Valle di Rossano:
l'antico borgo sulla Via dei Monti
Valle è una piccola frazione del Comune di
Zeri, situata nel cuore della
Valle di Rossano, una delle
zone più appartate e storicamente meglio conservate dell'Alta Lunigiana.
Il paese fa parte di quel particolare sistema di
piccoli nuclei che caratterizza Rossano: Piagna, Castoglio, Chioso,
Montelama, Chiesa, Paretola, Valle e Bosco, ai quali si aggiungono
minuscoli gruppi di case sparsi tra campi e boschi.
Tra questi centri, Valle occupa una posizione
particolarmente interessante.
Qui passava infatti l'antica
Via dei Monti, una delle
direttrici che per secoli permisero di attraversare l'Appennino
collegando Pontremoli e l'Alta Lunigiana con la
Val di Vara e il territorio genovese.
Per questo la storia di Valle non può essere compresa
osservando soltanto le sue case: bisogna immaginare il paese inserito in
una rete di mulattiere percorse da mercanti, pastori, viaggiatori e
animali da soma.
Nel cuore della Valle di Rossano
Valle sorge nella parte centrale del bacino di
Rossano, tra i piccoli nuclei distribuiti lungo i versanti dell'alta
valle del torrente Teglia.
Il Piano Strutturale del Comune di Zeri descrive
Rossano come un territorio compreso prevalentemente tra i 700 e gli 850
metri di quota.
Il paesaggio è formato da rilievi intensamente
boscati, fossi e piccoli corsi d'acqua che scendono verso il Teglia.
Proprio la disponibilità d'acqua e la presenza di
versanti relativamente favorevoli permisero nel corso dei secoli lo
sviluppo di piccoli spazi agricoli all'interno di un territorio
prevalentemente montano.
Una costellazione di paesi
La caratteristica fondamentale di Rossano è la
dispersione dell'insediamento.
Non esiste un unico grande paese.
Ogni piccolo nucleo occupa una posizione legata alla
morfologia del terreno, alle sorgenti, alle terre coltivabili e alle
antiche strade.
Castoglio e Montelama dominano due crinali
contrapposti.
Più in basso si distribuiscono Chioso, Chiesa,
Paretola e Valle.
Bosco occupa invece una zona più separata e incassata.
Questa organizzazione racconta una civiltà nella quale
abitare significava soprattutto essere vicini alle risorse necessarie
alla sopravvivenza.
Le origini di Valle
Non possediamo una data precisa per la fondazione del
paese.
Esistono però alcuni indizi molto interessanti che
suggeriscono una storia insediativa complessa.
La documentazione relativa alla
Via dei Monti. ricorda infatti,
sotto l'attuale abitato, una località chiamata
Aravecchia, il cui nome
conserva la memoria di un precedente insediamento.
È possibile quindi che la disposizione del paese sia
cambiata nel corso dei secoli, con un progressivo spostamento o una
riorganizzazione dell'abitato.
Aravecchia
Il toponimo
Aravecchia. è particolarmente suggestivo.
I nomi dei luoghi costituiscono spesso una delle poche
tracce sopravvissute di edifici, coltivazioni o insediamenti ormai
scomparsi.
Nel caso di Valle, la denominazione sembra ricordare
esplicitamente qualcosa di “vecchio”, precedente all'organizzazione
attuale del paese.
Non disponiamo però di elementi archeologici
sufficienti per ricostruire con certezza forma ed epoca di questo antico
nucleo.
È quindi più corretto considerarlo un importante
indizio della storia insediativa locale, senza attribuirgli una
cronologia non documentata.
Il “Castello”
Un secondo elemento molto interessante si trova nella
parte alta del paese.
Le fonti ricordano una
“casa con corte” detta Castello,
posta alla sommità dell'abitato.
Il nome è significativo, ma deve essere interpretato
con prudenza.
Non è sufficiente, da solo, per dimostrare l'esistenza
di un grande castello feudale paragonabile alle fortezze malaspiniane
della Val di Magra.
Potrebbe però conservare la memoria di un edificio più
importante rispetto alle normali abitazioni oppure di una struttura
legata al controllo dell'insediamento e della strada.
Una posizione da controllare
L'ipotesi diventa particolarmente interessante
considerando la posizione di Valle lungo un'importante via di
comunicazione.
Nel Medioevo controllare un percorso significava
controllare il movimento di uomini, animali e merci.
Un piccolo presidio poteva avere quindi un'importanza
notevole anche senza assumere le dimensioni di una grande fortezza.
Il rapporto tra il toponimo “Castello” e la
Via dei Monti. merita perciò
attenzione, anche se allo stato attuale non consente conclusioni
definitive.
La Via dei Monti
Valle rappresenta uno dei punti fondamentali della
Via dei Monti, conosciuta in
diverse epoche anche come Via de Pontremolo e collegata alle direttrici
verso il Genovesato.
Non si trattava di una strada costruita secondo un
unico tracciato regolare.
Era un sistema di mulattiere che sfruttava valli,
crinali e passi naturali.
Da Rossano il percorso superava le montagne e
raggiungeva la Val di Vara,
proseguendo verso Brugnato e Levanto.
Nella direzione opposta conduceva verso Pontremoli e
la Val di Magra.
Una strada medievale verso Genova
L'importanza di questa direttrice è documentata almeno
dal XII secolo.
Nel 1154 gli uomini di Pontremoli ottennero la
possibilità di transitare senza gravami e pericoli attraverso il
territorio genovese.
La Valle di Rossano costituiva uno degli accessi
naturali a questa rete di comunicazioni.
Ciò dimostra che un territorio oggi percepito come
remoto era in realtà attraversato da una strada di interesse
sovralocale.
Mercanti e animali da soma
Sulla Via dei Monti non viaggiavano soltanto persone.
Le merci venivano trasportate soprattutto con
muli e altri animali da soma,
molto più adatti dei carri ai sentieri dell'Appennino.
Sale, tessuti, derrate alimentari e prodotti
provenienti dalla costa potevano raggiungere l'interno.
Nella direzione opposta si muovevano prodotti
agricoli, bestiame, lana e altre merci.
I piccoli paesi attraversati dalla strada potevano
quindi entrare in contatto con persone provenienti da territori molto
lontani.
Verso il Passo di Pradalinara
Uno dei punti fondamentali dell'itinerario era il
Passo di Pradalinara.
Da qui la strada superava il crinale che separa
Rossano dalla Val di Vara.
Il passo permette ancora oggi di comprendere
perfettamente la funzione geografica della valle.
Da una parte si apre il sistema della Lunigiana e
della Val di Magra.
Dall'altra iniziano i territori che conducono verso la
Liguria.
Per gli abitanti di Valle questo collegamento
rappresentò per secoli una vera porta verso il mondo esterno.
La cultura di confine
Questi continui rapporti hanno lasciato tracce
profonde nella cultura locale.
Rossano appartiene amministrativamente alla Toscana,
ma si trova vicinissima alla Liguria e non lontano dall'Emilia.
Anche il dialetto lo dimostra.
Gli studi linguistici descrivono il rossanese come una
parlata di base emiliana,
nella quale gli elementi liguri diventano particolarmente evidenti.
È la conseguenza naturale di secoli di scambi
attraverso i valichi.
La chiesa del paese
Valle possiede un proprio piccolo luogo di culto: l'Oratorio
di Santa Maria Assunta.
L'edificio appartiene ancora oggi alla Parrocchia di
San Medardo di Rossano. ed è
classificato come chiesa sussidiaria.
La presenza dell'oratorio risponde perfettamente alla
struttura insediativa della valle.
Ogni piccolo nucleo aveva bisogno di un luogo
religioso facilmente raggiungibile, mentre la parrocchiale principale si
trovava a Chiesa di Rossano.
L'Oratorio di Santa Maria Assunta
L'Oratorio di Santa
Maria Assunta. costituisce quindi il principale riferimento
religioso storico di Valle.
Non possiede la monumentalità della parrocchiale di
San Medardo.
La sua importanza deriva piuttosto dal rapporto con la
comunità.
Per generazioni gli abitanti hanno avuto nel piccolo
edificio un luogo vicino alle proprie case per la preghiera e le
devozioni locali.
È una caratteristica ricorrente in tutta Rossano: San
Bernardo a Montelama, San Genesio a Paretola, Santa Maria Maddalena a
Piagna, San Giovanni Battista a Chioso e Santa Maria Assunta a Valle.
La religiosità della valle
Questa rete di piccoli oratori permette di comprendere
quanto fosse importante la religione nell'organizzazione territoriale.
I paesi erano vicini in linea d'aria, ma raggiungerli
significava affrontare salite, discese, fossi e sentieri.
Durante l'inverno anche pochi chilometri potevano
diventare difficili.
Disporre di un oratorio nel proprio nucleo era quindi
una necessità pratica oltre che religiosa.
La parrocchia univa la valle; gli oratori mantenevano
invece l'identità delle singole comunità.
Le case in pietra
L'architettura storica di Valle appartiene alla
tradizione rurale dell'Alta Lunigiana.
La pietra.
era il materiale fondamentale.
Veniva utilizzata per muri, abitazioni, stalle,
recinzioni e strutture agricole.
Le case non erano pensate come edifici esclusivamente
residenziali.
Erano parte di un sistema produttivo nel quale
famiglia, animali e raccolti condividevano lo stesso complesso edilizio.
Casa e lavoro
Ai livelli inferiori potevano trovarsi stalle, cantine
e depositi.
I piani superiori erano destinati alla vita domestica.
Fienili e altri spazi servivano invece a conservare
ciò che veniva prodotto durante l'estate.
La vicinanza tra abitazione e attività agricola era
indispensabile.
Durante l'inverno gli animali dovevano essere accuditi
quotidianamente e le scorte alimentari controllate con attenzione.
I castagneti
Valle è circondata da
castagneti, come gran parte della Valle di Rossano.
Il castagno fu per secoli una delle risorse principali
delle comunità appenniniche.
Le castagne potevano essere consumate fresche,
conservate oppure essiccate e macinate.
La farina così ottenuta costituiva un'importante
riserva alimentare durante l'inverno.
Per questo il castagno veniva curato quasi come una
coltura agricola.
Non semplicemente boschi
I castagneti storici erano molto differenti da molti
boschi attuali.
Il sottobosco veniva ripulito.
Gli alberi erano potati e innestati.
Il terreno veniva mantenuto accessibile per facilitare
la raccolta.
Con lo spopolamento del secondo Novecento molte di
queste pratiche sono progressivamente scomparse.
Il bosco ha quindi riconquistato aree che un tempo
avevano un aspetto molto più aperto e ordinato.
Agricoltura e piccoli campi
Il Piano Strutturale di Zeri sottolinea come i
numerosi fossi della Valle di Rossano abbiano favorito la fertilità dei
terreni meglio esposti e irrigabili.
Questo permise una diffusa, anche se frammentata,
colonizzazione agricola dei versanti.
Intorno a Valle si coltivavano quindi piccoli
appezzamenti.
Ogni superficie favorevole poteva essere utilizzata
per cereali, patate, legumi, ortaggi o foraggio.
L'allevamento
Accanto all'agricoltura, l'allevamento.
rappresentava una delle principali risorse.
I pendii e i prati non adatti alle coltivazioni
potevano essere utilizzati dagli animali.
Pecore e bovini fornivano carne, latte, formaggi, lana
e concime.
La tradizione pastorale della Valle di Rossano è
ancora oggi rappresentata dalla Pecora
Zerasca, razza autoctona particolarmente adatta alla montagna.
La Pecora Zerasca
La Pecora Zerasca non rappresenta soltanto una
produzione gastronomica contemporanea.
È il risultato di una lunga selezione avvenuta
all'interno di un territorio difficile.
Gli animali dovevano essere rustici, capaci di
muoversi sui pendii e di sfruttare pascoli montani.
Per le famiglie di Valle il gregge trasformava terreni
apparentemente poco produttivi in latte, carne e lana.
Pastorizia e paesaggio erano quindi strettamente
collegati.
L'acqua e i mulini
L'acqua costituiva un'altra risorsa fondamentale della
valle.
Il torrente Teglia.
e i suoi affluenti alimentavano un sistema di mulini.
Attraverso canali e piccoli bacini l'acqua veniva
deviata verso le ruote idrauliche, mettendo in movimento le macine.
Qui potevano essere trasformati cereali e castagne in
farine.
Il mulino rappresentava uno dei punti essenziali
dell'economia rurale.
I mulini di Rossano
Ancora oggi un itinerario permette di riscoprire
diversi mulini della Valle di Rossano.
Molti sono ridotti a ruderi e in parte avvolti dalla
vegetazione, ma conservano tracce di canalizzazioni, vasche e strutture
per la macinazione.
Questi edifici raccontano un paesaggio molto diverso
da quello contemporaneo.
I corsi d'acqua non erano soltanto elementi naturali:
erano vere fonti di energia utilizzate quotidianamente dalla
popolazione.
Il canto del Maggio
Rossano conserva anche un importante patrimonio di
tradizioni popolari.
Tra queste emerge il
canto del Maggio.
Era una pratica legata al ritorno della primavera e
alla rinascita della natura.
Gruppi di cantori percorrevano i paesi e le case,
mantenendo vivo un rito collettivo che univa musica, oralità e ciclo
agricolo.
In comunità piccole e disperse, queste occasioni
rafforzavano fortemente i rapporti sociali.
Il Carnevale
Anche il Carnevale di
Rossano. conserva caratteri tradizionali particolarmente
interessanti.
Le fonti che descrivono la valle collegano Carnevale e
canto del Maggio alla lunga conservazione di ritualità proprie delle
comunità montane.
Maschere, racconti e comportamenti simbolici
permettevano temporaneamente di rovesciare le regole della vita
quotidiana.
Sono elementi del patrimonio immateriale che aiutano a
comprendere Rossano oltre i suoi edifici.
Il Novecento
Durante il Novecento la vita di Valle cambiò
profondamente.
Le nuove strade ridussero progressivamente
l'importanza delle antiche mulattiere.
La Via dei Monti perse definitivamente la funzione
commerciale che aveva avuto per secoli.
Contemporaneamente agricoltura e pastorizia di
sussistenza divennero sempre meno sufficienti a sostenere le famiglie.
Cominciò così un progressivo spopolamento.
La Seconda guerra mondiale
La montagna tornò però ad assumere un'importanza
strategica durante la Seconda guerra
mondiale.
Dopo l'8 settembre 1943 la Valle di Rossano divenne
una delle zone fondamentali della Resistenza nell'Appennino tra Toscana,
Liguria ed Emilia.
Boschi, crinali e antiche mulattiere offrivano rifugio
e permettevano collegamenti difficili da controllare.
Le stesse vie percorse per secoli da pastori e
mercanti tornarono improvvisamente ad avere valore militare.
Gordon Lett e Rossano
Nell'ottobre del 1943 arrivò nella Valle di Rossano il
maggiore britannico Gordon Lett,
fuggito da un campo di prigionia dopo l'armistizio.
Con militari alleati fuggiti, giovani italiani e altri
combattenti organizzò una formazione che sarebbe diventata nota come
Battaglione Internazionale.
Per circa venti mesi Rossano fu così uno dei
principali scenari della sua attività partigiana.
La valle appartiene quindi pienamente alla storia
della Resistenza europea.
Le antiche vie nella Resistenza
La Via dei Monti tornò ancora una volta fondamentale.
Chi conosceva questi percorsi poteva attraversare i
crinali, raggiungere la Val di Vara, evitare le strade principali e
spostarsi tra differenti aree operative.
La popolazione locale possedeva una conoscenza del
territorio accumulata nel corso di generazioni.
Sentieri nati per condurre animali al pascolo o
trasportare merci divennero vie partigiane, percorsi di fuga e
collegamenti clandestini.
Operation Galia
La Valle di Rossano ebbe un ruolo importante anche
durante Operation Galia,
l'operazione alleata condotta nell'inverno 1944-1945.
Nel dicembre 1944 uomini del
SAS britannico. furono
paracadutati nella zona per operare dietro le linee tedesche in
collaborazione con la Resistenza.
Gordon Lett contribuì all'organizzazione e al sostegno
della missione.
La presenza di combattenti britannici trasformò per
alcuni mesi questa remota valle appenninica in un piccolo ma importante
punto della guerra alleata in Italia.
Una memoria diffusa
Per Valle non è opportuno attribuire, senza
documentazione specifica, un singolo combattimento o eccidio.
La sua importanza deriva soprattutto dall'appartenenza
a un territorio direttamente coinvolto nella guerra partigiana.
Rossano fu luogo di rifugio, organizzazione e
passaggio.
Il vicino Passo di Pradalinara conserva oggi un
monumento dedicato ai combattenti delle diverse nazionalità che fecero
parte del Battaglione Internazionale.
Lo spopolamento
Dopo la guerra iniziò una trasformazione ancora più
profonda.
Molti giovani lasciarono la montagna per cercare
lavoro nelle città, sulla costa e nelle aree industriali.
Il Piano Strutturale storico del Comune registrava per
Valle appena 23 abitanti, dato
che rende evidente la dimensione raggiunta dallo spopolamento.
Il fenomeno ha modificato non soltanto la società, ma
anche il paesaggio.
Il ritorno della vegetazione
Quando vengono abbandonati prati, campi e castagneti,
il bosco ritorna rapidamente.
Numerosi sentieri utilizzati quotidianamente fino a
pochi decenni fa sono diventati difficili da riconoscere.
Molti mulini sono stati avvolti dalla vegetazione.
I terrazzamenti sono scomparsi sotto gli alberi.
La natura che oggi rende Rossano così verde è quindi
anche il risultato della riduzione delle attività agricole.
La riscoperta della Via dei Monti
Negli ultimi anni l'antica viabilità è tornata ad
avere valore attraverso l'escursionismo e la valorizzazione culturale.
Valle è oggi uno dei
punti di arrivo e partenza della Via dei Monti in direzione della Val di
Vara..
Il percorso permette di attraversare il paesaggio
seguendo itinerari che possiedono secoli di storia.
Ciò che un tempo era una strada commerciale è
diventato uno strumento per conoscere il territorio.
Un paesaggio da leggere
Camminare intorno a Valle significa imparare a
riconoscere le tracce di diverse epoche.
Una vecchia mulattiera può raccontare il commercio
medievale.
Un castagneto ricorda l'economia alimentare delle
famiglie.
Un rudere lungo un corso d'acqua può essere ciò che
resta di un mulino.
Il toponimo Aravecchia suggerisce un insediamento
scomparso.
La casa chiamata Castello conserva invece una domanda
ancora aperta sulla storia più antica del paese.
Un borgo da scoprire
Valle di Rossano è un piccolo paese, ma occupa un
posto importante nella geografia storica di Zeri.
La sua posizione sulla
Via dei Monti. ricorda un'epoca
nella quale Rossano costituiva uno dei passaggi tra Pontremoli, la Val
di Vara e il Genovesato.
Il toponimo
Aravecchia. conserva la memoria di un insediamento precedente,
mentre la misteriosa “casa con corte”
detta Castello. suggerisce l'esistenza di una struttura
particolarmente significativa nella parte alta del borgo.
L'Oratorio di Santa
Maria Assunta. testimonia invece la dimensione religiosa e
comunitaria del paese.
Castagneti, piccoli campi, allevamento e mulini
raccontano il lavoro quotidiano di generazioni di famiglie.
Nel Novecento le antiche strade tornarono protagoniste
durante la Resistenza, quando
la Valle di Rossano divenne rifugio e base del Battaglione
Internazionale di Gordon Lett e scenario delle operazioni alleate dietro
le linee tedesche.
Oggi quelle stesse mulattiere possono essere percorse
nuovamente.
Visitare Valle significa quindi scoprire un borgo nel
quale la strada è il vero filo
conduttore della storia.: prima via di commerci e pastori, poi
percorso della Resistenza e infine itinerario escursionistico attraverso
uno degli angoli più autentici dell'Alta Lunigiana. |