Motrone: storia,
cultura e territorio
Arroccato a circa 683
metri di altitudine, su uno sperone roccioso che domina la valle
della Turrite Cava, Motrone è
uno dei borghi più suggestivi del Comune di Borgo a Mozzano.
La posizione isolata, le case raccolte, i selciati, i
portali in pietra e soprattutto le antiche porte di accesso conservano
ancora oggi l'immagine di un piccolo
borgo medievale fortificato.
La sua storia è strettamente legata al controllo delle
montagne e delle vie che collegavano la Media Valle del Serchio con la
Garfagnana. Nella parte più alta del paese sorgeva infatti il
Castello del Bucine, mentre la
Chiesa di San Giusto domina ancora oggi lo sperone roccioso sopra la
Turrite.
Intorno al paese, boschi, antiche mulattiere, romitori
e luoghi panoramici raccontano una storia nella quale difesa, fede e
vita di montagna sono profondamente intrecciate.
Le origini di Motrone
Le prime notizie documentarie relative a Motrone
risalgono al 995.
La presenza del paese è quindi attestata prima
dell'anno Mille, in un periodo nel quale sulle montagne della Valle del
Serchio si stava consolidando una rete di piccoli insediamenti, castelli
e luoghi di culto.
La posizione scelta per l'abitato non era casuale.
Motrone sorge infatti in un punto naturalmente
difendibile, su un rilievo roccioso che permetteva di controllare la
valle sottostante e le vie che attraversavano la montagna.
Questa caratteristica avrebbe determinato per secoli
la funzione strategica del paese.
Un borgo fortificato
Ancora oggi Motrone conserva elementi che permettono
di riconoscere chiaramente il suo passato medievale.
Agli ingressi del paese si trovano
antiche porte ad arco in pietra,
mentre in diversi punti sono ancora visibili resti delle strutture
difensive.
Il borgo era infatti protetto da mura e organizzato
intorno alla fortificazione posta nella parte più elevata.
La disposizione compatta delle abitazioni, i passaggi
stretti e i percorsi lastricati riflettono un modello insediativo nato
quando la necessità di difendersi condizionava profondamente la forma
dei paesi.
Entrare a Motrone significa quindi attraversare ancora
oggi quella che un tempo era la soglia di un piccolo castello medievale.
Il Castello del Bucine
La principale struttura difensiva del paese era il
Castello del Bucine.
La fortificazione sorgeva nella parte più alta dello
sperone roccioso, in posizione dominante sulla
Turrite Cava.
Da questo punto era possibile sorvegliare il
territorio circostante e controllare gli spostamenti lungo le vie
montane.
Dell'antico castello rimangono oggi soltanto alcune
testimonianze, ma sono ancora riconoscibili le porte di accesso,
porzioni delle antiche mura e altri elementi inglobati nelle costruzioni
successive.
Il Castello del Bucine rappresentava quindi il cuore
militare del borgo.
Motrone e la Repubblica di Lucca
Nel corso del Medioevo Motrone fu coinvolto nelle
complesse vicende politiche della Valle del Serchio.
Nel 1244, il
paese entrò nell'orbita della
Repubblica di Lucca, interessata a controllare i castelli e le
vie di comunicazione verso la Garfagnana.
La posizione di Motrone aveva infatti un valore che
andava ben oltre le dimensioni del paese.
Controllare il castello significava poter sorvegliare
un'importante zona di passaggio e mantenere una presenza lucchese in un
territorio conteso tra diverse potenze.
Da quel momento le vicende di Motrone rimasero per
secoli strettamente collegate alla storia dello Stato lucchese.
Una terra di confine
La posizione montana rese Motrone anche un vero
paese di confine.
Le montagne circostanti separavano territori
sottoposti a differenti autorità politiche e, soprattutto tra Medioevo
ed età moderna, queste zone furono spesso oggetto di contese.
Nel corso dei secoli il castello assunse quindi una
funzione strategica non soltanto per la difesa della popolazione, ma
anche nel più ampio sistema territoriale lucchese.
Le vicende militari che interessarono la Garfagnana
coinvolsero più volte anche Motrone.
La storia del paese è per questo strettamente
collegata a quella dei vicini territori di Vallico e della valle della
Turrite.
Il borgo medievale
Il fascino di Motrone deriva soprattutto dalla
conservazione della struttura storica del paese.
Le abitazioni sono raccolte sullo sperone roccioso e
collegate da vicoli, passaggi e
selciati in pietra.
Portali e murature testimoniano tecniche costruttive
tradizionali sviluppatesi nel corso dei secoli.
La pietra rappresentava il principale materiale
disponibile e veniva utilizzata per costruire abitazioni, muri,
scalinate, fontane e strade.
Il risultato è un borgo fortemente integrato con il
paesaggio circostante, quasi come se le case fossero una prosecuzione
naturale della roccia sulla quale sorgono.
La Chiesa di San Giusto
Nella parte alta di Motrone sorge la
Chiesa parrocchiale di San Giusto,
uno degli elementi più riconoscibili del paese.
La chiesa è documentata nel
1260, quando compare tra gli
edifici religiosi dipendenti dalla Pieve di Diecimo.
Il complesso sorge in una posizione spettacolare,
sopra il dirupo del Bucine, a
strapiombo sulla valle della Turrite.
Per raggiungere la chiesa bisogna percorrere una
suggestiva e ripida scalinata in pietra.
L'arrivo sul sagrato permette immediatamente di
comprendere la natura difensiva e strategica del luogo.
Una chiesa nata accanto alla fortezza
La storia della Chiesa di San Giusto è strettamente
collegata a quella del castello.
La grande canonica annessa alla chiesa occupa infatti
ambienti che in passato avevano una funzione fortificata.
Il complesso religioso e quello militare costituivano
quindi un unico punto dominante sul territorio.
Con il passare dei secoli e la progressiva perdita
della funzione difensiva, la chiesa divenne il principale centro della
vita collettiva.
L'edificio medievale venne ampliato e restaurato più
volte fino ad assumere, tra Settecento
e Ottocento, gran parte dell'attuale configurazione interna.
Le decorazioni furono poi completate nel corso del
Novecento.
L'organo Agati
All'interno della Chiesa di San Giusto si conserva un
importante organo Agati del 1864.
La famiglia Agati, originaria di Pistoia, fu una delle
più note famiglie di organari toscani tra Settecento e Ottocento.
I suoi strumenti furono installati in numerose chiese
della Toscana e di altre regioni italiane.
La presenza di un organo Agati a Motrone testimonia
l'attenzione che anche una piccola comunità montana dedicava alla musica
e alla solennità delle celebrazioni religiose.
Per generazioni il suono dell'organo ha accompagnato
feste, matrimoni e altre importanti occasioni della vita comunitaria.
La vita religiosa
Come in molti piccoli paesi della Valle del Serchio,
la chiesa rappresentava il centro della vita religiosa e sociale.
Il calendario della popolazione era scandito dalle
festività cristiane, dalla festa patronale, dalle processioni e dalle
celebrazioni dedicate ai santi.
Questi appuntamenti non avevano soltanto un
significato religioso.
Erano anche occasioni nelle quali gli abitanti si
incontravano, le famiglie si riunivano e veniva rafforzato il senso di
appartenenza alla comunità.
In un paese isolato come Motrone, queste tradizioni
assumevano un'importanza ancora maggiore.
Il Romitorio di Sant'Ansano
Nei boschi intorno a Motrone si trova un altro luogo
di grande interesse: il Romitorio di
Sant'Ansano.
Il piccolo edificio religioso sorge lungo l'antica
mulattiera che collegava Motrone con
Cune.
La posizione isolata ricorda una forma di religiosità
molto diffusa nel Medioevo e nell'età moderna.
Eremi, romitori e piccole cappelle venivano costruiti
lontano dai centri abitati, in luoghi appartati e immersi nella natura,
dove era possibile dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione.
Sant'Ansano costituisce ancora oggi una delle mete più
suggestive raggiungibili attraverso gli antichi percorsi montani.
Le antiche mulattiere
Prima della costruzione delle strade moderne, Motrone
era collegato al resto del territorio attraverso una rete di
mulattiere e sentieri.
Queste vie permettevano di raggiungere Cune, la valle
della Turrite, i boschi e le zone montane circostanti.
Erano percorse a piedi o con animali da soma e
rappresentavano le vere strade della montagna.
Attraverso di esse transitavano prodotti agricoli,
legna, carbone, animali e tutto ciò che era necessario alla vita
quotidiana.
Il loro tracciato racconta ancora oggi la geografia
economica e sociale del territorio prima dell'arrivo della moderna
viabilità.
Motrone e Cune
Particolarmente importante era il collegamento tra
Motrone e Cune.
I due paesi erano uniti da un percorso montano che
attraversava i boschi passando nei pressi del Romitorio di Sant'Ansano.
Proseguendo era possibile raggiungere le zone del
Monte Bargiglio, dove si
trovava l'antica torre di avvistamento conosciuta come l'“Occhio di
Lucca”.
Questa rete di percorsi dimostra come i paesi montani
non fossero realtà isolate.
Esistevano invece continui rapporti tra le comunità,
basati sul commercio, sui legami familiari, sulla gestione dei boschi e
sugli spostamenti stagionali.
L'altopiano di Lavacchielli
Dal territorio di Motrone è possibile raggiungere
anche l'altopiano di Lavacchielli,
una zona panoramica immersa nella natura.
Questi ambienti montani avevano in passato una
funzione molto concreta per la popolazione.
Boschi, pascoli e terreni lontani dal paese
rappresentavano infatti risorse economiche fondamentali.
Gli abitanti vi si recavano per il taglio della legna,
per il pascolo degli animali e per altre attività legate alla montagna.
Oggi gli stessi percorsi sono soprattutto itinerari
escursionistici, ma conservano la memoria di un territorio un tempo
frequentato quotidianamente per lavoro.
L'Antro del Vasaio
Tra i luoghi naturali più interessanti del territorio
viene ricordato anche l'Antro del
Vasaio.
La presenza di grotte e cavità è una caratteristica
del paesaggio montano della zona, modellato nel corso di tempi
lunghissimi dall'azione dell'acqua sulla roccia.
Luoghi come l'Antro del Vasaio contribuiscono ad
arricchire il patrimonio naturalistico che circonda Motrone.
Il paese può quindi rappresentare un punto di partenza
non soltanto per itinerari storici, ma anche per escursioni dedicate
alla scoperta dell'ambiente montano.
La vita nei boschi
Per secoli il bosco fu una delle principali risorse
degli abitanti di Motrone.
La legna era indispensabile per riscaldare le
abitazioni e cucinare, ma veniva utilizzata anche per costruire attrezzi
e strutture agricole.
Il castagno rivestiva un'importanza particolare.
Le castagne potevano essere essiccate e trasformate in
farina, diventando uno degli alimenti fondamentali durante i mesi
invernali.
Il bosco forniva inoltre pascolo, foglie utilizzate
come lettiera per gli animali e numerosi altri prodotti.
Per una comunità montana, quindi, il bosco non
rappresentava semplicemente il paesaggio: era parte integrante
dell'economia quotidiana.
Agricoltura e allevamento
La conformazione del territorio rendeva difficile la
pratica di un'agricoltura estensiva.
Le famiglie utilizzavano quindi piccoli appezzamenti,
orti e terreni ricavati sui pendii.
L'allevamento integrava le risorse agricole e
permetteva di sfruttare anche le zone meno adatte alla coltivazione.
La vita richiedeva un rapporto molto stretto con le
stagioni.
Semine, raccolti, taglio della legna, cura dei
castagneti e allevamento scandivano l'intero anno.
Questo mondo rurale è progressivamente scomparso nel
corso del Novecento, ma ha lasciato profonde tracce nella cultura e nel
paesaggio.
Padre Carlo da Motrone
Tra le figure legate alla storia del paese viene
ricordato anche il Venerabile Padre
Carlo da Motrone.
Nato a Motrone il 14
febbraio 1690, con il nome di
Giusto Grotta, entrò nell'ordine dei Cappuccini assumendo il
nome di Carlo.
La sua fama di religioso crebbe dopo la morte e nel
1782, sotto papa Pio VI, venne
avviata una causa relativa alla sua beatificazione, che tuttavia non
giunse a conclusione.
La figura di Padre Carlo rappresenta un interessante
capitolo della storia religiosa locale e testimonia ancora una volta il
forte legame tra Motrone e la spiritualità francescana e popolare.
Motrone e il Comune di Pescaglia
Un elemento molto particolare della storia
amministrativa del paese è rappresentato dal fatto che Motrone
non ha sempre fatto parte del Comune di
Borgo a Mozzano.
Per lungo tempo appartenne infatti al
Comune di Pescaglia.
Questa appartenenza era legata anche alla geografia
del territorio e agli antichi collegamenti, che orientavano maggiormente
Motrone verso la valle della Turrite e verso le comunità montane
circostanti.
Soltanto nel 1963,
il paese venne aggregato al Comune di Borgo a Mozzano.
Si tratta quindi di una delle trasformazioni
amministrative più recenti tra quelle che hanno interessato le attuali
frazioni comunali.
Un paese tra più territori
La precedente appartenenza a Pescaglia aiuta anche a
comprendere l'identità particolare di Motrone.
Il paese si trova infatti in una posizione di
passaggio tra la Media Valle del Serchio e il sistema montano della
Turrite.
I suoi rapporti storici non erano rivolti soltanto
verso Borgo a Mozzano, ma anche verso Pescaglia, Cune e i centri della
Garfagnana.
Motrone rappresentava quindi un piccolo nodo
all'interno di una rete di percorsi montani oggi in parte dimenticata.
Il paesaggio di Motrone
Uno degli elementi più affascinanti del paese è il
rapporto tra l'abitato e il paesaggio.
Le case sembrano aggrapparsi alla roccia, mentre la
Chiesa di San Giusto domina il dirupo del Bucine.
Intorno si estendono boschi e montagne attraversati da
sentieri.
Questa posizione, che un tempo rappresentava
soprattutto una necessità difensiva, costituisce oggi uno dei maggiori
elementi di fascino del borgo.
Dai punti panoramici è possibile comprendere
immediatamente perché questo luogo fosse stato scelto per costruire una
fortificazione.
Motrone oggi
Motrone conserva ancora oggi numerose testimonianze
della propria storia.
Le porte medievali,
i resti delle mura, il Castello del Bucine, la Chiesa di San Giusto e i
selciati raccontano il passato fortificato del paese.
Il Romitorio di Sant'Ansano e le antiche mulattiere
testimoniano invece il rapporto con la montagna e con la religiosità
popolare.
A questi elementi si aggiunge il paesaggio naturale,
che rende il paese un interessante punto di partenza per escursioni
verso Lavacchielli, Cune e il Bargiglio.
Un borgo sospeso sulla valle
Motrone è uno dei luoghi nei quali la struttura
medievale del territorio di Borgo a Mozzano appare ancora
particolarmente evidente.
La posizione dominante, le porte in pietra, le tracce
delle mura e la chiesa costruita accanto all'antica fortezza permettono
di immaginare il paese quando costituiva un piccolo presidio sulle
montagne.
Ma la storia di Motrone non è soltanto quella del
castello.
È anche la storia delle famiglie che hanno vissuto dei
boschi, dei castagneti e dell'allevamento; dei viandanti che
percorrevano le mulattiere; della devozione per San Giusto e
Sant'Ansano; e dei rapporti costruiti nel corso dei secoli con le altre
comunità della montagna.
Visitare Motrone significa quindi scoprire un borgo
nel quale storia medievale,
architettura in pietra, spiritualità e paesaggio montano, sono
ancora profondamente uniti. |