Roncolla - Volterra

Foto, storia e informazioni della località

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Roncolla

Antico borgo abbandonato

Roncolla borgo abbandonato

Roncolla borgo fsntasma

Casa abbandonata

vecchie case

Il centro di Roncolla

Chiesa di San Martino

Roncolla

Roncolla

Villa Inghirami

Centro storico

Case abbandonate

Campanile a vela

Case

Il roseto

Chiesa di S.Martino

Case abbandonate

Case abbandonate

Il centro del borgo fantasma

Roncolla

Rincolla

Casa

Villa Inghirani

Dependance della villa Inghirani

il centro del borgo

Campanile a vela

Roncolla

Stemma nobiliare

Portale della chiesa

Roncolla

Roncolla

vista dalla località

Vista dalla località

Incrocio autostradale

Roncolla

Roncolla

Roncolla

Informazioni storiche, culturali della località.

Roncolla: storia, cultura e tradizioni

Un piccolo borgo alle porte di Volterra

Roncolla è un piccolo borgo rurale del Comune di Volterra, situato a pochi chilometri dalla città lungo la strada che conduce verso San Gimignano e Colle di Val d'Elsa. Il paese sorge in una posizione molto particolare, ai piedi del colle un tempo conosciuto come Monte Ridolfo o Monte Rodolfo, oggi Poggio San Martino. A prima vista Roncolla appare come un minuscolo gruppo di case raccolte lungo la strada. Osservandolo con maggiore attenzione, però, si riconosce ancora la struttura di un vero borgo storico. Le abitazioni sono disposte quasi in fila lungo un asse centrale e alle estremità sorgono i due edifici che più caratterizzano il paese: la Chiesa di San Martino e la grande villa appartenuta alle famiglie Guarnacci, Campani e Inghirami. Dietro questa struttura apparentemente semplice si nasconde una storia di oltre mille anni.

Un nome nato dal lavoro dell'uomo

Il nome Roncolla sembra conservare una memoria molto antica del territorio. Le fonti storiche ricordano forme come Roncunula, mentre l'origine del toponimo è stata collegata anche al verbo latino "roncare". Roncare significava disboscare, eliminare la vegetazione spontanea e rendere un terreno adatto alla coltivazione. È un'origine particolarmente significativa. Tra l'Alto Medioevo e l'anno Mille molte zone della Valdicecina vennero progressivamente recuperate all'agricoltura. Boschi e terreni incolti venivano trasformati in campi, pascoli e nuovi insediamenti. Il nome Roncolla potrebbe quindi conservare proprio la memoria di questa grande trasformazione del paesaggio.

Il documento del 961

Roncolla compare nella documentazione medievale già il 17 luglio 961. In quell'anno un uomo di nome Camarino effettuò una donazione che comprendeva una casa e un terreno situati in località Roncunula. La testimonianza è importante perché dimostra che la località esisteva già più di mille anni fa. Non sappiamo quale fosse allora l'aspetto dell'insediamento. Probabilmente non esisteva ancora il borgo nella forma attuale. Il territorio doveva essere formato soprattutto da case rurali, terreni coltivati, boschi e piccoli nuclei abitati.

Le campagne intorno a Volterra

Per comprendere la nascita di Roncolla bisogna immaginare il territorio volterrano nell'Alto Medioevo. Dopo la crisi del mondo romano molte campagne avevano perso popolazione. Boschi e terreni incolti avevano riconquistato spazi precedentemente coltivati. A partire soprattutto dal IX secolo iniziò però una nuova fase. I vescovi di Volterra favorirono il ripopolamento e la messa a coltura delle campagne. Nuovi terreni vennero disboscati. Nacquero poderi, piccoli villaggi e castelli. Roncolla appartiene probabilmente proprio a questo processo.

Monte Ridolfo

La storia di Roncolla è strettamente collegata al colle che domina il borgo. Nel Medioevo era conosciuto come Monte Secondo e successivamente come Monte Ridolfo o Monte Rodolfo. Oggi viene chiamato Poggio San Martino. Questo luogo aveva una posizione strategica perché si trovava lungo il confine dell'antico territorio di Monte Voltraio. Dal colle era possibile controllare le strade e le campagne circostanti. Per questo motivo la zona fu coinvolta nelle lotte tra il vescovo e il Comune di Volterra.

Monte Voltraio

Nel Medioevo uno dei castelli più importanti nei dintorni era Monte Voltraio. La sua posizione permetteva di controllare una parte significativa delle campagne a nord-est di Volterra. Roncolla apparteneva alla sua sfera territoriale. Nel 1236 il borgo viene infatti ricordato tra le "ville" sottoposte alla giurisdizione di Monte Voltraio. Il termine villa non indicava una residenza signorile come oggi. Nel linguaggio medievale poteva identificare una comunità rurale o un piccolo insediamento aperto, privo delle grandi fortificazioni tipiche di un castello.

Roncolla nel Duecento

Nel XIII secolo Roncolla era quindi già una comunità riconoscibile. Il paese si trovava in un territorio politicamente molto delicato. Volterra era attraversata da conflitti tra il potere del vescovo e quello del Comune. A queste tensioni si aggiungevano le divisioni tra guelfi e ghibellini. Anche gli abitanti delle piccole comunità rurali partecipavano a queste vicende. Un documento del 1278 conserva proprio il nome di un uomo proveniente da Roncolla.

Buonaccorso di Roncolla

Nel 1278 compare nelle fonti Buonaccorso di Buonaccorso di Roncolla. Era schierato dalla parte guelfa. Il suo nome appare in relazione a un accordo destinato a pacificare i contrasti tra il vescovo e il podestà di Volterra e le fazioni rivali della città. È una testimonianza piccola ma preziosa. Dimostra che gli abitanti di Roncolla non erano estranei alla vita politica volterrana. Anche una comunità rurale poteva essere direttamente coinvolta nelle grandi divisioni politiche del Medioevo.

Il Trecento e le guerre

Il XIV secolo fu un periodo difficile per il territorio. Volterra e i castelli circostanti furono coinvolti in numerosi conflitti. Nel 1335 i Senesi conquistarono Monte Voltraio. La caduta della fortificazione creò un grave problema per Volterra. Era necessario impedire che l'avanzata senese proseguisse verso la città. Roncolla tornò così ad assumere un'importanza militare.

Roncolla fortificata

Secondo la documentazione storica, dopo la conquista senese di Monte Voltraio i Volterrani guidati da Pietro Belforti si attestarono a Roncolla. Il luogo venne fortificato per creare una nuova linea difensiva. Per un piccolo borgo rurale dovette essere un momento straordinario. Campi e abitazioni si trovarono improvvisamente al centro di un conflitto militare. La posizione che per secoli aveva favorito l'agricoltura e i collegamenti con Volterra diventava ora utile per fermare un esercito.

La Chiesa di San Martino a Monte Rodolfo

Prima della costruzione della chiesa attuale, il principale edificio religioso della zona si trovava sul vicino Monte Rodolfo. Era dedicato a San Martino. La chiesa è documentata nel Medioevo e compare anche negli elenchi ecclesiastici del Trecento. Nel 1356 risultava tra le chiese tributarie della mensa vescovile di Volterra. Per secoli rappresentò il principale punto di riferimento religioso delle famiglie che vivevano tra Roncolla e le campagne circostanti.

San Martino di Tours

San Martino è uno dei santi più venerati della tradizione europea. La sua immagine è legata soprattutto al celebre episodio nel quale, ancora soldato, divise il proprio mantello per offrirne metà a un povero. Il culto di San Martino si diffuse molto presto anche nelle campagne. Numerose chiese rurali toscane sono dedicate al santo. La presenza della sua chiesa sul colle sopra Roncolla testimonia quindi una devozione di origine molto antica.

La vecchia chiesa

Con il passare dei secoli la Chiesa di San Martino sul colle iniziò a deteriorarsi. Nel Settecento l'edificio era ormai descritto come pericolante. La posizione isolata rendeva inoltre meno comodo il suo utilizzo da parte degli abitanti. Si decise quindi di abbandonare la vecchia struttura e trasferire il centro religioso direttamente nel borgo di Roncolla. Questa scelta avrebbe modificato profondamente l'aspetto del paese.

La famiglia Guarnacci

Una svolta fondamentale nella storia di Roncolla avvenne nel Seicento. Il 15 giugno 1654 Roncolla e Poggio San Martino furono concessi a livello a Giovan Battista Guarnacci. I Guarnacci erano una delle più importanti famiglie di Volterra. Il loro nome è oggi conosciuto soprattutto grazie a Mario Guarnacci, erudito, collezionista e protagonista della cultura volterrana del Settecento. Fu proprio Mario a lasciare un'impronta decisiva sul piccolo borgo.

Mario Guarnacci

Mario Guarnacci nacque a Volterra nel 1701. Fu ecclesiastico, studioso e appassionato di antichità. Raccolse una straordinaria collezione di reperti etruschi che avrebbe contribuito alla nascita del Museo Etrusco Guarnacci di Volterra. Ma il suo interesse non si limitava all'archeologia. Possedeva anche importanti proprietà agricole. Tra queste vi era Roncolla. Nella seconda metà del Settecento decise di trasformare profondamente il borgo.

Il progetto del 1777

Il 26 luglio 1777 Mario Guarnacci presentò al Granduca di Toscana il progetto per la costruzione di una nuova chiesa a Roncolla. La vecchia Chiesa di San Martino sul colle era ormai in condizioni precarie. Guarnacci voleva creare un edificio più adatto alla comunità e contemporaneamente riorganizzare la propria residenza nel borgo. Il progetto venne autorizzato. Iniziarono così i lavori che avrebbero dato a Roncolla gran parte dell'aspetto che ancora oggi conserva.

La nuova Chiesa di San Martino

La nuova chiesa venne costruita all'interno del borgo. Per la sua realizzazione furono utilizzati anche materiali provenienti dalla precedente chiesa di Monte Rodolfo. L'edificio venne benedetto il 30 settembre 1779. I lavori furono sostanzialmente completati intorno al 1780. Da quel momento il centro della vita religiosa si spostò definitivamente dal colle a Roncolla.

Una chiesa di pietra

La Chiesa di San Martino presenta un'architettura semplice e adatta alle dimensioni del borgo. La facciata è realizzata in pietra squadrata. Al centro si apre il portale. Sopra di esso compare lo stemma gentilizio legato alla famiglia proprietaria. Il campanile è a vela ed è costruito in mattoni. L'interno è organizzato in un'unica navata. La semplicità dell'edificio rispecchia perfettamente il carattere rurale di Roncolla.

La sacrestia

Alla chiesa è collegata anche una particolare sacrestia a pianta ottagonale. La sua struttura appare differente rispetto all'impianto principale dell'edificio e potrebbe essere frutto di un intervento successivo. Questi cambiamenti mostrano come anche una piccola chiesa rurale possa essere il risultato di diverse fasi costruttive. Ogni generazione modificava gli edifici in base alle proprie necessità.

La Madonna con il Bambino e i Santi

All'interno della chiesa era conservata una tavola raffigurante la Madonna in trono con il Bambino e santi. L'opera è attribuita a Cosimo Daddi ed è datata 1618. Proviene dalla precedente Chiesa di San Martino di Monte Rodolfo. Il trasferimento del dipinto nella nuova chiesa rappresentava quindi anche un modo per conservare la continuità tra il vecchio luogo di culto e quello settecentesco.

Cosimo Daddi

Cosimo Daddi fu un pittore attivo tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento. L'opera collegata a Roncolla costituisce una testimonianza interessante della diffusione dell'arte religiosa nelle campagne. Anche le piccole chiese rurali potevano infatti possedere dipinti commissionati ad artisti qualificati. Queste opere accompagnavano per generazioni la vita delle comunità. Battesimi, matrimoni, funerali e feste si svolgevano davanti alle stesse immagini.

Il fonte battesimale

Nel 1823 venne istituito anche il fonte battesimale. Il fatto aveva un'importanza notevole. Possedere il fonte permetteva infatti alla comunità di celebrare localmente uno dei sacramenti fondamentali. La chiesa acquistava così una maggiore autonomia religiosa. Per le famiglie distribuite nei poderi circostanti significava inoltre evitare spostamenti più lunghi verso altri centri ecclesiastici.

Il borgo settecentesco

La costruzione della chiesa non fu l'unica trasformazione. Nello stesso periodo venne organizzata anche la residenza signorile dei Guarnacci. Roncolla iniziò così ad assumere una struttura molto particolare. Da una parte la chiesa. Dall'altra la villa. In mezzo le abitazioni della popolazione rurale. Questa disposizione è ancora oggi uno degli elementi più caratteristici del borgo.

Le case a nastro

Le abitazioni storiche di Roncolla sono disposte lungo l'asse principale. Le fonti descrivono questa struttura come sviluppo "a nastro". Le case erano generalmente organizzate su due livelli. Il piano terreno veniva utilizzato per rimesse, stalle e attività agricole. Il piano superiore era destinato alla famiglia. Era una soluzione estremamente pratica. Animali, strumenti di lavoro e abitazione si trovavano nello stesso edificio.

Contrafforti e barbacani

Molti edifici presentavano murature robuste, contrafforti e barbacani. Questi elementi servivano a sostenere le strutture e adattarle alle caratteristiche del terreno. Il risultato è un'architettura molto diversa da quella monumentale di Volterra. Qui non troviamo grandi palazzi pubblici. L'architettura nasce soprattutto dalle necessità quotidiane del lavoro agricolo. Proprio questa semplicità costituisce uno degli aspetti più autentici del borgo.

La villa dei Guarnacci

La residenza signorile occupava l'estremità occidentale del paese. La villa era collegata alla grande proprietà agricola. Non rappresentava quindi soltanto una dimora. Era anche il centro dal quale veniva amministrata la fattoria. La presenza della villa modificò il rapporto tra borgo e campagna. Roncolla diventò progressivamente il cuore di una grande azienda agricola composta da numerosi poderi.

Luigi Campani

Nel 1822 la proprietà passò a Luigi Campani. Campani era ingegnere e architetto. A Volterra è ricordato anche per il suo legame con il Teatro Persio Flacco. Dopo l'acquisizione di Roncolla decise di trasformare la residenza Guarnacci. La villa venne quindi profondamente ristrutturata. L'intervento ottocentesco diede all'edificio gran parte dell'aspetto che conserva ancora oggi.

Villa Campani

La villa presenta una facciata elaborata in cotto. Il complesso comprende un giardino decorato con statue, portali e una grande cancellata. La residenza costituisce un forte contrasto con le semplici abitazioni rurali del borgo. Da una parte troviamo infatti la monumentalità della casa padronale. Dall'altra le case destinate alle famiglie legate al lavoro agricolo. Questa contrapposizione racconta perfettamente la struttura sociale delle campagne toscane dell'Ottocento.

Gli stemmi sulla facciata

Sulla villa sono presenti anche riferimenti araldici alle famiglie proprietarie. Luigi Campani sposò Barbara, ultima discendente della famiglia Riccobaldi Del Bava Arrighi. Gli stemmi ricordano quindi anche le alleanze matrimoniali che univano le famiglie proprietarie. Nell'Ottocento la villa non era soltanto un luogo di villeggiatura. Rappresentava prestigio, proprietà della terra e continuità familiare.

La fattoria di Roncolla

Intorno alla villa si sviluppò una grande fattoria. Il suo compito era amministrare i terreni e coordinare i diversi poderi. La struttura agricola divenne nel tempo molto importante. Nel 1940 la fattoria comprendeva circa 460 ettari e quindici poderi. Era quindi un'azienda di dimensioni considerevoli. Gran parte della vita economica di Roncolla dipendeva direttamente o indirettamente da questa proprietà.

I poderi

Tra i poderi storicamente collegati alla fattoria vengono ricordati Catena, Il Piano, San Martino, Fontetatti, Poggio a Cucoli, La Buca, Colombaia di Sopra, Colombaia di Sotto, L'Orto, La Cappella e Colombaiano. Questi nomi non sono semplici indicazioni geografiche. Rappresentano piccole unità nelle quali per generazioni vissero intere famiglie. Ogni podere possedeva una propria casa colonica, terreni, animali e coltivazioni. Insieme formavano il grande paesaggio agricolo di Roncolla.

La mezzadria

Per comprendere la vita di queste famiglie bisogna ricordare la mezzadria. Il proprietario metteva a disposizione il podere e una parte dei mezzi necessari. La famiglia contadina forniva soprattutto il proprio lavoro. La produzione veniva poi divisa secondo gli accordi stabiliti. Questo sistema caratterizzò per secoli gran parte della Toscana. A Roncolla la villa, la fattoria e i poderi permettono ancora oggi di leggere chiaramente questa organizzazione.

La casa colonica

La casa colonica era il centro della vita familiare. Non era soltanto un'abitazione. Era anche un luogo di produzione. Al piano terreno si trovavano spesso stalle, cantine e depositi. Al piano superiore viveva la famiglia. Intorno si trovavano l'aia, l'orto, il pollaio, il fienile e altri edifici agricoli. La vita e il lavoro erano quindi completamente intrecciati.

Il grano

I cereali rappresentavano una parte fondamentale dell'economia agricola. Il grano serviva soprattutto per produrre il pane. La mietitura era uno dei lavori più importanti dell'estate. Prima dell'arrivo delle macchine veniva svolta a mano. Era un'attività faticosa che richiedeva molte persone. Dopo la mietitura arrivava la battitura. Il raccolto veniva poi conservato per garantire alla famiglia farina e pane durante l'anno.

La vite

La vite era un'altra coltivazione tradizionale. Ogni podere produceva una certa quantità di vino. La vendemmia rappresentava uno dei momenti più importanti dell'autunno. Familiari e vicini collaboravano nella raccolta. L'uva veniva poi portata nella cantina e trasformata. La vendemmia era quindi contemporaneamente lavoro e momento di socialità.

L'olivo

Anche gli olivi erano presenti nelle campagne. L'olio aveva un grande valore. Era utilizzato nell'alimentazione, ma rappresentava anche un prodotto che poteva essere venduto o scambiato. La raccolta richiedeva pazienza e coinvolgeva l'intera famiglia. Cereali, vite e olivo formavano così la base tradizionale dell'agricoltura locale.

Gli animali

Nei poderi venivano allevati anche numerosi animali. I bovini erano utilizzati per i lavori agricoli prima della diffusione dei trattori. Maiali, galline e altri animali contribuivano invece all'alimentazione familiare. Gli animali producevano inoltre concime per i campi. L'azienda mezzadrile tendeva quindi a funzionare come un sistema nel quale ogni risorsa veniva riutilizzata.

La fonte di Roncolla

Poco distante dal paese si trova una fonte di origine medievale. L'acqua rappresentava naturalmente una risorsa essenziale. Serviva alle persone, agli animali e alle attività agricole. La fonte venne profondamente restaurata nel 1867. Una pietra collocata sopra la doccia conserva ancora la data dell'intervento. Sebbene il restauro abbia modificato l'aspetto originario, il luogo continua a ricordare una funzione fondamentale per la comunità.

La Catena

Proseguendo lungo la strada in direzione del bivio per Mazzolla si incontra una località chiamata La Catena. Il nome possiede una spiegazione curiosa. Da questo punto partiva una strada privata che conduceva verso la proprietà del Palagione. La famiglia Campani fece collocare una sbarra chiusa con una catena per controllarne l'accesso. La presenza della catena finì per dare il nome all'edificio e alla località. È un piccolo esempio di come la toponomastica rurale possa nascere direttamente dalla vita quotidiana.

Il Palagione

Il Palagione rappresenta un'altra importante realtà storica delle campagne vicine. La zona era collegata a grandi proprietà e a una villa. Queste residenze formavano una rete di centri agricoli distribuiti intorno a Volterra. La città rimaneva il centro politico e commerciale. Le ville e le fattorie organizzavano invece la produzione delle campagne. Roncolla era inserita pienamente in questo sistema.

La strada verso San Gimignano

La posizione lungo la strada ha sempre rappresentato una caratteristica fondamentale del paese. Da Volterra la via prosegue verso Castel San Gimignano e quindi verso San Gimignano e Colle di Val d'Elsa. Per secoli questa direttrice fu percorsa da persone, merci e prodotti agricoli. Roncolla era quindi un borgo rurale, ma non completamente isolato. La strada permetteva un collegamento diretto con territori economicamente importanti.

La deviazione della strada

Nel Novecento il tracciato stradale venne modificato. La nuova viabilità permise di separare maggiormente il nucleo storico dal traffico. L'antico asse del borgo rimase così più raccolto. Questo cambiamento contribuì indirettamente a conservare la struttura storica di Roncolla. Ancora oggi è possibile percepire chiaramente la differenza tra la grande strada di comunicazione e il piccolo nucleo storico.

La famiglia Inghirami

Nel corso del Novecento la proprietà passò alla famiglia Inghirami. Dina Campani sposò infatti Ciro Inghirami. Villa e azienda passarono successivamente a Lodovico Inghirami e ai suoi eredi. Il nome Inghirami è molto antico nella storia volterrana. La famiglia era presente nella città già nei secoli precedenti e possedeva altre importanti proprietà nel territorio. Roncolla entrò così in una nuova fase della propria storia.

Il cinema e la televisione

La bellezza della villa e del borgo attirò anche il mondo dello spettacolo. Villa Campani-Inghirami venne utilizzata come ambientazione per lo sceneggiato televisivo "Ritratto di donna velata". La produzione, trasmessa dalla RAI negli anni Settanta, utilizzò diverse località toscane. La villa di Roncolla offriva uno scenario particolarmente adatto grazie alla facciata, al giardino e all'atmosfera appartata del borgo.

Roncolla sul piccolo schermo

Per un luogo di dimensioni così ridotte, essere scelto come ambientazione televisiva rappresentò un episodio curioso. La villa, costruita e trasformata nel corso di secoli di storia agricola, diventava improvvisamente una scenografia. Il fatto dimostra anche il valore estetico del complesso. Architettura, giardino e paesaggio creano infatti un insieme che conserva ancora oggi un forte carattere storico.

Il Novecento rurale

Fino alla metà del Novecento la vita di Roncolla rimase strettamente collegata all'agricoltura. La fattoria e i poderi davano lavoro a numerose famiglie. La popolazione era molto più numerosa rispetto a oggi. Le fonti storiche permettono di seguire questa crescita. Nel 1551 Roncolla contava circa 150 abitanti. Nel 1745 erano circa 200. Nel 1833 la popolazione aveva raggiunto 351 persone. Per un borgo così piccolo si trattava di una comunità considerevole.

Un paese più popolato di oggi

Questi numeri aiutano a immaginare una Roncolla molto diversa. Le case erano occupate da famiglie numerose. Nei poderi vivevano mezzadri, bambini e anziani. La chiesa era frequentata regolarmente. I campi richiedevano una grande quantità di manodopera. Strade e aie erano attraversate quotidianamente da persone, animali e carri. Il silenzio che oggi caratterizza molte campagne non apparteneva alla vita rurale di allora.

La fine della mezzadria

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento questo mondo iniziò a cambiare rapidamente. La mezzadria entrò in crisi. La meccanizzazione ridusse la necessità di manodopera. Molti giovani cercarono lavori diversi dall'agricoltura. Le famiglie lasciarono progressivamente le case coloniche. Alcune si trasferirono a Volterra. Altre raggiunsero i centri industriali e artigianali della Toscana.

Lo spopolamento delle campagne

Roncolla conobbe così un forte calo demografico. Il fenomeno interessò gran parte delle campagne volterrane. Le grandi famiglie mezzadrili scomparvero. Numerosi poderi rimasero vuoti o cambiarono funzione. Il paesaggio agricolo continuò a essere coltivato, ma con un numero molto inferiore di persone. Fu una delle trasformazioni più profonde della storia locale.

La soppressione della parrocchia

Anche l'organizzazione ecclesiastica ha risentito della diminuzione della popolazione. La storica Parrocchia di San Martino Vescovo di Roncolla è stata civilmente soppressa nel 2020. Il provvedimento amministrativo non cancella naturalmente la chiesa né la sua storia. L'edificio rimane una delle testimonianze più importanti del borgo e continua a rappresentare visivamente il centro della comunità storica. La soppressione della parrocchia è però un segno evidente di quanto sia cambiata la popolazione rurale rispetto ai secoli passati.

San Martino e la memoria del paese

San Martino rimane il santo tradizionalmente legato a Roncolla. La sua presenza unisce idealmente la vecchia chiesa di Monte Rodolfo alla nuova chiesa settecentesca. Per generazioni le celebrazioni religiose hanno costituito uno dei principali momenti di incontro per gli abitanti. Le famiglie dei poderi potevano vivere a notevole distanza le une dalle altre. La chiesa offriva quindi non soltanto un luogo religioso, ma anche un importante spazio di socialità.

Il paesaggio

Il paesaggio intorno a Roncolla è quello tipico delle colline volterrane. Campi coltivati si alternano a oliveti, piccoli boschi e poderi. Le forme morbide delle colline cambiano colore durante l'anno. In primavera prevale il verde. Durante l'estate i campi di cereali assumono tonalità dorate. In autunno le lavorazioni agricole riportano in superficie i colori della terra.

Un paesaggio costruito nei secoli

Quello che appare come un paesaggio naturale è in realtà il risultato di secoli di lavoro umano. I campi sono stati aperti attraverso il disboscamento. Le strade poderali sono state create per collegare le case. Gli olivi e le vigne sono stati piantati. Le acque sono state regolate attraverso fossi e sistemazioni agricole. Perfino il nome Roncolla sembra ricordare questa lunga opera di trasformazione. La storia del paese è quindi anche la storia della costruzione del suo paesaggio.

Tra Volterra e San Gimignano

Roncolla occupa una posizione particolarmente interessante anche dal punto di vista geografico. Alle sue spalle si trova Volterra. Procedendo verso est si raggiungono le campagne che conducono verso San Gimignano. Il borgo appartiene quindi a una fascia di territorio che per secoli ha messo in comunicazione due delle più importanti città storiche della Toscana interna. Questa posizione ha favorito scambi, ma durante il Medioevo ha anche esposto la zona a conflitti e passaggi militari.

Roncolla oggi

Oggi Roncolla è un piccolo nucleo del Comune di Volterra che conserva ancora una struttura storica molto riconoscibile. La Chiesa di San Martino e Villa Campani-Inghirami delimitano simbolicamente il borgo. Tra i due edifici si sviluppano le antiche abitazioni rurali. Poco distante rimangono la fonte, i poderi e i luoghi che ricordano l'antica organizzazione della fattoria. Il traffico moderno passa vicino al paese, ma entrando nel nucleo storico si percepisce ancora chiaramente la dimensione raccolta dell'antica comunità.

Dalla roncola alla villa

La storia di Roncolla può essere letta come una lunga trasformazione del paesaggio. All'inizio troviamo probabilmente uomini impegnati a disboscare e mettere a coltura la terra. Poi compare la Roncunula documentata nel 961. Nel Medioevo il borgo entra nella giurisdizione di Monte Voltraio e viene coinvolto nelle guerre del Trecento. Sul vicino colle la Chiesa di San Martino rappresenta il centro religioso della comunità. Nel Settecento Mario Guarnacci trasferisce la chiesa all'interno del borgo e costruisce la propria residenza. Nell'Ottocento Luigi Campani trasforma la villa. Intorno cresce una grande fattoria organizzata attraverso numerosi poderi. Infine il Novecento porta la fine della mezzadria e lo spopolamento.

Un piccolo borgo che racconta la campagna volterrana

Roncolla non possiede le mura etrusche di Volterra o una grande fortezza medievale. Il suo patrimonio è differente. È costituito dalla forma stessa del borgo. Dalla chiesa. Dalla villa. Dalla fonte. Dalle case rurali. Dai nomi degli antichi poderi. E soprattutto dal paesaggio che circonda il paese. In questi elementi è possibile leggere quasi tutta la storia delle campagne volterrane: il disboscamento medievale, le lotte territoriali, la proprietà signorile, la mezzadria e infine la grande trasformazione agricola del Novecento. Roncolla è quindi molto più di un piccolo gruppo di case lungo la strada per San Gimignano. È un luogo nel quale oltre mille anni di storia hanno lasciato tracce discrete ma ancora perfettamente riconoscibili.
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