Montebradoni - Volterra

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Montebradoni

Montebradoni

Montebradoni

Palazzo nella località

In paese

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Vista dalla località

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Chiesetta di S.Andrea Zoreardo

Oratorio del Pianuccio

Oratorio del Pianuccio

Campanile senza campana

Iscrizione nella facciata dell'oratorio

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Vista dalla località

In paese

Chiesetta di S.Andrea Zoreardo

Palazzo antico

Informazioni storiche, culturali della località.

Montebradoni: storia, cultura e tradizioni

Un antico borgo alle porte di Volterra

Montebradoni è un piccolo nucleo storico situato immediatamente a nord di Volterra, in una delle zone paesaggisticamente più caratteristiche del territorio cittadino. Il borgo si trova nei pressi della Badia dei Santi Giusto e Clemente e delle celebri Balze, il grande sistema di erosioni che nei secoli ha profondamente trasformato questo versante della collina volterrana. Oggi Montebradoni appare come un piccolo insediamento rurale, raccolto lungo la strada che scende dalla città verso la Valdera. La sua storia, tuttavia, è molto antica. Il territorio fu frequentato già dagli Etruschi e durante il Medioevo divenne sede di un borgo fortificato strettamente collegato alla potente abbazia di San Giusto. Per secoli Montebradoni fu quindi qualcosa di più di una semplice località agricola. Era una delle porte settentrionali di Volterra.

Prima del borgo: gli Etruschi

La storia del territorio di Montebradoni comincia molto prima del Medioevo. Nell'area compresa tra la città e la Badia esisteva infatti una vasta zona funeraria etrusca. Numerose tombe vennero scavate direttamente nel terreno e nella roccia. La presenza di questa necropoli dimostra che le pendici settentrionali della città erano utilizzate già molti secoli prima della nascita del borgo medievale. Volterra, l'antica Velathri, era uno dei principali centri dell'Etruria. Intorno alla città si estendevano grandi necropoli nelle quali le famiglie seppellivano i propri defunti. Montebradoni apparteneva a questo paesaggio funerario.

La necropoli di Montebradoni

La zona archeologica è conosciuta nelle fonti anche come necropoli di Montebradoni o della Badia. Le tombe si estendevano dalle mura della città verso l'area dell'abbazia. Nel corso dei secoli molte sepolture furono scoperte casualmente durante i lavori agricoli. Altre vennero esplorate intenzionalmente. Uno dei momenti più importanti risale al 1728, quando iniziarono alcune ricerche in un podere appartenente a Pietro Franceschini. Vennero individuate numerose tombe scavate sotto grandi masse di terreno e roccia. I ritrovamenti contribuirono alla conoscenza delle antichità etrusche di Volterra.

Dalle tombe alle collezioni

Nel Settecento l'interesse per gli Etruschi stava crescendo rapidamente. Studiosi, nobili ed eruditi raccoglievano urne, ceramiche e altri reperti. Le scoperte nelle campagne intorno a Volterra contribuirono alla formazione delle grandi collezioni antiquarie cittadine. Anche la zona di Montebradoni partecipò a questa stagione di ricerche. Alcuni oggetti provenienti dalla necropoli entrarono nelle raccolte antiquarie. La storia del piccolo borgo è quindi legata indirettamente anche alla nascita della moderna archeologia volterrana.

Monte Nibbio

Le fonti storiche ricordano inoltre nella zona un rilievo chiamato Monte Nibbio. Il nome compare nella documentazione precedente e medievale e sembra riferirsi a una parte dell'altura di Montebradoni. La denominazione è importante perché dimostra come il paesaggio fosse suddiviso in numerosi luoghi identificati attraverso nomi specifici. Molti di questi toponimi sono poi cambiati o scomparsi. Altri sono sopravvissuti trasformandosi nel corso dei secoli.

La nascita della Badia

L'evento destinato a cambiare profondamente la storia di Montebradoni fu la fondazione della Badia dei Santi Giusto e Clemente. Il monastero sorse tra il 1030 e il 1034 per iniziativa del vescovo di Volterra Goffredo. La fondazione avvenne nei pressi di un luogo di culto già legato alla memoria dei santi Giusto e Clemente. Inizialmente l'abbazia venne affidata alla tradizione benedettina. Successivamente entrò nell'orbita camaldolese. La presenza del monastero trasformò profondamente l'intero territorio circostante.

I Santi Giusto e Clemente

Giusto e Clemente sono due figure fondamentali della tradizione religiosa volterrana. Secondo la tradizione cristiana locale, i due santi giunsero nel territorio durante l'epoca delle invasioni barbariche e contribuirono alla difesa spirituale della città. Il culto divenne profondamente radicato nella popolazione. San Giusto è ancora oggi uno dei patroni di Volterra. Il monastero costruito fuori dalle mura cittadine divenne quindi uno dei principali luoghi religiosi del territorio.

I monaci e la campagna

Un monastero medievale non era soltanto un luogo di preghiera. Era anche un grande centro economico. I monaci possedevano terreni, boschi, poderi e diritti. Organizzavano il lavoro agricolo e amministravano proprietà distribuite nel territorio. Intorno alla Badia di San Giusto si sviluppò quindi una vera economia rurale. Famiglie di contadini, lavoratori e artigiani gravitavano intorno al monastero. Fu in questo contesto che iniziò a svilupparsi anche il borgo di Montebradoni.

La nascita del borgo

Le ricerche storiche sull'abbazia ricordano espressamente che nelle sue vicinanze sorse un borgo. L'insediamento crebbe progressivamente e venne fortificato. Nacque così il castello di Monte Bradoni. Il castello era sottoposto all'abbazia. Questo particolare è fondamentale per comprendere la storia del paese. Montebradoni non nacque infatti come una fortificazione indipendente. Il suo sviluppo fu strettamente collegato alla presenza e agli interessi del monastero.

Il castello di Montebradoni

Nel Medioevo la parola "castello" poteva indicare realtà molto differenti. Non bisogna quindi immaginare necessariamente una grande fortezza con enormi torri. Montebradoni era soprattutto un borgo fortificato. Le abitazioni erano raccolte all'interno o in prossimità di un sistema difensivo. La posizione elevata permetteva di controllare la strada e le campagne circostanti. In caso di pericolo il borgo offriva inoltre protezione agli abitanti.

Una posizione strategica

La posizione di Montebradoni era particolarmente importante. Il borgo si trovava appena fuori dalla città di Volterra, sul versante settentrionale. Da qui partivano strade che scendevano verso San Cipriano, Molino d'Era e la Valdera. Controllare Montebradoni significava quindi controllare uno dei principali accessi settentrionali alla città. Il borgo rappresentava quasi una continuazione esterna del sistema difensivo volterrano.

Il rapporto con Volterra

Nonostante la dipendenza dall'abbazia, Montebradoni era profondamente legato alla città. Gli abitanti partecipavano alla vita economica e sociale volterrana. I prodotti agricoli raggiungevano i mercati cittadini. La strada permetteva un collegamento rapido con le mura. Nel corso del Medioevo questo rapporto divenne ancora più stretto. Montebradoni finì per essere considerato anche una delle contrade storiche del territorio volterrano.

Le contrade medievali

A partire dal Duecento Volterra possedeva una complessa organizzazione in contrade. Le contrade non erano semplicemente quartieri. Rappresentavano vere comunità territoriali. Possedevano propri rappresentanti, propri interessi e spesso una chiesa di riferimento. Montebradoni compare tra le contrade storiche della città. Nel corso del Trecento era inserita nel terziere inferiore insieme a Santo Stefano, Pratomarzio e San Giusto.

San Giusto e Montebradoni

Il rapporto con San Giusto era particolarmente stretto. In alcuni periodi le due denominazioni compaiono associate nella documentazione amministrativa. Questo dipendeva dalla vicinanza geografica e dalla comune relazione con l'abbazia. Il territorio immediatamente fuori dalle mura settentrionali di Volterra formava quindi una realtà molto articolata. Abbazia, borgo di San Giusto, Montebradoni, poderi e strade erano parti dello stesso sistema territoriale.

Il 1113 e i Camaldolesi

Nel 1113 un privilegio di papa Pasquale II documenta l'appartenenza del monastero all'obbedienza camaldolese. La trasformazione avvenne probabilmente nel contesto della grande riforma religiosa dell'XI e XII secolo. I Camaldolesi univano elementi della vita comunitaria benedettina a una forte dimensione eremitica. La Badia di San Giusto divenne così parte di una rete monastica che aveva rapporti con numerosi altri centri della Toscana. Montebradoni continuò a svilupparsi all'ombra di questa importante istituzione.

Il 1130: Pisa e Volterra

La Badia fu anche teatro di importanti avvenimenti politici. Il 3 agosto 1130 nella chiesa dell'abbazia vennero sottoscritti patti di alleanza tra i Comuni di Pisa e Volterra. Questo episodio dimostra il prestigio raggiunto dal monastero. La Badia non era semplicemente un centro religioso periferico. Poteva ospitare incontri politici di notevole importanza. Gli abitanti di Montebradoni vivevano quindi accanto a un luogo direttamente coinvolto nelle relazioni diplomatiche della Toscana medievale.

Il Duecento

Durante il XIII secolo Montebradoni compare stabilmente nell'organizzazione territoriale di Volterra. Il borgo continuava a essere legato alla Badia, ma contemporaneamente faceva parte della complessa struttura politica della città. Le contrade erano utilizzate anche per organizzare la popolazione dal punto di vista militare e fiscale. In caso di guerra gli abitanti potevano essere chiamati a partecipare alla difesa. La vicinanza alle mura rendeva Montebradoni particolarmente importante.

Il Trecento

Nel XIV secolo la contrada di Montebradoni era ormai pienamente inserita nell'organizzazione urbana e territoriale volterrana. La città era divisa in terzieri. Montebradoni apparteneva al settore inferiore. La grande peste del 1348 provocò una drastica riduzione della popolazione. Molte contrade persero abitanti e furono accorpate. Montebradoni, tuttavia, continuò a comparire nelle fonti successive.

La peste del 1348

La peste nera rappresentò una tragedia per l'intera Europa. Volterra perse una parte molto consistente della propria popolazione. Anche le campagne furono colpite. Per comunità relativamente piccole come Montebradoni la morte di numerose persone poteva avere conseguenze enormi. Poderi rimanevano senza lavoratori. Case si svuotavano. Le istituzioni cittadine furono costrette a modificare l'organizzazione delle contrade. Il territorio impiegò molto tempo per recuperare.

Il Quattrocento

Durante il XV secolo il castello di Montebradoni conobbe una nuova fase di sviluppo. La Badia dei Santi Giusto e Clemente era ancora una delle istituzioni monastiche economicamente più importanti del territorio. Il catasto del 1428-1429 mostra infatti che il monastero era il più ricco tra quelli cittadini, con un patrimonio registrato superiore perfino a quello del vescovado. La forza economica dell'abbazia influenzava inevitabilmente anche il borgo.

Un borgo dell'abbazia

Montebradoni viveva quindi in una situazione particolare. Era vicinissimo a Volterra, ma contemporaneamente apparteneva alla sfera patrimoniale del monastero. Le proprietà monastiche comprendevano campi, case e poderi. Gli abitanti potevano essere legati all'abbazia attraverso affitti, livelli o altri rapporti economici. La vita religiosa e quella agricola erano strettamente intrecciate.

La Chiesa di Sant'Andrea

All'interno del borgo si trova la Chiesa di Sant'Andrea Zoerardo. L'edificio appartiene alla fase tardo-medievale e moderna della storia di Montebradoni. La chiesa rappresentava il punto di riferimento religioso della piccola comunità. Come accadeva in molti borghi rurali, il luogo di culto non aveva soltanto una funzione spirituale. Era anche uno dei principali spazi nei quali gli abitanti potevano incontrarsi.

Sant'Andrea Zoerardo

La dedicazione a Sant'Andrea Zoerardo è piuttosto particolare. Andrea Zoerardo, conosciuto anche come Andrea Svorad, fu un religioso dell'Europa centrale vissuto tra X e XI secolo. Il suo culto è molto meno diffuso in Toscana rispetto a quello di santi come Martino, Michele o Giovanni Battista. La presenza del suo nome a Montebradoni rappresenta quindi una peculiarità interessante della storia religiosa locale.

L'Oratorio del Pianuccio

Un altro piccolo edificio religioso del territorio è l'Oratorio del Pianuccio. È dedicato alle Sante Attinia e Greciniana. Secondo la tradizione volterrana, proprio in questa zona le due sante avrebbero subito il martirio. L'oratorio venne quindi costruito per conservare la memoria di un luogo considerato sacro dalla tradizione locale.

Attinia e Greciniana

Attinia e Greciniana appartengono alla tradizione dei primi martiri cristiani di Volterra. Come accade per molte figure della cristianità antica, storia e tradizione religiosa si intrecciano. Il culto delle due sante contribuì a trasformare alcuni luoghi delle campagne volterrane in spazi di devozione. L'Oratorio del Pianuccio conserva ancora questa memoria. È un esempio di come un piccolo edificio possa raccontare secoli di religiosità popolare.

La Porta di Montebradoni

La vicinanza alle mura di Volterra è ricordata anche da una porta che prendeva il nome dal borgo. La Porta di Montebradoni si apriva nella zona sottostante il piano della Penera, dietro la Badia. Era rivolta probabilmente verso la strada che scendeva in direzione di San Cipriano. Oggi la porta non esiste più. La sua posizione esatta non è conosciuta con certezza. Le fonti ricordano però lavori eseguiti nel 1442 dal maestro Antonio di Como.

Una porta verso la campagna

La Porta di Montebradoni dimostra quanto fosse stretto il rapporto tra il borgo e la città. Attraverso questo accesso si passava dalle mura urbane alle campagne settentrionali. Contadini, animali e prodotti agricoli percorrevano quotidianamente queste strade. La città dipendeva dalle campagne per il proprio approvvigionamento. Le campagne dipendevano dalla città per mercati, istituzioni e servizi. Montebradoni si trovava esattamente nel punto di incontro tra questi due mondi.

Le Balze

Nessun racconto di Montebradoni può però ignorare le Balze. Il borgo e la Badia sorgono infatti accanto a uno dei fenomeni geologici più impressionanti del territorio volterrano. Le Balze sono grandi pareti e voragini prodotte dall'erosione dei terreni. Acqua, vento e instabilità geologica hanno progressivamente consumato il versante della collina. Nel corso dei secoli intere porzioni di terreno sono scomparse.

Un paesaggio che cambia

Le Balze mostrano in maniera spettacolare che il paesaggio non è immobile. La collina sulla quale sorge Volterra continua lentamente a trasformarsi. Frane ed erosione hanno modificato strade, campi e insediamenti. Per gli abitanti delle campagne questo fenomeno non era semplicemente uno spettacolo naturale. Rappresentava un pericolo concreto. Terreni coltivati potevano essere perduti. Strade potevano diventare inutilizzabili. Edifici potevano essere minacciati.

La Badia minacciata

La Badia dei Santi Giusto e Clemente fu una delle principali vittime dell'erosione. Il progressivo avanzamento delle Balze rese sempre più instabile il terreno intorno al monastero. A questo problema si aggiunsero terremoti e altri danni. Nel XIX secolo la situazione divenne particolarmente grave. I monaci furono infine costretti ad abbandonare definitivamente il complesso. La grande istituzione che aveva contribuito alla nascita di Montebradoni cessava così la propria vita religiosa.

Il terremoto del 1846

Nel 1846 un forte terremoto colpì la Toscana occidentale e interessò anche il territorio volterrano. La Badia subì ulteriori danni. Il terremoto aggravò una situazione già compromessa dall'instabilità geologica. Gli edifici monastici continuarono a deteriorarsi. Per Montebradoni fu un altro momento importante. Il grande complesso che aveva dominato per secoli la vita del borgo stava lentamente diventando un rudere.

L'abbandono della Badia

Nel 1861 i monaci abbandonarono definitivamente la Badia. La decisione fu legata soprattutto alle condizioni di instabilità del terreno. Terminava così una presenza religiosa durata più di otto secoli. Il monastero rimase però nel paesaggio. Le grandi strutture in rovina continuarono a dominare le Balze e a rappresentare uno dei luoghi più suggestivi intorno a Volterra. Per Montebradoni la Badia rimase un riferimento visivo e identitario anche dopo la partenza dei monaci.

Il castello in rovina

Anche il castello medievale aveva nel frattempo perso completamente la propria funzione. Nel XIX secolo le fonti lo descrivevano ormai come diruto. Le strutture fortificate erano state progressivamente inglobate, trasformate oppure abbandonate. Una parte delle pietre poteva essere stata riutilizzata per costruire case e strutture agricole. Rimaneva però chiaramente riconoscibile l'origine storica del borgo.

La campagna

Con la scomparsa delle funzioni militari e monastiche, Montebradoni divenne sempre più un centro agricolo. Le famiglie vivevano di coltivazioni e allevamento. I terreni intorno al borgo erano organizzati in poderi. Cereali, vite e olivo rappresentavano alcune delle principali produzioni. Le zone più ripide o meno adatte all'agricoltura rimanevano invece boscate.

La mezzadria

Come nel resto del territorio volterrano, la mezzadria caratterizzò per secoli la vita delle campagne. Le famiglie contadine abitavano nei poderi e lavoravano i terreni appartenenti ai proprietari. Il raccolto veniva diviso secondo gli accordi. Era un sistema che coinvolgeva tutti i membri della famiglia. La casa colonica era contemporaneamente abitazione e centro dell'azienda agricola.

Il grano

Il grano era indispensabile. Dal raccolto dipendeva la disponibilità di pane per l'intera famiglia. La mietitura era uno dei lavori più importanti dell'estate. Prima della meccanizzazione veniva svolta a mano. Seguiva la battitura. Erano momenti di grande fatica, ma anche occasioni nelle quali diverse famiglie potevano collaborare.

La vite

La vite faceva parte del paesaggio agricolo. Il vino veniva prodotto per il consumo familiare e per l'economia della fattoria. La vendemmia era un momento importante dell'autunno. Richiedeva molte persone e diventava quindi anche un'occasione di incontro. Il lavoro continuava poi nelle cantine, con la pigiatura e la fermentazione.

L'olivo

L'olivo era un'altra coltura preziosa. L'olio poteva essere conservato a lungo ed era fondamentale nella cucina. La raccolta avveniva durante i mesi più freddi. Vite, olivo e cereali permettevano ai poderi di differenziare la produzione. Ancora oggi queste coltivazioni contribuiscono a caratterizzare il paesaggio intorno a Montebradoni.

La vita nelle case

Il piccolo borgo era molto più popolato rispetto a oggi. Le abitazioni ospitavano famiglie numerose. La vita quotidiana si svolgeva tra casa, campi e stalle. Gli animali erano una presenza costante. Prima dell'arrivo dei trattori, bovini e altri animali fornivano anche la forza necessaria per i lavori agricoli. Il ritmo della vita seguiva le stagioni e la luce naturale.

La cucina contadina

L'alimentazione era basata soprattutto sui prodotti disponibili localmente. Pane, olio, cereali, verdure, legumi e vino costituivano la base della cucina. La carne veniva consumata con minore frequenza rispetto a oggi. Nulla veniva sprecato. Il pane raffermo veniva riutilizzato in numerose preparazioni. La cucina era quindi il risultato diretto dell'economia del podere.

Il rapporto con San Cipriano

Scendendo verso nord, la strada conduce a San Cipriano. Il collegamento tra i due borghi è molto antico. Montebradoni rappresentava il primo nucleo fuori dalla città, mentre San Cipriano si sviluppava più in basso lungo la strada della Valdera. Persone, prodotti agricoli e animali percorrevano quotidianamente questo itinerario. Ancora oggi la geografia permette di comprendere facilmente questo rapporto.

La strada verso la Valdera

Proseguendo oltre San Cipriano si raggiunge Molino d'Era. Da qui le strade permettono di proseguire verso Lajatico, Peccioli e Pontedera. Montebradoni si trova quindi all'inizio di una delle principali discese naturali dalla collina di Volterra verso la Valdera. La funzione di passaggio che aveva caratterizzato il borgo nel Medioevo continua a essere leggibile anche nella viabilità contemporanea.

Il Novecento

Durante il XX secolo la vita di Montebradoni cambiò radicalmente. La meccanizzazione trasformò l'agricoltura. Le automobili resero più semplice raggiungere Volterra e gli altri centri. La mezzadria entrò in crisi. Molte famiglie lasciarono le case coloniche. Il piccolo borgo perse progressivamente abitanti.

Lo spopolamento

Il fenomeno fu comune a gran parte delle campagne toscane. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta molti giovani cercarono lavori diversi dall'agricoltura. Volterra e i centri industriali della Valdera offrivano nuove opportunità. Le famiglie contadine, un tempo molto numerose, diminuirono. Alcuni poderi vennero abbandonati. Altri furono accorpati in aziende agricole più grandi.

Un borgo rimasto quasi intatto

Nonostante queste trasformazioni, il nucleo storico di Montebradoni ha conservato in larga parte la propria struttura. La documentazione urbanistica comunale mostra che già nel Catasto Leopoldino ottocentesco l'antico borgo era sostanzialmente formato. Lo sviluppo edilizio successivo è rimasto limitato. Questo ha contribuito a conservare il carattere raccolto dell'insediamento.

La Badia nel paesaggio contemporaneo

Oggi le rovine della Badia rappresentano uno dei luoghi più suggestivi delle campagne di Volterra. Il complesso appare quasi sospeso sul margine delle Balze. Le murature raccontano contemporaneamente la grandezza del monastero e la fragilità del terreno sul quale venne costruito. Per chi attraversa Montebradoni, la Badia costituisce inevitabilmente il principale punto di riferimento storico e paesaggistico.

Mauro Staccioli

Il territorio di Montebradoni è entrato anche nella storia dell'arte contemporanea grazie a Mauro Staccioli. L'artista, nato a Volterra nel 1937, sviluppò un rapporto profondissimo con il paesaggio della propria città. Nel 2009, in occasione del progetto "Luoghi d'esperienza", alcune sue opere vennero collocate in punti particolarmente significativi del territorio. Davanti alla Badia venne riproposta "Barriera", un'opera concepita originariamente nel 1972.

Barriera

La scultura crea un forte contrasto con le rovine medievali. Il cemento e le forme geometriche contemporanee dialogano con le pietre antiche della Badia e con il paesaggio delle Balze. È un incontro tra epoche differenti. Il monastero racconta il Medioevo. Le Balze raccontano la geologia. L'opera di Staccioli racconta il Novecento e la contemporaneità. Montebradoni diventa così un luogo nel quale storia, natura e arte si sovrappongono.

Il paesaggio delle Balze

La caratteristica più impressionante del territorio rimane comunque il paesaggio. Da Montebradoni è possibile osservare il contrasto tra le colline coltivate e le profonde erosioni. Le Balze interrompono improvvisamente la continuità dei campi. Le pareti chiare mostrano la struttura interna del terreno. La vegetazione cresce dove l'erosione lo permette. È un ambiente in continua trasformazione.

Un confine tra città e campagna

Montebradoni occupa anche una posizione simbolica. È abbastanza vicino a Volterra da essere quasi una prosecuzione della città. Ma contemporaneamente appartiene pienamente alla campagna. Da una parte ci sono le mura, San Giusto e il centro urbano. Dall'altra iniziano poderi, strade rurali e vallate. Per secoli gli abitanti di Montebradoni hanno vissuto proprio in questo spazio intermedio.

Montebradoni oggi

Oggi Montebradoni è un piccolo nucleo del territorio comunale di Volterra. Il numero degli abitanti è molto inferiore rispetto al passato. La località conserva però una forte identità storica. L'antico borgo, la Chiesa di Sant'Andrea, l'Oratorio del Pianuccio, la Badia e le Balze formano un insieme di straordinario interesse. A questi elementi si aggiunge la memoria archeologica della necropoli etrusca. Pochi luoghi così piccoli concentrano testimonianze appartenenti a periodi tanto differenti.

Dagli Etruschi ai Camaldolesi

La storia di Montebradoni attraversa infatti più di duemila anni. Comincia con gli Etruschi che utilizzavano queste pendici come area funeraria. Prosegue nel Medioevo con la fondazione della Badia dei Santi Giusto e Clemente. Intorno al monastero nasce un borgo. Il borgo viene fortificato e diventa il castello di Monte Bradoni. Successivamente entra sempre più profondamente nell'organizzazione territoriale di Volterra. Poi arrivano la crisi delle fortificazioni, l'agricoltura mezzadrile e infine lo spopolamento del Novecento.

Un paese modellato dalla terra

Ma la storia di Montebradoni non è stata determinata soltanto dagli uomini. La terra stessa ha avuto un ruolo decisivo. Le Balze hanno modificato il paesaggio. Hanno inghiottito terreni e minacciato edifici. Hanno contribuito all'abbandono della Badia. Continuano ancora oggi a trasformare lentamente il versante della collina. Montebradoni è quindi un luogo nel quale la storia umana e quella geologica sono inseparabili.

Tra la Badia e le Balze

È forse questa l'immagine che meglio rappresenta Montebradoni. Da una parte la Badia, costruita dagli uomini per durare nei secoli. Dall'altra le Balze, che ricordano quanto il paesaggio possa essere fragile e mutevole. Tra le due si trova il piccolo borgo. Generazioni di monaci, contadini, viaggiatori e abitanti hanno percorso queste strade. Prima di loro gli Etruschi avevano scavato le proprie tombe nelle stesse colline. Oggi le rovine e il paesaggio continuano a raccontare tutte queste epoche insieme.

Una porta settentrionale di Volterra

Montebradoni può quindi essere considerato una delle antiche porte rurali di Volterra. Non soltanto per la scomparsa Porta di Montebradoni, che metteva in comunicazione la città con queste campagne. Ma soprattutto per la sua posizione. Chi scendeva da Volterra verso la Valdera passava da questo territorio. Chi risaliva verso la città incontrava Montebradoni prima delle mura. Ancora oggi il borgo conserva questa funzione geografica. È un luogo di passaggio tra città e campagna, tra il colle volterrano e le vallate settentrionali.

Una storia tra archeologia, fede e paesaggio

Montebradoni è piccolo, ma possiede una storia eccezionalmente stratificata. Le tombe raccontano la Volterra etrusca. La Badia racconta il grande monachesimo medievale. Il castello racconta la necessità di difendere il territorio. Le contrade raccontano l'organizzazione politica della città. Sant'Andrea e il Pianuccio conservano la memoria religiosa. I poderi raccontano il mondo della mezzadria. Le Balze raccontano la continua trasformazione della terra. E l'opera di Mauro Staccioli dimostra che questo paesaggio continua ancora oggi a generare arte. È proprio l'incontro tra tutte queste storie a rendere Montebradoni uno dei luoghi più particolari e meno conosciuti alle porte di Volterra.