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Quaratica: storia e cultura del paese degli archi e delle gallerieQuaratica è uno dei borghi più appartati e caratteristici del territorio di Riccò del Golfo. Adagiata a circa 360 metri di altitudine, in un vallone dell'entroterra spezzino, la frazione conserva un'architettura popolare particolarmente suggestiva, fatta di case addossate al pendio, vicoli selciati, archi, passaggi coperti e piccole gallerie. È proprio questa struttura ad averle procurato uno dei suoi appellativi più evocativi: “il paese degli archi e delle gallerie”. Il Comune di Riccò del Golfo descrive Quaratica come un borgo caratterizzato da esempi di architettura popolare, archi voltati e percorsi coperti, mentre le guide del territorio ne sottolineano la particolare successione di stradine e passaggi che attraversano il nucleo abitato. Ma dietro questa immagine pittoresca esiste una storia molto più dura. Quaratica è nata e si è sviluppata in un ambiente impervio, dove la terra non era particolarmente generosa e dove per secoli la popolazione dovette basarsi su agricoltura, allevamento, castanicoltura e lavoro quotidiano. Il borgo che oggi appare silenzioso è quindi il risultato di secoli di adattamento al territorio.Un paese costruito sul pendioQuaratica non possiede una struttura urbana regolare. Il paese è disposto lungo il fianco della montagna e comprende diversi nuclei, fra i quali Cà Noeva, nella parte più bassa, il nucleo centrale con le località tradizionalmente indicate come Sìa Ota, Gurpàa e Aussemìn, e la parte superiore di Sèrsa, dove si trova la chiesa parrocchiale. La conformazione dell'abitato è una conseguenza diretta dell'ambiente. Le case sono strette una accanto all'altra e spesso sfruttano il dislivello naturale. In alcuni casi gli edifici raggiungono tre piani, con una sola stanza per piano; la cucina poteva trovarsi al livello superiore e una scala esterna collegava i diversi ambienti. Sotto le strutture ad arco trovavano posto cantine, stalle o magazzini, mentre sopra gli archi potevano essere ricavati piccoli spazi aperti destinati alle attività domestiche. Questa architettura non è quindi nata per ragioni estetiche. È il risultato di una lunga necessità di utilizzare ogni metro disponibile. Gli archi permettevano di creare passaggi e spazi di servizio; i percorsi coperti proteggevano dalla pioggia e collegavano abitazioni che si trovavano su livelli diversi; i muri in pietra sostenevano il terreno e contemporaneamente definivano gli spazi abitati. Il paese appare così quasi scavato nella montagna.Il paese degli archi e delle gallerieLa caratteristica più evidente di Quaratica è la presenza di una fitta rete di passaggi. Camminando nel borgo si incontrano vicoli stretti, archi voltati e percorsi coperti che attraversano o costeggiano le abitazioni. È un sistema particolarmente significativo per comprendere l'architettura rurale della Val di Vara, perché mostra come le esigenze pratiche abbiano determinato la forma stessa del paese. Quello che oggi può apparire come un elemento scenografico era un tempo parte della vita quotidiana. Le gallerie permettevano di spostarsi fra le case anche durante il maltempo. Gli archi sostenevano i piani superiori e consentivano di ricavare ambienti al livello della strada. Le abitazioni, invece di essere isolate, costituivano un sistema continuo nel quale spazi domestici, agricoli e di passaggio si sovrapponevano. Quaratica rappresenta quindi un esempio particolarmente leggibile di quella architettura rurale ligure di montagna nella quale la casa non è soltanto abitazione, ma anche magazzino, stalla, laboratorio e spazio per la lavorazione dei prodotti agricoli.Pietra, calce e lavoroLa pietra è il materiale che più di ogni altro definisce il volto di Quaratica. Il territorio di Riccò del Golfo è caratterizzato dalla presenza di numerosi edifici rurali realizzati con materiali locali, mentre la tradizione degli scalpellini di Valdipino e Casella contribuì alla diffusione di portali e manufatti in arenaria nell'intero comprensorio. A Quaratica la pietra assume però una funzione ancora più strutturale. La costruzione sul pendio richiedeva muri di contenimento, archi, volte e sostegni capaci di adattarsi alla morfologia del terreno. La casa tradizionale nasceva quindi insieme alla montagna: non cercava di cancellare il dislivello, ma lo incorporava nella costruzione. È questo uno degli aspetti più interessanti del borgo. Le architetture non devono essere considerate singolarmente. Il loro valore risiede soprattutto nell'insieme: una successione di muri, archi, scale, cortili e passaggi che forma un vero paesaggio abitato.Le origini medievaliLa storia documentata di Quaratica è strettamente legata a Carpena, uno dei principali centri medievali del territorio spezzino. Il borgo compare nelle fonti come possedimento dei signori di Carpena già nel 1208 e nuovamente nel 1251. In quell'anno gli uomini di Quaratica, insieme a quelli di altre comunità del territorio, rinnovarono i giuramenti di obbedienza al Comune di Genova e al signore di Carpena, Giovanni della Turca. Il documento del 1251 è particolarmente importante perché permette di vedere Quaratica non come un insediamento isolato, ma come parte di una rete di comunità che gravitavano intorno a Carpena e che avevano rapporti con la Repubblica di Genova. La sua posizione era infatti strategica. Carpena controllava un territorio molto ampio e, dopo l'istituzione della podesteria genovese nel XIII secolo, esercitò la propria giurisdizione su numerosi borghi. Anche quando nel 1343 la Spezia ottenne una propria podesteria, Quaratica rimase fra le località che continuarono a dipendere da Carpena.Le vicende di Carpena e le guerre medievaliLa storia di Quaratica risentì inevitabilmente delle vicende politiche e militari del territorio carpenese. Carpena fu coinvolta nelle lotte fra le diverse potenze che si contendevano il Levante ligure e, successivamente, nei conflitti con Genova. Le tensioni culminarono nel 1412, quando il castello di Carpena venne distrutto dalle truppe genovesi guidate da Antonio Doria. Per Quaratica non esistono, nelle fonti consultate, testimonianze altrettanto dettagliate sugli episodi militari. È però certo che il borgo apparteneva alla sfera territoriale di Carpena e che ne condivise il contesto politico. Questa è una distinzione importante: la storia di Quaratica medievale non coincide con quella del castello di Carpena, ma ne è strettamente collegata. Il paese rimase infatti una comunità prevalentemente rurale, lontana dai grandi centri del potere.Una terra difficileLa storia sociale di Quaratica è inseparabile dalla natura del territorio. Le fonti locali descrivono un ambiente caratterizzato da un terreno arido e sassoso, poco generoso nei confronti dell'agricoltura. La popolazione era essenzialmente contadina e doveva ricavare il proprio sostentamento da una combinazione di attività diverse. Non esisteva una sola risorsa capace di sostenere la comunità. La coltivazione della vite, la produzione agricola, la raccolta delle castagne, l'allevamento e le attività legate al bosco formavano un'economia di sussistenza nella quale ogni prodotto aveva la propria importanza. Questa situazione spiega anche la particolare struttura delle abitazioni. La casa contadina non era semplicemente il luogo dove dormire. Era uno spazio produttivo nel quale si conservavano gli attrezzi, si lavoravano i prodotti, si tenevano gli animali e si immagazzinavano le provviste. Gli archi e gli ambienti coperti di Quaratica sono quindi parte integrante della storia economica del paese.Pecore, zappe e vita contadinaLa memoria locale ha conservato un'immagine particolarmente significativa della Quaratica di un tempo, sintetizzata nel titolo del libro di Luciano Bonati “Quaratica al tempo di pecore e zappe”. L'espressione restituisce bene la dimensione rurale del paese. Prima della trasformazione economica del Novecento, la vita era scandita dai lavori agricoli, dalle stagioni e dalla disponibilità delle risorse. Le pecore fornivano lana, latte e carne; la terra, anche quando difficile da coltivare, offriva cereali, ortaggi e frutta; i boschi fornivano legna e castagne. Il lavoro era prevalentemente familiare. Le giornate richiedevano una continua alternanza fra campagna, bosco, stalla e abitazione. Anche i percorsi interni del paese erano funzionali a questo sistema: una galleria poteva condurre alla cantina, una scala al piano abitativo, un arco alla stalla o al magazzino. L'architettura di Quaratica conserva dunque la memoria di un'economia che non aveva bisogno di grandi edifici produttivi, perché la produzione era distribuita all'interno delle case e dei piccoli appezzamenti.La religiosità prima della parrocchia autonomaPer secoli Quaratica fece riferimento alla comunità religiosa di San Benedetto. Quando la parrocchia di San Benedetto venne separata dalla pieve di Santo Stefano di Marinasco con la bolla vescovile del 9 settembre 1569, Quaratica venne compresa nel suo territorio ecclesiastico. Questa situazione rimase sostanzialmente invariata fino al Novecento. La dipendenza religiosa da San Benedetto non significava però assenza di una propria vita devozionale. Come in molti borghi liguri, le comunità locali organizzavano feste, processioni e forme di culto legate ai santi protettori e alle immagini mariane. La costruzione dell'oratorio di Quaratica rappresentò progressivamente un punto di riferimento sempre più importante per gli abitanti.La chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San RoccoIl principale edificio religioso di Quaratica è oggi la chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie e San Rocco. L'edificio risale al XVIII secolo e nacque originariamente come oratorio. Solo nel Novecento sarebbe diventato il centro della nuova parrocchia. La scelta dei due titoli è significativa. La devozione alla Madonna delle Grazie appartiene alla tradizione mariana molto diffusa nelle comunità liguri, mentre San Rocco è uno dei santi maggiormente invocati nelle campagne europee come protettore contro le epidemie e le malattie. La presenza di San Rocco nella titolazione ricorda quindi anche la dimensione votiva della religiosità popolare. L'interno della chiesa venne decorato nel 1927, proprio nel periodo della costituzione della nuova parrocchia, e fu nuovamente interessato da interventi pittorici nel 1970, ad opera del pittore spezzino Navarrino Navarrini.La nascita della parrocchia di QuaraticaIl passaggio più importante nella storia religiosa contemporanea del borgo avvenne nel 1928. Il 5 luglio di quell'anno Quaratica venne separata dalla parrocchia di San Benedetto e divenne autonoma per decisione del vescovo Giovanni Costantini. Le fonti riportano talvolta il 1927 come anno dell'attribuzione del titolo parrocchiale, probabilmente in relazione alla fase preparatoria; la documentazione storica locale indica invece il 5 luglio 1928 per lo smembramento definitivo. La nascita della parrocchia autonoma rappresentò un passaggio importante. Non si trattava soltanto di una modifica amministrativa della diocesi. Significava riconoscere a Quaratica una comunità sufficientemente strutturata da possedere una propria organizzazione religiosa, un proprio centro di culto e una propria identità. La chiesa divenne così il cuore del borgo.La festa di San RoccoLa festa patronale di San Rocco, celebrata il 16 agosto, rappresenta uno dei momenti attraverso cui la memoria religiosa continua a legarsi alla vita comunitaria. Le feste patronali dei piccoli borghi liguri hanno storicamente una funzione che supera la dimensione strettamente religiosa. Sono occasioni di incontro fra abitanti, emigrati e persone originarie del paese che ritornano per qualche giorno; momenti nei quali le strade si riempiono nuovamente di voci e la piazza della chiesa torna a essere il centro della comunità. Per un borgo che ha conosciuto il progressivo spopolamento dell'entroterra, questi appuntamenti assumono quindi anche un valore di memoria.La grotta di QuaraticaFra gli elementi naturali più interessanti del territorio vi è la Grotta di Quaratica, una cavità carsica inserita nel sistema delle manifestazioni ipogee della zona. La presenza della grotta aggiunge un'altra dimensione al rapporto fra il borgo e il territorio: non soltanto la montagna abitata in superficie, ma anche il mondo sotterraneo modellato dai fenomeni carsici. La cavità è ricordata fra i luoghi naturali di interesse della frazione e compare inoltre negli itinerari dedicati al carsismo del territorio spezzino. Un percorso escursionistico del CAI collega infatti Riccò del Golfo a San Benedetto passando per Casella, Pian di Ballé, Quaratica, i Due Fratelli, Carpena e Castè. Questi itinerari mostrano come Quaratica non sia soltanto un punto di arrivo, ma una tappa all'interno di una rete storica di collegamenti fra le vallate e i crinali.Quaratica e i sentieriLa posizione del paese contribuisce ancora oggi al suo carattere appartato. Per raggiungerlo e attraversarlo si incontrano tratti di antichi percorsi, scalinate, selciati e passaggi che conservano l'impronta della viabilità tradizionale. Il cammino attraverso il borgo permette di comprendere immediatamente perché la sua architettura sia così strettamente legata alla morfologia. Dal paese i percorsi risalgono verso i crinali e si collegano alla rete escursionistica che attraversa l'entroterra spezzino. Il già citato itinerario del CAI inserisce Quaratica in un percorso di circa 13 chilometri attraverso Casella, la Madonna dell'Agostina, il Monte Sarara, la Sella Termo, San Benedetto, Codeglia, Carpena, Castè e La Foce. È un itinerario che permette di leggere il territorio non come una successione di frazioni separate, ma come un sistema storico di borghi, valichi, santuari e percorsi.Quaratica e il paesaggio della Bassa Val di VaraIl borgo appartiene a quella fascia di territorio nella quale la cultura della Val di Vara incontra quella delle colline che guardano verso il Golfo della Spezia. La distanza dalla costa non ha impedito scambi e collegamenti. Anzi, la storia economica mostra che Quaratica era inserita nei circuiti commerciali del territorio. Una ricerca sui trasporti e sui commerci della zona documenta, per esempio, il movimento di merci fra Quaratica, Carpena, Castè e la Spezia, con particolare riferimento al trasporto terrestre di vino e grano. Questo dato aiuta a superare l'immagine di Quaratica come paese completamente isolato. Era un borgo appartato, ma collegato. Le merci uscivano dalla valle e arrivavano verso la costa; allo stesso modo, prodotti e materiali potevano raggiungere il paese dalle zone circostanti.Il Novecento e lo spopolamentoCome molte altre località dell'entroterra ligure, Quaratica ha conosciuto nel Novecento una progressiva riduzione della popolazione. Il fenomeno è legato alla trasformazione generale della società italiana: l'abbandono dell'agricoltura tradizionale, la ricerca di lavoro nei centri urbani e nelle zone industriali, il miglioramento delle vie di comunicazione e il cambiamento delle condizioni di vita portarono molte famiglie a trasferirsi altrove. Le case che un tempo ospitavano più generazioni iniziarono così a essere utilizzate soltanto in parte. Alcuni ambienti agricoli persero la loro funzione, mentre i vecchi sentieri di collegamento vennero progressivamente sostituiti dalle strade moderne. Quaratica ha però conservato buona parte della propria struttura storica, proprio perché il suo impianto compatto e la particolare conformazione degli edifici sono rimasti leggibili.La memoria del paeseNel caso di Quaratica la memoria locale riveste un'importanza particolare. Lo scrittore e giornalista Luciano Bonati, originario del paese, ha dedicato alla comunità e alla sua storia il volume Quaratica al tempo di pecore e zappe, contribuendo a conservare testimonianze sulla vita quotidiana, sui mestieri e sulle trasformazioni sociali del borgo. La documentazione locale restituisce così un'immagine di Quaratica che non si limita ai monumenti, ma comprende la memoria delle famiglie e delle attività tradizionali. Questa dimensione è fondamentale. In un piccolo borgo rurale, infatti, la storia non è conservata soltanto negli archivi. Vive nei nomi dei luoghi, nei soprannomi, nelle forme dialettali, nelle case, nei percorsi e nei racconti trasmessi fra generazioni.Un'architettura da conservareIl patrimonio di Quaratica è particolarmente fragile. Gli edifici costruiti secondo le esigenze della vita contadina richiedono manutenzione continua. Le pietre, le volte, gli intonaci e le coperture possono deteriorarsi se gli edifici rimangono inutilizzati. Conservare Quaratica significa quindi mantenere leggibile l'intero sistema urbano, non soltanto restaurare qualche edificio. Il valore del borgo sta nella relazione fra le sue parti: la casa, l'arco, la galleria, il selciato, la scala, il piccolo cortile, la cantina e il percorso coperto. È questa continuità a fare di Quaratica un esempio particolarmente prezioso di architettura rurale della Liguria orientale.Quaratica oggiOggi Quaratica conserva l'immagine di un borgo raccolto e silenzioso, ma non privo di vita. Le sue stradine, gli archi e le gallerie attirano escursionisti e visitatori interessati ai piccoli centri storici dell'entroterra. La posizione lungo gli itinerari verso i crinali e la vicinanza alle reti escursionistiche delle Cinque Terre contribuiscono a inserirla in un più ampio sistema di percorsi naturalistici e culturali. Anche iniziative locali come il Cammino del Solstizio, che attraversa le vie del borgo in occasione del solstizio d'estate, mostrano come gli spazi tradizionali possano tornare a essere luoghi di incontro e socialità. Quaratica può quindi trovare nella propria storia non soltanto un patrimonio da conservare, ma anche una risorsa per il futuro.Un borgo scolpito nella montagnaLa storia di Quaratica è, in definitiva, una storia di adattamento. Adattamento alla montagna, perché le case sono state costruite seguendo il pendio. Adattamento alla scarsità delle risorse, perché le famiglie hanno dovuto combinare agricoltura, allevamento, bosco e piccoli commerci. Adattamento alla storia politica, perché il borgo è passato attraverso la signoria di Carpena, il dominio genovese e le successive trasformazioni amministrative. Adattamento alla vita religiosa, dapprima legata a San Benedetto e poi organizzata intorno alla propria parrocchia. E infine adattamento alla modernità, che ha modificato profondamente la vita rurale e provocato lo spopolamento di molte comunità dell'entroterra. Ma gli archi sono ancora lì. Le gallerie attraversano ancora le case. I selciati seguono ancora il disegno antico del borgo. La chiesa domina il nucleo superiore e la montagna continua a circondare le abitazioni. È proprio questa continuità a rendere Quaratica preziosa. Non è un paese costruito intorno a un grande monumento, ma un paese nel quale l'intero abitato è memoria. Ogni arco racconta una necessità costruttiva, ogni passaggio ricorda una vecchia forma di vita, ogni casa conserva il segno di una comunità abituata a lavorare con la pietra, la terra e il bosco. Quaratica è, ancora oggi, uno dei luoghi nei quali si può leggere con maggiore chiarezza la storia quotidiana dell'entroterra spezzino: una storia fatta di pecore e zappe, di pietra e sentieri, di fede e lavoro, custodita nel silenzio di un piccolo borgo della Bassa Val di Vara.Questo articolo è stato realizzato con il supporto di ChatGPT (OpenAI)
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