Antisciana - Castelnuovo Garfagnana

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Antisciana

Piazzetta della Chiesa

La Chiesa di San Prospero

San Prospero

S.Prospero

Edicola

In paese

In paese

Case

In paese

Casa tipica

In paese

In paese

Passaggio

Gabbietta

Nel passaggio

Nel passaggio voltato

In paese

In paese

In paese

Targa

Casa

Nella piazza della Chiesa

Panchina

Casa

Nella piazzetta della Chiesa

Torre campanaria

La fontana

In paese

Vecchia casa

Vecchia casa

Casa

In paese

Il Sagrato

Fregio di un portale

Immagine sulla Chiesa

Interno della Chiesa

Confessionale

Fonte Battesimale

Confessionale

Interno

Interno

Interno

Acquasantiera

In paese

Informazioni storiche, culturali della località.

Antisciana: storia, antica rocca e tradizioni della Garfagnana

Antisciana è una frazione del Comune di Castelnuovo di Garfagnana , in provincia di Lucca. Il piccolo paese sorge poco a nord del capoluogo, in un ambiente nel quale campi, prati e boschi accompagnano il paesaggio della valle del Serchio. A differenza di molti borghi garfagnini costruiti su ripidi versanti, Antisciana occupa un terreno relativamente dolce e il nucleo più antico si raccoglie intorno alla Chiesa dei Santi Pietro, Prospero e Caterina . Dietro l'aspetto tranquillo del paese si nasconde però una storia molto più complessa. Le tracce dell'antica rocca ricordano un passato fortificato. La chiesa racconta secoli di vita religiosa. I castagneti testimoniano la lunga civiltà contadina. E nel Novecento Antisciana attraversò due momenti drammatici: il terremoto del 1920 e la Seconda guerra mondiale, quando per un periodo accolse persino parte dell'ospedale di Castelnuovo.

Un paese vicino a Castelnuovo

Antisciana si trova a breve distanza da Castelnuovo di Garfagnana . Questa vicinanza ha sempre avuto una grande importanza. Castelnuovo fu infatti per secoli il principale centro politico, amministrativo e commerciale della Garfagnana estense. Gli abitanti di Antisciana potevano raggiungere il capoluogo per il mercato, per gli uffici, per gli scambi commerciali e per tutte quelle attività che non potevano essere svolte all'interno di un piccolo paese. Allo stesso tempo Antisciana conservò una propria identità comunitaria e religiosa.

Tra il Serchio e la Dozza

Una descrizione geografica dell'Ottocento collocava il territorio di Antisciana tra il Serchio e il torrente Dozza . Il paese apparteneva pienamente al paesaggio agricolo dell'Alta Valle del Serchio. I terreni non offrivano ovunque grandi produzioni cerealicole, ma i boschi e i pascoli costituivano risorse preziose. La posizione permetteva inoltre di mantenere uno stretto rapporto con il fondovalle. Per una comunità rurale era un equilibrio importante: vivere vicino ai propri campi e ai boschi senza essere troppo distante dal principale centro della zona.

L'origine del nome

Il toponimo Antisciana sembra appartenere alla vasta famiglia dei nomi prediali di origine antica terminanti in -ana. Nella Garfagnana esistono diversi esempi simili. Questi nomi vengono generalmente messi in relazione con antichi fondi agricoli di età romana o tardoantica, derivati dal nome del proprietario. Per Antisciana non è però prudente proporre un'etimologia precisa senza una documentazione linguistica conclusiva. Il nome suggerisce una frequentazione antica del territorio, ma non permette da solo di datare la nascita del paese attuale.

Un territorio frequentato dall'antichità

L'area intorno a Castelnuovo presenta testimonianze archeologiche molto antiche. Nel territorio sono stati rinvenuti materiali riferibili alla preistoria, all'Età del Bronzo e all'epoca romana. Particolarmente significative sono le scoperte effettuate nella zona della Murella , non lontano dalla confluenza dell'Esarulo con il Serchio, dove sono emerse testimonianze di un insediamento romano durato fino alla tarda antichità. Non possiamo naturalmente identificare quell'abitato con Antisciana. Dimostra però che il territorio circostante era frequentato e coltivato molti secoli prima della formazione dei borghi medievali.

La nascita del borgo

Il nucleo storico di Antisciana si sviluppò probabilmente durante il Medioevo. Come accadde in molti paesi della Garfagnana, le abitazioni tendevano a raccogliersi in un luogo relativamente protetto. La presenza di una fortificazione indica che il paese ebbe anche una funzione difensiva. Il borgo non era quindi soltanto un insieme di case agricole. Faceva parte di una rete di piccoli centri che controllavano il territorio intorno a Castelnuovo.

L'antica rocca

Nel paese sono ancora ricordate e riconoscibili tracce dell'antica rocca . Non si tratta oggi di una grande fortezza paragonabile alla Rocca Ariostesca di Castelnuovo. La struttura originaria ha subito trasformazioni, demolizioni e riutilizzi nel corso dei secoli. La sua memoria è però importante. La presenza di una rocca dimostra che Antisciana aveva un ruolo all'interno del sistema difensivo medievale della valle.

Piccole fortificazioni della Garfagnana

Nel Medioevo il territorio garfagnino era punteggiato da castelli, torri e piccoli nuclei fortificati. Non tutti erano grandi complessi militari. Spesso bastavano una torre, alcune mura e la posizione favorevole del terreno per creare un luogo nel quale la popolazione potesse rifugiarsi. Queste fortificazioni permettevano anche di sorvegliare le strade. In una regione continuamente contesa tra signorie, città e famiglie feudali, il controllo dei percorsi aveva un'importanza fondamentale.

Il rapporto con Castelnuovo

La storia di Antisciana diventò progressivamente inseparabile da quella di Castelnuovo . Nel Medioevo il capoluogo acquistò sempre maggiore importanza. La sua posizione lungo il Serchio e la presenza della rocca ne fecero un centro strategico. Le piccole comunità circostanti finirono quindi per gravitare intorno ad esso. Antisciana divenne uno dei comunelli appartenenti al territorio amministrato da Castelnuovo.

Il 1429 e gli Este

Un momento decisivo arrivò nel 1429 . Durante la guerra tra Firenze e Lucca, Castelnuovo e numerose comunità vicine si affidarono al marchese Niccolò III d'Este . Cominciò così la lunga storia della Garfagnana estense. Castelnuovo venne trasformato nel principale centro politico e amministrativo dei domini estensi nella valle. Tra i comunelli compresi nel suo territorio figurava anche Antisciana .

La Garfagnana estense

Per diversi secoli Antisciana appartenne quindi agli Este . Era una situazione particolare. La Garfagnana rimase politicamente frammentata e alcune comunità vicine continuarono ad appartenere alla Repubblica di Lucca. Confini, dogane e rivalità attraversavano un territorio che dal punto di vista geografico appariva unitario. Per gli abitanti significava vivere in una vera terra di frontiera.

Castelnuovo capitale della provincia

Gli Este fecero di Castelnuovo il centro della loro provincia garfagnina. Qui risiedevano commissari e governatori. Qui veniva amministrata la giustizia. Qui si svolgevano importanti attività commerciali. La Rocca divenne il simbolo dell'autorità ducale. Per Antisciana, posta a poca distanza, il rapporto con il capoluogo doveva essere quotidiano. Il paese rimaneva agricolo, ma viveva praticamente alle porte del principale centro della Garfagnana.

Ludovico Ariosto

Il più celebre commissario estense di Castelnuovo fu Ludovico Ariosto , autore dell'Orlando Furioso. Ariosto governò la Garfagnana tra il 1522 e il 1525 . La sua presenza appartiene alla storia generale del territorio e non esistono motivi per attribuirgli episodi specifici ad Antisciana senza una fonte precisa. Il suo governo permette però di comprendere il contesto nel quale vivevano anche gli abitanti del paese: una provincia montana difficile da amministrare, attraversata da rivalità, banditismo e conflitti locali.

La comunità rurale

Al di là delle grandi vicende politiche, la vita quotidiana cambiava lentamente. La maggior parte degli abitanti lavorava la terra. I campi producevano cereali, legumi, ortaggi e altri alimenti. I prati erano destinati al fieno. I boschi fornivano legna. Gli animali garantivano latte, carne e forza da lavoro. Ogni famiglia dipendeva direttamente dalle risorse del territorio.

I castagneti

Tra queste risorse, una delle più importanti era il castagno . Una descrizione ottocentesca di Antisciana sottolineava espressamente l'abbondanza di castagne e pascoli . È un particolare significativo. Il castagno era infatti uno dei pilastri dell'economia montana. Poteva crescere su terreni poco adatti ai cereali e garantiva grandi quantità di alimento. Per questo i castagneti venivano curati quasi come campi.

Il pane dei poveri

La castagna era spesso chiamata il pane della montagna . Una volta essiccata poteva essere trasformata in farina. Questa farina si conservava a lungo e permetteva di superare i mesi invernali. Con essa si preparavano polente, necci e altre pietanze tradizionali. Nei periodi di carestia o di raccolti insufficienti il castagno poteva letteralmente fare la differenza tra fame e sopravvivenza.

I metati

Le castagne destinate alla farina venivano essiccate nei metati . Erano piccoli edifici costruiti vicino ai castagneti. Al piano superiore venivano distribuite le castagne. Sotto veniva mantenuto acceso un fuoco lento. L'essiccazione richiedeva settimane e una sorveglianza costante. Terminato il procedimento, le castagne venivano pulite e portate al mulino. Era un lavoro lungo che coinvolgeva intere famiglie.

I pascoli

La documentazione ottocentesca ricorda anche l'abbondanza dei pascoli . L'allevamento costituiva infatti un'altra componente fondamentale dell'economia. Pecore e capre potevano utilizzare terreni inadatti alle coltivazioni. I bovini fornivano latte e forza da lavoro. Il maiale rappresentava una preziosa riserva alimentare. Gli animali da cortile completavano la produzione familiare.

Le case rurali

Il paese conserva ancora l'impronta della tradizionale architettura della civiltà rurale . Le abitazioni erano costruite pensando contemporaneamente alle persone e al lavoro. Ai piani inferiori potevano trovarsi stalle, cantine e depositi. Ai piani superiori vivevano le famiglie. Fienili, orti e piccoli spazi agricoli completavano il sistema. La casa contadina era quindi molto diversa dall'abitazione moderna: era anche un luogo di produzione.

La Chiesa dei Santi Pietro, Prospero e Caterina

Il principale monumento religioso del paese è la Chiesa dei Santi Pietro, Prospero e Caterina . L'edificio sorge nel nucleo storico di Antisciana. La dedicazione è particolarmente interessante perché riunisce tre santi differenti: San Pietro Apostolo, San Prospero vescovo di Reggio Emilia e Santa Caterina martire . La parrocchia conserva ancora oggi questa triplice intitolazione.

San Pietro

Il primo patrono è San Pietro Apostolo . La sua festa ricorre il 29 giugno . Il culto di Pietro è antichissimo e diffusissimo in Garfagnana. A lui è dedicato anche il Duomo di Castelnuovo. La presenza della stessa devozione nel capoluogo e ad Antisciana rappresenta un ulteriore elemento di continuità religiosa tra le due comunità.

San Prospero

Particolarmente originale è la presenza di San Prospero , vescovo di Reggio Emilia. La sua festa viene celebrata il 26 novembre . Il culto di San Prospero è profondamente radicato nell'area emiliana. La sua presenza ad Antisciana acquista quindi un significato interessante considerando il lungo legame politico della Garfagnana con gli Este e con Modena. Non è necessario immaginare un'unica origine per questa devozione, ma il contesto estense aiuta a comprenderne la naturale diffusione anche sul versante toscano dell'Appennino.

Santa Caterina

La terza dedicazione è a Santa Caterina martire , festeggiata il 25 novembre . La tradizione cristiana identifica generalmente questa figura con Santa Caterina d'Alessandria. Il suo culto fu molto diffuso nel Medioevo e nell'età moderna. La vicinanza delle feste di Santa Caterina e San Prospero, il 25 e il 26 novembre, crea ancora oggi una particolare concentrazione delle ricorrenze religiose della parrocchia.

La chiesa nel Seicento

Una fonte fondamentale per conoscere l'edificio è la visita pastorale del 1684 . La chiesa viene descritta con un portale in pietra serena sormontato da un oculo. Il pavimento era realizzato in mattoni. La copertura esterna era in tegole. All'interno erano presenti volte costruite con cannicci e calcina. Questa descrizione permette quasi di entrare nella chiesa di Antisciana com'era più di tre secoli fa.

La facciata

La facciata attuale è semplice e intonacata. Il portale occupa la parte centrale. Sopra si apre l'oculo già ricordato nelle antiche descrizioni. Un elemento particolarmente caratteristico è la nicchia con la Madonna e il Bambino . La statua costituisce uno dei segni devozionali più immediatamente visibili anche dall'esterno. La chiesa appare quindi perfettamente inserita nel piccolo nucleo rurale che la circonda.

L'interno

L'edificio presenta un impianto semplice, adatto alle dimensioni della comunità. Le trasformazioni avvenute nel corso dei secoli hanno modificato pavimenti, decorazioni e strutture. Particolarmente importanti furono gli interventi successivi al terremoto del 1920. Altri lavori vennero realizzati durante il Novecento. La chiesa che vediamo oggi è quindi il risultato di una lunga serie di restauri.

Il campanile

Accanto alla chiesa si trova il campanile . Anche questa struttura è stata interessata da numerosi interventi. Un restauro documentato risale al 1956 . Come in tutti i piccoli paesi, le campane avevano un'importanza che andava molto oltre la liturgia. Scandivano le ore. Annunciavano feste e funerali. Richiamavano la popolazione. In caso di pericolo potevano funzionare come un vero sistema di allarme.

Le feste patronali

La parrocchia conserva tre ricorrenze principali. San Pietro Apostolo viene celebrato il 29 giugno. Santa Caterina martire il 25 novembre. San Prospero , vescovo di Reggio Emilia, il 26 novembre. Le feste religiose avevano tradizionalmente anche una forte funzione sociale. Permettevano alle famiglie di riunirsi e rafforzavano l'identità del paese.

Un paese di circa 150 abitanti nell'Ottocento

Una descrizione geografica pubblicata nel 1832 presenta Antisciana come villaggio degli Stati Estensi appartenente alla provincia di Garfagnana e al distretto di Castelnuovo. Il paese viene collocato a circa due miglia dal capoluogo. La popolazione indicata è di circa 150 abitanti . È un dato interessante perché permette di comprendere le dimensioni storiche della comunità. Antisciana era già allora un piccolo paese.

Una terra poco cerealicola

La stessa fonte ottocentesca descrive il territorio come poco ricco di cereali. In compenso vi abbondavano castagne e pascoli . Questa semplice osservazione racconta moltissimo. Le comunità della montagna dovevano adattarsi alle caratteristiche del terreno. Dove il grano rendeva poco, diventavano fondamentali altre risorse. Il castagno e l'allevamento compensavano così i limiti dell'agricoltura cerealicola.

L'Ottocento e la fine degli Este

L'arrivo delle truppe francesi alla fine del Settecento interruppe il dominio estense. La Garfagnana attraversò diversi riordinamenti amministrativi. Dal 1805 entrò nel Principato di Lucca. Dopo la Restaurazione tornò nell'orbita estense. La situazione cambiò definitivamente durante il Risorgimento. Con l'unificazione italiana Antisciana entrò a far parte del nuovo Stato insieme al resto del territorio di Castelnuovo.

Un oratorio privato nel 1833

Un documento conservato nell'Archivio Storico Diocesano ricorda un episodio interessante. Nel 1833 Agostino Vittoni di Castelnuovo fece costruire un oratorio su un proprio terreno nella parrocchia di Antisciana , vicino a una sua casa di campagna. La documentazione conserva persino la pianta dell'edificio. È una piccola testimonianza, ma molto significativa. Dimostra come il territorio della parrocchia comprendesse proprietà rurali e residenze distribuite anche fuori dal nucleo principale.

Le strade e le mulattiere

Prima dello sviluppo della moderna viabilità, Antisciana era collegata a Castelnuovo e agli altri paesi attraverso strade rurali e mulattiere . La breve distanza dal capoluogo rendeva questi percorsi particolarmente frequentati. Contadini, commercianti e artigiani li percorrevano quotidianamente. I prodotti agricoli potevano essere portati al mercato di Castelnuovo. Dal capoluogo arrivavano invece merci che non potevano essere prodotte localmente.

Il mercato di Castelnuovo

La vicinanza a Castelnuovo distingueva Antisciana dai paesi più isolati della montagna. Il grande mercato del capoluogo rappresentava da secoli uno dei principali luoghi di scambio della Garfagnana. Qui potevano essere venduti animali, prodotti agricoli, castagne, formaggi e manufatti. Si potevano acquistare sale, tessuti, attrezzi e altri beni. Per gli abitanti di Antisciana il rapporto tra campagna e città era quindi particolarmente stretto.

Il terremoto del 1920

Il 7 settembre 1920 Antisciana venne colpita dal grande terremoto della Garfagnana e Lunigiana. Le ricostruzioni macrosismiche attribuiscono al paese un'intensità pari all' VIII grado . I danni furono pesanti. Due edifici crollarono completamente e altri risultarono danneggiati. Fortunatamente non si registrarono vittime.

La chiesa gravemente lesionata

Anche la parrocchiale subì danni molto seri. I muri laterali si spostarono. Le volte e gli archi furono gravemente lesionati. La canonica crollò parzialmente. La chiesa dovette quindi essere sottoposta a importanti interventi. Vennero inserite catene di ferro per migliorare il collegamento delle murature e furono consolidate le strutture. L'interno venne inoltre nuovamente dipinto.

Ricostruire dopo il sisma

Il terremoto rappresentò uno spartiacque per molte comunità garfagnine. Le case tradizionali in pietra erano particolarmente vulnerabili. Molte famiglie dovettero vivere temporaneamente fuori dalle proprie abitazioni. Ricostruire richiedeva denaro e materiali. Per un piccolo paese come Antisciana fu uno sforzo notevole. Ancora oggi alcuni interventi visibili negli edifici della Garfagnana derivano direttamente da quella stagione di consolidamenti.

Il Novecento rurale

Nonostante il terremoto, nei decenni successivi la vita continuò a essere fortemente agricola. Si lavoravano i campi. Si allevavano animali. Si raccoglievano le castagne. Si tagliava la legna. La vicinanza a Castelnuovo favoriva però un cambiamento più rapido rispetto ai paesi più lontani. Sempre più abitanti potevano trovare occupazione nel capoluogo pur continuando a vivere nella frazione.

La guerra arriva a Castelnuovo

Nel 1944 la situazione cambiò drammaticamente. Il fronte della Seconda guerra mondiale raggiunse la Garfagnana. Castelnuovo venne ripetutamente bombardata. La presenza della Linea Gotica trasformò l'intera valle in una zona militare. Ospedali, conventi, ville e canoniche dovettero essere adattati alle necessità dell'emergenza. Fu in questo contesto che Antisciana assunse un ruolo sorprendente.

L'ospedale trasferito ad Antisciana

Nel settembre 1944 la situazione dell'ospedale civile Santa Croce di Castelnuovo era diventata troppo pericolosa. I bombardamenti rendevano necessario spostare i malati lontano dal centro. Una parte dei degenti venne inizialmente trasferita in strutture periferiche. Il 19 settembre 1944 fu disposto un ulteriore trasferimento. Dopo un passaggio a Villa Simonetti, i degenti furono portati nella canonica di Antisciana .

La canonica trasformata in luogo di cura

Per un piccolo paese si trattò di un evento eccezionale. Un edificio nato per ospitare il parroco dovette diventare temporaneamente un luogo destinato all'assistenza dei malati. La guerra trasformava qualsiasi spazio disponibile. Scuole, conventi, ville e canoniche potevano diventare ospedali improvvisati. Antisciana entrò così direttamente nella storia sanitaria di Castelnuovo e dell'intera Alta Valle del Serchio.

Don Giovanmaria Torre

In quegli anni il parroco di Antisciana era don Giovanmaria Torre . Era diventato economo spirituale della parrocchia nel 1936 e parroco nel 1937 . La sua testimonianza è oggi conservata negli studi dedicati alla guerra in Garfagnana. Attraverso figure come lui possiamo osservare il conflitto dal punto di vista delle piccole comunità. I parroci erano spesso tra le poche persone in grado di mantenere contatti, organizzare assistenza e registrare ciò che stava accadendo.

Una frazione dentro la guerra

La vicenda dell'ospedale dimostra quanto sia sbagliato immaginare le piccole frazioni come luoghi rimasti ai margini della Seconda guerra mondiale. Antisciana fu coinvolta direttamente. La vicinanza a Castelnuovo significava essere vicini a un obiettivo strategico. Le strade erano percorse da militari e sfollati. La popolazione doveva affrontare scarsità di alimenti e medicinali. La normalità della vita contadina venne completamente sconvolta.

Il dopoguerra

Con la fine della guerra iniziò lentamente la ricostruzione. L'ospedale tornò progressivamente a Castelnuovo. Le strade migliorarono. L'elettricità e i nuovi servizi trasformarono le abitazioni. L'agricoltura cominciò a perdere il ruolo dominante che aveva avuto per secoli. La vicinanza al capoluogo favorì una progressiva integrazione tra la vita della frazione e quella urbana.

Il restauro del campanile

Nel 1956 venne restaurato il campanile della chiesa. Era un periodo nel quale l'intera Garfagnana stava cercando di lasciarsi alle spalle le distruzioni del terremoto e della guerra. Pochi anni dopo, nel 1959, sarebbe stato inaugurato anche il nuovo ospedale Santa Croce di Castelnuovo. Per gli abitanti che ricordavano il trasferimento dei degenti ad Antisciana nel 1944, doveva essere un cambiamento enorme.

I lavori del 1970

Un'altra importante fase di restauro della parrocchiale risale al 1970 . La documentazione ricorda lavori alla facciata, che venne nuovamente intonacata. All'interno fu rifatto il pavimento utilizzando mattonelle di marmo. Sono interventi tipici di un periodo nel quale molte chiese storiche venivano adattate alle nuove esigenze senza ancora applicare sempre i criteri conservativi utilizzati oggi.

Lo spopolamento delle campagne

Nel secondo dopoguerra anche Antisciana conobbe la progressiva riduzione della popolazione agricola. Le nuove generazioni trovavano lavoro nei servizi, nelle industrie e nelle attività del fondovalle. Coltivare piccoli appezzamenti diventava sempre meno conveniente. Molti terreni furono abbandonati. I boschi tornarono così a occupare superfici che in precedenza erano state mantenute aperte dall'agricoltura.

Una frazione diversa dai borghi più isolati

Antisciana presenta però una caratteristica particolare. La sua vicinanza a Castelnuovo ha impedito un isolamento paragonabile a quello vissuto da molti piccoli paesi montani. Il capoluogo rimane facilmente raggiungibile. Questo ha permesso alla frazione di mantenere un rapporto continuo con scuole, negozi, servizi e attività economiche. Antisciana conserva quindi un carattere rurale pur trovandosi praticamente alle porte del principale centro della Garfagnana.

La parrocchia oggi

La parrocchia dei Santi Pietro, Prospero e Caterina appartiene oggi all'Arcidiocesi di Lucca. Rimane il principale punto di riferimento storico e religioso della frazione. Le tre dedicazioni raccontano una storia particolare. San Pietro lega Antisciana alla grande tradizione cristiana e allo stesso capoluogo. San Prospero richiama una devozione profondamente emiliana. Santa Caterina appartiene invece a uno dei culti più diffusi del Medioevo europeo.

Antisciana oggi

Oggi Antisciana conserva ancora l'aspetto di una piccola comunità garfagnina. Il nucleo storico rimane raccolto intorno alla chiesa. Nel paese si riconoscono le tracce della sua lunga storia rurale. Il paesaggio circostante alterna abitazioni, prati, campi e boschi. Castelnuovo è vicinissima, ma Antisciana mantiene una propria identità. È proprio questa vicinanza senza completa fusione con il capoluogo a rappresentare uno dei caratteri più interessanti della frazione.

Dalla rocca alla canonica-ospedale

Pochi luoghi permettono di riassumere la storia di Antisciana attraverso due immagini così differenti. La prima è quella dell' antica rocca . Ci porta nel Medioevo, quando il controllo del territorio richiedeva fortificazioni e torri. La seconda è quella della canonica trasformata in luogo di cura nel 1944 . Ci porta invece nel cuore della guerra moderna. Tra queste due immagini trascorrono secoli di vita contadina, dominio estense, devozione religiosa, terremoti e trasformazioni sociali.

Un piccolo paese dentro la grande storia

Antisciana non possiede monumenti imponenti come quelli del vicino capoluogo. Non ha una fortezza paragonabile a Mont'Alfonso. Non ha una rocca monumentale come quella Ariostesca. La sua storia è più discreta. È conservata nella chiesa. Nelle tracce dell'antico nucleo fortificato. Nei castagneti. Nei documenti delle visite pastorali. Nelle lesioni provocate dal terremoto del 1920. E nelle memorie della guerra.

Un borgo da riscoprire

Visitare Antisciana significa scoprire una parte meno conosciuta della storia di Castelnuovo di Garfagnana . Qui la grande storia della Garfagnana estense incontra quella delle piccole comunità rurali. L'antica rocca ricorda il Medioevo. I Santi Pietro, Prospero e Caterina raccontano secoli di devozione. I castagneti e i pascoli ricordano un'economia costruita intorno alla montagna. Il terremoto del 1920 mostra la fragilità dei vecchi borghi. La canonica che accolse i malati nel 1944 racconta invece la solidarietà e l'emergenza di una valle travolta dalla guerra. Antisciana è così un piccolo paese nel quale storia medievale, civiltà contadina e memoria del Novecento continuano a convivere, a pochi chilometri dal cuore di Castelnuovo e nel pieno paesaggio della Garfagnana.
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