Gragliana: storia,
antichi viandanti e ferriere della Garfagnana
Gragliana
è una piccola frazione del Comune di
Fabbriche di Vergemoli
, in provincia di Lucca, situata nella
valle della Turrite Cava, nel settore meridionale della Garfagnana.
Il paese sorge a circa
455 metri di altitudine
, sulla
sponda sinistra del torrente, lungo la strada che prosegue verso
Campolemisi e le montagne delle Alpi Apuane.
Oggi Gragliana appare come un tranquillo borgo immerso
nel verde.
Le sue dimensioni ridotte, però, nascondono una storia
sorprendentemente ricca.
Nel Medioevo era un luogo di sosta per chi
attraversava le montagne, grazie alla presenza dell'antico
Ospitale di Garilliano
.
Nei secoli successivi l'abbondanza di acqua e boschi
favorì invece mulini, ferriere e officine artigiane.
La storia di Gragliana è quindi soprattutto la storia
di tre elementi:
la strada, l'acqua e
il ferro
.
L'antico nome Vallombrosa
Le fonti ricordano che Gragliana era anticamente
conosciuta anche con il nome di
Vallombrosa
.
Il vecchio toponimo richiama immediatamente l'ambiente
naturale nel quale si trova il paese.
La valle è infatti circondata da boschi e attraversata
dalla Turrite Cava e dai corsi d'acqua che scendono dalle montagne.
Prima delle strade moderne questi luoghi erano molto
meno isolati di quanto possano sembrare oggi.
Sentieri e mulattiere attraversavano continuamente le
Apuane, mettendo in comunicazione la Garfagnana con le comunità situate
dall'altra parte dei rilievi.
Gragliana si trovava lungo uno di questi percorsi.
L'Ospitale di Garilliano
La testimonianza più importante della Gragliana
medievale è rappresentata dall'
Ospitale
di Garilliano
.
L'ospitale era dedicato ai
Santi Marco e Leonardo
ed è
ricordato in un documento del
1260
.
Non bisogna immaginare un ospedale nel significato
moderno del termine.
Gli ospitali medievali erano strutture create
soprattutto per offrire
ricovero,
assistenza e ristoro ai viandanti
.
Attraversare le montagne poteva essere difficile e
pericoloso.
Le distanze erano lunghe, le strade poco più che
mulattiere e durante l'inverno neve e maltempo potevano rendere il
viaggio ancora più complicato.
L'Ospitale di Garilliano rappresentava quindi un punto
di riferimento fondamentale.
Un rifugio per chi attraversava le
Apuane
La presenza dell'ospitale dimostra che Gragliana si
trovava lungo una via di comunicazione di una certa importanza.
Mercanti, pellegrini, pastori e semplici viaggiatori
attraversavano questi territori per spostarsi tra le vallate.
Qui potevano fermarsi, riposare e trovare assistenza
prima di continuare il viaggio.
La storia del borgo nasce quindi anche dal passaggio
delle persone.
Per secoli le montagne non furono soltanto una
barriera.
I valichi delle Apuane costituivano vere porte tra
territori differenti.
San Leonardo e i viandanti
La dedicazione dell'ospitale a
San Leonardo
è particolarmente
significativa.
Nel Medioevo il culto del santo era molto diffuso
lungo strade, percorsi di pellegrinaggio e luoghi destinati
all'assistenza dei viaggiatori.
Accanto a lui compare
San Marco Evangelista
, destinato a rimanere uno dei principali
riferimenti religiosi della comunità.
La memoria dell'antico ospitale è infatti
sopravvissuta nella dedicazione della chiesa parrocchiale.
Ancora oggi la chiesa di Gragliana è intitolata ai
Santi Marco Evangelista e Leonardo
Eremita
.
La Turrite Cava
La vita del paese è sempre stata profondamente legata
alla
Turrite Cava
.
Il corso d'acqua scende dalle montagne e attraversa
una valle stretta e ricca di vegetazione.
Per gli abitanti rappresentava una risorsa
preziosissima.
L'acqua poteva essere utilizzata per irrigare,
alimentare i mulini e soprattutto fornire energia alle attività
artigianali.
Ma la vicinanza al torrente comportava anche dei
rischi.
Le improvvise piene potevano diventare estremamente
violente.
Proprio una di queste avrebbe cambiato radicalmente la
storia religiosa del paese.
La distruzione dell'ospitale
Intorno alla metà del
XVI secolo
una violenta piena della Turrite Cava travolse
l'antico Ospitale di Garilliano.
La struttura medievale venne distrutta.
Dopo secoli di assistenza ai viandanti, l'antico
ospizio scomparve.
La comunità decise però di non abbandonare quel luogo.
Sulle rovine dell'edificio venne infatti costruita la
chiesa che sarebbe diventata il nuovo centro religioso di Gragliana.
L'antico luogo di accoglienza si trasformò così nel
cuore spirituale del paese.
La Chiesa dei Santi Marco e Leonardo
La
Chiesa dei Santi
Marco e Leonardo
sorge in posizione dominante rispetto al
piccolo abitato.
Il
21 aprile 1559
il vescovo di Lucca autorizzò la costruzione della nuova chiesa sulle
rovine dell'ospitale distrutto.
La scelta mantenne vivo il legame con il passato.
La nuova chiesa conservò infatti la dedicazione ai
santi già venerati nell'antico ospizio.
L'edificio diventò progressivamente il principale
punto di riferimento della popolazione.
La nascita della parrocchia
Un passaggio fondamentale avvenne nel
1653
, quando Gragliana venne
eretta a
parrocchia autonoma
.
La comunità disponeva così di una propria
organizzazione ecclesiastica.
Per un piccolo paese di montagna la parrocchia aveva
un'importanza enorme.
Non riguardava soltanto la religione.
Intorno alla chiesa venivano registrati battesimi,
matrimoni e morti, si celebravano le principali feste e si svolgevano
molti dei momenti più importanti della vita comunitaria.
La ristrutturazione del 1845
Nel corso dei secoli la chiesa subì diverse
trasformazioni.
Uno degli interventi più importanti risale al
1845
, quando l'edificio venne
ristrutturato.
La chiesa che possiamo osservare oggi conserva quindi
una storia molto più antica della sua forma attuale.
Sotto le trasformazioni ottocentesche rimane
idealmente la memoria dell'edificio cinquecentesco e, ancora più
indietro nel tempo, dell'ospitale medievale.
Pochi luoghi raccontano così chiaramente la continuità
della vita di una comunità.
San Leonardo, patrono di Gragliana
La tradizione religiosa del paese è particolarmente
legata a
San Leonardo Eremita
.
La festa patronale viene celebrata il
6 novembre
.
Il santo costituisce un collegamento diretto con
l'antico Ospitale di Garilliano.
La dedicazione medievale è infatti sopravvissuta per
secoli, passando dall'ospizio alla chiesa parrocchiale.
La festa rappresentava tradizionalmente un momento
importante per gli abitanti, soprattutto in una comunità nella quale le
occasioni di incontro erano relativamente poche.
Un paese costruito sulla montagna
Il nucleo storico di Gragliana conserva il carattere
dei piccoli borghi montani della Garfagnana.
Le case si sviluppano lungo il pendio e sono collegate
da
stradine lastricate in pietra,
scalinate e passaggi coperti da volte
.
Gli spazi disponibili erano limitati e dovevano essere
utilizzati con grande attenzione.
Le abitazioni venivano quindi costruite molto vicine
tra loro.
In alcuni punti i passaggi attraversano direttamente
gli edifici.
La pietra utilizzata per le case proveniva
prevalentemente dal territorio circostante.
Una valle ricchissima d'acqua
L'acqua è probabilmente l'elemento che più di ogni
altro ha determinato la storia economica di Gragliana.
La valle disponeva di corsi d'acqua capaci di fornire
una notevole quantità di energia.
Prima dell'introduzione dell'elettricità questa forza
naturale aveva un valore enorme.
Attraverso ruote idrauliche era possibile azionare
macchinari che altrimenti avrebbero richiesto una quantità enorme di
lavoro umano.
Per questo lungo la Turrite Cava sorsero
mulini, ferriere e piccoli opifici
.
I mulini
I mulini erano indispensabili per le comunità rurali.
Servivano soprattutto per trasformare cereali e
castagne in farina.
Le famiglie portavano al mulino i prodotti raccolti
nei campi e nei boschi.
La ruota veniva mossa dall'acqua del torrente.
La sua rotazione permetteva alle macine di lavorare
senza bisogno di forza animale o umana.
La presenza di corsi d'acqua abbondanti rendeva quindi
la valle di Gragliana particolarmente favorevole a queste attività.
La lavorazione del ferro
Accanto ai mulini si sviluppò una tradizione ancora
più caratteristica: la
lavorazione del
ferro
.
La Garfagnana e le Alpi Apuane possedevano da secoli
una forte cultura metallurgica.
Fornovolasco, poco distante, era stato uno dei
principali centri minerari e siderurgici della zona.
Anche nella valle della Turrite Cava sorsero attività
dedicate alla trasformazione del ferro.
A Gragliana questa tradizione è sopravvissuta
eccezionalmente a lungo.
Il Distendino di Gragliana
A pochi chilometri dal paese, sulla sponda destra
della Turrite Cava, si trovava un antico
“Distendino”
.
Il termine indicava un laboratorio artigianale nel
quale il ferro veniva lavorato e trasformato in utensili.
La particolarità dell'officina era rappresentata dal
sistema utilizzato per produrre energia.
L'acqua veniva raccolta in un invaso posto più in alto
rispetto all'edificio.
Da qui veniva fatta scendere verso una pala idraulica.
Il maglio mosso dall'acqua
La forza dell'acqua metteva in movimento un grande
maglio
.
Il pesante martello poteva così battere ripetutamente
il ferro incandescente.
Lo stesso sistema forniva energia al
mantice
utilizzato per
alimentare la forgia.
Era una tecnologia semplice ma estremamente efficace.
La natura forniva quasi tutta l'energia necessaria.
Il torrente diventava quindi parte integrante
dell'officina.
Senza l'acqua, il Distendino non avrebbe potuto
funzionare.
I fratelli Graziani
La tradizione del ferro è rimasta viva fino a tempi
molto recenti grazie alla famiglia
Graziani
.
I fratelli Graziani continuarono infatti a lavorare il
ferro utilizzando tecniche tramandate nel corso delle generazioni.
La loro officina è stata ricordata come una delle
ultime ferriere tradizionali ancora
attive in Italia
.
Il lavoro richiedeva abilità, forza ed esperienza.
Non bastava riscaldare il ferro e batterlo.
Bisognava conoscere perfettamente il materiale e
capire il momento esatto nel quale poteva essere modellato.
Zappe, vanghe e falci
Dal Distendino uscivano soprattutto strumenti
destinati al lavoro agricolo.
Venivano prodotti
zappe, vanghe e falci
.
Gli utensili erano particolarmente apprezzati dagli
agricoltori per la loro resistenza.
In una società agricola la qualità di questi strumenti
era fondamentale.
Una buona zappa o una buona falce potevano essere
utilizzate per anni e accompagnavano quotidianamente il lavoro nei
campi.
La bottega di Gragliana serviva quindi un territorio
molto più vasto del piccolo paese.
I testi per necci e crisciolette
Tra gli oggetti più caratteristici prodotti dai fabbri
vi erano anche i tradizionali
testi
.
Si tratta delle piastre utilizzate nella cucina
garfagnina per preparare diverse specialità.
Con i testi si cuociono, tra le altre cose,
necci, focacce leve e crisciolette
.
La lavorazione del ferro si collegava quindi
direttamente alla tradizione gastronomica.
Un utensile costruito nella ferriera diventava parte
della cucina domestica.
È un esempio perfetto di come artigianato, agricoltura
e alimentazione fossero strettamente collegati.
Il castagno e le ferriere
Anche il
castagno
contribuiva indirettamente alla lavorazione del ferro.
I boschi fornivano infatti il legname necessario per
produrre carbone.
Il carbone alimentava le forge e permetteva di
raggiungere temperature sufficientemente elevate per lavorare il
metallo.
Lo stesso castagno forniva però anche uno degli
alimenti principali della popolazione.
Le castagne venivano raccolte in autunno, essiccate e
trasformate in farina.
La montagna offriva quindi contemporaneamente
energia e cibo
.
La farina di castagne
Per secoli la farina di castagne rappresentò una
componente fondamentale dell'alimentazione.
Veniva utilizzata per preparare polente, necci e altre
pietanze tradizionali.
Il suo valore era legato anche alla possibilità di
conservarla durante l'inverno.
In una zona nella quale la coltivazione dei cereali
poteva essere difficile, il castagno garantiva una risorsa relativamente
sicura.
Non sorprende quindi che il paesaggio intorno a
Gragliana fosse caratterizzato da castagneti intensamente curati.
Campi, orti e allevamento
La lavorazione del ferro non sostituì mai
completamente l'economia agricola.
La maggior parte delle famiglie combinava diverse
attività.
Si coltivavano piccoli campi e orti.
Si allevavano animali.
Si raccoglievano castagne e legna.
Alcuni abitanti lavoravano nei mulini o nelle
officine.
Questa diversificazione era indispensabile per
sopravvivere in un territorio montano nel quale nessuna singola attività
garantiva da sola una sicurezza economica completa.
Gragliana e Campolemisi
Gragliana aveva uno stretto rapporto con la vicina
Campolemisi
.
Quest'ultima dipese per lungo tempo dalla parrocchia
di Gragliana.
All'inizio dell'Ottocento Campolemisi era ormai
diventata una comunità numerosa e i suoi abitanti chiesero di poter
disporre di una propria chiesa.
La costruzione della cappella di Santa Maria della
Neve, completata nel 1824, ridusse progressivamente questa dipendenza.
Il rapporto tra i due paesi rimase comunque
importante.
Ancora oggi la strada che attraversa Gragliana
prosegue proprio in direzione di Campolemisi.
Una comunità numerosa nell'Ottocento
Oggi Gragliana conta pochi residenti, ma in passato il
paese era molto più popoloso.
Un dizionario geografico del
1854
attribuiva alla
parrocchia di Gragliana
176 abitanti
.
Il dato appare piccolo secondo i criteri moderni, ma
assume un significato diverso se confrontato con la popolazione attuale
dei piccoli borghi montani.
Campi, castagneti, mulini e officine richiedevano
manodopera.
Il territorio era quindi vissuto e lavorato molto più
intensamente di oggi.
Il terremoto del 1920
Il
7 settembre 1920
un violentissimo terremoto colpì la Garfagnana e la Lunigiana.
Il sisma interessò anche la valle della Turrite Cava.
Per i paesi costruiti prevalentemente con murature in
pietra, terremoti di questa intensità rappresentavano una grave
minaccia.
L'evento rimase profondamente impresso nella memoria
delle comunità garfagnine.
Negli anni successivi numerosi edifici del territorio
furono riparati, consolidati o modificati.
La Seconda guerra mondiale
Anche Gragliana attraversò gli anni difficili della
Seconda guerra mondiale
.
Tra il 1944 e il 1945 le montagne della Garfagnana
meridionale si trovavano in prossimità del fronte della Linea Gotica.
Per la popolazione civile significò convivere con
difficoltà negli spostamenti, requisizioni, scarsità di generi
alimentari e presenza militare.
Gli stessi sentieri utilizzati per secoli da
contadini, pastori e viandanti tornarono ad assumere un'importanza
strategica.
La montagna poteva offrire contemporaneamente rifugio
e pericolo.
Il secondo dopoguerra
Dopo la guerra iniziò una trasformazione ancora più
profonda.
Le nuove strade e la diffusione dei mezzi motorizzati
cambiarono il sistema delle comunicazioni.
L'elettricità rese progressivamente meno
indispensabile l'energia idraulica.
Le piccole attività agricole e artigianali entrarono
in difficoltà rispetto alle produzioni industriali.
Molte famiglie lasciarono i paesi della montagna per
trasferirsi nei centri maggiori.
Lo spopolamento
Gragliana fu quindi interessata dal fenomeno dello
spopolamento
comune a gran
parte dell'Appennino e delle Alpi Apuane.
Campi e prati vennero progressivamente abbandonati.
I castagneti non furono più curati con la stessa
intensità.
Il bosco riconquistò molti spazi che per secoli erano
stati utilizzati dall'uomo.
Anche alcuni sentieri persero la loro funzione
quotidiana.
Il paesaggio che oggi appare molto naturale è quindi,
almeno in parte, il risultato dell'abbandono di un territorio un tempo
intensamente lavorato.
La tradizione del ferro sopravvive
Nonostante questi cambiamenti, la tradizione
artigianale del ferro riuscì a sopravvivere più a lungo di quanto
sarebbe stato possibile immaginare.
Il lavoro dei
Graziani
conservò tecniche antiche basate sull'utilizzo della
forza dell'acqua.
Questa continuità trasformò la ferriera di Gragliana
in una testimonianza eccezionale della cultura materiale della
Garfagnana.
Il valore dell'attività non era più soltanto
economico.
Era diventato anche storico e culturale.
Conservava gesti e conoscenze che altrove erano
scomparsi con l'industrializzazione.
Gragliana oggi
Oggi
Gragliana
è una piccola e tranquilla frazione di Fabbriche di Vergemoli.
Il borgo conserva le sue caratteristiche stradine in
pietra e i passaggi coperti da volte.
Dalla Chiesa dei Santi Marco e Leonardo è possibile
osservare l'abitato e la valle.
La Turrite Cava continua a scorrere poco distante.
Nel paese e nel territorio circostante sopravvive la
memoria delle attività che per secoli hanno accompagnato la comunità.
Un paese nato lungo la strada
La storia di Gragliana può essere letta partendo
proprio dal viaggio.
Nel Medioevo qui arrivavano persone che attraversavano
le Alpi Apuane.
L'Ospitale di Garilliano offriva loro un luogo dove
fermarsi.
Quando il torrente distrusse l'antico ospizio, sulle
sue rovine sorse la chiesa.
La stessa acqua che aveva cancellato l'edificio
medievale diventò successivamente una delle principali risorse
economiche del paese.
Mosse le macine dei mulini.
Azionò il maglio delle ferriere.
Alimentò i mantici delle forge.
Acqua, castagno e ferro
Tre elementi raccontano quindi gran parte della storia
di Gragliana.
L'acqua
,
indispensabile per mulini e ferriere.
Il castagno
,
capace di fornire contemporaneamente alimento, legname e carbone.
E infine
il ferro
,
trasformato dagli artigiani in strumenti destinati ai campi e alla
cucina.
Intorno a queste risorse si sviluppò per secoli la
vita della comunità.
Il paese era piccolo, ma perfettamente inserito
nell'economia della montagna.
Un borgo da riscoprire
Visitare Gragliana significa scoprire una parte meno
conosciuta della Garfagnana.
Non è un paese caratterizzato da grandi palazzi o
imponenti fortificazioni.
La sua storia è nascosta nei dettagli.
Nelle strade di pietra.
Nella chiesa costruita dove un tempo sorgeva un
ospitale medievale.
Nei castagneti.
Nella Turrite Cava.
E soprattutto nella memoria del maglio che, mosso
dall'acqua, batteva il ferro nella vecchia officina.
Gragliana racconta così una
Garfagnana dei viandanti, dei mugnai e
dei fabbri
, nella quale la montagna non era soltanto un luogo
dove vivere, ma una risorsa da conoscere e utilizzare con intelligenza.
Una piccola comunità che per secoli ha costruito la
propria storia intorno alla strada, all'acqua e al ferro. |