Bargecchia di Pieve
Fosciana: l’antico borgo fortificato della Garfagnana
Bargecchia è una piccola frazione del Comune di
Pieve Fosciana, nell'Alta
Garfagnana, adagiata sull'altopiano compreso tra l'Alpe di San
Pellegrino e Ceserana.
Oggi è un minuscolo borgo immerso nella quiete dei
boschi, abitato da poche persone, ma la sua storia è sorprendentemente
antica. Nel Medioevo Bargecchia possedeva infatti un castello e occupava
una posizione strategica lungo le vie che collegavano le montagne
dell'Appennino con la valle del Serchio.
Le fonti antiche ricordano il paese con il nome di
Villa Bargicula, mentre nel
XIV secolo compare anche la denominazione di
Castrum Bargecchie,
testimonianza diretta dell'esistenza di un insediamento fortificato.
Le origini di Bargecchia
Secondo la tradizione storica riportata dal Comune di
Pieve Fosciana, le origini di Bargecchia sarebbero molto antiche e
riconducibili alle popolazioni liguri-apuane, con una successiva
presenza romana e longobarda.
La documentazione certa ci conduce però soprattutto
nel Medioevo.
Il paese era fortificato e possedeva un
castrum, collocato
significativamente nella località ancora oggi chiamata "Castello".
Il toponimo conserva quindi la memoria di quella che
fu probabilmente la zona fortificata dell'antico abitato.
La chiesa di San Regolo
Una delle testimonianze più antiche di Bargecchia
riguarda la sua chiesa, dedicata a San
Regolo Vescovo.
La chiesa è documentata già nel
1168, quando compare in una
bolla di papa Alessandro III.
Nel documento viene ricordata come soggetta a Sillico.
Poco meno di un secolo dopo, nell'estimo della Diocesi di Lucca del
1260, la chiesa di Bargecchia
risulta invece dipendente dalla Pieve di Pieve Fosciana.
Questi documenti sono particolarmente importanti
perché dimostrano con certezza l'esistenza di una comunità organizzata a
Bargecchia almeno dalla seconda metà del XII secolo.
L'edificio religioso che vediamo oggi conserva tracce
delle trasformazioni avvenute nel corso dei secoli.
Una visita pastorale del
1684 descrive già una chiesa
con porta d'ingresso, oculo superiore e campanile posto sul lato
orientale.
All'interno sono presenti altari laterali
settecenteschi e resti di decorazioni pittoriche nell'area del
presbiterio.
Il castello di Bargecchia
Accanto alla chiesa, il secondo grande elemento della
storia medievale del paese è il suo castello.
La tradizione locale collega il castello già dal X
secolo ai Nobili di Cellabarotti,
appartenenti all'ambiente dei Ronaldinghi, una delle grandi famiglie
feudali che esercitarono il proprio potere in diverse zone della
Garfagnana.
L'importanza della fortificazione emerge chiaramente
nei secoli successivi.
Nel 1376 il
Castrum Bargecchie viene ricordato nella cosiddetta
Bolla d'Oro di Carlo IV tra le
terre della Vicaria di Castiglione rimaste fedeli all'Impero.
La denominazione castrum non lascia dubbi
sulla natura fortificata dell'insediamento medievale.
Paolo Guinigi e le fortificazioni di
Bargecchia
All'inizio del Quattrocento Bargecchia continuava a
rivestire un'importanza strategica.
Nel 1401 Paolo
Guinigi, signore di Lucca, inserì infatti il castello tra le
fortificazioni che dovevano essere ristrutturate e rafforzate per
migliorare la difesa dei territori lucchesi.
Il castello di Bargecchia compare anche nella
tradizione iconografica legata alle
Croniche di Giovanni Sercambi, preziosa testimonianza della
Garfagnana medievale e dei suoi insediamenti fortificati.
Il piccolo paese che oggi appare appartato e lontano
dalle grandi vie di comunicazione si trovava dunque inserito in un
sistema difensivo di notevole importanza.
Bargecchia passa agli Estensi
Il XV secolo rappresentò un momento decisivo per la
storia politica della Garfagnana.
Numerose comunità della valle decisero
progressivamente di sottrarsi al controllo lucchese e di affidarsi alla
protezione degli Estensi di Ferrara e
Modena.
Anche Bargecchia seguì questa strada.
Nel 1433 il
paese si dette agli Estensi e venne inserito nella
Vicaria estense di Castelnuovo di
Garfagnana.
Da quel momento Bargecchia condivise per secoli le
vicende politiche della Garfagnana estense, rimanendo legata al Ducato
di Modena fino alle trasformazioni politiche che precedettero l'Unità
d'Italia.
La vicina Pieve Fosciana seguì una strada analoga: nel
1429 era già entrata sotto il dominio estense.
Il legname e l'antica gabella
Una delle curiosità storiche più interessanti di
Bargecchia riguarda il commercio del
legname.
Per secoli i boschi dell'Appennino rappresentarono una
delle principali ricchezze economiche della Garfagnana. Il legname
proveniente dalla zona di San Pellegrino veniva trasportato verso il
Serchio e quindi avviato verso Lucca.
Bargecchia occupava una posizione favorevole lungo
questo percorso.
Secondo la documentazione storica riportata dal Comune
di Pieve Fosciana, fino al 1580
il borgo detenne un'importante gabella, cioè un dazio, sul transito del
legname proveniente da San Pellegrino e diretto verso il fiume Serchio.
Il tributo ammontava a
20 bolognini per ogni "malliata".
La malliata era una sorta di zattera composta da
tavole e grossi elementi di legname legati insieme. Quando il Serchio
aveva una portata sufficiente, queste strutture venivano fatte scendere
lungo il fiume verso Lucca, guidate da uomini esperti.
Questo particolare permette di comprendere come
l'economia di Bargecchia fosse collegata non soltanto all'agricoltura e
all'allevamento, ma anche allo sfruttamento e al commercio delle risorse
forestali dell'Appennino.
Le antiche strade
Bargecchia era inoltre attraversata o raggiunta da
percorsi che oggi possono apparire secondari, ma che in passato erano
fondamentali.
Un'antica via comunale collegava il paese a Pieve
Fosciana.
Bargecchia rappresentava inoltre un punto di passaggio
per chi proveniva da Sillico e
voleva raggiungere il Ponte di Ceserana
e quindi Castelnuovo di Garfagnana seguendo uno degli itinerari più
brevi.
Prima della costruzione della moderna rete stradale,
queste mulattiere costituivano le vere arterie della montagna.
Su di esse transitavano persone, animali, prodotti
agricoli, carbone, castagne e soprattutto legname.
Una comunità con una propria
autonomia
Bargecchia non fu sempre soltanto una frazione.
La documentazione conservata nell'Archivio storico di
Pieve Fosciana comprende infatti un vero e proprio
fondo del Comune di Bargecchia,
con documenti compresi tra il 1700 e il
1810.
Sono conservati, tra gli altri, un estimo del 1700,
documenti amministrativi settecenteschi e registrazioni delle cosiddette
"colte", cioè imposizioni fiscali.
Queste carte sono particolarmente preziose perché
permettono di ricostruire proprietà, famiglie, attività economiche e
organizzazione della piccola comunità.
All'inizio dell'Ottocento, durante le riorganizzazioni
amministrative dell'epoca napoleonica, il Comune di Bargecchia venne
infine aggregato a quello di Pieve Fosciana.
Il terremoto del 1920
Anche Bargecchia fu interessata dal grande
terremoto della Garfagnana del 1920,
uno degli eventi sismici più distruttivi della storia contemporanea
della zona.
La chiesa di San Regolo conserva una testimonianza
diretta di quell'avvenimento.
Una targa dipinta sopra la porta ricorda infatti gli
interventi eseguiti sull'edificio religioso in seguito ai danni
provocati dal terremoto, negli anni compresi tra il
1920 e il 1922.
È un piccolo particolare che collega la storia
dell'edificio a uno degli eventi che segnarono profondamente numerosi
paesi della Garfagnana.
La vita nella Bargecchia di un tempo
Come negli altri piccoli centri montani della
Garfagnana, la vita degli abitanti era profondamente legata alle risorse
del territorio.
Boschi, castagneti, piccoli campi e allevamento
rappresentavano la base dell'economia familiare.
Il castagno
aveva un ruolo fondamentale. Le castagne potevano essere consumate
fresche oppure essiccate e trasformate in farina, diventando una delle
principali risorse alimentari delle popolazioni appenniniche.
Il bosco forniva inoltre legname da costruzione e da
ardere, mentre l'allevamento e i piccoli appezzamenti agricoli
completavano un'economia prevalentemente di sussistenza.
Il paese viveva quindi in stretto rapporto con il
territorio circostante e con la rete di mulattiere che permetteva gli
scambi con Sillico, Pieve Fosciana, Ceserana e Castelnuovo.
Lo spopolamento della montagna
Tra Ottocento e Novecento anche Bargecchia venne
progressivamente interessata dal fenomeno dell'emigrazione e dello
spopolamento.
Il processo divenne particolarmente evidente nel
secondo dopoguerra, quando le frazioni montane del Comune di Pieve
Fosciana persero progressivamente abitanti a favore dei centri situati
nel fondovalle.
Bargecchia, insieme a Sillico e Capraia, è indicata
dalla stessa documentazione comunale tra le frazioni maggiormente
interessate dallo spopolamento.
Oggi il paese conta pochissimi residenti.
Negli ultimi decenni, tuttavia, diverse antiche
abitazioni sono state recuperate, contribuendo alla conservazione
dell'aspetto del piccolo borgo.
Un piccolo paese con una grande
storia
Le dimensioni attuali di Bargecchia possono ingannare.
Dietro le poche case raccolte intorno alla chiesa di
San Regolo si nasconde infatti una storia che attraversa quasi mille
anni.
Una chiesa documentata nel XII secolo, un castello
medievale, i rapporti con i signori feudali della Garfagnana, la fedeltà
all'Impero, le fortificazioni volute da Paolo Guinigi, il passaggio agli
Estensi e l'antica gabella sul commercio del legname raccontano
l'importanza che questo piccolo centro ebbe nel passato.
Bargecchia rappresenta così uno degli esempi più
interessanti di quei minuscoli borghi dell'Appennino nei quali il
paesaggio attuale conserva solo in parte le tracce di un passato molto
più vivace.
Passeggiando oggi tra le sue case e raggiungendo la
chiesa di San Regolo è difficile immaginare che questo tranquillo angolo
della Garfagnana sia stato un tempo un
castrum, un punto di controllo delle strade e persino un luogo
legato al grande commercio del legname che dalle montagne scendeva verso
il Serchio e Lucca. |