Montebradoni:
storia, cultura e tradizioni
Un antico borgo alle porte di
Volterra
Montebradoni è un piccolo nucleo storico
situato immediatamente a nord di Volterra, in una delle zone
paesaggisticamente più caratteristiche del territorio cittadino.
Il borgo si trova nei pressi della Badia dei
Santi Giusto e Clemente e delle celebri Balze, il grande sistema
di erosioni che nei secoli ha profondamente trasformato questo
versante della collina volterrana.
Oggi Montebradoni appare come un piccolo
insediamento rurale, raccolto lungo la strada che scende dalla
città verso la Valdera.
La sua storia, tuttavia, è molto antica.
Il territorio fu frequentato già dagli
Etruschi e durante il Medioevo divenne sede di un borgo
fortificato strettamente collegato alla potente abbazia di San
Giusto.
Per secoli Montebradoni fu quindi qualcosa di
più di una semplice località agricola.
Era una delle porte settentrionali di
Volterra.
Prima del borgo: gli Etruschi
La storia del territorio di Montebradoni
comincia molto prima del Medioevo.
Nell'area compresa tra la città e la Badia
esisteva infatti una vasta zona funeraria etrusca.
Numerose tombe vennero scavate direttamente
nel terreno e nella roccia.
La presenza di questa necropoli dimostra che
le pendici settentrionali della città erano utilizzate già molti
secoli prima della nascita del borgo medievale.
Volterra, l'antica Velathri, era uno dei
principali centri dell'Etruria.
Intorno alla città si estendevano grandi
necropoli nelle quali le famiglie seppellivano i propri defunti.
Montebradoni apparteneva a questo paesaggio
funerario.
La necropoli di Montebradoni
La zona archeologica è conosciuta nelle fonti
anche come necropoli di Montebradoni o della Badia.
Le tombe si estendevano dalle mura della città
verso l'area dell'abbazia.
Nel corso dei secoli molte sepolture furono
scoperte casualmente durante i lavori agricoli.
Altre vennero esplorate intenzionalmente.
Uno dei momenti più importanti risale al 1728,
quando iniziarono alcune ricerche in un podere appartenente a
Pietro Franceschini.
Vennero individuate numerose tombe scavate
sotto grandi masse di terreno e roccia.
I ritrovamenti contribuirono alla conoscenza
delle antichità etrusche di Volterra.
Dalle tombe alle collezioni
Nel Settecento l'interesse per gli Etruschi
stava crescendo rapidamente.
Studiosi, nobili ed eruditi raccoglievano
urne, ceramiche e altri reperti.
Le scoperte nelle campagne intorno a Volterra
contribuirono alla formazione delle grandi collezioni antiquarie
cittadine.
Anche la zona di Montebradoni partecipò a
questa stagione di ricerche.
Alcuni oggetti provenienti dalla necropoli
entrarono nelle raccolte antiquarie.
La storia del piccolo borgo è quindi legata
indirettamente anche alla nascita della moderna archeologia
volterrana.
Monte Nibbio
Le fonti storiche ricordano inoltre nella zona
un rilievo chiamato Monte Nibbio.
Il nome compare nella documentazione
precedente e medievale e sembra riferirsi a una parte
dell'altura di Montebradoni.
La denominazione è importante perché dimostra
come il paesaggio fosse suddiviso in numerosi luoghi
identificati attraverso nomi specifici.
Molti di questi toponimi sono poi cambiati o
scomparsi.
Altri sono sopravvissuti trasformandosi nel
corso dei secoli.
La nascita della Badia
L'evento destinato a cambiare profondamente la
storia di Montebradoni fu la fondazione della Badia dei Santi
Giusto e Clemente.
Il monastero sorse tra il 1030 e il 1034 per
iniziativa del vescovo di Volterra Goffredo.
La fondazione avvenne nei pressi di un luogo
di culto già legato alla memoria dei santi Giusto e Clemente.
Inizialmente l'abbazia venne affidata alla
tradizione benedettina.
Successivamente entrò nell'orbita camaldolese.
La presenza del monastero trasformò
profondamente l'intero territorio circostante.
I Santi Giusto e Clemente
Giusto e Clemente sono due figure fondamentali
della tradizione religiosa volterrana.
Secondo la tradizione cristiana locale, i due
santi giunsero nel territorio durante l'epoca delle invasioni
barbariche e contribuirono alla difesa spirituale della città.
Il culto divenne profondamente radicato nella
popolazione.
San Giusto è ancora oggi uno dei patroni di
Volterra.
Il monastero costruito fuori dalle mura
cittadine divenne quindi uno dei principali luoghi religiosi del
territorio.
I monaci e la campagna
Un monastero medievale non era soltanto un
luogo di preghiera.
Era anche un grande centro economico.
I monaci possedevano terreni, boschi, poderi e
diritti.
Organizzavano il lavoro agricolo e
amministravano proprietà distribuite nel territorio.
Intorno alla Badia di San Giusto si sviluppò
quindi una vera economia rurale.
Famiglie di contadini, lavoratori e artigiani
gravitavano intorno al monastero.
Fu in questo contesto che iniziò a svilupparsi
anche il borgo di Montebradoni.
La nascita del borgo
Le ricerche storiche sull'abbazia ricordano
espressamente che nelle sue vicinanze sorse un borgo.
L'insediamento crebbe progressivamente e venne
fortificato.
Nacque così il castello di Monte Bradoni.
Il castello era sottoposto all'abbazia.
Questo particolare è fondamentale per
comprendere la storia del paese.
Montebradoni non nacque infatti come una
fortificazione indipendente.
Il suo sviluppo fu strettamente collegato alla
presenza e agli interessi del monastero.
Il castello di Montebradoni
Nel Medioevo la parola "castello" poteva
indicare realtà molto differenti.
Non bisogna quindi immaginare necessariamente
una grande fortezza con enormi torri.
Montebradoni era soprattutto un borgo
fortificato.
Le abitazioni erano raccolte all'interno o in
prossimità di un sistema difensivo.
La posizione elevata permetteva di controllare
la strada e le campagne circostanti.
In caso di pericolo il borgo offriva inoltre
protezione agli abitanti.
Una posizione strategica
La posizione di Montebradoni era
particolarmente importante.
Il borgo si trovava appena fuori dalla città
di Volterra, sul versante settentrionale.
Da qui partivano strade che scendevano verso
San Cipriano, Molino d'Era e la Valdera.
Controllare Montebradoni significava quindi
controllare uno dei principali accessi settentrionali alla
città.
Il borgo rappresentava quasi una continuazione
esterna del sistema difensivo volterrano.
Il rapporto con Volterra
Nonostante la dipendenza dall'abbazia,
Montebradoni era profondamente legato alla città.
Gli abitanti partecipavano alla vita economica
e sociale volterrana.
I prodotti agricoli raggiungevano i mercati
cittadini.
La strada permetteva un collegamento rapido
con le mura.
Nel corso del Medioevo questo rapporto divenne
ancora più stretto.
Montebradoni finì per essere considerato anche
una delle contrade storiche del territorio volterrano.
Le contrade medievali
A partire dal Duecento Volterra possedeva una
complessa organizzazione in contrade.
Le contrade non erano semplicemente quartieri.
Rappresentavano vere comunità territoriali.
Possedevano propri rappresentanti, propri
interessi e spesso una chiesa di riferimento.
Montebradoni compare tra le contrade storiche
della città.
Nel corso del Trecento era inserita nel
terziere inferiore insieme a Santo Stefano, Pratomarzio e San
Giusto.
San Giusto e Montebradoni
Il rapporto con San Giusto era particolarmente
stretto.
In alcuni periodi le due denominazioni
compaiono associate nella documentazione amministrativa.
Questo dipendeva dalla vicinanza geografica e
dalla comune relazione con l'abbazia.
Il territorio immediatamente fuori dalle mura
settentrionali di Volterra formava quindi una realtà molto
articolata.
Abbazia, borgo di San Giusto, Montebradoni,
poderi e strade erano parti dello stesso sistema territoriale.
Il 1113 e i Camaldolesi
Nel 1113 un privilegio di papa Pasquale II
documenta l'appartenenza del monastero all'obbedienza
camaldolese.
La trasformazione avvenne probabilmente nel
contesto della grande riforma religiosa dell'XI e XII secolo.
I Camaldolesi univano elementi della vita
comunitaria benedettina a una forte dimensione eremitica.
La Badia di San Giusto divenne così parte di
una rete monastica che aveva rapporti con numerosi altri centri
della Toscana.
Montebradoni continuò a svilupparsi all'ombra
di questa importante istituzione.
Il 1130: Pisa e Volterra
La Badia fu anche teatro di importanti
avvenimenti politici.
Il 3 agosto 1130 nella chiesa dell'abbazia
vennero sottoscritti patti di alleanza tra i Comuni di Pisa e
Volterra.
Questo episodio dimostra il prestigio
raggiunto dal monastero.
La Badia non era semplicemente un centro
religioso periferico.
Poteva ospitare incontri politici di notevole
importanza.
Gli abitanti di Montebradoni vivevano quindi
accanto a un luogo direttamente coinvolto nelle relazioni
diplomatiche della Toscana medievale.
Il Duecento
Durante il XIII secolo Montebradoni compare
stabilmente nell'organizzazione territoriale di Volterra.
Il borgo continuava a essere legato alla
Badia, ma contemporaneamente faceva parte della complessa
struttura politica della città.
Le contrade erano utilizzate anche per
organizzare la popolazione dal punto di vista militare e
fiscale.
In caso di guerra gli abitanti potevano essere
chiamati a partecipare alla difesa.
La vicinanza alle mura rendeva Montebradoni
particolarmente importante.
Il Trecento
Nel XIV secolo la contrada di Montebradoni era
ormai pienamente inserita nell'organizzazione urbana e
territoriale volterrana.
La città era divisa in terzieri.
Montebradoni apparteneva al settore inferiore.
La grande peste del 1348 provocò una drastica
riduzione della popolazione.
Molte contrade persero abitanti e furono
accorpate.
Montebradoni, tuttavia, continuò a comparire
nelle fonti successive.
La peste del 1348
La peste nera rappresentò una tragedia per
l'intera Europa.
Volterra perse una parte molto consistente
della propria popolazione.
Anche le campagne furono colpite.
Per comunità relativamente piccole come
Montebradoni la morte di numerose persone poteva avere
conseguenze enormi.
Poderi rimanevano senza lavoratori.
Case si svuotavano.
Le istituzioni cittadine furono costrette a
modificare l'organizzazione delle contrade.
Il territorio impiegò molto tempo per
recuperare.
Il Quattrocento
Durante il XV secolo il castello di
Montebradoni conobbe una nuova fase di sviluppo.
La Badia dei Santi Giusto e Clemente era
ancora una delle istituzioni monastiche economicamente più
importanti del territorio.
Il catasto del 1428-1429 mostra infatti che il
monastero era il più ricco tra quelli cittadini, con un
patrimonio registrato superiore perfino a quello del vescovado.
La forza economica dell'abbazia influenzava
inevitabilmente anche il borgo.
Un borgo dell'abbazia
Montebradoni viveva quindi in una situazione
particolare.
Era vicinissimo a Volterra, ma
contemporaneamente apparteneva alla sfera patrimoniale del
monastero.
Le proprietà monastiche comprendevano campi,
case e poderi.
Gli abitanti potevano essere legati
all'abbazia attraverso affitti, livelli o altri rapporti
economici.
La vita religiosa e quella agricola erano
strettamente intrecciate.
La Chiesa di Sant'Andrea
All'interno del borgo si trova la Chiesa di
Sant'Andrea Zoerardo.
L'edificio appartiene alla fase
tardo-medievale e moderna della storia di Montebradoni.
La chiesa rappresentava il punto di
riferimento religioso della piccola comunità.
Come accadeva in molti borghi rurali, il luogo
di culto non aveva soltanto una funzione spirituale.
Era anche uno dei principali spazi nei quali
gli abitanti potevano incontrarsi.
Sant'Andrea Zoerardo
La dedicazione a Sant'Andrea Zoerardo è
piuttosto particolare.
Andrea Zoerardo, conosciuto anche come Andrea
Svorad, fu un religioso dell'Europa centrale vissuto tra X e XI
secolo.
Il suo culto è molto meno diffuso in Toscana
rispetto a quello di santi come Martino, Michele o Giovanni
Battista.
La presenza del suo nome a Montebradoni
rappresenta quindi una peculiarità interessante della storia
religiosa locale.
L'Oratorio del Pianuccio
Un altro piccolo edificio religioso del
territorio è l'Oratorio del Pianuccio.
È dedicato alle Sante Attinia e Greciniana.
Secondo la tradizione volterrana, proprio in
questa zona le due sante avrebbero subito il martirio.
L'oratorio venne quindi costruito per
conservare la memoria di un luogo considerato sacro dalla
tradizione locale.
Attinia e Greciniana
Attinia e Greciniana appartengono alla
tradizione dei primi martiri cristiani di Volterra.
Come accade per molte figure della cristianità
antica, storia e tradizione religiosa si intrecciano.
Il culto delle due sante contribuì a
trasformare alcuni luoghi delle campagne volterrane in spazi di
devozione.
L'Oratorio del Pianuccio conserva ancora
questa memoria.
È un esempio di come un piccolo edificio possa
raccontare secoli di religiosità popolare.
La Porta di Montebradoni
La vicinanza alle mura di Volterra è ricordata
anche da una porta che prendeva il nome dal borgo.
La Porta di Montebradoni si apriva nella zona
sottostante il piano della Penera, dietro la Badia.
Era rivolta probabilmente verso la strada che
scendeva in direzione di San Cipriano.
Oggi la porta non esiste più.
La sua posizione esatta non è conosciuta con
certezza.
Le fonti ricordano però lavori eseguiti nel
1442 dal maestro Antonio di Como.
Una porta verso la campagna
La Porta di Montebradoni dimostra quanto fosse
stretto il rapporto tra il borgo e la città.
Attraverso questo accesso si passava dalle
mura urbane alle campagne settentrionali.
Contadini, animali e prodotti agricoli
percorrevano quotidianamente queste strade.
La città dipendeva dalle campagne per il
proprio approvvigionamento.
Le campagne dipendevano dalla città per
mercati, istituzioni e servizi.
Montebradoni si trovava esattamente nel punto
di incontro tra questi due mondi.
Le Balze
Nessun racconto di Montebradoni può però
ignorare le Balze.
Il borgo e la Badia sorgono infatti accanto a
uno dei fenomeni geologici più impressionanti del territorio
volterrano.
Le Balze sono grandi pareti e voragini
prodotte dall'erosione dei terreni.
Acqua, vento e instabilità geologica hanno
progressivamente consumato il versante della collina.
Nel corso dei secoli intere porzioni di
terreno sono scomparse.
Un paesaggio che cambia
Le Balze mostrano in maniera spettacolare che
il paesaggio non è immobile.
La collina sulla quale sorge Volterra continua
lentamente a trasformarsi.
Frane ed erosione hanno modificato strade,
campi e insediamenti.
Per gli abitanti delle campagne questo
fenomeno non era semplicemente uno spettacolo naturale.
Rappresentava un pericolo concreto.
Terreni coltivati potevano essere perduti.
Strade potevano diventare inutilizzabili.
Edifici potevano essere minacciati.
La Badia minacciata
La Badia dei Santi Giusto e Clemente fu una
delle principali vittime dell'erosione.
Il progressivo avanzamento delle Balze rese
sempre più instabile il terreno intorno al monastero.
A questo problema si aggiunsero terremoti e
altri danni.
Nel XIX secolo la situazione divenne
particolarmente grave.
I monaci furono infine costretti ad
abbandonare definitivamente il complesso.
La grande istituzione che aveva contribuito
alla nascita di Montebradoni cessava così la propria vita
religiosa.
Il terremoto del 1846
Nel 1846 un forte terremoto colpì la Toscana
occidentale e interessò anche il territorio volterrano.
La Badia subì ulteriori danni.
Il terremoto aggravò una situazione già
compromessa dall'instabilità geologica.
Gli edifici monastici continuarono a
deteriorarsi.
Per Montebradoni fu un altro momento
importante.
Il grande complesso che aveva dominato per
secoli la vita del borgo stava lentamente diventando un rudere.
L'abbandono della Badia
Nel 1861 i monaci abbandonarono
definitivamente la Badia.
La decisione fu legata soprattutto alle
condizioni di instabilità del terreno.
Terminava così una presenza religiosa durata
più di otto secoli.
Il monastero rimase però nel paesaggio.
Le grandi strutture in rovina continuarono a
dominare le Balze e a rappresentare uno dei luoghi più
suggestivi intorno a Volterra.
Per Montebradoni la Badia rimase un
riferimento visivo e identitario anche dopo la partenza dei
monaci.
Il castello in rovina
Anche il castello medievale aveva nel
frattempo perso completamente la propria funzione.
Nel XIX secolo le fonti lo descrivevano ormai
come diruto.
Le strutture fortificate erano state
progressivamente inglobate, trasformate oppure abbandonate.
Una parte delle pietre poteva essere stata
riutilizzata per costruire case e strutture agricole.
Rimaneva però chiaramente riconoscibile
l'origine storica del borgo.
La campagna
Con la scomparsa delle funzioni militari e
monastiche, Montebradoni divenne sempre più un centro agricolo.
Le famiglie vivevano di coltivazioni e
allevamento.
I terreni intorno al borgo erano organizzati
in poderi.
Cereali, vite e olivo rappresentavano alcune
delle principali produzioni.
Le zone più ripide o meno adatte
all'agricoltura rimanevano invece boscate.
La mezzadria
Come nel resto del territorio volterrano, la
mezzadria caratterizzò per secoli la vita delle campagne.
Le famiglie contadine abitavano nei poderi e
lavoravano i terreni appartenenti ai proprietari.
Il raccolto veniva diviso secondo gli accordi.
Era un sistema che coinvolgeva tutti i membri
della famiglia.
La casa colonica era contemporaneamente
abitazione e centro dell'azienda agricola.
Il grano
Il grano era indispensabile.
Dal raccolto dipendeva la disponibilità di
pane per l'intera famiglia.
La mietitura era uno dei lavori più importanti
dell'estate.
Prima della meccanizzazione veniva svolta a
mano.
Seguiva la battitura.
Erano momenti di grande fatica, ma anche
occasioni nelle quali diverse famiglie potevano collaborare.
La vite
La vite faceva parte del paesaggio agricolo.
Il vino veniva prodotto per il consumo
familiare e per l'economia della fattoria.
La vendemmia era un momento importante
dell'autunno.
Richiedeva molte persone e diventava quindi
anche un'occasione di incontro.
Il lavoro continuava poi nelle cantine, con la
pigiatura e la fermentazione.
L'olivo
L'olivo era un'altra coltura preziosa.
L'olio poteva essere conservato a lungo ed era
fondamentale nella cucina.
La raccolta avveniva durante i mesi più
freddi.
Vite, olivo e cereali permettevano ai poderi
di differenziare la produzione.
Ancora oggi queste coltivazioni contribuiscono
a caratterizzare il paesaggio intorno a Montebradoni.
La vita nelle case
Il piccolo borgo era molto più popolato
rispetto a oggi.
Le abitazioni ospitavano famiglie numerose.
La vita quotidiana si svolgeva tra casa, campi
e stalle.
Gli animali erano una presenza costante.
Prima dell'arrivo dei trattori, bovini e altri
animali fornivano anche la forza necessaria per i lavori
agricoli.
Il ritmo della vita seguiva le stagioni e la
luce naturale.
La cucina contadina
L'alimentazione era basata soprattutto sui
prodotti disponibili localmente.
Pane, olio, cereali, verdure, legumi e vino
costituivano la base della cucina.
La carne veniva consumata con minore frequenza
rispetto a oggi.
Nulla veniva sprecato.
Il pane raffermo veniva riutilizzato in
numerose preparazioni.
La cucina era quindi il risultato diretto
dell'economia del podere.
Il rapporto con San Cipriano
Scendendo verso nord, la strada conduce a San
Cipriano.
Il collegamento tra i due borghi è molto
antico.
Montebradoni rappresentava il primo nucleo
fuori dalla città, mentre San Cipriano si sviluppava più in
basso lungo la strada della Valdera.
Persone, prodotti agricoli e animali
percorrevano quotidianamente questo itinerario.
Ancora oggi la geografia permette di
comprendere facilmente questo rapporto.
La strada verso la Valdera
Proseguendo oltre San Cipriano si raggiunge
Molino d'Era.
Da qui le strade permettono di proseguire
verso Lajatico, Peccioli e Pontedera.
Montebradoni si trova quindi all'inizio di una
delle principali discese naturali dalla collina di Volterra
verso la Valdera.
La funzione di passaggio che aveva
caratterizzato il borgo nel Medioevo continua a essere leggibile
anche nella viabilità contemporanea.
Il Novecento
Durante il XX secolo la vita di Montebradoni
cambiò radicalmente.
La meccanizzazione trasformò l'agricoltura.
Le automobili resero più semplice raggiungere
Volterra e gli altri centri.
La mezzadria entrò in crisi.
Molte famiglie lasciarono le case coloniche.
Il piccolo borgo perse progressivamente
abitanti.
Lo spopolamento
Il fenomeno fu comune a gran parte delle
campagne toscane.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta molti
giovani cercarono lavori diversi dall'agricoltura.
Volterra e i centri industriali della Valdera
offrivano nuove opportunità.
Le famiglie contadine, un tempo molto
numerose, diminuirono.
Alcuni poderi vennero abbandonati.
Altri furono accorpati in aziende agricole più
grandi.
Un borgo rimasto quasi
intatto
Nonostante queste trasformazioni, il nucleo
storico di Montebradoni ha conservato in larga parte la propria
struttura.
La documentazione urbanistica comunale mostra
che già nel Catasto Leopoldino ottocentesco l'antico borgo era
sostanzialmente formato.
Lo sviluppo edilizio successivo è rimasto
limitato.
Questo ha contribuito a conservare il
carattere raccolto dell'insediamento.
La Badia nel paesaggio
contemporaneo
Oggi le rovine della Badia rappresentano uno
dei luoghi più suggestivi delle campagne di Volterra.
Il complesso appare quasi sospeso sul margine
delle Balze.
Le murature raccontano contemporaneamente la
grandezza del monastero e la fragilità del terreno sul quale
venne costruito.
Per chi attraversa Montebradoni, la Badia
costituisce inevitabilmente il principale punto di riferimento
storico e paesaggistico.
Mauro Staccioli
Il territorio di Montebradoni è entrato anche
nella storia dell'arte contemporanea grazie a Mauro Staccioli.
L'artista, nato a Volterra nel 1937, sviluppò
un rapporto profondissimo con il paesaggio della propria città.
Nel 2009, in occasione del progetto "Luoghi
d'esperienza", alcune sue opere vennero collocate in punti
particolarmente significativi del territorio.
Davanti alla Badia venne riproposta
"Barriera", un'opera concepita originariamente nel 1972.
Barriera
La scultura crea un forte contrasto con le
rovine medievali.
Il cemento e le forme geometriche
contemporanee dialogano con le pietre antiche della Badia e con
il paesaggio delle Balze.
È un incontro tra epoche differenti.
Il monastero racconta il Medioevo.
Le Balze raccontano la geologia.
L'opera di Staccioli racconta il Novecento e
la contemporaneità.
Montebradoni diventa così un luogo nel quale
storia, natura e arte si sovrappongono.
Il paesaggio delle Balze
La caratteristica più impressionante del
territorio rimane comunque il paesaggio.
Da Montebradoni è possibile osservare il
contrasto tra le colline coltivate e le profonde erosioni.
Le Balze interrompono improvvisamente la
continuità dei campi.
Le pareti chiare mostrano la struttura interna
del terreno.
La vegetazione cresce dove l'erosione lo
permette.
È un ambiente in continua trasformazione.
Un confine tra città e
campagna
Montebradoni occupa anche una posizione
simbolica.
È abbastanza vicino a Volterra da essere quasi
una prosecuzione della città.
Ma contemporaneamente appartiene pienamente
alla campagna.
Da una parte ci sono le mura, San Giusto e il
centro urbano.
Dall'altra iniziano poderi, strade rurali e
vallate.
Per secoli gli abitanti di Montebradoni hanno
vissuto proprio in questo spazio intermedio.
Montebradoni oggi
Oggi Montebradoni è un piccolo nucleo del
territorio comunale di Volterra.
Il numero degli abitanti è molto inferiore
rispetto al passato.
La località conserva però una forte identità
storica.
L'antico borgo, la Chiesa di Sant'Andrea,
l'Oratorio del Pianuccio, la Badia e le Balze formano un insieme
di straordinario interesse.
A questi elementi si aggiunge la memoria
archeologica della necropoli etrusca.
Pochi luoghi così piccoli concentrano
testimonianze appartenenti a periodi tanto differenti.
Dagli Etruschi ai Camaldolesi
La storia di Montebradoni attraversa infatti
più di duemila anni.
Comincia con gli Etruschi che utilizzavano
queste pendici come area funeraria.
Prosegue nel Medioevo con la fondazione della
Badia dei Santi Giusto e Clemente.
Intorno al monastero nasce un borgo.
Il borgo viene fortificato e diventa il
castello di Monte Bradoni.
Successivamente entra sempre più profondamente
nell'organizzazione territoriale di Volterra.
Poi arrivano la crisi delle fortificazioni,
l'agricoltura mezzadrile e infine lo spopolamento del Novecento.
Un paese modellato dalla
terra
Ma la storia di Montebradoni non è stata
determinata soltanto dagli uomini.
La terra stessa ha avuto un ruolo decisivo.
Le Balze hanno modificato il paesaggio.
Hanno inghiottito terreni e minacciato
edifici.
Hanno contribuito all'abbandono della Badia.
Continuano ancora oggi a trasformare
lentamente il versante della collina.
Montebradoni è quindi un luogo nel quale la
storia umana e quella geologica sono inseparabili.
Tra la Badia e le Balze
È forse questa l'immagine che meglio
rappresenta Montebradoni.
Da una parte la Badia, costruita dagli uomini
per durare nei secoli.
Dall'altra le Balze, che ricordano quanto il
paesaggio possa essere fragile e mutevole.
Tra le due si trova il piccolo borgo.
Generazioni di monaci, contadini, viaggiatori
e abitanti hanno percorso queste strade.
Prima di loro gli Etruschi avevano scavato le
proprie tombe nelle stesse colline.
Oggi le rovine e il paesaggio continuano a
raccontare tutte queste epoche insieme.
Una porta settentrionale di
Volterra
Montebradoni può quindi essere considerato una
delle antiche porte rurali di Volterra.
Non soltanto per la scomparsa Porta di
Montebradoni, che metteva in comunicazione la città con queste
campagne.
Ma soprattutto per la sua posizione.
Chi scendeva da Volterra verso la Valdera
passava da questo territorio.
Chi risaliva verso la città incontrava
Montebradoni prima delle mura.
Ancora oggi il borgo conserva questa funzione
geografica.
È un luogo di passaggio tra città e campagna,
tra il colle volterrano e le vallate settentrionali.
Una storia tra archeologia,
fede e paesaggio
Montebradoni è piccolo, ma possiede una storia
eccezionalmente stratificata.
Le tombe raccontano la Volterra etrusca.
La Badia racconta il grande monachesimo
medievale.
Il castello racconta la necessità di difendere
il territorio.
Le contrade raccontano l'organizzazione
politica della città.
Sant'Andrea e il Pianuccio conservano la
memoria religiosa.
I poderi raccontano il mondo della mezzadria.
Le Balze raccontano la continua trasformazione
della terra.
E l'opera di Mauro Staccioli dimostra che
questo paesaggio continua ancora oggi a generare arte.
È proprio l'incontro tra tutte queste storie a
rendere Montebradoni uno dei luoghi più particolari e meno
conosciuti alle porte di Volterra. |