Alpe di Sant’Antonio:
storia, cultura e tradizioni ai piedi delle Panie
Alpe di Sant’Antonio
è una piccola frazione montana del
Comune di Molazzana
, in provincia di Lucca, immersa nel cuore
delle Alpi Apuane e della Garfagnana.
Posta a circa
800-900
metri di altitudine
, è la frazione più elevata del territorio
comunale e si sviluppa ai piedi dello spettacolare gruppo delle Panie,
in un ambiente caratterizzato da boschi, prati, case sparse e antichi
sentieri.
Più che un paese compatto nel senso tradizionale del
termine, l’Alpe di Sant’Antonio è formata da piccoli nuclei e abitazioni
distribuiti sul territorio.
Questa particolare conformazione racconta
perfettamente le sue origini.
Per secoli, infatti, l’Alpe fu soprattutto un luogo di
pastori, contadini e boscaioli
,
utilizzato come alpeggio dalle popolazioni che vivevano più in basso
nella valle.
Oggi rappresenta uno dei luoghi più suggestivi del
Comune di Molazzana e un importante punto di partenza per scoprire le
Alpi Apuane.
Un antico alpeggio della Garfagnana
La storia dell’Alpe di Sant’Antonio è strettamente
legata alla montagna.
Per generazioni gli abitanti delle località poste a
quote inferiori salivano verso questi prati durante la bella stagione
portando con sé il bestiame.
L’Alpe rappresentava quindi un vero e proprio
insediamento stagionale
.
Durante i mesi estivi i prati offrivano pascolo agli
animali, mentre i boschi fornivano legname, castagne e numerose altre
risorse indispensabili alla vita quotidiana.
Intorno ai pascoli nacquero così case, stalle e
piccoli edifici rurali.
A differenza dei borghi fortificati della valle, qui
non era necessario costruire un paese raccolto all’interno di mura.
Le abitazioni potevano sorgere direttamente vicino ai
terreni, ai boschi e ai pascoli utilizzati dalle famiglie.
È per questo motivo che ancora oggi l’Alpe di
Sant’Antonio conserva un caratteristico aspetto
sparso e rurale
.
Le località dell’Alpe
Il territorio dell’Alpe era tradizionalmente suddiviso
in numerosi piccoli nuclei e località.
Tra questi si trovano
Piritano, Pasquigliora, Colle Panestra
e altri insediamenti
sparsi tra prati e boschi.
Questi nomi ricordano una realtà nella quale ogni
gruppo di case aveva una propria identità.
Le famiglie vivevano distribuite sulla montagna e
comunicavano attraverso una rete di mulattiere e sentieri.
Quella che oggi può sembrare una zona isolata era in
realtà un territorio intensamente vissuto.
Ogni prato, bosco e sorgente aveva una funzione
precisa nell’economia delle famiglie.
Pastori, contadini e boscaioli
La vita all’Alpe di Sant’Antonio era profondamente
legata alle stagioni.
L’
allevamento
rappresentava una delle principali attività.
Durante la bella stagione il bestiame veniva portato
verso i pascoli più alti, permettendo di utilizzare le risorse della
montagna mentre nei paesi più bassi si svolgevano i lavori agricoli.
Accanto alla pastorizia erano praticate piccole
coltivazioni e soprattutto lo sfruttamento dei boschi.
Il legname serviva per riscaldare le abitazioni,
costruire attrezzi e realizzare strutture rurali.
Importante era anche il
castagno
, che per secoli
rappresentò una delle principali risorse alimentari della Garfagnana.
Ancora oggi nel territorio si possono incontrare
vecchie case in pietra, stalle e
metati
,
gli edifici tradizionalmente utilizzati per essiccare le castagne.
Sono le testimonianze materiali di una civiltà
montanara che ha modellato questo paesaggio per generazioni.
La chiesa di San Martino
Al centro della vita religiosa dell’Alpe si trova la
piccola
chiesa di San Martino Vescovo
.
L’edificio venne costruito nel
1656
per servire le famiglie
che vivevano nelle numerose case sparse sulla montagna.
La presenza di una chiesa stabile dimostra quanto
fosse diventata importante la comunità dell’Alpe.
Nonostante la frazione porti il nome di Sant’Antonio,
la parrocchia è infatti dedicata a
San
Martino Vescovo
, la cui festa ricorre tradizionalmente l’11
novembre.
Per lungo tempo la chiesa dipese dalla parrocchia di
Sassi.
All’inizio del Novecento la comunità acquistò una
maggiore autonomia religiosa e nel
1904
venne istituita la parrocchia dell’Alpe di Sant’Antonio
.
La chiesa rimane ancora oggi uno dei principali punti
di riferimento del piccolo insediamento montano.
Le case in pietra e i metati
Uno degli aspetti più interessanti dell’Alpe di
Sant’Antonio è rappresentato dall’architettura rurale.
Le abitazioni tradizionali venivano costruite
utilizzando soprattutto la
pietra
locale
.
Accanto alle case sorgevano stalle, fienili e piccoli
edifici destinati alle attività agricole.
Particolarmente caratteristici erano i metati.
Durante l’autunno le castagne venivano raccolte nei
boschi e trasportate in questi edifici, dove rimanevano per diverse
settimane sopra un fuoco mantenuto costantemente acceso.
Una volta essiccate, venivano pulite e portate ai
mulini per ottenere la farina.
La
farina di castagne
rappresentava uno degli alimenti fondamentali delle popolazioni montane.
Per questo motivo il castagno veniva chiamato anche
“albero del pane”.
Le Panie
A dominare il paesaggio dell’Alpe di Sant’Antonio sono
soprattutto le
Panie
, uno dei
gruppi montuosi più spettacolari delle Alpi Apuane.
La Pania della Croce raggiunge i
1.859 metri
ed è conosciuta
anche come la “Regina delle Apuane”.
Accanto ad essa si innalzano la Pania Secca e il Pizzo
delle Saette.
Le pareti calcaree delle montagne creano un forte
contrasto con i boschi e i prati dell’Alpe.
Per gli abitanti del passato queste montagne
rappresentavano soprattutto luoghi di pascolo, lavoro e collegamento.
Oggi costituiscono invece una delle principali mete
escursionistiche delle Alpi Apuane.
Un crocevia di sentieri
L’Alpe di Sant’Antonio è oggi un importante punto di
riferimento per gli amanti della montagna.
Dal territorio della frazione partono o transitano
numerosi
sentieri CAI
diretti
verso le Panie e le località circostanti.
Tra le mete raggiungibili si trovano il
Rifugio Enrico Rossi
, la Pania
della Croce, Pania Secca, Pasquigliora, Colle Panestra e Piglionico.
Uno degli itinerari tradizionali attraversa l’Alpe
seguendo il
sentiero CAI 133
.
Molti di questi percorsi seguono in parte antiche
mulattiere utilizzate un tempo da pastori, boscaioli e abitanti della
montagna.
Camminare sui sentieri dell’Alpe significa quindi
percorrere vie che hanno una storia molto più antica dell’escursionismo
moderno.
Pasquigliora e Fosco Maraini
Uno dei personaggi più importanti legati all’Alpe di
Sant’Antonio è
Fosco Maraini
,
antropologo, orientalista, fotografo, alpinista e scrittore italiano.
Grande viaggiatore e profondo conoscitore dell’Asia,
Maraini sviluppò nel corso della propria vita anche un fortissimo legame
con le Alpi Apuane.
Scelse come proprio rifugio una casa nella località di
Pasquigliora
, sopra l’Alpe di
Sant’Antonio.
Qui trascorse lunghi periodi circondato dalle montagne
che amava.
Pasquigliora divenne per lui un luogo di
raccoglimento, studio e contemplazione, lontano dalle città e immerso
nella natura apuana.
Il rapporto tra Maraini e queste montagne è diventato
oggi una parte importante dell’identità culturale dell’Alpe.
Fosco Maraini riposa all’Alpe di
Sant’Antonio
Il legame di Fosco Maraini con questo luogo fu
talmente profondo che volle essere sepolto proprio qui.
Dal
2004 le sue
spoglie riposano nel piccolo cimitero dell’Alpe di Sant’Antonio
.
La presenza della sua tomba ha trasformato il luogo
anche in una piccola meta culturale.
Escursionisti, lettori e appassionati della sua opera
raggiungono l’Alpe per visitare i luoghi nei quali Maraini aveva scelto
di vivere e contemplare le Apuane.
Il suo nome rimane così indissolubilmente legato a
Pasquigliora e al paesaggio delle Panie.
La Seconda guerra mondiale
Le montagne dell’Alpe furono teatro anche di
avvenimenti drammatici durante la
Seconda guerra mondiale
.
Tra il 1944 e il 1945 questa parte delle Alpi Apuane
si trovava nell'area interessata dalle operazioni militari della
Linea Gotica
.
La natura impervia delle montagne offriva rifugio alle
formazioni partigiane, ma allo stesso tempo rendeva la zona
strategicamente importante per le forze tedesche.
Ancora oggi nel territorio si possono incontrare
testimonianze di quel periodo.
Nella zona di
Grottorotondo
sono presenti resti di trincee e fortificazioni,
raggiungibili attraverso gli itinerari escursionistici che partono
dall’Alpe.
Colle Panestra e il gruppo Valanga
Uno dei luoghi della memoria più importanti si trova
nella zona di
Colle Panestra e del
Monte Rovaio
.
Qui, il
29 agosto
1944
, si verificò un durissimo scontro tra soldati tedeschi e
partigiani appartenenti alla formazione
Valanga
.
Nello scontro persero la vita diciannove partigiani.
Oggi questi luoghi sono attraversati dal cosiddetto
Sentiero della Libertà
, un
percorso che permette di unire l’escursionismo alla memoria storica
della Resistenza sulle Alpi Apuane.
La montagna conserva quindi non soltanto testimonianze
della vita pastorale, ma anche le tracce di uno dei periodi più
difficili della storia contemporanea.
Dallo spopolamento alla riscoperta
della montagna
Nel corso del Novecento l’Alpe di Sant’Antonio ha
conosciuto lo stesso fenomeno che ha interessato molte comunità montane
della Garfagnana.
La progressiva scomparsa dell’agricoltura e della
pastorizia tradizionale spinse molte famiglie a trasferirsi verso i
centri del fondovalle e le città.
Numerose case persero così la propria funzione
originaria.
Questo spopolamento contribuì però anche a preservare
in parte il paesaggio e l’architettura rurale.
Negli ultimi decenni l’Alpe è stata progressivamente
riscoperta grazie all’
escursionismo e
al turismo legato alla natura
.
Le vecchie mulattiere sono diventate sentieri, mentre
alcune abitazioni e strutture rurali hanno trovato nuova vita
nell’accoglienza degli escursionisti.
Alpe di Sant’Antonio oggi
Oggi
Alpe di
Sant’Antonio
rimane uno dei luoghi più particolari del Comune
di Molazzana.
Non è il classico borgo raccolto intorno a una piazza.
È piuttosto un insieme di case, prati, boschi e
piccoli nuclei distribuiti ai piedi delle grandi pareti delle Panie.
Proprio questa caratteristica costituisce il suo
fascino.
La chiesa di San Martino racconta la vita religiosa
della comunità; le case in pietra e i metati ricordano pastori e
contadini; Pasquigliora conserva la memoria di Fosco Maraini; Colle
Panestra e Grottorotondo testimoniano invece gli avvenimenti della
Seconda guerra mondiale.
A unire tutto è la montagna.
Visitare l’Alpe di Sant’Antonio significa scoprire un
luogo nel quale
natura, storia,
pastorizia, Resistenza e cultura
convivono ancora oggi.
Un piccolo mondo ai piedi delle Panie che conserva la
memoria di generazioni di uomini e donne che hanno imparato a vivere con
la montagna e che continua a rappresentare una delle porte più
suggestive per entrare nel cuore delle Alpi Apuane. |