Caprona:
storia, cultura e tradizioni
Un borgo tra il Monte Pisano
e l'Arno
Caprona è una frazione del Comune di
Vicopisano, in provincia di Pisa, situata ai piedi del Monte
Pisano e a breve distanza dal corso dell'Arno.
Il paese sorge in una posizione che per secoli
ha avuto una grande importanza strategica.
Da una parte si trovano le alture del Monte
Pisano, che permettevano di controllare la pianura; dall'altra
l'Arno, che nel passato rappresentava una delle principali vie
di comunicazione e di trasporto della Toscana.
Su uno sperone roccioso che domina il paese si
innalza ancora oggi il monumento simbolo di Caprona: la Torre
degli Upezzinghi, conosciuta anche semplicemente come Torre di
Caprona.
La sua inconfondibile sagoma ricorda l'antico
castello medievale e le guerre che per secoli contrapposero Pisa
e Firenze.
Le origini antiche
La storia di Caprona è molto antica.
Secondo le ricostruzioni storiche del Comune
di Vicopisano, la località esisteva già in epoca romana.
Fu però durante il Medioevo che Caprona
acquistò una particolare importanza.
Il paese si trovava infatti in un punto
strategico per il controllo della pianura pisana, dell'Arno e
delle vie che correvano ai piedi del Monte Pisano.
Questa posizione favorì la costruzione di un
castello destinato a diventare una delle fortificazioni del
sistema difensivo della Repubblica di Pisa.
Il Castello di Caprona
Il Castello di Caprona è documentato almeno
dal 1051.
La fortificazione sorgeva probabilmente sul
rilievo roccioso che ancora oggi domina il paese.
Da questa posizione era possibile controllare
un vastissimo territorio.
Il castello faceva parte di una rete difensiva
che comprendeva altre fortificazioni del Monte Pisano, tra cui
la vicina Rocca della Verruca.
Torri, castelli e punti di osservazione
potevano comunicare visivamente tra loro e permettevano di
controllare rapidamente eventuali movimenti militari nella
pianura.
Caprona divenne così uno dei punti strategici
della difesa del territorio pisano.
Pisa e Firenze
Durante il Medioevo Pisa e Firenze furono a
lungo rivali.
Le due città cercavano di controllare le vie
commerciali, i castelli e i territori della Toscana
settentrionale.
Caprona si trovava proprio in una delle zone
maggiormente contese.
Il castello proteggeva infatti l'accesso alla
pianura pisana e controllava una parte importante della valle
dell'Arno.
Per questo motivo fu coinvolto più volte negli
scontri tra le forze pisane e quelle fiorentine.
Uno di questi episodi avrebbe reso il nome di
Caprona famoso nella storia della letteratura italiana.
L'assedio di Caprona del 1289
Nel 1289 il Castello di Caprona venne
assediato dalle truppe della Lega Guelfa Toscana.
All'interno della fortificazione si trovavano
soldati ghibellini pisani.
L'assedio durò diversi giorni.
Il 16 agosto 1289 il castello fu costretto
alla resa e i difensori pisani uscirono dalla fortificazione
dopo aver ottenuto garanzie per la propria incolumità.
Circondati dai soldati nemici, tuttavia, i
pisani temevano che gli accordi non venissero rispettati.
Tra i militari dell'esercito guelfo che
parteciparono all'operazione si trovava anche un giovane
fiorentino destinato a diventare uno dei più grandi poeti della
storia: Dante Alighieri.
Dante Alighieri a Caprona
La presenza di Dante all'assedio di Caprona
rappresenta uno degli episodi più affascinanti della storia del
paese.
Poche settimane prima, l'11 giugno 1289, Dante
aveva probabilmente partecipato anche alla celebre Battaglia di
Campaldino tra guelfi fiorentini e ghibellini aretini.
Successivamente l'esercito guelfo si spostò
verso il territorio pisano e assediò Caprona.
Dante vide quindi personalmente i soldati
pisani uscire dal castello, intimoriti dalla presenza
dell'esercito nemico.
Molti anni dopo avrebbe ricordato quella scena
nella "Divina Commedia".
Caprona nella Divina Commedia
Il nome di Caprona compare nel XXI canto
dell'Inferno.
Dante si trova nell'ottavo cerchio e osserva i
diavoli delle Malebranche.
Quando questi si avvicinano minacciosamente,
il poeta ricorda improvvisamente la paura provata dai soldati
pisani usciti dal Castello di Caprona nel 1289.
Il riferimento è particolarmente importante
perché rappresenta una delle memorie personali che Dante
inserisce direttamente nella "Divina Commedia".
Caprona entra così nella storia della
letteratura italiana.
Il piccolo castello pisano diventa il simbolo
di un sentimento universale: la paura di trovarsi indifesi in
mezzo ai propri nemici.
La Torre degli Upezzinghi
Sullo sperone roccioso sopra il paese si trova
la celebre Torre di Caprona, conosciuta anche come Torre degli
Upezzinghi.
Non bisogna però confondere la torre che
vediamo oggi con quella medievale osservata da Dante.
L'attuale costruzione risale infatti
all'Ottocento.
La torre venne realizzata dalla famiglia
Upezzinghi come ricostruzione evocativa dell'antica torre di
avvistamento appartenente al castello medievale.
La sua posizione spettacolare, proprio sul
margine della parete rocciosa, l'ha resa uno dei monumenti più
riconoscibili dell'intero Lungomonte Pisano.
Un sistema di torri e
fortezze
La torre medievale di Caprona faceva parte di
un più ampio sistema di controllo territoriale.
Dalle alture era possibile comunicare
visivamente con altre fortificazioni.
Particolarmente importante era il collegamento
con la Rocca della Verruca, la grande fortezza che domina il
Monte Pisano.
La Verruca rappresentava uno dei principali
punti di osservazione della Repubblica di Pisa.
Da lassù era possibile controllare la pianura,
i collegamenti verso Vicopisano e numerosi castelli del
territorio.
Caprona costituiva quindi un elemento di una
vera rete medievale di sorveglianza e difesa.
La fine del castello
La funzione militare di Caprona continuò
ancora per oltre un secolo dopo l'assedio ricordato da Dante.
La situazione cambiò definitivamente nel
Quattrocento.
Nel 1406 Firenze conquistò Pisa e assunse
progressivamente il controllo delle sue fortificazioni.
Nel 1433 i Fiorentini decisero di smantellare
il Castello di Caprona.
La distruzione della fortificazione segnò la
fine dell'importanza militare del paese.
Da quel momento Caprona iniziò una nuova fase
della propria storia.
La comunità abbandonò progressivamente la
funzione militare e si dedicò soprattutto alle attività offerte
dal territorio.
La Pieve di Santa Giulia
Uno dei monumenti più importanti di Caprona è
la Pieve di Santa Giulia.
La chiesa sorge leggermente fuori dal centro
abitato, immersa nella campagna e circondata da oliveti.
La sua origine è antichissima.
La Pieve è documentata con certezza dal 1096,
ma le strutture architettoniche indicano l'esistenza di un
edificio precedente, probabilmente costruito tra il IX e il X
secolo.
Santa Giulia rappresenta quindi una delle
testimonianze più importanti della storia medievale di Caprona.
Una pieve romanica
particolare
L'aspetto della Pieve di Santa Giulia racconta
una storia architettonica molto complessa.
Nel XII secolo venne progettato un ampliamento
dell'edificio con l'intenzione di trasformarlo in una chiesa a
tre navate.
Venne realizzata la navata sinistra, mentre
quella destra non fu mai costruita.
Successivamente anche la navata sinistra venne
eliminata e lo spazio fu utilizzato come cimitero.
La chiesa assunse così la particolare
struttura che ancora oggi la caratterizza.
L'esterno è costruito utilizzando pietre di
tonalità differenti, tra cui arenaria e verrucano.
Archetti e decorazioni scolpite completano
l'aspetto romanico dell'edificio.
Il fonte battesimale
medievale
All'interno della Pieve di Santa Giulia si
conserva un importante fonte battesimale ottagonale in pietra
risalente al XII secolo.
La chiesa conserva inoltre capitelli medievali
databili tra il X e il XIII secolo.
Particolarmente interessante è anche la mensa
dell'altare maggiore, che reca la data 1152.
Questi elementi rendono Santa Giulia una
testimonianza preziosa dell'architettura e dell'arte religiosa
medievale del territorio pisano.
Nella chiesa si trova inoltre un organo
realizzato nel 1738 dal lucchese Domenico Cacioli.
Santa Giulia e le guerre
medievali
Anche la Pieve venne coinvolta direttamente
nelle guerre tra Pisa e Firenze.
Nel 1433, durante le operazioni che portarono
allo smantellamento del Castello di Caprona, la chiesa subì
gravi danni.
Per un lungo periodo rimase abbandonata.
Soltanto nel 1597 venne ripristinata.
Nei secoli successivi subì ulteriori
interventi, mentre negli anni Settanta del Novecento un
importante restauro cercò di restituire all'edificio il suo
aspetto medievale.
Durante quei lavori furono individuate anche
le tracce della chiesa più antica.
I resti dell'antica abside e dell'altare sono
ancora visibili sotto l'attuale zona presbiteriale.
Dalle guerre al lavoro
Con la scomparsa del castello, Caprona dovette
trasformare profondamente la propria economia.
Due attività divennero particolarmente
importanti: la navigazione sull'Arno e l'estrazione della
pietra.
La posizione del paese permetteva infatti di
sfruttare contemporaneamente il fiume e le pendici rocciose del
Monte Pisano.
Per generazioni queste risorse offrirono
lavoro agli abitanti e contribuirono a modellare il paesaggio.
Le cave di Caprona
Le cave rappresentano uno degli elementi più
evidenti della storia del paese.
Il rilievo sopra Caprona è formato in parte da
rocce calcaree che furono sfruttate intensamente nel corso dei
secoli.
L'attività estrattiva modificò profondamente
la montagna.
Intere pareti furono scavate e trasformate in
grandi terrazzamenti.
Il lavoro dei cavatori era duro e pericoloso,
ma rappresentò per lungo tempo una delle principali fonti di
occupazione.
La pietra estratta veniva utilizzata
soprattutto nell'edilizia e per la produzione di materiali da
costruzione.
Un paesaggio modellato
dall'uomo
Ancora oggi le cave costituiscono una delle
caratteristiche più evidenti del paesaggio di Caprona.
Le grandi pareti rocciose testimoniano il
lavoro di generazioni di cavatori.
Allo stesso tempo, le aree estrattive hanno
creato punti panoramici particolari.
Salendo sulle alture sopra il paese è
possibile osservare gran parte della pianura pisana.
Nelle giornate limpide lo sguardo può
raggiungere la costa livornese e le isole dell'Arcipelago
Toscano.
Il paesaggio di Caprona è quindi il risultato
dell'incontro tra natura e attività umana.
L'Arno e i navicellai
L'altra grande risorsa era l'Arno.
Prima dello sviluppo della ferrovia e del
trasporto stradale moderno, il fiume rappresentava una vera
autostrada commerciale.
I navicelli trasportavano merci, pietre,
materiali da costruzione e prodotti agricoli.
Numerosi abitanti dei paesi lungo l'Arno
lavoravano come navicellai.
Anche Caprona partecipò a questa economia
fluviale.
La navigazione permetteva di trasportare verso
Pisa e Livorno i materiali estratti dalle cave e di mantenere
collegamenti commerciali con gli altri centri del Valdarno.
Le fornaci
All'attività delle cave erano collegate anche
le fornaci.
Le fotografie storiche di Caprona documentano,
ad esempio, le fornaci appartenenti a M. Luperi e F. Redini
negli anni Trenta del Novecento.
Le fornaci trasformavano le materie prime
estratte nel territorio e rappresentavano un'importante
occasione di lavoro.
La storia economica del paese non è quindi
soltanto quella dei cavatori.
Intorno alle cave si sviluppò un intero
sistema produttivo composto da estrazione, lavorazione e
trasporto dei materiali.
Palazzo Luperi Centoni
Tra gli edifici storici del paese merita
attenzione anche Palazzo Luperi Centoni.
La struttura ha origini medievali, anche se il
suo aspetto attuale è prevalentemente settecentesco.
Il palazzo rappresenta una testimonianza della
trasformazione di Caprona dopo la fine della sua funzione
militare.
Accanto alle antiche strutture difensive
iniziarono infatti a svilupparsi residenze e proprietà legate
alle famiglie che possedevano terre e attività economiche nella
zona.
La residenza di Cosimo I
La tradizione storica locale ricorda anche la
presenza di una residenza legata al granduca Cosimo I de'
Medici.
Secondo le fonti comunali, a Caprona sarebbe
stata costruita una villa o residenza di caccia utilizzata dal
granduca.
Dell'edificio, tuttavia, non rimangono
testimonianze visibili.
È possibile che la struttura sia scomparsa a
causa dell'espansione delle cave di calcare che nei secoli
modificarono profondamente la montagna.
Si tratta quindi di una pagina affascinante,
ma in parte ancora misteriosa, della storia locale.
Il ponte e la ferrovia
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del
Novecento anche Caprona venne interessata dallo sviluppo delle
moderne infrastrutture.
Un ponte collegava il paese con la zona di
Zambra.
Sul ponte passava anche la linea ferroviaria
che collegava Pisa, Navacchio e Pontedera.
Le fotografie dei primi anni del Novecento
mostrano chiaramente questa infrastruttura e permettono di
comprendere quanto il territorio fosse cambiato rispetto
all'epoca della navigazione fluviale.
Il treno e le nuove strade iniziarono
progressivamente a sostituire l'Arno come principale sistema di
trasporto.
Caprona nella Seconda guerra
mondiale
Anche Caprona visse le drammatiche vicende
della Seconda guerra mondiale.
La memoria locale conserva le storie degli
abitanti coinvolti nel conflitto e nella deportazione.
Tra queste spicca quella del capronese Piero
Filippi.
Filippi venne deportato nel sistema
concentrazionario nazista e trasferito a Ebensee, sottocampo di
Mauthausen destinato anche ai prigionieri politici.
Morì a Ebensee il 3 novembre 1944.
La sua vicenda rappresenta una delle
testimonianze più dolorose della storia contemporanea della
comunità.
La Primavera Capronese
Accanto alle memorie del lavoro e della
guerra, la documentazione storica conserva anche immagini delle
feste popolari.
Tra queste viene ricordata la "Primavera
Capronese".
Le fotografie dei primi anni Settanta mostrano
carri, maschere e abitanti riuniti per la festa.
Come in molti piccoli paesi toscani, le
manifestazioni popolari rappresentavano importanti occasioni di
incontro.
Feste, musica e iniziative organizzate dagli
abitanti permettevano di rafforzare il senso di appartenenza
alla comunità.
Una comunità tra monte e
fiume
La storia di Caprona può essere letta
attraverso i due elementi naturali che circondano il paese.
Il Monte Pisano offriva pietra, boschi,
oliveti e punti strategici dai quali controllare il territorio.
L'Arno permetteva di trasportare uomini e
merci.
Tra monte e fiume si svilupparono il castello,
la pieve e successivamente il paese moderno.
Per secoli gli abitanti hanno quindi adattato
la propria vita alle caratteristiche di un territorio
particolare, trasformando le sue risorse in lavoro e
opportunità.
Dante, simbolo della memoria
medievale
Tra tutte le vicende storiche, il legame con
Dante rimane probabilmente quella più conosciuta.
Non sono molti i piccoli paesi italiani che
possono affermare di essere stati ricordati direttamente nella
"Divina Commedia" per un episodio al quale il poeta aveva
probabilmente assistito in prima persona.
Il nome di Caprona è rimasto così legato per
sempre alla paura dei soldati pisani che uscivano dal castello
circondati dai nemici.
A distanza di oltre sette secoli, quel breve
riferimento continua a collegare il paese a uno dei capolavori
assoluti della letteratura mondiale.
Caprona oggi
Oggi Caprona è una frazione del Comune di
Vicopisano che conserva un'identità profondamente legata alla
propria storia.
La Torre degli Upezzinghi domina ancora il
paese dall'alto della parete rocciosa.
La Pieve di Santa Giulia conserva quasi mille
anni di arte e di fede.
Le cave raccontano generazioni di lavoro e
hanno trasformato per sempre il paesaggio del Monte Pisano.
L'Arno ricorda invece il tempo dei navicellai
e dei commerci fluviali.
Ma soprattutto rimane la memoria dell'antico
castello.
Sebbene la fortificazione medievale sia
scomparsa, la sua storia continua a vivere nella torre, nei
documenti e nei versi di Dante.
Conoscere Caprona significa quindi
attraversare quasi duemila anni di storia: dalle possibili
origini romane al castello medievale, dall'assedio del 1289 alle
guerre tra Pisa e Firenze, dalla navigazione sull'Arno al lavoro
nelle cave.
È la storia di un piccolo paese che, grazie a
una battaglia medievale e alla memoria di Dante Alighieri, è
entrato per sempre nella grande storia della cultura italiana. |