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Orneto: storia e
cultura di un borgo ai confini della Val di Vara
Orneto è uno dei borghi più alti del Comune di Sesta
Godano, posto a circa 743 metri di altitudine sulle pendici del Monte
Gottero, quasi al confine con il territorio toscano di Zeri. La sua
posizione lo distingue dagli altri centri dell'alta Val di Vara: Orneto
è infatti un insediamento di montagna, costruito lungo un'antica
percorrenza e legato per secoli soprattutto alla pastorizia,
all'agricoltura e ai transiti attraverso il crinale appenninico.
Il borgo conserva ancora una struttura composta da
case in pietra, piccoli percorsi e fabbricati rurali. L'edificato si
dispone lungo la mezza costa, con gruppi di abitazioni intervallati da
ricoveri per animali e strutture agricole. Questa organizzazione
riflette il carattere tradizionalmente rurale di Orneto e il rapporto
molto stretto tra l'abitato e il territorio circostante.
Un paese di confineLa storia di Orneto è inseparabile dalla sua posizione
geografica.
Il paese si trova infatti lungo uno dei percorsi che
collegavano la Val di Vara con la valle di Adelano, Zeri e i territori
oltre l'Appennino. La strada proveniente da Sesta Godano e Chiusola
proseguiva verso Orneto e quindi verso il territorio di Zeri,
raggiungendo i valichi attraverso i quali si poteva scendere verso la
Lunigiana e la valle del Magra.
Questa posizione fece di Orneto un vero e proprio
punto di passaggio tra territori appartenenti a diverse amministrazioni.
Una testimonianza particolarmente interessante proviene dalla
cartografia storica: nel Settecento furono realizzate diverse mappe per
documentare le controversie territoriali tra Orneto e Chiusola, da una
parte, e Adelano e Zeri, dall'altra. Una carta del 1783 rappresentava
dettagliatamente proprio il territorio conteso tra le comunità di
Pontremoli e Godano.
Queste controversie mostrano quanto fossero
importanti, per le comunità montane, i confini dei boschi, dei pascoli e
dei terreni agricoli. In un territorio nel quale l'economia dipendeva
direttamente dalle risorse naturali, stabilire a chi appartenessero un
pendio, un bosco o un pascolo significava definire anche i diritti delle
famiglie che vi vivevano.
L'antica percorrenza verso ZeriPrima delle moderne strade carrozzabili, i
collegamenti attraverso l'Appennino erano costituiti soprattutto da
mulattiere e sentieri. Orneto si trovava lungo una di queste antiche
direttrici.
Il percorso che dalla Val di Vara saliva verso il
territorio di Zeri costituiva una delle vie di comunicazione tra la
costa ligure e l'entroterra della Lunigiana. Attraverso Chiusola e
Orneto si poteva raggiungere la valle di Adelano e quindi proseguire
verso i passi appenninici.
Una fonte dedicata alla viabilità storica della zona
descrive proprio questo itinerario come parte della strada che collegava
il territorio pontremolese con quello genovese, passando attraverso
Zeri, Adelano, Orneto, Chiusola, Godano e la pieve di Robbiano.
Orneto rappresentava quindi uno degli ultimi nuclei
abitati prima del passaggio verso il territorio toscano. Questa funzione
di "porta" della valle contribuì a mantenere il paese inserito nei
rapporti economici e sociali tra comunità appartenenti a territori
diversi.
La vita pastoraleL'altitudine e la conformazione del territorio
condizionarono profondamente la vita degli abitanti.
Il Piano Urbanistico Comunale descrive Orneto come un
insediamento di alta montagna storicamente legato all'esercizio
della pastorizia. Accanto alle abitazioni erano presenti
ricoveri per animali e strutture agricole, organizzati in rapporto agli
spazi disponibili lungo il pendio.
La pastorizia rappresentava una risorsa importante per
le famiglie di montagna. Gli animali fornivano latte, carne, lana e
letame, mentre i pascoli permettevano di sfruttare terreni che non
sempre erano adatti alle coltivazioni.
A questa attività si affiancavano piccoli appezzamenti
agricoli, la raccolta della legna e l'utilizzo dei boschi. La vita di
Orneto era quindi fondata su un'economia diversificata, nella quale ogni
risorsa disponibile contribuiva al sostentamento della famiglia.
Ancora oggi la disposizione degli edifici permette di
riconoscere questa organizzazione: le abitazioni sono strettamente
collegate ai locali agricoli e ai ricoveri, mentre il territorio
circostante conserva la memoria di un paesaggio modellato per
generazioni dal lavoro pastorale e rurale.
L'Oratorio della Madonna del CarmeloNel cuore del borgo si trova l'Oratorio
della Madonna del Carmelo, uno degli edifici religiosi pi����
significativi di Orneto.
La costruzione conserva un'architettura seicentesca e
presenta caratteristiche che la distinguono dalle chiese di altre zone
della Liguria. Il Comune osserva infatti come le facciate e la copertura
riprendano soluzioni architettoniche più vicine alla tradizione della
vicina valle di Zeri, con l'impiego di
sassi e lastre di arenaria.
Questo particolare è molto significativo dal punto di
vista culturale. Orneto non appartiene infatti a un mondo completamente
separato rispetto alla Lunigiana e allo Zerasco: la posizione geografica
favorì inevitabilmente scambi, influenze e somiglianze tra le comunità
poste sui due versanti dell'Appennino.
L'oratorio rappresenta quindi anche una testimonianza
di questa cultura di frontiera, nella quale elementi della tradizione
ligure si incontrano con quelli dell'architettura montana delle valli
toscane.
Il Santuario della Madonna della
PennaLa testimonianza religiosa più importante del
territorio di Orneto è però il
Santuario della Madonna della Penna, situato lungo l'antico
percorso tra Orneto e Chiusola.
La tradizione locale considera l'edificio una cappella
molto antica, che in epoca remota sarebbe stata utilizzata come
rifugio e riparo per i viandanti.
Il Comune sottolinea inoltre come, nel corso del tempo, il piccolo
santuario sia diventato una meta di pellegrinaggio non soltanto per la
comunità di Chiusola, ma anche per i fedeli provenienti dallo Zerasco e
persino dalla Val di Taro.
La funzione originaria di ricovero per i viandanti
deve essere considerata con prudenza, perché non è possibile
ricostruirne con certezza tutte le fasi più antiche. È però documentata
l'importanza storica dell'edificio e il suo rapporto con l'antica
viabilità.
Il santuario è oggi sottoposto a tutela come bene
storico-architettonico. La Soprintendenza lo censisce infatti insieme
alla chiesa con la denominazione di
Chiesa e Santuario di Nostra Signora della Penna.
Una cappella lungo la strada dei
pellegriniLa collocazione del santuario aiuta a comprendere la
sua importanza.
Gli edifici religiosi posti lungo le antiche strade
avevano spesso una funzione che andava oltre il culto. Erano punti di
riferimento per chi viaggiava, luoghi nei quali fermarsi per pregare e,
in alcuni casi, strutture capaci di offrire riparo.
Nel caso della Madonna della Penna, la tradizione del
ricovero per i viandanti si inserisce perfettamente nella posizione
dell'edificio, posto lungo uno dei percorsi che attraversavano
l'Appennino tra Val di Vara e Zerasco.
Con il tempo la funzione religiosa divenne prevalente
e la cappella si trasformò in un luogo di pellegrinaggio. La sua
devozione superò così i confini del piccolo borgo e coinvolse comunità
appartenenti a territori diversi.
È un fenomeno particolarmente significativo per
comprendere la cultura delle montagne: i confini amministrativi potevano
dividere i territori, ma le vie di transito, i santuari e le devozioni
continuavano a collegare le popolazioni dei due versanti.
La Madonna della Penna e la memoria
alpinaUna pagina più recente della storia del santuario
riguarda la sua trasformazione in luogo della memoria dedicato ai
caduti.
Nel Novecento l'antica cappella versava in condizioni
di degrado. Negli anni Settanta gli Alpini della provincia della Spezia
promossero il recupero dell'edificio e la sua trasformazione in cappella
votiva dedicata ai Caduti alpini di
tutte le guerre.
La cerimonia di inaugurazione del santuario restaurato
si svolse nel settembre del 1973, con la partecipazione di numerosi
gruppi dell'ANA. Le fonti dell'epoca ricordano che l'intervento nacque
dalla collaborazione tra gli Alpini spezzini, il gruppo ANA di Sesta
Godano e le realtà locali.
Questa trasformazione aggiunse un nuovo significato a
un edificio già legato da secoli alla cultura del viaggio e della
devozione. La Madonna della Penna divenne così contemporaneamente luogo
religioso e luogo della memoria collettiva.
Orneto nel territorio di GodanoDal punto di vista politico e amministrativo, Orneto
seguì le vicende dell'alta Val di Vara.
Nel XVI secolo, con il consolidarsi del dominio
genovese nella zona, Orneto venne inserito nella
podesteria di Godano, insieme
ad altri centri dell'alta valle. La podesteria comprendeva, tra le altre
località, Antessio, Scogna, Pignona, Santa Maria, Bergassana, Groppo e
Rio.
La posizione di Orneto rendeva però particolarmente
delicato il rapporto con i territori vicini. I confini con Zeri e
Adelano, appartenenti ad altre amministrazioni, furono infatti oggetto
di controversie ancora nel Settecento.
Le mappe e i documenti prodotti in quel periodo
testimoniano una realtà nella quale il controllo del territorio non era
una questione puramente teorica. Boschi, pascoli e terreni costituivano
risorse indispensabili per le popolazioni locali e i confini
determinavano concretamente i diritti di utilizzo.
Un'architettura legata alla montagnaL'edilizia di Orneto conserva i caratteri di una
comunità costruita secondo esigenze molto pratiche.
Le case sono prevalentemente in pietra e gli edifici
agricoli si trovano strettamente integrati nel tessuto dell'abitato.
L'utilizzo della pietra locale e dell'arenaria rispondeva alla
disponibilità dei materiali e alle condizioni climatiche della montagna.
Il borgo non presenta quindi la monumentalità dei
grandi centri fortificati della valle. Il suo patrimonio storico è
piuttosto costituito da un'architettura quotidiana: abitazioni,
ricoveri, piccoli percorsi e luoghi religiosi.
È proprio questa semplicità a rendere Orneto
interessante dal punto di vista della cultura materiale. Il paese
conserva la testimonianza di una società nella quale l'abitazione, il
lavoro agricolo e la vita pastorale erano strettamente collegati.
Orneto e ChiusolaIl rapporto tra Orneto e
Chiusola è particolarmente
antico.
I due centri si trovano lungo la stessa direttrice
verso Zeri e per secoli hanno condiviso non soltanto percorsi e rapporti
economici, ma anche vicende territoriali. Le controversie sui confini
tra le comunità di Orneto e Chiusola e quelle di Adelano e Zeri sono
documentate dalla cartografia settecentesca conservata negli archivi
storici.
Anche la Madonna della Penna costituisce un elemento
di collegamento tra i due paesi. Il santuario, posto tra Orneto e
Chiusola, divenne infatti un punto di riferimento religioso per gli
abitanti di entrambe le comunità.
Questa relazione mostra ancora una volta come la
storia dei piccoli borghi non possa essere separata da quella dei
percorsi che li collegavano. Orneto era un paese di confine proprio
perché si trovava all'interno di una rete di rapporti che superava i
limiti amministrativi.
Orneto oggiOrneto conserva ancora l'immagine di un piccolo borgo
di alta montagna, immerso nella vegetazione e costruito lungo l'antica
percorrenza verso lo Zerasco.
La sua storia non è quella di un grande centro
politico, ma quella di una comunità che ha vissuto per secoli grazie
alla pastorizia, all'agricoltura e al controllo delle risorse della
montagna. A questa dimensione rurale si aggiunge la particolare funzione
svolta dal paese lungo le vie che collegavano Liguria e Toscana.
Il patrimonio religioso rappresenta oggi la
testimonianza più evidente di questa storia. L'Oratorio della Madonna
del Carmelo conserva l'architettura seicentesca della comunità, mentre
il Santuario della Madonna della Penna racconta una vicenda ancora più
ampia, fatta di viandanti, pellegrini, devozione e memoria.
Orneto può quindi essere letto come un vero
borgo di frontiera, non
soltanto perché si trova vicino al confine amministrativo con la
Toscana, ma perché per secoli ha messo in comunicazione mondi diversi:
la Val di Vara e lo Zerasco, la Liguria e la Lunigiana, le comunità
agricole e pastorali dei due versanti dell'Appennino.
Tra case in pietra, antichi percorsi, pascoli, oratori
e santuari, il paese conserva così una parte importante della cultura
storica della montagna ligure, una cultura costruita sul lavoro, sulla
mobilità e sulla capacità delle piccole comunità di mantenere rapporti
oltre i confini della propria valle.
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