Zum Zeri: la montagna
di confine tra neve, pascoli e panorami sul mare
Altitudine: 1.391 m
s.l.m. – Passo dei Due Santi.
Zum Zeri è la principale località montana e
sciistica del Comune di Zeri,
nell'Alta Lunigiana.
Sorge al Passo dei
Due Santi, a 1.391 metri di quota, lungo il crinale appenninico
che separa la Toscana dall'Emilia-Romagna e a poca distanza dal
territorio ligure.
È un luogo profondamente diverso dagli antichi borghi
della vallata.
Zum Zeri non nasce infatti come paese medievale o come
comunità agricola tradizionale. La località turistica è una
realizzazione relativamente recente, sviluppatasi soprattutto a partire
dagli anni Settanta del Novecento.
La montagna sulla quale sorge, però, possiede una
storia molto più antica.
Prima degli sciatori e degli impianti di risalita,
questi crinali erano attraversati da pastori, greggi, boscaioli e
viaggiatori. Poco più in basso sorge ancora
Formentara, antico villaggio
d'alpeggio che testimonia la secolare utilizzazione pastorale dell'alta
valle.
Zum Zeri rappresenta quindi l'incontro tra due epoche:
l'antica montagna del pascolo e della transumanza e la moderna montagna
del turismo, dello sci e dell'escursionismo.
Il Passo dei Due Santi
Il cuore di Zum Zeri è il
Passo dei Due Santi, situato a
1.391 metri sul livello del mare.
Il valico mette in comunicazione il territorio di Zeri
con quello di Albareto, in
provincia di Parma.
Siamo quindi su una vera linea di confine.
A sud si aprono le vallate della Lunigiana; verso nord
iniziano i rilievi che scendono verso il Parmense, mentre a occidente si
trovano le montagne che conducono verso la Liguria.
Questa posizione rende il Passo dei Due Santi uno dei
luoghi che meglio rappresentano l'identità geografica di Zeri.
Una terra tra tre regioni
Zum Zeri viene spesso descritto come un luogo posto
tra Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna.
Non è soltanto uno slogan turistico.
Per secoli gli abitanti di queste montagne hanno avuto
rapporti con tutti e tre i versanti dell'Appennino.
Le strade seguivano vallate e valichi molto prima
della definizione dei moderni confini amministrativi.
Pastori, commercianti e lavoratori stagionali
attraversavano continuamente i crinali.
La cultura di Zeri è nata anche da questi contatti.
Prima di Zum Zeri
Prima della nascita della stazione turistica, l'alta
montagna era soprattutto uno spazio di lavoro.
I paesi principali si trovavano più in basso, dove le
condizioni climatiche permettevano di vivere durante tutto l'anno.
Le quote superiori venivano invece utilizzate
soprattutto stagionalmente.
Boschi, prati e pascoli costituivano una risorsa
fondamentale per le famiglie.
Durante la bella stagione gli animali potevano essere
portati in quota, liberando i prati vicini ai paesi per la produzione
del fieno necessario all'inverno.
Formentara
La testimonianza più importante di questa antica
organizzazione è il vicino villaggio di
Formentara.
Situato a oltre mille metri di quota nell'alta valle
del Gordana, Formentara era un vero insediamento d'alpeggio.
Le sue origini vengono ricondotte almeno all'età
moderna, probabilmente al periodo in cui l'aumento della popolazione
spinse le comunità zerasche a sfruttare in maniera sempre più intensa le
terre d'alta quota.
Durante la bella stagione famiglie e animali salivano
dai paesi verso la montagna.
Le cascine d'alpeggio
A Formentara vennero costruite numerose cascine
destinate alla permanenza stagionale.
Erano edifici semplici, realizzati utilizzando
soprattutto materiali reperibili sul posto.
La pietra costituiva la struttura principale, mentre
le tradizionali piagne.
potevano essere utilizzate per le coperture.
Le cascine offrivano riparo agli uomini e agli animali
e permettevano di conservare gli strumenti necessari alla vita
pastorale.
Il villaggio racconta quindi come veniva utilizzata la
stessa montagna prima della nascita di Zum Zeri.
La transumanza
Il trasferimento stagionale verso gli alpeggi
rappresentava una forma locale di
transumanza.
Particolarmente importante era il collegamento con
Noce di Zeri, da dove
un'antica mulattiera conduceva verso Formentara e le quote superiori.
Il movimento degli animali seguiva il ritmo delle
stagioni.
In primavera e in estate si saliva verso i pascoli.
Con l'arrivo del freddo si tornava verso gli abitati
più bassi.
Per generazioni la montagna funzionò secondo questo
ciclo.
Una montagna di pastori
Questa cultura pastorale costituisce ancora oggi una
parte fondamentale dell'identità di Zeri.
L'esempio più conosciuto è la
Pecora Zerasca, razza ovina
autoctona adattata alle condizioni dell'Appennino.
Pascoli, prati e boschi permettevano di allevare
animali anche dove l'agricoltura risultava difficile.
Latte, formaggi, carne e lana costituivano risorse
essenziali per le famiglie.
Prima di diventare luogo di svago, quindi, la montagna
di Zum Zeri era soprattutto una montagna produttiva.
I vecchi sentieri
La zona era attraversata anche da numerosi sentieri.
Alcuni collegavano semplicemente i paesi con i
pascoli.
Altri permettevano di superare il crinale e
raggiungere il Parmense.
Questa rete di percorsi era fondamentale per comunità
che si muovevano prevalentemente a piedi o con animali da soma.
Le moderne escursioni utilizzano ancora oggi, in
alcuni casi, direttrici nate quando attraversare la montagna era una
necessità quotidiana.
La nascita di Zum Zeri
La grande trasformazione arrivò nel
1971.
Nell'agosto di quell'anno nacque l'Associazione
Sportiva Zum-Zeri, con l'obiettivo di sviluppare la pratica
degli sport invernali e creare nuove opportunità turistiche nel Comune
di Zeri.
L'iniziativa ebbe immediatamente un forte carattere
locale.
I primi soci furono quaranta e trentasette di loro
erano residenti a Zeri.
Tra i partecipanti figurava anche l'amministrazione
comunale.
Un progetto costruito in pochi mesi
L'aspetto più sorprendente della nascita di Zum Zeri è
la rapidità con cui il progetto venne realizzato.
L'associazione nacque in agosto.
All'inizio dell'inverno dello stesso anno erano già
disponibili le prime strutture.
La documentazione storica ricorda la partecipazione di
numerosi lavoratori che contribuirono anche gratuitamente, lavorando
durante le giornate festive.
La nascita della stazione assunse così il carattere di
una vera iniziativa collettiva.
Il primo inverno
Nel dicembre del 1971.
risultavano già realizzati un grande rifugio alpino, un primo impianto
di risalita di circa 300 metri, due piste da discesa, un punto per il
noleggio degli sci e l'alloggio destinato al direttore della stazione.
Per una piccola comunità montana si trattava di un
investimento considerevole.
Zum Zeri nasceva con l'idea di trasformare la neve,
fino ad allora soprattutto una difficoltà della vita in montagna, in una
nuova risorsa economica.
Dalla montagna agricola alla montagna
turistica
Il cambiamento è significativo.
Per secoli le quote elevate erano state utilizzate
soprattutto per pascoli, boschi e transumanza.
Nel secondo Novecento quelle stesse caratteristiche
ambientali cominciarono a essere considerate anche in chiave turistica.
La neve diventò occasione per praticare sport.
I sentieri divennero percorsi escursionistici.
Il panorama stesso acquistò un nuovo valore.
È una trasformazione comune a molte montagne italiane,
ma a Zeri assunse una dimensione fortemente comunitaria.
La stazione sciistica
Zum Zeri è oggi una piccola stazione sciistica
appenninica.
Il comprensorio dispone di circa
8 chilometri di piste da discesa,
prevalentemente facili e di media difficoltà, servite da impianti di
risalita.
Sono presenti inoltre un campo scuola e spazi dedicati
alle attività sulla neve.
La dimensione contenuta costituisce una delle
caratteristiche della località.
Non siamo di fronte a un grande comprensorio alpino,
ma a una stazione profondamente inserita nel paesaggio dell'Alta
Lunigiana.
Lo sci di fondo
La montagna offre possibilità anche per lo
sci di fondo.
L'area dispone di un anello che permette di
attraversare gli ambienti boschivi e aperti del crinale.
Lo sci nordico si adatta particolarmente bene a questo
territorio.
Più che la forte pendenza, qui conta il rapporto con
il paesaggio: boschi, radure e panorami accompagnano il percorso.
Ciaspole e neve
Durante l'inverno Zum Zeri è frequentato anche per le
ciaspolate.
Camminare sulla neve permette di raggiungere luoghi
lontani dagli impianti e osservare il paesaggio appenninico in una veste
completamente diversa.
I boschi diventano silenziosi e i crinali si aprono
verso panorami molto vasti.
È una forma di turismo più lento, particolarmente
adatta alla dimensione naturale della località.
Il Monte Spiaggi
Uno degli itinerari più conosciuti conduce al
Monte Spiaggi, che raggiunge i
1.558 metri.
Il monte appartiene alla catena che separa Toscana,
Emilia e Liguria.
Dal Passo dei Due Santi è raggiungibile attraverso un
percorso escursionistico relativamente breve.
La sua posizione offre un panorama eccezionalmente
ampio sull'Appennino e sulle montagne della Lunigiana.
La montagna e il mare
La caratteristica più famosa di Zum Zeri è proprio il
panorama.
Nelle giornate particolarmente limpide, dalle quote
più elevate lo sguardo supera le montagne e raggiunge il
Mar Ligure.
Il Golfo della Spezia e il tratto costiero delle
Cinque Terre possono entrare nello stesso panorama dei crinali innevati.
È uno dei contrasti geografici più spettacolari della
Lunigiana: trovarsi sulla neve e vedere il mare all'orizzonte.
Un paesaggio di confine
Dal crinale lo sguardo cambia completamente a seconda
della direzione.
Verso nord si osservano le montagne dell'Appennino
parmense.
Verso sud si aprono le vallate della Lunigiana.
A occidente il paesaggio conduce verso la Liguria e il
mare.
Zum Zeri è quindi un punto privilegiato per
comprendere la geografia di questo territorio.
Le tre regioni non sono mondi separati: appartengono
allo stesso sistema montuoso.
L'estate
Zum Zeri non vive soltanto durante la stagione
sciistica.
In estate prati e boschi diventano il punto di
partenza per escursioni e passeggiate.
La rete locale comprende oltre venti chilometri di
sentieri segnalati.
Alcuni seguono i percorsi delle piste, altri entrano
nei boschi e altri ancora raggiungono gli antichi collegamenti verso la
provincia di Parma.
La montagna torna così a essere attraversata a piedi,
come avveniva per secoli prima dell'arrivo delle automobili.
Camminare sulle antiche vie
L'escursionismo permette di riscoprire anche il
significato storico del paesaggio.
Un sentiero che oggi viene percorso per piacere poteva
essere un'antica via utilizzata dai pastori.
Un prato poteva essere un pascolo stagionale.
Una radura nel bosco poteva appartenere a un sistema
di sfruttamento molto più complesso.
Zum Zeri diventa quindi interessante non soltanto come
località sportiva, ma come punto di accesso alla storia della montagna.
I boschi
Alle quote inferiori dominano i
boschi.
Faggio e altre specie appenniniche accompagnano
numerosi percorsi.
Per le comunità tradizionali il bosco aveva
un'importanza economica enorme.
Forniva legname da costruzione, combustibile e spazi
per il pascolo.
Oggi la funzione produttiva è molto diminuita, mentre
è cresciuto il valore ambientale e ricreativo.
Ancora una volta, lo stesso territorio viene
utilizzato in maniera differente rispetto al passato.
I prati d'alta quota
Salendo verso il crinale il bosco lascia
progressivamente spazio a prati e
pascoli.
Sono ambienti fondamentali per comprendere la storia
pastorale di Zeri.
La loro esistenza è stata a lungo favorita proprio
dall'attività degli animali e dal lavoro dell'uomo.
Senza pascolo e manutenzione, molte superfici
tenderebbero lentamente a essere riconquistate dalla vegetazione
arbustiva e forestale.
Anche il panorama aperto è quindi, almeno in parte, un
paesaggio culturale.
Funghi e castagne
I boschi di Zeri sono legati anche a prodotti
tradizionali come funghi e castagne.
Il fungo porcino costituisce una delle risorse
gastronomiche più apprezzate.
Il castagno ha invece avuto per secoli una funzione
ancora più importante.
La farina di castagne permetteva alle famiglie montane
di affrontare l'inverno e costituiva uno degli alimenti fondamentali
dell'Appennino.
La gastronomia proposta oggi nei rifugi richiama
spesso proprio queste produzioni.
L'Agnello di Zeri
Un altro simbolo gastronomico è l'Agnello
di Zeri.
La sua storia deriva direttamente dalla tradizione
pastorale delle vallate.
La Pecora Zerasca si è adattata nel corso del tempo a
un ambiente fatto di pascoli montani e forti escursioni stagionali.
Mangiare un piatto legato all'agnello in questa zona
significa quindi incontrare una tradizione che precede di secoli la
nascita della stazione sciistica.
Il rifugio
Il rifugio del Passo dei Due Santi costituisce uno dei
principali punti di riferimento della località.
La presenza di un rifugio appartiene alla storia
stessa di Zum Zeri: una struttura di accoglienza era già parte del primo
complesso realizzato nel 1971.
Oggi questi spazi permettono di vivere la montagna
senza limitarsi all'attività sportiva.
Sono luoghi di sosta, incontro e ristoro, inseriti
direttamente nel paesaggio del passo.
Una montagna per tutte le stagioni
L'identità di Zum Zeri è progressivamente cambiata.
Nata soprattutto come stazione per gli sport
invernali, oggi la località punta anche sulle attività estive.
Trekking, passeggiate, natura e gastronomia permettono
di frequentare il passo anche quando non c'è neve.
È un'evoluzione importante per le piccole stazioni
appenniniche, dove l'andamento delle precipitazioni nevose può variare
molto da un inverno all'altro.
Zum Zeri e lo spopolamento
La nascita della stazione turistica va letta anche nel
contesto della montagna italiana del secondo dopoguerra.
Zeri, come molti territori appenninici, stava
affrontando un forte spopolamento.
Agricoltura e pastorizia tradizionali offrivano sempre
meno possibilità economiche.
Creare una località turistica significava tentare di
costruire nuove opportunità di lavoro senza abbandonare il territorio.
Da questo punto di vista Zum Zeri rappresenta un
importante capitolo della storia sociale recente del Comune.
Una realizzazione comunitaria
Proprio questo spiega la partecipazione degli abitanti
alla costruzione iniziale degli impianti.
La stazione non nacque semplicemente come investimento
esterno.
Fu percepita anche come un progetto capace di offrire
un futuro alla comunità.
Il lavoro volontario ricordato dalle fonti del 1971 è
forse l'elemento che meglio rappresenta questa fase.
Zum Zeri nacque non soltanto dalla neve, ma dalla
volontà di un piccolo territorio di reinventare la propria economia.
Tra passato e presente
A poca distanza dagli impianti moderni si trovano i
resti di Formentara.
Il contrasto è particolarmente significativo.
Da una parte abbiamo un villaggio pastorale nato per
sfruttare stagionalmente la montagna.
Dall'altra una stazione turistica costruita nel
Novecento per trasformare la stessa montagna in luogo di sport e
soggiorno.
Sono due risposte differenti alla stessa domanda: come
vivere e utilizzare un territorio d'alta quota.
Il paesaggio
Zum Zeri è soprattutto un grande punto panoramico
sull'Appennino.
Boschi, prati e crinali si susseguono senza la
presenza di grandi centri urbani.
Nelle giornate limpide lo sguardo può raggiungere il
mare, mentre voltandosi verso nord si entra visivamente nel mondo
appenninico emiliano.
Questa combinazione tra montagna e orizzonte marino
costituisce uno degli elementi più caratteristici del luogo.
Un luogo da scoprire
Zum Zeri racconta una storia diversa rispetto ai
borghi medievali della Lunigiana.
Qui non troviamo un castello malaspiniano o una pieve
romanica a definire l'identità del luogo.
Il vero protagonista è
il crinale.
Per secoli queste montagne furono percorse da pastori
e animali diretti agli alpeggi. Il vicino villaggio di Formentara
conserva ancora la memoria di quella civiltà.
Nel 1971. la
comunità zerasca immaginò per la stessa montagna un futuro nuovo e
nacque Zum Zeri.
In pochi mesi furono costruiti il primo rifugio, le
piste e l'impianto di risalita, anche grazie al contributo volontario
degli abitanti.
Da allora il Passo dei Due Santi è diventato il
principale punto di riferimento per il turismo montano di Zeri.
In inverno offre sci, ciaspolate e paesaggi innevati.
In estate diventa punto di partenza per sentieri ed
escursioni verso il Monte Spiaggi e i crinali dell'Appennino.
E nelle giornate più limpide regala la sua immagine
più sorprendente: la neve della
montagna con il Mar Ligure all'orizzonte.
Visitare Zum Zeri significa quindi osservare come la
montagna abbia cambiato funzione senza perdere la propria identità:
prima luogo di pascoli e transumanza, poi stazione sciistica e oggi
spazio dedicato alla natura, allo sport e alla scoperta lenta del
territorio. |