvegliata continuamente per diversi giorni. Anche i boschi intorno al paese erano quindi strettamente collegati alle ferriere.

Ferro dall'Isola d'Elba

Le miniere locali non erano l'unica fonte di materia prima. Attraverso gli antichi collegamenti con la Versilia poteva arrivare in Garfagnana anche minerale proveniente dall'Isola d'Elba . Il trasporto attraverso le Alpi Apuane era tutt'altro che semplice. Prima della costruzione delle strade moderne, merci e materiali viaggiavano soprattutto a dorso di mulo. Le antiche mulattiere che attraversavano i valichi erano quindi fondamentali anche per l'economia siderurgica.

Una strada verso la Versilia

Fornovolasco si trovava vicino a importanti percorsi che permettevano di attraversare le Alpi Apuane. Attraverso la Foce di Petrosciana era possibile raggiungere il versante versiliese e Stazzema. Questa comunicazione era utilizzata già nel Medioevo. Il documento del 1369 che ricorda l'esportazione del ferro verso Stazzema dimostra quanto fossero antichi questi rapporti. La montagna, quindi, non separava completamente Garfagnana e Versilia. Attraverso i passi metteva in comunicazione due mondi economici differenti.

Il paese cresce intorno alle ferriere

La presenza delle attività metallurgiche favorì lo sviluppo dell'abitato. Le case vennero costruite lungo i corsi d'acqua e vicino ai luoghi di lavoro. Ancora oggi Fornovolasco conserva un impianto urbano molto particolare. Le abitazioni in pietra sono addossate le une alle altre. Stretti vicoli attraversano il borgo. In alcuni punti le case sembrano quasi costruite sopra i passaggi. Ponti di pietra permettono invece di superare i torrenti che attraversano il paese. È un'architettura nata dall'adattamento a uno spazio molto limitato.

La Chiesa di San Francesco d'Assisi

Nel centro di Fornovolasco sorge la Chiesa di San Francesco d'Assisi . L'edificio attuale venne costruito nel 1545 , anche se alcune testimonianze fanno ritenere possibile l'esistenza di un precedente luogo di culto. La prima chiesa era relativamente piccola e presentava una semplice pianta rettangolare. Con la crescita della popolazione divenne però necessario ampliare progressivamente l'edificio.

La nascita della parrocchia

Nel 1610 San Francesco divenne una parrocchia autonoma . È un passaggio importante perché testimonia lo sviluppo raggiunto dalla comunità. Fornovolasco non era più soltanto un piccolo gruppo di case intorno alle ferriere. Era ormai un paese con una propria organizzazione religiosa. La chiesa diventò il principale punto di riferimento per minatori, fabbri, carbonai, contadini e per le loro famiglie.

Gli ampliamenti della chiesa

All'inizio del Settecento, con l'aumento della popolazione, San Francesco venne restaurata. In questa fase fu realizzato anche il campanile vicino alla facciata principale. La crescita del paese rese successivamente necessari ulteriori interventi. La chiesa venne quindi ampliata con la costruzione della zona presbiteriale. L'edificio che vediamo oggi è dunque il risultato di numerose trasformazioni legate direttamente alla storia demografica ed economica del borgo.

San Francesco e il 4 ottobre

Il patrono del paese è San Francesco d'Assisi , celebrato il 4 ottobre . La festa rappresentava tradizionalmente uno dei principali momenti comunitari. In una società nella quale il lavoro occupava gran parte dell'anno, le ricorrenze religiose erano occasioni particolarmente importanti. Permettevano alle famiglie di incontrarsi e rafforzavano il senso di appartenenza alla comunità. Ancora oggi San Francesco rimane il riferimento religioso di Fornovolasco.

Il Settecento e i tentativi di rilanciare le miniere

L'interesse degli Este per le risorse minerarie non terminò nel Cinquecento. All'inizio del Settecento vennero effettuati nuovi tentativi per rilanciare l'attività. Nel 1702 , durante il governo del duca Rinaldo d'Este, vennero nuovamente esaminate le miniere di ferro e rame della zona. Le fonti ricordano la realizzazione di forni, ferriere, carbonili e abitazioni destinate ai lavoratori. Era il tentativo di modernizzare e rendere nuovamente redditizia una tradizione produttiva ormai antichissima.

Il declino delle ferriere

Nonostante gli investimenti, l'attività incontrava un problema difficile da superare: le comunicazioni . Trasportare grandi quantità di minerale attraverso sentieri e mulattiere montane era costoso e faticoso. Con il progressivo sviluppo di nuovi sistemi produttivi e di centri industriali meglio collegati, Fornovolasco perse competitività. Tra Settecento e Ottocento l'antica industria siderurgica entrò progressivamente in crisi. I forni si spensero. Le ferriere furono abbandonate o trasformate. Le miniere cessarono gradualmente di rappresentare il cuore economico della valle.

Le tracce delle antiche ferriere

Non tutto è però scomparso. Nel territorio rimangono testimonianze delle antiche attività. Una vecchia ferriera situata all'inizio del paese è stata trasformata in abitazione mantenendo elementi dell'edificio originario. Nel Canale di Petrosciana sono invece rimasti ruderi di un altro impianto. Anche il toponimo Battiferro conserva la memoria delle lavorazioni metallurgiche. Il paesaggio stesso è quindi diventato un archivio della storia industriale di Fornovolasco.

Dopo il ferro: agricoltura e castagneti

Con il declino delle ferriere la popolazione tornò a dipendere maggiormente dalle attività tradizionali della montagna. Agricoltura, allevamento e sfruttamento dei boschi assunsero nuovamente grande importanza. Il castagno rappresentava una delle principali risorse. Le castagne venivano raccolte, essiccate nei metati e trasformate in farina. Il legname era utilizzato nelle abitazioni, come combustibile e per numerosi utensili. La vita rimase difficile, ma il territorio permetteva alle famiglie di utilizzare una grande varietà di risorse.

Il Monte Forato

Una delle montagne più caratteristiche che circondano Fornovolasco è il Monte Forato . La sua enorme apertura naturale è visibile da grande distanza. L'arco è stato creato dai processi erosivi che nel corso di tempi geologici hanno modellato il calcare delle Alpi Apuane. Per gli abitanti della valle il Monte Forato è sempre stato molto più di una curiosità geologica. La sua sagoma rappresenta uno dei punti di riferimento più riconoscibili del paesaggio. Oggi Fornovolasco è uno dei principali punti di partenza per le escursioni verso il grande arco naturale.

Le Panie

Alle spalle del paese si innalza il gruppo delle Panie , uno dei settori più spettacolari delle Alpi Apuane. La Pania della Croce , con i suoi 1858 metri, domina il paesaggio. Accanto si trova la Pania Secca. Per secoli queste montagne furono utilizzate per pascoli, boschi e attività legate alle risorse naturali. Oggi rappresentano soprattutto una delle principali mete dell'escursionismo apuano. Fornovolasco costituisce una porta naturale verso questo ambiente montano.

La Grotta del Vento

Poco distante dal paese, in località Trimpello, si trova la celebre Grotta del Vento . È uno dei più importanti complessi carsici turistici delle Alpi Apuane. Al suo interno si incontrano stalattiti, stalagmiti, corsi d'acqua sotterranei, laghetti, pozzi verticali e numerose altre forme create dall'azione dell'acqua sulla roccia calcarea. La grotta rappresenta perfettamente il carattere carsico delle montagne che circondano Fornovolasco. L'acqua che all'esterno alimentava ferriere e mulini continua sottoterra il proprio lavoro, scavando lentamente la montagna.

La Tana che Urla

Nel territorio si trova anche la suggestiva Tana che Urla . Si tratta di una grotta attraversata da acque sotterranee. Il nome popolare richiama il rumore prodotto dall'acqua all'interno della cavità. A differenza della Grotta del Vento, non è una normale grotta turistica e la sua esplorazione è destinata agli speleologi adeguatamente preparati. Anche questo luogo dimostra quanto sia complesso il mondo sotterraneo delle Alpi Apuane.

Il terremoto del 1920

Il 7 settembre 1920 un violentissimo terremoto colpì la Garfagnana e la Lunigiana. Anche il territorio di Fornovolasco avvertì gli effetti del sisma. Per un paese costruito prevalentemente in pietra e stretto all'interno di una valle montana, eventi naturali di questa intensità rappresentavano un grave pericolo. Il terremoto rimase a lungo nella memoria delle comunità della Garfagnana. Ma per Fornovolasco il Novecento avrebbe portato un'altra tragedia naturale ancora più direttamente legata alla sua posizione lungo i torrenti.

Il 19 giugno 1996

Il 19 giugno 1996 rappresenta una delle date più drammatiche della storia recente di Fornovolasco. Nel pomeriggio una precipitazione di eccezionale intensità colpì le Alpi Apuane tra Garfagnana e Versilia. In poche ore enormi quantità di acqua precipitarono dalle montagne. I piccoli corsi d'acqua che attraversavano Fornovolasco si trasformarono improvvisamente in torrenti violentissimi. Acqua, fango, pietre e tronchi invasero il paese.

L'alluvione

La furia dell'acqua distrusse tutti i ponti del borgo e trascinò via alcune abitazioni. Anche la Chiesa di San Francesco venne invasa dall'acqua. La stessa forza dei torrenti che per secoli aveva permesso di azionare magli, mantici e ferriere si trasformò in poche ore in una forza distruttiva. Fornovolasco fu uno dei paesi maggiormente colpiti dall'alluvione che interessò contemporaneamente anche la vicina Versilia. La tragedia segnò profondamente la comunità.

La ricostruzione

La reazione fu però rapidissima. Abitanti, volontari e istituzioni iniziarono quasi immediatamente il lavoro di recupero. Case, strade e ponti vennero ricostruiti. Appena un anno dopo l'alluvione Fornovolasco poté inaugurare i nuovi ponti . La ricostruzione cercò di rispettare il carattere storico del paese. Ancora oggi i ponti in pietra che attraversano i corsi d'acqua costituiscono uno degli elementi più caratteristici del borgo.

Paolo Maiani e San Francesco

Anche la Chiesa di San Francesco, invasa dall'acqua durante l'alluvione, venne recuperata. Nel corso degli interventi l'interno fu arricchito con opere del maestro Paolo Maiani . La chiesa diventò così anche un luogo della memoria. Le trasformazioni successive al 1996 non cancellarono la tragedia, ma contribuirono a raccontarla attraverso un nuovo linguaggio artistico. L'edificio che per secoli aveva accompagnato la vita della comunità divenne anche simbolo della sua rinascita.

Fornovolasco oggi

Oggi Fornovolasco è uno dei borghi più caratteristici del territorio di Fabbriche di Vergemoli. Le case in pietra si raccolgono intorno ai torrenti. I piccoli ponti collegano le diverse parti del paese. San Francesco domina il centro abitato. Intorno si innalzano alcune delle montagne più spettacolari delle Alpi Apuane. Ma per comprendere veramente Fornovolasco bisogna andare oltre il paesaggio. Bisogna immaginare il rumore dei magli. Il fuoco dei forni. I minatori che entravano nelle gallerie. I carbonai nei boschi. I muli che attraversavano la Foce di Petrosciana trasportando minerale e ferro.

Un borgo costruito dal ferro e dall'acqua

Pochi luoghi della Garfagnana mostrano con altrettanta evidenza il rapporto tra ambiente naturale e storia umana. La montagna forniva il minerale. Il bosco forniva il carbone. I torrenti fornivano l'energia. Le mulattiere collegavano la valle alla Versilia. Da queste risorse nacque un piccolo centro siderurgico che per secoli attirò l'interesse degli Este e di maestranze specializzate provenienti anche dalla Lombardia. Oggi i forni sono spenti e le miniere abbandonate. L'acqua continua però a scorrere tra le case, mentre nomi, ruderi e antichi percorsi conservano la memoria di quel passato. Visitare Fornovolasco significa quindi scoprire non soltanto uno splendido borgo delle Alpi Apuane , ma uno dei luoghi nei quali la storia mineraria e siderurgica della Garfagnana ha lasciato le tracce più profonde. Un paese nato e cresciuto tra ferro, fuoco, acqua e montagna .
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