Gragna
Un piccolo borgo tra Ponteccio e i
boschi dell’Alta Garfagnana
Gragna è una frazione del comune di Sillano
Giuncugnano, nell’Alta Garfagnana, in provincia di Lucca. Il Comune la
comprende ufficialmente tra le sedici frazioni del proprio territorio.
Il paese si trova nel settore settentrionale della
Garfagnana, nell’antico territorio di Giuncugnano, a brevissima distanza
da Ponteccio. Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano colloca
Gragna a circa 300 metri da Ponteccio,
lungo quella che anticamente costituiva la principale via di
collegamento verso Magliano.
È un nucleo minuscolo, circondato da boschi di
castagno e inserito in un paesaggio profondamente appenninico.
Ma la sua storia è molto più ricca di quanto possano
far pensare le dimensioni attuali.
Il luogo più importante è il
Santuario della Madonna delle Grazie,
conosciuto anticamente anche come Santa
Maria del Rosario o Sommocampo.
Intorno a questa piccola chiesa si intrecciano devozione popolare,
antiche famiglie, leggende e perfino la memoria di una fortificazione
scomparsa sul vicino Monte Turrione.
Gragna e l’antico territorio di
Giuncugnano
Prima della nascita dell’attuale Comune di Sillano
Giuncugnano, Gragna apparteneva al territorio comunale di Giuncugnano.
La storia di quest’area fu diversa, almeno in parte,
da quella dell’antico Comune di Sillano.
Giuncugnano rimase a lungo coinvolto nelle contese tra
Lucca, Firenze e gli Este. La ricostruzione istituzionale del Comune
ricorda il successivo consolidamento della giurisdizione estense, la
parentesi francese e il ritorno sotto gli Este dal 1815 fino
all’ingresso nel Regno d’Italia.
All’interno di questo territorio esistevano però
comunità minori dotate di proprie consuetudini e interessi.
Gragna era una di esse.
Gragna, Ponteccio e Castelletto
La storia di Gragna è particolarmente legata a due
paesi vicini: Ponteccio e Castelletto.
Non era soltanto una vicinanza geografica.
L’Archivio della Garfagnana conserva infatti i
“Capitoli di Ponteccio, Castelletto e
Gragna”, datati 1818
e tramandati attraverso una copia del
1838. Il documento è inserito nella sezione archivistica
dedicata a “Giuncugnano e sue sezioni”.
È una testimonianza fondamentale.
Dimostra che le tre comunità erano unite da regole e
interessi condivisi.
I Capitoli del 1818
I Capitoli delle comunità rurali regolavano aspetti
concreti della vita collettiva.
Per conoscere esattamente il contenuto di quelli di
Ponteccio, Castelletto e Gragna sarebbe necessario esaminare
direttamente il manoscritto conservato nell’Archivio della Garfagnana.
La loro esistenza, però, ci dice già molto.
I piccoli paesi non erano semplicemente gruppi di
case.
Erano comunità organizzate, inserite in un sistema di
diritti, obblighi, proprietà e consuetudini.
Boschi, pascoli, strade, acque e terreni erano risorse
fondamentali e richiedevano regole condivise.
Gragna faceva parte di questo mondo.
Un paese lungo un’antica strada
La posizione di Gragna è particolarmente interessante.
Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano
ricorda che il paese sorgeva lungo l’antica strada principale che
collegava Ponteccio a Magliano.
Oggi le strade moderne possono rendere difficile
comprendere l’importanza di questi percorsi.
Per secoli, invece, le mulattiere e le vie montane
erano vere arterie del territorio.
Servivano per raggiungere i campi.
Per spostare gli animali.
Per trasportare legna e prodotti agricoli.
Per andare alla chiesa.
Per raggiungere mercati e paesi vicini.
Gragna era quindi inserita in una rete di collegamenti
molto più articolata di quanto appaia oggi.
Il Santuario della Madonna delle
Grazie
Il monumento principale di Gragna è la Chiesa di
Gragna, storicamente conosciuta come
Santuario della Madonna delle Grazie,
Santa Maria del Rosario e
Sommocampo.
La chiesa sorge in un suggestivo ambiente boscoso, a
poca distanza da Ponteccio.
La sua facciata in pietra è preceduta da un piccolo
sagrato delimitato da un muretto.
È un edificio semplice, ma proprio questa semplicità
contribuisce al suo fascino.
Bosco, pietra e devozione formano qui un insieme
particolarmente armonioso.
Da Sommocampo alla Madonna delle
Grazie
La storia delle denominazioni del santuario è
interessante.
Una ricostruzione basata anche sull’opera ottocentesca
di Raffaello Raffaelli ricorda che il luogo di culto sarebbe stato
inizialmente conosciuto come Sommocampo
o Sommo Campo.
Successivamente sarebbe stato associato alla
Vergine del Rosario e infine
alla Madonna delle Grazie.
Le diverse denominazioni riflettono probabilmente fasi
differenti della storia religiosa dell’edificio.
È quindi possibile incontrare ancora oggi più nomi
riferiti sostanzialmente allo stesso luogo di culto.
Una cappella più antica
L’edificio attuale non sarebbe nato tutto in una
volta.
La documentazione storica raccolta nello studio
dedicato alle chiese dell’antico Comune di Giuncugnano ricorda
l’esistenza di una precedente cappella,
successivamente ampliata nel corso del XVI secolo.
È proprio questo ampliamento cinquecentesco a
rappresentare una delle fasi più importanti della storia del santuario.
La piccola cappella originaria venne trasformata in un
edificio capace di rispondere meglio alle esigenze religiose della
comunità.
L’ampliamento del Cinquecento
Le fonti locali collocano l’ampliamento della cappella
intorno alla metà del XVI secolo.
Una ricostruzione parla del
1545, mentre la tradizione
documentaria riportata nelle storie locali conserva anche riferimenti
agli anni immediatamente vicini.
È quindi più prudente parlare di un importante
ampliamento avvenuto intorno alla metà
del Cinquecento, senza ridurre tutta la trasformazione a una
singola data.
A questa fase è collegata anche una delle storie più
affascinanti di Gragna.
Quella delle pietre del Monte Turrione.
Il Monte Turrione
A est del borgo si trova il
Monte Turrione.
Il nome stesso richiama immediatamente una torre.
Secondo la tradizione locale, sulla sua sommità
esisteva effettivamente un’antica struttura fortificata o torre di
avvistamento.
Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano
ricorda questa tradizione e afferma che l’oratorio di Gragna sarebbe
stato probabilmente costruito utilizzando anche pietre recuperate dalla
torre del Turrione.
È uno degli elementi storici più caratteristici del
paese.
Una fortezza trasformata in chiesa?
La tradizione racconta che quando il luogo di culto
venne ampliato furono recuperate pietre lavorate provenienti dalla
fortificazione ormai abbandonata del Turrione.
Una ricostruzione seicentesca attribuita al sacerdote
Iacopo o Giacomo Franchi,
autore di una storia locale di Ponteccio, raccontava proprio il
trasporto di pietre lavorate dalla rocca verso la chiesa.
L’idea è affascinante.
Le pietre nate per una struttura difensiva sarebbero
state riutilizzate per costruire un edificio religioso.
Da una rocca a un santuario.
Quanto c’è di certo?
Qui è importante distinguere.
L’esistenza della tradizione relativa alla rocca del
Turrione è ben documentata.
Anche il Parco Nazionale la considera abbastanza
significativa da ricordarla nella propria scheda dedicata a Gragna.
Attribuire però ogni pietra lavorata della chiesa alla
fortificazione richiederebbe uno studio archeologico e architettonico
specifico.
È quindi corretto parlare di
probabile riutilizzo secondo le fonti
locali, evitando di trasformare la tradizione in una certezza
assoluta.
I misteriosi “conti di Gragna”
La memoria locale si spinge ancora oltre.
Il sacerdote Giacomo Franchi parlava addirittura di
antichi signori o “conti” collegati a Gragna e alla rocca del Turrione.
Qui la prudenza deve essere ancora maggiore.
Non disponiamo di prove sufficienti per affermare
l’esistenza di una vera dinastia comitale autonoma di Gragna.
È possibile che la tradizione abbia sovrapposto
famiglie, territori e vicende appartenenti ai vicini signori di Dalli o
di Gragnana.
La somiglianza dei nomi
Gragna e
Gragnana rende ancora più
facile una confusione nella memoria popolare.
Gragna non è Gragnana
La distinzione è importante.
Gragna,
oggi nel comune di Sillano Giuncugnano, non deve essere confusa con
Gragnana, frazione del vicino
comune di Piazza al Serchio.
Le due località hanno storie differenti.
Alcune leggende relative a signori, castelli e scontri
medievali possono essersi intrecciate nel corso dei secoli proprio a
causa della somiglianza dei toponimi.
Per una pagina storicamente rigorosa è quindi
preferibile evitare di attribuire automaticamente a Gragna vicende
documentate invece per Gragnana.
La leggenda dello scontro con i Dalli
Una tradizione locale racconta uno scontro sanguinoso
tra i signori di Dalli e quelli che la memoria popolare indicava come
signori di Gragna.
L’episodio sarebbe avvenuto in una zona chiamata
Sàntia, ricordata anche come
Colle dei Morti.
Gli uomini di Ponteccio avrebbero partecipato allo
scontro.
La storia è suggestiva, ma non possediamo elementi
sufficienti per considerarla cronaca medievale accertata.
Potrebbe conservare il ricordo deformato di una
disputa territoriale realmente avvenuta, oppure derivare dalla
sovrapposizione con vicende dei signori di Gragnana.
Va quindi raccontata come
leggenda locale.
La testina di lupo
Un’altra curiosità riguarda la facciata del santuario.
Su uno spigolo dell’edificio è ricordata una
piccola testa animale scolpita nella
pietra, tradizionalmente interpretata come una testa di lupo.
Secondo la memoria locale anche questa pietra
proverrebbe dai ruderi del Turrione.
Non possiamo dimostrarne con certezza la provenienza.
Ma è proprio questo genere di dettaglio a rendere
interessante una visita attenta della chiesa.
Una piccola scultura può conservare una storia molto
più antica dell’edificio nel quale oggi è inserita.
L’interno del santuario
L’interno è costituito da
una sola navata.
Subito dopo l’ingresso si trova una cantoria sostenuta
anche da colonne lignee.
Le pareti e le decorazioni utilizzano tonalità chiare,
mentre la semplicità dell’architettura mantiene l’atmosfera tipica dei
piccoli santuari rurali.
Un altare laterale è collegato alla devozione per la
Madonna delle Grazie.
Ma l’opera più interessante si trova nell’area
dell’altare maggiore.
La Madonna del Rosario
Dietro l’altare è conservato un dipinto dedicato alla
Madonna del Rosario.
La composizione comprende la Vergine con il Bambino,
accompagnata da santi legati alla devozione del Rosario e da altre
figure della tradizione cristiana.
Una fonte locale attribuisce il dipinto al
1661.
In assenza di una catalogazione ministeriale specifica
facilmente verificabile, è preferibile mantenere questa data come
indicazione proveniente dalla storiografia locale.
L’opera testimonia comunque chiaramente una delle
precedenti dedicazioni dell’edificio: quella alla Madonna del Rosario.
Iacopo Franchi
All’interno della chiesa è conservata anche la
pietra tombale del sacerdote Iacopo
Franchi, vissuto nel XVII secolo.
La presenza è particolarmente interessante perché
Franchi non fu soltanto un sacerdote.
È ricordato anche come autore di una storia di
Ponteccio e del territorio circostante.
Una parte importante delle tradizioni relative al
Turrione e all’antico passato di Gragna è arrivata fino a noi proprio
attraverso questo tipo di memoria erudita locale.
La sua lapide collega quindi materialmente la chiesa
alla persona che contribuì a tramandarne la storia.
La devozione mariana
Per una piccola comunità montana il santuario aveva un
significato molto più ampio rispetto a quello puramente architettonico.
La Madonna delle Grazie era un punto di riferimento
religioso.
Le popolazioni rurali affidavano alla Vergine
richieste di protezione per le famiglie, gli animali, i raccolti e la
salute.
La devozione mariana scandiva momenti importanti della
vita comunitaria.
In un territorio nel quale malattie, carestie e
raccolti insufficienti potevano avere conseguenze drammatiche, il
rapporto con il sacro era profondamente intrecciato alla vita
quotidiana.
Il bosco di castagni
Il santuario si trova immerso in un ambiente
caratterizzato dai castagni.
Oggi il bosco crea soprattutto un’atmosfera
suggestiva.
In passato rappresentava invece una componente
fondamentale dell’economia.
Il castagno forniva alimento.
Le castagne potevano essere consumate fresche oppure
essiccate.
Una volta secche venivano macinate per produrre
farina.
Per questo i castagneti erano curati con attenzione e
costituivano veri spazi agricoli.
La castagna come alimento
La farina di castagne permetteva di preparare alimenti
energetici e facilmente conservabili.
In una zona montana, dove la produzione di cereali era
limitata dalla quota e dal clima, questa risorsa aveva un valore enorme.
Il paesaggio intorno a Gragna deve quindi essere letto
in due modi.
Come ambiente naturale.
E come antico paesaggio produttivo.
Molti boschi che oggi sembrano completamente spontanei
erano un tempo utilizzati e mantenuti quotidianamente dagli abitanti.
Pastorizia e transumanza
L’area di Ponteccio, Gragna e Magliano apparteneva
inoltre a una cultura fortemente legata all’allevamento.
Raffaello Raffaelli, descrivendo nell’Ottocento il
territorio di Ponteccio, ricordava fra i principali prodotti
grano, formaggio, lana, castagne e fave,
oltre al bestiame e persino a piccole mandrie di cavalli che
trascorrevano l’inverno in Maremma. La ricostruzione storica locale di
Ponteccio riprende esplicitamente questa testimonianza.
Non è corretto attribuire automaticamente ogni singola
attività a ogni famiglia di Gragna.
Il dato, però, descrive bene il sistema economico nel
quale il borgo era inserito.
Gragna e gli Este
La storia politica di Gragna presenta un particolare
interessante.
La tradizione storiografica locale indica
Gragna, Ponteccio e Castelletto
tra le comunità che passarono sotto la signoria estense più tardi
rispetto ad altre zone della Garfagnana, collegando il passaggio al
1451.
Questa cronologia è riportata nelle ricostruzioni
locali, ma merita un controllo diretto dei privilegi e dei decreti
estensi prima di essere considerata definitiva.
È comunque certo che l’antico territorio di
Giuncugnano entrò nella sfera politica degli Este e rimase legato allo
Stato modenese fino all’età contemporanea, salvo la parentesi
napoleonica.
Privilegi e autonomie
Le tradizioni documentarie locali ricordano anche
privilegi concessi alle comunità montane dopo il passaggio sotto gli
Este.
Esenzioni, regolamentazione dei dazi e riconoscimento
di consuetudini locali erano strumenti attraverso i quali i nuovi
signori cercavano di assicurarsi la fedeltà delle popolazioni di
confine.
Per Gragna questo tema è particolarmente interessante
perché nell’Ottocento troviamo ancora Ponteccio, Castelletto e Gragna
riunite nei propri Capitoli.
La comunità locale conservava quindi una forte
identità.
Un piccolo Comune rurale
Le ricostruzioni storiche locali indicano Ponteccio,
Castelletto e Gragna come un gruppo comunitario che avrebbe goduto di
una propria organizzazione rispetto a Magliano.
Il dato certo che possiamo utilizzare è quello
archivistico: nel 1818 le tre
comunità possedevano Capitoli comuni, conservati oggi attraverso la
copia del 1838.
Questo elemento è sufficiente per dimostrare
l’esistenza di una forte relazione amministrativa e territoriale.
Ed è forse più significativo di molte leggende.
Il terremoto del 1920
La mattina del 7
settembre 1920 un violentissimo terremoto colpì Garfagnana e
Lunigiana.
Per Gragna disponiamo di dati specifici.
La località raggiunse il
IX grado della scala
Mercalli-Cancani-Sieberg, quindi un livello di scuotimento
molto distruttivo. La documentazione storica raccolta dall’INGV
riferisce che quattro case crollarono
completamente, una fu gravemente danneggiata e resa parzialmente
inabitabile, mentre soltanto due furono giudicate abitabili.
È uno dei dati più importanti per comprendere
l’aspetto attuale del paese.
Un paese quasi distrutto
I numeri sono impressionanti soprattutto considerando
le dimensioni di Gragna.
Quattro case completamente crollate significavano la
distruzione di una parte enorme del piccolo nucleo.
Il terremoto non fu quindi un episodio marginale nella
storia del paese.
Segnò una frattura.
Quando oggi osserviamo gli edifici di Gragna dobbiamo
ricordare che molti possono essere stati riparati, ricostruiti o
modificati dopo il 1920.
L’aspetto attuale del borgo è anche il risultato di
quella catastrofe.
Il terremoto e la memoria
La documentazione macrosismica è particolarmente
preziosa perché permette di evitare generalizzazioni.
Non dobbiamo limitarci a dire che “anche Gragna fu
colpita”.
Sappiamo che il paese subì effetti classificati al
grado IX.
Sappiamo che quattro abitazioni crollarono.
Sappiamo che altre furono rese inabitabili o
danneggiate.
Questi dati trasformano un grande evento regionale in
una storia concreta del borgo.
Il Novecento e lo spopolamento
Dopo il terremoto, Gragna dovette affrontare un’altra
trasformazione, più lenta ma altrettanto profonda.
Lo spopolamento della montagna.
L’agricoltura tradizionale richiedeva moltissimo
lavoro e garantiva redditi limitati.
Le città e le aree industriali offrivano nuove
possibilità.
Molte famiglie lasciarono i piccoli paesi.
Altre mantennero la casa di origine utilizzandola
soltanto in alcuni periodi dell’anno.
Il ritorno del bosco
La diminuzione degli abitanti trasformò anche il
territorio.
Prati non più falciati.
Campi abbandonati.
Castagneti meno intensamente curati.
La vegetazione cominciò a riconquistare superfici che
per secoli erano state mantenute aperte.
Il paesaggio boscoso contemporaneo è quindi anche il
risultato della storia sociale del Novecento.
La montagna di oggi non è esattamente quella
conosciuta dagli abitanti del Settecento o dell’Ottocento.
Il paesaggio appenninico
Gragna offre un ambiente particolarmente suggestivo
proprio per la combinazione tra piccolo borgo e natura.
Il paese appartiene al territorio montano di Sillano
Giuncugnano, parte del quale ricade nel
Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Il Parco stesso inserisce Gragna tra i punti di
interesse del territorio e ne sottolinea il rapporto con Ponteccio,
l’antica strada verso Magliano e il Monte Turrione.
È quindi un luogo adatto soprattutto a chi ama un
turismo lento.
Gragna, Ponteccio e Magliano
Un itinerario storico dovrebbe comprendere almeno
questi tre paesi.
Gragna
offre il santuario e la memoria del Turrione.
Ponteccio
conserva un nucleo storico e una lunga documentazione medievale.
Chiesa di Sant'Andrea apostolo rappresenta invece uno
dei riferimenti religiosi storici del vicino centro di Magliano.
Percorrendo questa piccola rete di paesi si comprende
meglio come funzionava il territorio prima delle strade moderne.
Le comunità erano separate, ma continuamente
collegate.
Castelletto
Anche Castelletto appartiene allo stesso itinerario.
Il rapporto è confermato direttamente dai Capitoli del
1818 condivisi con Ponteccio e Gragna.
Il nome stesso di Castelletto richiama inoltre la
presenza storica di fortificazioni nella zona.
Tra Castelletto e il Turrione di Gragna emerge così un
paesaggio nel quale torri, piccoli castelli e punti di controllo
dovevano avere un’importanza molto maggiore rispetto a oggi.
Non tutte le strutture sono sopravvissute.
Ma i toponimi e le tradizioni ne conservano la
memoria.
Cosa vedere a Gragna
Il luogo principale da visitare è naturalmente il
Santuario della Madonna delle Grazie,
immerso nel bosco e caratterizzato dalla semplice facciata in pietra.
All’interno meritano attenzione la cantoria, la statua
della Madonna delle Grazie, il dipinto della Madonna del Rosario e la
lapide del sacerdote Iacopo Franchi.
Sulla facciata è interessante cercare la piccola
scultura animale che la tradizione collega alle pietre provenienti dal
Turrione.
Merita poi attenzione il
Monte Turrione, non tanto
perché vi sia oggi una grande fortezza da visitare, quanto per il suo
valore storico e per la tradizione della torre che avrebbe fornito
materiali alla chiesa.
Infine vale la pena percorrere il territorio tra
Gragna e Ponteccio, seguendo
idealmente l’antico sistema di collegamenti verso Magliano.
Curiosità su Gragna
Gragna è una frazione
ufficiale di Sillano Giuncugnano. Il
Comune la comprende espressamente tra le proprie frazioni.
Si trova a poche
centinaia di metri da Ponteccio. Il Parco
Nazionale indica una distanza di circa 300 metri.
Il paese sorgeva
lungo l’antica strada per Magliano. Prima
della viabilità moderna questo percorso aveva un’importanza molto
maggiore.
Il santuario ha avuto
più nomi. È ricordato come Sommocampo,
Santa Maria del Rosario e Madonna delle Grazie.
La cappella venne
ampliata nel Cinquecento. Le
ricostruzioni locali collocano una fase fondamentale dell’edificio
intorno alla metà del XVI secolo.
La tradizione vuole
che parte delle pietre provenga dal Monte Turrione.
Anche il Parco Nazionale ricorda il probabile riutilizzo di materiali
provenienti da una torre di avvistamento.
Sulla chiesa è
visibile una piccola scultura animale. La
memoria locale la interpreta come una testa di lupo proveniente dalla
vecchia fortificazione.
Nel santuario è
conservata la lapide di Iacopo Franchi.
Il sacerdote seicentesco fu anche autore di una storia locale.
Gragna condivideva i
Capitoli con Ponteccio e Castelletto. Il
documento è del 1818 ed è conservato attraverso una copia del 1838
nell’Archivio della Garfagnana.
La leggenda ricorda
una battaglia con i signori di Dalli. Il
racconto appartiene alla tradizione popolare e non va confuso con una
cronaca medievale documentata.
Gragna non va confusa
con Gragnana. I due paesi sono distinti e
appartengono oggi a comuni differenti.
Il terremoto del 1920
colpì Gragna con intensità IX MCS.
Quattro case
crollarono completamente. Una quinta
risultò gravemente danneggiata e soltanto due furono giudicate abitabili
secondo la documentazione storica raccolta dall’INGV.
Perché visitare Gragna
Gragna è uno di quei luoghi nei quali la storia non si
presenta attraverso un grande castello o un palazzo monumentale.
Bisogna cercarla nei dettagli.
Nella strada che un tempo conduceva da Ponteccio a
Magliano.
Nel piccolo santuario immerso nei castagni.
Nelle pietre lavorate che la tradizione vuole
provenienti da una fortificazione scomparsa.
Nella lapide di un sacerdote del Seicento che decise
di scrivere la storia del proprio territorio.
Nei Capitoli che nel 1818 univano Gragna a Ponteccio e
Castelletto.
E persino nelle case, perché sappiamo che il terremoto
del 1920 ne fece crollare quattro e danneggiò gravemente quasi tutto il
piccolo paese.
Poi c’è il Turrione.
Forse le sue pietre sono davvero finite nella chiesa.
Forse alcune tradizioni hanno ingrandito nel tempo
l’importanza dell’antica rocca.
E probabilmente i misteriosi “conti di Gragna”
appartengono più alla memoria popolare che alla storia documentata.
Ma è proprio questa sovrapposizione a rendere
interessante il paese.
A Gragna convivono infatti tre livelli di memoria.
La storia documentata,
con gli archivi e il terremoto.
La storia materiale,
con la chiesa, le pietre e il paesaggio.
E la tradizione,
con la rocca, i signori e le antiche battaglie.
Visitare Gragna significa scoprire una Garfagnana
piccolissima nelle dimensioni, ma sorprendentemente profonda nel tempo. |