Migliarino Pisano:
storia, cultura e tradizioni
Un paese tra il Serchio, la pineta e
il mare
Migliarino Pisano è una frazione del Comune di
Vecchiano, nella pianura costiera a nord di Pisa.
La sua identità è profondamente legata al territorio
che la circonda.
A est si trovano la pianura del Serchio e i centri di
Nodica e Vecchiano.
A ovest iniziano i grandi boschi della Tenuta di
Migliarino, che proseguono verso le dune e il mare.
A nord il paesaggio si collega al sistema del lago e
del padule di Massaciuccoli.
Migliarino si trova quindi in una posizione
particolare, nel punto d'incontro tra campagna, zone umide, bosco e
costa.
La sua storia non è quella di un castello costruito su
una collina.
È soprattutto la storia di un territorio conquistato
alle acque, organizzato attraverso una grande tenuta agricola e
forestale e progressivamente trasformato fino alla nascita del paese
contemporaneo.
Prima del paese moderno
L'abitato di Migliarino, nella forma che conosciamo
oggi, è relativamente recente rispetto ad altri centri medievali della
Toscana.
Questo non significa però che il territorio fosse
privo di storia.
Al contrario, la zona era frequentata e organizzata
già nel Medioevo.
Il riferimento religioso più importante era l'antica
San Pietro in Malaventre, una
chiesa documentata almeno dal XIII secolo.
Intorno non esisteva ancora il paese compatto di oggi.
Il paesaggio era formato soprattutto da terre
agricole, boschi, zone umide e insediamenti sparsi.
San Pietro in Malaventre
L'antica chiesa di San Pietro in Malaventre è
attestata dal 1240.
Originariamente dipendeva dalla Pieve di Pugnano.
Nel 1561 passò invece sotto la nuova Pieve di
Sant'Alessandro di Vecchiano.
Questa antica dedicazione è particolarmente importante
perché è sopravvissuta fino al presente.
La parrocchia moderna di Migliarino conserva infatti
ancora il titolo di San Pietro in
Malaventre.
Un nome medievale continua così a vivere nel paese
contemporaneo.
Una pianura difficile da abitare
Il territorio costiero era molto diverso da quello
attuale.
Fiumi e acque interne avevano un comportamento
instabile.
Esistevano zone paludose.
Boschi e macchia mediterranea occupavano ampie
superfici.
La linea di costa stessa è cambiata nel corso dei
secoli.
Per vivere stabilmente in questa pianura era quindi
necessario intervenire continuamente sul territorio.
Canali, fossi e opere di bonifica divennero elementi
fondamentali.
L'acqua
Come per Nodica, anche a Migliarino l'acqua è una
delle chiavi per comprendere il paesaggio.
Ma qui al Serchio si aggiunge un sistema ancora più
complesso.
Paludi.
Fossi.
Acque di bonifica.
Zone retrodunali.
Lago di Massaciuccoli.
Mare.
Migliarino appartiene a un territorio nel quale acqua
dolce e acqua marina hanno contribuito per secoli a modellare la terra.
L'espansione fiorentina
Dopo la conquista di Pisa da parte di Firenze nel
1406, anche questa parte del contado pisano entrò definitivamente
nell'orbita fiorentina.
Nel territorio costiero iniziarono progressivamente a
consolidarsi grandi proprietà agricole e forestali.
Nacque così quel sistema di tenute che ancora oggi
rappresenta una delle caratteristiche fondamentali del paesaggio tra
Pisa, Vecchiano e Viareggio.
Le grandi tenute
Tra Quattrocento e Cinquecento la pianura costiera
venne organizzata attraverso grandi proprietà.
San Rossore sarebbe diventata una grande tenuta
medicea.
Migliarino si legò invece alla famiglia Salviati.
Queste proprietà non erano semplicemente residenze
aristocratiche.
Erano enormi organismi economici.
Comprendevano boschi.
Pascoli.
Campi.
Zone umide.
Canali.
Edifici agricoli.
Attività forestali.
I Salviati
La storia di Migliarino è strettamente legata alla
famiglia Salviati.
Dal Cinquecento la famiglia possedette la grande
tenuta che avrebbe assunto il nome stesso della località.
Per secoli i Salviati contribuirono a organizzare il
territorio attraverso interventi agricoli, forestali e idraulici.
La Tenuta di Migliarino divenne così una delle grandi
proprietà storiche della pianura pisana.
Una carta del Seicento
Una straordinaria testimonianza di questo territorio è
conservata nella cartografia storica toscana.
Una pianta seicentesca della Tenuta di Migliarino dei
Salviati mostra un paesaggio molto diverso da quello attuale.
Boschi.
Aree acquitrinose.
Corsi d'acqua.
Argini.
Pochissimi edifici.
Il documento permette di comprendere quanto il paese
moderno sia nato dalla progressiva trasformazione di un territorio
inizialmente dominato soprattutto dalla natura e dalle acque.
Il Casino Salviati
Nelle antiche carte compare anche il Casino Salviati.
Edifici di questo tipo costituivano punti di
riferimento all'interno delle grandi proprietà.
Potevano essere utilizzati per la gestione della
tenuta, per soggiorni dei proprietari e per attività legate alla caccia
e all'amministrazione del territorio.
La presenza della famiglia proprietaria contribuiva
così a organizzare uno spazio altrimenti molto disperso.
La bonifica
Uno dei grandi capitoli della storia di Migliarino è
quello delle bonifiche.
Prosciugare o regolare le aree umide permetteva di
recuperare terreni agricoli e migliorare le condizioni di vita.
Ma la bonifica non significava semplicemente eliminare
l'acqua.
Significava controllarla.
Fossi, canali, argini e opere idrauliche dovevano
lavorare insieme.
Il paesaggio moderno nasce in larga misura da questo
lungo processo.
Un territorio costruito
Guardando oggi i campi di Migliarino è facile
considerarli semplicemente parte della natura.
In realtà molti sono il risultato di secoli di lavoro.
Le acque sono state regolate.
I terreni drenati.
I boschi gestiti.
Le strade tracciate.
Le coltivazioni organizzate.
Il paesaggio è quindi contemporaneamente naturale e
artificiale.
È il risultato dell'incontro tra processi ambientali e
lavoro umano.
La pineta
Tra gli elementi più riconoscibili del territorio c'è
la grande pineta.
Eppure anche questo paesaggio, che oggi può sembrare
completamente naturale, è in buona parte il risultato dell'intervento
umano.
Nel corso dell'Ottocento vennero piantati migliaia di
pini domestici.
La trasformazione fu così importante da modificare
profondamente l'aspetto della Tenuta di Migliarino.
Prima dei pini
Prima della grande espansione della pineta, il
paesaggio era caratterizzato soprattutto da macchia mediterranea e
boschi di leccio, alternati alle aree umide.
L'introduzione sistematica del pino domestico
rispondeva anche a precise ragioni economiche.
Il bosco doveva produrre.
E uno dei prodotti più preziosi erano i pinoli.
I pinoli
La raccolta dei pinoli divenne un'attività
economicamente importante.
Le pigne venivano raccolte dai pini domestici e
successivamente lavorate per ricavarne i semi.
Era un'attività specializzata, strettamente collegata
alla gestione forestale.
Il pinolo è così diventato uno dei prodotti
tradizionalmente associati al territorio di Migliarino.
I pinottolai
La raccolta delle pigne richiedeva esperienza.
Bisognava salire sugli alberi e lavorare a notevole
altezza.
Era un mestiere faticoso e rischioso.
La cultura della pineta comprendeva quindi conoscenze
molto precise: sapere quali alberi utilizzare, quando raccogliere e come
muoversi nel bosco.
Accanto alla società contadina esisteva una vera
società forestale.
Il bosco come luogo di lavoro
Oggi il bosco è percepito soprattutto come spazio
naturale e ricreativo.
In passato era anche un luogo di lavoro.
Si raccoglieva legname.
Si curavano i pini.
Si raccoglievano le pigne.
Si controllavano i sentieri.
Si gestivano le aree destinate agli animali.
Il bosco era quindi una parte produttiva della tenuta,
non uno spazio separato dall'economia.
La caccia
Le grandi tenute costiere erano storicamente legate
anche alla caccia.
Boschi, macchie e zone umide ospitavano una grande
quantità di fauna.
Per le famiglie aristocratiche la caccia rappresentava
contemporaneamente attività ricreativa, pratica sociale e forma di
gestione del territorio.
Anche questo aspetto contribuì a conservare vaste aree
non urbanizzate.
L'agricoltura
Accanto al bosco esisteva naturalmente la campagna.
Le bonifiche permettevano di ampliare i terreni
coltivabili.
Cereali e foraggi erano fondamentali.
L'allevamento occupava un ruolo importante.
La grande tenuta doveva quindi coordinare attività
molto differenti.
Agricoltura.
Bosco.
Allevamento.
Gestione idraulica.
Le case rurali
I lavoratori non vivevano tutti concentrati in un
paese.
La tenuta era punteggiata da edifici rurali.
Case.
Stalle.
Magazzini.
Rimesse.
Strutture legate alla gestione del bosco.
Per molto tempo Migliarino fu quindi soprattutto un
territorio abitato in maniera diffusa.
Il paese compatto sarebbe cresciuto successivamente.
L'Ottocento e la nascita del centro
moderno
Nel corso dell'Ottocento il territorio iniziò a
cambiare più rapidamente.
Le strade migliorarono.
Le attività agricole e forestali aumentarono.
La popolazione si concentrò progressivamente lungo le
principali vie di comunicazione.
La necessità di una chiesa più vicina al nuovo abitato
diventò sempre più evidente.
La chiesa del 1866
Nel 1866
venne costruita una nuova chiesa a Migliarino.
Qui venne trasferito il titolo dell'antica San Pietro
in Malaventre.
È un passaggio fondamentale.
Il centro della vita religiosa si spostava dalla
vecchia chiesa rurale verso il paese in formazione.
La nascita della nuova chiesa è quindi anche una
testimonianza della crescita dell'abitato moderno.
San Pietro rimane
Il luogo cambia.
La dedicazione rimane.
Questo dettaglio crea una continuità molto forte.
L'antica chiesa medievale può perdere la propria
funzione, ma il nome di San Pietro in Malaventre viene trasferito alla
nuova comunità.
Il paese moderno eredita così simbolicamente la storia
del territorio precedente.
L'Aurelia
Un altro elemento fondamentale nello sviluppo di
Migliarino è la grande direttrice costiera.
La Via Aurelia collega Pisa con la Versilia e prosegue
verso la Liguria.
La posizione lungo questo asse ha progressivamente
trasformato Migliarino in un luogo di passaggio.
La strada favoriva gli spostamenti delle persone e
delle merci.
Ma contribuiva anche alla crescita di attività e
abitazioni.
Tra Pisa e Viareggio
Migliarino occupa una posizione strategica proprio
perché si trova tra due aree urbane importanti.
Pisa a sud.
Viareggio e la Versilia a nord.
A questa direttrice costiera si aggiungono i
collegamenti verso Vecchiano, Lucca e il mare.
Il paese moderno si è sviluppato anche grazie a questa
funzione di nodo stradale.
Il Novecento
All'inizio del Novecento Migliarino era ormai una
comunità ben riconoscibile.
Agricoltura e attività forestali rimanevano
fondamentali.
La tenuta continuava a esercitare un peso enorme sul
territorio.
Ma le infrastrutture moderne stavano progressivamente
modificando la vita.
Le distanze diminuivano.
Il paese diventava sempre più collegato a Pisa e alla
costa.
La Seconda guerra mondiale
La fase più drammatica della storia contemporanea
arrivò nell'estate del 1944.
Con l'avvicinamento del fronte, molte famiglie
lasciarono le abitazioni cercando rifugio nelle campagne e nella
bonifica.
La zona tra Nodica e Migliarino si riempì di sfollati.
Ma la campagna non offrì la sicurezza sperata.
Il padule come rifugio
Tra la fine di giugno e l'agosto 1944 il numero delle
persone nascoste nella zona aumentò notevolmente.
Gli sfollati cercavano di sottrarsi ai bombardamenti e
alle operazioni militari.
Il territorio offriva fossi, vegetazione e zone
relativamente isolate.
Con la ritirata tedesca, però, proprio queste aree
furono sottoposte a continui rastrellamenti.
Il 14 agosto 1944
Il 14 agosto 1944
le forze tedesche organizzarono un vasto rastrellamento nella bonifica
di Nodica e Migliarino.
L'operazione coinvolse direttamente la popolazione
civile.
Un primo gruppo di diciassette persone venne ucciso
nella zona del Fosso Reale, a Nodica.
Poche ore dopo un secondo gruppo venne portato alla
Fossa Nera di Migliarino.
La Fossa Nera
Alla Fossa Nera furono uccisi otto uomini.
Erano in gran parte civili che avevano cercato rifugio
nella zona.
Il luogo è diventato uno dei principali punti della
memoria della guerra nel territorio di Migliarino.
Un cippo ricorda ancora oggi le vittime.
Il paesaggio agricolo apparentemente tranquillo
conserva così la memoria di uno degli episodi più dolorosi della storia
locale.
I nomi delle vittime
Ricordare la strage significa soprattutto ricordare le
persone.
I nomi incisi sul monumento trasformano un numero in
vite individuali.
Giovani.
Adulti.
Padri.
Figli.
Persone che si trovavano nella bonifica cercando di
sopravvivere alla guerra.
La memoria locale ha mantenuto vivo il legame con
queste vittime.
Il 23 agosto
La violenza non terminò il 14 agosto.
Il 23 agosto 1944,
nella zona del Fosso dell'Ugnone di Migliarino, venne ucciso anche
Giuliano Magli, che aveva
soltanto quindici anni.
L'episodio appartiene alla stessa stagione di
rastrellamenti e violenze che accompagnò la ritirata tedesca.
La fine dell'occupazione fu quindi preceduta da
settimane estremamente dure per la popolazione.
La memoria del 1944
Nodica e Migliarino condividono questa memoria.
Fosso Reale e Fossa Nera distano poche centinaia di
metri.
Le due stragi appartengono allo stesso rastrellamento.
Il paesaggio della bonifica deve quindi essere letto
anche come un paesaggio della memoria.
Campi e fossi che oggi sembrano luoghi ordinari furono
teatro della violenza contro i civili.
Il dopoguerra
Dopo la guerra Migliarino entrò in una fase di rapida
trasformazione.
Le attività agricole si meccanizzarono.
Le strade divennero più trafficate.
La popolazione aumentò e il centro abitato si espanse.
La vecchia chiesa ottocentesca non rispondeva più alle
necessità della comunità.
Si decise quindi di costruirne una nuova.
La nuova Chiesa di San Pietro
L'attuale Chiesa di San Pietro in Malaventre venne
costruita nel secondo dopoguerra su progetto degli architetti
Pediconi e Paniconi.
Il nuovo edificio sostituì la chiesa del 1866.
Ancora una volta la comunità cambiava edificio senza
abbandonare l'antico titolo medievale.
Dal XIII secolo al Novecento, San Pietro continuava a
rappresentare il filo religioso della storia locale.
Una chiesa contemporanea
L'architettura della nuova chiesa appartiene a
un'epoca completamente diversa rispetto alle pievi romaniche del
territorio.
Le forme rispondono alle esigenze liturgiche e
architettoniche del secondo Novecento.
È quindi anche un documento della crescita moderna di
Migliarino.
Il paese non è più soltanto un insieme di poderi e
case lungo la strada.
È ormai una vera comunità residenziale.
La nascita del Parco
Un altro passaggio decisivo avvenne nel
1979.
La Regione Toscana istituì il Parco naturale di
Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli.
L'obiettivo era proteggere le caratteristiche
ambientali e storiche del litorale pisano e lucchese.
La Tenuta di Migliarino entrò così a far parte di un
grande sistema protetto.
Dal territorio produttivo al
territorio protetto
È una trasformazione fondamentale.
Per secoli boschi e zone umide erano stati valutati
soprattutto per le risorse che potevano offrire.
Legname.
Pinoli.
Pascolo.
Caccia.
Terreni bonificabili.
Con la nascita del Parco acquistò sempre più
importanza un'altra idea.
La conservazione dell'ecosistema.
Il Parco di Migliarino, San Rossore e
Massaciuccoli
Oggi il Parco comprende un sistema ambientale
vastissimo.
Spiagge.
Dune.
Boschi.
Pinete.
Zone umide.
Lago di Massaciuccoli.
Foci fluviali.
Tenute agricole.
La Tenuta di Migliarino costituisce una delle sue
grandi unità territoriali storiche.
Il nome del paese è quindi diventato anche il nome di
una delle componenti fondamentali dell'area protetta.
La Tenuta di Migliarino
La tenuta conserva ancora oggi una forte identità
agricola e forestale.
Una parte importante dei boschi rimane in proprietà
privata, legata alle discendenze della famiglia Salviati.
Le attività sono sottoposte alle norme di tutela del
Parco.
Il paesaggio contemporaneo deriva quindi dall'incontro
tra proprietà storica, attività economica e protezione ambientale.
La pineta oggi
La pineta rimane uno degli ambienti più riconoscibili.
Il pino domestico disegna un paesaggio immediatamente
associato alla costa toscana.
Ma conoscere la sua storia permette di guardarlo
diversamente.
Non è semplicemente una foresta spontanea.
È anche il risultato di una precisa scelta economica e
forestale compiuta soprattutto nell'Ottocento.
Il bosco mediterraneo
Accanto ai pini sopravvivono altre formazioni
vegetali.
Lecci.
Macchia mediterranea.
Vegetazione delle aree umide.
Specie legate agli ambienti dunali.
Questa varietà è una delle principali ricchezze del
territorio.
In pochi chilometri il paesaggio cambia completamente.
Dalla campagna al bosco.
Dal bosco alla duna.
Dalla duna al mare.
Marina di Vecchiano
Proseguendo attraverso la Tenuta di Migliarino si
raggiunge il litorale di Marina di Vecchiano.
La spiaggia rappresenta uno dei tratti costieri più
naturali del territorio pisano.
Alle spalle si sviluppano dune e vegetazione.
Più internamente iniziano boschi e zone umide.
Migliarino è quindi il paese attraverso il quale la
pianura vecchianese si apre verso il mare.
Le dune
Le dune costiere sono ambienti estremamente delicati.
Il vento sposta continuamente la sabbia.
Le piante devono resistere alla salsedine, alla
siccità e all'instabilità del terreno.
Questo ambiente rappresenta la prima barriera naturale
tra mare e territorio interno.
La sua conservazione è fondamentale anche per
comprendere il paesaggio storico della costa.
Dalla palude alla pineta
Pochi territori mostrano con altrettanta chiarezza la
capacità dell'uomo di modificare l'ambiente.
Antiche lagune e paludi.
Bonifiche.
Campi.
Boschi gestiti.
Pinete ottocentesche.
Strade moderne.
Parco naturale.
Ogni epoca ha dato al territorio una funzione
differente.
Il paesaggio contemporaneo contiene ancora le tracce
di tutte queste trasformazioni.
Una comunità tra natura e
infrastrutture
Migliarino possiede oggi anche un'altra
caratteristica.
È contemporaneamente vicino a un'area naturale di
enorme valore e attraversato o circondato da importanti infrastrutture.
L'Aurelia.
L'autostrada.
La ferrovia.
Le strade verso Pisa e Viareggio.
Il paese vive quindi tra due dimensioni.
La mobilità moderna e il paesaggio protetto.
Un nodo della pianura pisana
Questa posizione ha favorito la crescita residenziale.
Da Migliarino è possibile raggiungere rapidamente
Pisa, Vecchiano, Viareggio e la costa.
Il paese ha quindi assunto nel secondo Novecento una
funzione sempre meno esclusivamente agricola.
Molti abitanti lavorano altrove e utilizzano
Migliarino soprattutto come luogo di residenza e comunità.
Le tradizioni legate alla terra
Nonostante le trasformazioni, la memoria agricola
rimane importante.
La cura dei campi.
L'allevamento.
La gestione dei boschi.
La raccolta delle pigne.
La manutenzione dei fossi.
Sono tutte attività che hanno contribuito a costruire
l'identità del territorio.
La cultura locale non nasce soltanto dal paese.
Nasce soprattutto dal rapporto con lo spazio che lo
circonda.
Il pinolo come prodotto del
territorio
Tra i prodotti più caratteristici rimane il pinolo.
Il Parco stesso continua a valorizzare la produzione
proveniente dalle pinete.
È un prodotto apparentemente semplice, ma racconta una
lunga storia.
La trasformazione ottocentesca della tenuta.
Il lavoro forestale.
La raccolta delle pigne.
La gestione del pino domestico.
Un alimento diventa così anche un frammento di storia
locale.
Migliarino e Nodica
Migliarino e Nodica sono molto vicini ma possiedono
identità differenti.
Nodica è soprattutto il paese del Serchio e
dell'argine.
Migliarino è il paese della tenuta, della bonifica e
della pineta.
Nel 1944, però, le loro storie si unirono
tragicamente.
Fosso Reale e Fossa Nera appartengono allo stesso
episodio di violenza.
La memoria supera i confini tra le frazioni.
Migliarino e Vecchiano
Anche il rapporto con Vecchiano è stretto.
Il capoluogo rappresenta il principale riferimento
amministrativo.
La storia ecclesiastica stessa testimonia questi
legami: dal 1561 l'antica San Pietro in Malaventre dipese dalla Pieve di
Sant'Alessandro di Vecchiano.
Oggi i due centri fanno parte di un sistema urbano e
territoriale sempre più integrato.
Migliarino e il mare
Il rapporto con il mare distingue profondamente
Migliarino dagli altri centri del Comune.
Il paese non è costruito direttamente sulla spiaggia.
Ma la tenuta crea una lunga continuità tra abitato e
costa.
Boschi e dune separano fisicamente il centro dal mare.
È proprio questa distanza verde ad aver contribuito a
conservare il litorale.
Il valore della Tenuta
La Tenuta di Migliarino può quindi essere letta in due
modi.
È un grande patrimonio ambientale.
Ma è anche un documento storico.
La proprietà Salviati.
Le bonifiche.
Le pinete.
Le attività agricole.
La raccolta dei pinoli.
La caccia.
Le case rurali.
Tutto questo appartiene alla storia del paesaggio.
Proteggere la tenuta significa anche proteggere la
memoria di come è stata costruita.
Migliarino oggi
Oggi Migliarino Pisano è un centro residenziale vivo,
ben collegato con Pisa e la Versilia.
Il paese moderno è molto diverso dal territorio rurale
e disperso dei secoli passati.
Eppure la sua identità continua a essere determinata
da ciò che lo circonda.
La Tenuta.
La pineta.
La bonifica.
Il Serchio.
Il Parco.
Il mare.
Da Malaventre al paese moderno
La storia può essere letta attraverso il movimento
della chiesa.
Nel Medioevo il riferimento è San Pietro in
Malaventre, documentata dal 1240.
Nell'Ottocento, con la crescita del nuovo abitato, il
titolo viene trasferito alla chiesa costruita nel 1866.
Nel secondo dopoguerra nasce l'attuale edificio.
Tre chiese.
Tre fasi differenti.
Un'unica comunità religiosa.
Dalla palude al Parco
Anche il territorio segue una trasformazione simile.
All'inizio troviamo boschi, macchie, paludi e acque
instabili.
Poi arrivano le grandi tenute.
Le bonifiche.
La gestione agricola.
La pineta.
Nel Novecento aumenta la pressione delle
infrastrutture e dell'urbanizzazione.
Infine nasce il Parco.
Un territorio prima trasformato per produrre viene
anche protetto per conservarne il valore ambientale.
La memoria della Fossa Nera
In questo racconto di natura e trasformazioni esiste
però un luogo che obbliga a fermarsi.
La Fossa Nera.
Qui il paesaggio assume un significato completamente
diverso.
Il fosso e la campagna non raccontano il lavoro
agricolo o la bonifica.
Raccontano la guerra.
Il 14 agosto 1944 otto uomini furono uccisi in questo
luogo durante il rastrellamento che coinvolse la bonifica di Nodica e
Migliarino.
Conservare questa memoria significa riconoscere che
anche un paesaggio apparentemente tranquillo può custodire una storia
dolorosa.
Migliarino Pisano: tra bosco e
memoria
Migliarino può quindi essere raccontato attraverso
alcuni grandi passaggi.
L'antica San Pietro in Malaventre.
La Tenuta Salviati.
Le bonifiche.
La grande espansione ottocentesca della pineta.
La nascita della chiesa del 1866 e del paese moderno.
La tragedia del 1944.
La ricostruzione del dopoguerra.
La nuova chiesa.
La nascita del Parco nel 1979.
Sono capitoli molto diversi, ma appartengono allo
stesso territorio.
Tra la pineta e il mare
Forse l'immagine più rappresentativa di Migliarino
rimane quella del percorso verso occidente.
Si lascia il paese.
Si attraversa la tenuta.
La campagna lascia spazio al bosco.
Il bosco diventa pineta.
Poi compaiono le dune.
Infine il mare.
In pochi chilometri si attraversano secoli di storia e
ambienti completamente differenti.
È questa la particolarità di Migliarino Pisano:
un paese nato nella pianura, cresciuto
con la grande tenuta e le bonifiche, segnato dalla guerra e oggi posto
all'ingresso di uno dei più importanti paesaggi naturali della costa
toscana. |