Tre Colli di Calci:
l’antico borgo tra il castello, lo Zambra e il Monte Pisano
Salendo da Calci verso il Monte Serra, superato
Castelmaggiore, la valle cambia lentamente aspetto.
Le case diventano più rade.
Il bosco si avvicina.
Lo Zambra continua a scendere dalla montagna.
Gli oliveti occupano i versanti meglio esposti.
La pianura pisana rimane sempre più in basso.
È in questo paesaggio che incontriamo
Tre Colli, uno dei piccoli
nuclei storici della Valgraziosa.
Oggi appare come una tranquilla frazione montana.
Ma la sua storia è sorprendentemente complessa.
Prima del borgo moderno esisteva qui un insediamento
fortificato.
Una delle sue torri avrebbe lasciato traccia nel
campanile della chiesa.
La chiesa di San Bartolomeo divenne nel Novecento un
santuario mariano.
Lo Zambra alimentò un sistema produttivo che,
scendendo verso Calci e Caprona, raggiunse una concentrazione
eccezionale di opifici.
E perfino le rocce intorno al paese conservano una
storia antichissima, risalente a milioni di anni prima della comparsa
dell’uomo.
Prima di Tre Colli: Tra’ Colli
Il nome del paese costituisce già un piccolo documento
storico.
Le fonti riportano infatti forme come:
Tra’ Colli
Tre Colli
Treccolli
La spiegazione generalmente accolta riconduce il
toponimo all’espressione latina intra
colles, cioè “tra i colli”.
È una descrizione geografica molto efficace.
Il nucleo si trova infatti incassato tra le alture del
Monte Pisano, in una zona dove i rilievi stringono la valle dello
Zambra. Una ricerca storica dedicata al territorio calcesano conferma
questa interpretazione e ricorda le diverse forme con cui il nome
compare nella documentazione.
Un nome nato dal paesaggio
È interessante confrontare Tre Colli con gli altri
toponimi della valle.
Castelmaggiore ricorda una fortificazione.
Sant’Andrea a Lama combina il nome di una chiesa con
una caratteristica del terreno.
La Corte conserva probabilmente la memoria
dell’organizzazione rurale.
Tre Colli racconta invece direttamente la forma del
territorio.
Prima ancora di sapere qualcosa della sua storia, il
nome ci dice dove siamo:
tra le colline.
Il Monte Pisano
Alle spalle del paese si innalzano alcune delle
principali elevazioni del Monte Pisano.
Il territorio di Tre Colli è dominato dal sistema del
Monte Serra, insieme ai
rilievi del Cascetto e del Pruno. Lo Zambra attraversa questa zona
montana prima di proseguire verso Castelmaggiore e il fondovalle.
Per secoli la montagna non fu semplicemente lo sfondo
del paese.
Era una risorsa.
Bosco.
Legna.
Pietra.
Acqua.
Castagne.
Pascoli.
Sentieri.
La vita degli abitanti dipendeva direttamente dal
monte.
Lo Zambra
Il secondo elemento fondamentale è l’acqua.
Tre Colli si trova lungo lo
Zambra di Calci.
Il torrente scende dal Monte Pisano e attraversa
progressivamente i diversi nuclei della valle.
Per comprendere Tre Colli bisogna quindi immaginare il
paese inserito in un sistema verticale.
In alto:
le sorgenti e la montagna.
Poi:
Tre Colli.
Castelmaggiore.
Sant’Andrea.
Calci.
Più in basso:
la pianura.
L’acqua attraversa tutti questi mondi.
Prima del borgo: un castello
La storia più affascinante di Tre Colli riguarda il
suo passato fortificato.
La scheda ufficiale del patrimonio ecclesiastico
italiano ricorda che, secondo la tradizione storica locale, già in epoca
longobarda la località di Tra’ Colli
avrebbe ospitato il castello del ricco
Aricauso, indicato come padre dei tre fondatori dell’abbazia di
San Savino.
Siamo davanti a una tradizione molto antica, che va
raccontata con prudenza.
Ma esiste un dato più concreto:
la chiesa di San Bartolomeo sarebbe sorta proprio
nell’area dell’antico castello.
Aricauso e San Savino
Il nome di Aricauso porta Tre Colli dentro la storia
altomedievale del territorio pisano.
La fondazione della Badia di San Savino è infatti
legata a una famiglia longobarda che possedeva beni nella zona di Calci.
Anche altri nuclei della Valgraziosa compaiono nella
documentazione collegata a queste grandi proprietà.
È un elemento importante.
Dimostra che già nell��Alto Medioevo la valle era
tutt’altro che isolata.
Esistevano proprietà.
Chiese.
Insediamenti.
Strade.
Centri fortificati.
Un luogo da controllare
La posizione di Tre Colli rende comprensibile la
presenza di una fortificazione.
Il paese occupa una zona elevata lungo una delle vie
che salgono verso il Monte Serra.
Da qui era possibile controllare movimenti e percorsi.
La montagna offriva protezione.
La valle permetteva il collegamento con la pianura.
Il borgo si trovava quindi in una posizione utile
tanto per l’economia quanto per la difesa.
San Bartolomeo
Al centro della storia di Tre Colli troviamo la
chiesa di San Bartolomeo Apostolo,
oggi conosciuta soprattutto come Santuario della Madonna delle Grazie.
Le fonti non sono perfettamente concordi sulla prima
attestazione: la pagina del Comune di Calci indica una prima notizia nel
1154, mentre il censimento
nazionale delle chiese segnala come prima attestazione documentaria
certa nell’elenco delle decime quella del
1296, pur riconoscendo
un’origine precedente dell’edificio. Una ricerca storica sul territorio
calcesano colloca le prime attestazioni intorno al 1153.
È quindi corretto parlare di una chiesa di origine
medievale, evitando di forzare una singola data quando le fonti
utilizzano criteri documentari differenti.
Una chiesa sopra il castello
La tradizione architettonica di Tre Colli è
particolarmente interessante perché la chiesa sarebbe sorta sulle
strutture dell’antico castello.
Il censimento delle chiese italiane afferma
esplicitamente che San Bartolomeo venne costruita sulle fondamenta del
castello di Tre Colli.
Questo significa che lo stesso luogo cambiò funzione.
Prima:
difesa.
Poi:
religione.
La fortezza scompare.
La chiesa rimane.
Il campanile e la torre
Ancora più suggestiva è la storia del campanile.
Terre di Pisa ricorda che il campanile della chiesa
sarebbe stato costruito sui resti di
una torre appartenente alla cinta muraria del borgo medievale,
distrutta durante i conflitti tra Pisa e Lucca.
Una struttura militare sarebbe quindi diventata
struttura religiosa.
Dove un tempo si controllava la valle, successivamente
suonarono le campane.
È una delle trasformazioni più belle da raccontare a
Tre Colli.
Il 1288
La tradizione storica del borgo lega la distruzione
delle fortificazioni al 1288,
quando Tre Colli sarebbe stato attaccato dai Pisani nell’ambito dei
conflitti con Lucca. Le ricostruzioni locali collegano a quell’episodio
l’abbattimento delle mura e la sopravvivenza della base di una torre poi
riutilizzata per il campanile.
La data meriterebbe un approfondimento archivistico
specifico, soprattutto per ricostruire nel dettaglio il contesto
militare.
Ma il dato generale è molto significativo:
Tre Colli era un luogo fortificato.
Pisa e Lucca
Per capire perché bisogna guardare alla geografia.
Il Monte Pisano separa ma contemporaneamente collega
le due pianure.
Da una parte Pisa.
Dall’altra Lucca.
Per tutto il Medioevo il massiccio fu attraversato da
strade, sentieri e percorsi militari.
Castelli e torri controllavano i passaggi.
Tre Colli apparteneva a questo paesaggio di frontiera.
Un sistema di fortificazioni
Tre Colli non deve quindi essere osservato
isolatamente.
Poco più in basso troviamo Castelmaggiore.
Sul Monte Pisano esistevano altre fortificazioni.
La Verruca dominava un settore strategico
fondamentale.
Ripafratta controllava un altro corridoio tra Pisa e
Lucca.
La montagna era disseminata di punti di osservazione.
Tre Colli costituiva un piccolo elemento di un sistema
molto più grande.
Il paese dopo il castello
Quando la funzione militare diminuì, il paese non
scomparve.
Cambiò.
La chiesa acquistò maggiore importanza.
L’agricoltura continuò.
L’acqua venne sfruttata sempre più intensamente.
Gli abitanti trasformarono progressivamente un antico
insediamento fortificato in una comunità rurale e produttiva.
È una storia comune a molti borghi medievali.
La guerra costruisce il castello.
La pace trasforma il castello in paese.
Santa Maria a Culminezza
La documentazione conserva anche il ricordo di un
altro edificio religioso oggi scomparso:
Santa Maria a
Culminezza.
Una ricerca storica dedicata a Calci localizza con
questo nome un’area vicina a San Bartolomeo di Tre Colli e ricorda che
la chiesa è attestata dal 1082.
In seguito fu unita a San Bartolomeo e dell’edificio non rimangono
strutture visibili. Nei documenti il toponimo compare anche come
Culminenza, Culminelle e Cuminezza.
È un dettaglio preziosissimo.
Tre Colli medievale possedeva quindi un paesaggio
religioso più complesso di quello oggi visibile.
La chiesa scomparsa
Santa Maria a Culminezza è un perfetto esempio di ciò
che potremmo chiamare archeologia della
memoria.
Non tutti i monumenti sopravvivono.
Alcuni rimangono soltanto nei documenti.
Una chiesa può scomparire.
Le pietre possono essere riutilizzate.
Il terreno trasformato.
Il nome modificato.
Ma una pergamena o una citazione archivistica può
conservarne la memoria per secoli.
San Bartolomeo e la Pieve
San Bartolomeo apparteneva alla rete delle chiese
dipendenti dalla grande Pieve dei Santi
Giovanni ed Ermolao di Calci.
Terre di Pisa la ricorda come una delle sedici chiese
medievali succursali della Pieve.
Anche Tre Colli partecipava quindi al sistema
religioso della Valgraziosa.
La Pieve rappresentava il centro.
Le chiese minori servivano le diverse comunità.
Ogni borgo possedeva però una propria identità.
Una comunità autonoma
Questa identità emerge chiaramente anche in età
moderna.
Nella seconda metà del Cinquecento
Tre Colli compare insieme a
Calci Pieve, Montemagno, San Vito, Castelmaggiore e Campo tra le
comunità che partecipavano alla formazione degli organi della
Podesteria di Calci.
Non era quindi semplicemente una località geografica.
Era una comunità riconoscibile nel sistema
amministrativo del territorio.
Un paese che partecipava al governo
della valle
Questo elemento è importante perché modifica la nostra
percezione dei piccoli borghi.
Tre Colli poteva avere poche decine o centinaia di
abitanti.
Ma gli abitanti partecipavano a una struttura
politica.
Esistevano rappresentanti.
Decisioni.
Interessi comuni.
Strade da mantenere.
Acque da gestire.
Terreni.
Boschi.
Rapporti con le altre comunità.
Il paese possedeva quindi anche una dimensione civile.
Il 1776
Le riforme amministrative del granduca
Pietro Leopoldo modificarono
profondamente l’organizzazione della Valgraziosa.
Nel 1776,
Calci, Castelmaggiore e Tre Colli furono inseriti sotto Pisa, mentre
Montemagno, Nicosia e parte di Rezzano passarono sotto Vicopisano.
È un episodio molto interessante.
Una valle geograficamente unita veniva
amministrativamente divisa.
Tre Colli rimaneva legato a Calci e Castelmaggiore.
Montemagno prendeva invece un’altra strada
amministrativa.
La montagna non conosce i confini
amministrativi
Per gli abitanti, naturalmente, la vita quotidiana
continuava.
Le strade rimanevano le stesse.
I torrenti continuavano a scendere.
Le famiglie continuavano a incontrarsi.
I prodotti continuavano a essere trasportati.
La geografia amministrativa poteva cambiare con un
decreto.
La geografia umana molto più lentamente.
Lo Zambra diventa una macchina
Mentre cambiavano amministrazioni e confini,
l’economia della valle continuava a utilizzare una risorsa fondamentale:
l’acqua.
Da Tre Colli verso il basso, lo Zambra alimentava una
straordinaria successione di impianti idraulici.
Terre di Pisa ricorda che a metà Ottocento il canale
macinante collegato allo Zambra alimentava, in circa
cinque chilometri tra Tre Colli e
Caprona, 124 opifici idraulici.
È uno dei dati più impressionanti dell’intera storia
di Calci.
Centoventiquattro opifici in cinque
chilometri
Vale la pena fermarsi su questo numero.
Cinque chilometri.
Centoventiquattro opifici.
Significa che l’acqua veniva sfruttata con
un’intensità eccezionale.
Un impianto dopo l’altro.
L’acqua scendeva.
Veniva deviata.
Produceva energia.
Ritornava nel sistema.
Più in basso poteva essere utilizzata nuovamente.
La valle era quasi una grande macchina idraulica.
Tre Colli all’inizio della macchina
E Tre Colli occupava una posizione fondamentale.
Era nella parte alta del sistema.
L’acqua arrivava direttamente dalla montagna.
Da qui cominciava il percorso produttivo che avrebbe
attraversato Castelmaggiore, Sant’Andrea, Calci e le località più basse.
Tre Colli può quindi essere raccontato come
la porta superiore della valle dei
mulini.
Il mulino
Il funzionamento era basato sulla gravità.
L’acqua veniva intercettata.
Condotta attraverso un canale.
Accumularla o indirizzarla permetteva di creare un
salto.
La forza dell’acqua azionava la ruota.
La ruota trasmetteva il movimento agli ingranaggi.
Gli ingranaggi facevano girare le macine.
Il grano diventava farina.
Il Monte Pisano diventava energia.
La pietra delle macine
Ma anche le macine raccontano il territorio.
Il Monte Pisano forniva pietre molto dure, adatte a
diversi utilizzi.
La memoria contemporanea del Presepe di Tre Colli
richiama proprio l’estrazione della dura
pietra di Verruca e la
produzione delle macine, inserendola tra gli elementi caratteristici
della storia della Valgraziosa.
È un sistema quasi perfetto.
La montagna forniva:
l’acqua per muovere il mulino;
la pietra per costruire la macina.
Le farine di Calci
La grande quantità di mulini trasformò Calci in un
importante centro di macinazione.
Le farine prodotte nella valle alimentarono
un’economia che superava ampiamente le necessità della popolazione
locale.
Tre Colli si trovava all’origine geografica di questo
sistema.
Dalla montagna scendeva l’acqua.
Dalla pianura potevano arrivare i cereali.
Nel mezzo lavoravano i mulini.
Gli olivi
Accanto ai mulini esisteva un altro grande
protagonista:
l’olivo.
I versanti di Tre Colli e del territorio calcesano
sono stati trasformati nel corso dei secoli in terrazzamenti sostenuti
da muri a secco.
Gli olivi occupavano gli spazi più favorevoli.
Le famiglie li curavano per generazioni.
La raccolta rappresentava uno dei momenti più
importanti dell’anno agricolo.
Il paesaggio costruito
Guardando oggi un oliveto terrazzato si può avere
l’impressione di osservare semplicemente un bel paesaggio toscano.
In realtà stiamo guardando una gigantesca opera
collettiva.
Ogni muro è stato costruito.
Ogni terrazza livellata.
Ogni pietra spostata.
Ogni olivo piantato e potato.
Il paesaggio di Tre Colli è quindi contemporaneamente
naturale e umano.
Il bosco
Più in alto domina il bosco.
Anche questo era una risorsa.
Legna da ardere.
Legname.
Castagne.
Pascolo.
Materiali.
Il confine tra bosco e coltivazione non era fisso.
Dipendeva dalla quantità di popolazione, dalle
esigenze agricole e dalla capacità di mantenere i terrazzamenti.
Quando l’agricoltura arretrava, il bosco tornava.
Le castagne
Il castagno ebbe un ruolo importante nell’economia
delle comunità montane.
Le castagne potevano essere essiccate e trasformate in
farina.
Ancora una volta il mulino diventava essenziale.
Grano dalla pianura.
Castagne dalla montagna.
L’acqua dello Zambra trasformava entrambi.
Tre ambienti diversi si incontravano nello stesso
sistema alimentare.
Dalla chiesa al santuario
Nel frattempo San Bartolomeo stava assumendo una nuova
identità.
All’interno della chiesa era venerata un’immagine
della Madonna delle Grazie.
Il culto acquistò progressivamente importanza.
Il censimento nazionale delle chiese ricorda che la
devozione è documentata nelle visite pastorali tra la fine del
Settecento e l’inizio dell’Ottocento.
Con il tempo la Madonna delle Grazie divenne il
principale riferimento devozionale di Tre Colli.
La Madonna delle Grazie
Il Comune di Calci segnala all’interno della chiesa un
dipinto a olio su tavola raffigurante la Madonna delle Grazie,
considerato frammento di un’opera più ampia e di datazione incerta.
Proprio l’incertezza della datazione rende necessario
essere prudenti.
Non occorre inventare un’origine precisa.
Ciò che possiamo documentare è la forza che questa
immagine acquistò nella devozione locale.
Una Madonna della valle
Il censimento ecclesiastico attribuisce alla Madonna
delle Grazie di Tre Colli il ruolo di
patrona della Valle di Calci e del Piano di Pisa.
Questo allarga enormemente la geografia religiosa del
piccolo borgo.
Tre Colli non era più soltanto il luogo di culto dei
propri abitanti.
Il santuario diventava punto di riferimento per un
territorio molto più vasto.
San Bartolomeo cambia identità
È interessante osservare come un edificio possa
cambiare nome senza perdere la propria storia.
La chiesa rimane dedicata a
San Bartolomeo Apostolo.
Ma la devozione popolare alla Madonna delle Grazie
diventa così forte che l’edificio viene conosciuto soprattutto come
Santuario della Madonna delle Grazie.
Il santo titolare rimane.
La Madonna diventa l’identità popolare del luogo.
Il 1916
Il passaggio formale avvenne nel
1916, quando l’arcivescovo di
Pisa Pietro Maffi elevò la
chiesa di Tre Colli al titolo di
Santuario Mariano.
Una piccola chiesa medievale nata nell’area di un
antico castello aveva completato una trasformazione durata secoli.
Castello.
Chiesa rurale.
Parrocchia.
Santuario.
Pochi edifici raccontano così bene l’evoluzione di un
territorio.
Il Crocifisso
All’interno è conservato anche un
Crocifisso ligneo.
Il Comune ne segnala la presenza tra le principali
opere della chiesa, mentre altre fonti storico-artistiche lo riferiscono
alla tradizione medievale.
È un’altra testimonianza della lunga vita religiosa
del luogo.
Il santuario non deve quindi essere letto soltanto
attraverso la devozione mariana.
Conserva elementi appartenenti a epoche differenti.
Il fonte battesimale
Un altro elemento significativo è il
fonte battesimale ricordato
dal Comune.
Il battesimo aveva un'importanza enorme nella vita di
una comunità.
Possedere un fonte significava accompagnare gli
abitanti fin dall’inizio della loro vita cristiana.
Per un piccolo borgo era anche un simbolo di identità
religiosa.
La facciata in pietra
La facciata della chiesa è caratterizzata dalla pietra
e da una bifora sopra il portale.
Il Comune ricorda inoltre che le vetrate della bifora
furono realizzate grazie a offerte provenienti dai calcesani, dai
Cavalieri di Malta e dalla regina Elena di Savoia.
È un piccolo dettaglio che mostra come, nel tempo, il
santuario sia riuscito a creare relazioni ben oltre i confini del paese.
La campana
Anche il campanile conserva una memoria particolare.
La tradizione storico-artistica segnala una campana
datata 1392, attribuita a
Nicolò Bondi.
Una campana medievale non è soltanto un oggetto.
Per secoli ha scandito la vita.
Messa.
Feste.
Morti.
Pericoli.
Ore.
La sua voce raggiungeva campi, case e boschi.
Il tempo delle campane
Prima degli orologi personali, il tempo del paese era
collettivo.
Si ascoltava.
La campana diceva quando iniziare.
Quando fermarsi.
Quando pregare.
Quando riunirsi.
Il campanile era quindi anche un mezzo di
comunicazione.
La torre militare aveva osservato il territorio.
Il campanile parlava al territorio.
L’Ottocento produttivo
Nel XIX secolo Tre Colli viveva dentro una Valgraziosa
al massimo dello sfruttamento idraulico.
Lo Zambra alimentava una sequenza impressionante di
opifici.
Mulini.
Frantoi.
Altre attività.
L’economia agricola e quella protoindustriale erano
strettamente collegate.
Il paese era piccolo.
Il sistema economico nel quale era inserito era enorme
rispetto alle sue dimensioni.
Quando l’acqua lavorava
Oggi il rumore dello Zambra può apparire rilassante.
Nell’Ottocento aveva un altro significato.
L’acqua era lavoro.
Se mancava acqua, il mulino aveva problemi.
Se una gora si rompeva, bisognava ripararla.
Se due opifici utilizzavano la stessa risorsa,
occorreva regolarne l’uso.
L’idraulica faceva parte della vita quotidiana.
La crisi dei mulini
Poi arrivò la modernità.
Nuovi sistemi di produzione.
Motori.
Elettricità.
Impianti più grandi.
Trasporti migliori.
Il vantaggio di costruire un opificio accanto al
torrente diminuì.
Molti mulini chiusero.
Alcuni vennero trasformati in abitazioni.
Altri persero le proprie strutture interne.
Terre di Pisa sottolinea che oggi solo pochi esempi
conservano in maniera leggibile gli antichi meccanismi.
Il Mulino Gangalandi
Uno dei migliori esempi sopravvissuti si trova più in
basso, lungo la strada tra Calci e Tre Colli:
il Mulino Gangalandi.
Conserva ancora macine, ingranaggi e altre strutture
legate alla produzione della farina.
È importantissimo anche per raccontare Tre Colli.
Permette infatti di mostrare concretamente come
funzionava quel sistema idraulico che partiva dalle acque della
montagna.
Dalla montagna alla farina
Il percorso può essere raccontato in maniera molto
semplice.
Pioggia sul Monte Pisano.
Acqua nello Zambra.
Canale.
Mulino.
Macina.
Farina.
Pane.
In questa sequenza c’è un intero sistema economico.
La natura fornisce energia.
L’uomo la organizza.
La tecnologia la trasforma.
Il prodotto arriva sulla tavola.
Il Novecento
Con la crisi degli opifici Tre Colli perse
progressivamente una parte della propria funzione produttiva.
Il paese diventò soprattutto residenziale e agricolo.
Molte attività tradizionali diminuirono.
La montagna, un tempo quotidianamente frequentata per
lavoro, divenne sempre più anche luogo di escursionismo e tempo libero.
Ma il borgo conservò una forte identità religiosa.
Il santuario rimase il suo centro.
Il presepe di Tre Colli
Una delle tradizioni contemporanee più interessanti è
il Presepe di Tre Colli,
allestito nel Santuario della Madonna delle Grazie.
Non è un presepe qualsiasi.
La scenografia richiama volutamente il paesaggio e la
storia della Valgraziosa:
oliveti terrazzati;
muri a secco;
macine;
mulini;
antichi mestieri.
Il presepe diventa quindi una piccola rappresentazione
etnografica del territorio.
La memoria dentro il presepe
È un’idea molto bella.
Il presepe non ricostruisce soltanto Betlemme.
Ricostruisce Calci.
La Natività viene inserita dentro il paesaggio che gli
abitanti riconoscono come proprio.
Il mulino.
L’olivo.
La pietra.
Il lavoro.
La montagna.
La religione e la memoria locale finiscono così per
sovrapporsi.
Tre Colli sotto il mare
Ma la storia di Tre Colli non comincia nel Medioevo.
E nemmeno con l’uomo.
Comincia milioni di anni prima.
Nei pressi dell’abitato esiste infatti un
sito fossilifero di notevole
interesse geologico.
La Provincia di Pisa ricorda che il giacimento di Tre
Colli fu segnalato scientificamente per la prima volta da
Lotti nel 1881 e
successivamente studiato da diversi paleontologi.
Fossili del Triassico
I fossili di Tre Colli appartengono alle rocce degli
Scisti verdi, alla base della
formazione delle Quarziti di Monte Serra.
Sono soprattutto impronte e modelli di conchiglie di
molluschi bivalvi.
La Provincia attribuisce questi livelli al Carnico del
Triassico e ricostruisce un antico ambiente marino costiero,
probabilmente lagunare.
È difficile immaginare un contrasto più affascinante.
Oggi:
montagna.
Allora:
mare.
Quando Tre Colli era una laguna
Molto prima che esistessero Pisa, Calci o il Monte
Pisano nella forma attuale, i sedimenti che oggi affiorano vicino a Tre
Colli si depositavano in un ambiente costiero.
Acqua marina.
Fondali.
Conchiglie.
Sedimenti.
Poi la geologia ha sollevato, deformato e trasformato
quelle rocce.
Oggi troviamo fossili marini sulle montagne.
Il paesaggio conserva quindi una memoria immensamente
più antica di quella umana.
Un sito importante per la storia
della geologia
La Provincia di Pisa attribuisce al giacimento anche
un interesse storico-scientifico particolare: qui furono segnalati per
la prima volta molluschi fossili nelle Quarziti del Monte Serra.
Tre Colli possiede quindi un piccolo primato.
Non soltanto borgo medievale.
Non soltanto santuario.
Non soltanto paese dei mulini.
Anche luogo della ricerca paleontologica toscana.
Tre storie sovrapposte
Possiamo quindi leggere Tre Colli attraverso tre scale
temporali completamente diverse.
Milioni di anni fa:
il mare e i fossili.
Circa mille anni fa:
il castello e la chiesa.
Negli ultimi secoli:
mulini, oliveti, santuario e comunità.
È una stratificazione straordinaria.
Il Monte Pisano come archivio
Il monte conserva tutto.
Nelle rocce:
la storia geologica.
Nei sentieri:
la storia del lavoro.
Nei muri:
la storia dell’agricoltura.
Nelle rovine:
la storia militare.
Nelle chiese:
la storia religiosa.
Nei canali:
la storia produttiva.
Tre Colli è un piccolo punto dal quale leggere questo
enorme archivio.
Un itinerario nel borgo
La visita dovrebbe cominciare dal santuario.
Osservare la facciata.
Il campanile.
Immaginare la torre precedente.
Entrare.
Vedere la Madonna delle Grazie.
Il Crocifisso.
Il fonte.
Poi uscire e guardare il paese.
Solo dopo bisognerebbe ricordare che sotto quella
chiesa esiste la memoria di un castello.
Cercare il castello scomparso
È proprio l’assenza a rendere interessante il
castello.
Non abbiamo una grande fortezza conservata.
Dobbiamo ricostruirla mentalmente.
Il campanile diventa un indizio.
La posizione del borgo un secondo indizio.
I documenti un terzo.
È quasi un’indagine archeologica.
Dove passavano le mura?
Quanto era grande il recinto?
Quali case occupano oggi l’area?
Sono domande perfette per un approfondimento futuro.
L’itinerario dello Zambra
Dal paese si può poi seguire idealmente l’acqua.
Tre Colli.
Castelmaggiore.
Sant’Andrea a Lama.
Calci.
Mulino Gangalandi.
Caprona.
È uno dei percorsi narrativi più belli dell’intera
Valgraziosa.
Non serve inventare un tema.
Il tema esiste già:
seguire l’acqua.
L’itinerario degli olivi
Un secondo percorso può concentrarsi sui
terrazzamenti.
Osservare i muri.
Gli olivi.
Le vecchie strade.
Il rapporto tra coltivazione e bosco.
Capire quanto lavoro serviva per mantenere un terreno
in pendenza.
L’oliveto diventa così un documento storico.
L’itinerario geologico
Un terzo percorso potrebbe essere completamente
diverso.
Tre Colli prima
dell’uomo.
Rocce.
Quarziti.
Scisti.
Fossili.
Antico ambiente marino.
Formazione del Monte Pisano.
Sarebbe un contenuto molto originale perché
permetterebbe di collegare storia locale e storia naturale.
Dal mare alla montagna
Il titolo potrebbe essere:
“Quando Tre Colli era
sotto il mare”.
È immediato.
Curioso.
Scientificamente fondato.
E permette di spiegare una cosa fondamentale:
le montagne non sono sempre esistite nella forma che
vediamo.
Anche il paesaggio ha una storia.
Tre Colli e Castelmaggiore
I due nuclei sono strettamente collegati anche nella
promozione culturale contemporanea del territorio. Terre di Pisa li
presenta insieme come due tappe storiche lungo la salita verso il Monte
Serra.
Ma hanno identità differenti.
Castelmaggiore racconta soprattutto il grande castello
di Calci e il rapporto con il potere pisano.
Tre Colli racconta un castello minore trasformato in
borgo religioso.
Tre Colli e Sant’Andrea
Con Sant’Andrea a Lama emerge invece il tema
dell’acqua.
Entrambi i nuclei si trovano lungo lo Zambra.
Entrambi partecipano alla storia produttiva della
valle.
Seguendoli uno dopo l’altro è possibile ricostruire la
discesa dell’acqua dalla montagna verso Calci.
Tre Colli e Montemagno
Montemagno appartiene a una valle laterale differente.
Possiede il proprio Zambra.
Tre Colli appartiene invece al sistema principale
dello Zambra di Calci.
Due piccoli mondi paralleli.
Due torrenti.
Due sistemi di mulini.
Due comunità montane.
È una delle caratteristiche più interessanti della
Valgraziosa.
Un paese piccolo dentro una grande
storia
Tre Colli non ha mai avuto le dimensioni di Pisa.
Non possiede grandi palazzi.
Non ha una piazza monumentale.
Eppure la sua storia tocca temi enormi.
Longobardi.
Castelli.
Guerre tra Pisa e Lucca.
Organizzazione pievana.
Devozione mariana.
Economia idraulica.
Olivicoltura.
Geologia.
Paleontologia.
È la dimostrazione che la dimensione di un luogo non
determina la dimensione della sua storia.
Dalla torre al campanile
Tra tutte, però, c’è un’immagine che riassume
perfettamente Tre Colli.
La torre che diventa
campanile.
Prima serve a difendere.
Poi serve a chiamare.
Prima osserva un nemico.
Poi annuncia una festa.
Prima appartiene al castello.
Poi appartiene alla chiesa.
È la trasformazione di una comunità raccontata
attraverso un solo edificio.
Dalla macina al presepe
C’è poi una seconda trasformazione.
La macina un tempo serviva a produrre farina.
Oggi la memoria delle macine e dei mulini entra
perfino nelle scenografie del presepe del santuario.
Il lavoro diventa memoria.
La macchina diventa simbolo.
L’economia diventa patrimonio culturale.
Dal mare al Monte Serra
E infine la trasformazione più grande di tutte.
Dove oggi vediamo montagne e boschi, le rocce
conservano fossili di organismi vissuti in un antico ambiente marino
costiero.
Il tempo umano sembra improvvisamente piccolissimo.
Castello, mulino e santuario occupano appena un
istante rispetto alla storia geologica.
Tre Colli: tre tempi
Si potrebbe quindi raccontare Tre Colli attraverso
tre tempi.
Il tempo della Terra.
Fossili e antico mare.
Il tempo del
castello.
Fortificazioni, San Bartolomeo e conflitti medievali.
Il tempo della
comunità.
Mulini, olivi, Madonna delle Grazie, tradizioni.
Tre tempi.
Tre storie.
Un solo piccolo borgo.
Tre Colli, il paese tra le colline
Alla fine torniamo al nome.
Intra colles.Tra i colli.
Una definizione geografica diventata nome proprio.
Il paese è nato dentro la montagna e dalla montagna ha
ricavato quasi tutto.
Acqua.
Pietra.
Legna.
Castagne.
Olivi.
Difesa.
Energia.
Perfino i fossili che oggi raccontano la sua storia
più remota.
Un piccolo borgo che racconta tutta
la Valgraziosa
Tre Colli è forse uno dei luoghi migliori per capire
Calci.
Qui ritroviamo la montagna.
L’acqua.
Il castello.
La chiesa.
Il mulino.
L’olivo.
La devozione.
Il bosco.
Sono gli elementi fondamentali della Valgraziosa.
Concentrati in uno spazio piccolissimo.
Tre Colli: dal castello al santuario
Tre Colli, l’antico
“Tra’ Colli”, conserva in pochi edifici e in un paesaggio apparentemente
semplice una storia lunga e complessa. Il borgo medievale possedeva una
struttura fortificata, della quale la tradizione individua una traccia
nella torre poi incorporata nel campanile della chiesa di San
Bartolomeo. La chiesa, documentata nel Medioevo e dipendente dalla Pieve
di Calci, divenne nel tempo centro della devozione alla Madonna delle
Grazie e nel 1916 fu elevata a santuario mariano. Intorno al paese lo
Zambra fornì per secoli l’energia necessaria a un sistema eccezionale di
mulini e opifici, mentre gli abitanti trasformavano i pendii in oliveti
terrazzati. Ma la storia di Tre Colli è ancora più antica: nelle rocce
vicine al borgo sono conservati fossili triassici che testimoniano un
remoto ambiente marino. Dal mare preistorico al castello, dalla torre al
campanile, dalla macina al santuario, Tre Colli è uno dei luoghi nei
quali la storia della Valgraziosa può essere letta quasi strato dopo
strato. |