San Cipriano
di Volterra: storia, cultura e tradizioni
Un piccolo borgo sulla strada
tra Volterra e la Valdera
San Cipriano è un piccolo borgo rurale del
territorio comunale di Volterra, situato a nord della città
lungo l' antica direttrice che dal colle volterrano scende verso
la Valdera.
Si trova tra Montebradoni e Molino d' Era, in
un paesaggio formato da colline, poderi, campi coltivati,
vigneti, oliveti e piccoli boschi.
Oggi San Cipriano appare come un nucleo molto
raccolto.
La sua storia, però, attraversa quasi mille
anni.
A differenza di numerosi borghi della zona,
San Cipriano non sembra essersi sviluppato principalmente
intorno a una grande fortificazione.
Il cuore dell' insediamento fu soprattutto
religioso e assistenziale.
Una chiesa, un piccolo ospedale medievale e
successivamente le grandi proprietà agricole contribuirono a
formare la comunità.
Una chiesa documentata nel
Medioevo
Le origini religiose di San Cipriano sono
molto antiche.
La chiesa dedicata al santo risulta attestata
già alla fine dell' XI secolo.
Una testimonianza riferisce infatti la
presenza della chiesa nel 1099.
Questo significa che il luogo possedeva già un
punto di riferimento religioso quando gran parte del territorio
volterrano era organizzato attraverso castelli, pievi, monasteri
e piccoli insediamenti rurali.
Intorno alla chiesa si sviluppò
progressivamente la comunità che avrebbe dato origine al borgo.
San Cipriano di Cartagine
La chiesa e il paese prendono il nome da San
Cipriano, vescovo di Cartagine e martire cristiano del III
secolo.
Cipriano fu uno dei più importanti autori del
cristianesimo antico.
Nato probabilmente all' inizio del III secolo,
divenne vescovo di Cartagine e fu martirizzato durante le
persecuzioni dell' imperatore Valeriano.
Il suo culto si diffuse ampiamente nel mondo
cristiano.
Anche la piccola comunità delle campagne
volterrane venne posta sotto la sua protezione.
La strada verso la Valdera
La posizione di San Cipriano contribuì alla
sua crescita.
Il borgo si trovava lungo una direttrice che
collegava Volterra con le campagne settentrionali e con la
Valdera.
Prima dell' arrivo delle strade moderne,
percorsi di questo tipo erano fondamentali.
Venivano attraversati da contadini, mercanti,
pellegrini, ecclesiastici e viaggiatori.
Proprio lungo queste strade sorgevano
frequentemente chiese, ospedali e luoghi destinati
all' accoglienza.
San Cipriano appartiene a questa storia.
L' ospedaletto di Verano
Durante il Medioevo esisteva a San Cipriano un
piccolo ospedale conosciuto come ospedaletto di Verano in San
Cipriano.
La parola " ospedale" non deve essere
interpretata nel significato moderno.
Gli ospedali medievali erano spesso strutture
molto semplici.
Accoglievano poveri, pellegrini, viaggiatori e
persone bisognose di assistenza.
Potevano offrire un letto, del cibo e un luogo
nel quale riposarsi prima di riprendere il viaggio.
La presenza dell' ospedaletto dimostra quindi
l' importanza della strada sulla quale sorgeva il borgo.
Le decime del Trecento
L' ospedale compare nelle decime della diocesi
di Volterra del 1302-1303.
È nuovamente ricordato nella documentazione
del 1356.
San Cipriano era quindi ormai un luogo
stabilmente inserito nell' organizzazione ecclesiastica e
assistenziale del territorio.
La chiesa e l' ospedale costituivano
probabilmente i principali punti di riferimento per le famiglie
che vivevano nei poderi circostanti.
Il borgo non era isolato.
Faceva parte di una rete di insediamenti
rurali collegati a Volterra e alla Valdera.
La comunità del 1208
Un documento particolarmente interessante
permette però di spostare l' attenzione dalla chiesa agli
abitanti.
Il 1° aprile 1208 gli uomini di San Cipriano
risultano riuniti come comunità.
Si organizzarono in una " cappella", termine
che in questo contesto indicava anche una forma di
organizzazione territoriale, scegliendo propri rettori e
stabilendo regole comuni.
È una testimonianza molto importante.
Dimostra che all' inizio del Duecento San
Cipriano non era semplicemente il nome di una chiesa o di una
località agricola.
Esisteva già una comunità capace di
organizzarsi collettivamente.
Le contrade del territorio
volterrano
San Cipriano rappresenta anche un caso
interessante per comprendere come fosse organizzato il
territorio di Volterra nel Medioevo.
Accanto alla città esistevano numerose
comunità rurali.
Alcune erano castelli.
Altre erano borghi, cappelle o contrade.
Gli abitanti potevano riunirsi, scegliere
rappresentanti e amministrare questioni comuni.
Il documento del 1208 relativo a San Cipriano
è una delle testimonianze più antiche di questo tipo conservate
nell' Archivio Storico del Comune di Volterra.
Una comunità di campagna
Gli abitanti medievali di San Cipriano
vivevano soprattutto di agricoltura.
La terra rappresentava la principale fonte di
ricchezza.
Si coltivavano cereali, legumi e vite.
L' allevamento completava l' economia delle
famiglie.
Boschi e terreni incolti fornivano legname,
pascolo e altre risorse.
La vita quotidiana era quindi strettamente
collegata alle stagioni.
La chiesa e l' ospedale rappresentavano invece
i principali punti di incontro della popolazione.
Il 1383
Alla fine del Trecento l' organizzazione
assistenziale cambiò.
Nel 1383 l' ospedaletto di San Cipriano venne
soppresso.
I suoi beni furono riuniti all' Ospedale di
Santa Maria Maddalena di Volterra.
Terminava così una funzione che aveva
caratterizzato il borgo per buona parte del Medioevo.
L' insediamento, però, continuò a vivere.
Il ruolo centrale passò sempre più chiaramente
alla chiesa e alla comunità agricola.
La Chiesa di San Cipriano
La Chiesa di San Cipriano divenne il
principale punto di riferimento religioso del territorio.
Con la scomparsa dell' ospedale, la chiesa
assunse anche una maggiore importanza nell' organizzazione della
comunità.
Divenne sede parrocchiale e servì una
popolazione distribuita su un territorio agricolo piuttosto
ampio.
Per secoli gli abitanti dei poderi raggiunsero
questo luogo per le messe, i battesimi, i matrimoni e le altre
celebrazioni.
La storia della chiesa coincide quindi in
larga parte con quella delle famiglie di San Cipriano.
Sant' Orsola a Ripabianca
Alla parrocchia venne unita anche la piccola
chiesa di Sant' Orsola a Ripabianca, chiamata nelle fonti anche
Ripalbella.
L' antica chiesa scomparve, ma il nome
Ripabianca sopravvisse nella toponomastica rurale.
È un fenomeno molto frequente nelle campagne.
Chiese, piccoli villaggi e insediamenti
possono scomparire fisicamente, mentre il loro nome continua a
vivere per secoli in un podere, in una strada o in un campo.
La toponomastica diventa così una vera forma
di memoria storica.
Pugnano e Siliano
Anche altri piccoli luoghi religiosi del
territorio finirono nel corso del tempo nell' orbita della
parrocchia di San Cipriano.
La documentazione storica ricorda, tra gli
altri, Pugnano e Siliano.
Questi nomi aiutano a immaginare un paesaggio
medievale molto più articolato di quello contemporaneo.
Le campagne erano disseminate di piccoli
nuclei, cappelle, poderi e strade.
San Cipriano rappresentava uno dei punti
attorno ai quali questa popolazione rurale poteva organizzarsi.
La Pala di San Cipriano
La chiesa possedeva anche un patrimonio
artistico di notevole interesse.
Una delle opere più importanti legate al luogo
è una tavola raffigurante la Madonna con il Bambino e santi.
Il dipinto è tradizionalmente conosciuto come
Pala di San Cipriano.
L' opera venne realizzata nel Cinquecento dal
pittore volterrano Giovanni Paolo Rossetti.
Oggi non si trova più nella piccola chiesa
rurale.
È conservata a Volterra, nel Museo Diocesano
di Arte Sacra.
Giovanni Paolo Rossetti
Giovanni Paolo Rossetti fu uno degli artisti
volterrani del XVI secolo.
La sua formazione è particolarmente
interessante perché fu collaboratore di Daniele Ricciarelli,
meglio conosciuto come Daniele da Volterra.
Rossetti entrò quindi in contatto con il
grande ambiente artistico del Manierismo.
La presenza di una sua opera collegata a San
Cipriano testimonia ancora una volta come le chiese delle
campagne potessero custodire opere di notevole qualità.
Arte e territorio rurale erano molto più
collegati di quanto oggi si possa immaginare.
Una tavola più antica
Alla chiesa di San Cipriano è collegata anche
un' altra importante opera.
Si tratta di una tavola quattrocentesca
raffigurante la Madonna con il Bambino tra i santi Cornelio e
Cipriano, accompagnati da quattro santi camaldolesi.
L' opera presenta una storia complessa.
La parte più antica risale al Quattrocento e
conservava originariamente un fondo oro.
Successivamente il dipinto venne modificato e
furono aggiunte altre figure.
Anche questa tavola testimonia la lunga
importanza religiosa della piccola chiesa.
San Cipriano e San Cornelio
La presenza di San Cornelio accanto a San
Cipriano non è casuale.
I due santi vengono tradizionalmente ricordati
insieme nella liturgia cattolica.
Cornelio fu papa nel III secolo, mentre
Cipriano era vescovo di Cartagine.
Entrambi furono protagonisti della Chiesa
delle origini e condivisero la difesa dell' unità della comunità
cristiana.
La loro presenza nella pittura proveniente
dalla chiesa rafforza quindi il legame con l' antica devozione
locale.
Le ville signorili
San Cipriano non è caratterizzato soltanto
dalla chiesa.
Nel territorio si trovano anche importanti
residenze signorili.
Le fonti ricordano in particolare Villa
Ormanni e Villa Ginori Lisci.
La loro presenza testimonia una trasformazione
importante della campagna.
Con la progressiva scomparsa delle strutture
medievali, il territorio venne organizzato sempre più attraverso
grandi proprietà agricole.
Al centro di queste proprietà sorgevano ville
e fattorie.
Villa Ormanni
Villa Ormanni è legata a una delle famiglie
storiche volterrane.
Come altre ville del territorio, rappresentava
contemporaneamente una residenza e il centro di una proprietà
agricola.
Da edifici di questo tipo venivano
amministrati poderi, raccolti e attività rurali.
La villa era quindi molto diversa dalla casa
colonica.
La prima apparteneva ai proprietari.
La seconda ospitava invece le famiglie che
materialmente lavoravano la terra.
Villa Ginori Lisci
Un' altra importante residenza è Villa Ginori
Lisci.
Anche questa villa testimonia il rapporto tra
le grandi famiglie proprietarie e la campagna volterrana.
Il paesaggio che oggi appare formato
semplicemente da campi e poderi era in realtà organizzato
attraverso una struttura economica molto precisa.
La villa e la fattoria rappresentavano il
centro amministrativo.
Intorno si distribuivano i poderi.
In ciascun podere viveva una famiglia
contadina.
Dalla villa al podere
Per comprendere San Cipriano bisogna quindi
immaginare un territorio organizzato su diversi livelli.
Al centro poteva trovarsi una grande
proprietà.
La fattoria coordinava il lavoro.
I poderi erano distribuiti nelle campagne.
Le famiglie contadine vivevano direttamente
sulla terra che lavoravano.
Il piccolo borgo e la chiesa offrivano invece
un punto di riferimento religioso e sociale.
Questa struttura avrebbe caratterizzato la
zona per secoli.
La mezzadria
Come in gran parte delle campagne volterrane,
anche a San Cipriano la mezzadria ebbe un ruolo fondamentale.
Il proprietario metteva a disposizione il
podere.
La famiglia mezzadrile forniva invece il
lavoro.
Il raccolto veniva poi diviso secondo gli
accordi stabiliti.
Il sistema coinvolgeva l' intera famiglia.
Uomini, donne e ragazzi avevano compiti
differenti.
La casa colonica non era soltanto
un' abitazione, ma il centro di una vera azienda agricola
familiare.
La vita nei poderi
La vita quotidiana era scandita dal lavoro.
Le giornate iniziavano presto e seguivano la
luce naturale.
Gli animali dovevano essere accuditi ogni
giorno.
I campi richiedevano attività differenti a
seconda della stagione.
Intorno alla casa si trovavano l' orto, il
pollaio, la stalla, il fienile e l' aia.
La famiglia produceva direttamente una parte
importante di ciò che consumava.
Il rapporto con il mercato era quindi molto
diverso da quello contemporaneo.
Il grano
Il grano era una delle coltivazioni
fondamentali.
Dal raccolto dipendeva la disponibilità di
pane per molti mesi.
La mietitura rappresentava uno dei periodi più
intensi dell' anno.
Prima dell' arrivo delle macchine veniva
effettuata manualmente.
Dopo la mietitura arrivava la battitura.
Erano lavori faticosi, ma anche occasioni
nelle quali diverse persone collaboravano.
La campagna aveva bisogno di una forte rete di
solidarietà tra famiglie.
La vite
Anche la vite faceva parte del paesaggio di
San Cipriano.
Il vino era prodotto nei poderi e consumato
quotidianamente.
La vendemmia coinvolgeva l' intera famiglia.
I grappoli venivano raccolti a mano e
trasportati alla cantina.
La produzione poteva variare molto da un anno
all' altro a seconda del clima.
La vendemmia rappresentava però anche uno dei
momenti più conviviali della vita agricola.
L' olivo
Accanto alla vite troviamo l' olivo.
L' olio era un prodotto prezioso.
Serviva soprattutto per l' alimentazione, ma
poteva essere anche venduto o scambiato.
La raccolta delle olive avveniva tra l' autunno
e l' inverno.
La presenza contemporanea di cereali, vite e
olivo permetteva alle aziende agricole di diversificare la
produzione.
Ancora oggi queste colture contribuiscono a
definire il paesaggio intorno a San Cipriano.
Gli animali
Ogni podere possedeva anche animali.
I buoi erano indispensabili per i lavori più
pesanti prima della diffusione dei trattori.
Mucche, maiali, galline e altri animali
contribuivano invece all' alimentazione della famiglia.
Gli animali producevano inoltre concime
necessario ai campi.
L' agricoltura tradizionale funzionava quindi
attraverso un sistema nel quale ogni elemento era collegato agli
altri.
Ben poco veniva sprecato.
La cucina contadina
La cucina di San Cipriano apparteneva alla
tradizione rurale volterrana.
Pane, legumi, verdure, olio, cereali e
prodotti dell' allevamento costituivano gli ingredienti
principali.
La carne non era necessariamente un alimento
quotidiano.
Molte ricette nascevano dall' esigenza di
utilizzare ciò che il podere produceva.
Il pane raffermo veniva recuperato in numerose
preparazioni.
L' alimentazione seguiva inoltre il ritmo delle
stagioni.
La strada Pisana
La strada rimase sempre un elemento
fondamentale.
San Cipriano si sviluppò lungo la direttrice
che da Volterra conduce verso Molino d' Era e la Valdera.
La stessa posizione che nel Medioevo aveva
favorito la presenza dell' ospedaletto continuò nei secoli
successivi a mettere il borgo in comunicazione con il territorio
circostante.
Carri, barrocci e animali lasciarono
progressivamente spazio alle automobili e agli autobus.
La strada cambiò, ma continuò a svolgere la
stessa funzione: collegare San Cipriano con Volterra e la valle.
Verso Molino d' Era
Scendendo da San Cipriano verso nord si
raggiunge Molino d' Era.
Il fondovalle rappresentava un importante
punto di collegamento tra il territorio volterrano e la Valdera.
Da qui le strade permettevano di proseguire
verso Lajatico, Peccioli e Pontedera.
Per le famiglie rurali questi collegamenti
erano importanti soprattutto per i mercati e per il trasporto
dei prodotti agricoli.
San Cipriano era quindi una piccola comunità
di campagna, ma non completamente isolata.
Verso Montebradoni e Volterra
Nella direzione opposta la strada conduce
verso Montebradoni e quindi verso Volterra.
Il rapporto con la città è stato sempre
strettissimo.
Volterra rappresentava il centro religioso,
amministrativo e commerciale.
Qui si trovavano mercati, uffici, botteghe e
istituzioni.
Anche le opere d' arte provenienti dalla chiesa
di San Cipriano sono oggi conservate nella città.
La storia del borgo non può quindi essere
separata da quella di Volterra.
Il paesaggio delle argille
San Cipriano appartiene al caratteristico
paesaggio collinare volterrano.
Il terreno presenta vaste formazioni argillose
e sabbiose.
L' erosione, l' acqua e il vento hanno modellato
nel tempo i pendii.
Le forme del paesaggio cambiano continuamente
con le stagioni.
In primavera dominano i verdi.
Durante l' estate i campi assumono tonalità
dorate.
Dopo le lavorazioni agricole emergono invece i
colori delle argille e della terra.
Un paesaggio costruito
dall' uomo
Quello che vediamo oggi non è soltanto un
ambiente naturale.
È anche il risultato di secoli di lavoro.
Generazioni di agricoltori hanno scelto dove
coltivare, dove piantare gli olivi, dove costruire le case e
quali zone lasciare al bosco.
Strade poderali, fossi e sistemazioni dei
campi sono anch' essi elementi storici.
Il paesaggio può quindi essere letto come un
grande documento della vita rurale.
Il Novecento
Durante il Novecento San Cipriano attraversò
la stessa grande trasformazione che interessò quasi tutte le
campagne toscane.
La società mezzadrile iniziò progressivamente
a scomparire.
L' agricoltura si meccanizzò.
I trattori sostituirono gli animali nei lavori
più pesanti.
Le automobili ridussero le distanze.
E soprattutto cambiarono le aspettative delle
nuove generazioni.
Molti giovani non volevano più continuare la
vita dei propri genitori nei poderi.
La fine della mezzadria
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta il sistema
mezzadrile entrò definitivamente in crisi.
Numerose famiglie lasciarono le case
coloniche.
Alcune si trasferirono a Volterra.
Altre cercarono lavoro nei centri industriali
e artigianali della Valdera.
Le campagne persero rapidamente popolazione.
Per San Cipriano fu un cambiamento
particolarmente importante perché gran parte della sua comunità
era sempre stata distribuita nei poderi.
Un borgo agricolo
Nonostante le trasformazioni del Novecento,
San Cipriano ha mantenuto chiaramente il carattere di borgo
agricolo.
La stessa documentazione urbanistica comunale
descrive l' abitato come sviluppato in maniera non continua lungo
la strada che dalla chiesa conduce verso il podere La Rocca.
Gli edifici conservano prevalentemente
caratteristiche tradizionali e rurali.
È una struttura molto diversa da quella di un
borgo fortificato compatto.
San Cipriano è soprattutto un paese nato dalla
campagna e dalla strada.
Il recupero della chiesa
Anche la Chiesa di San Cipriano ha
attraversato periodi difficili.
All' inizio del XXI secolo l' edificio rimase
chiuso per alcuni anni.
Dopo gli interventi necessari venne riaperto
nel 2008.
Il recupero della chiesa ha permesso di
restituire alla comunità il principale edificio storico del
borgo.
Ancora oggi la chiesa rappresenta il simbolo
più immediato della lunga storia di San Cipriano.
La festa di San Cipriano
La memoria del santo titolare continua a
essere presente nella vita religiosa locale.
San Cipriano viene tradizionalmente celebrato
nel mese di settembre.
La festa religiosa rappresenta un' occasione
per mantenere il legame tra la chiesa e una comunità oggi molto
più piccola e dispersa rispetto al passato.
Come accade in molti borghi rurali, la
ricorrenza patronale assume quindi anche il valore di un momento
di incontro e di memoria.
Una trasformazione recente
La riduzione della popolazione e i cambiamenti
dell' organizzazione ecclesiastica hanno modificato anche il
ruolo della parrocchia.
Nel XXI secolo la piccola comunità non
possiede più le dimensioni che aveva durante l' epoca mezzadrile.
Questo processo rappresenta l' ultima fase di
una storia molto lunga.
Nel Medioevo la chiesa aveva raccolto intorno
a sé una comunità in crescita.
Oggi rimane soprattutto una testimonianza
storica, religiosa e identitaria di quel territorio.
San Cipriano oggi
Oggi San Cipriano è un piccolo nucleo rurale
del Comune di Volterra.
La sua posizione lungo la strada tra Volterra
e Molino d' Era continua a renderlo immediatamente riconoscibile.
La chiesa rimane il principale monumento.
Villa Ormanni e Villa Ginori Lisci ricordano
invece l' epoca delle grandi proprietà agricole.
Intorno, poderi e campi conservano l' impronta
della lunga storia contadina.
La dimensione del paese è ridotta, ma il
territorio conserva numerose tracce del proprio passato.
Dall' ospedaletto al podere
La storia di San Cipriano può essere
raccontata attraverso tre luoghi: l' ospedale, la chiesa e il
podere.
L' ospedaletto medievale racconta una strada
percorsa da viaggiatori e persone bisognose di assistenza.
La chiesa racconta una comunità documentata da
quasi mille anni.
Il podere racconta invece i secoli durante i
quali la vita degli abitanti fu dominata dall' agricoltura e
dalla mezzadria.
Sono tre aspetti differenti, ma strettamente
collegati.
Tutti nascono dal rapporto tra gli uomini, la
strada e la campagna.
Una storia senza grandi mura
San Cipriano non possiede la grande rocca di
Pietracassia, le fortificazioni di un castello o i monumenti di
Volterra.
La sua storia è più discreta.
È conservata nei documenti medievali.
Nella piccola chiesa.
Nei nomi di Ripabianca, Pugnano e Siliano.
Nelle ville signorili.
Nelle case coloniche e nei campi.
E nelle opere d' arte che un tempo erano
custodite nella chiesa e che oggi fanno parte del patrimonio
museale volterrano.
Proprio per questo San Cipriano rappresenta
molto bene la storia delle campagne di Volterra.
Una storia fatta non soltanto di grandi
famiglie e grandi avvenimenti, ma soprattutto di comunità
rurali, pellegrini, contadini, parroci e famiglie che per secoli
hanno abitato e lavorato queste colline. |