Villaggio San
Giovanni di Val d’Era: storia, cultura e tradizioni
Un paese nato nel Novecento
nel cuore della Valdera
Villaggio San Giovanni di Val d’Era, spesso
chiamato semplicemente San Giovanni o "il Villaggio", è una
frazione del Comune di Lajatico, in provincia di Pisa.
A differenza di Lajatico e Orciatico, le cui
origini risalgono al Medioevo, San Giovanni è un paese
relativamente giovane.
La sua nascita è infatti legata a uno dei più
importanti processi di trasformazione delle campagne italiane
del secondo dopoguerra: la riforma agraria.
Il Villaggio venne costruito negli anni
Cinquanta dall'Ente Maremma con l'obiettivo di creare un piccolo
centro residenziale e di servizi destinato alle famiglie degli
assegnatari agricoli.
La sua storia racconta quindi un capitolo
particolare della Valdera: il passaggio dalla tradizionale
campagna mezzadrile a una nuova organizzazione agricola e
sociale.
Prima del Villaggio: la
località Bocioni
Prima della costruzione del paese, questa zona
era conosciuta con il nome di Bocioni.
Non esisteva ancora un vero centro abitato.
Il territorio era prevalentemente agricolo e
caratterizzato da poderi, campi e case sparse.
La popolazione viveva distribuita nelle
campagne e doveva percorrere distanze anche considerevoli per
raggiungere scuole, chiese, negozi e altri servizi.
Fu proprio questa situazione a favorire la
scelta di costruire un nuovo nucleo abitato capace di diventare
punto di riferimento per le famiglie della zona.
Una posizione scelta con
attenzione
Il luogo scelto per il nuovo Villaggio non era
casuale.
Bocioni si trovava lungo una collina
prospiciente la piana del torrente Fosce, vicino all'incrocio
tra la strada diretta verso Saline di Volterra e la strada per
Lajatico.
Era quindi una posizione strategica per le
comunicazioni.
Da qui era possibile raggiungere Lajatico, La
Sterza, Volterra e gli altri centri della Valdera.
La presenza della strada avrebbe favorito lo
sviluppo del nuovo paese e permesso alle famiglie agricole di
raggiungere più facilmente i servizi.
La riforma agraria
Per comprendere la nascita di San Giovanni
bisogna tornare all'Italia dei primi anni Cinquanta.
Nel secondo dopoguerra una parte importante
della popolazione viveva ancora nelle campagne.
Molte grandi proprietà agricole erano
organizzate secondo sistemi tradizionali e numerose famiglie
contadine vivevano in condizioni difficili.
La riforma agraria cercò di modificare questa
situazione.
Grandi proprietà vennero in parte espropriate
e suddivise in poderi e quote da assegnare alle famiglie
agricole.
L'obiettivo era creare aziende contadine più
autonome e contemporaneamente migliorare le condizioni
economiche e sociali della popolazione rurale.
L'Ente Maremma
Uno dei protagonisti di questa trasformazione
fu l'Ente Maremma.
Nonostante il nome, la sua attivit���������������� non
riguardò soltanto la Maremma propriamente detta.
L'Ente operò in numerose zone della Toscana e
del Lazio, occupandosi della riorganizzazione delle proprietà
agricole, della costruzione di poderi, strade e infrastrutture e
della creazione di nuovi centri abitati.
Villaggio San Giovanni rappresenta uno degli
esempi di questa politica nel territorio pisano.
Il paese nacque quindi non attraverso una
crescita spontanea, ma sulla base di un preciso progetto
territoriale.
Un paese progettato
Questa origine distingue San Giovanni da quasi
tutti gli antichi borghi della Valdera.
Lajatico, Orciatico e numerosi altri paesi
nacquero intorno a castelli, pievi e fortificazioni medievali.
San Giovanni nacque invece sulla carta.
Bisognava stabilire dove costruire le
abitazioni, dove collocare la chiesa, quali servizi offrire e
come organizzare gli spazi comuni.
Il paese rappresentava quindi una nuova idea
di comunità rurale.
Le famiglie non dovevano più vivere
completamente isolate nei poderi, ma potevano disporre di un
centro comune nel quale incontrarsi e accedere ai principali
servizi.
I lavori negli anni Cinquanta
La costruzione del Villaggio iniziò nei primi
anni Cinquanta.
Un documento parlamentare del 1959 permette di
comprendere bene le dimensioni e anche le difficoltà del
progetto.
Il nuovo insediamento era previsto con circa
ventiquattro alloggi, ai quali dovevano aggiungersi alcuni
servizi sociali.
I lavori procedettero però più lentamente del
previsto.
Nel febbraio del 1959 la questione arrivò
addirittura alla Camera dei Deputati, dove venne chiesto al
Ministero dell'Agricoltura quando il Villaggio sarebbe stato
finalmente completato.
Le famiglie degli assegnatari
Dietro la costruzione delle case esisteva
soprattutto una necessità concreta.
Gli alloggi erano destinati alle famiglie dei
quotisti e degli assegnatari della riforma agraria.
Molte di queste persone lavoravano terreni
situati nella zona, ma vivevano ancora lontano dai campi che
erano stati loro assegnati.
Il nuovo borgo avrebbe permesso di avvicinare
le famiglie alla terra e contemporaneamente di offrire
condizioni di vita migliori.
La nascita di San Giovanni è quindi
strettamente collegata alla storia di queste famiglie.
Sono loro i veri protagonisti della fondazione
del paese.
Il borgo residenziale di
Bocioni
I documenti dell'Ente Maremma parlano
esplicitamente della costruzione di un "borgo residenziale" in
località Bocioni.
Per la realizzazione del nuovo centro furono
stanziate importanti risorse.
Il progetto rientrava in un programma più
vasto destinato a dotare le zone della riforma agraria di veri
nuclei di servizio.
Non bastava infatti assegnare la terra.
Era necessario creare strade, abitazioni e
strutture capaci di rendere possibile la vita quotidiana delle
nuove comunità agricole.
San Giovanni nacque proprio con questa
funzione.
Il 21 ottobre 1960
La data fondamentale nella storia del paese è
il 21 ottobre 1960.
Quel giorno il nuovo Villaggio venne
ufficialmente inaugurato.
Dopo anni di lavori e difficoltà, il progetto
dell'Ente Maremma era finalmente diventato una realtà.
Per le famiglie che vi si trasferirono
iniziava una nuova fase.
Nasceva contemporaneamente una nuova comunità
della Valdera.
Per questo motivo il 1960 può essere
considerato simbolicamente l'anno di nascita del Villaggio San
Giovanni.
Perché San Giovanni
Con l'inaugurazione il vecchio nome Bocioni
lasciò progressivamente spazio alla nuova denominazione.
Il paese venne chiamato San Giovanni in onore
di San Giovanni Bosco, scelto come patrono della nuova comunità.
Le fonti comunali ricordano inoltre che il
nome potrebbe essere stato un omaggio anche a Giovanni Gronchi,
allora Presidente della Repubblica.
Gronchi era toscano e originario di Pontedera.
La denominazione San Giovanni finì così per
unire il riferimento religioso al nuovo clima civile e
istituzionale dell'Italia repubblicana.
San Giovanni Bosco
San Giovanni Bosco rappresentava una scelta
particolarmente significativa per una comunità appena nata.
Il santo piemontese aveva dedicato gran parte
della propria vita ai giovani, all'educazione e alla costruzione
di comunità.
La sua figura era quindi adatta a un paese nel
quale numerose giovani famiglie stavano iniziando una nuova
vita.
La festa di San Giovanni Bosco cade il 31
gennaio.
Il santo divenne il principale punto di
riferimento religioso della nuova frazione.
La Chiesa di San Giovanni
Bosco
Al centro del Villaggio venne costruita anche
la chiesa.
La sua architettura riflette chiaramente
l'epoca nella quale nacque.
Non troviamo pietra romanica, antiche mura o
decorazioni barocche.
La chiesa appartiene pienamente
all'architettura religiosa del secondo dopoguerra.
Linee semplici e funzionali caratterizzano un
edificio pensato innanzitutto per la nuova comunità.
La chiesa divenne rapidamente uno dei
principali luoghi di incontro del paese.
Una chiesa per una comunità
nuova
La costruzione della chiesa aveva un
significato che andava oltre la dimensione religiosa.
Nei piccoli paesi la parrocchia era infatti
anche un importante luogo di socialità.
Le famiglie degli assegnatari provenivano da
poderi e località differenti.
Era quindi necessario costruire
progressivamente una nuova identità comune.
Messe, feste, battesimi, matrimoni e altre
celebrazioni contribuirono a trasformare un insieme di nuove
abitazioni in un vero paese.
La chiesa svolse un ruolo fondamentale in
questo processo.
La piazza
Anche la piazza rappresentava un elemento
centrale del progetto.
Il nuovo borgo doveva possedere spazi nei
quali gli abitanti potessero incontrarsi.
Nel tradizionale paesaggio mezzadrile le
famiglie vivevano spesso isolate nelle case coloniche.
Il Villaggio proponeva invece una struttura
differente.
Abitazioni, chiesa e spazi pubblici erano
concentrati in uno stesso nucleo.
La piazza diventava quindi il luogo
dell'incontro quotidiano, delle feste e delle attività
collettive.
Il parco pubblico
Accanto alla piazza e alla chiesa si sviluppò
anche uno spazio verde pubblico.
La presenza del parco rafforza una
caratteristica fondamentale del Villaggio: essere stato pensato
fin dall'origine come una piccola comunità dotata di spazi
comuni.
Ancora oggi la zona della chiesa, della piazza
e del verde pubblico costituisce uno dei principali punti di
riferimento della frazione.
È qui che risulta più evidente l'impostazione
urbanistica originaria del paese.
Le case
Le abitazioni del Villaggio raccontano
un'epoca molto precisa dell'architettura rurale italiana.
Non furono costruite seguendo la crescita
casuale tipica dei borghi antichi.
Facevano parte di un progetto unitario.
Dovevano essere semplici, funzionali e adatte
alle esigenze delle famiglie agricole.
La casa rappresentava uno dei simboli più
concreti della riforma.
Per molte famiglie significava poter vivere in
un'abitazione moderna, vicina ai terreni e inserita in una
comunità dotata di servizi.
Un nuovo modo di vivere la
campagna
San Giovanni rappresentava quindi qualcosa di
più di un nuovo gruppo di abitazioni.
Era un tentativo di cambiare il modo di vivere
nelle campagne.
Per secoli le famiglie contadine avevano
abitato soprattutto in poderi isolati.
La distanza tra una casa e l'altra poteva
rendere più difficili la scuola, la vita sociale e l'accesso ai
servizi.
Il Villaggio cercava di superare questo
isolamento.
Le famiglie potevano continuare a lavorare la
terra, ma allo stesso tempo disponevano di un centro comune.
L'agricoltura
L'agricoltura rimase naturalmente alla base
della vita economica dei primi abitanti.
I terreni circostanti erano destinati a
diverse coltivazioni.
Cereali, foraggi, olivi e altre colture
caratterizzavano il paesaggio.
Il lavoro seguiva ancora il ritmo delle
stagioni.
Semina, raccolti, potature e cura degli
animali scandivano la vita delle famiglie.
La differenza rispetto al passato consisteva
soprattutto nella nuova organizzazione della proprietà e nella
maggiore autonomia che la riforma cercava di garantire agli
assegnatari.
Dalla mezzadria all'azienda
familiare
La nascita del Villaggio avvenne proprio
durante la grande crisi del sistema mezzadrile.
Per secoli la mezzadria aveva dominato gran
parte della Toscana.
Le famiglie lavoravano i poderi dividendo i
prodotti con il proprietario.
La riforma agraria proponeva invece un modello
differente.
Il contadino doveva diventare assegnatario e
successivamente proprietario della terra che lavorava.
Era un cambiamento economico, ma anche sociale
e culturale.
San Giovanni è una delle testimonianze
materiali di quella trasformazione.
La meccanizzazione
Gli anni Cinquanta e Sessanta furono anche il
periodo della rapida meccanizzazione agricola.
Il trattore iniziò progressivamente a
sostituire i buoi e altri animali utilizzati tradizionalmente
nei campi.
Nuovi macchinari permettevano di lavorare
superfici maggiori in meno tempo.
Cambiarono così anche le competenze necessarie
agli agricoltori.
Il Villaggio nacque proprio mentre il mondo
rurale toscano stava entrando in questa nuova epoca.
La sua storia coincide quindi con una delle
trasformazioni più profonde della campagna del Novecento.
La strada verso Volterra
Un elemento fondamentale per la crescita di
San Giovanni è sempre stato la strada.
Il paese si trova vicino alla direttrice che
collega la Valdera con Volterra e Saline di Volterra.
Questa posizione ha permesso alla frazione di
mantenere collegamenti con i principali centri della zona.
Con l'aumento della mobilità automobilistica
la strada divenne ancora più importante.
Il Villaggio, nato come centro per gli
assegnatari agricoli, entrò progressivamente in una rete di
spostamenti molto più ampia.
Il rapporto con Lajatico
San Giovanni appartiene amministrativamente al
Comune di Lajatico.
Il capoluogo si trova sulle colline poco
distanti.
I rapporti tra il Villaggio e Lajatico sono
stati fin dall'origine molto stretti.
Scuole, servizi comunali, attività
amministrative e iniziative pubbliche collegano la frazione al
capoluogo.
Allo stesso tempo San Giovanni ha sviluppato
una propria identità.
La sua origine recente e la particolare storia
legata alla riforma agraria lo distinguono nettamente dagli
altri centri del comune.
Il rapporto con La Sterza
Un altro centro strettamente collegato al
Villaggio è La Sterza.
Entrambe le località si trovano nella parte
più bassa del territorio comunale e sono legate alle principali
strade della Valdera.
Rispetto al capoluogo e a Orciatico, costruiti
sulle alture, San Giovanni e La Sterza appartengono maggiormente
al paesaggio del fondovalle.
Questa posizione ha favorito nel tempo
attività agricole, commerciali e di servizio.
Il torrente Fosce
Il paesaggio del Villaggio è caratterizzato
dalla vicinanza della piana del torrente Fosce.
La presenza dei corsi d'acqua ha contribuito
nei secoli a modellare la campagna.
Le zone pianeggianti erano particolarmente
importanti per l'agricoltura.
Allo stesso tempo richiedevano attenzione
nella gestione delle acque e dei terreni.
La bonifica e la sistemazione idraulica furono
infatti elementi importanti anche nelle politiche agricole del
Novecento.
Il fiume Era
Poco distante scorre l'Era, il fiume che dà il
nome alla Valdera.
L'Era nasce nel territorio volterrano e
attraversa la valle fino a raggiungere l'Arno a Pontedera.
Per secoli il fiume e i suoi affluenti hanno
influenzato l'organizzazione della campagna.
La presenza dell'acqua ha favorito
l'agricoltura, ma ha anche determinato la posizione delle
strade, dei poderi e degli insediamenti.
Villaggio San Giovanni appartiene pienamente a
questo paesaggio di fondovalle.
Un paesaggio aperto
Il paesaggio intorno al paese è molto diverso
da quello dei borghi arroccati della Toscana.
Qui dominano gli spazi aperti.
Campi coltivati, prati e colline accompagnano
le strade.
In lontananza si innalzano i rilievi sui quali
sorgono Lajatico e Orciatico.
La posizione permette quindi di osservare bene
il passaggio tra la pianura agricola e le colline dell'Alta
Valdera.
È un paesaggio nel quale la presenza dell'uomo
e il lavoro agricolo sono chiaramente leggibili.
La vita nel Villaggio negli
anni Sessanta
I primi anni dopo l'inaugurazione furono
probabilmente quelli nei quali si costruì maggiormente
l'identità della nuova comunità.
Molte famiglie si trovavano a vivere per la
prima volta vicine.
I bambini frequentavano gli stessi spazi.
Gli adulti condividevano problemi e
opportunità legati alla nuova organizzazione agricola.
La chiesa, la piazza e gli altri servizi
favorivano gli incontri.
Il paese iniziò così a sviluppare tradizioni
proprie, non ereditate da un passato medievale, ma nate
direttamente dalla vita degli abitanti.
I bambini e le nuove
generazioni
Uno degli obiettivi dei borghi della riforma
era migliorare le condizioni di vita delle nuove generazioni.
Vivere in un centro abitato rendeva più
semplice l'accesso alla scuola e ai servizi.
I bambini cresciuti a San Giovanni negli anni
Sessanta appartenevano a una generazione molto diversa da quella
dei propri genitori.
Mentre questi ultimi avevano conosciuto la
guerra, la mezzadria e le difficoltà della campagna
tradizionale, i figli crebbero durante gli anni del boom
economico italiano.
Il Villaggio si trovò così al confine tra due
epoche.
Dal mondo agricolo alla
società moderna
Negli anni Sessanta e Settanta l'Italia cambiò
rapidamente.
Anche la Valdera venne coinvolta nella
crescita industriale e nell'espansione dei servizi.
Molti giovani provenienti dalle campagne
iniziarono a cercare lavori diversi dall'agricoltura.
Pontedera rappresentava uno dei principali
poli industriali della zona.
Automobili, motociclette e nuovi mezzi di
trasporto ridussero inoltre le distanze tra i paesi.
San Giovanni, nato per servire una comunità
essenzialmente agricola, iniziò quindi a trasformarsi.
Una comunità non più soltanto
agricola
Con il passare del tempo l'agricoltura
continuò a caratterizzare il paesaggio, ma non rappresentò più
l'unica attività degli abitanti.
Le famiglie iniziarono a lavorare anche
nell'industria, nell'artigianato, nel commercio e nei servizi.
Il Villaggio diventò sempre più un centro
residenziale.
Questa trasformazione accomuna San Giovanni a
molti piccoli paesi toscani.
La particolarità è che qui il cambiamento
avvenne a pochissimi anni di distanza dalla fondazione stessa
del paese.
La Scampagnata
Tra le tradizioni locali viene ricordata la
Scampagnata del Primo Maggio.
La primavera è da sempre il periodo nel quale
la campagna della Valdera torna a essere luogo di incontro e
convivialità.
Pranzi all'aperto, passeggiate e giornate
trascorse insieme rappresentano una forma di socialità
profondamente legata alla cultura rurale.
Nel caso di San Giovanni questa tradizione
assume un significato particolare.
Il paese stesso è infatti nato dal rapporto
tra famiglie e campagna.
La festa di San Giovanni
Bosco
Il 31 gennaio ricorre la festa di San Giovanni
Bosco, patrono del Villaggio.
È la principale ricorrenza religiosa legata
all'identità originaria della frazione.
La scelta del santo risale direttamente alla
fondazione del paese.
Questo rende la festa diversa dalle
celebrazioni patronali di molti borghi medievali, spesso nate
secoli fa.
A San Giovanni la devozione patronale e il
paese hanno praticamente la stessa età.
La festa rappresenta quindi anche un ricordo
delle origini della comunità.
La Seconda guerra mondiale e
il territorio
Il Villaggio non esisteva ancora durante la
Seconda guerra mondiale.
Il territorio circostante fu però direttamente
coinvolto nel passaggio del fronte del 1944.
Dopo duri combattimenti nell'area del
Montevaso, le forze alleate avanzarono nella Valdera.
Lajatico venne liberata il 12 luglio 1944.
Quando pochi anni più tardi iniziò la
costruzione di San Giovanni, molte delle famiglie coinvolte
avevano quindi ancora un ricordo diretto della guerra.
Il nuovo Villaggio apparteneva pienamente al
clima di ricostruzione dell'Italia del dopoguerra.
Dalla guerra alla
ricostruzione
Questo elemento è importante per comprendere
il significato storico del paese.
Tra la liberazione del territorio e l'inizio
dei lavori per il Villaggio trascorse meno di un decennio.
Nel giro di pochi anni una campagna
attraversata dalla guerra diventò sede di un progetto dedicato
alla casa, all'agricoltura e ai servizi.
San Giovanni può quindi essere letto anche
come un piccolo simbolo della ricostruzione italiana.
Non possiede monumenti medievali, ma il suo
stesso impianto urbanistico è una testimonianza storica del
Novecento.
Il valore storico delle case
Le abitazioni originarie del Villaggio possono
sembrare semplici rispetto ai palazzi e alle chiese antiche
presenti in altri paesi.
In realtà possiedono un importante valore
documentario.
Raccontano infatti un preciso modello di
sviluppo rurale.
La disposizione degli edifici, la relazione
con la piazza e con i servizi e la struttura complessiva
dell'insediamento permettono di comprendere come negli anni
Cinquanta si immaginasse una moderna comunità agricola.
Il patrimonio storico di San Giovanni è quindi
soprattutto urbanistico e sociale.
Un paese senza Medioevo
Una delle caratteristiche più affascinanti del
Villaggio è proprio ciò che non possiede.
Non ci sono mura medievali.
Non c'è un castello.
Non esiste una torre costruita per difendersi
dagli eserciti.
La storia del paese comincia con trattori,
poderi assegnati, nuove abitazioni e famiglie che cercavano un
futuro migliore.
Questo non rende San Giovanni meno
interessante.
Al contrario, permette di raccontare un
capitolo della storia toscana spesso meno conosciuto: quello
della trasformazione delle campagne nel secondo dopoguerra.
La memoria degli assegnatari
La memoria più preziosa del paese è quella
delle prime famiglie.
I racconti degli assegnatari e dei loro
discendenti permettono di comprendere cosa significasse
trasferirsi in un Villaggio appena costruito.
Le difficoltà iniziali, il lavoro nei campi,
le prime feste, la nascita delle amicizie e la costruzione dei
servizi fanno parte di una storia ancora relativamente recente.
A differenza delle vicende medievali, questa
memoria può essere ancora trasmessa attraverso fotografie,
documenti familiari e testimonianze dirette.
Il Villaggio oggi
Oggi Villaggio San Giovanni di Val d’Era è una
piccola frazione del Comune di Lajatico inserita nel paesaggio
agricolo della Valdera.
Il paese mantiene ancora una struttura che
ricorda chiaramente la propria origine pianificata.
La chiesa dedicata a San Giovanni Bosco, la
piazza, il parco e le abitazioni costituiscono il cuore della
comunità.
La posizione lungo le principali vie di
comunicazione permette collegamenti verso Lajatico, La Sterza,
Volterra e gli altri centri della valle.
La campagna continua a circondare l'abitato e
mantiene vivo il rapporto con l'agricoltura che fu alla base
della fondazione del paese.
Una storia iniziata nel 1960
Villaggio San Giovanni dimostra che un paese
non deve necessariamente avere mille anni per possedere una
storia importante.
Qui la memoria non nasce da castelli,
feudatari e battaglie medievali.
Nasce dalla riforma agraria.
Nasce dalle famiglie che ricevettero terre da
coltivare.
Nasce dalle case costruite dall'Ente Maremma.
Nasce dalla volontà di creare servizi e una
comunità dove prima esistevano soprattutto poderi e abitazioni
sparse.
L'inaugurazione del 21 ottobre 1960
rappresenta quindi molto più della semplice apertura di un nuovo
gruppo di case.
Segna la nascita di una comunità.
Il Villaggio come
testimonianza del Novecento
Conoscere San Giovanni significa conoscere una
pagina della storia italiana del secondo dopoguerra.
Significa ricordare un periodo nel quale si
cercò di trasformare radicalmente la società rurale.
Terra, casa, istruzione, servizi e nuove
infrastrutture dovevano contribuire a migliorare la vita delle
famiglie agricole.
Non tutti gli obiettivi della riforma agraria
furono raggiunti e, pochi anni dopo, la stessa società contadina
iniziò rapidamente a cambiare.
Ma il Villaggio rimase.
Ancora oggi le sue case e i suoi spazi
pubblici testimoniano quel progetto.
Villaggio San Giovanni di Val d’Era è quindi
un paese giovane, ma con una storia fortemente riconoscibile:
quella di una comunità nata dalla terra, dalla riforma agraria e
dalla ricostruzione dell'Italia del Novecento. |