Capraia - Pieve Fosciana

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Capraia

L'Eremo

L'Eremo

Vista dalla strada

Capraia

Capraia

Vista

Entrata all'Eremo

Cartello

Edicola

Interno all'Edicola

Eremo

Il forno

Chiesa di Santa Maria di Capraia

Santa Maria di Capraia

Targa nella facciata della chiesa

Abside visto dal bosco

Santuarietto nel bosco

Vista dal bosco

Vista dal bosco

Case rurali

Case rurali

Case rurali

Il muretto

L'Eremo

Casolare

Edicola

Maestà nell'Edicola

Capraia

Lavatoio

Case

Casa

Fregio sul portale

Vista dalla località

L'Eremo

Vista

Vista

Bivio per Capraia

Informazioni storiche, culturali della località.

Capraia di Pieve Fosciana: l’antico borgo tra castello ed eremo

Capraia è una piccola frazione del Comune di Pieve Fosciana, nell'Alta Garfagnana. Immersa nei boschi alle pendici dell'Appennino, è oggi uno dei nuclei meno popolati del territorio comunale, ma conserva una storia molto più importante di quanto le dimensioni dell'abitato possano far immaginare. Il paese è legato soprattutto al suggestivo Eremo di Santa Maria, costruito sopra uno sperone roccioso che domina la valle del torrente Ceserana. In epoca medievale, però, proprio su queste alture sorgeva un castello fortificato. La storia di Capraia è quindi quella di un piccolo centro di montagna che nel corso dei secoli ha cambiato profondamente funzione: da luogo fortificato a centro religioso, fino a diventare uno dei borghi più appartati della Garfagnana.

L'antico nome di Capraia

Nelle fonti e nella tradizione storica locale Capraia compare anche con l'antico nome di Caprarola. Il toponimo richiama probabilmente la presenza e l'allevamento delle capre, attività perfettamente compatibile con l'ambiente montano e con l'economia pastorale che per secoli caratterizzò questa parte della Garfagnana. La storia documentata del luogo diventa particolarmente interessante a partire dal Medioevo, quando Capraia possedeva un castello e un edificio religioso.

Il castello medievale di Capraia

Dove oggi sorge l'Eremo di Santa Maria esisteva nel Medioevo un castello fortificato. La sua posizione non era casuale. Lo sperone sul quale sorgeva consentiva infatti di dominare la valle del torrente Ceserana e di controllare visivamente una parte importante del territorio circostante. Il castello fu coinvolto nelle guerre che durante il XIV secolo opposero Lucca e Pisa per il controllo della Garfagnana. La fortificazione venne distrutta nella prima metà del Trecento e non fu più ricostruita. Secondo la tradizione storica locale, la distruzione sarebbe avvenuta ad opera dei figli di Castruccio Castracani degli Antelminelli durante un tentativo di conquistare la roccaforte, allora presidiata da forze pisane. Dell'antico castello non rimane oggi una struttura fortificata chiaramente leggibile come tale, ma il luogo sul quale sorge l'eremo continua a conservarne la memoria.

Un romitorio documentato nel 1168

La presenza religiosa a Capraia è antichissima. Già nel 1168 viene ricordato un romitorio dedicato ai Santi Jacopo e Cristoforo. Si tratta di una testimonianza particolarmente importante perché ci porta indietro di oltre otto secoli. Un'ulteriore conferma arriva dall'Estimo delle chiese lucchesi del 1260, nel quale compare un San Cristoforo di Capraia, appartenente al piviere di Fosciana. Anche un documento del 1236, relativo all'elezione del pievano di Pieve Fosciana, ricorda il presbitero di Capraia. Possiamo quindi affermare che nel XIII secolo Capraia possedeva già una comunità religiosa stabilmente inserita nell'organizzazione ecclesiastica della zona.

La distruzione della chiesa

Le vicende militari che interessarono il castello lasciarono probabilmente conseguenze anche sugli edifici religiosi. Nella visita pastorale della Diocesi di Lucca del 1467, infatti, una chiesa con l'antica intitolazione risulta indicata come “destructa”. L'edificio religioso tornò però successivamente a essere documentato e viene ancora menzionato nelle fonti fino al 1658. Questo dimostra che, nonostante la scomparsa del castello medievale, la funzione religiosa del luogo continuò nei secoli successivi.

Dall'antico santuario a Santa Maria

Nel 1716 alla precedente intitolazione venne aggiunta quella di Santa Maria, derivante da un santuario già esistente. Dell'edificio più antico rimane ancora oggi un'importante testimonianza: il campanile cinquecentesco. La chiesa che possiamo osservare attualmente è però più recente. Nel XIX secolo venne infatti realizzato un nuovo edificio, su progetto dell'architetto Carli. La documentazione ecclesiastica indica il 1871 come anno della ricostruzione. La chiesa presenta un'architettura semplice, adatta al carattere appartato del luogo. Sorge sulla sommità dello sperone ed è raggiungibile attraverso un percorso selciato in pietra.

L'Eremo di Santa Maria

Oggi il complesso è conosciuto soprattutto come Eremo di Santa Maria in Capraia. La definizione di eremo non è soltanto suggestiva. La presenza di eremiti in questo luogo è infatti documentata e si è protratta nel corso dei secoli. Tra le figure ricordate dalla tradizione dell'eremo compare don Bartolomeo Toni, legato alla costruzione dell'attuale chiesa. In tempi molto più recenti vi abitò invece padre Gerlaco, monaco olandese morto nel 1994 e sepolto nelle vicinanze dell'eremo. La continuità della presenza eremitica costituisce uno degli aspetti più singolari di Capraia: un luogo nato accanto a una fortificazione medievale è diventato nel tempo uno spazio di silenzio, preghiera e isolamento.

La Madonna che insegna a leggere

All'interno dell'Eremo di Capraia si conserva un'opera d'arte particolarmente interessante. Si tratta di una tavola attribuita a Pietro da Talada, conosciuto anche come il Maestro di Borsigliana, pittore attivo nella seconda metà del XV secolo e autore di diverse opere conservate nelle chiese della Garfagnana. La scena rappresenta una Madonna con il Bambino. La particolarità dell'immagine è costituita dal fatto che Maria sembra insegnare a leggere al piccolo Gesù attraverso un sillabario. Esiste tuttavia anche un'altra interpretazione tradizionale dell'opera, secondo la quale la scena rappresenterebbe Sant'Anna che insegna a leggere alla Madonna bambina. Ai lati della tavola si trovano inoltre due dipinti settecenteschi raffiguranti San Giuseppe e San Cristoforo.

Il furto del 1947 e il ritrovamento a Genova

La storia della tavola attribuita a Pietro da Talada possiede anche un capitolo quasi avventuroso. Nel 1947 l'opera venne rubata dall'Eremo di Capraia. Fortunatamente il dipinto non andò perduto. La tavola fu successivamente ritrovata a Genova e nel 1949, due anni dopo il furto, poté finalmente ritornare a Capraia. È un episodio curioso che lega questo minuscolo paese della Garfagnana alla città ligure e che rende ancora più particolare la storia dell'opera.

Le palle di cannone e la memoria del castello

Un'altra curiosità si incontra lungo il percorso che conduce all'eremo. Accanto ad alcune marginette, cioè le piccole edicole religiose tipiche della devozione popolare della montagna, sono state collocate alcune palle di cannone. Secondo la tradizione locale furono rinvenute nell'area e sarebbero legate all'assedio e alla distruzione dell'antico castello. Sono oggetti che evocano materialmente il passato militare del luogo. Il contrasto è particolarmente suggestivo: il visitatore percorre oggi un tranquillo viale diretto a un eremo, ma incontra testimonianze che ricordano quando quello stesso sperone era una posizione fortificata contesa durante le guerre medievali.

Il terremoto del 1920

Come gran parte della Garfagnana, anche Capraia fu colpita dal violento terremoto del 1920. La documentazione ecclesiastica conserva informazioni precise sui danni subiti dalla chiesa. Dal questionario compilato dal parroco e allegato alla visita pastorale del 1929 risulta infatti che il terremoto provocò il crollo dell'abside e del soffitto. L'edificio dovette quindi essere nuovamente sistemato. Anche questa vicenda inserisce Capraia nella storia più generale della Garfagnana, profondamente segnata dal grande evento sismico del settembre 1920.

Capraia tra le diocesi di Lucca e Massa

Anche dal punto di vista ecclesiastico Capraia ha vissuto una storia particolare. Dopo essere stata un'antica parrocchia autonoma, venne unita alla parrocchia di Sillico. Nel 1822, in seguito alla riorganizzazione delle circoscrizioni ecclesiastiche, Capraia entrò a far parte della nuova Diocesi di Massa. Questa situazione rimase in vigore per oltre un secolo e mezzo. Soltanto nel 1992 Capraia venne reintegrata nella Diocesi di Lucca, alla quale storicamente era appartenuta.

Boschi, castagne e pastorizia

La vita quotidiana della Capraia di un tempo era inevitabilmente legata alla montagna. Il paese è circondato da boschi, in particolare da castagneti, che per secoli hanno rappresentato una risorsa fondamentale per le comunità dell'Appennino. La castagna costituiva una vera riserva alimentare. Essiccata e trasformata in farina permetteva di preparare numerosi alimenti durante i mesi invernali. Accanto al castagno avevano grande importanza l'allevamento, la pastorizia, la raccolta della legna e le altre attività legate allo sfruttamento del bosco. La stessa antica denominazione di Caprarola sembra conservare il ricordo di questa economia pastorale.

La Festa dei Pastori

Il legame con il mondo della pastorizia non è completamente scomparso. Tra gli appuntamenti tradizionali della frazione figura infatti la Festa dei Pastori, che si svolge alle Lame di Capraia ed è indicata dal Comune di Pieve Fosciana come uno degli eventi più attesi dalla comunità. Nel paese vengono inoltre tradizionalmente celebrate una festa nel giorno di Pasquetta e la Festa in nome di Maria, che si tiene la prima domenica successiva all'8 settembre. Questi appuntamenti assumono oggi un'importanza particolare perché permettono a persone e famiglie originarie del paese, ma residenti altrove, di ritornare periodicamente a Capraia.

Emigrazione e spopolamento

La storia contemporanea di Capraia è segnata, come quella di molti piccoli centri dell'Appennino, dall'emigrazione e dallo spopolamento. Il fenomeno migratorio interess���� il territorio di Pieve Fosciana già dalla seconda metà dell'Ottocento e proseguì nel Novecento. Nel secondo dopoguerra il progressivo abbandono dell'economia agricola tradizionale accelerò ulteriormente il trasferimento della popolazione verso il fondovalle e verso centri economicamente più dinamici. La stessa amministrazione comunale ricorda Sillico, Capraia e Bargecchia come le frazioni montane maggiormente interessate dallo spopolamento. Oggi Capraia conta pochissimi abitanti. Le feste e le ricorrenze tradizionali hanno quindi anche la funzione di ricomporre temporaneamente una comunità molto più numerosa di quella che risiede stabilmente nel borgo.

Un luogo sospeso tra guerra e spiritualità

La particolarità di Capraia consiste soprattutto nella sovrapposizione di storie apparentemente opposte. Lo sperone roccioso sul quale oggi sorge l'Eremo di Santa Maria fu un tempo occupato da un castello medievale, teatro delle lotte tra lucchesi e pisani. Dopo la distruzione della fortificazione, il luogo ha progressivamente accentuato la propria funzione religiosa. Il romitorio dei Santi Jacopo e Cristoforo, la chiesa di San Cristoforo, il santuario mariano e infine l'Eremo di Santa Maria rappresentano le diverse fasi di questa lunga trasformazione. Le palle di cannone conservate lungo il viale ricordano il passato militare; il campanile cinquecentesco testimonia la continuità religiosa; la tavola attribuita a Pietro da Talada racconta invece la cultura artistica della Garfagnana.

Capraia oggi

Capraia è oggi uno dei luoghi più tranquilli e appartati del Comune di Pieve Fosciana. Il piccolo numero di residenti contrasta con una storia documentata che risale almeno al XII secolo. È proprio questa sproporzione a rendere il paese interessante. Dietro un minuscolo borgo nascosto nei boschi si incontrano infatti un castello scomparso, guerre medievali, antichi eremiti, un campanile cinquecentesco, un terremoto, tradizioni pastorali e persino la storia rocambolesca di un dipinto quattrocentesco rubato e ritrovato lontano dalla Garfagnana. Capraia rappresenta così uno di quei piccoli centri dell'Appennino nei quali il paesaggio conserva ancora le tracce di molti secoli di storia.
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