Vergemoli: storia,
chiese e tradizioni di un antico borgo della Garfagnana
Vergemoli
è un antico borgo della Garfagnana, oggi compreso nel Comune di
Fabbriche di Vergemoli
, in
provincia di Lucca.
Il paese sorge a oltre
620 metri di altitudine
, in un
territorio dominato dalle Alpi Apuane e in particolare dal grande gruppo
delle Panie.
Boschi, torrenti, grotte, antichi sentieri e montagne
caratterizzano un ambiente nel quale la presenza dell'uomo ha origini
molto lontane.
Fino al 2013 Vergemoli fu inoltre un
comune autonomo
, tra i più
piccoli della Toscana.
La sua storia è strettamente legata alle vicende
politiche della Garfagnana: dai rapporti medievali con la Chiesa di
Lucca e con i nobili Porcaresi fino al lungo periodo trascorso sotto gli
Este.
Nel centro del paese, case in pietra, vicoli e antichi
edifici religiosi conservano ancora la memoria di questa lunga storia.
Le antiche origini
Le origini dell'insediamento sono molto antiche.
La tradizione storica locale ha ipotizzato
frequentazioni del territorio già in epoca etrusca, anche se per
ricostruire con sicurezza la storia del borgo è necessario affidarsi
alla documentazione medievale.
La montagna offriva infatti risorse importanti: acqua,
legname, pascoli e terreni utilizzabili per piccole coltivazioni.
Inoltre, attraverso sentieri e valichi, era possibile
comunicare con le altre comunità della Garfagnana e con il versante
delle Alpi Apuane rivolto verso la Versilia.
Vergemoli nell'anno 996
Una delle date fondamentali nella storia del paese è
il
996
.
Un documento relativo a un allivellamento di beni
ecclesiastici permette infatti di stabilire con certezza l'esistenza di
Vergemoli già alla fine del X secolo.
Il territorio faceva parte di quel complesso sistema
di proprietà appartenenti alla Chiesa di Lucca che venivano affidate a
famiglie nobili e signorili locali.
Vergemoli ha quindi una storia documentata di oltre
mille anni.
L'origine del nome
L'etimologia di
Vergemoli
è ancora discussa.
Una delle interpretazioni più suggestive propone una
derivazione da
Vallis Gemina
,
cioè “valle gemella”.
L'ipotesi sarebbe legata alla particolare posizione
geografica del paese, collocato sullo spartiacque tra due vallate.
Un'altra interpretazione fa invece derivare il nome da
virga
, nel significato di
piccolo piantonaio.
Una terza proposta collega il toponimo alla posizione
elevata e alla presenza di mulini, interpretandolo come una sorta di
“molino alto”.
Non esiste quindi un'etimologia definitivamente
accertata.
Le diverse interpretazioni testimoniano però quanto il
nome del paese abbia attirato l'attenzione degli studiosi locali.
I Porcaresi
Nel Medioevo Vergemoli entrò nell'area d'influenza dei
nobili Porcaresi
, una delle
famiglie feudali più importanti della Garfagnana e della Lucchesia.
I Porcaresi possedevano castelli, terre e diritti in
numerose località.
Il loro potere si sviluppò in una fase nella quale
l'autorità dei grandi centri urbani non riusciva ancora a controllare
completamente le vallate montane.
Con il rafforzamento di Lucca, però, gli equilibri
iniziarono a cambiare.
Progressivamente molte delle antiche signorie locali
persero la propria autonomia.
Vergemoli e Lucca
Nel corso del Duecento anche Vergemoli entrò sempre
più stabilmente nell'orbita politica di
Lucca
.
Il territorio venne inserito nel sistema
amministrativo lucchese insieme ad altre comunità della Garfagnana.
Per gli abitanti significava appartenere a uno stato
che cercava di controllare strade, boschi, risorse e comunità della
valle.
La distanza dalla città non impediva infatti a Lucca
di considerare strategiche queste montagne.
I collegamenti con la Versilia e la presenza di
risorse naturali rendevano il territorio particolarmente importante.
La Chiesa dei Santi Quirico e
Giulitta
Il principale monumento religioso di Vergemoli è la
Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta
Martiri
.
Le sue origini sono molto antiche.
L'esistenza di un edificio di culto nel paese viene
fatta risalire già al X secolo.
Una testimonianza sicura compare nell'
Estimo
della Diocesi di Lucca del 1260
, dove è ricordata la chiesa di
San Quirico di Vergemoli.
All'epoca l'edificio apparteneva alla circoscrizione
ecclesiastica della Pieve di Gallicano.
Una chiesa romanica trasformata nei
secoli
La chiesa possedeva originariamente caratteristiche
romaniche
.
Nel corso dei secoli, però, venne più volte
modificata.
Questo processo è comune a molte antiche chiese della
Garfagnana.
L'aumento della popolazione, i cambiamenti liturgici e
il mutare del gusto artistico rendevano necessari ampliamenti e
restauri.
L'edificio attuale è quindi il risultato di numerose
fasi costruttive sovrapposte.
Dietro le trasformazioni moderne rimane comunque
l'origine medievale della chiesa.
La visita pastorale del Quattrocento
Verso la fine del XV secolo le condizioni
dell'edificio non erano buone.
Una visita pastorale segnalò la necessità di
intervenire sulla chiesa.
Vennero quindi effettuati lavori che interessarono la
struttura e la decorazione.
È una testimonianza interessante perché dimostra la
continuità di utilizzo dell'edificio.
San Quirico non era una piccola cappella marginale.
Era già da secoli il principale centro religioso della
comunità.
La Madonna del 1514
Tra le opere più preziose conservate nella chiesa si
trova una
Madonna con il Bambino in
legno
, datata
1514
.
La statua costituisce una delle testimonianze
artistiche più significative del patrimonio religioso di Vergemoli.
La presenza di opere di questo livello dimostra che
anche un piccolo paese montano poteva partecipare alla cultura artistica
che interessava Lucca e la Garfagnana durante il Rinascimento.
L'arte religiosa aveva infatti un'importanza centrale
nella vita delle comunità.
Il grande intervento del Seicento
Uno dei momenti più importanti nella storia
dell'edificio arrivò nel
Seicento
.
La visita pastorale del vescovo di Lucca del
1638
diede indicazioni per un
profondo rinnovamento della chiesa.
Gli interventi modificarono sensibilmente l'edificio
medievale.
Anche i portali e l'organizzazione interna furono
interessati dalle trasformazioni.
La chiesa assunse progressivamente l'aspetto a
tre navate
, scandite da
colonne con capitelli ionici, che ancora oggi caratterizza l'interno.
Gli ampliamenti del Settecento
I lavori proseguirono anche nel secolo successivo.
All'inizio del Settecento la chiesa venne
ulteriormente ampliata e trasformata.
Anche il campanile fu interessato dagli interventi.
La struttura medievale continuava quindi ad adattarsi
alle esigenze di una comunità che aveva ormai raggiunto una propria
stabilità.
Le diverse fasi architettoniche rendono oggi San
Quirico e Giulitta una sorta di documento costruito della storia di
Vergemoli.
Santi Quirico e Giulitta
La chiesa è dedicata ai
Santi Quirico e Giulitta
,
madre e figlio venerati come martiri dalla tradizione cristiana.
Il loro culto ha origini molto antiche.
Nell'Estimo del 1260 l'edificio compare soltanto con
la dedicazione a
San Quirico
.
Non è invece chiaro quando venne aggiunto
ufficialmente anche il nome di Santa Giulitta.
Oggi i due santi rappresentano insieme il principale
riferimento religioso della comunità.
La festa patronale
La ricorrenza liturgica dei
Santi Quirico e Giulitta
cade
il
16 giugno
, mentre la
tradizione locale della parrocchia conserva anche la celebrazione del
16 luglio
.
Come negli altri paesi della Garfagnana, la festa
patronale rappresentava un momento particolarmente importante.
Era un'occasione religiosa, ma anche sociale.
Le famiglie si incontravano e chi viveva lontano dal
paese poteva approfittare della festa per tornare nella comunità
d'origine.
Il pulpito
All'interno della parrocchiale si conserva anche un
importante
pulpito ligneo
.
L'opera proviene dalla Chiesa del Suffragio di
Castelnuovo di Garfagnana.
La sua presenza dimostra come arredi e opere religiose
potessero essere trasferiti da una chiesa all'altra, continuando così ad
avere una funzione anche dopo le trasformazioni o la dismissione degli
edifici originari.
Insieme alla Madonna lignea del 1514, il pulpito
rappresenta uno degli elementi artistici più interessanti della chiesa.
La Fontana Bernarda
Ai piedi della parrocchiale si trova uno degli
elementi più curiosi di Vergemoli: la
Fontana Bernarda
.
È una fontana in pietra ricostruita utilizzando
elementi appartenenti a una fonte più antica.
Sulla struttura compare una caratteristica figura
femminile scolpita.
Le fontane avevano un ruolo fondamentale nella vita
dei borghi.
Prima dell'arrivo dell'acqua corrente nelle abitazioni
erano luoghi frequentati quotidianamente.
Servivano per approvvigionarsi d'acqua, ma diventavano
anche punti d'incontro e di socialità.
L'Oratorio di Sant'Antonio
Nella parte occidentale e più alta dell'abitato sorge
l'
Oratorio di Sant'Antonio da Padova
.
Il luogo è circondato dal bosco e occupa una posizione
particolarmente panoramica.
La tradizione gli attribuisce origini molto antiche e
lo collega a una precedente struttura destinata all'accoglienza dei
viandanti.
La documentazione più sicura sull'oratorio è però
settecentesca.
Una bolla vescovile dell'
agosto
1724
ne regolamentava infatti l'apertura al culto e i rapporti
con la parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta.
Un rifugio per i viandanti
Secondo la tradizione locale, nell'area dell'attuale
Sant'Antonio sarebbe esistito un luogo utilizzato come
dormitorio e rifugio per i viandanti
.
La notizia è particolarmente interessante perché
ricorda il ruolo delle antiche strade montane.
Chi attraversava la Garfagnana non disponeva di
automobili, alberghi o strade moderne.
Il viaggio poteva durare giorni.
Strutture di accoglienza, ospitali e ricoveri
rappresentavano quindi punti fondamentali lungo i percorsi.
Le mulattiere
Vergemoli era collegato agli altri paesi attraverso
una rete di
mulattiere e sentieri
.
Questi percorsi conducevano verso Calomini,
Fornovolasco, Campolemisi e le altre comunità della montagna.
Altri itinerari permettevano di raggiungere pascoli,
boschi e valichi delle Alpi Apuane.
Le mulattiere erano percorse da contadini, pastori,
commercianti, carbonai e animali da soma.
Per secoli furono le vere strade del territorio.
Il passaggio agli Este
Il Quattrocento rappresentò una svolta decisiva.
Dopo la crisi politica della Signoria di Paolo Guinigi
a Lucca, numerose comunità della Garfagnana cercarono la protezione
degli
Este di Ferrara
.
Anche Vergemoli entrò progressivamente nell'orbita
estense.
La sistemazione territoriale della metà del
Quattrocento inserì il paese nella
Garfagnana estense
, all'interno della Vicaria di Trassilico.
Da quel momento la storia di Vergemoli rimase legata
per secoli al Ducato estense.
La Vicaria di Trassilico
La
Vicaria di
Trassilico
costituiva uno dei principali distretti
amministrativi della Garfagnana estense.
Vergemoli ne faceva parte insieme ad altre comunità
della zona.
Trassilico ospitava funzionari e strutture
amministrative incaricate di rappresentare il potere ducale.
Per gli abitanti di Vergemoli il cambiamento significò
quindi passare dalla sfera lucchese a quella degli Este.
La vicinanza con territori appartenenti ad altri stati
continuò però a rendere la zona una vera terra di confine.
Una Garfagnana divisa
Per secoli la Garfagnana non costituì un territorio
politicamente unitario.
Accanto alle comunità estensi esistevano paesi
appartenenti alla Repubblica di Lucca e territori collegati alla
Toscana.
I confini attraversavano montagne, boschi e vallate.
Questa frammentazione influenzava la vita quotidiana.
Merci, persone e animali potevano attraversare
frontiere sottoposte a differenti regole e sistemi fiscali.
Anche il contrabbando rappresentava inevitabilmente
una realtà delle zone di confine.
Ludovico Ariosto e la Garfagnana
Tra il
1522 e il 1525
la Garfagnana estense ebbe come commissario ducale
Ludovico Ariosto
.
Il celebre autore dell'Orlando Furioso
dovette affrontare problemi molto concreti: rivalità tra comunità,
banditismo, famiglie potenti, difficoltà delle comunicazioni e controllo
di un territorio montano estremamente complesso.
Vergemoli faceva parte di quella Garfagnana governata
dagli Este che Ariosto cercò faticosamente di amministrare.
La sua esperienza permette di comprendere quanto
difficile fosse controllare queste vallate nel Cinquecento.
Le risorse della montagna
L'economia di Vergemoli dipendeva soprattutto dal
territorio.
Agricoltura, allevamento e sfruttamento dei boschi
garantivano le principali risorse.
La quantità di terreno pianeggiante era limitata.
Ogni superficie coltivabile doveva quindi essere
utilizzata con attenzione.
Orti, piccoli campi, prati e pascoli circondavano il
paese.
Il bosco completava questo sistema economico.
Il castagno
Come in gran parte della Garfagnana, il
castagno
fu per secoli una
delle risorse più importanti.
Le castagne venivano raccolte in autunno e portate nei
metati.
Dopo una lunga essiccazione potevano essere pulite e
trasformate in farina.
La farina di castagne si conservava per molti mesi.
Era quindi fondamentale per affrontare l'inverno.
Con essa si preparavano polente, necci e numerose
altre pietanze della cucina montana.
I metati
I
metati
erano piccoli edifici destinati all'essiccazione delle castagne.
Al piano superiore venivano sistemati i frutti.
Al piano inferiore ardeva lentamente un fuoco.
Il procedimento richiedeva settimane e doveva essere
controllato con grande attenzione.
Il periodo dell'essiccazione rappresentava un momento
importante della vita comunitaria.
La raccolta delle castagne coinvolgeva infatti intere
famiglie.
I mulini
Una delle ipotesi sull'origine stessa del nome
Vergemoli richiama la presenza dei
mulini
.
Indipendentemente dalla validità dell'interpretazione
etimologica, l'abbondanza di corsi d'acqua favorì effettivamente queste
strutture.
I mulini permettevano di trasformare castagne e
cereali in farina.
Prima dell'elettricità, la forza dell'acqua era una
delle principali fonti di energia disponibili.
I torrenti costituivano quindi una risorsa economica
di enorme importanza.
Boschi e carbone
Il bosco forniva anche il materiale necessario per
produrre
carbone di legna
.
Il carbone era utilizzato nelle forge e nelle attività
metallurgiche.
La vicina Fornovolasco possedeva una delle più
importanti tradizioni minerarie e siderurgiche della zona.
Le diverse comunità della montagna erano quindi
inserite in una rete economica nella quale legname, carbone, minerali e
prodotti agricoli circolavano continuamente.
Le miniere e il ferro
Il territorio di Vergemoli fu interessato anche dallo
sfruttamento delle
risorse minerarie
.
L'area di Fornovolasco divenne particolarmente
importante per la presenza di miniere e ferriere.
Gli Este investirono nella produzione metallurgica e
favorirono l'arrivo di maestranze specializzate.
La storia economica dell'antico Comune di Vergemoli
non può quindi essere ridotta soltanto all'agricoltura.
Accanto a pastori e contadini lavoravano minatori,
carbonai e fabbri.
Palazzo Roni
Nel paese si trova anche
Palazzo Roni
, testimonianza di
una famiglia che ebbe un ruolo importante nella storia locale.
Il palazzo conserva un caratteristico loggiato e
rappresenta una delle architetture civili più significative del borgo.
La memoria della famiglia Roni è legata anche alle
attività economiche del territorio e alla storia mineraria della zona.
La presenza di un edificio signorile di questo tipo
ricorda che anche nei piccoli centri montani esistevano famiglie capaci
di accumulare ricchezza e prestigio.
L'età napoleonica
La lunga appartenenza agli Este venne interrotta alla
fine del Settecento dalle trasformazioni provocate dalla
Rivoluzione francese e dall'espansione
napoleonica
.
Nel
1797
la
Garfagnana estense venne coinvolta nella nuova organizzazione politica
imposta dalle armate francesi.
Anche Vergemoli attraversò quindi una fase di profondi
cambiamenti amministrativi.
Le antiche istituzioni vennero modificate e le leggi
napoleoniche interessarono anche le proprietà e le organizzazioni
religiose.
La soppressione delle istituzioni
religiose
Tra il 1797 e gli anni successivi, le politiche
napoleoniche portarono alla soppressione di numerose istituzioni
religiose.
Anche la Garfagnana fu coinvolta.
Per comunità nelle quali confraternite, oratori e
proprietà ecclesiastiche avevano avuto per secoli un ruolo centrale,
questi provvedimenti rappresentarono un cambiamento significativo.
Dopo la caduta di Napoleone il territorio tornò
nuovamente nell'orbita estense.
Il ritorno degli Este
Con la Restaurazione del
1815
, Vergemoli tornò sotto il
governo degli Este.
Questa situazione durò fino alle trasformazioni
politiche che portarono all'Unità d'Italia.
Per gran parte dell'Ottocento il paese mantenne quindi
il proprio carattere di piccola comunità montana.
L'agricoltura e il castagno continuarono a essere
fondamentali.
Le strade erano ancora difficili e gran parte degli
spostamenti avveniva lungo gli antichi percorsi.
Il terremoto del 1920
Il
7 settembre 1920
un violentissimo terremoto colpì Garfagnana e Lunigiana.
Il sisma interessò anche Vergemoli e le sue frazioni.
Gli edifici tradizionali in muratura di pietra erano
particolarmente vulnerabili a scosse di questa intensità.
Il terremoto rimase uno degli eventi più drammatici
nella memoria delle popolazioni della Garfagnana.
Negli anni successivi numerosi edifici del territorio
dovettero essere riparati o consolidati.
La Seconda guerra mondiale
Una nuova fase difficile arrivò durante la
Seconda guerra mondiale
.
Tra il 1944 e il 1945 le Alpi Apuane e la Garfagnana
meridionale si trovarono vicine al fronte della Linea Gotica.
Per la popolazione civile significò vivere tra
presenza militare, requisizioni, difficoltà negli approvvigionamenti e
pericoli legati al conflitto.
Gli antichi sentieri di montagna tornarono ad assumere
un'importanza fondamentale per gli spostamenti.
Il dopoguerra
Dopo la guerra la vita della montagna iniziò a
cambiare rapidamente.
Le strade migliorarono.
Arrivarono nuovi servizi.
I collegamenti con il fondovalle divennero più
semplici.
Allo stesso tempo, però, le tradizionali attività
agricole persero progressivamente importanza.
Molti abitanti iniziarono a cercare lavoro lontano dal
paese.
Lo spopolamento
Come gran parte della montagna garfagnina, anche
Vergemoli fu interessato da un forte
spopolamento
.
Le famiglie si trasferirono verso Castelnuovo di
Garfagnana, Lucca, la costa e le aree industriali.
Campi e prati vennero progressivamente abbandonati.
I castagneti furono curati meno intensamente.
Il bosco tornò a occupare superfici che per secoli
erano state coltivate.
Il paesaggio cambiò insieme alla società.
Il Comune di Vergemoli
Nonostante le piccole dimensioni, Vergemoli mantenne
per lungo tempo la propria
autonomia
comunale
.
Era uno dei comuni meno popolosi della Toscana.
Il territorio comprendeva numerosi piccoli borghi e
località, ciascuno con una propria storia:
Calomini, Campolemisi, Fornovolasco e
San Pellegrinetto
, oltre ad altri nuclei sparsi sulla montagna.
Questa frammentazione rifletteva l'antico sistema di
insediamento della Garfagnana, dove le comunità si sviluppavano vicino a
sorgenti, campi, pascoli e vie di comunicazione.
La nascita di Fabbriche di Vergemoli
L'autonomia comunale terminò alla fine del
2013
.
Dal
1º gennaio 2014
gli antichi comuni di Vergemoli e Fabbriche di Vallico furono uniti.
Nacque così il nuovo
Comune di Fabbriche di Vergemoli
.
Vergemoli perse formalmente il ruolo di comune
autonomo ma mantenne naturalmente la propria identità storica.
Oggi rappresenta uno dei principali borghi del nuovo
territorio comunale.
Le Alpi Apuane
Una parte fondamentale dell'identità di Vergemoli è
rappresentata dalle
Alpi Apuane
.
Il paese si trova infatti ai piedi di uno dei settori
più spettacolari della catena.
Le Panie dominano il paesaggio.
Il Monte Forato, con il suo enorme arco naturale,
rappresenta una delle forme più riconoscibili della montagna apuana.
Per gli abitanti del passato queste montagne erano
soprattutto luoghi di lavoro.
Oggi sono diventate anche un'importante risorsa
escursionistica e naturalistica.
La Grotta del Vento
Nel territorio dell'antico Comune di Vergemoli si
trova anche la celebre
Grotta del Vento
,
vicino a Fornovolasco.
È una delle cavità carsiche più conosciute delle Alpi
Apuane.
La sua presenza racconta un altro aspetto fondamentale
di queste montagne: il carsismo.
L'acqua penetra nel calcare e nel corso di tempi
lunghissimi crea gallerie, pozzi, concrezioni e corsi d'acqua
sotterranei.
Il mondo sotterraneo rappresenta quindi il complemento
invisibile del paesaggio osservabile dalla superficie.
L'Eremo di Calomini
Un altro luogo simbolico del territorio è l'
Eremo
di Calomini
, dedicato a Santa Maria ad Martyres.
Il santuario è costruito direttamente contro una
grande parete rocciosa e alcuni ambienti sfruttano la cavità naturale
della montagna.
Per secoli fu custodito da eremiti e divenne un
importante luogo di devozione mariana.
La presenza dell'eremo dimostra ancora una volta il
profondo rapporto esistente in questa zona tra spiritualità e paesaggio.
Il Boccabugia
Vergemoli possiede anche una tradizione culturale
molto particolare legata alla
poesia
estemporanea
.
Il paese è conosciuto per il
Boccabugia
, manifestazione
dedicata alla poesia improvvisata.
I partecipanti si confrontano attraverso versi creati
sul momento, mantenendo viva una forma di cultura popolare un tempo
molto diffusa nelle campagne e nelle montagne della Toscana.
La poesia non apparteneva soltanto ai libri.
Poteva essere recitata nelle piazze, nelle osterie e
durante le feste.
La poesia popolare
La tradizione dei poeti estemporanei era
particolarmente radicata nelle comunità rurali.
I versi potevano raccontare avvenimenti locali,
prendere in giro personaggi del paese, discutere temi politici oppure
affrontare argomenti seri con ironia.
Il pubblico partecipava direttamente.
Il valore della poesia dipendeva anche dalla rapidità
con la quale il poeta riusciva a rispondere all'avversario.
Il Boccabugia conserva quindi una parte importante
della cultura orale della Garfagnana.
Vergemoli oggi
Oggi
Vergemoli
conserva l'aspetto di un piccolo borgo di montagna.
Le case seguono il pendio.
I vicoli attraversano l'abitato.
La Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta domina il
centro storico.
Poco distante si trovano la Fontana Bernarda e
l'Oratorio di Sant'Antonio.
Intorno si estendono boschi, torrenti e montagne.
Il silenzio attuale è molto diverso dalla vita che
doveva animare il paese quando agricoltori, pastori, carbonai e
mulattieri percorrevano quotidianamente queste strade.
Mille anni di storia
Il fascino di Vergemoli deriva soprattutto dalla
continuità della sua storia.
Un documento del 996 testimonia l'esistenza del paese.
Nel 1260 compare la sua chiesa.
Nel Medioevo il borgo attraversò le vicende dei
Porcaresi e di Lucca.
Nel Quattrocento entrò nella Garfagnana degli Este.
Attraversò l'età napoleonica, la Restaurazione,
l'Unità d'Italia, il terremoto del 1920 e le guerre del Novecento.
Infine, nel 2014, la sua lunga storia comunale
confluisce nel nuovo Comune di Fabbriche di Vergemoli.
Un borgo da riscoprire
Visitare Vergemoli significa quindi scoprire molto più
di un piccolo paese della Garfagnana.
Significa attraversare oltre mille anni di storia.
La memoria del borgo è conservata nella pietra della
Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta.
Nella Fontana Bernarda.
Nell'Oratorio di Sant'Antonio.
Nei castagneti e nelle vecchie mulattiere.
Ma è conservata anche nel paesaggio delle Panie, nelle
grotte, nei torrenti e nella poesia popolare.
Vergemoli racconta così una
Garfagnana antica e montanara
,
cresciuta tra Lucca e gli Este, tra boschi e miniere, tra fede e lavoro
quotidiano.
Un piccolo paese capace di conservare, ancora oggi,
una delle identità più caratteristiche delle montagne ai piedi delle
Alpi Apuane. |