Il Colle di Calci: il
borgo degli olivi e delle sorgenti della Valgraziosa
A poca distanza dal centro di Calci, sulle prime
pendici del Monte Pisano, esiste un piccolo borgo che conserva nel nome
la caratteristica fondamentale del proprio paesaggio.
Il Colle.
Non una rocca.
Non un grande centro fortificato.
Non un monastero monumentale.
Il Colle è soprattutto un antico insediamento rurale.
Case costruite sul pendio.
Oliveti.
Piccole strade.
Acque che scendono dalla montagna.
Una chiesa medievale.
Fonti utilizzate dagli abitanti.
E poco più in alto un altro nucleo,
Villa, con il quale la storia
del Colle è strettamente intrecciata.
Il Colle rappresenta quindi una delle anime più
autentiche della Valgraziosa: quella delle piccole comunità che vivevano
tra la montagna e il fondovalle, trasformando lentamente il paesaggio
attraverso il lavoro.
Il Colle nella Valgraziosa
Calci non è nato come un unico paese compatto.
Per secoli la valle è stata costituita da una
successione di nuclei differenti.
La Pieve.
Castelmaggiore.
Tre Colli.
Montemagno.
Nicosia.
Villa.
Il Colle.
San Donato.
Altri piccoli insediamenti.
Ancora oggi l'Università di Pisa descrive Calci
proprio come un territorio formato da un centro principale e da numerosi
nuclei distribuiti tra oliveti, castagneti, pievi, conventi, ville, case
coloniche, frantoi e mulini.
Il Colle deve essere letto all'interno di questo
mosaico.
Un paese sopra Calci
Il borgo si sviluppa sul lato occidentale della valle
dello Zambra, in posizione leggermente elevata rispetto alla parte
centrale dell'abitato calcesano.
Una ricerca dell'Università di Pisa lo descrive come
una borgata rurale denominata “il
Colle”, sovrastante l'antico centro di Calci.
La posizione non è casuale.
Costruire sulle prime pendici permetteva di lasciare
liberi i terreni più adatti alle coltivazioni, evitare le zone più umide
del fondovalle e mantenere un rapporto diretto con oliveti, boschi e
sorgenti.
Il paese nasce dalla geografia.
Il Colle e Villa
La storia del Colle è strettamente collegata a quella
di Villa.
I due nuclei sono così vicini da essere spesso
considerati insieme; la documentazione contemporanea li identifica
infatti anche come area Il Colle-Villa.
Il Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa continua comunque a
ricordare Villa e Il Colle tra i nuclei che compongono il territorio
storico di Calci.
Questa vicinanza è importante.
Il Colle e Villa formano quasi un piccolo sistema
insediativo sul versante.
Più che due paesi completamente separati, sono due
parti di uno stesso paesaggio umano.
Un'origine medievale
La documentazione consente di seguire con sicurezza il
Colle almeno dalla fine del XIII secolo.
Il riferimento fondamentale è la
chiesa di San Salvatore al Colle,
attestata nel 1292.
Questo non significa necessariamente che il borgo sia
nato proprio in quell'anno.
Quando una chiesa compare in un documento,
l'insediamento che la circonda può essere già più antico.
Il 1292 rappresenta quindi una data sicura dalla quale
partire, non necessariamente l'atto di nascita del paese.
Prima di San Salvatore
La tradizione storica locale ricorda inoltre
l'esistenza di una precedente chiesa dedicata a
San Nicola, che avrebbe
preceduto San Salvatore come riferimento religioso del nucleo.
La successiva costruzione o affermazione di San
Salvatore è stata interpretata come il risultato dello sviluppo
dell'abitato.
Il dato più solido rimane comunque quello
documentario:
alla fine del Duecento
San Salvatore al Colle esisteva.
E questo colloca pienamente il paese nella Calci
medievale.
San Salvatore al Colle
La chiesa di San
Salvatore è il principale riferimento storico del borgo.
Non possiede le dimensioni monumentali della Pieve dei
Santi Giovanni ed Ermolao.
Ed è proprio questo a renderla interessante.
La Pieve rappresentava un grande centro religioso
territoriale.
San Salvatore rappresentava invece la religione
quotidiana di una piccola comunità.
La chiesa vicino alle case.
Il luogo delle feste.
Delle messe.
Dei battesimi e dei funerali.
Il punto nel quale generazioni di abitanti si
riconoscevano come comunità.
Una chiesa nella rete della Pieve
Nel Medioevo le piccole chiese del territorio erano
inserite in una struttura ecclesiastica più ampia.
Il grande riferimento della Valgraziosa era la
Pieve dei Santi Giovanni ed Ermolao,
costruita nella sua forma romanica tra la fine dell'XI e l'inizio del
XII secolo.
San Salvatore apparteneva quindi a un territorio
religioso organizzato.
La piccola comunità aveva la propria chiesa.
Ma faceva parte della grande rete ecclesiastica della
valle.
Il Medioevo del Colle
Per immaginare il Colle medievale bisogna eliminare
mentalmente quasi tutto ciò che appartiene alla modernità.
Niente automobili.
Niente illuminazione pubblica.
Niente strade asfaltate.
Niente acquedotto moderno.
Al loro posto:
sentieri.
Mulattiere.
Campi.
Boschi.
Case di pietra.
Orti.
Animali.
Sorgenti.
La chiesa.
La vita quotidiana era legata direttamente alle
risorse disponibili nel territorio circostante.
Il Monte Pisano alle spalle
Dietro il paese si alza il sistema del
Monte Pisano.
È impossibile comprendere il Colle senza questa
montagna.
Da lì scende l'acqua.
Lì si trovavano boschi e pascoli.
Da lì provenivano legna e materiali.
Sulle pendici si svilupparono gli oliveti.
I percorsi verso il monte collegavano il paese con un
territorio economico molto più vasto di quello immediatamente occupato
dalle case.
La montagna non era uno sfondo.
Era una risorsa.
Il paesaggio degli olivi
L'olivo è uno degli elementi più caratteristici
dell'intera Valgraziosa.
Ancora oggi il Museo di Storia Naturale
dell'Università di Pisa presenta Calci come
terra dell'olivo e dell'olio,
con pendici nelle quali olivi, castagni e macchia mediterranea
costruiscono un paesaggio fortemente segnato dall'intervento umano.
Il Colle si inserisce perfettamente in questo
ambiente.
Le sue case sembrano quasi emergere dagli oliveti.
Costruire la collina
Un oliveto su un pendio non nasce semplicemente
piantando alberi.
Bisogna costruire il terreno.
Muri di contenimento.
Terrazze.
Canali di scolo.
Sentieri.
Scale.
Bisogna evitare che la pioggia porti via la terra.
Bisogna raggiungere ogni pianta.
Bisogna trasportare le olive raccolte.
Il paesaggio apparentemente naturale del Colle è
quindi il risultato di un lavoro secolare.
I muri a secco
Tra gli elementi più importanti di questo paesaggio ci
sono i muri a secco.
Pietre disposte senza cemento.
Una tecnica semplice soltanto in apparenza.
Un muro ben costruito deve sostenere il terreno e
contemporaneamente permettere all'acqua di filtrare.
Se blocca completamente l'acqua, la pressione può
farlo crollare.
Costruire un terrazzamento significa quindi conoscere
la pietra, il terreno e la pioggia.
È un sapere antico.
L'olivo come patrimonio
Ogni olivo racconta tempo.
Un albero può vivere per generazioni.
La famiglia che lo pianta non è necessariamente quella
che raccoglierà le olive un secolo dopo.
Per questo l'olivicoltura crea un rapporto particolare
con il territorio.
Si lavora anche per chi verrà dopo.
Il paesaggio del Colle è il risultato di questa
continuità.
La raccolta
Per secoli la raccolta delle olive è stata uno dei
momenti più importanti dell'anno.
Intere famiglie partecipavano.
Le olive dovevano essere portate al frantoio.
L'olio ottenuto serviva per l'alimentazione, per la
conservazione dei cibi e, in epoche più antiche, anche per
l'illuminazione.
Non era un prodotto accessorio.
Era una risorsa fondamentale.
Il Colle e l'acqua
Ma se l'olivo racconta il versante, l'acqua racconta
la vita quotidiana.
Una documentazione recente dedicata alle
sorgenti di Calci conserva
informazioni preziose proprio sul Colle e su Villa.
Nel paese esisteva una fonte chiamata
Doccio, alimentata da piccole
sorgenti più in alto note come
Canaletti. L'acqua era riconosciuta come utilizzabile dagli
abitanti del Colle e serviva anche per i loro orti.
È un dettaglio straordinario.
Perché ci porta direttamente dentro la vita della
comunità.
La fonte del Doccio
Prima dell'acqua corrente nelle abitazioni, una fonte
pubblica era un'infrastruttura essenziale.
Al Doccio si
andava per prendere acqua.
L'acqua serviva alle persone.
Alle attività domestiche.
Agli orti.
La vecchia pila in pietra di verrucano risulta ancora
presente sul posto.
Una semplice vasca può quindi raccontare più di quanto
sembri.
È il resto materiale di un servizio pubblico antico.
L'acqua era di tutti
Particolarmente significativo è il fatto che la
documentazione ricordi il diritto degli abitanti del Colle a utilizzare
quell'acqua, compresi gli orti.
L'acqua non era soltanto un elemento naturale.
Era un bene comunitario.
Bisognava stabilire chi potesse utilizzarla.
Come.
Quando.
Per quali scopi.
In una società agricola, il controllo dell'acqua
poteva diventare fondamentale quanto il possesso della terra.
I Canaletti
Più in alto si trovavano i
Canaletti.
Non una grande sorgente, ma varie piccole emergenze
d'acqua convogliate in modo da alimentare il Doccio.
Questo sistema dimostra una profonda conoscenza del
territorio.
Piccole quantità d'acqua, apparentemente
insignificanti, potevano essere raccolte e unite.
La montagna diventava così un gigantesco serbatoio
naturale.
Villa e la sorgente del Telaio
Anche la vicina Villa possedeva proprie strutture
idriche.
La sorgente del
Telaio alimentava una pila in pietra di verrucano lungo la
strada pubblica, utilizzata per abbeverare greggi e altri animali che
attraversavano la frazione.
Ancora una volta emerge la vita quotidiana.
Una sorgente.
Una strada.
Una vasca.
Gli animali.
Elementi apparentemente semplici che insieme
ricostruiscono un'economia.
La strada del Telaio
Il nome stesso è affascinante.
La sorgente veniva chiamata del Telaio perché si
trovava lungo la strada omonima, che collegava la parte inferiore e
quella superiore di Villa.
I toponimi sono piccoli archivi.
Conservano mestieri.
Famiglie.
Caratteristiche del terreno.
Antichi edifici.
Usi ormai scomparsi.
Studiare i nomi delle strade del Colle e di Villa
significa quindi studiare la storia del paese.
Il lavatoio di Villa
A Villa esisteva inoltre un
lavatoio pubblico, alimentato
dal vallino locale.
Anche questo era molto più di una struttura
funzionale.
Lavare i panni richiedeva tempo.
Il lavatoio diventava inevitabilmente luogo
d'incontro.
Soprattutto per le donne.
Informazioni.
Racconti.
Notizie.
Rapporti sociali.
Una parte della vita comunitaria passava dall'acqua.
I vallini
Il territorio del Colle e di Villa è inciso da piccoli
corsi d'acqua che scendono verso lo Zambra.
Non possiedono la spettacolarità di un grande fiume.
Ma per la storia locale sono importantissimi.
Hanno modellato il terreno.
Alimentato fonti.
Fornito acqua.
Permesso l'irrigazione.
Creato piccoli avvallamenti.
Il paesaggio della frazione è stato costruito tanto
dalla pietra quanto dall'acqua.
Lo Zambra
Più in basso scorre lo
Zambra di Calci.
Il torrente costituisce uno degli assi naturali
fondamentali della Valgraziosa.
La stessa organizzazione storica degli insediamenti
calcesani è strettamente legata alla presenza dell'acqua.
Una ricerca universitaria ricorda come lo Zambra abbia
modellato la contrada della Lama, passando tra Castelmaggiore e il
centro di Calci.
Il Colle domina quindi una valle costruita intorno al
suo sistema idrografico.
Acqua per bere, acqua per lavorare
L'acqua aveva diverse funzioni.
Bere.
Cucinare.
Lavare.
Abbeverare gli animali.
Irrigare gli orti.
Muovere i mulini.
Alimentare attività produttive.
Il territorio di Calci sviluppò proprio grazie ai
corsi d'acqua una notevole tradizione di mulini e frantoi.
Il Colle apparteneva a questa civiltà dell'acqua.
Una società senza rubinetti
Oggi apriamo un rubinetto e l'acqua arriva.
Per gli abitanti del Colle di alcuni secoli fa il
rapporto era completamente diverso.
Bisognava raggiungere la fonte.
Riempire recipienti.
Trasportarli.
Proteggere la qualità dell'acqua.
Mantenere canali e vasche.
Gestire i diritti d'uso.
L'approvvigionamento idrico era parte del lavoro
quotidiano.
Gli orti
Il fatto che l'acqua del Doccio fosse utilizzata anche
per gli orti è particolarmente significativo.
Vicino alle case, piccoli appezzamenti fornivano
verdure e altri alimenti per la famiglia.
L'orto integrava ciò che arrivava dai campi e dai
mercati.
Ogni spazio utilizzabile poteva diventare produttivo.
La distinzione moderna tra giardino e terreno agricolo
era molto meno netta.
Il bosco
Salendo dal Colle verso il Monte Pisano, il paesaggio
cambia.
Gli olivi lasciano progressivamente spazio alla
vegetazione boschiva.
Storicamente il bosco forniva:
legna da ardere;
materiale da costruzione;
pali;
lettiera per gli animali;
frutti;
pascolo;
risorse stagionali.
Non era uno spazio abbandonato.
Era intensamente utilizzato.
I castagni
Tra le essenze più importanti del Monte Pisano compare
il castagno. Ancora oggi olivi e castagni sono indicati tra gli elementi
dominanti del paesaggio della Valgraziosa.
La castagna aveva una funzione alimentare
fondamentale.
Poteva essere consumata fresca.
Essiccata.
Trasformata in farina.
Per le comunità rurali rappresentava una riserva
preziosa, soprattutto nei periodi nei quali il grano scarseggiava.
La montagna come dispensa
Il Monte Pisano era quindi una sorta di grande
dispensa.
Bosco.
Castagne.
Legna.
Erbe.
Pascolo.
Acqua.
Pietra.
La comunità utilizzava contemporaneamente diversi
livelli del territorio.
Vicino alle case gli orti.
Sui pendii gli olivi.
Più in alto il bosco.
Nel fondovalle campi e attività produttive.
La sopravvivenza dipendeva dall'equilibrio tra tutti
questi ambienti.
La pietra verrucana
Le vecchie pile del Doccio e della sorgente del Telaio
vengono descritte come realizzate in
pietra di verrucano.
È un dettaglio piccolo ma molto interessante.
Il Monte Pisano forniva direttamente il materiale.
La stessa montagna che dava acqua offriva anche
pietra.
Costruire significava utilizzare ciò che il territorio
metteva a disposizione.
Le case rurali
Anche l'architettura tradizionale del Colle risponde a
questa logica.
Le abitazioni erano costruite per adattarsi al pendio
e alle esigenze agricole.
Spazi per conservare prodotti.
Cantine.
Ricoveri.
Piccoli cortili.
Scale.
Muri spessi.
La casa rurale non era semplicemente il luogo nel
quale dormire.
Era parte dell'azienda familiare.
Il paese verticale
Il Colle e Villa hanno una caratteristica evidente.
La verticalità.
Le strade salgono.
Le case occupano quote differenti.
Gli oliveti continuano sopra gli edifici.
I corsi d'acqua scendono in direzione opposta.
La vita quotidiana era quindi organizzata lungo il
pendio.
Si saliva verso il bosco.
Si scendeva verso Calci.
Verso la Pieve
Dal Colle era facile raggiungere il principale centro
della valle.
La Pieve dei Santi
Giovanni ed Ermolao costituiva il grande riferimento religioso
di Calci e oggi continua a essere uno dei monumenti più importanti della
Valgraziosa.
Per gli abitanti del Colle la Pieve rappresentava una
dimensione religiosa e territoriale più ampia rispetto alla piccola San
Salvatore.
Le due chiese non erano concorrenti.
Appartenevano a livelli differenti della stessa
organizzazione.
Verso Castelmaggiore
In direzione opposta si raggiungeva Castelmaggiore.
Qui il paesaggio raccontava una storia differente.
Castello.
San Michele.
Fortificazioni.
Mulini.
Percorsi verso la montagna.
Una ricerca archeologica sul territorio di Calci
mostra chiaramente quanto Il Colle e Castelmaggiore fossero già due
nuclei distinti nella geografia medievale della valle.
Pochissima distanza.
Due identità diverse.
Una mappa del XIII secolo
È particolarmente interessante osservare la
ricostruzione archeologica della Calci dei secoli XIII-XIV.
Vi compaiono separatamente:
Tre Colli.
Castelmaggiore.
San Michele.
Il Colle.
Sant'Andrea di Lama.
Il Castello del Vescovo.
La Pieve.
Vicascio.
Montemagno.
Nicosia.
La Certosa sarebbe sorta successivamente.
Questa mappa restituisce perfettamente l'immagine
della Valgraziosa medievale.
Non un paese.
Una costellazione di paesi.
Una comunità rurale
Il Colle non sembra avere avuto la funzione militare
di Castelmaggiore.
La sua identità appare principalmente rurale e
religiosa.
Questo non lo rende meno importante.
Anzi.
La maggioranza delle persone nel Medioevo e nell'età
moderna non viveva dentro grandi castelli.
Viveva in comunità come questa.
Coltivava.
Allevava animali.
Manteneva strade.
Utilizzava sorgenti.
Frequentava la propria chiesa.
È la storia quotidiana della Toscana.
La grande storia arriva nella valle
Naturalmente il Colle non rimase estraneo alle vicende
politiche del territorio pisano.
Nel XIII e XIV secolo Calci fu coinvolta nei conflitti
tra Pisa, Lucca, Firenze, guelfi e ghibellini.
La ricerca archeologica ricorda, per esempio, la
distruzione di torri e fortificazioni calcesane ordinata nel 1290 da
Guido da Montefeltro, dopo che alcune avevano offerto rifugio ai guelfi
fuoriusciti da Pisa.
Per una comunità rurale, la guerra significava
soprattutto insicurezza.
La guerra vista dai contadini
Un esercito che attraversava la valle aveva bisogno di
cibo.
Animali.
Foraggio.
Alloggi.
Legna.
I campi potevano essere danneggiati.
I raccolti requisiti.
Gli oliveti devastati.
Le case saccheggiate.
La grande storia politica aveva quindi conseguenze
molto concrete.
Per chi viveva al Colle non contava soltanto chi
governasse Pisa.
Contava se il raccolto sarebbe sopravvissuto.
Firenze
Con il progressivo passaggio del territorio pisano
sotto il controllo fiorentino, anche la Valgraziosa entrò nel sistema
dello Stato regionale toscano.
Le comunità continuarono tuttavia a conservare per
lungo tempo identità locali molto forti.
La geografia dei paesi non scomparve.
Il Colle continuò a essere Il Colle.
Castelmaggiore rimase Castelmaggiore.
Montemagno rimase Montemagno.
Le istituzioni cambiavano più velocemente del
paesaggio.
L'età moderna
Tra Cinquecento e Settecento la vita del Colle rimase
strettamente legata all'agricoltura.
L'olivo acquistò sempre maggiore importanza.
La vicinanza a Pisa offriva un mercato importante.
La presenza di mulini e frantoi nella valle permetteva
la trasformazione dei prodotti.
Le famiglie cittadine possedevano inoltre poderi e
ville nel territorio calcesano.
Campagna e città erano strettamente collegate.
Le ville
Il nome della vicina borgata di
Villa invita a osservare anche
un altro aspetto della Valgraziosa.
A partire dall'età moderna il territorio calcesano
vide la presenza di residenze e proprietà legate a famiglie
economicamente importanti.
La valle offriva infatti condizioni particolarmente
favorevoli.
Vicinanza a Pisa.
Acqua.
Terreni agricoli.
Oliveti.
Aria collinare.
Paesaggio.
La campagna diventava contemporaneamente luogo di
produzione e di villeggiatura.
L'acquedotto privato Cini
Una testimonianza interessante di questo rapporto è
conservata ancora una volta nella documentazione sulle sorgenti.
Un'antica presa d'acqua alimentava un
acquedotto privato della famiglia Cini:
il tracciato passava dalla canonica della chiesa del Colle e,
attraversando gli oliveti, raggiungeva la fattoria Cini.
È un dettaglio straordinario.
L'acqua collega chiesa, oliveti e proprietà signorile.
Acqua pubblica e acqua privata
Nel piccolo territorio del Colle possiamo quindi
osservare due sistemi.
Il Doccio:
acqua della comunità.
L'acquedotto Cini:
acqua destinata a una proprietà privata.
Questa differenza racconta molto della società rurale.
L'acqua poteva essere bene comune.
Ma poteva anche essere oggetto di diritti privati.
La gestione delle sorgenti rivela quindi anche
rapporti sociali ed economici.
L'Ottocento
Una descrizione ottocentesca riportata dalla ricerca
dell'Università di Pisa ricorda il Colle come borgata del Monte Pisano
vicina al borgo maggiore di Calci, con la propria chiesa parrocchiale di
San Salvatore, e attribuisce alla comunità
334 abitanti.
È un dato molto interessante.
Oggi il Colle appare piccolo.
Nell'Ottocento ospitava una comunità rurale
numericamente significativa.
Un paese pieno di vita
Trecento abitanti significavano famiglie.
Bambini.
Contadini.
Artigiani.
Lavoratori.
Animali.
Orti.
Voci.
La chiesa frequentata.
Le fonti utilizzate ogni giorno.
Le strade percorse continuamente.
Bisogna quindi evitare di proiettare l'immagine
contemporanea sul passato.
Il Colle ottocentesco doveva essere molto più
intensamente vissuto.
I poderi
Una documentazione di fine Ottocento relativa a
proprietà nel territorio di Calci cita esplicitamente un
Podere Il Colle, insieme ad
altri poderi e beni agricoli della zona.
La parola “podere” riassume un'intera organizzazione
economica.
Terra.
Casa.
Colture.
Famiglia.
Animali.
Lavoro.
Il paesaggio era suddiviso in unità produttive.
Una campagna intensamente utilizzata
Oggi alcuni tratti possono apparire dominati dalla
vegetazione.
In passato il territorio era probabilmente molto più
intensamente sfruttato.
Ogni terrazza poteva avere una funzione.
Ogni appezzamento produrre qualcosa.
Ogni sorgente essere utilizzata.
Ogni sentiero collegare luoghi di lavoro.
La campagna era meno “selvatica” di quanto potremmo
immaginare.
Il Novecento
Il Novecento modificò profondamente questo sistema.
Le attività agricole tradizionali persero
progressivamente addetti.
Cambiarono i mezzi di trasporto.
Arrivò l'acqua nelle case.
Cambiarono le tecniche agricole.
Molti lavori che richiedevano una grande quantità di
manodopera divennero economicamente difficili.
La popolazione cominciò a gravitare sempre più verso
Pisa e le attività urbane.
Il censimento del 1951
Il censimento della popolazione del
1951 registra ancora
Il Colle come località abitata
all'interno del territorio di Calci.
È un dato apparentemente amministrativo, ma mostra la
persistenza dell'identità del borgo.
Nonostante l'espansione dell'abitato e i cambiamenti
sociali, il Colle continuava a essere riconosciuto come un nucleo
preciso.
La continuità con Calci
Con il tempo la crescita edilizia ha ridotto la
separazione fisica tra i diversi nuclei.
Oggi, percorrendo alcune strade, può essere difficile
capire esattamente dove finisca una borgata e ne inizi un'altra.
Ma i nomi continuano a conservare la geografia
storica.
Il Colle.
Villa.
Castelmaggiore.
La Pieve.
Sono toponimi che permettono ancora di ricostruire la
vecchia Valgraziosa.
San Salvatore oggi
La chiesa di San Salvatore continua a mantenere una
funzione religiosa.
L'attuale Unità Pastorale della Valgraziosa indica
ancora celebrazioni al Colle,
dimostrando la continuità del luogo di culto all'interno della vita
della comunità.
Dopo almeno sette secoli documentati, il rapporto tra
il borgo e la sua chiesa non è quindi soltanto memoria storica.
Continua nel presente.
Un piccolo centro, una lunga
continuità
È forse questo l'aspetto più bello del Colle.
Non ha cambiato completamente funzione.
È ancora un luogo abitato.
Le persone percorrono strade che appartengono a un
paesaggio costruito nei secoli.
San Salvatore continua a essere utilizzata.
Gli olivi continuano a caratterizzare il versante.
Le acque continuano a scendere dalla montagna.
La modernità si è sovrapposta alla struttura antica
senza cancellarla completamente.
Il Colle e l'incendio del Monte
Pisano
La storia recente del territorio calcesano è stata
segnata anche dal grande incendio del Monte Pisano del settembre 2018.
Per le comunità delle pendici fu un evento traumatico.
Il fuoco mostrò ancora una volta quanto sia delicato
l'equilibrio tra insediamenti, bosco, oliveti e montagna.
Per secoli l'uomo aveva mantenuto molti terreni
attraverso coltivazioni, pascolo e raccolta della legna.
L'abbandono di alcune aree rurali ha modificato
profondamente anche questo equilibrio.
Coltivare significa proteggere
In un territorio come quello del Colle, mantenere gli
oliveti non significa soltanto produrre olio.
Significa mantenere muri.
Pulire terreni.
Controllare vegetazione.
Preservare accessi.
Favorire la regimazione delle acque.
Conservare un paesaggio storico.
L'agricoltura assume quindi anche una funzione
ambientale.
Le sorgenti come patrimonio
Lo stesso vale per le piccole sorgenti.
Doccio.
Canaletti.
Telaio.
Lavatoio di Villa.
Sono nomi apparentemente minori.
Eppure costituiscono un patrimonio culturale.
Raccontano come gli abitanti utilizzavano il
territorio prima delle moderne reti idriche.
Perderne la memoria significherebbe perdere una parte
importante della storia locale.
Una passeggiata nel Colle
Il modo migliore per conoscere il borgo è
probabilmente camminare.
Partire dalla parte più bassa.
Raggiungere San Salvatore.
Osservare le case.
Cercare i percorsi dell'acqua.
Salire verso Villa.
Guardare i terrazzamenti.
Continuare verso le pendici del Monte Pisano.
Poi voltarsi.
La pianura pisana appare sotto il paese.
Improvvisamente diventa chiaro perché gli abitanti
abbiano scelto questo versante.
L'itinerario dell'acqua
Per il Colle sarebbe particolarmente interessante
costruire un piccolo itinerario tematico.
San Salvatore.
Doccio.
Canaletti.
Villa.
Sorgente del Telaio.
Lavatoio.
In pochi chilometri si potrebbe raccontare l'intero
ciclo dell'acqua nella società rurale.
Dalla sorgente alla casa.
Dalla sorgente all'orto.
Dalla sorgente agli animali.
Dalla sorgente al lavatoio.
L'itinerario dell'olivo
Un secondo percorso potrebbe concentrarsi sul
paesaggio.
Oliveti.
Terrazzamenti.
Muri.
Vecchi poderi.
Sentieri.
Frantoi della Valgraziosa.
L'obiettivo non sarebbe semplicemente mostrare belle
vedute.
Sarebbe spiegare come il paesaggio è stato costruito.
Ogni terrazza è un'opera.
Ogni olivo è una scelta agricola.
Ogni muro rappresenta lavoro.
Il Colle e Castelmaggiore
Le due frazioni vicine potrebbero formare anche un
itinerario storico unico.
Il Colle: la comunità
rurale, San Salvatore, le sorgenti e gli olivi.
Castelmaggiore: la
fortificazione medievale, San Michele, le guerre e i mulini.
Due nuclei vicinissimi.
Due storie complementari.
Insieme raccontano quasi tutta la Valgraziosa
medievale e moderna.
Il Colle e Villa
Ma il legame più naturale rimane quello con Villa.
Le due borgate condividono il versante.
Condividono percorsi.
Acque.
Oliveti.
Una storia rurale.
La documentazione sulle sorgenti rende particolarmente
evidente questa relazione: il Doccio per il Colle, il Telaio e il
lavatoio per Villa, insieme ai percorsi dell'acqua attraverso gli
oliveti.
È quasi una geografia della vita quotidiana.
La storia delle persone comuni
Il Colle non entra spesso nei grandi libri di storia.
Non vi nacquero necessariamente sovrani.
Non fu teatro di battaglie celebri.
Non possiede una cattedrale.
Ma proprio per questo è importante.
Permette di raccontare le persone che normalmente
rimangono fuori dai libri.
Contadini.
Olivicoltori.
Donne che utilizzavano il lavatoio.
Pastori che portavano gli animali alla fonte.
Sacerdoti.
Muraioli.
Proprietari di piccoli poderi.
Bambini cresciuti tra le strade del borgo.
Una Toscana quotidiana
Questa è una Toscana diversa da quella monumentale.
Non la Toscana delle grandi piazze.
Ma quella dei piccoli paesi.
Delle pievi.
Delle fonti.
Degli oliveti.
Delle strade che salgono.
Dei muri costruiti pietra dopo pietra.
È una storia meno appariscente.
Ma è quella che ha costruito gran parte del paesaggio
che oggi consideriamo tipicamente toscano.
Il vero monumento del Colle
Se dovessimo indicare un unico monumento del paese,
potremmo naturalmente scegliere San Salvatore.
Ma sarebbe riduttivo.
Il vero monumento del Colle è probabilmente
il paesaggio nel suo insieme.
La chiesa.
Le case.
La montagna.
Gli olivi.
Le sorgenti.
I vallini.
I muri.
Villa.
Le strade.
Ogni elemento ha senso soltanto in rapporto agli
altri.
Un paese costruito dall'acqua
L'acqua scende dalla montagna.
Viene raccolta nei Canaletti.
Alimenta il Doccio.
Serve gli abitanti.
Bagna gli orti.
A Villa riempie il lavatoio.
Alla sorgente del Telaio abbevera gli animali.
È una sequenza semplicissima.
Ma racconta un intero modo di vivere.
Prima delle grandi infrastrutture, una comunità doveva
costruire la propria esistenza intorno alle risorse immediatamente
disponibili.
Un paese costruito dall'olivo
Allo stesso modo l'olivo trasforma il versante.
Per coltivarlo bisogna costruire terrazze.
Per costruire terrazze servono muri.
Per raggiungere gli olivi servono sentieri.
Per trasformare le olive servono frantoi.
Per vendere l'olio servono strade e mercati.
Un singolo albero mette in movimento un'intera
economia.
Il paesaggio è la forma visibile di questa economia.
Il Colle prima dell'automobile
Immaginare il paese senza automobile aiuta a
comprenderne la struttura.
Ogni distanza era percorsa a piedi.
Verso la Pieve.
Verso Castelmaggiore.
Verso Villa.
Verso i campi.
Verso il bosco.
Verso Pisa attraverso la valle.
Le strade dovevano quindi collegare soprattutto luoghi
necessari alla vita quotidiana.
Non erano progettate per attraversare rapidamente il
territorio.
Erano progettate per viverlo.
Il tempo della campagna
Anche il tempo era differente.
Non era scandito soltanto dall'orologio.
Era scandito dalle stagioni.
Potatura.
Fioritura.
Raccolta.
Vendemmia nelle aree coltivate a vite.
Castagne.
Olive.
Semine.
Il calendario religioso aggiungeva feste e ricorrenze.
La campana di San Salvatore e il ciclo agricolo
organizzavano insieme la vita.
La memoria nei nomi
Doccio.
Canaletti.
Telaio.
Villa.
Il Colle.
Sono parole semplici.
Ma raccontano una geografia.
Il toponimo conserva ciò che gli edifici possono
perdere.
Anche quando una struttura scompare, il nome può
continuare a indicare che lì esisteva qualcosa.
Per questo la toponomastica è una delle fonti più
preziose per ricostruire la storia dei piccoli borghi.
Dal Colle alla Valgraziosa
Raccontare Il Colle significa infine raccontare tutta
Calci.
Perché qui ritroviamo quasi tutti gli elementi
fondamentali della Valgraziosa.
Il Monte Pisano.
L'acqua.
L'olivo.
Le piccole chiese.
Le comunità medievali.
I poderi.
Le ville.
Il rapporto con Pisa.
La trasformazione della società agricola.
Il Colle è piccolo.
Ma contiene in miniatura la storia dell'intera valle.
Il Colle: una storia scritta nel
paesaggio
Nel 1292 un documento registra la presenza di
San Salvatore al Colle.
Secoli dopo una descrizione ottocentesca ricorda una
borgata rurale con centinaia di abitanti.
Il Novecento porta l'acqua corrente, nuove strade e
nuovi lavori.
Il paese cambia.
Ma il paesaggio continua a conservare le tracce delle
epoche precedenti.
San Salvatore.
Il Doccio.
I Canaletti.
Gli olivi.
I terrazzamenti.
Villa.
I percorsi verso il Monte Pisano.
Sono frammenti della stessa storia.
Dove la piccola storia diventa grande
Il Colle dimostra che per trovare la storia non è
necessario cercare sempre castelli e grandi palazzi.
Una vecchia pila in pietra può raccontare il diritto
all'acqua di un'intera comunità.
Un lavatoio può raccontare la vita delle donne.
Una strada può raccontare il passaggio degli animali.
Un oliveto può raccontare secoli di lavoro.
Una chiesa documentata nel Duecento può raccontare la
continuità di un paese.
È questa la vera ricchezza del Colle.
Il Colle è uno dei
luoghi nei quali la Valgraziosa mostra il proprio volto più quotidiano e
autentico. Sorto sulle pendici occidentali della valle e documentato
attraverso la chiesa di San Salvatore almeno dal 1292, il borgo ha
costruito la propria storia intorno alla terra, agli olivi e soprattutto
all'acqua. Il Doccio, i Canaletti, la sorgente del Telaio e il lavatoio
della vicina Villa ricordano un'epoca nella quale ogni sorgente aveva
una funzione precisa e la montagna partecipava direttamente alla vita
delle famiglie. Qui il monumento più importante non è un singolo
edificio: è il paesaggio creato nei secoli dagli abitanti, tra chiesa,
case, fonti, orti, terrazzamenti e oliveti del Monte Pisano. |