Sermezzana di
Minucciano: storia, cultura e curiosità
Un antico borgo sulla strada tra
Garfagnana e Lunigiana
Sermezzana è una piccola frazione del Comune di
Minucciano situata poco sotto il Passo dei Carpinelli, nel versante del
territorio comunale rivolto verso la Lunigiana.
Il paese sorge in una posizione molto particolare,
circondato da colline, boschi, campi e oliveti.
A poca distanza si trova Albiano, con il quale
Sermezzana ha condiviso per secoli una parte importante della propria
storia.
Per comprendere il borgo bisogna però guardare
soprattutto alle antiche vie di comunicazione.
Prima della costruzione delle moderne strade, da
queste montagne passava infatti una mulattiera che collegava la valle
superiore del Serchio con la valle della Magra.
Sermezzana si trovava proprio lungo questo percorso.
Il piccolo paese era quindi parte di una rete di
collegamenti attraverso la quale per secoli transitarono abitanti dei
villaggi, mercanti, pastori e viandanti.
Serra Mezzana: l'origine del nome
Il nome antico del paese era "Serra Mezzana".
È un toponimo che sembra descrivere perfettamente la
sua posizione geografica.
Il termine "serra" può indicare un rilievo, una
dorsale o una zona montuosa, mentre "mezzana" richiama qualcosa posto
nel mezzo.
Serra Mezzana potrebbe quindi essere interpretato come
un luogo situato nel mezzo dei rilievi o come una "terra di mezzo".
Nel corso dei secoli il nome si trasformò
progressivamente fino all'attuale Sermezzana.
Le antiche forme del toponimo rappresentano
un'importante testimonianza perché permettono di seguire la storia del
paese attraverso documenti vecchi di oltre mille anni.
Un paese di origine antichissima
Sermezzana è considerata uno dei paesi più antichi del
Comune di Minucciano.
Il territorio era frequentato già in epoche molto
remote e la posizione lungo una naturale direttrice di attraversamento
tra Garfagnana e Lunigiana favorì probabilmente la presenza umana fin
dall'antichità.
Le fonti storiche diventano particolarmente
interessanti nell'Alto Medioevo.
Documenti lucchesi ricordano infatti località
riconducibili a Sermezzana già tra VIII e X secolo.
Una testimonianza particolarmente importante risale al
793.
In quell'anno un documento ricorda beni situati "in
loco Sarzano finibus Garfaniense", denominazione che la tradizione
storiografica locale mette in relazione con l'antica Sermezzana.
Altre pergamene medievali utilizzano invece
chiaramente il nome Serra Mezzana.
Il paese possiede quindi una storia documentata che
supera abbondantemente i mille anni.
Sermezzana e la strada per la
Lunigiana
La posizione del paese era strategica.
Emanuele Repetti, nel suo celebre Dizionario
geografico dell'Ottocento, descrive Sermezzana lungo la strada
mulattiera che dalla valle superiore del Serchio conduceva nella valle
orientale della Magra.
Questa breve indicazione permette di comprendere molto
della storia del borgo.
Sermezzana non era semplicemente un piccolo centro
agricolo isolato tra le montagne.
Si trovava lungo una via di comunicazione.
Seguendo quella strada si poteva raggiungere la
Lunigiana e, da lì, proseguire verso altre zone dell'Italia
settentrionale e della costa ligure.
Nella direzione opposta si scendeva invece verso la
Garfagnana e Lucca.
Una terra di confine
Come Pugliano, Metra, Albiano e Pieve San Lorenzo,
anche Sermezzana appartiene a quella parte del Comune di Minucciano
geograficamente rivolta verso la Lunigiana.
Per secoli questa posizione ebbe importanti
conseguenze politiche e culturali.
Il territorio si trovava infatti vicino ai confini di
differenti poteri.
Lucca cercò di mantenere il controllo delle proprie
terre settentrionali, mentre dall'altra parte agivano signorie e stati
legati alla Lunigiana e, successivamente, agli Estensi.
Le montagne che oggi sembrano separare nettamente i
territori erano in realtà attraversate continuamente.
I confini politici cambiavano, mentre sentieri,
pascoli e rapporti tra le comunità continuavano a collegare i paesi.
Sermezzana e la Repubblica di Lucca
Sermezzana entrò stabilmente nell'organizzazione
territoriale della Repubblica di Lucca.
Nel 1463 Minucciano divenne sede di Vicaria e i paesi
rimasti sotto il controllo lucchese vennero organizzati intorno al nuovo
centro amministrativo.
Sermezzana fece parte di questo territorio.
La posizione periferica della Vicaria continuò però a
renderla vulnerabile alle tensioni con gli stati confinanti.
Tra Cinquecento e Seicento queste rivalità raggiunsero
in alcuni momenti livelli drammatici.
Sermezzana ne avrebbe pagato direttamente le
conseguenze.
Il terribile saccheggio del 1602
Uno degli episodi più drammatici della storia di
Sermezzana avvenne nel 1602.
In quell'anno il generale Ippolito Bentivoglio, al
comando di circa duemila soldati del duca Cesare d'Este di Modena,
attraversò improvvisamente il Passo di Pradarena e invase il territorio
appartenente alla Repubblica di Lucca.
Le truppe saccheggiarono diversi paesi.
Anche Sermezzana venne investita dall'attacco.
Le fonti ricordano incendi, devastazioni e razzie.
Vennero portati via animali indispensabili alla vita
delle famiglie: pecore, capre, muli, cavalli e bovini.
Per una comunità rurale del Seicento perdere il
bestiame significava perdere una parte fondamentale della propria
possibilità di sopravvivenza.
Il paese subì gravissime distruzioni.
La ricostruzione del borgo
Sermezzana riuscì però a rinascere.
Ed è probabilmente proprio nei secoli successivi al
saccheggio che si consolidò gran parte dell'aspetto urbano osservabile
ancora oggi.
Il Catalogo dei Beni Culturali indica infatti che il
borgo conserva soprattutto i caratteri dello sviluppo avvenuto tra
Seicento e Settecento.
Numerose iscrizioni presenti sui portali delle
abitazioni appartengono a questo periodo.
Le case vennero costruite molto vicine tra loro,
adattandosi alla forma del terreno e alle esigenze della vita agricola.
Palazzi, abitazioni, stalle, fienili e capanne
finirono per formare un tessuto urbano continuo.
È proprio questa struttura a rendere ancora oggi
Sermezzana particolarmente interessante.
Gli Statuti di Sermezzana
Un'altra importante testimonianza della vita del paese
è rappresentata dagli antichi Statuti.
Sono ricordati Statuti di Sermezzana del 1633 e del
1644.
Questi documenti regolavano numerosi aspetti della
vita della comunità.
Nei piccoli paesi di montagna era infatti necessario
stabilire regole precise sull'utilizzo dei boschi, dei pascoli, delle
strade, delle acque e delle terre comuni.
Gli Statuti disciplinavano anche i rapporti tra gli
abitanti e stabilivano obblighi e divieti.
Rappresentavano quindi una sorta di legge locale.
La loro esistenza dimostra quanto organizzate fossero
le comunità rurali anche quando erano formate da poche decine di
famiglie.
La Via Grande
La strada principale dell'antico borgo è conosciuta
come Via Grande.
Attraversa longitudinalmente Sermezzana e costituisce
ancora oggi la spina dorsale dell'abitato.
Da questa strada si diramano numerosi vicoli.
Alcuni sono strettissimi, altri passano sotto le
abitazioni formando suggestive gallerie.
Il risultato è un tessuto urbano molto particolare.
Camminando lungo Via Grande si incontrano portali in
pietra, archi, piccole corti e antiche abitazioni.
La strada racconta anche la vita sociale del paese.
Qui si trovavano attività e luoghi che per generazioni
rappresentarono punti di riferimento per gli abitanti.
I passaggi coperti
Una delle caratteristiche più belle di Sermezzana è
costituita proprio dai passaggi in galleria.
Le abitazioni venivano spesso collegate tra loro sopra
le strade, creando brevi tratti coperti.
Questa soluzione architettonica permetteva di
utilizzare meglio lo spazio disponibile.
Il paese assumeva così una struttura estremamente
compatta.
I passaggi coperti erano inoltre particolarmente
adatti a un ambiente montano perché offrivano protezione dalla pioggia,
dalla neve e dal vento.
Oggi rappresentano uno degli elementi più
caratteristici del borgo antico.
Le case contadine
Le abitazioni tradizionali di Sermezzana raccontano
direttamente il modo di vivere delle famiglie del passato.
La struttura era spesso organizzata verticalmente.
Al piano inferiore si trovavano le stalle e gli
ambienti utilizzati per le attività agricole.
Ai piani superiori si trovavano invece le stanze
destinate alla famiglia.
Vicino alle abitazioni potevano sorgere fienili,
capanne e altri edifici di servizio.
Le diverse strutture erano spesso unite le une alle
altre.
Casa e lavoro non erano quindi due mondi separati.
L'abitazione contadina costituiva il centro di un
piccolo sistema produttivo familiare.
Le aie di Sermezzana
Un'altra caratteristica del paese è rappresentata
dalle numerose terrazze utilizzate come aie.
L'aia era uno spazio fondamentale nella vita rurale.
Qui venivano svolte diverse attività agricole e si
lavoravano i prodotti raccolti nei campi.
Ma l'aia era anche un luogo sociale.
Famiglie e vicini si incontravano, parlavano e
collaboravano nei lavori stagionali.
In un piccolo borgo come Sermezzana questi spazi
rappresentavano quindi una sorta di piazza domestica, legata
contemporaneamente al lavoro e alla vita collettiva.
La Chiesa di Santa Maria Assunta
Il principale edificio religioso del paese è la Chiesa
di Santa Maria Assunta.
La sua origine è medievale.
La prima attestazione ufficiale conosciuta
dell'edificio risale al 1449, ma la chiesa è probabilmente più antica.
La presenza di una comunità documentata molti secoli
prima rende infatti plausibile l'esistenza di un luogo di culto
precedente all'attestazione quattrocentesca.
La chiesa è costruita utilizzando soprattutto sasso
bianco e macigno, materiali tradizionali dell'architettura locale.
Ancora oggi rappresenta il principale punto di
riferimento monumentale del paese.
Una chiesa che rischiava di crollare
Una visita pastorale del 1584 offre un'immagine
sorprendentemente concreta della chiesa di Sermezzana.
L'edificio si trovava allora in condizioni molto
precarie.
Le strutture erano malmesse e puntellate e il
pavimento necessitava di riparazioni.
Il visitatore ecclesiastico ordinò quindi interventi
di manutenzione, tra cui la sistemazione del pavimento e il rifacimento
delle superfici interne.
Queste informazioni sono particolarmente interessanti
perché ricordano che gli edifici medievali giunti fino a noi non sono
rimasti immutati.
Sono sopravvissuti grazie a secoli di riparazioni,
ricostruzioni e trasformazioni.
Il campanile settecentesco
Accanto alla Chiesa di Santa Maria Assunta si innalza
il campanile.
La torre, costruita nel Settecento, rappresenta uno
degli elementi più riconoscibili del panorama di Sermezzana.
La sua mole emerge sopra le case in pietra e permette
di individuare il paese anche da lontano.
La costruzione settecentesca del campanile coincide
con uno dei periodi che hanno lasciato le maggiori tracce
nell'architettura del borgo.
Chiesa, torre e abitazioni formano così un insieme
particolarmente armonioso.
Sermezzana e Albiano
La storia di Sermezzana è profondamente legata a
quella del vicino borgo di Albiano.
I due paesi distano poco più di un chilometro e sono
in diretto rapporto visivo.
In passato il legame era anche religioso.
L'Oratorio di San Rocco di Albiano dipendeva infatti
dalla parrocchia di Sermezzana.
Emanuele Repetti, nella prima metà dell'Ottocento,
ricordava Sermezzana come un casale con chiesa parrocchiale di Santa
Maria dalla quale dipendeva la cappellania di Albiano.
I due paesi rappresentavano quindi comunità distinte
ma strettamente collegate.
Il territorio fino all'Argegna
La tradizione locale conserva memoria anche degli
antichi confini territoriali.
Il territorio di pertinenza di Sermezzana si estendeva
verso il Monte Argegna.
Boschi, pascoli e terreni montani avevano un'enorme
importanza per la comunità.
Il controllo del territorio non rappresentava infatti
soltanto una questione amministrativa.
Significava disporre di legna, pascoli, castagne,
fieno e altre risorse indispensabili alla sopravvivenza.
Le dispute sui confini tra comunità vicine potevano
quindi assumere un'importanza enorme.
Documenti conservati negli archivi ricordano infatti
controversie territoriali che coinvolgevano Sermezzana e altri paesi
della zona.
La Fontana Vecchia
Nella parte bassa del paese si trova un luogo
conosciuto come Fontana Vecchia.
Prima dell'arrivo degli acquedotti moderni, le fontane
erano punti essenziali della vita quotidiana.
Qui gli abitanti andavano a prendere l'acqua.
Ma la fontana era anche un luogo d'incontro.
Le persone si fermavano, parlavano e scambiavano
notizie.
Non sorprende quindi che proprio intorno alle fontane
siano nate numerose storie e leggende.
Anche la Fontana Vecchia di Sermezzana è legata a uno
dei racconti più misteriosi del paese.
La Baldoria: dove ballavano gli
streghi
Sulla collina alle spalle del paese si trova un
pianoro conosciuto con il nome di "La Baldoria".
Secondo la tradizione popolare era il luogo dove si
riunivano gli "streghi".
Nelle storie della Garfagnana gli streghi potevano
essere uomini o donne ai quali venivano attribuiti poteri misteriosi.
Durante la notte si sarebbero incontrati in luoghi
isolati per danzare e compiere azioni incomprensibili alle persone
comuni.
Boschi, pianori, crocevia e alberi diventavano così
luoghi carichi di significati soprannaturali.
La Baldoria di Sermezzana appartiene pienamente a
questo antico immaginario.
Il misterioso cane nero
Un'altra leggenda locale riguarda la Fontana Vecchia.
Secondo i racconti tramandati dagli abitanti, nei
dintorni compariva un enorme cane nero.
Non era però un animale normale.
La creatura sarebbe stata gigantesca, descritta
addirittura come lunga e alta quasi due metri.
Talvolta il misterioso cane sarebbe comparso persino
all'interno delle abitazioni.
Il cane nero è una figura che compare in numerose
tradizioni popolari europee.
Spesso viene associato alla notte, ai luoghi di
passaggio e al mondo soprannaturale.
A Sermezzana questa antica figura dell'immaginario ha
trovato una propria versione locale.
Gli streghi tra Sermezzana e Albiano
Le leggende non riguardano soltanto Sermezzana.
L'intera zona compresa tra il paese e Albiano possiede
una tradizione particolarmente ricca di racconti sugli streghi.
È interessante perché permette di osservare come il
paesaggio reale e quello immaginario si sovrappongano.
Un colle poteva essere contemporaneamente un luogo
utilizzato per il pascolo e uno spazio nel quale, secondo i racconti, si
riunivano creature misteriose.
Una fontana serviva quotidianamente agli abitanti ma
durante la notte poteva diventare teatro di apparizioni.
Queste storie costituiscono oggi un importante
patrimonio culturale immateriale.
Il terremoto del 1920
Il 7 settembre 1920 un violentissimo terremoto colpì
Garfagnana e Lunigiana.
Anche Sermezzana subì danni.
Le testimonianze dell'epoca descrivono diversi edifici
gravemente lesionati e alcune abitazioni divenute inutilizzabili.
Il paese, tuttavia, non conobbe la devastazione subita
dal vicino borgo di Albiano.
Ancora oggi in alcuni edifici sono visibili elementi
inseriti nelle murature in seguito al terremoto.
Il sisma è quindi rimasto letteralmente scritto nelle
case del paese.
Il terremoto del 2013
Quasi un secolo più tardi Sermezzana tornò a
confrontarsi con il rischio sismico.
Gli eventi del giugno 2013 provocarono nuovi danni
agli edifici.
Particolarmente colpita fu la Chiesa di Santa Maria
Assunta, che venne dichiarata inagibile.
Anche diverse abitazioni mostrarono lesioni.
La storia di Sermezzana ricorda quindi quanto il
terremoto sia stato una presenza ricorrente nella vita delle comunità
della Garfagnana e della Lunigiana.
La bottega del paese
La memoria di Sermezzana non è fatta soltanto di
grandi avvenimenti.
Lungo Via Grande, al numero civico 3, esisteva una
bottega che rimase aperta fino agli anni Novanta del Novecento.
Per una piccola comunità montana una bottega di questo
tipo rappresentava molto più di un semplice negozio.
Era il luogo nel quale acquistare i beni necessari
alla vita quotidiana, ma anche uno spazio di incontro.
Qui circolavano notizie, si parlava del paese e ci si
incontrava.
La chiusura delle piccole botteghe rappresenta uno dei
simboli delle profonde trasformazioni che hanno interessato i borghi
montani nel corso del Novecento.
La scuola
Vicino alla bottega si trovava anche la scuola
elementare.
Prima e durante la Seconda guerra mondiale vi venivano
ospitate le prime classi.
La quarta e la quinta erano invece sistemate in
un'abitazione privata.
È un dettaglio apparentemente piccolo ma racconta
molto bene la vita di una comunità nella quale gli spazi disponibili
venivano adattati alle necessità collettive.
La scuola, come la chiesa e la bottega, costituiva uno
dei principali punti di riferimento del paese.
Sermezzana durante la Seconda guerra
mondiale
Anche la Seconda guerra mondiale lasciò tracce nel
borgo.
Le testimonianze raccolte dal Catalogo dei Beni
Culturali ricordano, lungo Via Grande, la casa di un partigiano che
venne incendiata durante il conflitto.
È un episodio che collega la piccola storia di
Sermezzana agli eventi drammatici che coinvolsero l'intera Garfagnana
durante gli ultimi anni della guerra.
Queste montagne furono infatti attraversate da
partigiani, soldati e civili in fuga, soprattutto durante il periodo
della Linea Gotica.
La Maestà
Salendo lungo Via Grande si raggiunge infine la parte
più alta del borgo.
Il luogo è conosciuto come "La Maestà".
Qui terminava l'abitato e iniziava la mulattiera
diretta verso il Casone dei Carpinelli.
È un punto particolarmente significativo perché
permette di comprendere la relazione tra il paese e le antiche vie
montane.
Dove oggi vediamo un sentiero, per gli abitanti del
passato iniziava una vera strada di collegamento con altri paesi e
vallate.
Sermezzana era quindi un piccolo nodo lungo una rete
di percorsi molto più ampia.
Un borgo rimasto sorprendentemente
integro
Uno degli aspetti più affascinanti di Sermezzana è la
conservazione della struttura del borgo.
Via Grande, i vicoli, i passaggi coperti, le aie, le
case con le stalle al piano inferiore e le iscrizioni sui portali
permettono ancora oggi di leggere chiaramente l'organizzazione della
comunità tradizionale.
Il paese non è un insieme di singoli monumenti.
È l'intero tessuto urbano a costituire una
testimonianza storica.
Ogni edificio è collegato agli altri e gli spazi
destinati alla vita privata si intrecciano con quelli utilizzati per il
lavoro e per la comunità.
È proprio questa continuità a rendere Sermezzana uno
dei borghi più interessanti del territorio di Minucciano.
Sermezzana oggi
Oggi Sermezzana conserva il carattere tranquillo di un
piccolo paese di montagna.
Le dimensioni ridotte dell'abitato nascondono però una
storia sorprendentemente lunga.
Il nome Serra Mezzana compare nei documenti medievali.
La mulattiera ricorda gli antichi collegamenti tra
Garfagnana e Lunigiana.
Gli Statuti raccontano l'organizzazione della
comunità.
Le case conservano le tracce della ricostruzione
seicentesca e dei terremoti.
La Chiesa di Santa Maria Assunta e il campanile
settecentesco dominano ancora il borgo.
E nei boschi e nei luoghi circostanti sopravvivono le
storie della Baldoria, degli streghi e del misterioso cane nero.
Sermezzana rappresenta così un luogo nel quale storia
documentata e memoria popolare continuano a convivere.
Curiosità su Sermezzana
L'antico nome del paese era "Serra Mezzana" e sembra
richiamare la sua posizione di terra posta nel mezzo dei rilievi.
Sermezzana è considerata uno dei borghi più antichi
del Comune di Minucciano.
Documenti altomedievali testimoniano insediamenti
riconducibili alla località già alla fine dell'VIII secolo, mentre il
nome Serra Mezzana compare nelle pergamene medievali.
Il paese sorgeva lungo un'antica mulattiera che
collegava la valle superiore del Serchio con la valle della Magra.
La strada principale dell'abitato è ancora oggi
chiamata Via Grande.
Il borgo conserva numerosi vicoli e caratteristici
passaggi coperti sotto le abitazioni.
Gran parte dell'aspetto attuale del centro storico
deriva dallo sviluppo avvenuto tra Seicento e Settecento.
Nel 1602 Sermezzana subì un gravissimo saccheggio
durante un'incursione delle truppe estensi comandate da Ippolito
Bentivoglio.
Sono documentati antichi Statuti della comunità datati
1633 e 1644.
La Chiesa di Santa Maria Assunta è di origine
medievale ed è documentata ufficialmente almeno dal 1449.
Nel 1584 la chiesa si trovava in condizioni così
precarie da richiedere importanti lavori di riparazione.
Il campanile che domina il paese risale al Settecento.
L'Oratorio di San Rocco del vicino borgo di Albiano
dipendeva storicamente dalla parrocchia di Sermezzana.
Il terremoto del 1920 danneggiò il paese, ma
Sermezzana fu meno devastata rispetto alla vicina Albiano.
Il terremoto del 2013 provocò nuovi danni e rese
inagibile la Chiesa di Santa Maria Assunta.
Sulla collina sopra il borgo si trova un pianoro
chiamato "La Baldoria", dove secondo la tradizione si riunivano e
ballavano gli streghi.
Nei pressi della Fontana Vecchia sarebbe invece
apparso un gigantesco e misterioso cane nero.
Nella parte alta del paese, in località "La Maestà",
iniziava l'antica mulattiera diretta verso il Casone dei Carpinelli. |