San Giovanni in Valdera - Lajatico

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San Giovanni in Valdera

Villaggio San Giovanni Valdera

Villaggio San Giovanni Valdera

Il piazzale

Scultura in ferro

Descrizione

La scultura

Nel piazzale

Nel piazzale

Nella località

La Chiesa moderna di S.Giovanni Bosco

Interno della chiesa

Fonte Battedimale

Confessionale

Interno della chiesa

Interno della chiesa

Interno della chiesa

Interno della chiesa

Acquasantiera

Vista dal portone della Chiesa

Vista dal portone della Chiesa

Il sagrato

Torre campanaria

Nella località

Nella località

Nella località

Nella località

 

Informazioni storiche, culturali della località.

Villaggio San Giovanni di Val d’Era: storia, cultura e tradizioni

Un paese nato nel Novecento nel cuore della Valdera

Villaggio San Giovanni di Val d’Era, spesso chiamato semplicemente San Giovanni o "il Villaggio", è una frazione del Comune di Lajatico, in provincia di Pisa. A differenza di Lajatico e Orciatico, le cui origini risalgono al Medioevo, San Giovanni è un paese relativamente giovane. La sua nascita è infatti legata a uno dei più importanti processi di trasformazione delle campagne italiane del secondo dopoguerra: la riforma agraria. Il Villaggio venne costruito negli anni Cinquanta dall'Ente Maremma con l'obiettivo di creare un piccolo centro residenziale e di servizi destinato alle famiglie degli assegnatari agricoli. La sua storia racconta quindi un capitolo particolare della Valdera: il passaggio dalla tradizionale campagna mezzadrile a una nuova organizzazione agricola e sociale.

Prima del Villaggio: la località Bocioni

Prima della costruzione del paese, questa zona era conosciuta con il nome di Bocioni. Non esisteva ancora un vero centro abitato. Il territorio era prevalentemente agricolo e caratterizzato da poderi, campi e case sparse. La popolazione viveva distribuita nelle campagne e doveva percorrere distanze anche considerevoli per raggiungere scuole, chiese, negozi e altri servizi. Fu proprio questa situazione a favorire la scelta di costruire un nuovo nucleo abitato capace di diventare punto di riferimento per le famiglie della zona.

Una posizione scelta con attenzione

Il luogo scelto per il nuovo Villaggio non era casuale. Bocioni si trovava lungo una collina prospiciente la piana del torrente Fosce, vicino all'incrocio tra la strada diretta verso Saline di Volterra e la strada per Lajatico. Era quindi una posizione strategica per le comunicazioni. Da qui era possibile raggiungere Lajatico, La Sterza, Volterra e gli altri centri della Valdera. La presenza della strada avrebbe favorito lo sviluppo del nuovo paese e permesso alle famiglie agricole di raggiungere più facilmente i servizi.

La riforma agraria

Per comprendere la nascita di San Giovanni bisogna tornare all'Italia dei primi anni Cinquanta. Nel secondo dopoguerra una parte importante della popolazione viveva ancora nelle campagne. Molte grandi proprietà agricole erano organizzate secondo sistemi tradizionali e numerose famiglie contadine vivevano in condizioni difficili. La riforma agraria cercò di modificare questa situazione. Grandi proprietà vennero in parte espropriate e suddivise in poderi e quote da assegnare alle famiglie agricole. L'obiettivo era creare aziende contadine più autonome e contemporaneamente migliorare le condizioni economiche e sociali della popolazione rurale.

L'Ente Maremma

Uno dei protagonisti di questa trasformazione fu l'Ente Maremma. Nonostante il nome, la sua attivit���������������� non riguardò soltanto la Maremma propriamente detta. L'Ente operò in numerose zone della Toscana e del Lazio, occupandosi della riorganizzazione delle proprietà agricole, della costruzione di poderi, strade e infrastrutture e della creazione di nuovi centri abitati. Villaggio San Giovanni rappresenta uno degli esempi di questa politica nel territorio pisano. Il paese nacque quindi non attraverso una crescita spontanea, ma sulla base di un preciso progetto territoriale.

Un paese progettato

Questa origine distingue San Giovanni da quasi tutti gli antichi borghi della Valdera. Lajatico, Orciatico e numerosi altri paesi nacquero intorno a castelli, pievi e fortificazioni medievali. San Giovanni nacque invece sulla carta. Bisognava stabilire dove costruire le abitazioni, dove collocare la chiesa, quali servizi offrire e come organizzare gli spazi comuni. Il paese rappresentava quindi una nuova idea di comunità rurale. Le famiglie non dovevano più vivere completamente isolate nei poderi, ma potevano disporre di un centro comune nel quale incontrarsi e accedere ai principali servizi.

I lavori negli anni Cinquanta

La costruzione del Villaggio iniziò nei primi anni Cinquanta. Un documento parlamentare del 1959 permette di comprendere bene le dimensioni e anche le difficoltà del progetto. Il nuovo insediamento era previsto con circa ventiquattro alloggi, ai quali dovevano aggiungersi alcuni servizi sociali. I lavori procedettero però più lentamente del previsto. Nel febbraio del 1959 la questione arrivò addirittura alla Camera dei Deputati, dove venne chiesto al Ministero dell'Agricoltura quando il Villaggio sarebbe stato finalmente completato.

Le famiglie degli assegnatari

Dietro la costruzione delle case esisteva soprattutto una necessità concreta. Gli alloggi erano destinati alle famiglie dei quotisti e degli assegnatari della riforma agraria. Molte di queste persone lavoravano terreni situati nella zona, ma vivevano ancora lontano dai campi che erano stati loro assegnati. Il nuovo borgo avrebbe permesso di avvicinare le famiglie alla terra e contemporaneamente di offrire condizioni di vita migliori. La nascita di San Giovanni è quindi strettamente collegata alla storia di queste famiglie. Sono loro i veri protagonisti della fondazione del paese.

Il borgo residenziale di Bocioni

I documenti dell'Ente Maremma parlano esplicitamente della costruzione di un "borgo residenziale" in località Bocioni. Per la realizzazione del nuovo centro furono stanziate importanti risorse. Il progetto rientrava in un programma più vasto destinato a dotare le zone della riforma agraria di veri nuclei di servizio. Non bastava infatti assegnare la terra. Era necessario creare strade, abitazioni e strutture capaci di rendere possibile la vita quotidiana delle nuove comunità agricole. San Giovanni nacque proprio con questa funzione.

Il 21 ottobre 1960

La data fondamentale nella storia del paese è il 21 ottobre 1960. Quel giorno il nuovo Villaggio venne ufficialmente inaugurato. Dopo anni di lavori e difficoltà, il progetto dell'Ente Maremma era finalmente diventato una realtà. Per le famiglie che vi si trasferirono iniziava una nuova fase. Nasceva contemporaneamente una nuova comunità della Valdera. Per questo motivo il 1960 può essere considerato simbolicamente l'anno di nascita del Villaggio San Giovanni.

Perché San Giovanni

Con l'inaugurazione il vecchio nome Bocioni lasciò progressivamente spazio alla nuova denominazione. Il paese venne chiamato San Giovanni in onore di San Giovanni Bosco, scelto come patrono della nuova comunità. Le fonti comunali ricordano inoltre che il nome potrebbe essere stato un omaggio anche a Giovanni Gronchi, allora Presidente della Repubblica. Gronchi era toscano e originario di Pontedera. La denominazione San Giovanni finì così per unire il riferimento religioso al nuovo clima civile e istituzionale dell'Italia repubblicana.

San Giovanni Bosco

San Giovanni Bosco rappresentava una scelta particolarmente significativa per una comunità appena nata. Il santo piemontese aveva dedicato gran parte della propria vita ai giovani, all'educazione e alla costruzione di comunità. La sua figura era quindi adatta a un paese nel quale numerose giovani famiglie stavano iniziando una nuova vita. La festa di San Giovanni Bosco cade il 31 gennaio. Il santo divenne il principale punto di riferimento religioso della nuova frazione.

La Chiesa di San Giovanni Bosco

Al centro del Villaggio venne costruita anche la chiesa. La sua architettura riflette chiaramente l'epoca nella quale nacque. Non troviamo pietra romanica, antiche mura o decorazioni barocche. La chiesa appartiene pienamente all'architettura religiosa del secondo dopoguerra. Linee semplici e funzionali caratterizzano un edificio pensato innanzitutto per la nuova comunità. La chiesa divenne rapidamente uno dei principali luoghi di incontro del paese.

Una chiesa per una comunità nuova

La costruzione della chiesa aveva un significato che andava oltre la dimensione religiosa. Nei piccoli paesi la parrocchia era infatti anche un importante luogo di socialità. Le famiglie degli assegnatari provenivano da poderi e località differenti. Era quindi necessario costruire progressivamente una nuova identità comune. Messe, feste, battesimi, matrimoni e altre celebrazioni contribuirono a trasformare un insieme di nuove abitazioni in un vero paese. La chiesa svolse un ruolo fondamentale in questo processo.

La piazza

Anche la piazza rappresentava un elemento centrale del progetto. Il nuovo borgo doveva possedere spazi nei quali gli abitanti potessero incontrarsi. Nel tradizionale paesaggio mezzadrile le famiglie vivevano spesso isolate nelle case coloniche. Il Villaggio proponeva invece una struttura differente. Abitazioni, chiesa e spazi pubblici erano concentrati in uno stesso nucleo. La piazza diventava quindi il luogo dell'incontro quotidiano, delle feste e delle attività collettive.

Il parco pubblico

Accanto alla piazza e alla chiesa si sviluppò anche uno spazio verde pubblico. La presenza del parco rafforza una caratteristica fondamentale del Villaggio: essere stato pensato fin dall'origine come una piccola comunità dotata di spazi comuni. Ancora oggi la zona della chiesa, della piazza e del verde pubblico costituisce uno dei principali punti di riferimento della frazione. È qui che risulta più evidente l'impostazione urbanistica originaria del paese.

Le case

Le abitazioni del Villaggio raccontano un'epoca molto precisa dell'architettura rurale italiana. Non furono costruite seguendo la crescita casuale tipica dei borghi antichi. Facevano parte di un progetto unitario. Dovevano essere semplici, funzionali e adatte alle esigenze delle famiglie agricole. La casa rappresentava uno dei simboli più concreti della riforma. Per molte famiglie significava poter vivere in un'abitazione moderna, vicina ai terreni e inserita in una comunità dotata di servizi.

Un nuovo modo di vivere la campagna

San Giovanni rappresentava quindi qualcosa di più di un nuovo gruppo di abitazioni. Era un tentativo di cambiare il modo di vivere nelle campagne. Per secoli le famiglie contadine avevano abitato soprattutto in poderi isolati. La distanza tra una casa e l'altra poteva rendere più difficili la scuola, la vita sociale e l'accesso ai servizi. Il Villaggio cercava di superare questo isolamento. Le famiglie potevano continuare a lavorare la terra, ma allo stesso tempo disponevano di un centro comune.

L'agricoltura

L'agricoltura rimase naturalmente alla base della vita economica dei primi abitanti. I terreni circostanti erano destinati a diverse coltivazioni. Cereali, foraggi, olivi e altre colture caratterizzavano il paesaggio. Il lavoro seguiva ancora il ritmo delle stagioni. Semina, raccolti, potature e cura degli animali scandivano la vita delle famiglie. La differenza rispetto al passato consisteva soprattutto nella nuova organizzazione della proprietà e nella maggiore autonomia che la riforma cercava di garantire agli assegnatari.

Dalla mezzadria all'azienda familiare

La nascita del Villaggio avvenne proprio durante la grande crisi del sistema mezzadrile. Per secoli la mezzadria aveva dominato gran parte della Toscana. Le famiglie lavoravano i poderi dividendo i prodotti con il proprietario. La riforma agraria proponeva invece un modello differente. Il contadino doveva diventare assegnatario e successivamente proprietario della terra che lavorava. Era un cambiamento economico, ma anche sociale e culturale. San Giovanni è una delle testimonianze materiali di quella trasformazione.

La meccanizzazione

Gli anni Cinquanta e Sessanta furono anche il periodo della rapida meccanizzazione agricola. Il trattore iniziò progressivamente a sostituire i buoi e altri animali utilizzati tradizionalmente nei campi. Nuovi macchinari permettevano di lavorare superfici maggiori in meno tempo. Cambiarono così anche le competenze necessarie agli agricoltori. Il Villaggio nacque proprio mentre il mondo rurale toscano stava entrando in questa nuova epoca. La sua storia coincide quindi con una delle trasformazioni più profonde della campagna del Novecento.

La strada verso Volterra

Un elemento fondamentale per la crescita di San Giovanni è sempre stato la strada. Il paese si trova vicino alla direttrice che collega la Valdera con Volterra e Saline di Volterra. Questa posizione ha permesso alla frazione di mantenere collegamenti con i principali centri della zona. Con l'aumento della mobilità automobilistica la strada divenne ancora più importante. Il Villaggio, nato come centro per gli assegnatari agricoli, entrò progressivamente in una rete di spostamenti molto più ampia.

Il rapporto con Lajatico

San Giovanni appartiene amministrativamente al Comune di Lajatico. Il capoluogo si trova sulle colline poco distanti. I rapporti tra il Villaggio e Lajatico sono stati fin dall'origine molto stretti. Scuole, servizi comunali, attività amministrative e iniziative pubbliche collegano la frazione al capoluogo. Allo stesso tempo San Giovanni ha sviluppato una propria identità. La sua origine recente e la particolare storia legata alla riforma agraria lo distinguono nettamente dagli altri centri del comune.

Il rapporto con La Sterza

Un altro centro strettamente collegato al Villaggio è La Sterza. Entrambe le località si trovano nella parte più bassa del territorio comunale e sono legate alle principali strade della Valdera. Rispetto al capoluogo e a Orciatico, costruiti sulle alture, San Giovanni e La Sterza appartengono maggiormente al paesaggio del fondovalle. Questa posizione ha favorito nel tempo attività agricole, commerciali e di servizio.

Il torrente Fosce

Il paesaggio del Villaggio è caratterizzato dalla vicinanza della piana del torrente Fosce. La presenza dei corsi d'acqua ha contribuito nei secoli a modellare la campagna. Le zone pianeggianti erano particolarmente importanti per l'agricoltura. Allo stesso tempo richiedevano attenzione nella gestione delle acque e dei terreni. La bonifica e la sistemazione idraulica furono infatti elementi importanti anche nelle politiche agricole del Novecento.

Il fiume Era

Poco distante scorre l'Era, il fiume che dà il nome alla Valdera. L'Era nasce nel territorio volterrano e attraversa la valle fino a raggiungere l'Arno a Pontedera. Per secoli il fiume e i suoi affluenti hanno influenzato l'organizzazione della campagna. La presenza dell'acqua ha favorito l'agricoltura, ma ha anche determinato la posizione delle strade, dei poderi e degli insediamenti. Villaggio San Giovanni appartiene pienamente a questo paesaggio di fondovalle.

Un paesaggio aperto

Il paesaggio intorno al paese è molto diverso da quello dei borghi arroccati della Toscana. Qui dominano gli spazi aperti. Campi coltivati, prati e colline accompagnano le strade. In lontananza si innalzano i rilievi sui quali sorgono Lajatico e Orciatico. La posizione permette quindi di osservare bene il passaggio tra la pianura agricola e le colline dell'Alta Valdera. È un paesaggio nel quale la presenza dell'uomo e il lavoro agricolo sono chiaramente leggibili.

La vita nel Villaggio negli anni Sessanta

I primi anni dopo l'inaugurazione furono probabilmente quelli nei quali si costruì maggiormente l'identità della nuova comunità. Molte famiglie si trovavano a vivere per la prima volta vicine. I bambini frequentavano gli stessi spazi. Gli adulti condividevano problemi e opportunità legati alla nuova organizzazione agricola. La chiesa, la piazza e gli altri servizi favorivano gli incontri. Il paese iniziò così a sviluppare tradizioni proprie, non ereditate da un passato medievale, ma nate direttamente dalla vita degli abitanti.

I bambini e le nuove generazioni

Uno degli obiettivi dei borghi della riforma era migliorare le condizioni di vita delle nuove generazioni. Vivere in un centro abitato rendeva più semplice l'accesso alla scuola e ai servizi. I bambini cresciuti a San Giovanni negli anni Sessanta appartenevano a una generazione molto diversa da quella dei propri genitori. Mentre questi ultimi avevano conosciuto la guerra, la mezzadria e le difficoltà della campagna tradizionale, i figli crebbero durante gli anni del boom economico italiano. Il Villaggio si trovò così al confine tra due epoche.

Dal mondo agricolo alla società moderna

Negli anni Sessanta e Settanta l'Italia cambiò rapidamente. Anche la Valdera venne coinvolta nella crescita industriale e nell'espansione dei servizi. Molti giovani provenienti dalle campagne iniziarono a cercare lavori diversi dall'agricoltura. Pontedera rappresentava uno dei principali poli industriali della zona. Automobili, motociclette e nuovi mezzi di trasporto ridussero inoltre le distanze tra i paesi. San Giovanni, nato per servire una comunità essenzialmente agricola, iniziò quindi a trasformarsi.

Una comunità non più soltanto agricola

Con il passare del tempo l'agricoltura continuò a caratterizzare il paesaggio, ma non rappresentò più l'unica attività degli abitanti. Le famiglie iniziarono a lavorare anche nell'industria, nell'artigianato, nel commercio e nei servizi. Il Villaggio diventò sempre più un centro residenziale. Questa trasformazione accomuna San Giovanni a molti piccoli paesi toscani. La particolarità è che qui il cambiamento avvenne a pochissimi anni di distanza dalla fondazione stessa del paese.

La Scampagnata

Tra le tradizioni locali viene ricordata la Scampagnata del Primo Maggio. La primavera è da sempre il periodo nel quale la campagna della Valdera torna a essere luogo di incontro e convivialità. Pranzi all'aperto, passeggiate e giornate trascorse insieme rappresentano una forma di socialità profondamente legata alla cultura rurale. Nel caso di San Giovanni questa tradizione assume un significato particolare. Il paese stesso è infatti nato dal rapporto tra famiglie e campagna.

La festa di San Giovanni Bosco

Il 31 gennaio ricorre la festa di San Giovanni Bosco, patrono del Villaggio. È la principale ricorrenza religiosa legata all'identità originaria della frazione. La scelta del santo risale direttamente alla fondazione del paese. Questo rende la festa diversa dalle celebrazioni patronali di molti borghi medievali, spesso nate secoli fa. A San Giovanni la devozione patronale e il paese hanno praticamente la stessa età. La festa rappresenta quindi anche un ricordo delle origini della comunità.

La Seconda guerra mondiale e il territorio

Il Villaggio non esisteva ancora durante la Seconda guerra mondiale. Il territorio circostante fu però direttamente coinvolto nel passaggio del fronte del 1944. Dopo duri combattimenti nell'area del Montevaso, le forze alleate avanzarono nella Valdera. Lajatico venne liberata il 12 luglio 1944. Quando pochi anni più tardi iniziò la costruzione di San Giovanni, molte delle famiglie coinvolte avevano quindi ancora un ricordo diretto della guerra. Il nuovo Villaggio apparteneva pienamente al clima di ricostruzione dell'Italia del dopoguerra.

Dalla guerra alla ricostruzione

Questo elemento è importante per comprendere il significato storico del paese. Tra la liberazione del territorio e l'inizio dei lavori per il Villaggio trascorse meno di un decennio. Nel giro di pochi anni una campagna attraversata dalla guerra diventò sede di un progetto dedicato alla casa, all'agricoltura e ai servizi. San Giovanni può quindi essere letto anche come un piccolo simbolo della ricostruzione italiana. Non possiede monumenti medievali, ma il suo stesso impianto urbanistico è una testimonianza storica del Novecento.

Il valore storico delle case

Le abitazioni originarie del Villaggio possono sembrare semplici rispetto ai palazzi e alle chiese antiche presenti in altri paesi. In realtà possiedono un importante valore documentario. Raccontano infatti un preciso modello di sviluppo rurale. La disposizione degli edifici, la relazione con la piazza e con i servizi e la struttura complessiva dell'insediamento permettono di comprendere come negli anni Cinquanta si immaginasse una moderna comunità agricola. Il patrimonio storico di San Giovanni è quindi soprattutto urbanistico e sociale.

Un paese senza Medioevo

Una delle caratteristiche più affascinanti del Villaggio è proprio ciò che non possiede. Non ci sono mura medievali. Non c'è un castello. Non esiste una torre costruita per difendersi dagli eserciti. La storia del paese comincia con trattori, poderi assegnati, nuove abitazioni e famiglie che cercavano un futuro migliore. Questo non rende San Giovanni meno interessante. Al contrario, permette di raccontare un capitolo della storia toscana spesso meno conosciuto: quello della trasformazione delle campagne nel secondo dopoguerra.

La memoria degli assegnatari

La memoria più preziosa del paese è quella delle prime famiglie. I racconti degli assegnatari e dei loro discendenti permettono di comprendere cosa significasse trasferirsi in un Villaggio appena costruito. Le difficoltà iniziali, il lavoro nei campi, le prime feste, la nascita delle amicizie e la costruzione dei servizi fanno parte di una storia ancora relativamente recente. A differenza delle vicende medievali, questa memoria può essere ancora trasmessa attraverso fotografie, documenti familiari e testimonianze dirette.

Il Villaggio oggi

Oggi Villaggio San Giovanni di Val d’Era è una piccola frazione del Comune di Lajatico inserita nel paesaggio agricolo della Valdera. Il paese mantiene ancora una struttura che ricorda chiaramente la propria origine pianificata. La chiesa dedicata a San Giovanni Bosco, la piazza, il parco e le abitazioni costituiscono il cuore della comunità. La posizione lungo le principali vie di comunicazione permette collegamenti verso Lajatico, La Sterza, Volterra e gli altri centri della valle. La campagna continua a circondare l'abitato e mantiene vivo il rapporto con l'agricoltura che fu alla base della fondazione del paese.

Una storia iniziata nel 1960

Villaggio San Giovanni dimostra che un paese non deve necessariamente avere mille anni per possedere una storia importante. Qui la memoria non nasce da castelli, feudatari e battaglie medievali. Nasce dalla riforma agraria. Nasce dalle famiglie che ricevettero terre da coltivare. Nasce dalle case costruite dall'Ente Maremma. Nasce dalla volontà di creare servizi e una comunità dove prima esistevano soprattutto poderi e abitazioni sparse. L'inaugurazione del 21 ottobre 1960 rappresenta quindi molto più della semplice apertura di un nuovo gruppo di case. Segna la nascita di una comunità.

Il Villaggio come testimonianza del Novecento

Conoscere San Giovanni significa conoscere una pagina della storia italiana del secondo dopoguerra. Significa ricordare un periodo nel quale si cercò di trasformare radicalmente la società rurale. Terra, casa, istruzione, servizi e nuove infrastrutture dovevano contribuire a migliorare la vita delle famiglie agricole. Non tutti gli obiettivi della riforma agraria furono raggiunti e, pochi anni dopo, la stessa società contadina iniziò rapidamente a cambiare. Ma il Villaggio rimase. Ancora oggi le sue case e i suoi spazi pubblici testimoniano quel progetto. Villaggio San Giovanni di Val d’Era è quindi un paese giovane, ma con una storia fortemente riconoscibile: quella di una comunità nata dalla terra, dalla riforma agraria e dalla ricostruzione dell'Italia del Novecento.
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