San Pellegrinetto:
storia, pastori e tradizioni di un antico borgo delle Alpi Apuane
San Pellegrinetto
è una piccola frazione del Comune di
Fabbriche di Vergemoli
, in provincia di Lucca, immersa nel
paesaggio montano della Garfagnana e delle Alpi Apuane.
Situato a circa
953
metri di altitudine
, è il nucleo abitato più alto del
territorio comunale.
La sua posizione è straordinariamente panoramica.
Da San Pellegrinetto lo sguardo incontra alcune delle
montagne più caratteristiche delle Apuane, tra cui il gruppo delle
Panie
e l'inconfondibile
profilo del
Monte Forato
.
Ma l'aspetto forse più interessante del paese è la sua
struttura.
San Pellegrinetto non è infatti formato da un unico
gruppo compatto di case.
Le abitazioni sono distribuite in diversi piccoli
nuclei sparsi sulla montagna, soprattutto vicino alle sorgenti e ai
terreni che un tempo venivano utilizzati per il pascolo.
Questa particolare conformazione racconta direttamente
le origini pastorali del paese.
Prima di San Pellegrinetto: l'Alpe di
Trassilico
In origine il territorio era conosciuto come
Alpe di Trassilico
.
Nei documenti compare anche la denominazione latina
in Montibus Trassilici.
Il nome ricordava lo stretto rapporto con il vicino
paese di Trassilico, dal quale la popolazione dipese per lungo tempo
anche dal punto di vista religioso.
Non esisteva ancora un vero paese nel significato
moderno.
La montagna era occupata soprattutto da pascoli, prati
e piccoli ricoveri utilizzati dagli allevatori.
Fu proprio da questi insediamenti stagionali che
cominciò lentamente a svilupparsi San Pellegrinetto.
Le origini nel Quattrocento
Le ricostruzioni storiche locali fanno risalire agli
inizi del XV secolo
la
formazione dei primi nuclei destinati a diventare il paese.
Inizialmente esistevano soprattutto
ovili
.
Erano costruzioni semplici, distribuite vicino alle
sorgenti e ai prati migliori per l'allevamento del bestiame.
Con il passare del tempo alcuni pastori iniziarono a
trasformare questi ricoveri in vere abitazioni.
La permanenza sulla montagna non fu quindi più
soltanto stagionale.
Alcune famiglie decisero di stabilirsi definitivamente
sull'Alpe di Trassilico.
Da questa lenta trasformazione nacque San
Pellegrinetto.
Un paese nato dai pastori
L'origine pastorale spiega ancora oggi la particolare
forma del paese.
A differenza dei borghi medievali sviluppatisi intorno
a un castello o a una chiesa, San Pellegrinetto non possiede un unico
centro abitato compatto.
Le case sono organizzate in
piccoli gruppi separati
.
Ogni nucleo sorse dove esistevano condizioni
favorevoli alla vita quotidiana.
La presenza dell'acqua era fondamentale.
Altrettanto importante era la vicinanza dei prati
utilizzati per gli animali.
Il paesaggio stesso determinò quindi la forma
dell'insediamento.
Le sorgenti
Per comprendere San Pellegrinetto bisogna ricordare
quanto fosse importante l'
acqua
nelle comunità montane.
Prima della costruzione degli acquedotti moderni,
vivere vicino a una sorgente rappresentava una necessità.
L'acqua serviva alle persone, agli animali e alle
piccole coltivazioni.
Non sorprende quindi che molti dei nuclei originari
siano sorti proprio in prossimità delle sorgenti.
Ancora oggi la distribuzione delle case sulla montagna
conserva la memoria di questa antica necessità.
Una comunità dispersa sulla montagna
Ogni gruppo di abitazioni sviluppò nel tempo una
propria identità.
I piccoli nuclei erano collegati da sentieri che
attraversavano prati e boschi.
La chiesa sarebbe arrivata soltanto successivamente.
Prima della sua costruzione, quindi, il vero centro
della vita non era una piazza.
Era la montagna stessa.
Famiglie, ovili, sorgenti e pascoli formavano una
comunità dispersa ma strettamente collegata.
Pastorizia e allevamento
Per secoli l'
allevamento
rappresentò una delle principali risorse degli abitanti.
Le zone più elevate offrivano ampi spazi utilizzabili
durante la bella stagione.
Gli animali fornivano latte, formaggi, carne, lana e
altre risorse indispensabili alla vita familiare.
Il calendario della comunità seguiva quindi anche
quello della pastorizia.
Primavera ed estate erano dedicate ai pascoli.
Con l'arrivo del freddo le attività si concentravano
maggiormente vicino alle abitazioni.
La transumanza
La vita pastorale della Garfagnana era legata anche
agli spostamenti stagionali del bestiame.
Pastori e greggi percorrevano antichi sentieri per
raggiungere pascoli differenti a seconda della stagione.
Non bisogna immaginare queste montagne come territori
isolati.
Esisteva una fitta rete di percorsi che metteva in
comunicazione paesi, alpeggi e vallate.
San Pellegrinetto faceva parte di questo sistema.
La sua stessa origine può essere letta come il
passaggio progressivo da un
alpeggio
pastorale a un insediamento permanente
.
La vita d'inverno
Abitare a oltre novecento metri significava affrontare
inverni difficili.
Neve, ghiaccio e freddo potevano rendere complicati
gli spostamenti.
Le famiglie dovevano quindi prepararsi durante i mesi
più favorevoli.
Legna, castagne, farina, fieno e altri prodotti
venivano raccolti e conservati.
Anche gli animali dovevano disporre di scorte
sufficienti.
La sopravvivenza della comunità dipendeva dalla
capacità di organizzare con attenzione le risorse disponibili.
Il castagno
Come in molte altre zone della Garfagnana, anche per
gli abitanti di San Pellegrinetto il
castagno
ebbe una grande importanza.
I castagneti fornivano alimento e legname.
Le castagne venivano raccolte in autunno e
successivamente essiccate.
Una volta secche potevano essere trasformate in
farina.
La farina di castagne si conservava a lungo ed era
particolarmente preziosa durante l'inverno.
Per questo il castagno veniva spesso chiamato il “pane
della montagna”.
I metati
L'essiccazione avveniva nei
metati
, piccoli edifici
costruiti appositamente vicino ai castagneti o alle abitazioni.
Le castagne venivano sistemate su un graticcio.
Al piano inferiore veniva mantenuto acceso lentamente
un fuoco.
Il calore e il fumo permettevano ai frutti di perdere
progressivamente l'umidità.
L'operazione richiedeva settimane e doveva essere
seguita con attenzione.
I metati rappresentavano quindi una parte fondamentale
dell'economia familiare.
Agricoltura di montagna
Accanto all'allevamento esisteva una piccola
agricoltura.
Ogni terreno coltivabile aveva valore.
Vicino alle abitazioni si trovavano orti e piccoli
campi.
Si producevano soprattutto alimenti destinati al
consumo familiare.
La quantità di terreno pianeggiante era limitata e il
clima imponeva forti restrizioni.
Per questo l'economia doveva combinare agricoltura,
allevamento e sfruttamento del bosco.
Nessuna di queste attività, da sola, sarebbe stata
sufficiente.
Il bosco
Il
bosco
rappresentava un'altra risorsa indispensabile.
Forniva legna da ardere per riscaldare le case durante
l'inverno.
Offriva materiale da costruzione e legname per gli
utensili.
Permetteva inoltre la raccolta di prodotti spontanei.
Il confine tra paese e bosco era quindi molto diverso
da quello che possiamo osservare oggi.
Molte superfici attualmente ricoperte dalla
vegetazione erano prati, pascoli o terreni mantenuti aperti
dall'attività dell'uomo.
La necessità di una chiesa
Con il passare dei secoli la popolazione dell'Alpe di
Trassilico aumentò.
La dipendenza religiosa da Trassilico divenne sempre
più scomoda.
Raggiungere la chiesa significava percorrere sentieri
di montagna, con difficoltà particolarmente evidenti durante l'inverno.
Alla fine del Seicento gli abitanti decisero quindi di
costruire un proprio edificio religioso.
La scelta sarebbe stata fondamentale anche per
l'identità futura del paese.
Il 1680
Nel
1680
gli
abitanti dell'Alpe di Trassilico iniziarono la costruzione della nuova
chiesa.
L'edificio venne realizzato
a spese della popolazione
.
Fu scelto uno spiazzo sul
Monte Tre Corna
, in una
posizione che risultasse il più possibile centrale rispetto ai diversi
nuclei abitati sparsi sulla montagna.
La decisione racconta molto della comunità.
Non esisteva un vero centro del paese.
La chiesa dovette quindi essere collocata nel punto
capace di servire nel modo migliore tutti gli abitanti.
La Chiesa di San Pellegrino
La nuova chiesa venne dedicata alla
Vergine del Carmelo e a San Pellegrino
.
Fu proprio quest'ultima dedicazione a trasformare
progressivamente il nome del paese.
L'antica Alpe di Trassilico iniziò a essere conosciuta
come
San Pellegrinetto
.
Il nome permetteva anche di distinguere il piccolo
paese dal più celebre
San Pellegrino in
Alpe
, situato in un'altra zona della Garfagnana.
La costruzione della chiesa non cambiò quindi soltanto
la vita religiosa.
Diede una nuova identità all'intera comunità.
L'architettura della chiesa
L'impianto originario della chiesa era probabilmente a
croce latina
.
L'aula era coperta da una volta a botte con lunette,
mentre il transetto presentava coperture a crociera.
L'edificio che vediamo oggi è però il risultato di
diversi interventi.
La crescita della popolazione rese presto necessario
ampliare gli spazi.
È una testimonianza importante: nel Settecento la
piccola comunità pastorale era ormai diventata un vero paese di
montagna.
L'ampliamento del 1734
Nel
1734
la
chiesa venne ampliata.
È probabile che in questa occasione sia stata aggiunta
la navata laterale sinistra.
Le fonti locali ricordano anche la realizzazione del
coro nello stesso periodo.
Erano trascorsi poco più di cinquant'anni dall'inizio
della costruzione.
Il fatto che fosse già necessario ingrandire
l'edificio dimostra l'aumento della popolazione dell'Alpe.
La comunità continuava a crescere.
La chiesa curata
Un'altra data fondamentale è il
12 novembre 1741
.
Con decreto dell'arcivescovo di Lucca
Fabio Colloredo
, l'oratorio di
San Pellegrinetto venne trasformato in
chiesa curata
.
Era un passo importante verso una maggiore autonomia
religiosa.
La popolazione poteva cos���� disporre di una presenza
ecclesiastica più stabile senza dipendere completamente dalla lontana
chiesa di Trassilico.
I capitoli del 1742
La crescente organizzazione della comunità è
confermata anche dai documenti conservati nell'Archivio storico della
Garfagnana.
Nel
1742
vennero redatti i capitoli della
Compagnia di San Pellegrino nelle Alpi di Campolemisi
.
Il documento riguardava la nomina di un cappellano
curato nell'oratorio di San Pellegrino.
La denominazione ricorda inoltre gli stretti rapporti
esistenti tra San Pellegrinetto e la vicina Campolemisi.
Le piccole comunità della montagna non vivevano
infatti isolate l'una dall'altra.
Il fonte battesimale
Nel
1772
la
chiesa ottenne il
fonte battesimale
.
Anche questo passaggio aveva un forte valore simbolico
e pratico.
Il battesimo era uno dei momenti fondamentali della
vita cristiana.
Disporre di un proprio fonte significava ridurre
ulteriormente la dipendenza dalle parrocchie vicine.
La chiesa di San Pellegrino stava progressivamente
acquisendo tutte le caratteristiche necessarie per diventare il vero
centro religioso della comunità.
Il campanile del 1786
Il
campanile
sembra risalire al
1786
.
Una pietra inserita nella struttura conserva infatti
un'iscrizione latina con quella data e ricorda che l'opera venne
realizzata grazie alla carità del popolo.
Ancora una volta emerge il ruolo diretto degli
abitanti.
La chiesa non era stata imposta dall'esterno.
Era stata costruita, ampliata e arricchita attraverso
il contributo della comunità.
Il campanile diventò così anche il simbolo visibile
dell'identità del paese.
Il suono delle campane
In una comunità distribuita su numerosi nuclei sparsi,
le
campane
avevano
un'importanza particolare.
Il loro suono poteva raggiungere abitazioni lontane.
Segnalava le celebrazioni religiose, le feste e i
funerali.
Ma poteva essere utilizzato anche per comunicare
situazioni di pericolo.
Prima dei moderni mezzi di comunicazione, il campanile
era quindi uno strumento capace di unire una popolazione dispersa sulla
montagna.
Il restauro del 1882
Nel
1882
la
chiesa venne nuovamente restaurata.
La data è ancora visibile sull'architrave della porta
principale.
Anche questo intervento testimonia la continuità della
comunità.
A oltre due secoli dalla costruzione originaria, gli
abitanti continuavano a investire nel proprio edificio religioso.
La chiesa rappresentava ormai il punto di riferimento
storico e simbolico di San Pellegrinetto.
Le antiche mulattiere
Per secoli San Pellegrinetto fu raggiungibile soltanto
attraverso
sentieri e mulattiere
.
Ogni spostamento avveniva a piedi oppure con animali
da soma.
Questi percorsi collegavano il paese con Trassilico,
Campolemisi, Fornovolasco e gli altri nuclei della montagna.
Attraverso le mulattiere venivano trasportati
alimenti, legname, fieno e prodotti agricoli.
Erano inoltre percorse dai pastori durante gli
spostamenti del bestiame.
La montagna non era isolamento
Guardando oggi San Pellegrinetto si potrebbe
immaginare un paese completamente isolato.
In passato il concetto di distanza era però
differente.
Le comunità montane erano abituate a camminare.
Sentieri oggi frequentati soprattutto dagli
escursionisti rappresentavano normali vie di comunicazione.
Famiglie, commercianti, pastori e sacerdoti si
muovevano continuamente tra un paese e l'altro.
La rete delle mulattiere rendeva quindi la montagna
molto più connessa di quanto possa apparire.
Il Monte Forato
Dal territorio di San Pellegrinetto è possibile
ammirare il celebre
Monte Forato
.
La montagna deve il proprio nome al gigantesco arco
naturale che attraversa la cresta.
La sua forma inconfondibile costituisce uno dei
simboli delle Alpi Apuane.
Per gli abitanti del passato, però, queste montagne
non erano semplicemente uno spettacolo.
Erano luoghi di lavoro.
I versanti offrivano boschi, pascoli e percorsi
utilizzati quotidianamente.
Le Panie
Il panorama comprende anche il grande gruppo delle
Panie
.
Le loro pareti calcaree dominano una parte importante
del paesaggio apuano.
Per una comunità pastorale come quella di San
Pellegrinetto, la montagna rappresentava una presenza costante.
Il ritmo della vita dipendeva dal clima, dalla
disponibilità dei pascoli, dall'acqua e dalle stagioni.
Il paesaggio che oggi ammiriamo per la sua bellezza
era per gli abitanti soprattutto un territorio dal quale ricavare le
risorse necessarie alla sopravvivenza.
Il terremoto del 1920
Il
7 settembre 1920
un violentissimo terremoto colpì Garfagnana e Lunigiana.
Anche le comunità dell'antico territorio di Vergemoli
furono interessate dal sisma.
Per i piccoli paesi costruiti prevalentemente con
murature in pietra, eventi di questa intensità rappresentavano un
pericolo enorme.
Il terremoto rimase profondamente impresso nella
memoria collettiva delle popolazioni della montagna.
La Seconda guerra mondiale
Anche San Pellegrinetto attraversò gli anni difficili
della
Seconda guerra mondiale
.
Tra il 1944 e il 1945 le Alpi Apuane e la Garfagnana
meridionale si trovarono a ridosso del fronte della Linea Gotica.
La particolare conformazione del territorio rendeva
sentieri e valichi importanti per gli spostamenti.
Per la popolazione civile furono mesi segnati da
scarsità di risorse, paura e difficoltà nelle comunicazioni.
La montagna poteva offrire rifugio, ma allo stesso
tempo rendeva gli spostamenti particolarmente difficili.
La parrocchia autonoma
La piena autonomia ecclesiastica arrivò soltanto nel
1947
.
Il 10 febbraio di quell'anno un decreto vescovile
eresse ufficialmente la
Parrocchia di
San Pellegrino
a San Pellegrinetto.
Il riconoscimento civile arrivò l'anno successivo, con
decreto del Presidente della Repubblica del
2 aprile 1948
.
Si concludeva così un percorso iniziato nel Seicento
con la costruzione della piccola chiesa voluta dagli abitanti dell'Alpe
di Trassilico.
Dall'Alpe alla parrocchia
La storia religiosa permette quindi di seguire quasi
passo dopo passo lo sviluppo del paese.
Nel 1680 gli abitanti costruirono la chiesa.
Nel 1734 dovettero ampliarla.
Nel 1741 divenne chiesa curata.
Nel 1772 arrivò il fonte battesimale.
Nel 1786 venne costruito il campanile.
Nel 1882 l'edificio fu restaurato.
Infine, nel 1947, San Pellegrinetto divenne una
parrocchia autonoma.
È la storia di una comunità che conquistò
progressivamente una propria identità.
Il secondo dopoguerra
Proprio quando San Pellegrinetto raggiunse la piena
autonomia parrocchiale, però, la società della montagna cominciò a
cambiare rapidamente.
Nel secondo dopoguerra le opportunità di lavoro
offerte dalle città e dalle aree industriali aumentarono.
La pastorizia e l'agricoltura montana richiedevano
invece enormi sacrifici.
Molte famiglie decisero quindi di partire.
Cominciò un progressivo fenomeno di
spopolamento
.
L'abbandono dei pascoli
La diminuzione della popolazione modificò anche il
paesaggio.
Molti prati non furono più falciati.
Alcuni pascoli vennero abbandonati.
I castagneti ricevettero meno cure.
Il bosco iniziò progressivamente a occupare spazi che
per secoli erano rimasti aperti grazie all'attività di pastori e
contadini.
Quello che oggi appare come un paesaggio completamente
naturale è quindi anche il risultato delle profonde trasformazioni
economiche avvenute nel Novecento.
Da centinaia di abitanti a poche
persone
In passato San Pellegrinetto era una comunità molto
più popolosa.
I diversi nuclei sparsi sulla montagna ospitavano
numerose famiglie.
Con l'emigrazione e lo spopolamento il numero degli
abitanti diminuì drasticamente.
L'Annuario dell'Arcidiocesi di Lucca del 2017
registrava appena
10 abitanti
per la parrocchia.
Il contrasto con il passato aiuta a comprendere quanto
radicale sia stato il cambiamento della montagna garfagnina nel corso
del Novecento.
Un paese raggiungibile a piedi
Una delle caratteristiche più particolari di San
Pellegrinetto è che ancora oggi il nucleo storico mantiene un rapporto
fortissimo con i suoi antichi percorsi.
L'accesso indicato dal Comune avviene
a piedi
, attraverso un
percorso di circa mezz'ora.
Questa condizione contribuisce a conservare
l'atmosfera del luogo.
Raggiungere il paese significa quindi compiere ancora
oggi, almeno in parte, lo stesso gesto che per secoli caratterizzò la
vita dei suoi abitanti: camminare sulla montagna.
San Pellegrinetto oggi
Oggi
San
Pellegrinetto
è uno dei luoghi più particolari del Comune di
Fabbriche di Vergemoli.
Le abitazioni continuano a essere distribuite in
piccoli nuclei, proprio come quando i primi pastori trasformarono gli
ovili in case.
La chiesa di San Pellegrino rimane il principale punto
di riferimento.
Intorno si estendono boschi e antichi pascoli.
Sul panorama dominano il Monte Forato e le Panie.
Il silenzio che oggi caratterizza il paese è molto
diverso dalla vita che doveva animare questi luoghi quando numerose
famiglie allevavano animali e coltivavano ogni terreno disponibile.
Un paese nato dagli ovili
La particolarità di San Pellegrinetto sta proprio
nelle sue origini.
Non nacque intorno a un castello.
Non nacque intorno a una grande strada commerciale.
E non nacque inizialmente nemmeno intorno a una
chiesa.
Nacque dagli
ovili
.
I pastori individuarono i luoghi migliori, vicino alle
sorgenti e ai prati.
Costruirono ricoveri per gli animali.
Poi alcuni di quei ricoveri diventarono abitazioni.
Le famiglie aumentarono.
Nacque la necessità di una chiesa.
E con la chiesa arrivò anche un nuovo nome.
L'antica
Alpe di
Trassilico
diventò così San Pellegrinetto.
Un piccolo borgo delle Alpi Apuane
Visitare San Pellegrinetto significa quindi scoprire
una delle testimonianze più autentiche della
civiltà pastorale della Garfagnana
.
Le case sparse raccontano ancora la posizione degli
antichi ovili.
Le sorgenti spiegano perché le famiglie decisero di
stabilirsi proprio in quei luoghi.
La chiesa ricorda lo sforzo collettivo degli abitanti
che nel 1680 vollero costruire un proprio luogo di culto.
I sentieri raccontano invece un'epoca nella quale
camminare era parte integrante della vita quotidiana.
San Pellegrinetto è un piccolo paese, ma conserva una
storia capace di raccontare qualcosa di molto più grande: il modo in cui
generazioni di uomini e donne hanno imparato a
vivere con la montagna
,
trasformando pascoli e ricoveri stagionali in una vera comunità. |