Capraia di Pieve
Fosciana: l’antico borgo tra castello ed eremo
Capraia è una piccola frazione del Comune di
Pieve Fosciana, nell'Alta
Garfagnana. Immersa nei boschi alle pendici dell'Appennino, è oggi uno
dei nuclei meno popolati del territorio comunale, ma conserva una storia
molto più importante di quanto le dimensioni dell'abitato possano far
immaginare.
Il paese è legato soprattutto al suggestivo
Eremo di Santa Maria,
costruito sopra uno sperone roccioso che domina la valle del torrente
Ceserana.
In epoca medievale, però, proprio su queste alture
sorgeva un castello fortificato.
La storia di Capraia è quindi quella di un piccolo
centro di montagna che nel corso dei secoli ha cambiato profondamente
funzione: da luogo fortificato a centro religioso, fino a diventare uno
dei borghi più appartati della Garfagnana.
L'antico nome di Capraia
Nelle fonti e nella tradizione storica locale Capraia
compare anche con l'antico nome di
Caprarola.
Il toponimo richiama probabilmente la presenza e
l'allevamento delle capre, attività perfettamente compatibile con
l'ambiente montano e con l'economia pastorale che per secoli
caratterizzò questa parte della Garfagnana.
La storia documentata del luogo diventa
particolarmente interessante a partire dal Medioevo, quando Capraia
possedeva un castello e un edificio religioso.
Il castello medievale di Capraia
Dove oggi sorge l'Eremo di Santa Maria esisteva nel
Medioevo un castello fortificato.
La sua posizione non era casuale.
Lo sperone sul quale sorgeva consentiva infatti di
dominare la valle del torrente Ceserana e di controllare visivamente una
parte importante del territorio circostante.
Il castello fu coinvolto nelle guerre che durante il
XIV secolo opposero Lucca e Pisa
per il controllo della Garfagnana.
La fortificazione venne distrutta nella prima metà del
Trecento e non fu più ricostruita.
Secondo la tradizione storica locale, la distruzione
sarebbe avvenuta ad opera dei figli di Castruccio Castracani degli
Antelminelli durante un tentativo di conquistare la roccaforte, allora
presidiata da forze pisane.
Dell'antico castello non rimane oggi una struttura
fortificata chiaramente leggibile come tale, ma il luogo sul quale sorge
l'eremo continua a conservarne la memoria.
Un romitorio documentato nel 1168
La presenza religiosa a Capraia è antichissima.
Già nel 1168
viene ricordato un romitorio dedicato ai
Santi Jacopo e Cristoforo.
Si tratta di una testimonianza particolarmente
importante perché ci porta indietro di oltre otto secoli.
Un'ulteriore conferma arriva dall'Estimo
delle chiese lucchesi del 1260, nel quale compare un
San Cristoforo di Capraia,
appartenente al piviere di Fosciana.
Anche un documento del 1236, relativo all'elezione del
pievano di Pieve Fosciana, ricorda il presbitero di Capraia.
Possiamo quindi affermare che nel XIII secolo Capraia
possedeva già una comunità religiosa stabilmente inserita
nell'organizzazione ecclesiastica della zona.
La distruzione della chiesa
Le vicende militari che interessarono il castello
lasciarono probabilmente conseguenze anche sugli edifici religiosi.
Nella visita pastorale della Diocesi di Lucca del
1467, infatti, una chiesa con
l'antica intitolazione risulta indicata come
“destructa”.
L'edificio religioso tornò però successivamente a
essere documentato e viene ancora menzionato nelle fonti fino al 1658.
Questo dimostra che, nonostante la scomparsa del
castello medievale, la funzione religiosa del luogo continuò nei secoli
successivi.
Dall'antico santuario a Santa Maria
Nel 1716
alla precedente intitolazione venne aggiunta quella di
Santa Maria, derivante da un
santuario già esistente.
Dell'edificio più antico rimane ancora oggi
un'importante testimonianza: il
campanile cinquecentesco.
La chiesa che possiamo osservare attualmente è però
più recente.
Nel XIX secolo venne infatti realizzato un nuovo
edificio, su progetto dell'architetto
Carli.
La documentazione ecclesiastica indica il
1871 come anno della
ricostruzione.
La chiesa presenta un'architettura semplice, adatta al
carattere appartato del luogo. Sorge sulla sommità dello sperone ed è
raggiungibile attraverso un percorso selciato in pietra.
L'Eremo di Santa Maria
Oggi il complesso è conosciuto soprattutto come
Eremo di Santa Maria in Capraia.
La definizione di eremo non è soltanto suggestiva.
La presenza di eremiti in questo luogo è infatti
documentata e si è protratta nel corso dei secoli.
Tra le figure ricordate dalla tradizione dell'eremo
compare don Bartolomeo Toni,
legato alla costruzione dell'attuale chiesa.
In tempi molto più recenti vi abitò invece
padre Gerlaco, monaco olandese
morto nel 1994 e sepolto nelle vicinanze dell'eremo.
La continuità della presenza eremitica costituisce uno
degli aspetti più singolari di Capraia: un luogo nato accanto a una
fortificazione medievale è diventato nel tempo uno spazio di silenzio,
preghiera e isolamento.
La Madonna che insegna a leggere
All'interno dell'Eremo di Capraia si conserva un'opera
d'arte particolarmente interessante.
Si tratta di una tavola attribuita a
Pietro da Talada, conosciuto
anche come il Maestro di Borsigliana,
pittore attivo nella seconda metà del XV secolo e autore di diverse
opere conservate nelle chiese della Garfagnana.
La scena rappresenta una Madonna con il Bambino.
La particolarità dell'immagine è costituita dal fatto
che Maria sembra insegnare a leggere al
piccolo Gesù attraverso un sillabario.
Esiste tuttavia anche un'altra interpretazione
tradizionale dell'opera, secondo la quale la scena rappresenterebbe
Sant'Anna che insegna a leggere alla
Madonna bambina.
Ai lati della tavola si trovano inoltre due dipinti
settecenteschi raffiguranti San Giuseppe e San Cristoforo.
Il furto del 1947 e il ritrovamento a
Genova
La storia della tavola attribuita a Pietro da Talada
possiede anche un capitolo quasi avventuroso.
Nel 1947 l'opera
venne rubata dall'Eremo di Capraia.
Fortunatamente il dipinto non andò perduto.
La tavola fu successivamente
ritrovata a Genova e nel
1949, due anni dopo il furto,
poté finalmente ritornare a Capraia.
È un episodio curioso che lega questo minuscolo paese
della Garfagnana alla città ligure e che rende ancora più particolare la
storia dell'opera.
Le palle di cannone e la memoria del
castello
Un'altra curiosità si incontra lungo il percorso che
conduce all'eremo.
Accanto ad alcune
marginette, cioè le piccole edicole religiose tipiche della
devozione popolare della montagna, sono state collocate alcune
palle di cannone.
Secondo la tradizione locale furono rinvenute
nell'area e sarebbero legate all'assedio e alla distruzione dell'antico
castello.
Sono oggetti che evocano materialmente il passato
militare del luogo.
Il contrasto è particolarmente suggestivo: il
visitatore percorre oggi un tranquillo viale diretto a un eremo, ma
incontra testimonianze che ricordano quando quello stesso sperone era
una posizione fortificata contesa durante le guerre medievali.
Il terremoto del 1920
Come gran parte della Garfagnana, anche Capraia fu
colpita dal violento terremoto del 1920.
La documentazione ecclesiastica conserva informazioni
precise sui danni subiti dalla chiesa.
Dal questionario compilato dal parroco e allegato alla
visita pastorale del 1929 risulta infatti che il terremoto provocò il
crollo dell'abside e del soffitto.
L'edificio dovette quindi essere nuovamente sistemato.
Anche questa vicenda inserisce Capraia nella storia
più generale della Garfagnana, profondamente segnata dal grande evento
sismico del settembre 1920.
Capraia tra le diocesi di Lucca e
Massa
Anche dal punto di vista ecclesiastico Capraia ha
vissuto una storia particolare.
Dopo essere stata un'antica parrocchia autonoma, venne
unita alla parrocchia di Sillico.
Nel 1822, in
seguito alla riorganizzazione delle circoscrizioni ecclesiastiche,
Capraia entrò a far parte della nuova
Diocesi di Massa.
Questa situazione rimase in vigore per oltre un secolo
e mezzo.
Soltanto nel 1992
Capraia venne reintegrata nella Diocesi
di Lucca, alla quale storicamente era appartenuta.
Boschi, castagne e pastorizia
La vita quotidiana della Capraia di un tempo era
inevitabilmente legata alla montagna.
Il paese è circondato da boschi, in particolare da
castagneti, che per secoli
hanno rappresentato una risorsa fondamentale per le comunità
dell'Appennino.
La castagna costituiva una vera riserva alimentare.
Essiccata e trasformata in farina permetteva di preparare numerosi
alimenti durante i mesi invernali.
Accanto al castagno avevano grande importanza
l'allevamento, la pastorizia, la raccolta della legna e le altre
attività legate allo sfruttamento del bosco.
La stessa antica denominazione di Caprarola sembra
conservare il ricordo di questa economia pastorale.
La Festa dei Pastori
Il legame con il mondo della pastorizia non è
completamente scomparso.
Tra gli appuntamenti tradizionali della frazione
figura infatti la Festa dei Pastori,
che si svolge alle Lame di Capraia
ed è indicata dal Comune di Pieve Fosciana come uno degli eventi più
attesi dalla comunità.
Nel paese vengono inoltre tradizionalmente celebrate
una festa nel giorno di Pasquetta
e la Festa in nome di Maria,
che si tiene la prima domenica successiva all'8 settembre.
Questi appuntamenti assumono oggi un'importanza
particolare perché permettono a persone e famiglie originarie del paese,
ma residenti altrove, di ritornare periodicamente a Capraia.
Emigrazione e spopolamento
La storia contemporanea di Capraia è segnata, come
quella di molti piccoli centri dell'Appennino, dall'emigrazione e dallo
spopolamento.
Il fenomeno migratorio interess���� il territorio di
Pieve Fosciana già dalla seconda metà dell'Ottocento e proseguì nel
Novecento.
Nel secondo dopoguerra il progressivo abbandono
dell'economia agricola tradizionale accelerò ulteriormente il
trasferimento della popolazione verso il fondovalle e verso centri
economicamente più dinamici.
La stessa amministrazione comunale ricorda
Sillico, Capraia e Bargecchia
come le frazioni montane maggiormente interessate dallo spopolamento.
Oggi Capraia conta pochissimi abitanti.
Le feste e le ricorrenze tradizionali hanno quindi
anche la funzione di ricomporre temporaneamente una comunità molto più
numerosa di quella che risiede stabilmente nel borgo.
Un luogo sospeso tra guerra e
spiritualità
La particolarità di Capraia consiste soprattutto nella
sovrapposizione di storie apparentemente opposte.
Lo sperone roccioso sul quale oggi sorge l'Eremo di
Santa Maria fu un tempo occupato da un
castello medievale, teatro delle lotte tra lucchesi e pisani.
Dopo la distruzione della fortificazione, il luogo ha
progressivamente accentuato la propria funzione religiosa.
Il romitorio dei Santi Jacopo e Cristoforo, la chiesa
di San Cristoforo, il santuario mariano e infine l'Eremo di Santa Maria
rappresentano le diverse fasi di questa lunga trasformazione.
Le palle di cannone conservate lungo il viale
ricordano il passato militare; il campanile cinquecentesco testimonia la
continuità religiosa; la tavola attribuita a Pietro da Talada racconta
invece la cultura artistica della Garfagnana.
Capraia oggi
Capraia è oggi uno dei luoghi più tranquilli e
appartati del Comune di Pieve Fosciana.
Il piccolo numero di residenti contrasta con una
storia documentata che risale almeno al XII secolo.
È proprio questa sproporzione a rendere il paese
interessante.
Dietro un minuscolo borgo nascosto nei boschi si
incontrano infatti un castello scomparso, guerre medievali, antichi
eremiti, un campanile cinquecentesco, un terremoto, tradizioni pastorali
e persino la storia rocambolesca di un dipinto quattrocentesco rubato e
ritrovato lontano dalla Garfagnana.
Capraia rappresenta così uno di quei piccoli centri
dell'Appennino nei quali il paesaggio conserva ancora le tracce di molti
secoli di storia. |