Marciaso: un antico
borgo tra le Apuane e la Lunigiana
Marciaso è una frazione del Comune di Fosdinovo
situata nella parte più interna e montuosa del territorio comunale, al
confine con il territorio di Fivizzano.
Il paese sorge sulla sommità di un colle, a oltre 400
metri s.l.m in un ambiente caratterizzato da boschi di castagno e
attraversato dal torrente Bardine e da corsi d'acqua minori. La
posizione appartata, tra le propaggini delle Alpi Apuane e la Lunigiana
interna, ha contribuito a conservare il carattere raccolto del borgo.
La sua storia è particolarmente antica e attraversa il
Medioevo, la lunga presenza dei Malaspina e i drammatici avvenimenti
della Seconda guerra mondiale.
Le antiche origini
Il territorio intorno a Marciaso presenta
testimonianze di frequentazione umana molto precedenti alla nascita del
borgo medievale.
Particolarmente importante è la vicina località di
Pontevecchio, dove furono
rinvenute nove statue stele,
alcune delle testimonianze preistoriche più significative della
Lunigiana.
Queste enigmatiche figure antropomorfe in pietra
costituiscono uno degli elementi più caratteristici dell'antica cultura
della Lunigiana e testimoniano la presenza dell'uomo in questo
territorio fin da epoche remote.
Per quanto riguarda il borgo, Marciaso compare nelle
fonti medievali almeno dalla seconda metà del XII secolo.
Il nome Marciaso e la battaglia dei
Liguri Apuani
Una tradizione particolarmente affascinante collega
Marciaso a un episodio avvenuto durante la conquista romana della
Liguria Apuana.
Nel 186 a.C.,
secondo il racconto dello storico romano Tito Livio, i Liguri Apuani
inflissero una pesante sconfitta all'esercito comandato dal console
Quinto Marcio Filippo,
attirando i soldati romani in un territorio montuoso e difficile.
Il luogo della sconfitta venne ricordato dalle fonti
come Saltus Marcius.
Secondo una tradizione locale, il luogo dell'antica
battaglia potrebbe essere identificato proprio con la zona di Marciaso e
il nome del paese deriverebbe da quell'avvenimento.
Si tratta tuttavia di un'interpretazione suggestiva ma
non dimostrata archeologicamente.
Un'altra spiegazione riconduce invece il toponimo al latino Marcii
ager, cioè a un terreno appartenente a una persona o famiglia
chiamata Marcius.
Marciaso nel Medioevo
Le prime testimonianze scritte sicure del paese
appartengono al Medioevo.
Nel 1185,
l'imperatore Federico Barbarossa confermò al vescovo di Luni alcuni
possedimenti a Marciaso. In questa fase il territorio risultava diviso
tra il potere vescovile e quello dei Malaspina.
I vescovi di Luni affidarono parte del territorio ai
signori locali conosciuti come
Capitanei, successivamente Cattanei.
Marciaso rappresentava quindi un piccolo centro di una
zona strategica, collocata lungo i collegamenti tra la costa, Fosdinovo
e la Lunigiana interna.
Il castello e il borgo fortificato
Nel Medioevo Marciaso possedeva un proprio
castello, costruito nella
parte più elevata del paese.
L'abitato si sviluppò intorno a questa struttura
assumendo una caratteristica disposizione concentrica. Ancora oggi è
possibile distinguere idealmente una parte alta e una parte bassa del
borgo.
Dell'antico sistema di accesso rimangono alcuni
archi, che costituiscono una
delle testimonianze più caratteristiche dell'organizzazione storica del
paese.
Dell'antico maniero sopravvive invece una torre nel
centro del borgo, importante testimonianza della Marciaso medievale.
Marciaso e i Malaspina
Nel corso del XIV secolo Marciaso entrò stabilmente
nell'orbita politica dei Malaspina di
Fosdinovo.
Dopo la morte di Spinetta Malaspina il Grande, i suoi
domini passarono ai nipoti Gabriele, Galeotto e Guglielmo. Con
l'investitura imperiale del 1355 nacque il Marchesato di Fosdinovo, nel
quale Marciaso ebbe un ruolo ben definito.
Nella successiva divisione dei possedimenti, il paese
rimase tra i territori assegnati alla linea dei Malaspina di Fosdinovo.
Da quel momento Marciaso condivise per secoli le
vicende politiche del Marchesato, fino alla fine dell'antico sistema
feudale.
La Chiesa di San Bartolomeo
La presenza di un edificio religioso a Marciaso è
documentata almeno dal XIII secolo.
La chiesa del paese era dedicata a
San Bartolomeo Apostolo,
ancora oggi patrono della comunità, celebrato tradizionalmente il
24 agosto.
Nel corso dei secoli l'edificio religioso subì
trasformazioni e ricostruzioni. La chiesa che sorgeva nella parte alta
del borgo venne però distrutta insieme a una parte consistente del paese
durante la Seconda guerra mondiale.
Dell'antico complesso rimangono alcune testimonianze,
tra cui la torre campanaria.
L'Oratorio dell'Opera
Uno degli edifici più importanti conservati a Marciaso
è l'Oratorio dell'Opera,
costruito nel 1748, durante il
marchesato di Gabriele III Malaspina.
L'edificio, impreziosito dall'uso del marmo, assunse
successivamente la funzione di chiesa parrocchiale dopo la distruzione
della precedente Chiesa di San Bartolomeo durante la guerra.
Nella piazza antistante si conservano inoltre
testimonianze più antiche, tra cui una
Madonna di Loreto del 1622 e uno
stemma dei Malaspina datato 1627.
Sono piccoli ma significativi elementi che raccontano
il rapporto secolare tra il paese, la devozione religiosa e la famiglia
che governò Fosdinovo.
Il 3 agosto 1944: la distruzione di
Marciaso
La pagina più drammatica della storia del paese risale
alla Seconda guerra mondiale.
Il 3 agosto 1944,
durante le operazioni militari tedesche nella zona, Marciaso venne
gravemente colpito. Le truppe naziste fecero esplodere una parte
dell'abitato, distruggendo numerosi edifici, il castello e la chiesa.
Nell'esplosione persero la vita anche
sei civili anziani.
La distruzione modificò profondamente l'aspetto
storico del paese e cancellò una parte importante delle sue architetture
medievali e moderne.
Per questo il borgo che osserviamo oggi è il risultato
dell'incontro tra le strutture sopravvissute dell'antico abitato e la
ricostruzione avvenuta nel dopoguerra.
La ricostruzione e gli aiuti
americani
Dopo la fine della guerra iniziò una difficile opera
di ricostruzione.
Marciaso ricevette anche l'aiuto di volontari
provenienti dagli Stati Uniti,
ricordati ancora nella memoria locale per il contributo dato alla
rinascita del paese.
Questo episodio rappresenta una pagina particolare
della storia contemporanea di Marciaso: dopo la distruzione del 1944,
una comunità profondamente ferita riuscì gradualmente a ricostruire
abitazioni e spazi della vita collettiva.
La ricostruzione del borgo è quindi parte integrante
della sua identità contemporanea.
Pontevecchio e le statue stele
Nei pressi di Marciaso si trova
Pontevecchio, località di
straordinario interesse archeologico per il ritrovamento di nove statue
stele.
Le statue stele sono figure umane scolpite nella
pietra, realizzate dalle antiche popolazioni della Lunigiana tra la
preistoria e la protostoria.
Il ritrovamento di Pontevecchio è particolarmente
significativo perché le nove statue furono rinvenute insieme e
allineate, offrendo agli archeologi una testimonianza eccezionale
sull'utilizzo e sulla disposizione originaria di questi misteriosi
monumenti.
La presenza delle statue stele collega così il
territorio di Marciaso alle più remote origini della cultura lunigianese.
Castagni, torrenti e cultura rurale
Marciaso è circondato da un ambiente molto diverso da
quello delle frazioni più vicine alla piana di Luni.
Qui domina soprattutto il
castagno, che per secoli ha
rappresentato una delle principali risorse alimentari ed economiche
delle popolazioni della Lunigiana montana.
Castagneti, boschi e corsi d'acqua hanno condizionato
profondamente la vita della comunità.
Il torrente Bardine
costituisce uno degli elementi naturali più importanti della zona e
accompagna il paesaggio verso la Lunigiana interna.
La cultura locale è quindi strettamente legata alla
montagna, al bosco e alle attività agricole tradizionali.
Un borgo che racconta molti secoli di
storia
Visitare Marciaso significa attraversare diverse
epoche della storia della Lunigiana.
Le statue stele di Pontevecchio rimandano alla
preistoria; la possibile memoria del Saltus Marcius richiama lo
scontro tra Romani e Liguri Apuani; il castello e gli archi raccontano
il Medioevo; lo stemma dei Malaspina e l'Oratorio dell'Opera
testimoniano i secoli del Marchesato.
A tutto questo si aggiunge la memoria dolorosa della
distruzione del 1944 e della successiva ricostruzione.
Marciaso è quindi molto più di un piccolo borgo
montano: è un luogo nel quale
archeologia, storia medievale, cultura religiosa, paesaggio e memoria
del Novecento convivono ancora oggi, raccontando uno dei volti
più autentici e meno conosciuti del territorio di Fosdinovo. |