Valdottavo: storia,
cultura e territorio
Adagiato nella Valle
del Celetra, Valdottavo è uno dei centri storici più importanti
del Comune di Borgo a Mozzano.
Il paese si sviluppa lungo il fondovalle, nel punto in
cui convergono strade e percorsi provenienti dalle colline di Domazzano,
Partigliano e Tempagnano. Questa posizione ha favorito nei secoli la
crescita di un centro agricolo, artigianale e commerciale capace di
diventare il principale riferimento della vallata.
La storia di Valdottavo attraversa epoche molto
diverse.
Le sue radici affondano nell'Alto Medioevo; la Chiesa
dei Santi Pietro e Paolo,
conserva ancora le forme dell'architettura romanica; gli statuti
testimoniano l'organizzazione dell'antica comunità; le chiese minori
raccontano la devozione popolare.
Tra Ottocento e Novecento, infine, l'emigrazione verso
le Americhe trasformò profondamente il paese. Il simbolo più evidente di
quella stagione è il Teatro Cristoforo
Colombo, inaugurato nel 1913 e costruito grazie all'iniziativa
di valdottavini emigrati oltreoceano.
Valdottavo è quindi un luogo nel quale
Medioevo, civiltà rurale, emigrazione e
modernità, convivono in maniera particolarmente evidente.
La Valle del Celetra
La storia di Valdottavo è strettamente legata al
Celetra, il corso d'acqua che
attraversa la valle prima di raggiungere il Serchio.
La presenza dell'acqua ha favorito nei secoli gli
insediamenti e le attività agricole.
Il fondovalle offriva terreni più facilmente
coltivabili rispetto ai versanti montani, mentre sulle colline
circostanti si sviluppavano oliveti, vigneti, castagneti e piccoli
poderi.
Intorno a Valdottavo si trovano numerosi nuclei
storici: Domazzano, Partigliano e
Tempagnano, oltre a case sparse e antiche corti rurali.
Il paese costituiva così il naturale punto d'incontro
di una valle densamente abitata e coltivata.
Le origini altomedievali
La presenza religiosa nel territorio è molto antica.
Secondo la ricostruzione storica conservata dalle
fonti territoriali, nell'area sarebbe esistito già intorno alla metà
dell'VIII secolo un piccolo monastero dedicato al
Salvatore.
La notizia, riferita intorno all'anno
752, è particolarmente
importante perché collocherebbe l'origine del centro religioso di
Valdottavo nell'Alto Medioevo.
La Chiesa di San Pietro, oggi dedicata ai
Santi Pietro e Paolo, compare
invece con certezza nella documentazione nell'anno
1032.
Valdottavo possiede quindi una continuità religiosa
documentata che attraversa quasi un millennio.
La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo
Il principale monumento storico del paese è la
Chiesa dei Santi Pietro e Paolo
Apostoli.
L'edificio attuale viene datato tra la fine dell'XI e
l'inizio del XII secolo.
Appartiene quindi alla grande stagione del
Romanico lucchese, durante la
quale modelli architettonici sviluppatisi nella città di Lucca si
diffusero progressivamente anche nel contado.
Nonostante i numerosi interventi realizzati nei secoli
successivi, la chiesa conserva ancora elementi che permettono di
riconoscere chiaramente la sua origine medievale.
La facciata romanica
La facciata costituisce uno degli elementi più
interessanti dell'edificio.
È inquadrata lateralmente da due paraste angolari e
viene divisa orizzontalmente da una
cornice marcapiano.
L'insieme è caratterizzato da proporzioni semplici ed
equilibrate.
Non troviamo la ricchezza decorativa delle grandi
chiese cittadine.
L'architettura di Valdottavo interpreta il linguaggio
romanico in maniera più sobria, adatta a una comunità rurale.
Proprio questa semplicità rappresenta uno degli
elementi di maggiore fascino dell'edificio.
Un modello cittadino nel contado
La chiesa è particolarmente interessante anche per la
storia dell'architettura.
Le sue forme testimoniano infatti la diffusione nelle
campagne di modelli sviluppati nell'ambiente urbano lucchese.
Valdottavo non era quindi un luogo culturalmente
isolato.
Maestranze, tecniche costruttive e modelli artistici
circolavano tra Lucca e le vallate circostanti.
Anche una comunità apparentemente periferica
partecipava così alla stessa cultura architettonica che caratterizzava
il territorio lucchese medievale.
Le trasformazioni della chiesa
Nel corso dei secoli l'edificio venne più volte
modificato.
Le esigenze liturgiche cambiarono, nuovi altari furono
costruiti e gli interni vennero progressivamente arricchiti.
Queste trasformazioni non cancellarono però
completamente la struttura medievale.
La chiesa che osserviamo oggi è quindi il risultato
della sovrapposizione di epoche differenti.
La parte romanica racconta la Valdottavo dell'XI e XII
secolo.
Gli altari e i dipinti raccontano invece la comunità
dei secoli successivi.
Il San Rocco di Antonio Luchi
Tra le opere conservate all'interno si trova una tela
raffigurante San Rocco,
attribuita ad Antonio Luchi,
pittore originario di Diecimo e conosciuto anche come il “Diecimino”.
L'opera appartiene al XVII secolo.
La presenza di San Rocco è particolarmente
significativa nella religiosità popolare.
Il santo veniva infatti invocato soprattutto come
protettore contro le epidemie e il suo culto conobbe una grande
diffusione nelle comunità europee tra tardo Medioevo ed età moderna.
Valdottavo possiede inoltre una chiesa specificamente
dedicata al santo.
L'Assunzione e la Madonna con i santi
La parrocchiale conserva anche un'Assunzione
della Vergine, opera anonima del Seicento.
Un'altra tela, datata
1716, raffigura invece la
Madonna con San Francesco e Sant'Antonio.
Queste opere testimoniano il progressivo arricchimento
della chiesa tra Seicento e Settecento.
La comunità investiva risorse nella decorazione del
proprio principale edificio religioso, trasformandolo anche in un luogo
nel quale conservare e tramandare la propria identità.
La Chiesa di San Rocco
Un altro edificio religioso importante è la
Chiesa di San Rocco.
La costruzione possiede origini antiche, anche se
venne profondamente ricostruita nel XIX
secolo.
L'edificio attuale presenta una sola aula conclusa da
un'abside semicircolare.
La facciata, realizzata in calcare chiaro, è
caratterizzata da un portale incorniciato da motivi geometrici e da un
grande rosone circolare.
La presenza di una chiesa dedicata a San Rocco
testimonia la particolare diffusione del culto del santo nella comunità.
San Rocco e le epidemie
Per comprendere l'importanza di San Rocco bisogna
ricordare quanto le epidemie rappresentassero una minaccia concreta per
le popolazioni del passato.
Di fronte a malattie che non potevano essere curate
con gli strumenti della medicina moderna, le comunità ricorrevano anche
alla protezione religiosa.
Cappelle, immagini e chiese dedicate a San Rocco si
diffusero così in moltissime località.
Anche Valdottavo conserva questa memoria.
La devozione al santo apparteneva a una religiosità
strettamente collegata alle paure, alle speranze e alle difficoltà della
vita quotidiana.
La chiesetta di San Nicolao
Nel centro del paese si trova anche una piccola chiesa
dedicata a San Nicolao,
conosciuta comunemente come “chiesetta
di Ciopi”.
Il curioso nome deriva dal soprannome con il quale era
conosciuto l'ultimo proprietario della villa alla quale apparteneva
l'edificio.
La chiesa venne consacrata il
6 dicembre 1760.
Sulla facciata presenta un piccolo campanile a vela
con una campanella.
Le dimensioni ridotte rendono l'edificio una
testimonianza particolarmente interessante della devozione privata e
familiare del Settecento.
Una comunità medievale organizzata
Valdottavo non era soltanto un centro religioso.
Nel tardo Medioevo costituiva anche il punto di
riferimento di una comunità rurale organizzata.
La documentazione storica parla infatti della
comunità del piviere di Valdottavo,
inserita nel territorio lucchese.
Il piviere comprendeva diversi centri della valle e
delle colline circostanti.
La vita comunitaria era regolata attraverso statuti,
deliberazioni e consuetudini.
Gli abitanti disponevano quindi di strumenti
attraverso i quali amministrare gli interessi collettivi.
Lo Statuto di Valdottavo
Particolarmente importante è la documentazione
relativa alla riforma dello Statuto di
Valdottavo, databile tra il
1504 e il 1514.
Gli statuti delle comunità rurali regolavano aspetti
molto concreti della vita quotidiana.
Stabilivano norme sull'utilizzo dei boschi e dei
pascoli.
Regolavano la manutenzione delle strade e dei corsi
d'acqua.
Proteggevano le coltivazioni.
Definivano obblighi e responsabilità degli abitanti.
Attraverso questi documenti è possibile osservare una
società rurale molto più organizzata di quanto si potrebbe immaginare.
Il piviere di Valdottavo
Tra Quattrocento e Cinquecento il territorio del
piviere comprendeva comunità strettamente collegate tra loro.
Valdottavo costituiva il centro principale, ma intorno
si trovavano Domazzano, Partigliano,
Tempagnano, e altri nuclei minori.
Ogni paese possedeva una propria identità, ma molti
problemi dovevano essere affrontati collettivamente.
Strade, acque, confini, boschi e pascoli non
rispettavano infatti la separazione tra un piccolo abitato e l'altro.
La valle funzionava quindi come un vero sistema
territoriale.
Le strade della valle
Prima della costruzione delle moderne vie di
comunicazione, Valdottavo rappresentava un nodo di una fitta rete di
mulattiere e strade rurali.
Da qui era possibile risalire verso Domazzano e
Partigliano.
Altri percorsi conducevano verso Tempagnano e quindi
verso le montagne e il valico di San
Graziano, dal quale si poteva proseguire in direzione della
Versilia.
Scendendo verso il Serchio si raggiungevano invece le
principali vie della Media Valle.
Questi collegamenti spiegano l'importanza assunta dal
paese.
Tra la Valle del Serchio e la
Versilia
La montagna non rappresentava soltanto una barriera.
Attraverso i valichi diventava anche una via di
comunicazione.
Per secoli uomini, animali e merci percorsero i
sentieri che collegavano la Valle del Celetra con il versante
versiliese.
Valdottavo partecipava quindi a una rete di scambi più
ampia.
Le strade permettevano di raggiungere mercati, centri
religiosi e territori nei quali trovare lavoro stagionale.
Attraverso gli stessi percorsi circolavano anche
notizie, tradizioni e idee.
L'agricoltura
Per gran parte della propria storia Valdottavo visse
soprattutto di agricoltura.
I terreni del fondovalle venivano utilizzati per le
coltivazioni più adatte alle superfici pianeggianti.
Sui versanti meglio esposti trovavano invece spazio
oliveti e vigneti.
Più in alto iniziavano i castagneti e il bosco.
Questa organizzazione permetteva alle famiglie di
utilizzare ambienti differenti e ottenere prodotti diversi durante
l'anno.
Il paesaggio era quindi strettamente collegato alle
necessità economiche della popolazione.
L'olivo e la vite
L'olivo,
rappresentava una coltivazione particolarmente preziosa.
L'olio non era soltanto un alimento.
Veniva utilizzato in passato anche per l'illuminazione
e per diversi usi domestici.
La vite,
forniva invece vino destinato soprattutto al consumo locale.
Oliveti e vigneti contribuivano inoltre a modellare il
paesaggio.
Per coltivare i pendii era spesso necessario costruire
muri di sostegno e terrazzamenti.
Ancora oggi queste strutture costituiscono una delle
testimonianze più evidenti del lavoro svolto dalle generazioni passate.
Il castagno
Alle quote maggiori diventava fondamentale il
castagno.
Le castagne venivano raccolte in autunno e potevano
essere essiccate per ottenere un prodotto conservabile durante
l'inverno.
Dopo la macinazione si ricavava la farina di castagne.
Per secoli questa farina rappresentò una delle basi
dell'alimentazione delle popolazioni della montagna lucchese.
I castagneti erano quindi veri spazi agricoli, curati
con attenzione e tramandati di generazione in generazione.
L'acqua e le attività produttive
Il torrente Celetra e i corsi d'acqua minori
costituivano una risorsa fondamentale.
L'acqua serviva naturalmente all'agricoltura e agli
animali, ma poteva anche essere utilizzata come fonte di energia.
Nel territorio rurale della Media Valle erano diffusi
mulini e piccoli impianti mossi dalla forza idraulica.
La gestione delle acque richiedeva canali, opere di
derivazione e una manutenzione costante.
Anche questo lavoro contribuì nel tempo a trasformare
il paesaggio della valle.
Dalla campagna all'artigianato
Con il passare dei secoli Valdottavo sviluppò anche
attività artigianali e commerciali.
La presenza di un centro abitato relativamente
consistente favoriva la nascita di botteghe e servizi.
Fabbri, falegnami, muratori, commercianti e altri
artigiani affiancavano così il mondo agricolo.
Il paese divenne progressivamente qualcosa di più di
un semplice insieme di poderi.
Era il centro economico e sociale della propria valle.
L'emigrazione
Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del
Novecento, Valdottavo fu interessato da uno dei fenomeni che
trasformarono profondamente molte comunità della provincia di Lucca:
l'emigrazione.
Numerosi abitanti partirono alla ricerca di migliori
opportunità economiche.
Una delle destinazioni più importanti furono gli
Stati Uniti d'America.
Il viaggio poteva essere lungo e difficile, ma per
molte famiglie rappresentava la possibilità di costruire un futuro
differente.
Alcuni emigranti rimasero definitivamente oltreoceano.
Altri tornarono invece al paese dopo aver raggiunto
una certa prosperità.
Gli emigranti di ritorno
Gli emigranti che rientravano a Valdottavo portavano
con sé non soltanto denaro.
Portavano nuove esperienze, nuove abitudini e un'idea
differente della vita sociale.
Il contatto con le città americane aveva mostrato loro
teatri, sale pubbliche, architetture moderne e nuove forme di
intrattenimento.
Una parte di questa esperienza venne trasferita nel
paese d'origine.
Il risultato più straordinario fu la costruzione del
Teatro Cristoforo Colombo.
Il Teatro Cristoforo Colombo
Il teatro nacque per iniziativa di un gruppo di
valdottavini emigrati in America e
successivamente rientrati in paese.
La costruzione venne portata a compimento nei primi
anni del Novecento e il teatro fu inaugurato nel
1913.
La scelta del nome non fu casuale.
Proprio perché l'opera era legata all'esperienza
americana degli emigranti, venne dedicata a
Cristoforo Colombo.
L'edificio diventò immediatamente uno dei simboli
della Valdottavo moderna.
Pietro Ricci
Al completamento del progetto e alla realizzazione
della facciata contribuì l'architetto
Pietro Ricci, già professore presso il Reale Istituto di Belle
Arti di Lucca.
L'edificio venne concepito con particolare attenzione
all'aspetto decorativo.
La facciata mostra chiaramente il desiderio di creare
un'opera capace di distinguersi nel tessuto del paese.
Non doveva essere soltanto una sala per spettacoli.
Doveva rappresentare concretamente il successo degli
emigranti e il loro legame con Valdottavo.
Colombo, Catalani e Boccherini
Sulla facciata del teatro compaiono le effigi di
Cristoforo Colombo,
Alfredo Catalani, e
Luigi Boccherini.
La scelta mette insieme mondi differenti.
Colombo rappresenta simbolicamente il rapporto con
l'America.
Catalani e Boccherini richiamano invece la grande
tradizione musicale lucchese.
La facciata diventa così una sorta di manifesto
culturale.
Valdottavo guarda verso il mondo, ma allo stesso tempo
rivendica il proprio legame con Lucca e con la sua storia musicale.
Un paese che cambia volto
La costruzione del teatro non fu un episodio isolato.
Nei primi anni del Novecento Valdottavo fu interessato
da un più ampio processo di
rinnovamento edilizio e urbanistico.
L'influenza degli emigranti di ritorno contribuì alla
costruzione e alla trasformazione di diversi edifici.
Nuovi gusti architettonici entrarono così in un paese
che fino ad allora aveva mantenuto un carattere prevalentemente rurale.
Accanto alla chiesa romanica e alle vecchie case
comparvero edifici ispirati ai linguaggi moderni dell'epoca.
Il Liberty
Il Teatro Colombo viene generalmente inserito nel
clima architettonico Liberty,
dei primi decenni del Novecento.
Il Liberty cercava forme decorative nuove, eleganti e
moderne.
Nella provincia di Lucca questo stile ebbe un rapporto
particolarmente interessante con l'emigrazione.
Le famiglie che avevano fatto fortuna all'estero
desideravano spesso mostrare il proprio successo attraverso case ed
edifici pubblici ricercati.
Valdottavo rappresenta uno degli esempi più
significativi di questo fenomeno nella Media Valle.
Il teatro come luogo della comunità
Il Teatro Colombo divenne rapidamente uno dei
principali luoghi della vita sociale del paese.
Il teatro permetteva di assistere a spettacoli,
concerti e iniziative pubbliche.
Era uno spazio nel quale la comunità poteva riunirsi
al di fuori degli ambienti tradizionali della chiesa e delle piazze.
La sua costruzione racconta quindi anche un
cambiamento nella società.
All'inizio del Novecento cultura e intrattenimento
cominciavano ad assumere un ruolo sempre più importante nella vita
collettiva.
Dal teatro al cinema
Negli anni Sessanta,
l'interno dell'edificio venne modificato per adattarlo alle esigenze di
una sala cinematografica.
Anche questa trasformazione racconta un cambiamento
culturale.
Il cinema aveva ormai assunto un ruolo centrale
nell'intrattenimento popolare.
Il vecchio teatro dovette quindi adattarsi ai nuovi
tempi.
Per alcuni decenni il Colombo continuò così a essere
un luogo frequentato dagli abitanti, anche se con una funzione diversa
da quella originaria.
L'abbandono e il recupero
Con il passare degli anni l'edificio attraversò un
periodo di difficoltà e abbandono.
Nel 1997, il
Comune di Borgo a Mozzano acquisì il teatro al patrimonio pubblico e
avviò il percorso di recupero.
Gli interventi di consolidamento e restauro permisero
di restituire progressivamente l'edificio alla comunità.
Dal 2005, il
Teatro Colombo è tornato a essere utilizzabile.
La sua storia ha così completato un percorso
particolarmente significativo: nato grazie agli emigranti, trasformato
in cinema, abbandonato e infine recuperato come patrimonio collettivo.
Un monumento all'emigrazione
Il Teatro Colombo può essere considerato qualcosa di
più di un semplice edificio per spettacoli.
È un vero monumento
all'emigrazione valdottavina.
Racconta le partenze, il rapporto con l'America e il
desiderio degli emigranti di restituire qualcosa al paese dal quale
erano partiti.
È una storia comune a molte località lucchesi, ma a
Valdottavo ha lasciato una testimonianza architettonica particolarmente
evidente.
Il teatro unisce così due mondi apparentemente
lontani: una piccola valle toscana e l'America dei primi anni del
Novecento.
Valdottavo nel Novecento
Il Novecento portò cambiamenti profondi.
L'agricoltura perse gradualmente il ruolo dominante.
Il miglioramento delle strade e dei mezzi di trasporto
rese più semplici gli spostamenti verso Borgo a Mozzano e Lucca.
Le attività industriali e artigianali del fondovalle
offrirono nuove possibilità di lavoro.
Anche la struttura sociale del paese cambiò.
Molti terreni un tempo coltivati furono
progressivamente abbandonati e il bosco tornò a occupare parte degli
antichi spazi agricoli.
La vita associativa
Nonostante le trasformazioni economiche, Valdottavo ha
mantenuto una forte dimensione comunitaria.
Associazioni culturali, musicali, ricreative e di
volontariato continuano una tradizione di partecipazione che ha radici
profonde.
In questo senso il Teatro Colombo conserva ancora oggi
un ruolo simbolico importante.
L'edificio nato dall'iniziativa collettiva degli
emigranti continua a rappresentare un luogo destinato alla cultura e
all'incontro.
La storia del teatro coincide quindi, in parte, con la
storia della comunità stessa.
Valdottavo oggi
Oggi Valdottavo è uno dei principali centri abitati
del Comune di Borgo a Mozzano e conserva un patrimonio sorprendentemente
vario.
La Chiesa dei Santi
Pietro e Paolo, testimonia quasi mille anni di storia religiosa.
La Chiesa di San
Rocco, e la piccola chiesetta di
San Nicolao, raccontano altre
forme della devozione locale.
Le strade verso Domazzano, Partigliano e Tempagnano
ricordano l'antica organizzazione della Valle del Celetra.
Il Teatro Cristoforo
Colombo, racconta invece l'emigrazione, l'America e la
modernizzazione del primo Novecento.
Dal Romanico al Liberty
Pochi luoghi del territorio permettono di raccontare
in maniera così evidente due epoche tanto lontane.
Da una parte c'è la facciata romanica della Chiesa dei
Santi Pietro e Paolo, costruita tra XI e XII secolo.
Dall'altra c'è la facciata del Teatro Colombo,
realizzata all'inizio del Novecento.
Tra i due edifici trascorrono circa ottocento anni di
storia.
Il primo racconta una comunità medievale organizzata
intorno alla chiesa, alla terra e al sistema del piviere.
Il secondo racconta una comunità ormai proiettata
verso il mondo, segnata dall'emigrazione e dalle esperienze maturate
oltreoceano.
È proprio questo contrasto a rendere Valdottavo
particolarmente interessante.
La storia del paese può essere letta come un lungo
percorso dal Romanico al Liberty, dalla
comunità rurale medievale alla società moderna, senza perdere
il forte legame con la Valle del Celetra che ne ha determinato per
secoli l'identità. |