Ulignano:
storia, cultura e tradizioni
Un piccolo borgo nelle
campagne di Volterra
Ulignano è una piccola località del Comune di
Volterra, situata nelle campagne a nord-est della città, verso
il confine con il territorio di San Gimignano.
Il borgo sorge su un crinale collinare
compreso tra il torrente Strolla e l'Era Viva, in un territorio
caratterizzato da campi coltivati, boschi, poderi e profonde
vallate.
Oggi Ulignano appare come un piccolo nucleo
rurale immerso nel silenzio delle campagne.
La sua storia, tuttavia, è molto più
importante di quanto le dimensioni attuali possano suggerire.
Nel Medioevo esisteva qui un castello conteso
tra diversi poteri.
Nei secoli successivi sorsero una grande villa
signorile e una fattoria.
Nelle colline circostanti venne inoltre
estratto l'alabastro, la pietra che più di ogni altra identifica
la storia artistica ed economica di Volterra.
Ulignano prima dell'anno
Mille
Ulignano compare nella documentazione
medievale già prima dell'anno Mille.
Il 22 giugno 997 il vescovo di Volterra
Benedetto concesse a livello alcuni terreni situati a Flabiano,
indicandone il confine verso il territorio allora ricordato come
Uligneto.
Questa testimonianza dimostra l'esistenza
della località alla fine del X secolo.
Il territorio era quindi già organizzato
attraverso proprietà agricole, poderi e insediamenti rurali.
La storia documentata di Ulignano supera così
i mille anni.
Da Uligneto a Ulignano
Nelle testimonianze più antiche compare la
forma "Uligneto".
Il nome potrebbe richiamare una caratteristica
del territorio o una precedente organizzazione agricola, ma
l'origine precisa del toponimo non è completamente certa.
Nel corso dei secoli la denominazione si
trasformò fino all'attuale Ulignano.
Il cambiamento dei nomi è un fenomeno molto
comune nei documenti medievali.
Notai e funzionari scrivevano infatti i
toponimi secondo forme che potevano variare considerevolmente da
un documento all'altro.
Un territorio del vescovo di
Volterra
Durante il Medioevo Ulignano fu strettamente
legato al vescovo di Volterra.
I vescovi medievali non esercitavano soltanto
un'autorità religiosa.
Possedevano terre, castelli e diritti
signorili e partecipavano direttamente alla politica del
territorio.
Ulignano faceva parte di questo complesso
sistema di proprietà e giurisdizioni.
La sua posizione era particolarmente delicata
perché si trovava verso il confine settentrionale del territorio
volterrano, in direzione di San Gimignano.
Il castello di Ulignano
Nel Medioevo Ulignano possedeva un castello.
Oggi delle strutture fortificate non rimangono
testimonianze monumentali facilmente leggibili, ma la
documentazione medievale ricorda chiaramente il fortilizio.
Non bisogna immaginare necessariamente una
grande fortezza.
Molti castelli rurali toscani erano piccoli
nuclei abitati circondati da strutture difensive.
All'interno si trovavano abitazioni, magazzini
e gli edifici necessari alla comunità.
La funzione principale era proteggere gli
abitanti e controllare il territorio circostante.
Tra Volterra e San Gimignano
La posizione di Ulignano trasformò il castello
in un luogo strategico.
A nord si trovava San Gimignano.
A sud-ovest Volterra.
Le due città cercavano di estendere la propria
influenza sulle campagne e sui castelli intermedi.
Ulignano finì inevitabilmente coinvolto in
queste contese.
La sua storia medievale deve quindi essere
letta all'interno della lunga competizione territoriale tra
Volterra e San Gimignano.
Il Duecento
Il XIII secolo fu uno dei periodi più
movimentati della storia di Ulignano.
Nel 1205 il castello compare tra quelli che i
Sangimignanesi si impegnavano a preservare per il vescovo di
Volterra.
Questo particolare mostra quanto fosse
complessa la situazione.
Il castello poteva essere contemporaneamente
collegato all'autorità episcopale volterrana e coinvolto nella
sfera politica di San Gimignano.
Durante i decenni successivi questa ambiguità
generò numerosi conflitti.
Il conflitto del 1229
Nel 1229 le tensioni raggiunsero un momento
particolarmente grave.
Il vescovo di Volterra Pagano entrò in
conflitto con San Gimignano anche per questioni riguardanti
Ulignano e altri castelli.
Le controversie erano tanto importanti da
produrre scomuniche e interdetti.
Dietro questi conflitti religiosi si
nascondevano questioni molto concrete.
Possedere un castello significava controllare
uomini, terre, strade, tasse e risorse agricole.
Ulignano era quindi una piccola pedina
all'interno di una partita politica molto più grande.
Un castello condiviso
La documentazione del Duecento suggerisce che
per alcuni periodi Ulignano fosse amministrato attraverso una
sorta di equilibrio tra il vescovo di Volterra e il Comune di
San Gimignano.
Nel 1237, per esempio, gli abitanti compaiono
nei documenti sangimignanesi, ma contemporaneamente vengono
richiamati ai loro obblighi verso il vescovo.
Era una situazione tipica del Medioevo.
I confini non erano sempre netti come quelli
amministrativi contemporanei.
Su uno stesso luogo potevano sovrapporsi
diritti e autorità differenti.
Il 1251
Nel 1251 avvenne un passaggio particolarmente
importante.
I nobili e gli abitanti di Ulignano si
sottomisero al Comune di San Gimignano.
La comunità si impegnò anche a custodire il
proprio castello nell'interesse dei Sangimignanesi.
Ulignano entrò quindi più direttamente nella
loro organizzazione territoriale.
Gli statuti di San Gimignano del 1255
ricordano espressamente il castello e regolano anche il
pagamento dei tributi della comunità.
Il ritorno nell'orbita
volterrana
Il controllo sangimignanese non cancellò però
il legame con Volterra.
Nel corso dei secoli successivi Ulignano tornò
stabilmente nell'orbita volterrana.
La posizione di frontiera continuò comunque a
caratterizzare il territorio.
Il borgo si trovava lungo una fascia di
campagne nella quale si incontravano proprietà, strade e
interessi provenienti dalle due città.
Ancora oggi Ulignano si trova geograficamente
in una posizione intermedia tra Volterra e San Gimignano.
La Chiesa di San Pietro
Il principale edificio religioso storico di
Ulignano è la Chiesa di San Pietro.
La chiesa apparteneva all'antico piviere della
Nera.
Le testimonianze medievali relative
all'edificio risalgono almeno al XIII secolo.
La struttura che possiamo riconoscere oggi
conserva ancora parti dell'antica costruzione romanica.
Sono visibili soprattutto i muri perimetrali e
il caratteristico campanile a vela.
Il piviere della Nera
San Pietro non era una chiesa isolata.
Faceva parte del territorio ecclesiastico
dipendente dalla Pieve della Nera.
Nel Medioevo le pievi rappresentavano i
principali centri religiosi delle campagne.
Da esse dipendevano chiese minori distribuite
nei castelli e nei villaggi.
La popolazione rurale era quindi organizzata
attraverso una rete ecclesiastica che spesso seguiva strutture
territoriali molto antiche.
Ulignano apparteneva pienamente a questo
sistema.
La Pieve della Nera
Non lontano da Ulignano si trovano ancora i
resti dell'antico territorio della Nera.
La Pieve della Nera fu uno dei principali
centri ecclesiastici della campagna volterrana.
Intorno ad essa esisteva anche una comunità
che nel Medioevo possedeva una propria organizzazione.
Oggi il paesaggio appare quasi completamente
rurale, ma per secoli queste campagne erano punteggiate da
piccoli nuclei abitati, chiese, castelli e strade.
Ulignano faceva parte di questa fitta rete.
La chiesa romanica
L'antica Chiesa di San Pietro era un edificio
semplice.
La sua architettura apparteneva alla
tradizione delle piccole chiese rurali romaniche della Toscana.
Le pareti in pietra, le dimensioni contenute e
il campanile a vela riflettevano le esigenze di una comunità non
molto numerosa.
Nel corso dei secoli l'edificio subì modifiche
e interventi.
Le parti medievali ancora riconoscibili
costituiscono però una delle testimonianze più importanti
dell'antico borgo.
Daniele da Volterra
La Chiesa di San Pietro era legata anche a
un'importante opera d'arte attribuita a Daniele Ricciarelli,
meglio conosciuto come Daniele da Volterra.
Nato a Volterra nel 1509, Daniele divenne uno
dei principali pittori e scultori italiani del Cinquecento.
Lavorò a Roma e fu profondamente influenzato
da Michelangelo.
La presenza di una sua opera nella piccola
chiesa di Ulignano rappresenta quindi un elemento di notevole
importanza artistica.
La Madonna con i Santi Pietro
e Paolo
L'opera proveniente da Ulignano raffigura la
Madonna con il Bambino tra i Santi Pietro e Paolo.
La tavola è riferita alla produzione
cinquecentesca di Daniele da Volterra.
San Pietro compare naturalmente per il legame
con la dedicazione della chiesa.
L'opera rimase per secoli nel piccolo edificio
rurale.
Successivamente, per garantirne una migliore
conservazione, venne trasferita a Volterra.
Oggi appartiene al patrimonio del Museo
Diocesano di Arte Sacra.
Un piccolo borgo e un grande
artista
La presenza dell'opera di Daniele da Volterra
permette di comprendere un aspetto importante della storia delle
campagne toscane.
Le grandi opere d'arte non erano concentrate
esclusivamente nelle città.
Anche piccole chiese rurali potevano ricevere
dipinti di notevole qualità.
Le famiglie proprietarie, le istituzioni
ecclesiastiche e le comunità locali contribuivano alla
decorazione degli edifici religiosi.
Ulignano rappresenta un esempio
particolarmente interessante di questa diffusione dell'arte nel
territorio.
Gli Inghirami
All'inizio del Seicento la storia di Ulignano
si legò a una delle più importanti famiglie di Volterra: gli
Inghirami.
La famiglia possedeva vaste proprietà e
ricoprì importanti incarichi politici e militari.
Il personaggio più celebre fu Jacopo
Inghirami.
A lui si deve la costruzione della grande
villa che ancora oggi domina il territorio.
La nascita della villa segnò una nuova fase
della storia di Ulignano.
Il vecchio castello medievale lasciava
definitivamente spazio a una grande tenuta signorile.
Jacopo Inghirami
Jacopo Inghirami fu una delle personalità
volterrane più importanti tra Cinquecento e Seicento.
Fu ammiraglio dei Cavalieri di Santo Stefano e
ricoprì anche la carica di governatore di Livorno.
La sua carriera lo portò quindi ai vertici
dell'organizzazione militare e amministrativa del Granducato di
Toscana.
Per la propria famiglia decise di realizzare a
Ulignano una grande residenza di campagna.
Il luogo univa prestigio, tranquillità e
controllo di una vasta proprietà agricola.
La Villa di Ulignano
La Villa di Ulignano venne costruita tra il
1608 e il 1615.
Il complesso sorse sui resti o nell'area
dell'antico castello.
L'edificio venne progettato secondo il modello
delle grandi ville toscane dell'epoca.
La costruzione è massiccia e domina il
paesaggio circostante.
La tradizione progettuale viene collegata
all'ambiente dell'architetto Gherardo Silvani, protagonista
dell'architettura fiorentina del Seicento.
Dalla fortezza alla villa
La costruzione della villa rappresenta
simbolicamente una grande trasformazione.
Nel Medioevo il punto più importante di
Ulignano era il castello.
La sua funzione era militare.
Serviva a difendere il territorio e
controllare il confine.
Nel Seicento lo stesso luogo divenne invece
una residenza signorile.
Il potere non veniva più rappresentato dalle
mura e dalle torri, ma dalla grande villa e dalla proprietà
agricola.
È il passaggio dal paesaggio dei castelli al
paesaggio delle fattorie e delle ville.
Il parco
Intorno alla villa venne realizzato un grande
parco.
La funzione del parco era anche quella di
separare simbolicamente la residenza signorile dagli spazi
produttivi della fattoria.
Da una parte si trovavano quindi gli ambienti
destinati ai proprietari.
Dall'altra si sviluppavano gli edifici
agricoli e i terreni lavorati dalle famiglie contadine.
Questa organizzazione era tipica delle grandi
tenute toscane.
La fattoria
Accanto alla villa si sviluppò una vera e
propria fattoria.
Il complesso amministrava i terreni
circostanti e organizzava la produzione agricola.
Vino, olio, cereali, ortaggi e allevamento
rappresentavano le principali risorse.
Numerose famiglie vivevano nei poderi
dipendenti dalla tenuta.
Ulignano assunse così l'aspetto di una
comunità agricola organizzata intorno alla villa, alla fattoria
e alla chiesa.
La mezzadria
Per secoli gran parte della vita delle
campagne di Ulignano fu regolata dalla mezzadria.
Le famiglie contadine vivevano nelle case
coloniche e lavoravano le terre appartenenti ai proprietari.
La produzione veniva divisa secondo gli
accordi mezzadrili.
Ogni podere cercava di essere il più possibile
autosufficiente.
Si coltivavano cereali, vite, olivo, ortaggi e
alberi da frutto.
Si allevavano inoltre animali destinati al
lavoro e all'alimentazione.
La vita nel podere
La casa colonica era contemporaneamente
abitazione e luogo di lavoro.
Al piano inferiore potevano trovarsi stalle,
cantine e depositi.
Ai piani superiori viveva la famiglia.
Intorno alla casa si trovavano l'aia, l'orto,
il pollaio e gli altri spazi necessari alla vita quotidiana.
Le giornate seguivano il ritmo delle stagioni
e della luce.
Il lavoro coinvolgeva uomini, donne e ragazzi.
La campagna non era semplicemente il luogo nel
quale si lavorava: era l'intero ambiente nel quale si svolgeva
la vita.
Il grano
Tra le coltivazioni più importanti vi erano i
cereali.
Il grano era indispensabile per produrre il
pane, alimento fondamentale delle famiglie contadine.
La mietitura rappresentava uno dei periodi più
impegnativi dell'anno.
Prima della meccanizzazione veniva effettuata
soprattutto a mano.
Il raccolto doveva poi essere battuto e
conservato.
La quantità di grano prodotta poteva
determinare la sicurezza alimentare della famiglia per molti
mesi.
La vite
Anche la vite era presente nei poderi di
Ulignano.
Il vino faceva parte della vita quotidiana
delle campagne toscane.
La vendemmia era un momento particolarmente
intenso.
Per raccogliere l'uva era necessario
coinvolgere molte persone.
Familiari e vicini lavoravano insieme nei
vigneti.
Una volta raccolta, l'uva veniva portata nelle
cantine e trasformata in vino.
La vendemmia era quindi contemporaneamente
lavoro agricolo e momento di socialità.
L'olivo
L'olivo completava il paesaggio agricolo.
L'olio era uno dei prodotti più preziosi del
podere.
Serviva per cucinare, condire e conservare
alcuni alimenti.
La raccolta delle olive avveniva nel periodo
autunnale e invernale.
Come la vendemmia, coinvolgeva gran parte
della famiglia.
Ancora oggi oliveti e campi contribuiscono a
caratterizzare il paesaggio intorno a Ulignano.
L'alabastro
Uno degli aspetti più importanti della storia
del territorio è però rappresentato dall'alabastro.
Le colline di Ulignano ospitano infatti
giacimenti di questa pietra.
L'alabastro è profondamente legato alla storia
di Volterra.
Già gli Etruschi lo utilizzavano per
realizzare urne funerarie e altri manufatti.
Nei secoli successivi la lavorazione
dell'alabastro sarebbe diventata una delle attività artigianali
più caratteristiche della città.
Le cave di Ulignano
Le ricerche condotte nel territorio hanno
individuato a Ulignano tracce di antiche escavazioni.
Le caratteristiche di alcune pietre
provenienti da queste cave corrispondono a quelle riscontrate in
manufatti conservati nel Museo Etrusco Guarnacci di Volterra.
Questo elemento rende Ulignano particolarmente
importante per comprendere la storia dell'alabastro volterrano.
Le cave locali potrebbero infatti essere state
utilizzate già in epoca etrusca.
Gli Etruschi e l'alabastro
Gli artigiani etruschi di Volterra
utilizzavano soprattutto alabastri dalle tonalità calde e poco
venate.
La pietra era relativamente morbida e poteva
essere scolpita con grande precisione.
Veniva utilizzata soprattutto per le urne
cinerarie.
Le antiche cave erano molto diverse da quelle
moderne.
L'estrazione avveniva in maniera superficiale
e con strumenti manuali.
La luce naturale era essenziale per il lavoro.
Il Cotonino e l'Agatato
Le colline di Ulignano erano conosciute anche
per particolari varietà di alabastro.
La memoria storica ricorda una pietra chiamata
"Cotonino", conosciuta anche come Pietra della Colombina.
Un'altra varietà era detta "Agatato".
Quest'ultima presentava macchie e venature che
creavano particolari effetti cromatici.
Le diverse qualità della pietra venivano
scelte dagli artigiani in base al tipo di oggetto che doveva
essere realizzato.
Ulignano e gli alabastrai di
Volterra
Le cave collegavano direttamente la campagna
alla città.
La pietra estratta sulle colline veniva
trasportata verso Volterra.
Qui gli alabastrai la trasformavano in
sculture, oggetti decorativi e manufatti destinati anche ai
mercati internazionali.
Dietro un oggetto di alabastro esisteva quindi
una lunga catena di lavoro.
Prima veniva individuata ed estratta la
pietra.
Poi doveva essere trasportata.
Infine entrava nelle botteghe degli artigiani.
Ulignano rappresentava uno dei primi anelli di
questa catena.
Il Complesso Forestale di
Ulignano
Il territorio conserva ancora oggi una
notevole presenza boschiva.
Il Complesso Forestale di Ulignano si estende
per oltre trecento ettari nel Comune di Volterra.
Si trova nell'alto bacino del fiume Era, tra
le colline a nord-est della città.
L'area comprende boschi alternati a terreni
agricoli.
Questa combinazione crea un paesaggio
particolarmente ricco dal punto di vista ambientale.
Tra Era Viva e Strolla
Due corsi d'acqua aiutano a definire
geograficamente il territorio: l'Era Viva e lo Strolla.
Il paesaggio è formato da colline separate da
valloni e piccoli corsi d'acqua.
La presenza dell'acqua ha favorito la
vegetazione e ha contribuito a modellare il terreno.
Le zone più adatte venivano coltivate.
I pendii più difficili e le aree meno
accessibili rimanevano invece boscate.
Questo mosaico è ancora oggi chiaramente
visibile.
Il torrente Strolla
Lo Strolla attraversa una zona di notevole
interesse naturalistico.
L'acqua ha scavato nel tempo piccoli salti,
gole e formazioni rocciose.
L'ambiente è molto diverso dalle grandi
superfici agricole che caratterizzano altre parti del territorio
volterrano.
Qui il bosco diventa più fitto e l'acqua crea
habitat adatti a numerose specie vegetali e animali.
Il torrente rappresenta quindi uno degli
elementi naturali più interessanti nei dintorni di Ulignano.
Monte Nero
A nord del borgo si sviluppa l'area di Monte
Nero.
La zona è caratterizzata da boschi e ambienti
naturali che contrastano con le campagne aperte delle colline
circostanti.
Il territorio costituisce un importante spazio
per la biodiversità.
Sentieri e strade rurali permettono di
attraversare questi ambienti e osservare una parte meno
conosciuta del paesaggio volterrano.
Ulignano si trova quindi in una posizione
particolare, tra territorio agricolo e ambiente forestale.
Cozzano
Nelle campagne vicine si trova anche Cozzano.
La località possiede origini molto antiche.
Il nome compare nella documentazione medievale
nella forma Coctiano.
Nel maggio del 1196 proprio a Cozzano venne
stipulato un accordo tra i consoli di Volterra e i
rappresentanti di Montignoso per risolvere questioni relative
alla divisione del territorio.
Anche questo piccolo nucleo testimonia quanto
fosse articolata la rete di insediamenti nelle campagne
medievali.
Sant'Ottaviano
Un altro luogo storico vicino a Ulignano è
Sant'Ottaviano in Collina.
La presenza di piccoli oratori e chiese rurali
era molto comune nel territorio volterrano.
Questi edifici servivano le famiglie
distribuite nei poderi e nelle fattorie.
In un'epoca nella quale gli spostamenti
avvenivano soprattutto a piedi o con animali, anche pochi
chilometri potevano rappresentare una distanza significativa.
La rete delle chiese rurali permetteva quindi
di organizzare la vita religiosa delle campagne.
Il Novecento
Il XX secolo cambiò profondamente Ulignano.
La società rurale tradizionale entrò
progressivamente in crisi.
Le due guerre mondiali, la meccanizzazione
dell'agricoltura e soprattutto la fine della mezzadria
modificarono completamente la vita delle famiglie.
Molti abitanti lasciarono i poderi.
Alcuni si trasferirono verso Volterra, altri
raggiunsero città e centri industriali.
Il piccolo borgo iniziò così a perdere
rapidamente popolazione.
Lo spopolamento
Ulignano fu particolarmente colpito dallo
spopolamento delle campagne.
La posizione isolata rendeva più difficile
mantenere servizi e attività.
Durante il secondo dopoguerra il numero degli
abitanti diminuì drasticamente.
Le case che per secoli avevano ospitato
famiglie numerose iniziarono a svuotarsi.
Anche la Chiesa di San Pietro perse
progressivamente la propria funzione parrocchiale.
La trasformazione fu radicale.
In pochi decenni scomparve gran parte della
società contadina che aveva caratterizzato il territorio per
secoli.
La fine della mezzadria
Il declino demografico era strettamente
collegato alla fine della mezzadria.
Con l'introduzione dei trattori e delle
moderne macchine agricole servivano meno lavoratori.
Contemporaneamente le industrie e i servizi
offrivano nuove possibilità di occupazione.
Per molti giovani restare in un podere isolato
non rappresentava più una prospettiva desiderabile.
Le famiglie si trasferirono e numerose case
coloniche rimasero abbandonate.
Il paesaggio rurale iniziò così una nuova fase
della propria storia.
Franco Cristaldi
Nel Novecento la storia della Villa di
Ulignano si intrecciò anche con quella del cinema italiano.
La proprietà passò attraverso diverse famiglie
e arrivò infine nell'ambiente cinematografico.
Tra le personalità legate alla villa vi fu il
produttore Franco Cristaldi, una delle figure più importanti del
cinema italiano del secondo Novecento.
La grande residenza rurale divenne così luogo
frequentato anche da personaggi del mondo del cinema e della
cultura.
Ulignano e il cinema
Il legame con il cinema rappresenta un curioso
contrasto con la storia precedente.
Per secoli Ulignano era stato un luogo di
contadini, pastori, cavatori e famiglie rurali.
Nel Novecento la grande villa iniziò invece a
ospitare personalità appartenenti al mondo cinematografico.
La tranquillità delle colline e la bellezza
del paesaggio rendevano la tenuta particolarmente adatta a una
residenza lontana dalle grandi città.
Ancora una volta Ulignano cambiava funzione
senza perdere il proprio carattere appartato.
Il recupero del borgo
Negli ultimi decenni alcuni edifici storici di
Ulignano sono stati recuperati.
Anche l'antica Chiesa di San Pietro, dopo un
lungo periodo di degrado, è stata interessata da interventi di
restauro.
Il recupero di questi luoghi permette di
evitare la perdita definitiva delle testimonianze del passato.
In un borgo così piccolo ogni edificio assume
infatti un'importanza particolare.
La chiesa, la villa, la fattoria e le case
rurali sono parti di un unico racconto.
Un territorio da percorrere
lentamente
Ulignano è un luogo che si comprende
soprattutto attraverso il paesaggio.
Le strade rurali attraversano campi, boschi e
poderi.
Da alcuni punti si aprono panorami verso
Volterra e le colline circostanti.
I corsi d'acqua e le zone forestali
interrompono le grandi superfici agricole.
Camminare in queste campagne permette di
osservare la stessa struttura territoriale che per secoli ha
condizionato la vita degli abitanti.
Le tradizioni della campagna
La cultura tradizionale di Ulignano appartiene
pienamente al mondo rurale volterrano.
Le feste religiose, la mietitura, la vendemmia
e la raccolta delle olive rappresentavano alcuni dei principali
momenti dell'anno.
Le famiglie vivevano spesso lontane le une
dalle altre.
Le occasioni di festa permettevano quindi di
riunire la comunità.
La chiesa svolgeva una funzione fondamentale
proprio perché costituiva uno dei principali punti d'incontro.
La cucina
La cucina tradizionale era basata sui prodotti
del podere.
Pane, cereali, legumi, verdure, olio e vino
costituivano la base dell'alimentazione.
Gli animali allevati dalle famiglie fornivano
carne, uova e altri prodotti.
Nulla veniva sprecato.
Il pane raffermo veniva riutilizzato e molti
piatti nascevano dalla necessità di trasformare ingredienti
semplici in pasti sostanziosi.
Era una cucina strettamente legata alle
stagioni e alla disponibilità della campagna.
Ulignano oggi
Oggi Ulignano è un piccolissimo nucleo del
vasto territorio comunale di Volterra.
Il silenzio che caratterizza il luogo nasconde
una storia millenaria.
L'antica Chiesa di San Pietro ricorda la
comunità medievale.
La Villa di Ulignano testimonia il passaggio
dal castello alla grande proprietà signorile.
Le case coloniche raccontano il mondo della
mezzadria.
Le colline conservano la memoria delle cave di
alabastro.
I boschi e i torrenti mostrano invece il
grande valore naturale del territorio.
Dal castello all'alabastro
La storia di Ulignano può essere raccontata
attraverso alcune grandi trasformazioni.
Prima fu un territorio rurale documentato già
alla fine del X secolo.
Poi diventò un castello conteso tra Volterra,
il suo vescovo e San Gimignano.
Con il passare dei secoli la funzione militare
diminuì e il territorio venne organizzato intorno alle grandi
proprietà agricole.
Nel Seicento gli Inghirami costruirono la loro
villa.
Contemporaneamente la campagna continuava a
essere lavorata da generazioni di famiglie contadine.
E sotto quelle stesse colline si trovava una
risorsa destinata a diventare uno dei simboli di Volterra:
l'alabastro.
Una piccola località con una
grande storia
Ulignano dimostra quanto possa essere ricca la
storia di un luogo apparentemente marginale.
In pochi chilometri si incontrano
testimonianze medievali, una chiesa romanica, una grande villa
seicentesca, antiche cave e un paesaggio forestale di notevole
valore.
La sua storia collega personaggi e mondi molto
differenti.
I vescovi medievali di Volterra.
Gli abitanti del castello conteso con San
Gimignano.
Daniele da Volterra.
L'ammiraglio Jacopo Inghirami.
I cavatori di alabastro.
Le famiglie mezzadrili.
E, molti secoli dopo, il mondo del cinema.
Oggi Ulignano è soprattutto un luogo di
silenzio e campagna.
Ma proprio osservando la chiesa, la villa, i
poderi e le colline è ancora possibile leggere le tracce di
oltre mille anni di storia. |