Foto, storia e informazioni della località
Informazioni storiche, culturali della località. |
San Benedetto a SettimoComune di Cascina – Provincia di Pisa – Toscana StoriaSan Benedetto , storicamente conosciuto come San Benedetto a Settimo , è una località del Comune di Cascina situata nella pianura dell’Arno, lungo l’antica direttrice che collega Pisa a Cascina e che oggi corrisponde alla Via Tosco-Romagnola. L’abitato si trova tra Marciana e San Frediano a Settimo e fa parte della lunga fascia urbanizzata sviluppatasi nel corso del Novecento tra Pisa e Cascina. Dietro l’aspetto moderno si nasconde però una storia molto antica. La presenza della chiesa di San Benedetto è documentata fin dall’ 861 , facendo della località uno degli insediamenti religiosi altomedievali più anticamente attestati nel territorio cascinese. Il significato di “a Settimo”Il nome storico San Benedetto a Settimo appartiene a un gruppo di toponimi presenti nella pianura pisana. Anche la vicina San Frediano conserva infatti la denominazione “a Settimo”. Tradizionalmente questi nomi vengono messi in relazione con l’antico sistema romano di misurazione delle distanze lungo le strade, attraverso le pietre miliari. L’interpretazione è plausibile nel contesto della pianura tra Pisa e Cascina, attraversata fin dall’antichità da importanti percorsi, ma è prudente non trasformare questa spiegazione toponomastica nella prova dell’esistenza di uno specifico abitato romano corrispondente al paese moderno.Una pianura di antica frequentazioneSan Benedetto sorge nella grande pianura alluvionale dell’Arno. Per secoli il territorio fu caratterizzato da campi, fossi, poderi, strade rurali e piccoli nuclei abitati. La vicinanza del fiume rendeva fertili i terreni ma comportava anche il rischio delle piene. Come nelle altre comunità della pianura cascinese, agricoltura e gestione delle acque furono quindi strettamente collegate. La posizione lungo la strada tra Pisa e Cascina avrebbe inoltre assunto, soprattutto in età moderna, un’importanza crescente.L’anno 861Il dato storico più significativo riguarda la prima chiesa. L’antica chiesa di San Benedetto è attestata nell’anno 861 . Non si trovava esattamente nel luogo dell’attuale parrocchiale, ma nell’area oggi occupata dal cimitero di San Benedetto . La presenza di un edificio religioso già nel IX secolo dimostra che questa parte della pianura era organizzata molto prima della formazione dei grandi centri moderni. San Benedetto appartiene quindi alla fase altomedievale della storia del territorio cascinese.Il documento del 911La documentazione successiva conferma la continuità dell’insediamento. Una carta del 6 maggio 911 ricorda beni appartenenti alla chiesa di San Benedetto a Settimo concessi dal vescovo di Lucca Pietro a due fratelli originari di Feruniano, identificato con l’attuale Forcoli. Il documento mostra come la chiesa fosse collegata a un patrimonio fondiario. Come accadeva frequentemente nell’Alto Medioevo, il luogo di culto era quindi inserito in un sistema economico formato da terreni, rendite e attività agricole.San Benedetto e la campagnaPer molti secoli la storia del paese rimase essenzialmente agricola. Il territorio era organizzato attraverso proprietà fondiarie di dimensioni differenti. Enti religiosi, famiglie pisane e proprietari cittadini possedevano poderi lavorati dalle famiglie contadine. Cereali, vite, pioppi, foraggi e allevamento caratterizzavano il paesaggio della pianura. Le case erano distribuite sia lungo le strade sia all’interno dei poderi.La vecchia chiesaL’antica chiesa altomedievale continuò a rappresentare il centro religioso della comunità per molti secoli. Con il passare del tempo, tuttavia, la struttura e l’organizzazione del territorio cambiarono. Nel Cinquecento si decise di abbandonare il vecchio edificio e costruire una nuova chiesa in una posizione più adatta all’insediamento che si stava sviluppando lungo la principale strada della pianura. La vecchia area religiosa rimase legata alla comunità e corrisponde oggi alla zona del cimitero.La nuova chiesaL’attuale edificio venne costruito tra il 1535 e il 1540 . La chiesa assunse nel tempo la dedicazione ai Santi Benedetto e Lucia ed è conosciuta anche con il nome di Madonna del Piano . Il trasferimento rappresentò un passaggio importante. Il centro religioso si spostava verso l’asse stradale che sarebbe diventato sempre più importante nei secoli successivi. La chiesa cinquecentesca costituisce ancora oggi il principale monumento storico di San Benedetto.La Madonna del PianoIl nome Madonna del Piano deriva dalla forte devozione mariana sviluppatasi intorno alla chiesa. All’interno è conservata infatti un’antica immagine della Madonna, risalente al Trecento . La presenza dell’icona è particolarmente significativa perché precede cronologicamente la costruzione dell’edificio attuale. L’immagine venne quindi conservata e trasferita nel nuovo luogo di culto, continuando a rappresentare un importante riferimento devozionale per la comunità.Una chiesa cinquecentescaL’edificio presenta una struttura relativamente semplice, a navata unica . Sono ancora conservate parti appartenenti alla costruzione del XVI secolo, comprese le pareti originarie e gli stipiti della porta laterale. All’interno si trovano affreschi cinquecenteschi, dipinti su tela e altre opere accumulatesi durante i secoli. La chiesa costituisce quindi un interessante esempio di edificio religioso rurale trasformato progressivamente senza perdere completamente la propria struttura originaria.Il paliotto d’alabastroIl tesoro artistico più particolare della chiesa è però il paliotto in alabastro policromo . Studi e restauri recenti hanno permesso di precisarne meglio la storia. Non si tratta originariamente di un paliotto: le sculture e le formelle facevano parte di un polittico quattrocentesco prodotto da una bottega inglese . L’opera fu successivamente smembrata e, nel XVIII secolo, i suoi elementi vennero ricomposti per formare il paliotto dell’altare maggiore.Un’opera arrivata dall’InghilterraLa provenienza inglese rende il complesso particolarmente interessante. Tra XV e XVI secolo in Inghilterra furono prodotte numerose sculture religiose in alabastro destinate anche al mercato europeo. Dopo la Riforma protestante molte opere vennero rimosse dagli edifici religiosi inglesi e circolarono sul continente. Il complesso conservato a San Benedetto appartiene a questa particolare tradizione artistica. La sua presenza in una chiesa della pianura pisana testimonia quindi una sorprendente rete di rapporti culturali e commerciali internazionali.Il restauro del paliottoNel XXI secolo il complesso è stato interessato da un nuovo progetto di conservazione. Nel 2023 la Fondazione Pisa ha finanziato il restauro delle quattro sculture e delle formelle che compongono il paliotto. L’intervento ha permesso di valorizzare uno dei manufatti più insoliti conservati nelle chiese del territorio cascinese.San Benedetto e Santa LuciaLa parrocchia porta oggi il titolo dei Santi Benedetto e Lucia . Santa Lucia è diventata nel tempo una figura particolarmente importante nella devozione locale. La doppia dedicazione riflette la complessa storia ecclesiastica della zona di Settimo, dove nel corso dei secoli esistevano diversi luoghi di culto, alcuni successivamente scomparsi o riuniti sotto un’unica amministrazione religiosa. La denominazione ufficiale della parrocchia conserva ancora oggi entrambi i santi.La strada Pisa-CascinaLo sviluppo moderno di San Benedetto è strettamente legato alla strada tra Pisa e Cascina . Quella che oggi conosciamo come Via Tosco-Romagnola divenne progressivamente uno dei principali assi della pianura. Lungo il percorso sorsero abitazioni, botteghe, ville e palazzi padronali. San Benedetto assunse così una struttura lineare, molto diversa da quella dei piccoli borghi medievali raccolti intorno a una piazza o a un castello. La strada divenne il vero asse del paese.Le dimore signoriliTra Settecento e Ottocento la crescente importanza della strada favorì anche la costruzione e la trasformazione di importanti residenze private. Due edifici emergono in modo particolare: Palazzo Grossi e Palazzo Bertini Braca . Entrambi sorgono lungo la Tosco-Romagnola e sono oggi riconosciuti come beni culturali architettonici tutelati. La loro presenza ricorda come San Benedetto non fosse soltanto una comunità di contadini e poderi. Lungo la grande strada vivevano anche famiglie benestanti legate alla proprietà fondiaria e alla società pisana.Palazzo GrossiPalazzo Grossi , conosciuto anche nella tradizione locale come Grossi-Marcacci, è una delle principali dimore storiche della frazione. L’edificio presenta le caratteristiche di una residenza signorile sviluppatasi lungo il principale asse viario. Il suo valore storico-architettonico è riconosciuto ufficialmente: il palazzo compare infatti nell’elenco dei beni culturali tutelati del Comune di Cascina, con provvedimento di tutela risalente al 1976 . Palazzo Bertini BracaPoco distante si trova Palazzo Bertini Braca , altra importante residenza storica. Anche questo edificio è sottoposto a tutela architettonica. La documentazione urbanistica segnala insieme al palazzo anche il parco e la scuderia , elementi che permettono di comprendere l’originaria dimensione della proprietà. Le due dimore rappresentano una fase diversa della storia locale rispetto alla chiesa: non più il paese medievale e religioso, ma la società agraria e padronale dell’età moderna e contemporanea.Giovanni CarmignaniSan Benedetto ha dato i natali a una personalità di grande rilievo nella cultura giuridica italiana: Giovanni Carmignani . Nacque qui il 31 luglio 1768 . Il padre Giovanni Antonio era fattore, mentre la famiglia non apparteneva quindi ai grandi ceti aristocratici. Dopo gli studi nel seminario di Arezzo, Carmignani si iscrisse nel 1786 alla facoltà giuridica dell’Università di Pisa e si laureò nel 1790.Un grande criminalistaCarmignani sarebbe diventato uno dei più importanti studiosi italiani di diritto criminale del suo tempo. Insegnò all’Università di Pisa e acquistò una reputazione che superò ampiamente i confini della Toscana. Fu consultato anche in relazione alle riforme della legislazione penale e sviluppò importanti riflessioni sulla classificazione dei delitti e sui fondamenti della pena. Tra le sue opere principali figurano gli Iuris criminalis elementa e la Teoria delle leggi della sicurezza sociale. Morì a Pisa nel 1847.La memoria di CarmignaniSan Benedetto mantenne viva la memoria del proprio illustre concittadino. Già l’ 8 giugno 1873 il Comune di Cascina fece apporre una lapide commemorativa sulla casa natale del giurista. Per l’occasione venne pronunciato un discorso commemorativo successivamente pubblicato a Pisa. Il gesto dimostra quanto Carmignani fosse considerato, già pochi decenni dopo la morte, una delle figure più importanti espresse dal territorio cascinese.L’OttocentoDurante il XIX secolo San Benedetto conservava ancora un forte carattere agricolo. Le campagne erano organizzate in poderi, mentre lungo la strada principale aumentavano progressivamente abitazioni e attività. La presenza delle residenze padronali mostra il ruolo assunto dalla proprietà terriera. La vicinanza a Cascina e Pisa favoriva contemporaneamente gli scambi e gli spostamenti. Il paese iniziava così lentamente a trasformarsi da comunità rurale in centro sviluppato lungo un’importante via di comunicazione.Agricoltura e mezzadriaLa mezzadria rimase uno dei principali sistemi di organizzazione della campagna. Le famiglie contadine vivevano nei poderi e lavoravano i terreni dei proprietari. L’agricoltura coinvolgeva cereali, colture foraggere, vite, pioppi e allevamento. Il paesaggio era quindi molto più aperto rispetto a quello attuale. Tra San Benedetto, Marciana e San Frediano esistevano campi e case coloniche là dove oggi si estende un tessuto urbano quasi continuo.Il NovecentoIl Novecento cambiò radicalmente il volto del paese. La crescita della mobilità, l’industrializzazione della pianura cascinese e la vicinanza a Pisa favorirono la costruzione di nuove abitazioni. La Tosco-Romagnola divenne una strada sempre più trafficata. Alle vecchie attività agricole si affiancarono commercio, artigianato e lavoro industriale. Ma prima della grande crescita del dopoguerra San Benedetto dovette attraversare una delle pagine più tragiche della propria storia.La guerraNell’estate del 1944 il fronte raggiunse la pianura pisana. Le truppe tedesche si stavano ritirando verso nord mentre gli Alleati avanzavano attraverso la Toscana. La popolazione civile visse settimane di estrema difficoltà, tra requisizioni, rastrellamenti, bombardamenti e violenze. Anche San Benedetto fu teatro di un grave episodio.La strage del luglio 1944Tra il 13 e il 14 luglio 1944 quattro uomini – Alberto Donati, Secondo Neri, Giovanni Chiellini e Gino Fantozzi – furono uccisi da soldati tedeschi a San Benedetto. Secondo la ricostruzione dell’Atlante delle stragi nazifasciste, erano stati accusati di sabotaggio dopo che alcuni chiodi gettati sulla strada avevano danneggiato pneumatici di mezzi militari tedeschi. Dopo essere stati trattenuti e maltrattati, furono fucilati nei pressi dell’abitazione di Secondo Neri. I corpi furono lasciati sul posto per ventiquattro ore come intimidazione alla popolazione.Una memoria da conservareL’episodio appartiene alla più ampia serie di violenze che interessò il territorio pisano durante l’estate del 1944. Per una comunità locale rappresentò una ferita profonda. Raccontare San Benedetto significa quindi ricordare non soltanto chiese, opere d’arte e palazzi, ma anche le persone comuni che subirono direttamente la violenza della guerra. Questa memoria costituisce una parte importante della storia contemporanea del paese.Il dopoguerraDopo il conflitto iniziò una fase di rapida trasformazione. La crisi della mezzadria spinse molte famiglie ad abbandonare il lavoro agricolo. Cascina sviluppò un importante distretto artigianale e industriale, particolarmente legato alla lavorazione del legno e alla produzione di mobili. Pisa offriva contemporaneamente opportunità di lavoro nei servizi, nell’università e nelle attività cittadine. San Benedetto, situato tra i due centri, divenne progressivamente un luogo prevalentemente residenziale.La crescita lungo la Tosco-RomagnolaDurante la seconda metà del Novecento gli spazi agricoli tra le diverse frazioni diminuirono. Le abitazioni e le attività commerciali si svilupparono soprattutto lungo la Tosco-Romagnola . San Benedetto finì così per unirsi quasi senza soluzione di continuità con San Frediano e Marciana. Il vecchio modello del paese circondato dai campi lasciò il posto a una lunga fascia urbana. È una trasformazione comune a buona parte del territorio compreso tra Pisa e Cascina.San Benedetto oggiOggi San Benedetto è una località residenziale pienamente inserita nell’area urbana cascinese. La grande strada continua a rappresentarne l’asse principale. Dietro l’aspetto contemporaneo rimangono però testimonianze appartenenti a epoche molto diverse. La chiesa ricorda una storia religiosa iniziata almeno nell’861. La Madonna del Piano e il paliotto d’alabastro testimoniano la devozione e l’arte medievale. Palazzo Grossi e Palazzo Bertini Braca raccontano invece la società padronale dei secoli più recenti. La memoria di Giovanni Carmignani collega il paese alla grande cultura giuridica europea.Un paese lungo la stradaLa caratteristica più evidente di San Benedetto è proprio la sua struttura lineare. La Tosco-Romagnola non rappresenta soltanto una moderna arteria di traffico. È il risultato di una lunga storia di collegamenti tra Pisa, Cascina e la Valdera. Chiesa, palazzi, abitazioni e attività si sono progressivamente disposti lungo questo asse. Per leggere correttamente San Benedetto bisogna quindi considerare la strada stessa come parte della sua storia.Cosa vedereIl principale monumento è la chiesa dei Santi Benedetto e Lucia , conosciuta anche come Madonna del Piano . L’attuale edificio fu costruito tra il 1535 e il 1540 per sostituire l’antica chiesa di San Benedetto, documentata già nell’861 e situata nell’area dell’attuale cimitero. All’interno meritano particolare attenzione l’ icona trecentesca della Madonna del Piano e soprattutto il complesso di alabastri inglesi del XV secolo , originariamente appartenente a un polittico e successivamente ricomposto come paliotto dell’altare maggiore. Lungo la Tosco-Romagnola si trovano inoltre Palazzo Grossi e Palazzo Bertini Braca , entrambi riconosciuti come beni culturali architettonici tutelati. Il secondo conserva anche il rapporto con il proprio parco e con l’antica scuderia. San Benedetto è infine il paese natale del giurista Giovanni Carmignani , nato qui nel 1768. La memoria della sua casa natale venne celebrata ufficialmente dal Comune di Cascina già nel 1873. Per comprendere la storia contemporanea della località è importante ricordare anche le vittime della fucilazione del 13-14 luglio 1944 , una delle pagine più dolorose dell’occupazione tedesca nel territorio cascinese.Da ricordare: San Benedetto a Settimo possiede origini altomedievali: l’antica chiesa di San Benedetto è documentata dall’861 . L’attuale chiesa dei Santi Benedetto e Lucia, detta Madonna del Piano , venne costruita tra 1535 e 1540 e conserva un’icona mariana trecentesca e un eccezionale complesso di alabastri inglesi del XV secolo, successivamente trasformato nel paliotto dell’altare. Lungo la Tosco-Romagnola sorgono inoltre gli storici Palazzo Grossi e Palazzo Bertini Braca. Nel 1768 nacque qui Giovanni Carmignani , destinato a diventare uno dei più importanti criminalisti italiani dell’Ottocento. Nel luglio 1944 San Benedetto fu teatro dell’uccisione di quattro civili da parte delle truppe tedesche. Oggi il paese è completamente inserito nella fascia urbana tra Cascina e Pisa, ma conserva testimonianze che permettono di seguire oltre mille anni di storia della pianura pisana. |