Piagna di Rossano:
pietra, antiche fortificazioni e pastori sulla Via dei Monti
Piagna, conosciuta anche come
Piagna di Rossano, è una
piccola frazione del Comune di Zeri,
nell'Alta Lunigiana.
È uno dei borghi della remota e suggestiva
Valle di Rossano, un
territorio montano formato da una costellazione di piccoli paesi
distribuiti tra boschi, castagneti, prati e crinali.
Arrivando nella valle dalla zona di Arzelato, Piagna è
il primo nucleo storico che si incontra.
La sua posizione non è casuale.
Per secoli il paese si trovò lungo una delle più
importanti vie montane che attraversavano questa parte dell'Appennino:
la Via dei Monti, antico
collegamento tra Pontremoli, la Valle di Rossano, la Val di Vara e il
territorio ligure.
Ancora oggi Piagna conserva numerosi elementi della
propria storia: case in pietra, passaggi voltati, portali scolpiti,
simboli protettivi e il piccolo Oratorio di Santa Maria Maddalena.
Ma nel cuore del borgo si nasconde anche qualcosa di
più misterioso: un gruppo compatto di edifici quadrangolari che potrebbe
conservare la memoria dell'antico
“Castello della Piagna”. ricordato dalle fonti storiche.
La Valle di Rossano
Piagna appartiene alla
Valle di Rossano,
corrispondente in gran parte al bacino del torrente Teglia.
La documentazione territoriale del Comune di Zeri
comprende nella valle otto principali frazioni: Piagna, Castoglio,
Chioso, Montelama, Chiesa, Paretola, Valle e Bosco.
È un paesaggio tipicamente appenninico.
Boschi e castagneti coprono gran parte dei versanti,
mentre piccoli appezzamenti agricoli si aprono intorno agli abitati.
Storicamente ogni nucleo possedeva una propria
identità, pur mantenendo fortissimi rapporti con gli altri paesi della
valle.
Il primo paese di Rossano
Provenendo dalla strada che sale da Arzelato,
Piagna è il primo paese della Valle di
Rossano.
Questa posizione contribuì probabilmente alla sua
importanza storica.
Chi arrivava dalla zona di Pontremoli e attraversava i
monti entrava nella valle proprio nei suoi dintorni.
Il paese si trovava quindi lungo un percorso
frequentato da pastori, contadini, mercanti e viaggiatori.
La montagna, che oggi può dare un'impressione di
isolamento, era attraversata da una fitta rete di collegamenti.
Le origini
Non possediamo una data certa per la fondazione di
Piagna.
Alcuni elementi presenti nel centro storico
suggeriscono tuttavia un'origine antica dell'insediamento.
Particolarmente interessante è il complesso di edifici
posto nel cuore del borgo, organizzato secondo una struttura compatta e
approssimativamente quadrangolare.
Gli studi legati alla Via dei Monti hanno ipotizzato
che questo complesso possa conservare tracce di una
corte fortificata o di un piccolo
castello.
L'ipotesi trova un ulteriore elemento di interesse
nella documentazione storica.
Il “Castello della Piagna”
Alcuni documenti ricordano infatti personaggi indicati
come signori o uomini del “Castello
della Piagna”.
Una testimonianza cinquecentesca relativa ai beni
comuni di Piagna e Castoglio cita inoltre un
Giacopo dal Castello della Piagna.
Non sappiamo con certezza quale fosse l'aspetto della
struttura.
Non bisogna immaginare necessariamente una grande
fortezza con alte mura e torri come i castelli malaspiniani della Val di
Magra.
In un territorio montano poteva trattarsi di una casa
fortificata, di una corte turrita o di un piccolo presidio destinato al
controllo della comunità e delle strade.
Un incastellamento particolare
La Valle di Rossano presenta una caratteristica molto
interessante.
Diversi paesi conservano edifici che sembrano
collegati a case fortificate, torri o
residenze signorili.
A Castoglio, per esempio, il nucleo storico presenta
una struttura arroccata e conserva Palazzo Mori.
A Valle sopravvive la memoria di una casa con corte
chiamata “Castello”.
A Piagna il complesso quadrangolare nel centro del
paese costituisce un ulteriore esempio.
Si tratta di un modello diverso rispetto ai grandi
castelli feudali della Lunigiana centrale.
Prima dei Malaspina
Le tradizioni locali hanno collegato queste antiche
strutture a un'organizzazione territoriale precedente alla piena
affermazione dei Malaspina e del Comune di Pontremoli.
È stata avanzata anche l'ipotesi di presenze legate a
funzionari o signori di tradizione longobarda.
Questa ricostruzione rimane però difficile da
dimostrare con precisione.
È quindi più corretto considerarla un'ipotesi
interpretativa.
Ciò che appare più concreto è l'esistenza, in epoca
medievale e moderna, di famiglie e strutture locali che esercitavano
funzioni di controllo lungo le vie di comunicazione.
Piagna e Pontremoli
Per secoli Zeri rimase strettamente collegata a
Pontremoli.
La storia politica e commerciale delle due aree era
intrecciata.
Pontremoli rappresentava il principale centro urbano
della Val di Magra e controllare le strade montane verso la Liguria
significava poter partecipare ai commerci che attraversavano
l'Appennino.
Piagna si trovava proprio lungo una di queste
direttrici.
La sua storia è quindi molto più legata ai percorsi di
montagna di quanto le dimensioni attuali del paese possano far
immaginare.
La Via dei Monti
L'antica Via dei
Monti, detta anche Via de Pontremolo, collegava la Val di Magra
con la Liguria attraversando l'Appennino.
Da Pontremoli il percorso saliva verso Cavezzana
Gordana e Torrano, raggiungeva il Passo
di Pradalinara. ed entrava nella Valle di Rossano.
Piagna costituiva uno dei primi nuclei incontrati dopo
il valico.
Il percorso proseguiva quindi attraverso la valle e,
superati i crinali, scendeva verso la Val di Vara, Brugnato e Levanto.
Una strada di commerci
Per secoli questa via fu percorsa da persone e animali
da soma.
I muli erano particolarmente adatti ai ripidi sentieri
appenninici.
Potevano trasportare sale, tessuti, prodotti agricoli
e altre merci tra la costa ligure e l'interno.
Anche gli abitanti di Piagna utilizzavano queste
strade per raggiungere mercati, paesi vicini, pascoli e terreni.
La posizione lungo la Via dei Monti permetteva quindi
a una piccola comunità montana di essere inserita in una rete di
rapporti molto più ampia.
La perdita della funzione commerciale
Con il progressivo sviluppo di nuove direttrici e con
l'ingresso di Pontremoli nel Granducato di Toscana, gli equilibri
commerciali cambiarono.
I rapporti con Livorno acquistarono maggiore
importanza e la Via dei Monti perse gradualmente parte della propria
funzione commerciale.
Rimase tuttavia fondamentale per i collegamenti locali
con il territorio ligure.
Per gli abitanti della montagna le antiche mulattiere
continuarono a essere utilizzate ancora per secoli.
L'Oratorio di Santa Maria Maddalena
Al centro dell'abitato sorge l'Oratorio
di Santa Maria Maddalena, principale edificio religioso di
Piagna.
Le fonti locali attribuiscono l'edificio al
XVII secolo.
La sua presenza nel cuore del borgo mostra quanto il
piccolo luogo di culto fosse legato alla vita quotidiana della comunità.
La parrocchiale principale della valle era San Medardo
a Chiesa di Rossano, ma ogni nucleo possedeva spesso un proprio oratorio
per le devozioni locali.
La tela di Santa Maria Maddalena
All'interno dell'oratorio è conservata una tela di
particolare interesse.
L'opera raffigura la
Beata Vergine con Santa Maria Maddalena e San Medardo.
San Medardo è significativo perché è il titolare della
parrocchia di Rossano, alla quale appartenevano i piccoli nuclei della
valle.
Una fonte locale colloca il dipinto già alla fine del
XVI secolo, dunque in una fase forse precedente o vicina alla
costruzione dell'attuale oratorio.
La sua presenza testimonia la continuità della
devozione della comunità.
La balaustra
L'interno conserva inoltre una
balaustra in marmo decorata con figure
di santi in rilievo.
È un elemento particolarmente interessante in un
edificio di dimensioni ridotte.
Ricorda che anche le piccole comunità montane
cercavano di arricchire i propri luoghi di culto attraverso opere
artistiche e arredi religiosi.
L'oratorio non era quindi semplicemente una cappella
funzionale.
Era uno dei luoghi nei quali il paese rappresentava la
propria identità.
Le case in pietra
Piagna conserva ancora numerose
case in pietra.
Gli edifici seguono l'andamento irregolare del terreno
e si addossano gli uni agli altri.
Come negli altri borghi della Valle di Rossano,
l'abitazione tradizionale era strettamente collegata al lavoro agricolo.
Stalle, cantine e depositi potevano occupare i livelli
inferiori.
Ai piani superiori si trovavano invece gli ambienti
destinati alla famiglia.
I passaggi voltati
Tra gli elementi più suggestivi del paese vi sono i
passaggi voltati.
Le case potevano estendersi sopra vicoli e percorsi,
lasciando libero il passaggio al livello inferiore.
Era un modo intelligente per utilizzare al massimo lo
spazio disponibile.
Queste strutture creano ancora oggi scorci
particolarmente caratteristici e permettono di comprendere la logica
costruttiva dei piccoli borghi montani.
I portali in arenaria
Numerosi edifici conservano
portali in arenaria decorati.
L'arenaria era uno dei materiali più facilmente
lavorabili disponibili sulle montagne della zona.
Gli scalpellini potevano utilizzarla per architravi,
stipiti, gradini e finestre.
Su alcune pietre venivano incisi simboli, date,
iniziali o elementi ornamentali.
In questo modo anche una semplice abitazione rurale
poteva conservare informazioni sulla famiglia che l'aveva costruita.
Le figure apotropaiche
Piagna conserva inoltre interessanti
figure apotropaiche. scolpite
nella pietra.
Con questo termine si indicano immagini o simboli ai
quali la tradizione attribuiva una funzione protettiva.
Venivano collocati soprattutto vicino agli ingressi
delle abitazioni.
La porta rappresentava infatti il punto di passaggio
tra lo spazio sicuro della casa e il mondo esterno.
Simboli religiosi e figure fantastiche dovevano
idealmente proteggere la famiglia da pericoli e influenze negative.
Il nome Piagna
Una tradizione locale collega il nome
Piagna. alle piagne,
grandi lastre di pietra utilizzate un tempo per coprire i tetti.
Nei dintorni del paese esisteva infatti una zona di
estrazione del materiale lapideo.
L'interpretazione è suggestiva e coerente con
l'architettura locale, anche se l'etimologia del toponimo richiederebbe
una specifica verifica linguistica prima di poter essere considerata
definitiva.
Le piagne rimangono comunque uno degli elementi più
caratteristici dell'edilizia tradizionale zerasca.
I tetti di pietra
Prima della diffusione delle coperture moderne, molte
case della valle avevano tetti realizzati con grandi
lastre di pietra.
Erano pesanti e richiedevano robuste strutture lignee.
Avevano però il vantaggio di utilizzare materiali
reperibili direttamente sul territorio.
Il tetto diventava così parte integrante della
montagna: legno proveniente dai boschi e pietra estratta localmente
permettevano di costruire quasi interamente con risorse disponibili
nelle immediate vicinanze.
Carlo Caselli a Piagna
Una preziosa descrizione della vita del paese ci è
stata lasciata da Carlo Caselli.
nel suo viaggio attraverso la Lunigiana all'inizio del Novecento.
Caselli descrive Rossano come un insieme di piccole
borgate immerse nei castagneti.
Scendendo verso Piagna osservò una comunità
essenzialmente agricola e pastorale.
Le sue parole sono particolarmente importanti perché
ci permettono di vedere il paese prima delle grandi trasformazioni del
secondo Novecento.
Bestiame e pecore
Caselli ricorda esplicitamente che a Piagna si
allevavano bestiame e pecore.
La pastorizia era perfettamente adattata alla
morfologia della valle.
Gli animali potevano sfruttare prati e pendii
difficilmente utilizzabili per altre coltivazioni.
Latte, formaggio, carne e lana costituivano risorse
fondamentali.
Questa antica tradizione appartiene alla stessa
cultura pastorale dalla quale deriva la moderna valorizzazione della
Pecora Zerasca.
Frumento e granturco
Nei piccoli terreni disponibili si coltivavano
frumento e granturco.
La produzione doveva adattarsi alle dimensioni ridotte
degli appezzamenti e alla quota.
Ogni campo era prezioso.
Le famiglie cercavano di ottenere localmente gran
parte di ciò che serviva alla propria alimentazione.
L'agricoltura era quindi estremamente diversificata e
strettamente integrata con allevamento e bosco.
Patate e fagioli
Caselli rimase particolarmente colpito dalle
patate e dai fagioli di Piagna,
che descrisse in termini molto positivi.
Questi prodotti erano perfettamente adatti alla
montagna.
Le patate garantivano rese importanti anche in
condizioni difficili.
I legumi potevano essere essiccati e conservati a
lungo.
Insieme a castagne, cereali e formaggi rappresentavano
una parte fondamentale dell'alimentazione quotidiana.
Gli alberi da frutto
La descrizione storica ricorda anche la presenza di
diversi alberi da frutto.
La vite, al contrario, risultava assente nella zona di
Piagna.
È un dettaglio interessante perché mostra quanto le
coltivazioni cambiassero anche all'interno della stessa valle in
relazione a quota, esposizione e condizioni climatiche.
Poco più lontano, in aree maggiormente favorevoli,
Caselli avrebbe invece incontrato vigneti.
I castagneti
Intorno al paese dominavano i
castagneti.
Il castagno era una delle risorse fondamentali della
montagna.
Le castagne venivano raccolte, essiccate e trasformate
in farina.
Il legno serviva per costruzioni, recinzioni e
riscaldamento.
Il bosco forniva inoltre lettiera e altri materiali
necessari agli animali.
Per secoli il castagneto fu quindi una vera estensione
dell'azienda agricola familiare.
I carbonai
La memoria locale ricorda Piagna anche come paese di
carbonai.
La grande disponibilità di boschi rendeva possibile la
produzione di carbone vegetale.
Il lavoro richiedeva notevole esperienza.
La legna veniva sistemata nelle carbonaie e coperta in
modo da bruciare lentamente con poco ossigeno.
Per giorni era necessario controllare continuamente la
combustione.
Il carbone ottenuto poteva poi essere trasportato e
venduto fuori dalla valle.
I “diamanti di Piagna”
Una delle curiosità più affascinanti legate al paese
riguarda la geologia.
Carlo Caselli racconta che nelle montagne vicine si
trovavano cristalli di quarzo molto
trasparenti.
Per la loro brillantezza gli abitanti li chiamavano
scherzosamente o poeticamente “diamanti
di Piagna”.
Naturalmente non si trattava di veri diamanti.
Il nome popolare racconta però il rapporto curioso e
affettuoso che gli abitanti avevano sviluppato con le caratteristiche
naturali del proprio territorio.
Arenarie e scisti
Caselli descrive inoltre le montagne intorno al paese
come formate da scisti e strati di
arenaria compatta.
La geologia ha avuto un ruolo diretto nella vita della
comunità.
Dalla pietra provenivano materiali per costruire case,
portali, muri e coperture.
Il paesaggio geologico e quello costruito sono quindi
strettamente collegati.
Piagna è letteralmente un paese realizzato utilizzando
la montagna sulla quale sorge.
I beni comuni
Un documento datato
1546. offre uno scorcio particolarmente interessante
sull'organizzazione della comunità.
Il testo riguarda la
giurisdizione e i beni comunali di Castoglio e Piagna.
Descrive confini utilizzando fossi, corsi d'acqua,
fontane, boschi e altri elementi naturali.
È una testimonianza preziosa dell'importanza delle
terre comuni.
Boschi e pascoli non erano semplicemente spazi vuoti
tra un paese e l'altro.
Erano risorse economiche essenziali, sulle quali le
comunità esercitavano diritti precisi.
La montagna condivisa
I beni comuni permettevano alle famiglie di accedere a
pascoli, legna e altre risorse.
In una società di montagna questo sistema era
fondamentale.
Una famiglia poteva possedere piccoli terreni privati
vicino alla casa ma dipendere dagli spazi collettivi per il pascolo
degli animali e l'approvvigionamento di legname.
La definizione dei confini era quindi una questione
economica molto concreta.
Per questo veniva registrata con grande precisione.
La Seconda guerra mondiale
Durante la Seconda guerra mondiale l'intera Valle di
Rossano divenne un territorio importante per la
Resistenza.
La posizione appartata, i boschi e soprattutto la rete
delle antiche mulattiere permettevano di spostarsi tra Lunigiana e Val
di Vara evitando le principali vie di comunicazione.
La stessa Via dei Monti che per secoli aveva
trasportato merci divenne così una strada utilizzata da partigiani,
staffette e militari alleati.
Il Battaglione Internazionale
A Chiesa di Rossano operò il
Battaglione Internazionale.
legato al maggiore britannico Gordon Lett.
La formazione riuniva uomini di diverse nazionalità e
trovò nella valle un ambiente particolarmente favorevole per le proprie
attività.
Piagna apparteneva pienamente a questo territorio
operativo.
Per il singolo paese, tuttavia, è preferibile non
attribuire episodi di combattimento specifici senza una documentazione
puntuale.
Il suo ruolo va letto nel contesto più ampio della
Resistenza rossanese.
Pradalinara
Poco sopra Piagna si trova il
Passo di Pradalinara, uno dei
luoghi simbolicamente più importanti della valle.
Il passo separa Rossano dalla zona che conduce verso
Pontremoli e costituisce uno dei punti storici della Via dei Monti.
Durante la guerra questi crinali tornarono ad assumere
un'importanza strategica.
Oggi un monumento ricorda i combattenti di diverse
nazionalità che parteciparono alla Resistenza nel territorio.
Lo spopolamento
Nel secondo dopoguerra Piagna conobbe un forte
spopolamento.
Le opportunità di lavoro offerte dalle città e dalle
aree industriali resero sempre più difficile mantenere la tradizionale
economia agricola.
Molte famiglie partirono.
Alcune case furono abbandonate e i campi cominciarono
progressivamente a essere riconquistati dalla vegetazione.
Il fenomeno ha trasformato profondamente il paesaggio.
Una comunità che prova a rinascere
Piagna presenta però anche un interessante capitolo
contemporaneo.
Nel paese ha sede la
Cooperativa di Comunità Valli di Ziri, costituita nel 2019.
La cooperativa opera in settori che comprendono
agricoltura, allevamento, tutela ambientale, turismo e valorizzazione
del patrimonio materiale e immateriale.
È un'esperienza significativa perché cerca di
rispondere allo spopolamento non soltanto conservando il passato, ma
creando nuove possibilità di vita e lavoro nella montagna.
La Pecora Zerasca oggi
Anche la valorizzazione della
Pecora Zerasca. ha contribuito
a mantenere vivo il rapporto tra allevamento e territorio.
Quella che un tempo era soprattutto una necessità
economica delle famiglie è diventata anche un elemento identitario e
gastronomico.
Piagna rappresenta quindi un interessante punto di
incontro tra la vecchia cultura pastorale e i tentativi contemporanei di
costruire un'economia montana sostenibile.
La Via dei Monti oggi
L'antica Via dei Monti è stata recuperata come
itinerario escursionistico tra Levanto
e Pontremoli.
Nel tratto zerasco il percorso raggiunge il Passo di
Pradalinara e scende verso Piagna.
Il tracciato moderno segue, dove possibile, la
ricostruzione della viabilità medievale.
In alcuni punti è stato necessario adattarlo a frane e
trasformazioni recenti, ma il suo significato storico rimane evidente.
Camminare qui significa ripercorrere una strada
utilizzata per secoli.
Un borgo da scoprire
Piagna è uno dei luoghi che meglio permettono di
comprendere la particolare identità della Valle di Rossano.
Nel cuore del paese, il complesso di edifici
tradizionalmente collegato al “Castello
della Piagna�����. ricorda un'organizzazione medievale della quale
rimangono ancora molti interrogativi.
L'Oratorio di Santa
Maria Maddalena, con la tela dedicata alla Vergine, alla
Maddalena e a San Medardo, testimonia la devozione della piccola
comunità.
Le case in pietra, i passaggi voltati, i portali in
arenaria e le figure apotropaiche raccontano invece una cultura
costruttiva profondamente legata alla montagna.
La Via dei Monti ricorda che Piagna non fu mai
completamente isolata: mercanti, pastori e viaggiatori attraversavano
questi crinali dirigendosi tra Pontremoli e la Liguria.
Castagneti, bestiame, pecore, patate, fagioli e
produzione del carbone raccontano la vita quotidiana descritta ancora
all'inizio del Novecento da Carlo Caselli.
E tra le rocce dei monti circostanti si nascondeva
persino una piccola curiosità locale: quei cristalli di quarzo
trasparente che gli abitanti chiamavano
“diamanti di Piagna”.
Oggi il recupero della Via dei Monti e le nuove
iniziative comunitarie stanno dando al paese una possibilità diversa.
Piagna rimane un piccolo borgo, ma conserva una
storia sorprendentemente ricca: un
antico presidio sulla strada dell'Appennino, un paese di pastori e
carbonai e una comunità di pietra affacciata sui boschi della Valle di
Rossano. |