Fornovolasco: storia,
ferriere e tradizioni di un borgo ai piedi delle Panie
Fornovolasco
è una frazione del Comune di
Fabbriche
di Vergemoli
, in provincia di Lucca, situata nel cuore delle
Alpi Apuane e della Garfagnana.
Il borgo sorge in una stretta valle montana, alla
confluenza di corsi d'acqua che scendono dalle montagne circostanti,
dominato dalle imponenti sagome della
Pania della Croce
, della
Pania
Secca
e del
Monte Forato
.
Acqua, boschi, minerali e montagne hanno determinato
per secoli la vita della comunità.
Fornovolasco non nacque infatti soltanto come paese
agricolo.
La sua storia è profondamente legata alle
miniere, ai forni fusori, alle ferriere
e alla lavorazione del ferro
.
Per secoli il rumore dell'acqua si mescolò a quello
dei magli delle officine, mentre minatori, carbonai e fabbri lavoravano
nelle montagne e lungo i torrenti.
Un paese nato tra acqua e ferro
La posizione di Fornovolasco spiega gran parte della
sua storia.
La valle offriva contemporaneamente tre risorse
fondamentali per l'antica siderurgia.
Nelle montagne erano presenti minerali metalliferi.
I vasti boschi fornivano il legname necessario per
produrre carbone.
I torrenti garantivano invece l'energia indispensabile
per azionare magli e mantici delle ferriere.
Era quindi possibile estrarre, lavorare e trasformare
il metallo utilizzando quasi esclusivamente risorse presenti nel
territorio.
Questa combinazione trasformò Fornovolasco in uno dei
centri metallurgici più interessanti della Garfagnana.
L'origine del nome Fornovolasco
Anche il nome del paese conserva il ricordo della
lavorazione del ferro.
La prima parte,
“Forno”
, viene generalmente collegata ai forni utilizzati per
la fusione del minerale.
Più incerta è invece l'origine di
“Volasco”
.
Secondo una tradizione, il nome deriverebbe da un
certo Volasco o Velasco, forse proveniente dall'area bresciana,
collegato all'arrivo di maestranze specializzate nella lavorazione del
ferro.
Un'altra interpretazione mette invece in relazione il
nome con un antico
Hospitale de
Volaschio
, ricordato dalla documentazione medievale.
L'etimologia esatta rimane quindi discussa.
Ciò che appare molto più sicuro è il legame tra il
paese e le attività fusorie.
Una storia più antica dei fabbri
bresciani
Per molto tempo si è raccontato che Fornovolasco fosse
stato fondato nel Cinquecento da minatori e fabbri provenienti da
Brescia e Bergamo.
L'arrivo di maestranze lombarde è effettivamente
documentato e fu molto importante per lo sviluppo dell'attività
siderurgica.
Il paese, però, esisteva già prima.
Documenti medievali dimostrano infatti che
l'estrazione e la lavorazione del ferro erano praticate nella zona prima
dell'arrivo delle maestranze bresciane.
Nel
1369
,
per esempio, gli uomini di Fornovolasco risultano impegnati nel
commercio del ferro verso
Stazzema
,
sul versante versiliese delle Alpi Apuane.
Il rapporto tra Fornovolasco e il ferro ha quindi
radici medievali.
Le antiche miniere
Sulle montagne circostanti vennero aperte numerose
miniere
.
Tra le zone minerarie ricordate dalle fonti compaiono
soprattutto le aree di
Monticello-Le
Pose
e delle cosiddette
Rugie
.
Le gallerie penetravano nella montagna seguendo i
filoni mineralizzati.
Il lavoro dei minatori era durissimo.
Gli ambienti erano stretti, bui e umidi e gli
strumenti disponibili erano estremamente semplici rispetto a quelli
moderni.
Il materiale estratto veniva poi trasportato verso il
fondovalle, dove poteva essere lavorato nelle ferriere.
Le “buche” del ferro
La memoria dell'attività mineraria è rimasta anche nel
paesaggio.
Lungo alcuni percorsi della zona sono ancora
riconoscibili aperture nella roccia collegate alle antiche escavazioni.
Nella parlata locale queste cavità venivano ricordate
come
buche o “buge” delle miniere
.
Oggi possono apparire semplicemente come piccoli
ingressi nella montagna.
Per generazioni rappresentarono invece luoghi di
lavoro.
Uomini del paese vi entravano per estrarre il minerale
che alimentava forni e ferriere della valle.
I fabbri bresciani e bergamaschi
Tra Quattrocento e Cinquecento arrivarono nella zona
maestranze provenienti soprattutto dalla
Lombardia
, in particolare
dalle aree di Brescia e Bergamo.
Quelle regioni possedevano una lunga tradizione
mineraria e metallurgica.
I nuovi lavoratori portarono competenze tecniche
specializzate e contribuirono allo sviluppo delle attività siderurgiche.
La loro presenza lasciò tracce anche nella
popolazione.
Nella zona sono infatti rimasti cognomi che richiamano
l'origine lombarda di alcune famiglie.
Fornovolasco diventò così un luogo d'incontro tra
popolazioni differenti, unite dal lavoro nelle miniere e nelle ferriere.
Gli Este e il ferro della Garfagnana
Una svolta importante avvenne nel Quattrocento, quando
buona parte della Garfagnana passò sotto il dominio degli
Este
.
I duchi compresero rapidamente l'importanza delle
risorse minerarie presenti nella zona.
Ferro e rame erano materiali strategici.
Servivano per realizzare utensili, attrezzature e
soprattutto armi.
Fornovolasco attirò quindi l'interesse diretto
dell'amministrazione ducale.
Il centro siderurgico ducale
Alla fine del Quattrocento Fornovolasco era diventato
un importante
centro siderurgico
estense
.
Documenti del
1480
ricordano un forno e una fabbrica da ferro appartenenti al duca.
Le maestranze specializzate producevano anche
materiale destinato alle esigenze militari.
Nel
1496
gli
stabilimenti furono rifatti o profondamente rinnovati.
L'attività metallurgica non era quindi un fenomeno
marginale.
Per gli Este rappresentava una risorsa economica e
strategica abbastanza importante da giustificare investimenti diretti.
Forni, ferriere e magli
Il funzionamento di una ferriera richiedeva
un'organizzazione complessa.
Il minerale doveva essere estratto e trasportato.
I boschi dovevano fornire legname da trasformare in
carbone.
I forni permettevano di lavorare il materiale, mentre
i grandi
magli mossi dall'acqua
servivano per battere il ferro.
Anche i mantici necessari ad alimentare il fuoco
potevano sfruttare la forza idraulica.
I torrenti di Fornovolasco erano quindi parte
integrante dell'attività produttiva.
L'acqua non rappresentava soltanto una risorsa
naturale.
Era la vera forza motrice dell'industria del paese.
I carbonai
Accanto ai minatori e ai fabbri lavoravano i
carbonai
.
Il carbone di legna era indispensabile per raggiungere
nei forni le temperature necessarie alla lavorazione del metallo.
Nei boschi venivano preparate le carbonaie.
La legna veniva sistemata con grande attenzione e
ricoperta in modo da permettere una combustione lenta e controllata.
Era un lavoro che richiedeva esperienza.
Una carbonaia doveva essere sorvegliata continuamente
per diversi giorni.
Anche i boschi intorno al paese erano quindi
strettamente collegati alle ferriere.
Ferro dall'Isola d'Elba
Le miniere locali non erano l'unica fonte di materia
prima.
Attraverso gli antichi collegamenti con la Versilia
poteva arrivare in Garfagnana anche
minerale proveniente dall'Isola d'Elba
.
Il trasporto attraverso le Alpi Apuane era tutt'altro
che semplice.
Prima della costruzione delle strade moderne, merci e
materiali viaggiavano soprattutto a dorso di mulo.
Le antiche mulattiere che attraversavano i valichi
erano quindi fondamentali anche per l'economia siderurgica.
Una strada verso la Versilia
Fornovolasco si trovava vicino a importanti percorsi
che permettevano di attraversare le Alpi Apuane.
Attraverso la
Foce di
Petrosciana
era possibile raggiungere il versante versiliese e
Stazzema.
Questa comunicazione era utilizzata già nel Medioevo.
Il documento del 1369 che ricorda l'esportazione del
ferro verso Stazzema dimostra quanto fossero antichi questi rapporti.
La montagna, quindi, non separava completamente
Garfagnana e Versilia.
Attraverso i passi metteva in comunicazione due mondi
economici differenti.
Il paese cresce intorno alle ferriere
La presenza delle attività metallurgiche favorì lo
sviluppo dell'abitato.
Le case vennero costruite lungo i corsi d'acqua e
vicino ai luoghi di lavoro.
Ancora oggi Fornovolasco conserva un impianto urbano
molto particolare.
Le abitazioni in pietra sono addossate le une alle
altre.
Stretti vicoli attraversano il borgo.
In alcuni punti le case sembrano quasi costruite sopra
i passaggi.
Ponti di pietra permettono invece di superare i
torrenti che attraversano il paese.
È un'architettura nata dall'adattamento a uno spazio
molto limitato.
La Chiesa di San Francesco d'Assisi
Nel centro di Fornovolasco sorge la
Chiesa di San Francesco d'Assisi
.
L'edificio attuale venne costruito nel
1545
, anche se alcune
testimonianze fanno ritenere possibile l'esistenza di un precedente
luogo di culto.
La prima chiesa era relativamente piccola e presentava
una semplice pianta rettangolare.
Con la crescita della popolazione divenne però
necessario ampliare progressivamente l'edificio.
La nascita della parrocchia
Nel
1610
San
Francesco divenne una
parrocchia
autonoma
.
È un passaggio importante perché testimonia lo
sviluppo raggiunto dalla comunità.
Fornovolasco non era più soltanto un piccolo gruppo di
case intorno alle ferriere.
Era ormai un paese con una propria organizzazione
religiosa.
La chiesa diventò il principale punto di riferimento
per minatori, fabbri, carbonai, contadini e per le loro famiglie.
Gli ampliamenti della chiesa
All'inizio del Settecento, con l'aumento della
popolazione, San Francesco venne restaurata.
In questa fase fu realizzato anche il
campanile
vicino alla facciata
principale.
La crescita del paese rese successivamente necessari
ulteriori interventi.
La chiesa venne quindi ampliata con la costruzione
della zona presbiteriale.
L'edificio che vediamo oggi è dunque il risultato di
numerose trasformazioni legate direttamente alla storia demografica ed
economica del borgo.
San Francesco e il 4 ottobre
Il patrono del paese è
San Francesco d'Assisi
,
celebrato il
4 ottobre
.
La festa rappresentava tradizionalmente uno dei
principali momenti comunitari.
In una società nella quale il lavoro occupava gran
parte dell'anno, le ricorrenze religiose erano occasioni particolarmente
importanti.
Permettevano alle famiglie di incontrarsi e
rafforzavano il senso di appartenenza alla comunità.
Ancora oggi San Francesco rimane il riferimento
religioso di Fornovolasco.
Il Settecento e i tentativi di
rilanciare le miniere
L'interesse degli Este per le risorse minerarie non
terminò nel Cinquecento.
All'inizio del Settecento vennero effettuati nuovi
tentativi per rilanciare l'attività.
Nel
1702
,
durante il governo del duca Rinaldo d'Este, vennero nuovamente esaminate
le miniere di ferro e rame della zona.
Le fonti ricordano la realizzazione di forni,
ferriere, carbonili e abitazioni destinate ai lavoratori.
Era il tentativo di modernizzare e rendere nuovamente
redditizia una tradizione produttiva ormai antichissima.
Il declino delle ferriere
Nonostante gli investimenti, l'attività incontrava un
problema difficile da superare:
le
comunicazioni
.
Trasportare grandi quantità di minerale attraverso
sentieri e mulattiere montane era costoso e faticoso.
Con il progressivo sviluppo di nuovi sistemi
produttivi e di centri industriali meglio collegati, Fornovolasco perse
competitività.
Tra Settecento e Ottocento l'antica industria
siderurgica entrò progressivamente in crisi.
I forni si spensero.
Le ferriere furono abbandonate o trasformate.
Le miniere cessarono gradualmente di rappresentare il
cuore economico della valle.
Le tracce delle antiche ferriere
Non tutto è però scomparso.
Nel territorio rimangono testimonianze delle antiche
attività.
Una vecchia ferriera situata all'inizio del paese è
stata trasformata in abitazione mantenendo elementi dell'edificio
originario.
Nel
Canale di
Petrosciana
sono invece rimasti ruderi di un altro impianto.
Anche il toponimo
Battiferro
conserva la memoria delle lavorazioni metallurgiche.
Il paesaggio stesso è quindi diventato un archivio
della storia industriale di Fornovolasco.
Dopo il ferro: agricoltura e
castagneti
Con il declino delle ferriere la popolazione tornò a
dipendere maggiormente dalle attività tradizionali della montagna.
Agricoltura, allevamento e sfruttamento dei boschi
assunsero nuovamente grande importanza.
Il
castagno
rappresentava una delle principali risorse.
Le castagne venivano raccolte, essiccate nei metati e
trasformate in farina.
Il legname era utilizzato nelle abitazioni, come
combustibile e per numerosi utensili.
La vita rimase difficile, ma il territorio permetteva
alle famiglie di utilizzare una grande varietà di risorse.
Il Monte Forato
Una delle montagne più caratteristiche che circondano
Fornovolasco è il
Monte Forato
.
La sua enorme apertura naturale è visibile da grande
distanza.
L'arco è stato creato dai processi erosivi che nel
corso di tempi geologici hanno modellato il calcare delle Alpi Apuane.
Per gli abitanti della valle il Monte Forato è sempre
stato molto più di una curiosità geologica.
La sua sagoma rappresenta uno dei punti di riferimento
più riconoscibili del paesaggio.
Oggi Fornovolasco è uno dei principali punti di
partenza per le escursioni verso il grande arco naturale.
Le Panie
Alle spalle del paese si innalza il gruppo delle
Panie
, uno dei settori più
spettacolari delle Alpi Apuane.
La
Pania della Croce
,
con i suoi 1858 metri, domina il paesaggio.
Accanto si trova la Pania Secca.
Per secoli queste montagne furono utilizzate per
pascoli, boschi e attività legate alle risorse naturali.
Oggi rappresentano soprattutto una delle principali
mete dell'escursionismo apuano.
Fornovolasco costituisce una porta naturale verso
questo ambiente montano.
La Grotta del Vento
Poco distante dal paese, in località Trimpello, si
trova la celebre
Grotta del Vento
.
È uno dei più importanti complessi carsici turistici
delle Alpi Apuane.
Al suo interno si incontrano stalattiti, stalagmiti,
corsi d'acqua sotterranei, laghetti, pozzi verticali e numerose altre
forme create dall'azione dell'acqua sulla roccia calcarea.
La grotta rappresenta perfettamente il carattere
carsico delle montagne che circondano Fornovolasco.
L'acqua che all'esterno alimentava ferriere e mulini
continua sottoterra il proprio lavoro, scavando lentamente la montagna.
La Tana che Urla
Nel territorio si trova anche la suggestiva
Tana che Urla
.
Si tratta di una grotta attraversata da acque
sotterranee.
Il nome popolare richiama il rumore prodotto
dall'acqua all'interno della cavità.
A differenza della Grotta del Vento, non è una normale
grotta turistica e la sua esplorazione è destinata agli speleologi
adeguatamente preparati.
Anche questo luogo dimostra quanto sia complesso il
mondo sotterraneo delle Alpi Apuane.
Il terremoto del 1920
Il
7 settembre 1920
un violentissimo terremoto colpì la Garfagnana e la Lunigiana.
Anche il territorio di Fornovolasco avvertì gli
effetti del sisma.
Per un paese costruito prevalentemente in pietra e
stretto all'interno di una valle montana, eventi naturali di questa
intensità rappresentavano un grave pericolo.
Il terremoto rimase a lungo nella memoria delle
comunità della Garfagnana.
Ma per Fornovolasco il Novecento avrebbe portato
un'altra tragedia naturale ancora più direttamente legata alla sua
posizione lungo i torrenti.
Il 19 giugno 1996
Il
19 giugno 1996
rappresenta una delle date più drammatiche della storia recente di
Fornovolasco.
Nel pomeriggio una precipitazione di eccezionale
intensità colpì le Alpi Apuane tra Garfagnana e Versilia.
In poche ore enormi quantità di acqua precipitarono
dalle montagne.
I piccoli corsi d'acqua che attraversavano
Fornovolasco si trasformarono improvvisamente in torrenti violentissimi.
Acqua, fango, pietre e tronchi invasero il paese.
L'alluvione
La furia dell'acqua distrusse
tutti i ponti del borgo
e
trascinò via alcune abitazioni.
Anche la Chiesa di San Francesco venne invasa
dall'acqua.
La stessa forza dei torrenti che per secoli aveva
permesso di azionare magli, mantici e ferriere si trasformò in poche ore
in una forza distruttiva.
Fornovolasco fu uno dei paesi maggiormente colpiti
dall'alluvione che interessò contemporaneamente anche la vicina
Versilia.
La tragedia segnò profondamente la comunità.
La ricostruzione
La reazione fu però rapidissima.
Abitanti, volontari e istituzioni iniziarono quasi
immediatamente il lavoro di recupero.
Case, strade e ponti vennero ricostruiti.
Appena un anno dopo l'alluvione Fornovolasco poté
inaugurare i
nuovi ponti
.
La ricostruzione cercò di rispettare il carattere
storico del paese.
Ancora oggi i ponti in pietra che attraversano i corsi
d'acqua costituiscono uno degli elementi più caratteristici del borgo.
Paolo Maiani e San Francesco
Anche la Chiesa di San Francesco, invasa dall'acqua
durante l'alluvione, venne recuperata.
Nel corso degli interventi l'interno fu arricchito con
opere del maestro
Paolo Maiani
.
La chiesa diventò così anche un luogo della memoria.
Le trasformazioni successive al 1996 non cancellarono
la tragedia, ma contribuirono a raccontarla attraverso un nuovo
linguaggio artistico.
L'edificio che per secoli aveva accompagnato la vita
della comunità divenne anche simbolo della sua rinascita.
Fornovolasco oggi
Oggi
Fornovolasco
è uno dei borghi più caratteristici del territorio di Fabbriche di
Vergemoli.
Le case in pietra si raccolgono intorno ai torrenti.
I piccoli ponti collegano le diverse parti del paese.
San Francesco domina il centro abitato.
Intorno si innalzano alcune delle montagne più
spettacolari delle Alpi Apuane.
Ma per comprendere veramente Fornovolasco bisogna
andare oltre il paesaggio.
Bisogna immaginare il rumore dei magli.
Il fuoco dei forni.
I minatori che entravano nelle gallerie.
I carbonai nei boschi.
I muli che attraversavano la Foce di Petrosciana
trasportando minerale e ferro.
Un borgo costruito dal ferro e
dall'acqua
Pochi luoghi della Garfagnana mostrano con altrettanta
evidenza il rapporto tra ambiente naturale e storia umana.
La montagna forniva il minerale.
Il bosco forniva il carbone.
I torrenti fornivano l'energia.
Le mulattiere collegavano la valle alla Versilia.
Da queste risorse nacque un piccolo centro siderurgico
che per secoli attirò l'interesse degli Este e di maestranze
specializzate provenienti anche dalla Lombardia.
Oggi i forni sono spenti e le miniere abbandonate.
L'acqua continua però a scorrere tra le case, mentre
nomi, ruderi e antichi percorsi conservano la memoria di quel passato.
Visitare Fornovolasco significa quindi scoprire non
soltanto uno splendido borgo delle
Alpi
Apuane
, ma uno dei luoghi nei quali la storia mineraria e
siderurgica della Garfagnana ha lasciato le tracce più profonde.
Un paese nato e cresciuto tra
ferro, fuoco, acqua e montagna
. |