Capanne di Careggine:
storia, pastori e tradizioni ai piedi del Monte Sumbra
Capanne di Careggine
è una piccola frazione montana del
Comune di Careggine
, in provincia di Lucca, nel cuore della
Garfagnana e sul versante orientale delle Alpi Apuane.
Il borgo sorge a circa
840 metri di altitudine
, sulle
pendici che scendono dal
Monte Sumbra
,
circondato da castagneti, boschi e montagne.
È un paese profondamente diverso dai tradizionali
borghi fortificati della Garfagnana.
Le sue origini sono infatti legate soprattutto alla
pastorizia e alla transumanza
:
prima di diventare un insediamento permanente, questa zona era
utilizzata dagli abitanti di Careggine come luogo stagionale dove
portare il bestiame.
Ancora oggi le vecchie case, i balconi in legno di
castagno, i tetti tradizionalmente ricoperti con lastre di pietra e gli
antichi sentieri raccontano la storia di una comunità nata dalla
montagna.
Un paese nato dalle capanne dei
pastori
Il nome stesso
Capanne
racconta probabilmente l'origine del paese.
Durante la bella stagione i pastori provenienti da
Careggine salivano verso le zone più elevate portando con sé greggi e
altri animali.
Per potersi fermare vicino ai pascoli costruivano
semplici ricoveri destinati agli uomini, agli animali e agli attrezzi.
Erano appunto le “capanne”.
Con il passare del tempo alcuni di questi insediamenti
stagionali divennero sempre più stabili.
Le strutture provvisorie furono sostituite da edifici
in pietra e alcune famiglie iniziarono a vivere sulla montagna per
periodi sempre più lunghi.
Nacque così progressivamente
Capanne di Careggine
.
È un processo particolarmente interessante perché
permette di osservare come un antico alpeggio pastorale potesse
trasformarsi, nel corso dei secoli, in un vero paese.
La transumanza
La
transumanza
rappresentò per generazioni uno degli elementi fondamentali della vita
degli abitanti.
Gli animali venivano spostati in base alle stagioni.
Durante l'estate si sfruttavano i pascoli montani
intorno al Sumbra, mentre con l'arrivo dell'inverno pastori e greggi
potevano scendere verso zone più miti.
La pratica sopravvisse a lungo.
Testimonianze raccolte sulla transumanza in Garfagnana
ricordano ancora nel Novecento pastori provenienti da Capanne che
durante l'inverno scendevano con le proprie pecore verso i poderi del
fondovalle.
La montagna e la pianura erano quindi parti di un
unico sistema economico.
L'anno dei pastori era scandito dal movimento degli
animali e dalla disponibilità stagionale dei pascoli.
I Capannelli del Sumbra
Salendo sopra il paese si incontrano le tracce di un
altro antico insediamento pastorale: i
Capannelli del Sumbra
, conosciuti anche come Capannelli di
Careggine.
Si trovano a una quota superiore rispetto al borgo.
Qui sono ancora visibili ruderi di piccoli edifici in
pietra e tracce di terreni un tempo utilizzati per il pascolo e
l'agricoltura.
La loro presenza mostra chiaramente come l'utilizzo
della montagna avvenisse per fasce successive.
Il paese rappresentava l'insediamento permanente,
mentre durante la bella stagione uomini e animali potevano salire ancora
più in alto, verso pascoli più vicini alle cime.
I Capannelli costituiscono quindi una preziosa
testimonianza della
civiltà pastorale
delle Alpi Apuane
.
Un paesaggio costruito dal lavoro
dell'uomo
Oggi molte pendici intorno a Capanne appaiono
ricoperte dalla vegetazione.
In passato il paesaggio era molto diverso.
Prati, piccoli campi e terrazzamenti occupavano
superfici oggi riconquistate dal bosco.
Ogni terreno sufficientemente pianeggiante veniva
sfruttato.
Si coltivavano prodotti destinati principalmente al
consumo delle famiglie e si raccoglieva il fieno necessario per
alimentare gli animali durante l'inverno.
I muri in pietra e i vecchi terrazzamenti che ancora
si incontrano nei boschi rappresentano quindi le tracce di un paesaggio
che per secoli fu intensamente lavorato.
La civiltà del castagno
Accanto alla pastorizia, una risorsa fondamentale era
il
castagno
.
Capanne è circondata da castagneti che per generazioni
contribuirono in modo decisivo all'alimentazione della popolazione.
Le castagne venivano raccolte durante l'autunno e
successivamente essiccate.
Una volta secche erano portate ai mulini per ottenere
la farina di castagne, ingrediente fondamentale della cucina garfagnina.
La farina poteva essere conservata a lungo e
permetteva alle famiglie di affrontare i mesi più difficili
dell'inverno.
Il castagno forniva inoltre legname utilizzato per
costruire travi, mobili, attrezzi e le caratteristiche balconate delle
abitazioni.
Non sorprende quindi che in Garfagnana il castagno sia
stato tradizionalmente chiamato
“l'albero del pane”
.
Le case di Capanne
Uno degli elementi più caratteristici del borgo è
rappresentato dalla sua
architettura
rurale
.
Le abitazioni tradizionali sono costruite
prevalentemente in pietra e alcune conservano ancora vecchie balconate
realizzate in legno di castagno.
Particolarmente caratteristici erano anche i tetti
ricoperti con pesanti
lastre di pietra
,
una soluzione tipica delle costruzioni montane.
I materiali provenivano direttamente dal territorio.
Pietra e legno permettevano di costruire edifici
capaci di resistere al clima della montagna e alle abbondanti
precipitazioni.
L'aspetto delle case racconta quindi le condizioni
nelle quali vivevano le famiglie e la capacità degli abitanti di
utilizzare ciò che la montagna metteva a disposizione.
L'Oratorio di San Pellegrino
Per molto tempo gli abitanti di Capanne dipendevano
religiosamente dalla vicina
Isola Santa
.
Raggiungere la chiesa non era però semplice.
Gli spostamenti avvenivano a piedi attraverso sentieri
montani, particolarmente difficili durante l'inverno e in caso di
maltempo.
Per questo motivo nel
1683
venne costruito a Capanne un
oratorio dedicato a San Pellegrino
.
Finalmente gli abitanti disponevano di un luogo di
culto vicino alle proprie abitazioni.
La costruzione dell'oratorio rappresentò un passaggio
importante nella trasformazione di Capanne da semplice insediamento
pastorale a vera comunità stabile.
Da San Pellegrino a San Giacomo
Un secolo più tardi si verificò un cambiamento
particolarmente importante.
Nel
1783
la
parrocchia di Isola Santa venne trasferita a Capanne.
Con la parrocchia arrivò anche la dedicazione a
San Giacomo Apostolo
, santo
titolare della chiesa di Isola Santa.
La decisione provocò contrasti tra le due comunità.
Gli abitanti di Isola Santa non volevano infatti
perdere la propria autonomia religiosa e il proprio antico ruolo
parrocchiale.
La questione rimase aperta per circa mezzo secolo.
La parrocchia di Capanne
La lunga controversia tra Capanne e Isola Santa si
concluse nell'Ottocento.
Il
28 novembre 1834
le due comunità vennero rese ecclesiasticamente indipendenti.
Capanne ottenne così una propria parrocchia dedicata a
San Giacomo Apostolo
.
La documentazione archivistica conserva ancora gli
atti relativi all'erezione della chiesa di San Giacomo delle Capanne in
parrocchiale e alla successiva separazione da Isola Santa.
L'istituzione della parrocchia rappresentò un momento
fondamentale nella storia del paese.
La comunità nata secoli prima intorno alle capanne dei
pastori possedeva ormai una propria identità religiosa e amministrativa
ben definita.
La chiesa di San Giacomo Apostolo
Nel centro del paese sorge oggi la
chiesa di San Giacomo Apostolo
.
L'edificio rappresenta il principale punto di
riferimento religioso di Capanne.
Di fronte alla chiesa si innalza il campanile,
costruito alla fine dell'Ottocento.
Il complesso religioso domina una piccola piazza dalla
quale si possono ammirare suggestivi panorami verso le montagne delle
Alpi Apuane.
Per generazioni la chiesa è stata il centro della vita
della comunità.
Battesimi, matrimoni, funerali e feste religiose
scandivano la vita degli abitanti e rappresentavano importanti occasioni
di incontro per famiglie che vivevano sparse sulle pendici della
montagna.
La devozione popolare
La religiosità non era limitata alla chiesa.
Lungo le strade e i sentieri della montagna si
trovavano
maestà, immagini sacre e
piccoli segni devozionali
.
A Capanne è ricordata, tra le altre, una maestà in
marmo datata
1792
,
raffigurante la Madonna con il Bambino.
Queste immagini venivano collocate lungo le vie
percorse quotidianamente da pastori e contadini.
Rappresentavano punti di preghiera, ma anche
riferimenti familiari lungo itinerari che potevano diventare difficili o
pericolosi durante l'inverno.
Il Passo di Scala
Uno degli elementi più affascinanti della storia di
Capanne riguarda le antiche vie di comunicazione.
Prima della costruzione della strada moderna, per
raggiungere il paese da Isola Santa era necessario attraversare il
celebre
Passo di Scala
.
Il vecchio percorso superava un tratto particolarmente
impressionante scavato nella roccia sopra la valle della Turrite Secca.
Nell'Ottocento il passaggio veniva descritto come una
stretta via con la parete rocciosa da un lato e un profondo precipizio
dall'altro.
Per gli abitanti non era un itinerario turistico.
Era una strada necessaria per raggiungere Isola Santa
e comunicare con il resto della valle.
Le antiche vie verso Careggine
Da Capanne passava inoltre un'antica via che collegava
Careggine con Isola Santa
.
Il percorso attraversava il Passo della Formica e la
zona dei Colli di Capricchia.
Qui incontrava altre vie provenienti dal territorio di
Castelnuovo di Garfagnana.
Questa rete di mulattiere dimostra che Capanne, pur
trovandosi in una zona apparentemente isolata, faceva parte di un
sistema di collegamenti molto importante.
Lungo questi sentieri si muovevano pastori, contadini,
commercianti e viandanti.
Venivano trasportati formaggi, castagne, legna,
animali e prodotti agricoli.
Adriano Tardelli e la Seconda guerra
mondiale
L'antico Passo di Scala tornò ad avere grande
importanza durante la
Seconda guerra
mondiale
.
Tra il 1944 e il 1945 questa parte delle Alpi Apuane
si trovava vicino al fronte della Linea Gotica.
Il territorio era attraversato da partigiani,
militari, sfollati e persone che cercavano di superare le linee.
Il partigiano
Adriano
Tardelli
utilizzò più volte il vecchio percorso del Passo di
Scala per aiutare perseguitati dal regime nazifascista ad attraversare
il fronte.
Lungo la strada che oggi porta il suo nome, una lapide
ne conserva la memoria.
L'antica mulattiera dei pastori divenne così, durante
la guerra, anche una via di salvezza.
Lo spopolamento del Novecento
Ancora intorno alla metà del Novecento Capanne era una
comunità viva e popolata.
Le fonti locali ricordano
oltre centocinquanta abitanti
,
impegnati soprattutto nell'agricoltura e nella pastorizia.
A partire dagli anni Cinquanta iniziò però un rapido
processo di spopolamento.
Le difficili condizioni di vita in montagna e le nuove
opportunità di lavoro offerte dalle città e dalle zone industriali
spinsero molte famiglie a trasferirsi.
Campi e pascoli furono progressivamente abbandonati.
Il bosco iniziò a riconquistare i terrazzamenti e
numerose abitazioni rimasero vuote.
Capanne divenne così un piccolo borgo montano
scarsamente abitato, conservando però numerose testimonianze della
propria storia.
Il Monte Sumbra
Oggi Capanne è conosciuta anche come uno dei punti di
accesso al
Monte Sumbra
, una
delle montagne più caratteristiche delle Alpi Apuane.
La cima raggiunge i
1.765 metri
e domina il territorio circostante con le sue
spettacolari pareti rocciose.
Dal paese parte il
sentiero CAI 145
, uno degli itinerari utilizzati dagli
escursionisti per salire verso il Sumbra.
Il percorso attraversa inizialmente castagneti e
boschi, per poi raggiungere ambienti sempre più aperti e panoramici.
L'escursionista moderno percorre così gli stessi
versanti utilizzati per secoli da pastori e abitanti della montagna.
Capanne di Careggine oggi
Oggi
Capanne di
Careggine
conserva un fascino particolare.
Non è un borgo monumentale e non possiede grandi
castelli o palazzi.
Il suo patrimonio è rappresentato soprattutto dal
paesaggio e dalla memoria della civiltà
pastorale
.
Le case in pietra ricordano le famiglie che vivevano
sulla montagna; i castagneti raccontano un'economia basata sulle risorse
del bosco; la chiesa di San Giacomo testimonia la lenta trasformazione
del nucleo pastorale in una comunità stabile; i Capannelli del Sumbra
conservano invece le tracce degli antichi alpeggi.
A tutto questo si aggiungono il Passo di Scala, la
memoria della Seconda guerra mondiale e i sentieri diretti verso il
Monte Sumbra.
Visitare Capanne significa quindi scoprire una
Garfagnana diversa da quella dei castelli e dei grandi borghi medievali.
È la
Garfagnana dei
pastori, della transumanza, dei castagneti e delle antiche mulattiere
.
Un piccolo paese nato dalle capanne stagionali degli
uomini che portavano gli animali verso i pascoli delle Apuane e che, con
il passare dei secoli, decisero di trasformare quel luogo di montagna
nella propria casa. |