Orciatico: storia,
cultura e tradizioni
Un antico borgo sulle colline della
Valdera
Orciatico è una frazione del Comune di Lajatico, in
provincia di Pisa, situata su un colle tra la Valdera, la Val di Sterza
e le colline che conducono verso Volterra.
Il borgo sorge in posizione panoramica, circondato da
campi coltivati, boschi e rilievi dai quali lo sguardo può spaziare su
una parte molto ampia della Toscana interna.
A differenza di altri centri cresciuti soprattutto in
epoca moderna, Orciatico conserva ancora chiaramente l'impronta
dell'antico castello medievale.
Le case raccolte, le strade del centro storico e la
torre superstite raccontano un passato nel quale il paese aveva una
funzione soprattutto difensiva.
Ma la storia di Orciatico potrebbe essere ancora più
antica.
Le possibili origini longobarde
La tradizione storica locale attribuisce a Orciatico
origini longobarde.
Un elemento particolarmente curioso emerse nel 1993
durante i lavori di restauro di una delle torri dell'antico castello.
All'interno della muratura venne rinvenuta una pietra
sulla quale era incisa la data 652.
La pietra venne successivamente collocata sulla
facciata dell'edificio restaurato.
Questo ritrovamento è stato interpretato localmente
come una testimonianza dell'antichità dell'insediamento e della
possibile presenza longobarda nel territorio.
La data incisa è certamente suggestiva, anche se è
opportuno considerare con cautela le interpretazioni relative alla sua
origine e al suo significato.
L'anno 801
Un'altra importante testimonianza è legata a un
documento dell'anno 801.
In un atto di vendita del 31 luglio compaiono nomi
personali di evidente tradizione longobarda.
La documentazione conferma quindi che questa zona
della Toscana era già frequentata e organizzata nell'Alto Medioevo.
Orciatico si trovava inoltre lungo un territorio
strategico, tra Volterra, la Valdera e le vie che conducevano verso
Pisa.
Questa posizione avrebbe influenzato tutta la sua
storia successiva.
Il castello medievale
Nel pieno Medioevo Orciatico divenne un vero castello.
L'antico centro fortificato occupava la parte più
elevata del colle.
Come molti castelli della Valdera, era formato da un
nucleo abitato protetto da strutture difensive e organizzato intorno
alla rocca.
La posizione permetteva di controllare le strade e le
vallate circostanti.
Da Orciatico era infatti possibile osservare una parte
molto ampia del territorio.
Il paese faceva parte di un sistema di castelli e
fortificazioni che comprendeva anche Lajatico e la vicina Rocca di
Pietracassia.
Il vescovo di Volterra
Nel XII secolo Orciatico compare chiaramente nelle
vicende politiche del territorio.
Nel 1185 Ildebrando dei Pannocchieschi, vescovo di
Volterra, acquistò una parte del castello dalla contessa Teodora.
Il rapporto con i vescovi di Volterra rappresenta un
elemento fondamentale della storia di questa zona.
Durante il Medioevo il vescovo volterrano non
esercitava infatti soltanto un'autorità religiosa.
Possedeva castelli, terre e diritti signorili e
partecipava direttamente alla vita politica del territorio.
Orciatico entrò così nella complessa rete di
possedimenti contesi tra Volterra e Pisa.
Orciatico e Lajatico
La storia di Orciatico fu strettamente collegata a
quella di Lajatico.
I due castelli condividevano gran parte delle vicende
politiche e militari.
La loro posizione li rendeva importanti per il
controllo delle strade che attraversavano la Valdera.
Nei secoli medievali passarono attraverso l'influenza
dei vescovi di Volterra, il dominio pisano e infine quello fiorentino.
Questa successione di poteri racconta bene la storia
di una zona posta al confine tra diverse aree politiche della Toscana.
Il dominio di Pisa
Con l'espansione della Repubblica di Pisa verso
l'interno, anche Orciatico entrò nell'orbita pisana.
Pisa aveva bisogno di controllare le vie che
collegavano la città con Volterra e con le risorse minerarie
dell'entroterra.
I castelli della Valdera assumevano quindi
un'importanza strategica.
Orciatico e Lajatico costituivano punti di controllo
su queste direttrici.
La storia del piccolo borgo finì così per intrecciarsi
con quella di una delle maggiori potenze politiche e commerciali del
Mediterraneo medievale.
Il libero Comune
Un passaggio particolarmente importante avvenne nel
1313.
Gli statuti pisani riconobbero Orciatico come libero
Comune.
Il paese venne affidato a un capitano insieme ai
castelli di Lajatico e Pava.
Questo riconoscimento testimonia l'esistenza di una
comunità organizzata, capace di amministrare almeno una parte dei propri
affari.
Per diversi secoli Orciatico mantenne una propria
identità amministrativa distinta da quella di Lajatico.
Una comunità autonoma
Essere un Comune nel Medioevo e nella prima età
moderna significava possedere istituzioni locali che regolavano molti
aspetti della vita quotidiana.
Era necessario amministrare le strade, i beni comuni,
i pascoli, le acque e i rapporti con le comunità vicine.
Anche un piccolo borgo poteva quindi avere una vita
politica molto intensa.
La lunga autonomia amministrativa contribuì certamente
a rafforzare l'identità degli abitanti di Orciatico.
Ancora oggi il paese conserva un forte senso di
appartenenza alla propria comunità.
L'arrivo di Firenze
All'inizio del Quattrocento gli equilibri politici
della Toscana cambiarono definitivamente.
Firenze stava espandendo il proprio territorio verso
occidente.
Nel 1405 Orciatico, Lajatico e Pietracassia passarono
alla Signoria fiorentina.
La tradizione documentaria collega questo passaggio a
Pietro Gaetani, che consegnò le fortificazioni ai Fiorentini dietro
compenso.
Pochi anni dopo Firenze avrebbe conquistato anche
Pisa.
Per Orciatico iniziava così una nuova fase della
propria storia.
Il 1434 e lo smantellamento delle
fortificazioni
Il dominio fiorentino segnò anche la fine della
funzione militare dell'antico castello.
Nel 1434 Firenze ordinò lo smantellamento delle
fortificazioni di Orciatico, Lajatico e Pietracassia.
Era una scelta politica precisa.
Distruggere o rendere inutilizzabili le fortezze
permetteva di ridurre il rischio di ribellioni e impedire che i castelli
potessero essere utilizzati dai nemici.
Per Orciatico questo momento rappresentò una
trasformazione fondamentale.
Il castello medievale iniziò lentamente a diventare il
borgo rurale che conosciamo oggi.
La torre del castello
Dell'antico sistema fortificato rimane ancora una
torre.
La struttura si trova nella parte più antica del paese
e rappresenta uno dei principali simboli di Orciatico.
Il restauro effettuato nel 1993 ha permesso di
recuperare l'edificio e valorizzare il nucleo storico.
Proprio durante questi lavori venne rinvenuta la
famosa pietra con la data 652.
Dalla zona della torre si può inoltre osservare uno
splendido panorama sulla Valdera e sulle colline circostanti.
La fonte del castello
Nel corso degli interventi di recupero del centro
storico è stata restaurata anche l'antica fonte del castello.
Le fonti avevano un'importanza fondamentale nei borghi
medievali.
La disponibilità di acqua era indispensabile per la
vita quotidiana e diventava ancora più importante durante assedi e
periodi di guerra.
La presenza della fonte costituisce quindi una piccola
ma significativa testimonianza dell'organizzazione dell'antico centro
fortificato.
La Chiesa di San Michele Arcangelo
Il principale edificio religioso di Orciatico è la
Chiesa di San Michele Arcangelo.
La chiesa attuale venne costruita agli inizi del XVI
secolo.
Nel castello esisteva però già una chiesa molto più
antica, anch'essa dedicata a San Michele.
Con la crescita della comunità il vecchio edificio
divenne insufficiente e si decise quindi di realizzare una nuova chiesa.
Nel settembre del 1509 il vescovo Geremia Contugi
consacrò il nuovo edificio attribuendogli il titolo di pieve.
San Michele e i Longobardi
La dedicazione a San Michele Arcangelo è
particolarmente interessante.
Il culto di San Michele fu infatti molto diffuso tra i
Longobardi.
L'Arcangelo guerriero divenne uno dei santi più
venerati da questo popolo dopo la conversione al cristianesimo.
La presenza di una chiesa dedicata a San Michele non
dimostra da sola un'origine longobarda dell'insediamento.
Rappresenta però un elemento suggestivo se considerato
insieme alle tradizioni e ai ritrovamenti che collegano Orciatico
all'Alto Medioevo.
La ricostruzione ottocentesca
All'inizio dell'Ottocento la Chiesa di San Michele
necessitava di importanti interventi.
La parete settentrionale era diventata pericolante.
Si procedette quindi a una profonda ristrutturazione
che interessò la parete, il tetto e il campanile.
I lavori modificarono in parte l'aspetto
dell'edificio.
Il 29 settembre 1816 il vescovo Gaetano Incontri
consacrò nuovamente la chiesa, attribuendole il titolo di arcipretura.
I Quattro Evangelisti
L'interno della chiesa presenta una sola navata
suddivisa da grandi arconi.
Nel 1816 il pittore Francesco Catola decorò il
soffitto con raffigurazioni dei Quattro Evangelisti.
Queste pitture costituiscono uno degli elementi
artistici più riconoscibili dell'edificio.
All'interno si conserva inoltre un altare maggiore
scolpito in pietra locale.
Ai lati dell'altare compare lo stemma del pievano
Filippo Vigilanti.
Il Crocifisso del Seicento
Tra le opere conservate nella chiesa si trova anche un
pregevole Crocifisso ligneo decorato risalente al XVII secolo.
L'opera rappresenta una delle principali testimonianze
artistiche della parrocchia.
È presente inoltre un dipinto di autore non
identificato raffigurante le anime del Purgatorio.
Questi oggetti ricordano come anche una piccola
comunità rurale potesse accumulare nel corso dei secoli un patrimonio
artistico e devozionale significativo.
La Compagnia della Santissima
Concezione
Accanto alla chiesa parrocchiale si trova la chiesetta
della Compagnia.
La Compagnia della Santissima Concezione nacque nel
1641.
Era un'istituzione laica di carattere religioso e
assistenziale.
Il suo scopo comprendeva infatti l'assistenza e la
cura delle persone bisognose.
Le confraternite ebbero un ruolo fondamentale nella
società toscana dell'età moderna.
Organizzavano celebrazioni religiose, aiutavano i
poveri e accompagnavano le famiglie nei momenti più difficili della
vita.
L'Oratorio della Santissima
Annunziata
Nel paese si trova anche l'antico Oratorio della
Santissima Annunziata.
L'edificio, che era giunto in condizioni di forte
degrado, venne acquisito dal Comune nel 2002.
Dopo il restauro fu trasformato in uno spazio pubblico
polivalente.
Oggi può essere utilizzato per mostre, esposizioni e
iniziative culturali.
È un esempio interessante di recupero del patrimonio
storico: un antico edificio religioso ha trovato una nuova funzione
continuando a essere utilizzato dalla comunità.
La Rocca di Pietracassia
Poco distante da Orciatico si trova uno dei monumenti
medievali più spettacolari dell'intero territorio di Lajatico: la Rocca
di Pietracassia.
La fortezza sorge su un rilievo a oltre 500 metri di
altitudine.
La posizione permette di controllare la Valdera, la
Val di Sterza e una parte della Val di Cecina.
Non era quindi una fortificazione casuale.
Pietracassia rappresentava un punto strategico
fondamentale per il controllo delle strade e del territorio.
Il nome Pietracassia
Il nome della Rocca deriva probabilmente dalla grande
roccia sulla quale è costruita.
Il masso presenta infatti una profonda fenditura.
Il termine "cassa" viene interpretato nel senso di
rotta o spaccata.
Pietracassia significherebbe quindi "pietra spaccata".
La fortificazione sfruttava abilmente la conformazione
naturale del luogo.
Sul versante settentrionale il grande masso e il
terreno scosceso rendevano particolarmente difficile un attacco.
Il documento del 1028
La prima attestazione documentaria conosciuta della
Rocca di Pietracassia risale all'8 luglio 1028.
Il documento riguarda uno scambio di terre e castelli.
La fortezza è quindi sicuramente esistente nei primi
decenni dell'XI secolo.
Le sue origini potrebbero tuttavia essere precedenti.
La particolare struttura della Rocca ha portato a
considerarla uno degli esempi più interessanti di architettura
fortificata altomedievale della Toscana.
Il controllo della Valdera
Dall'alto di Pietracassia era possibile osservare un
territorio vastissimo.
La fortezza aveva quindi una funzione di avvistamento
oltre che di difesa.
In caso di movimenti militari, la posizione permetteva
di controllare le vallate con largo anticipo.
La Rocca faceva parte di un sistema di fortificazioni
che comprendeva anche Orciatico e Lajatico.
Questi castelli formavano una vera rete di controllo
del territorio.
Pietracassia e i vescovi di Volterra
Nell'XI e XII secolo Pietracassia fu strettamente
legata ai vescovi di Volterra.
Nel 1115 il vescovo Ruggero acquisì la Rocca insieme
ad altri castelli della Valdera in seguito alle disposizioni
testamentarie del conte Ugo della famiglia Pannocchieschi.
Nel 1161 un'altra parte del complesso passò al vescovo
Galgano.
Ancora una volta emerge quindi il grande potere
territoriale esercitato nel Medioevo dalla Chiesa volterrana.
La conquista pisana
Nel 1202 Pisa avanzò nella Valdera e conquistò
numerosi castelli.
Tra questi vi fu anche Pietracassia.
La Rocca entrò così nel sistema difensivo pisano.
Nel 1286, con l'accordo di Villamagna, avrebbe dovuto
essere restituita al vescovo di Volterra.
La situazione rimase però complessa e all'inizio del
Trecento la fortezza risultava ancora sotto l'influenza pisana.
Pietro Gaetani e Firenze
Nel 1405 avvenne un nuovo passaggio decisivo.
Pietro Gaetani consegnò Pietracassia, Orciatico e
Lajatico alla Signoria di Firenze.
Il territorio passò quindi definitivamente nell'orbita
fiorentina.
Nel 1434 le fortificazioni furono smantellate.
Da quel momento Pietracassia perse progressivamente la
propria funzione militare.
La grande fortezza divenne soprattutto un possedimento
agricolo e lentamente cadde in abbandono.
"Un poggio che se ne va alle stelle"
Un documento particolarmente suggestivo risale al
1507.
Marsilio Uguccioni, castellano di Pietracassia,
scrisse a Giansimone Buonarroti, appartenente alla famiglia di
Michelangelo.
Nella lettera descriveva la Rocca come situata su un
poggio altissimo, immerso nei boschi.
La fortificazione aveva ormai perso la propria
importanza militare.
Intorno dominavano soprattutto la natura e gli animali
selvatici.
È un'immagine che racconta perfettamente il passaggio
dalla fortezza medievale al paesaggio rurale.
I mulini a vento
Un'altra caratteristica straordinaria di Orciatico è
rappresentata dai mulini a vento.
Poco fuori dal paese si conservano infatti i resti di
due antichi mulini.
Sono strutture particolarmente rare nel paesaggio
della Toscana interna.
La loro costruzione viene generalmente collocata alla
fine del Seicento.
La scelta del luogo era naturalmente legata alla
presenza costante del vento sulle colline intorno a Orciatico.
Come funzionavano
I mulini possedevano una struttura in pietra sulla
quale era collocato il meccanismo destinato a sfruttare la forza del
vento.
Le pale mettevano in movimento gli ingranaggi
utilizzati per la macinazione.
In un'economia prevalentemente agricola, il mulino era
una struttura fondamentale.
Il grano prodotto nei campi doveva infatti essere
trasformato in farina.
La possibilità di utilizzare il vento permetteva di
affiancare questi impianti ai più tradizionali mulini ad acqua.
Il vento di Orciatico
La presenza dei mulini racconta anche una
caratteristica naturale del territorio.
Orciatico si trova infatti in posizione elevata ed
esposta alle correnti.
Il vento è da sempre un elemento del paesaggio locale.
Quello che per gli abitanti poteva sembrare
semplicemente un fenomeno naturale venne trasformato in una fonte di
energia.
I mulini rappresentano quindi una testimonianza molto
interessante dell'ingegno delle comunità rurali.
I mulini ad acqua
Nel territorio esistevano anche mulini alimentati
dall'acqua.
La memoria locale ricorda figure come Secondo
Salvetti, indicato come ultimo mugnaio della Foscia.
Mulini a vento e mulini ad acqua appartenevano allo
stesso sistema economico.
Entrambi permettevano di trasformare i cereali
prodotti nelle campagne.
Per secoli il mugnaio fu quindi una figura
fondamentale nella vita della comunità.
Il grano
La coltivazione dei cereali rappresentava una delle
principali attività agricole.
Il grano era indispensabile perché permetteva di
produrre il pane, alimento fondamentale della dieta contadina.
La mietitura era uno dei momenti più impegnativi
dell'anno.
Prima della meccanizzazione il lavoro veniva svolto
quasi completamente a mano.
Successivamente arrivarono le prime macchine per la
battitura.
La memoria locale ricorda Giuseppe Nencioni come uno
dei primi abitanti a introdurre a Orciatico una macchina a vapore
destinata proprio alla battitura del grano.
La castagna
Orciatico è tradizionalmente conosciuto anche per le
castagne.
I boschi intorno al paese comprendono infatti
castagneti che per secoli hanno rappresentato una risorsa importante per
gli abitanti.
La castagna era particolarmente preziosa nelle
comunità rurali.
Poteva essere consumata fresca, essiccata o
trasformata in farina.
Nei periodi di maggiore difficoltà costituiva un
alimento fondamentale.
Il castagno forniva inoltre legname e altri materiali
utili alla vita quotidiana.
I boschi
Una parte significativa del territorio intorno a
Orciatico è ricoperta da boschi.
Questi ambienti hanno sempre avuto un'importanza
economica.
Fornivano legna da ardere, materiale da costruzione e
prodotti spontanei.
Erano utilizzati anche per il pascolo e la caccia.
Oggi i boschi hanno assunto anche un grande valore
ambientale e paesaggistico.
Contribuiscono a creare quella combinazione di campi
aperti e vegetazione che caratterizza il territorio tra Orciatico e
Pietracassia.
La Mofeta dei Borboi
Nei dintorni di Orciatico si trova un luogo naturale
davvero particolare: la Mofeta dei Borboi.
Una mofeta è un'area nella quale dal terreno
fuoriescono naturalmente gas, soprattutto anidride carbonica.
Non si tratta quindi di fumo prodotto da un incendio o
da un'attività umana.
È un fenomeno geologico legato alle caratteristiche
profonde del sottosuolo.
La zona dei Borboi rappresenta uno degli aspetti
naturalistici più curiosi del territorio.
Un fenomeno conosciuto da secoli
Le emissioni naturali della zona erano conosciute già
nel XVIII secolo.
Il naturalista toscano Giovanni Targioni Tozzetti
descrisse fenomeni di questo tipo durante i propri studi e viaggi.
Nel Novecento l'area è stata oggetto anche di ricerche
scientifiche.
La presenza della mofeta collega Orciatico a un'altra
grande caratteristica della Toscana interna: la geotermia.
Poco più a sud iniziano infatti i territori nei quali
i fenomeni geotermici diventano ancora più evidenti.
Il paesaggio verso Volterra
Da Orciatico il panorama cambia continuamente.
Verso nord si apre la Valdera.
Verso sud il territorio diventa progressivamente più
selvaggio e conduce verso la Val di Cecina e Volterra.
Campi coltivati, boschi, calanchi e colline si
alternano creando uno dei paesaggi più caratteristici della Toscana.
La posizione elevata del paese permette di comprendere
immediatamente perché questo luogo fosse tanto importante durante il
Medioevo.
La vita agricola
Per secoli la maggior parte degli abitanti di
Orciatico visse di agricoltura.
Campi, vigne, olivi, castagneti e allevamento
costituivano la base dell'economia.
La vita seguiva il ritmo delle stagioni.
Ogni periodo dell'anno richiedeva lavori differenti.
La mietitura, la vendemmia, la raccolta delle olive e
quella delle castagne erano momenti nei quali tutta la comunità era
coinvolta.
La mezzadria
Anche a Orciatico la mezzadria ebbe un ruolo
importante.
Le famiglie contadine vivevano nei poderi e lavoravano
le terre dividendo i prodotti con il proprietario.
La casa colonica era contemporaneamente abitazione e
luogo di lavoro.
Intorno si trovavano stalle, cantine, orti e depositi.
Il sistema mezzadrile organizzò per secoli il
paesaggio e la società rurale.
Soltanto nel secondo dopoguerra iniziò a scomparire
rapidamente.
La fine del mondo contadino
tradizionale
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento anche
Orciatico fu coinvolto nelle grandi trasformazioni della campagna
toscana.
Molte famiglie lasciarono i poderi.
La meccanizzazione ridusse la quantità di manodopera
necessaria nei campi.
I giovani iniziarono a cercare lavoro nelle industrie,
nell'artigianato e nei servizi.
Pontedera e gli altri centri della Valdera
esercitavano una forte attrazione.
Il paese conobbe così un progressivo spopolamento.
Le prime innovazioni
La memoria locale conserva numerosi piccoli episodi
che raccontano il passaggio alla modernità.
Si ricordano Egidio Simoncini, che portò una delle
prime radio nel borgo, Ernesto Sgherri, associato nella memoria paesana
all'arrivo della bicicletta, e Giuseppe Nencioni, ricordato per la
macchina a vapore utilizzata nella battitura del grano.
Sono storie apparentemente minori.
In realtà raccontano molto bene come la tecnologia sia
entrata lentamente nella vita quotidiana di un piccolo paese rurale.
L'arrivo dell'elettricità
Una delle trasformazioni più importanti avvenne nei
primi decenni del Novecento con l'arrivo dell'illuminazione elettrica.
Per noi la luce elettrica è un elemento scontato.
Per una comunità abituata alle lampade a olio o ad
altri sistemi tradizionali rappresentò invece una vera rivoluzione.
L'elettricità modificò le case, le strade e
progressivamente anche le attività lavorative.
Era il segnale che il vecchio mondo rurale stava
entrando nella modernità.
Il recupero del centro storico
Negli ultimi decenni Orciatico ha investito nella
conservazione del proprio patrimonio.
La torre dell'antico castello è stata restaurata.
La pavimentazione del centro storico è stata
recuperata.
Sono stati installati elementi di illuminazione più
adatti al carattere del borgo ed è stata ripristinata la vecchia fonte.
Questi interventi hanno permesso di rendere nuovamente
leggibile la struttura medievale del paese.
L'Osservatorio Astronomico
Il territorio di Orciatico ospita anche un centro
dedicato all'osservazione astronomica.
La posizione lontana dai grandi centri urbani e il
paesaggio aperto rendono queste colline particolarmente adatte
all'osservazione del cielo.
È curioso pensare come la stessa posizione elevata
abbia assunto funzioni completamente differenti nel corso dei secoli.
Nel Medioevo serviva per osservare l'arrivo di
eserciti e controllare le vallate.
Oggi permette di osservare stelle e pianeti.
Dalle torri alle stelle
Esiste quindi un suggestivo filo conduttore nella
storia di Orciatico.
La torre del castello e Pietracassia rappresentano
l'antico bisogno di guardare lontano.
L'osservatorio astronomico rappresenta invece il
desiderio contemporaneo di guardare ancora più lontano.
Il paesaggio stesso favorisce questa relazione.
La scarsità di grandi insediamenti urbani e l'ampiezza
dell'orizzonte rendono Orciatico un luogo nel quale cielo e territorio
sembrano incontrarsi.
I sentieri
Oggi il territorio può essere conosciuto anche
attraverso percorsi a piedi e itinerari naturalistici.
Dalle strade intorno al paese si possono raggiungere i
mulini, i boschi e le zone panoramiche.
Più impegnativo è il percorso verso la Rocca di
Pietracassia.
Camminare attraverso questi luoghi permette di
osservare il territorio con una velocità simile a quella degli abitanti
del passato.
Le distanze tra castelli, campi e mulini acquistano
così un significato diverso.
La cucina contadina
La cucina tradizionale di Orciatico appartiene alla
cultura rurale della Toscana interna.
Pane, olio, cereali, legumi, prodotti dell'orto e
carni provenienti dagli allevamenti familiari costituivano la base
dell'alimentazione.
Anche le castagne avevano un ruolo importante.
Le ricette erano semplici e costruite soprattutto
intorno ai prodotti disponibili nelle diverse stagioni.
Come in tutta la cucina contadina toscana, lo spreco
era ridotto al minimo.
San Michele Arcangelo
Il patrono del paese è San Michele Arcangelo.
La festa di San Michele cade il 29 settembre.
Per una comunità agricola questo periodo coincideva
tradizionalmente con una fase molto importante dell'anno.
L'estate era ormai conclusa e iniziava la stagione dei
grandi lavori autunnali.
Le feste religiose erano quindi anche occasioni di
incontro per le famiglie provenienti dai poderi circostanti.
Orciatico e la propria memoria
Uno degli aspetti più interessanti della comunità è
l'attenzione verso la propria storia.
Negli ultimi anni sono state raccolte testimonianze,
fotografie e documenti relativi alla vita del paese.
Queste ricerche permettono di ricostruire non soltanto
le vicende dei castelli e dei grandi personaggi, ma anche quelle dei
mugnai, dei contadini, dei medici e delle famiglie.
È proprio questa memoria quotidiana a permettere di
comprendere davvero la storia di un piccolo borgo.
Orciatico oggi
Oggi Orciatico è una piccola frazione del Comune di
Lajatico che conserva ancora un forte carattere storico e rurale.
Il nucleo medievale, la torre del castello e la Chiesa
di San Michele raccontano la storia del paese.
Poco distante, i mulini a vento ricordano l'antica
economia agricola.
La Rocca di Pietracassia domina ancora le vallate come
faceva quasi mille anni fa.
La Mofeta dei Borboi testimonia invece la particolare
natura geologica del territorio.
Boschi, castagneti e campi completano un paesaggio che
conserva ancora molti elementi della Toscana rurale.
Tra pietra, vento e cielo
La storia di Orciatico può essere raccontata
attraverso tre elementi: la pietra, il vento e il cielo.
La pietra è quella delle mura del castello e della
grande Rocca di Pietracassia.
Il vento è quello che per secoli ha attraversato
queste colline e che gli abitanti impararono a sfruttare costruendo i
loro mulini.
Il cielo è quello che si apre sopra un territorio poco
urbanizzato e che oggi viene osservato anche attraverso gli strumenti
dell'osservatorio astronomico.
In mezzo a questi elementi si trova la storia degli
uomini e delle donne che hanno abitato Orciatico.
Longobardi, vescovi, soldati, contadini, mugnai e
famiglie hanno lasciato tracce differenti.
Alcune sono monumentali, come Pietracassia.
Altre sono piccolissime, come una pietra incisa, una
fonte, un vecchio mulino o il ricordo della prima radio arrivata in
paese.
Insieme formano la storia di uno dei borghi più
particolari dell'Alta Valdera: un antico castello che continua a
guardare le vallate, proprio come faceva nel Medioevo. |