San Pellegrinetto - Fabbriche di Vergemoli

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San Pellegrinetto

La Chiesa di San Pellegrino

Passaggio per il centro abitato

Vista sui monti

Vista sui monti

Verso il centro abitato

Casa

Torre campanaria

Iscrizione

Particolare sulla torre campanaria

Particolare sulla torre campanaria

Particolare sulla torre campanaria

Particolare sulla torre campanaria

Particolare sulla torre campanaria

Campana

S.Pellegrinetto

Maestà

Casa nel paese

Casa

Targa sulla casa

In paese

Vecchio palazzo

In paese

Il retro della Chiesa

Torre campanaria

Vista

Vista dalla località

San Pellegrino

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Interno

Acquasantiera

Interno della Chiesa

Edicola

Interno all'Edicola

San Pellegrino

Il rosone della Chiesa

Iscrizione

Vista

Case sparse

Maestà

Maestà

Case sparse

Case sparse

Case sparse

Porticina

Vista dalla località

Vista sul monte Forato

Informazioni storiche, culturali della località.

San Pellegrinetto: storia, pastori e tradizioni di un antico borgo delle Alpi Apuane

San Pellegrinetto è una piccola frazione del Comune di Fabbriche di Vergemoli , in provincia di Lucca, immersa nel paesaggio montano della Garfagnana e delle Alpi Apuane. Situato a circa 953 metri di altitudine , è il nucleo abitato più alto del territorio comunale. La sua posizione è straordinariamente panoramica. Da San Pellegrinetto lo sguardo incontra alcune delle montagne più caratteristiche delle Apuane, tra cui il gruppo delle Panie e l'inconfondibile profilo del Monte Forato . Ma l'aspetto forse più interessante del paese è la sua struttura. San Pellegrinetto non è infatti formato da un unico gruppo compatto di case. Le abitazioni sono distribuite in diversi piccoli nuclei sparsi sulla montagna, soprattutto vicino alle sorgenti e ai terreni che un tempo venivano utilizzati per il pascolo. Questa particolare conformazione racconta direttamente le origini pastorali del paese.

Prima di San Pellegrinetto: l'Alpe di Trassilico

In origine il territorio era conosciuto come Alpe di Trassilico . Nei documenti compare anche la denominazione latina in Montibus Trassilici. Il nome ricordava lo stretto rapporto con il vicino paese di Trassilico, dal quale la popolazione dipese per lungo tempo anche dal punto di vista religioso. Non esisteva ancora un vero paese nel significato moderno. La montagna era occupata soprattutto da pascoli, prati e piccoli ricoveri utilizzati dagli allevatori. Fu proprio da questi insediamenti stagionali che cominciò lentamente a svilupparsi San Pellegrinetto.

Le origini nel Quattrocento

Le ricostruzioni storiche locali fanno risalire agli inizi del XV secolo la formazione dei primi nuclei destinati a diventare il paese. Inizialmente esistevano soprattutto ovili . Erano costruzioni semplici, distribuite vicino alle sorgenti e ai prati migliori per l'allevamento del bestiame. Con il passare del tempo alcuni pastori iniziarono a trasformare questi ricoveri in vere abitazioni. La permanenza sulla montagna non fu quindi più soltanto stagionale. Alcune famiglie decisero di stabilirsi definitivamente sull'Alpe di Trassilico. Da questa lenta trasformazione nacque San Pellegrinetto.

Un paese nato dai pastori

L'origine pastorale spiega ancora oggi la particolare forma del paese. A differenza dei borghi medievali sviluppatisi intorno a un castello o a una chiesa, San Pellegrinetto non possiede un unico centro abitato compatto. Le case sono organizzate in piccoli gruppi separati . Ogni nucleo sorse dove esistevano condizioni favorevoli alla vita quotidiana. La presenza dell'acqua era fondamentale. Altrettanto importante era la vicinanza dei prati utilizzati per gli animali. Il paesaggio stesso determinò quindi la forma dell'insediamento.

Le sorgenti

Per comprendere San Pellegrinetto bisogna ricordare quanto fosse importante l' acqua nelle comunità montane. Prima della costruzione degli acquedotti moderni, vivere vicino a una sorgente rappresentava una necessità. L'acqua serviva alle persone, agli animali e alle piccole coltivazioni. Non sorprende quindi che molti dei nuclei originari siano sorti proprio in prossimità delle sorgenti. Ancora oggi la distribuzione delle case sulla montagna conserva la memoria di questa antica necessità.

Una comunità dispersa sulla montagna

Ogni gruppo di abitazioni sviluppò nel tempo una propria identità. I piccoli nuclei erano collegati da sentieri che attraversavano prati e boschi. La chiesa sarebbe arrivata soltanto successivamente. Prima della sua costruzione, quindi, il vero centro della vita non era una piazza. Era la montagna stessa. Famiglie, ovili, sorgenti e pascoli formavano una comunità dispersa ma strettamente collegata.

Pastorizia e allevamento

Per secoli l' allevamento rappresentò una delle principali risorse degli abitanti. Le zone più elevate offrivano ampi spazi utilizzabili durante la bella stagione. Gli animali fornivano latte, formaggi, carne, lana e altre risorse indispensabili alla vita familiare. Il calendario della comunità seguiva quindi anche quello della pastorizia. Primavera ed estate erano dedicate ai pascoli. Con l'arrivo del freddo le attività si concentravano maggiormente vicino alle abitazioni.

La transumanza

La vita pastorale della Garfagnana era legata anche agli spostamenti stagionali del bestiame. Pastori e greggi percorrevano antichi sentieri per raggiungere pascoli differenti a seconda della stagione. Non bisogna immaginare queste montagne come territori isolati. Esisteva una fitta rete di percorsi che metteva in comunicazione paesi, alpeggi e vallate. San Pellegrinetto faceva parte di questo sistema. La sua stessa origine può essere letta come il passaggio progressivo da un alpeggio pastorale a un insediamento permanente .

La vita d'inverno

Abitare a oltre novecento metri significava affrontare inverni difficili. Neve, ghiaccio e freddo potevano rendere complicati gli spostamenti. Le famiglie dovevano quindi prepararsi durante i mesi più favorevoli. Legna, castagne, farina, fieno e altri prodotti venivano raccolti e conservati. Anche gli animali dovevano disporre di scorte sufficienti. La sopravvivenza della comunità dipendeva dalla capacità di organizzare con attenzione le risorse disponibili.

Il castagno

Come in molte altre zone della Garfagnana, anche per gli abitanti di San Pellegrinetto il castagno ebbe una grande importanza. I castagneti fornivano alimento e legname. Le castagne venivano raccolte in autunno e successivamente essiccate. Una volta secche potevano essere trasformate in farina. La farina di castagne si conservava a lungo ed era particolarmente preziosa durante l'inverno. Per questo il castagno veniva spesso chiamato il “pane della montagna”.

I metati

L'essiccazione avveniva nei metati , piccoli edifici costruiti appositamente vicino ai castagneti o alle abitazioni. Le castagne venivano sistemate su un graticcio. Al piano inferiore veniva mantenuto acceso lentamente un fuoco. Il calore e il fumo permettevano ai frutti di perdere progressivamente l'umidità. L'operazione richiedeva settimane e doveva essere seguita con attenzione. I metati rappresentavano quindi una parte fondamentale dell'economia familiare.

Agricoltura di montagna

Accanto all'allevamento esisteva una piccola agricoltura. Ogni terreno coltivabile aveva valore. Vicino alle abitazioni si trovavano orti e piccoli campi. Si producevano soprattutto alimenti destinati al consumo familiare. La quantità di terreno pianeggiante era limitata e il clima imponeva forti restrizioni. Per questo l'economia doveva combinare agricoltura, allevamento e sfruttamento del bosco. Nessuna di queste attività, da sola, sarebbe stata sufficiente.

Il bosco

Il bosco rappresentava un'altra risorsa indispensabile. Forniva legna da ardere per riscaldare le case durante l'inverno. Offriva materiale da costruzione e legname per gli utensili. Permetteva inoltre la raccolta di prodotti spontanei. Il confine tra paese e bosco era quindi molto diverso da quello che possiamo osservare oggi. Molte superfici attualmente ricoperte dalla vegetazione erano prati, pascoli o terreni mantenuti aperti dall'attività dell'uomo.

La necessità di una chiesa

Con il passare dei secoli la popolazione dell'Alpe di Trassilico aumentò. La dipendenza religiosa da Trassilico divenne sempre più scomoda. Raggiungere la chiesa significava percorrere sentieri di montagna, con difficoltà particolarmente evidenti durante l'inverno. Alla fine del Seicento gli abitanti decisero quindi di costruire un proprio edificio religioso. La scelta sarebbe stata fondamentale anche per l'identità futura del paese.

Il 1680

Nel 1680 gli abitanti dell'Alpe di Trassilico iniziarono la costruzione della nuova chiesa. L'edificio venne realizzato a spese della popolazione . Fu scelto uno spiazzo sul Monte Tre Corna , in una posizione che risultasse il più possibile centrale rispetto ai diversi nuclei abitati sparsi sulla montagna. La decisione racconta molto della comunità. Non esisteva un vero centro del paese. La chiesa dovette quindi essere collocata nel punto capace di servire nel modo migliore tutti gli abitanti.

La Chiesa di San Pellegrino

La nuova chiesa venne dedicata alla Vergine del Carmelo e a San Pellegrino . Fu proprio quest'ultima dedicazione a trasformare progressivamente il nome del paese. L'antica Alpe di Trassilico iniziò a essere conosciuta come San Pellegrinetto . Il nome permetteva anche di distinguere il piccolo paese dal più celebre San Pellegrino in Alpe , situato in un'altra zona della Garfagnana. La costruzione della chiesa non cambiò quindi soltanto la vita religiosa. Diede una nuova identità all'intera comunità.

L'architettura della chiesa

L'impianto originario della chiesa era probabilmente a croce latina . L'aula era coperta da una volta a botte con lunette, mentre il transetto presentava coperture a crociera. L'edificio che vediamo oggi è però il risultato di diversi interventi. La crescita della popolazione rese presto necessario ampliare gli spazi. È una testimonianza importante: nel Settecento la piccola comunità pastorale era ormai diventata un vero paese di montagna.

L'ampliamento del 1734

Nel 1734 la chiesa venne ampliata. È probabile che in questa occasione sia stata aggiunta la navata laterale sinistra. Le fonti locali ricordano anche la realizzazione del coro nello stesso periodo. Erano trascorsi poco più di cinquant'anni dall'inizio della costruzione. Il fatto che fosse già necessario ingrandire l'edificio dimostra l'aumento della popolazione dell'Alpe. La comunità continuava a crescere.

La chiesa curata

Un'altra data fondamentale è il 12 novembre 1741 . Con decreto dell'arcivescovo di Lucca Fabio Colloredo , l'oratorio di San Pellegrinetto venne trasformato in chiesa curata . Era un passo importante verso una maggiore autonomia religiosa. La popolazione poteva cos���� disporre di una presenza ecclesiastica più stabile senza dipendere completamente dalla lontana chiesa di Trassilico.

I capitoli del 1742

La crescente organizzazione della comunità è confermata anche dai documenti conservati nell'Archivio storico della Garfagnana. Nel 1742 vennero redatti i capitoli della Compagnia di San Pellegrino nelle Alpi di Campolemisi . Il documento riguardava la nomina di un cappellano curato nell'oratorio di San Pellegrino. La denominazione ricorda inoltre gli stretti rapporti esistenti tra San Pellegrinetto e la vicina Campolemisi. Le piccole comunità della montagna non vivevano infatti isolate l'una dall'altra.

Il fonte battesimale

Nel 1772 la chiesa ottenne il fonte battesimale . Anche questo passaggio aveva un forte valore simbolico e pratico. Il battesimo era uno dei momenti fondamentali della vita cristiana. Disporre di un proprio fonte significava ridurre ulteriormente la dipendenza dalle parrocchie vicine. La chiesa di San Pellegrino stava progressivamente acquisendo tutte le caratteristiche necessarie per diventare il vero centro religioso della comunità.

Il campanile del 1786

Il campanile sembra risalire al 1786 . Una pietra inserita nella struttura conserva infatti un'iscrizione latina con quella data e ricorda che l'opera venne realizzata grazie alla carità del popolo. Ancora una volta emerge il ruolo diretto degli abitanti. La chiesa non era stata imposta dall'esterno. Era stata costruita, ampliata e arricchita attraverso il contributo della comunità. Il campanile diventò così anche il simbolo visibile dell'identità del paese.

Il suono delle campane

In una comunità distribuita su numerosi nuclei sparsi, le campane avevano un'importanza particolare. Il loro suono poteva raggiungere abitazioni lontane. Segnalava le celebrazioni religiose, le feste e i funerali. Ma poteva essere utilizzato anche per comunicare situazioni di pericolo. Prima dei moderni mezzi di comunicazione, il campanile era quindi uno strumento capace di unire una popolazione dispersa sulla montagna.

Il restauro del 1882

Nel 1882 la chiesa venne nuovamente restaurata. La data è ancora visibile sull'architrave della porta principale. Anche questo intervento testimonia la continuità della comunità. A oltre due secoli dalla costruzione originaria, gli abitanti continuavano a investire nel proprio edificio religioso. La chiesa rappresentava ormai il punto di riferimento storico e simbolico di San Pellegrinetto.

Le antiche mulattiere

Per secoli San Pellegrinetto fu raggiungibile soltanto attraverso sentieri e mulattiere . Ogni spostamento avveniva a piedi oppure con animali da soma. Questi percorsi collegavano il paese con Trassilico, Campolemisi, Fornovolasco e gli altri nuclei della montagna. Attraverso le mulattiere venivano trasportati alimenti, legname, fieno e prodotti agricoli. Erano inoltre percorse dai pastori durante gli spostamenti del bestiame.

La montagna non era isolamento

Guardando oggi San Pellegrinetto si potrebbe immaginare un paese completamente isolato. In passato il concetto di distanza era però differente. Le comunità montane erano abituate a camminare. Sentieri oggi frequentati soprattutto dagli escursionisti rappresentavano normali vie di comunicazione. Famiglie, commercianti, pastori e sacerdoti si muovevano continuamente tra un paese e l'altro. La rete delle mulattiere rendeva quindi la montagna molto più connessa di quanto possa apparire.

Il Monte Forato

Dal territorio di San Pellegrinetto è possibile ammirare il celebre Monte Forato . La montagna deve il proprio nome al gigantesco arco naturale che attraversa la cresta. La sua forma inconfondibile costituisce uno dei simboli delle Alpi Apuane. Per gli abitanti del passato, però, queste montagne non erano semplicemente uno spettacolo. Erano luoghi di lavoro. I versanti offrivano boschi, pascoli e percorsi utilizzati quotidianamente.

Le Panie

Il panorama comprende anche il grande gruppo delle Panie . Le loro pareti calcaree dominano una parte importante del paesaggio apuano. Per una comunità pastorale come quella di San Pellegrinetto, la montagna rappresentava una presenza costante. Il ritmo della vita dipendeva dal clima, dalla disponibilità dei pascoli, dall'acqua e dalle stagioni. Il paesaggio che oggi ammiriamo per la sua bellezza era per gli abitanti soprattutto un territorio dal quale ricavare le risorse necessarie alla sopravvivenza.

Il terremoto del 1920

Il 7 settembre 1920 un violentissimo terremoto colpì Garfagnana e Lunigiana. Anche le comunità dell'antico territorio di Vergemoli furono interessate dal sisma. Per i piccoli paesi costruiti prevalentemente con murature in pietra, eventi di questa intensità rappresentavano un pericolo enorme. Il terremoto rimase profondamente impresso nella memoria collettiva delle popolazioni della montagna.

La Seconda guerra mondiale

Anche San Pellegrinetto attraversò gli anni difficili della Seconda guerra mondiale . Tra il 1944 e il 1945 le Alpi Apuane e la Garfagnana meridionale si trovarono a ridosso del fronte della Linea Gotica. La particolare conformazione del territorio rendeva sentieri e valichi importanti per gli spostamenti. Per la popolazione civile furono mesi segnati da scarsità di risorse, paura e difficoltà nelle comunicazioni. La montagna poteva offrire rifugio, ma allo stesso tempo rendeva gli spostamenti particolarmente difficili.

La parrocchia autonoma

La piena autonomia ecclesiastica arrivò soltanto nel 1947 . Il 10 febbraio di quell'anno un decreto vescovile eresse ufficialmente la Parrocchia di San Pellegrino a San Pellegrinetto. Il riconoscimento civile arrivò l'anno successivo, con decreto del Presidente della Repubblica del 2 aprile 1948 . Si concludeva così un percorso iniziato nel Seicento con la costruzione della piccola chiesa voluta dagli abitanti dell'Alpe di Trassilico.

Dall'Alpe alla parrocchia

La storia religiosa permette quindi di seguire quasi passo dopo passo lo sviluppo del paese. Nel 1680 gli abitanti costruirono la chiesa. Nel 1734 dovettero ampliarla. Nel 1741 divenne chiesa curata. Nel 1772 arrivò il fonte battesimale. Nel 1786 venne costruito il campanile. Nel 1882 l'edificio fu restaurato. Infine, nel 1947, San Pellegrinetto divenne una parrocchia autonoma. È la storia di una comunità che conquistò progressivamente una propria identità.

Il secondo dopoguerra

Proprio quando San Pellegrinetto raggiunse la piena autonomia parrocchiale, però, la società della montagna cominciò a cambiare rapidamente. Nel secondo dopoguerra le opportunità di lavoro offerte dalle città e dalle aree industriali aumentarono. La pastorizia e l'agricoltura montana richiedevano invece enormi sacrifici. Molte famiglie decisero quindi di partire. Cominciò un progressivo fenomeno di spopolamento .

L'abbandono dei pascoli

La diminuzione della popolazione modificò anche il paesaggio. Molti prati non furono più falciati. Alcuni pascoli vennero abbandonati. I castagneti ricevettero meno cure. Il bosco iniziò progressivamente a occupare spazi che per secoli erano rimasti aperti grazie all'attività di pastori e contadini. Quello che oggi appare come un paesaggio completamente naturale è quindi anche il risultato delle profonde trasformazioni economiche avvenute nel Novecento.

Da centinaia di abitanti a poche persone

In passato San Pellegrinetto era una comunità molto più popolosa. I diversi nuclei sparsi sulla montagna ospitavano numerose famiglie. Con l'emigrazione e lo spopolamento il numero degli abitanti diminuì drasticamente. L'Annuario dell'Arcidiocesi di Lucca del 2017 registrava appena 10 abitanti per la parrocchia. Il contrasto con il passato aiuta a comprendere quanto radicale sia stato il cambiamento della montagna garfagnina nel corso del Novecento.

Un paese raggiungibile a piedi

Una delle caratteristiche più particolari di San Pellegrinetto è che ancora oggi il nucleo storico mantiene un rapporto fortissimo con i suoi antichi percorsi. L'accesso indicato dal Comune avviene a piedi , attraverso un percorso di circa mezz'ora. Questa condizione contribuisce a conservare l'atmosfera del luogo. Raggiungere il paese significa quindi compiere ancora oggi, almeno in parte, lo stesso gesto che per secoli caratterizzò la vita dei suoi abitanti: camminare sulla montagna.

San Pellegrinetto oggi

Oggi San Pellegrinetto è uno dei luoghi più particolari del Comune di Fabbriche di Vergemoli. Le abitazioni continuano a essere distribuite in piccoli nuclei, proprio come quando i primi pastori trasformarono gli ovili in case. La chiesa di San Pellegrino rimane il principale punto di riferimento. Intorno si estendono boschi e antichi pascoli. Sul panorama dominano il Monte Forato e le Panie. Il silenzio che oggi caratterizza il paese è molto diverso dalla vita che doveva animare questi luoghi quando numerose famiglie allevavano animali e coltivavano ogni terreno disponibile.

Un paese nato dagli ovili

La particolarità di San Pellegrinetto sta proprio nelle sue origini. Non nacque intorno a un castello. Non nacque intorno a una grande strada commerciale. E non nacque inizialmente nemmeno intorno a una chiesa. Nacque dagli ovili . I pastori individuarono i luoghi migliori, vicino alle sorgenti e ai prati. Costruirono ricoveri per gli animali. Poi alcuni di quei ricoveri diventarono abitazioni. Le famiglie aumentarono. Nacque la necessità di una chiesa. E con la chiesa arrivò anche un nuovo nome. L'antica Alpe di Trassilico diventò così San Pellegrinetto.

Un piccolo borgo delle Alpi Apuane

Visitare San Pellegrinetto significa quindi scoprire una delle testimonianze più autentiche della civiltà pastorale della Garfagnana . Le case sparse raccontano ancora la posizione degli antichi ovili. Le sorgenti spiegano perché le famiglie decisero di stabilirsi proprio in quei luoghi. La chiesa ricorda lo sforzo collettivo degli abitanti che nel 1680 vollero costruire un proprio luogo di culto. I sentieri raccontano invece un'epoca nella quale camminare era parte integrante della vita quotidiana. San Pellegrinetto è un piccolo paese, ma conserva una storia capace di raccontare qualcosa di molto più grande: il modo in cui generazioni di uomini e donne hanno imparato a vivere con la montagna , trasformando pascoli e ricoveri stagionali in una vera comunità.
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