Motrone - Borgo a Mozzano

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Foto - fotografie - Immagini - Borgo - frazione - Località della Mediavalle (LU = Lucca. Regione Toscana. Italy)

Motrone

Motrone

Il parcheggio

Locandina

Ad inizio del paese

Monumento ai caduti in guerra

Edicola sacra

Interno dell'edicola

Verso il centro del paese

In paese

In paese

In paese

In paese

Nel passaggio voltato

In paese

Nelle mura di una casa

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

In paese

Casa

Indicazioni

Le mura del paese

Antica porta

Antica porta

In paese

Le mura

Iscrizione

In paese

In paese

Casa

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In paese

In paese

Casa

In paese

In paese

In paese

Chiesa di San Giusto

Chiesa di San Giusto

Iscrizione

Iscrizione

Vista dal Sagrato

Nel Sagrato

Vista dal Sagrato della Chiesa

Vista dal Sagrato della Chiesa

La torre campanaria

Chiesa

Torre campanaria

Torre campanaria

In paese

In paese

In paese

In paese

Casa

In paese

Motrone

Motrone

Informazioni storiche, culturali della località.

Motrone: storia, cultura e territorio

Arroccato a circa 683 metri di altitudine, su uno sperone roccioso che domina la valle della Turrite Cava, Motrone è uno dei borghi più suggestivi del Comune di Borgo a Mozzano. La posizione isolata, le case raccolte, i selciati, i portali in pietra e soprattutto le antiche porte di accesso conservano ancora oggi l'immagine di un piccolo borgo medievale fortificato. La sua storia è strettamente legata al controllo delle montagne e delle vie che collegavano la Media Valle del Serchio con la Garfagnana. Nella parte più alta del paese sorgeva infatti il Castello del Bucine, mentre la Chiesa di San Giusto domina ancora oggi lo sperone roccioso sopra la Turrite. Intorno al paese, boschi, antiche mulattiere, romitori e luoghi panoramici raccontano una storia nella quale difesa, fede e vita di montagna sono profondamente intrecciate.

Le origini di Motrone

Le prime notizie documentarie relative a Motrone risalgono al 995. La presenza del paese è quindi attestata prima dell'anno Mille, in un periodo nel quale sulle montagne della Valle del Serchio si stava consolidando una rete di piccoli insediamenti, castelli e luoghi di culto. La posizione scelta per l'abitato non era casuale. Motrone sorge infatti in un punto naturalmente difendibile, su un rilievo roccioso che permetteva di controllare la valle sottostante e le vie che attraversavano la montagna. Questa caratteristica avrebbe determinato per secoli la funzione strategica del paese.

Un borgo fortificato

Ancora oggi Motrone conserva elementi che permettono di riconoscere chiaramente il suo passato medievale. Agli ingressi del paese si trovano antiche porte ad arco in pietra, mentre in diversi punti sono ancora visibili resti delle strutture difensive. Il borgo era infatti protetto da mura e organizzato intorno alla fortificazione posta nella parte più elevata. La disposizione compatta delle abitazioni, i passaggi stretti e i percorsi lastricati riflettono un modello insediativo nato quando la necessità di difendersi condizionava profondamente la forma dei paesi. Entrare a Motrone significa quindi attraversare ancora oggi quella che un tempo era la soglia di un piccolo castello medievale.

Il Castello del Bucine

La principale struttura difensiva del paese era il Castello del Bucine. La fortificazione sorgeva nella parte più alta dello sperone roccioso, in posizione dominante sulla Turrite Cava. Da questo punto era possibile sorvegliare il territorio circostante e controllare gli spostamenti lungo le vie montane. Dell'antico castello rimangono oggi soltanto alcune testimonianze, ma sono ancora riconoscibili le porte di accesso, porzioni delle antiche mura e altri elementi inglobati nelle costruzioni successive. Il Castello del Bucine rappresentava quindi il cuore militare del borgo.

Motrone e la Repubblica di Lucca

Nel corso del Medioevo Motrone fu coinvolto nelle complesse vicende politiche della Valle del Serchio. Nel 1244, il paese entrò nell'orbita della Repubblica di Lucca, interessata a controllare i castelli e le vie di comunicazione verso la Garfagnana. La posizione di Motrone aveva infatti un valore che andava ben oltre le dimensioni del paese. Controllare il castello significava poter sorvegliare un'importante zona di passaggio e mantenere una presenza lucchese in un territorio conteso tra diverse potenze. Da quel momento le vicende di Motrone rimasero per secoli strettamente collegate alla storia dello Stato lucchese.

Una terra di confine

La posizione montana rese Motrone anche un vero paese di confine. Le montagne circostanti separavano territori sottoposti a differenti autorità politiche e, soprattutto tra Medioevo ed età moderna, queste zone furono spesso oggetto di contese. Nel corso dei secoli il castello assunse quindi una funzione strategica non soltanto per la difesa della popolazione, ma anche nel più ampio sistema territoriale lucchese. Le vicende militari che interessarono la Garfagnana coinvolsero più volte anche Motrone. La storia del paese è per questo strettamente collegata a quella dei vicini territori di Vallico e della valle della Turrite.

Il borgo medievale

Il fascino di Motrone deriva soprattutto dalla conservazione della struttura storica del paese. Le abitazioni sono raccolte sullo sperone roccioso e collegate da vicoli, passaggi e selciati in pietra. Portali e murature testimoniano tecniche costruttive tradizionali sviluppatesi nel corso dei secoli. La pietra rappresentava il principale materiale disponibile e veniva utilizzata per costruire abitazioni, muri, scalinate, fontane e strade. Il risultato è un borgo fortemente integrato con il paesaggio circostante, quasi come se le case fossero una prosecuzione naturale della roccia sulla quale sorgono.

La Chiesa di San Giusto

Nella parte alta di Motrone sorge la Chiesa parrocchiale di San Giusto, uno degli elementi più riconoscibili del paese. La chiesa è documentata nel 1260, quando compare tra gli edifici religiosi dipendenti dalla Pieve di Diecimo. Il complesso sorge in una posizione spettacolare, sopra il dirupo del Bucine, a strapiombo sulla valle della Turrite. Per raggiungere la chiesa bisogna percorrere una suggestiva e ripida scalinata in pietra. L'arrivo sul sagrato permette immediatamente di comprendere la natura difensiva e strategica del luogo.

Una chiesa nata accanto alla fortezza

La storia della Chiesa di San Giusto è strettamente collegata a quella del castello. La grande canonica annessa alla chiesa occupa infatti ambienti che in passato avevano una funzione fortificata. Il complesso religioso e quello militare costituivano quindi un unico punto dominante sul territorio. Con il passare dei secoli e la progressiva perdita della funzione difensiva, la chiesa divenne il principale centro della vita collettiva. L'edificio medievale venne ampliato e restaurato più volte fino ad assumere, tra Settecento e Ottocento, gran parte dell'attuale configurazione interna. Le decorazioni furono poi completate nel corso del Novecento.

L'organo Agati

All'interno della Chiesa di San Giusto si conserva un importante organo Agati del 1864. La famiglia Agati, originaria di Pistoia, fu una delle più note famiglie di organari toscani tra Settecento e Ottocento. I suoi strumenti furono installati in numerose chiese della Toscana e di altre regioni italiane. La presenza di un organo Agati a Motrone testimonia l'attenzione che anche una piccola comunità montana dedicava alla musica e alla solennità delle celebrazioni religiose. Per generazioni il suono dell'organo ha accompagnato feste, matrimoni e altre importanti occasioni della vita comunitaria.

La vita religiosa

Come in molti piccoli paesi della Valle del Serchio, la chiesa rappresentava il centro della vita religiosa e sociale. Il calendario della popolazione era scandito dalle festività cristiane, dalla festa patronale, dalle processioni e dalle celebrazioni dedicate ai santi. Questi appuntamenti non avevano soltanto un significato religioso. Erano anche occasioni nelle quali gli abitanti si incontravano, le famiglie si riunivano e veniva rafforzato il senso di appartenenza alla comunità. In un paese isolato come Motrone, queste tradizioni assumevano un'importanza ancora maggiore.

Il Romitorio di Sant'Ansano

Nei boschi intorno a Motrone si trova un altro luogo di grande interesse: il Romitorio di Sant'Ansano. Il piccolo edificio religioso sorge lungo l'antica mulattiera che collegava Motrone con Cune. La posizione isolata ricorda una forma di religiosità molto diffusa nel Medioevo e nell'età moderna. Eremi, romitori e piccole cappelle venivano costruiti lontano dai centri abitati, in luoghi appartati e immersi nella natura, dove era possibile dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione. Sant'Ansano costituisce ancora oggi una delle mete più suggestive raggiungibili attraverso gli antichi percorsi montani.

Le antiche mulattiere

Prima della costruzione delle strade moderne, Motrone era collegato al resto del territorio attraverso una rete di mulattiere e sentieri. Queste vie permettevano di raggiungere Cune, la valle della Turrite, i boschi e le zone montane circostanti. Erano percorse a piedi o con animali da soma e rappresentavano le vere strade della montagna. Attraverso di esse transitavano prodotti agricoli, legna, carbone, animali e tutto ciò che era necessario alla vita quotidiana. Il loro tracciato racconta ancora oggi la geografia economica e sociale del territorio prima dell'arrivo della moderna viabilità.

Motrone e Cune

Particolarmente importante era il collegamento tra Motrone e Cune. I due paesi erano uniti da un percorso montano che attraversava i boschi passando nei pressi del Romitorio di Sant'Ansano. Proseguendo era possibile raggiungere le zone del Monte Bargiglio, dove si trovava l'antica torre di avvistamento conosciuta come l'“Occhio di Lucca”. Questa rete di percorsi dimostra come i paesi montani non fossero realtà isolate. Esistevano invece continui rapporti tra le comunità, basati sul commercio, sui legami familiari, sulla gestione dei boschi e sugli spostamenti stagionali.

L'altopiano di Lavacchielli

Dal territorio di Motrone è possibile raggiungere anche l'altopiano di Lavacchielli, una zona panoramica immersa nella natura. Questi ambienti montani avevano in passato una funzione molto concreta per la popolazione. Boschi, pascoli e terreni lontani dal paese rappresentavano infatti risorse economiche fondamentali. Gli abitanti vi si recavano per il taglio della legna, per il pascolo degli animali e per altre attività legate alla montagna. Oggi gli stessi percorsi sono soprattutto itinerari escursionistici, ma conservano la memoria di un territorio un tempo frequentato quotidianamente per lavoro.

L'Antro del Vasaio

Tra i luoghi naturali più interessanti del territorio viene ricordato anche l'Antro del Vasaio. La presenza di grotte e cavità è una caratteristica del paesaggio montano della zona, modellato nel corso di tempi lunghissimi dall'azione dell'acqua sulla roccia. Luoghi come l'Antro del Vasaio contribuiscono ad arricchire il patrimonio naturalistico che circonda Motrone. Il paese può quindi rappresentare un punto di partenza non soltanto per itinerari storici, ma anche per escursioni dedicate alla scoperta dell'ambiente montano.

La vita nei boschi

Per secoli il bosco fu una delle principali risorse degli abitanti di Motrone. La legna era indispensabile per riscaldare le abitazioni e cucinare, ma veniva utilizzata anche per costruire attrezzi e strutture agricole. Il castagno rivestiva un'importanza particolare. Le castagne potevano essere essiccate e trasformate in farina, diventando uno degli alimenti fondamentali durante i mesi invernali. Il bosco forniva inoltre pascolo, foglie utilizzate come lettiera per gli animali e numerosi altri prodotti. Per una comunità montana, quindi, il bosco non rappresentava semplicemente il paesaggio: era parte integrante dell'economia quotidiana.

Agricoltura e allevamento

La conformazione del territorio rendeva difficile la pratica di un'agricoltura estensiva. Le famiglie utilizzavano quindi piccoli appezzamenti, orti e terreni ricavati sui pendii. L'allevamento integrava le risorse agricole e permetteva di sfruttare anche le zone meno adatte alla coltivazione. La vita richiedeva un rapporto molto stretto con le stagioni. Semine, raccolti, taglio della legna, cura dei castagneti e allevamento scandivano l'intero anno. Questo mondo rurale è progressivamente scomparso nel corso del Novecento, ma ha lasciato profonde tracce nella cultura e nel paesaggio.

Padre Carlo da Motrone

Tra le figure legate alla storia del paese viene ricordato anche il Venerabile Padre Carlo da Motrone. Nato a Motrone il 14 febbraio 1690, con il nome di Giusto Grotta, entrò nell'ordine dei Cappuccini assumendo il nome di Carlo. La sua fama di religioso crebbe dopo la morte e nel 1782, sotto papa Pio VI, venne avviata una causa relativa alla sua beatificazione, che tuttavia non giunse a conclusione. La figura di Padre Carlo rappresenta un interessante capitolo della storia religiosa locale e testimonia ancora una volta il forte legame tra Motrone e la spiritualità francescana e popolare.

Motrone e il Comune di Pescaglia

Un elemento molto particolare della storia amministrativa del paese è rappresentato dal fatto che Motrone non ha sempre fatto parte del Comune di Borgo a Mozzano. Per lungo tempo appartenne infatti al Comune di Pescaglia. Questa appartenenza era legata anche alla geografia del territorio e agli antichi collegamenti, che orientavano maggiormente Motrone verso la valle della Turrite e verso le comunità montane circostanti. Soltanto nel 1963, il paese venne aggregato al Comune di Borgo a Mozzano. Si tratta quindi di una delle trasformazioni amministrative più recenti tra quelle che hanno interessato le attuali frazioni comunali.

Un paese tra più territori

La precedente appartenenza a Pescaglia aiuta anche a comprendere l'identità particolare di Motrone. Il paese si trova infatti in una posizione di passaggio tra la Media Valle del Serchio e il sistema montano della Turrite. I suoi rapporti storici non erano rivolti soltanto verso Borgo a Mozzano, ma anche verso Pescaglia, Cune e i centri della Garfagnana. Motrone rappresentava quindi un piccolo nodo all'interno di una rete di percorsi montani oggi in parte dimenticata.

Il paesaggio di Motrone

Uno degli elementi più affascinanti del paese è il rapporto tra l'abitato e il paesaggio. Le case sembrano aggrapparsi alla roccia, mentre la Chiesa di San Giusto domina il dirupo del Bucine. Intorno si estendono boschi e montagne attraversati da sentieri. Questa posizione, che un tempo rappresentava soprattutto una necessità difensiva, costituisce oggi uno dei maggiori elementi di fascino del borgo. Dai punti panoramici è possibile comprendere immediatamente perché questo luogo fosse stato scelto per costruire una fortificazione.

Motrone oggi

Motrone conserva ancora oggi numerose testimonianze della propria storia. Le porte medievali, i resti delle mura, il Castello del Bucine, la Chiesa di San Giusto e i selciati raccontano il passato fortificato del paese. Il Romitorio di Sant'Ansano e le antiche mulattiere testimoniano invece il rapporto con la montagna e con la religiosità popolare. A questi elementi si aggiunge il paesaggio naturale, che rende il paese un interessante punto di partenza per escursioni verso Lavacchielli, Cune e il Bargiglio.

Un borgo sospeso sulla valle

Motrone è uno dei luoghi nei quali la struttura medievale del territorio di Borgo a Mozzano appare ancora particolarmente evidente. La posizione dominante, le porte in pietra, le tracce delle mura e la chiesa costruita accanto all'antica fortezza permettono di immaginare il paese quando costituiva un piccolo presidio sulle montagne. Ma la storia di Motrone non è soltanto quella del castello. È anche la storia delle famiglie che hanno vissuto dei boschi, dei castagneti e dell'allevamento; dei viandanti che percorrevano le mulattiere; della devozione per San Giusto e Sant'Ansano; e dei rapporti costruiti nel corso dei secoli con le altre comunità della montagna. Visitare Motrone significa quindi scoprire un borgo nel quale storia medievale, architettura in pietra, spiritualità e paesaggio montano, sono ancora profondamente uniti.
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