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Storia-History-Geschichte-Histoire-Historia
Breve storia del
Comune, borgo, località e frazioni di Vicopisano. Provincia di Pisa,
Regione Toscana. Italy
Frazioni, borghi, località del Comune di Vicopisano sono: Caprona, Cucigliana, Guerrazzi, Lugnano, Novi, San Giovanni alla Vena, Uliveto Terme. |
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BREVE STORIA
Gli abitanti si chiamano:
Vicaresi. In passato veniva chiamato con il nome di Vicho, poi Vico
- Pisano perché comune alleato di Pisa. La prima parte deriva dal latino
vicus, ossia villaggio, gruppo di case.
Questo territorio era già abitato dagli Etruschi nel V secolo a.C. ma solo
nell'alto medioevo si hanno le prime notizie certe. Il castello Auserissola
costruito dai marchesi Obertenghi nel X secolo e quando questi si disfecero
dei loro possedimenti entrò a far parte del dominio dei Vescovi di Pisa nel
XI secolo e nel 1230 diventò sede di Capitania per volere della potente
Repubblica Pisana, sottraendolo ai Vescovi. I vicaresi contribuirono
direttamente alle attività marinaresche di Pisa, sempre in lotta con i
Genovesi per mare e i Lucchesi e i Fiorentini per terra, e il borgo ebbe un
periodo di prosperità sino a quando iniziò la decadenza di Pisa, dopo che
questi ebbero perso una battaglia navale con Genova e di cui i Fiorentini ne
approfittarono per e invadere il territorio pisano. Nel 1406 Vicopisano fu il primo
borgo ad essere conquistato, per poi dilagare e conquistare la città di Pisa
e il suo porto. Vicopisano fu rifortificato e per mantenerne un
più saldo controllo di Firenze fu costruita una Rocca progettata a partire dal 1434 da
Filippo Brunelleschi.
Vari cambiamenti di dominazioni toccarono anche Vicopisano, con
battaglie, guerre di dominazioni fra tutte le parti in campo nel periodo
medievale, sino alla costituzione del Granducato di Toscana dei dè Medici prima, e dei Lorena poi. Con il passaggio del Granducato di Toscana in mano ai Lorena (1737)
comincia una stagione di cambiamenti, specialmente sotto la spinta riformatrice ed "illuminata" di Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena (1765-1789), che coinvolgerà anche le piccole comunità periferiche come Vicopisano.
Dopo l'invasione dei Francesi di Napoleone in terra Toscane, anche
queste parti ne seguirono le vicende storiche. Dopo la fine del breve
periodo napoleonico (1799-1815) sul trono di Toscana ritornarono i
Granduchi di Lorena che, seppure in forma ridotta, continuarono la
stagione di riforme iniziata dal loro avo Pietro Leopoldo, sino
all'Unità d'Italia del 1861. Il borgo è adagiato a metà tra i
Monti Pisani e il fiume Arno ed è caratterizzato dal tipico paesaggio
toscano che assieme alla caratteristica medievale ne fanno un luogo
ideale da visitare e viverci. L'economia principale è legata
a centri di produzione di ceramica, meccanici (legati
all'indotto
Piaggio) e di imbottigliamento di acqua minerale. Numerosi sono gli artigiani del legno (mobili e cucine) che,
soprattutto negli ultimi anni, hanno rivolto la loro
attività verso le produzioni legate alla cantieristica
navale, presente nelle vicine Pisa e Viareggio. La produzione agricola è rivolta soprattutto
verso la produzione di olio di oliva ed alle colture
cerealicole. Il turismo è favorito per la caratteristica
medievale del borgo, per la bellezza del luogo e per gli eventi e sagre
locali organizzate ogni anno per i residenti ed oltre....
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Informazioni utili |
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Municipio: Via del Pretorio,1
56010-Vicopisano (PI)
Telefono: 050.796511
Fax: 050.796540
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Il Santo Patrono: |
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Orario dei Bus / Meteo / Mappa |
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| C.F./P.Iva | 00230610503 |
| Codice ISTAT: | 050038 |
| Codice catasto: | L850 |
| Musei e Biblioteche | QUI |
| Cinema e Teatro | QUI |
| Superficie: | 24,92 Kmq |
| Altezza s.l.m. | 12 m |
| Latitudine: | 43°41'57,2'' |
| Longitudine: | 10°34'37,12'' |
| Prefisso telefonico: | 050 |
| C.A.P. | 56010 |
| CI sismica | Zona 3 (sismicità medio bassa) |
Vicopisano: la città delle torri tra l'Arno e il Monte PisanoTra la pianura dell'Arno e le pendici del Monte Pisano sorge Vicopisano, uno dei borghi fortificati più affascinanti della Toscana occidentale. La sua storia è scritta soprattutto nella pietra. Torri. Case-torri. Mura. Palazzi medievali. Vicoli. Una Rocca progettata da Filippo Brunelleschi. Ma Vicopisano non è soltanto il suo castello. Il territorio comunale si allunga tra il fiume e la montagna e comprende comunità che per secoli hanno sviluppato attività e identità differenti: San Giovanni alla Vena, Uliveto Terme, Lugnano, Caprona, Cucigliana, oltre ai nuclei di Cevoli, Guerrazzi e Noce. Per comprendere Vicopisano bisogna quindi partire dalla sua geografia. Da una parte il Monte Pisano. Dall'altra l'Arno. Nel mezzo, per secoli, strade, cave, oliveti, fornaci, approdi e fortificazioni. È proprio l'incontro tra monte e fiume ad aver costruito la storia del Comune.Tra monte e fiumeIl territorio comunale è compreso tra il corso dell'Arno e le pendici del Monte Pisano. Questa posizione offriva risorse molto differenti. Dal monte provenivano pietra, legname, prodotti del bosco e olive. Il fiume rappresentava invece una grande via di comunicazione. Prima delle ferrovie e delle moderne strade, trasportare merci sull'acqua poteva essere molto più semplice che farlo via terra. Per questo l'Arno fu per secoli un collegamento fondamentale con Pisa, Firenze e, attraverso il sistema fluviale e portuale, con Livorno. Generazioni di abitanti delle frazioni vicopisanesi lavorarono come pescatori e soprattutto come navicellai, addetti al trasporto fluviale.Un paesaggio diverso da quello attualePer capire il Medioevo bisogna però dimenticare per un momento la geografia contemporanea. Il sistema idrografico del Valdarno inferiore era differente. Prima dei grandi interventi idraulici dell'età medicea, l'Arno aveva un andamento diverso nell'area compresa tra Calcinaia e Bientina. Vicopisano si trovava quindi in una posizione ancora più strettamente legata alle vie d'acqua e al confine tra il territorio pisano e quello lucchese. Questo spiega perché un borgo relativamente piccolo possedesse tante torri. Vicopisano non era semplicemente un paese. Era una fortezza territoriale.Prima del MedioevoLa frequentazione del territorio è molto più antica. Le testimonianze archeologiche e la storia degli insediamenti di località come Caprona, Lugnano e Cucigliana rimandano anche alle fasi etrusca e romana. La posizione favoriva infatti gli insediamenti. Acqua. Terre coltivabili. Pendici collinari. Vie naturali di comunicazione. La successiva rete medievale di villaggi e castelli non nacque quindi in uno spazio vuoto, ma in un territorio utilizzato da secoli.VicoIl nome stesso di Vicopisano conserva probabilmente la memoria di un antico vicus, termine latino utilizzato per indicare un insediamento o un piccolo centro abitato. Nel corso del Medioevo il luogo sarebbe diventato sempre più strettamente legato a Pisa. Da qui l'identità di Vico Pisano, poi Vicopisano. Ma fu soprattutto la sua posizione strategica a determinarne la fortuna.Una sentinella di PisaNel Medioevo Pisa era una delle grandi potenze del Mediterraneo. Il controllo della città non dipendeva soltanto dalle mura urbane. Bisognava difendere anche il territorio circostante. Le strade. I fiumi. Gli accessi dalla Lucchesia. Le vie verso Firenze. Vicopisano occupava uno dei punti chiave di questo sistema. Dal borgo era possibile controllare una porzione fondamentale del Valdarno e delle vie commerciali fluviali. Per questo la Repubblica di Pisa dedicò particolare attenzione alle sue fortificazioni, soprattutto dal XIII secolo.La città delle torriIl centro storico conserva ancora oggi un'impressionante concentrazione di architetture medievali. La Torre dell'Orologio. Le torri delle Quattro Porte. Le torri dei Seretti. Dei Malanima. Le Torri Gemelle. La torre di Pietraia. Case-torri. Mura. Palazzi. La Rocca. Non tutte queste strutture avevano esattamente la stessa funzione. Alcune erano direttamente legate alla difesa. Altre appartenevano a famiglie importanti. La torre era infatti anche simbolo di prestigio. Più una famiglia era potente, più poteva rendere visibile il proprio ruolo attraverso l'architettura.Le case-torriLe case-torri erano edifici verticali. Spazi relativamente stretti. Muri robusti. Pochi accessi ai livelli inferiori. Piani sovrapposti. Non erano semplicemente fortezze private. Erano anche abitazioni. Il loro aspetto raccontava una società nella quale ricchezza, sicurezza e prestigio familiare erano strettamente collegati. Camminando oggi per Vicopisano è ancora possibile leggere questa struttura urbana.La Torre dell'OrologioTra le più spettacolari emerge la Torre dell'Orologio. È particolarmente interessante perché conserva la serie delle mensole che un tempo sostenevano uno sporto ligneo nella parte superiore. Nel corso dei secoli la torre venne riutilizzata anche come torre campanaria. È un esempio perfetto di come gli edifici medievali abbiano cambiato funzione. Prima elemento di un sistema fortificato e residenziale. Poi riferimento civico. Infine monumento.Una città verticaleNel Medioevo Vicopisano doveva apparire molto diversa da un normale borgo rurale. Le torri creavano un profilo verticale. Dalla pianura il castello doveva risultare immediatamente riconoscibile. Quella verticalità aveva anche un significato psicologico. Una città piena di torri comunicava forza. Entrare a Vicopisano significava entrare in uno spazio controllato.Pisa contro LuccaPer secoli il principale pericolo provenne dalla vicina Lucca. Il Monte Pisano non rappresentava una barriera assoluta. Passi e vallate permettevano agli eserciti di attraversarlo. Vicopisano e gli altri castelli del lungomonte costituivano quindi una cintura difensiva. Il borgo riuscì a resistere a diversi attacchi lucchesi. Ma nel Trecento e all'inizio del Quattrocento gli equilibri della Toscana stavano cambiando. Una terza potenza avanzava verso occidente. Firenze.Firenze verso PisaTra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento Firenze cercò progressivamente di estendere il proprio controllo sul territorio pisano. Vicopisano rappresentava un ostacolo importante. Conquistarlo significava aprire una strada decisiva verso Pisa. Il castello venne quindi assediato. La resistenza fu lunga.Il 1406Il 16 luglio 1406, dopo mesi di assedio, Vicopisano cadde nelle mani dell'esercito fiorentino. La conquista avvenne nello stesso anno in cui Firenze avrebbe definitivamente sottomesso Pisa. Per molti castelli una sconfitta di questo tipo significava la distruzione delle fortificazioni. A Vicopisano accadde l'opposto. I Fiorentini compresero immediatamente il valore strategico del luogo. Il castello doveva essere rafforzato.Una fortezza per FirenzeVicopisano era stato costruito per difendere Pisa. Adesso avrebbe dovuto servire a controllarla. È uno dei paradossi più interessanti della sua storia. Le stesse mura che avevano cercato di fermare Firenze diventavano parte del sistema militare fiorentino. Per realizzare una fortezza moderna e difficilmente espugnabile venne chiamato uno degli uomini più straordinari del Rinascimento. Filippo Brunelleschi.BrunelleschiQuando pensiamo a Brunelleschi pensiamo quasi inevitabilmente alla cupola di Santa Maria del Fiore. Ma Brunelleschi fu anche ingegnere. Matematico. Studioso di geometria. Inventore di macchine. Esperto di architettura militare. A Vicopisano ebbe la possibilità di applicare la propria intelligenza a un problema completamente differente: come trasformare un castello medievale in una fortezza capace di resistere a un nuovo assedio.Il progetto del 1435Nel 1435 Brunelleschi presentò il proprio progetto. Il modello in legno e creta destò grande interesse presso la commissione governativa fiorentina; secondo la documentazione comunale, tra coloro che parteciparono alla valutazione figurava anche il giovane Francesco Sforza, futuro duca di Milano. La proposta venne approvata. I lavori iniziarono rapidamente. Per realizzare la nuova fortificazione fu necessario modificare profondamente la sommità del colle.Demolire per fortificareUna parte degli edifici esistenti nell'area destinata alla Rocca venne demolita. Chiese. Palazzi. Strutture del precedente castello. Il nuovo sistema militare richiedeva spazio e geometria. Il Medioevo veniva letteralmente tagliato e ricomposto dal progetto rinascimentale. È proprio questo incontro tra strutture precedenti e nuova progettazione a rendere la Rocca così interessante.La Rocca del BrunelleschiLa Rocca del Brunelleschi è oggi il simbolo di Vicopisano. Il complesso sfrutta strutture preesistenti ma le inserisce in un sistema difensivo estremamente razionale. La geometria diventa uno strumento militare. Torri. Mura. Percorsi protetti. Punti di osservazione. Collegamenti. Ogni elemento deve contribuire alla difesa.La Torre del SoccorsoUno degli elementi più ingegnosi è la Torre del Soccorso con il relativo camminamento. La sua funzione era fondamentale. In caso di assedio la guarnigione non doveva rimanere completamente isolata. Era necessario mantenere un collegamento protetto con l'esterno e con le vie di rifornimento. La fortezza non era quindi pensata soltanto per respingere un attacco. Era progettata per sopravvivere all'assedio.Il camminamentoIl sistema della Torre del Soccorso permette ancora oggi di comprendere la logica militare brunelleschiana. Non si tratta semplicemente di una bella architettura. È una macchina. Ogni passaggio ha una funzione. Ogni muro indirizza il movimento. Ogni apertura controlla uno spazio. Visitare la Rocca significa quasi entrare nel ragionamento dell'architetto.Geometria come armaLa grande innovazione di Brunelleschi non consiste necessariamente nell'inventare ogni singolo elemento difensivo. Molte soluzioni appartenevano alla tradizione militare medievale. La forza del progetto sta nella capacità di organizzarle attraverso una rigorosa logica geometrica e proporzionale. La stessa mente che utilizza geometria e proporzioni nell'architettura rinascimentale le applica qui alla guerra.Il Palazzo PretorioAccanto alla Rocca si trova il Palazzo Pretorio. L'edificio racconta un'altra faccia del potere. Non quella militare. Quella amministrativa e giudiziaria. Con il dominio fiorentino Vicopisano divenne infatti sede di un importante vicariato. Il castello che aveva difeso Pisa diventava così un centro dal quale Firenze amministrava una parte del territorio conquistato.Le Carceri VicarialiAll'interno del complesso sono visitabili anche le Carceri Vicariali. Sono ambienti particolarmente suggestivi perché permettono di entrare nella dimensione quotidiana della giustizia premoderna. Il Palazzo Pretorio non era soltanto un luogo dove si scrivevano documenti. Qui venivano prese decisioni che incidevano direttamente sulla vita delle persone. Processi. Condanne. Detenzione. Amministrazione.L'Archivio StoricoIl complesso conserva anche l'Archivio Storico. È forse meno spettacolare di una torre, ma altrettanto importante. Le mura raccontano il potere attraverso l'architettura. Gli archivi lo raccontano attraverso la carta. Delibere. Processi. Contratti. Lettere. Amministrazione. Sono documenti che permettono di ricostruire la vita quotidiana del territorio molto meglio delle sole cronache militari.San Michele alla VerrucaNel Palazzo Pretorio è presente anche un'esposizione permanente di reperti provenienti da San Michele alla Verruca. Questo collegamento porta il racconto fuori dalle mura. Verso il Monte Pisano. Sulle alture si trovavano infatti altri luoghi strategici e religiosi che partecipavano allo stesso sistema territoriale. La Verruca, con la sua posizione dominante, è uno dei luoghi simbolici del Monte Pisano medievale.La Pieve di Santa MariaTra gli edifici religiosi medievali sopravvissuti nel capoluogo assume particolare importanza la Pieve di Santa Maria. Il centro storico possedeva in passato più edifici ecclesiastici, ma le trasformazioni militari e urbane ne provocarono la scomparsa di diversi. La Pieve rimane quindi una testimonianza preziosa della Vicopisano religiosa accanto a quella delle torri e della Rocca.Il borgo dopo la conquistaCon il consolidamento del dominio fiorentino e con il mutare delle tecniche militari, Vicopisano perse progressivamente la centralità strategica che aveva posseduto. Ma non scomparve. Cambiò funzione. Le grandi famiglie continuarono a investire nel territorio. A partire dal Cinquecento le campagne del lungomonte divennero anche luoghi di residenza. Sorsero e si ampliarono ville. Poderi. Fattorie. Il territorio militare diventava progressivamente territorio agricolo e residenziale.Le villeLe ville storiche sparse nelle frazioni raccontano proprio questa trasformazione. Le famiglie aristocratiche pisane e toscane non avevano più bisogno di costruire torri per difendersi. Potevano costruire residenze. Giardini. Corti. Fattorie. L'architettura del potere cambia. Nel Medioevo guarda verso l'alto. Nell'età moderna si apre verso la campagna.L'ArnoMentre diminuiva l'importanza militare, rimaneva fondamentale quella economica dell'Arno. Il fiume era una vera autostrada d'acqua. Merci pesanti potevano essere trasportate sui navicelli. Pietra. Legname. Ceramiche. Prodotti agricoli. Materiali provenienti dalle cave. Il fiume collegava le comunità vicopisanesi con mercati molto più vasti.I navicellaiIl mestiere del navicellaio caratterizzò per generazioni le comunità del lungomonte. Non era un lavoro semplice. Bisognava conoscere il fiume. Le correnti. I livelli dell'acqua. Gli approdi. Le merci. Le condizioni meteorologiche. La navigazione fluviale era un mestiere specializzato. Oggi l'Arno può sembrare quasi un confine geografico. Per secoli fu invece una strada.San Giovanni alla VenaTra le frazioni più importanti troviamo San Giovanni alla Vena. Il paese si sviluppa lungo il piede del Monte Pisano e conserva una forte identità artigianale. Per secoli la popolazione lavorò sfruttando contemporaneamente le risorse della montagna e la vicinanza dell'Arno. Tra le attività caratteristiche comparivano la ceramica, le cave e la navigazione fluviale.La ceramicaLa lavorazione della ceramica è una delle tradizioni più interessanti del territorio vicarese. Le fonti regionali ricordano una presenza documentata almeno dal XVI secolo, anche se la disponibilità di argille e la tradizione artigianale possono avere origini precedenti. L'argilla grezza viene localmente ricordata anche con il termine “mota”. Da questa materia apparentemente povera nascevano oggetti destinati alla vita quotidiana. Recipienti. Pentole. Brocche. Contenitori.Terra, acqua e fuocoLa ceramica riassume perfettamente il territorio. Serve la terra. Serve l'acqua. Serve il fuoco. Serve il lavoro umano. E serve una via per vendere il prodotto. L'Arno offriva quest'ultima possibilità. Una bottega del lungomonte poteva quindi produrre localmente e raggiungere mercati lontani attraverso il fiume.LugnanoLugnano possiede una storia autonoma molto antica. Insieme a Noce costituì per secoli una comunità distinta e rimase amministrativamente indipendente fino alle riforme leopoldine del 1776, quando entrò nella nuova Comunità di Vicopisano insieme agli altri centri del territorio. Questo aiuta a capire perché ancora oggi le frazioni mantengano identità tanto forti. Non erano semplici quartieri periferici. Erano vere comunità storiche.NoceIl piccolo borgo di Noce è documentato almeno dal 970. Nel corso del tempo fu legato a importanti famiglie pisane come i Del Mosca e i Lanfreducci, che vi possedevano edifici residenziali e agricoli. Qui si trova la piccola Chiesa di San Domenico, datata 1639, e soprattutto il complesso legato alla Villa Lanfreducci-Upezzinghi, di probabile origine quattrocentesca ma profondamente rinnovato nel Seicento. Noce permette quindi di vedere chiaramente il passaggio dal Medioevo alla civiltà delle ville e delle fattorie.Verso la VerrucaDa Noce si può inoltre salire verso le pendici della Verruca. Il paesaggio cambia progressivamente. Olivi. Cipressi. Pini. Muretti a secco. Poi terreni sempre più rocciosi. Le sistemazioni tradizionali dei versanti mostrano quanto lavoro fosse necessario per coltivare l'olivo sul Monte Pisano.CuciglianaCucigliana è documentata già nell'876, quando faceva parte di una curtis, cioè una grande organizzazione fondiaria altomedievale appartenente al vescovo di Pisa. Anche qui le attività tradizionali furono strettamente collegate alla geografia. Navigazione sull'Arno. Ceramica. Agricoltura. Il paese conserva inoltre la Chiesa di Sant'Andrea Apostolo, documentata dall'XI secolo, anche se profondamente trasformata nel corso del tempo.Il campanile di CuciglianaLa storia della chiesa è particolarmente interessante perché il precedente edificio subì i danni provocati dalle piene dell'Arno. La chiesa venne ricostruita in posizione differente, mentre il campanile conserva alla base strutture medievali. È un dettaglio che racconta il rapporto ambiguo con il fiume. L'Arno portava ricchezza. Ma poteva anche distruggere.L'acqua come risorsa e minacciaPer tutte le comunità della pianura toscana l'acqua possedeva questa doppia natura. Trasporto. Pesca. Irrigazione. Energia. Ma anche alluvioni. Erosione. Distruzione. Il paesaggio del Valdarno è il risultato di secoli di tentativi di convivere con il fiume.Uliveto TermeTra il Monte Pisano e l'Arno si trova Uliveto Terme. Già il nome racconta le due anime del luogo. Gli olivi. E le acque. La frazione è inserita in un paesaggio caratterizzato da pareti calcaree, cave e grotte naturali. La presenza di acque minerali ha reso il nome di Uliveto conosciuto ben oltre il territorio pisano.Le acque di UlivetoLe sorgenti sono legate alla particolare struttura geologica del Monte Pisano. L'acqua attraversa in profondità le rocce e riemerge mineralizzata. Nel corso del tempo queste acque sono state utilizzate e valorizzate fino a diventare uno degli elementi identitari della frazione. È un altro esempio di come la geologia abbia determinato l'economia locale. A San Giovanni e Cucigliana l'argilla favoriva la ceramica. A Caprona e Uliveto il calcare favoriva le cave. A Uliveto l'acqua creava una risorsa ulteriore.Le caveLe cave di calcare hanno avuto un'importanza fondamentale. La pietra poteva essere utilizzata direttamente nell'edilizia oppure trasformata in calce. La vicinanza dell'Arno facilitava il trasporto. Uliveto e Caprona furono particolarmente legate a questa attività; in seguito lo sfruttamento delle cave interessò anche San Giovanni alla Vena. Ancora oggi le pareti scavate del Monte Pisano mostrano chiaramente l'impatto di questa lunga attività.CapronaPochi nomi del territorio evocano il Medioevo quanto Caprona. Il castello è documentato almeno dal 1051 e sorgeva probabilmente sul rilievo che domina l'abitato. Il luogo fu ripetutamente coinvolto nelle guerre tra Pisa e Firenze. E possiede un collegamento eccezionale con la storia della letteratura italiana. Dante Alighieri.Dante a CapronaNel 1289 le truppe della lega guelfa toscana assediarono il castello di Caprona, allora controllato da forze pisane. Dante, giovane cavaliere fiorentino, partecipava alla campagna militare. La resa degli assediati lasciò in lui un ricordo abbastanza forte da riemergere anni dopo nella Divina Commedia. Nell'Inferno, descrivendo la paura dei dannati davanti ai diavoli, Dante ricorda quella dei soldati usciti da Caprona dopo la resa. È uno dei rarissimi casi nei quali un piccolo borgo pisano entra direttamente nel grande poema dantesco.“Così vid'io già temer li fanti”Il riferimento compare nel canto XXI dell'Inferno. Dante paragona il timore dei dannati alla paura dei fanti usciti “patteggiati” da Caprona. Non serve trasformare questo episodio in leggenda. La sua forza sta proprio nella concretezza. Dante aveva visto uomini uscire da una fortezza sconfitta. Anni dopo utilizzò quel ricordo per descrivere la paura. Caprona entra così nella letteratura universale.La fine del castelloL'importanza militare di Caprona non durò per sempre. Nel 1433 i Fiorentini smantellarono il castello. Con la scomparsa della funzione strategica, l'economia si orientò sempre più verso attività differenti. Navigazione fluviale. Cave di calcare. Agricoltura. Il castello scompariva. Il paese continuava a vivere.La Torre degli UpezzinghiSul rilievo sopra Caprona sorge oggi la caratteristica Torre degli Upezzinghi. L'aspetto può trarre in inganno. Non è la torre medievale vista da Dante. È una costruzione ottocentesca realizzata in un luogo legato alla memoria dell'antico castello. È importante distinguere le due cose. La torre è diventata il simbolo visivo di Caprona. Ma il castello dantesco appartiene a una fase molto precedente.Santa GiuliaNelle campagne di Caprona sorge la Pieve di Santa Giulia. È documentata con certezza dal 1096, mentre le caratteristiche architettoniche rimandano a fasi ancora precedenti, collocabili tra IX e X secolo. La pieve rappresentava un riferimento religioso per il territorio rurale. È uno dei luoghi che permettono di andare oltre la storia militare di Caprona. Prima e dopo le guerre esisteva una comunità.Il Monte PisanoDietro tutti questi borghi si innalza il Monte Pisano. Non è soltanto uno sfondo. È una parte fondamentale della storia. Forniva pietra. Legname. Acqua. Pascoli. Castagne. Olive. E offriva percorsi attraverso i quali uomini ed eserciti potevano spostarsi tra Pisa e Lucca. Oggi quelle stesse montagne sono diventate territorio di escursioni.La VerrucaTra le mete più affascinanti troviamo la Verruca. La sua posizione elevata domina una vasta porzione della pianura pisana. Da lassù la geografia diventa evidente. Pisa. L'Arno. Il Valdarno. Il mare nelle giornate limpide. Non sorprende che il rilievo abbia avuto per secoli un'importanza strategica. La montagna era una gigantesca torre naturale.Camminare nella storiaOggi Vicopisano è uno dei punti di partenza per numerosi itinerari a piedi e in bicicletta sul Monte Pisano. Tra le destinazioni ricordate da Terre di Pisa figurano proprio la Verruca e il Monte Castellare. Camminare qui significa attraversare contemporaneamente paesaggio naturale e paesaggio storico. Un sentiero può seguire una vecchia mulattiera. Un muro a secco può raccontare un antico oliveto. Un rudere può ricordare una fortificazione.Gli oliviL'olivicoltura rappresenta uno degli elementi più caratteristici del territorio. Sulle pendici del Monte Pisano la coltivazione richiede terrazzamenti. I versanti vengono modellati. La terra viene trattenuta. Si costruiscono muri a secco. Ogni oliveto è quindi anche un'opera di ingegneria rurale.I “grotti”Nel territorio vengono tradizionalmente indicati come grotti alcuni dei muretti a secco che delimitano le balze coltivate a olivo. Sono strutture apparentemente semplici. In realtà svolgono funzioni fondamentali. Trattengono il terreno. Riducono l'erosione. Permettono di coltivare pendii altrimenti difficili. Regolano l'acqua. Il paesaggio dell'olio è quindi un paesaggio costruito pietra dopo pietra.L'olio dei Monti PisaniVicopisano fa parte della Strada dell'Olio dei Monti Pisani, insieme agli altri comuni legati a questo paesaggio olivicolo. L'olio prodotto nell'area può rientrare nella denominazione Toscano IGP – sottozona Monti Pisani. Tra le cultivar tradizionali figura il Frantoio, insieme ad altre varietà toscane presenti sul territorio. L'olio è quindi uno dei prodotti più adatti a raccontare il rapporto tra uomo e montagna.Raccolta e frangituraPer generazioni la raccolta delle olive rappresentò uno dei grandi appuntamenti dell'anno agricolo. Famiglie intere partecipavano. Le olive venivano raccolte. Portate al frantoio. Frante rapidamente. L'olio nuovo era alimento, condimento e riserva economica. Oggi la produzione è più moderna, ma la struttura del paesaggio continua a raccontare quel mondo.La cucinaLa gastronomia locale appartiene alla grande tradizione rurale pisana. Pane. Olio. Legumi. Verdure. Carni. Cacciagione. Prodotti del bosco. La cucina nasceva soprattutto da ciò che il territorio metteva a disposizione. L'olio era il filo conduttore. Non semplicemente un condimento. Una delle principali ricchezze della casa.Le ville e la campagnaCon la fine delle grandi guerre medievali, il territorio del lungomonte divenne sempre più apprezzato dalle famiglie pisane per le proprietà agricole e le residenze. Dal Cinquecento si sviluppò un paesaggio di ville e fattorie. Questo cambiamento può essere letto quasi come una seconda fondazione del territorio. Prima dominavano torri e castelli. Poi ville e poderi.Le riforme di Pietro LeopoldoNel 1776 le riforme amministrative leopoldine riorganizzarono il territorio. Vicopisano divenne centro di una nuova comunità nella quale confluirono numerosi comunelli e località precedentemente dotati di una maggiore autonomia, tra cui Lugnano e Noce, Cucigliana, San Giovanni alla Vena, Uliveto e Caprona. È un passaggio importante. Il Comune contemporaneo comincia progressivamente ad assumere una forma più riconoscibile.Le frazioni come comunitàAncora oggi, però, le frazioni conservano una fortissima identità. Il Comune stesso sottolinea come non possano essere considerate semplici suddivisioni amministrative. Le diverse attività economiche sviluppate nei secoli hanno creato comunità con interessi e tradizioni specifiche. Caprona non è San Giovanni. Uliveto non è Lugnano. Cucigliana non è Vicopisano. Ogni luogo possiede la propria storia.Un'economia diversificataQuesta varietà nasce dalla geografia. Dove c'era argilla: ceramica. Dove c'era calcare: cave. Dove passava il fiume: navicellai. Dove il versante lo permetteva: olivi. Dove esistevano sorgenti: acque minerali. È un esempio quasi perfetto di economia costruita sulle risorse locali.Il NovecentoNel Novecento tutto questo sistema cominciò a trasformarsi. La navigazione commerciale sull'Arno perse progressivamente importanza. La mezzadria scomparve. Le cave si industrializzarono. La ceramica tradizionale dovette confrontarsi con la produzione moderna. Molti abitanti trovarono lavoro nelle nuove industrie della pianura. A partire dagli anni Sessanta anche il territorio vicarese conobbe uno sviluppo manifatturiero, legato in particolare al settore del mobile.Dal navicello al camionIl cambiamento può essere riassunto con un'immagine. Per secoli le merci viaggiavano sull'Arno. Poi arrivarono strade moderne e camion. Il fiume perse la propria funzione economica centrale. I paesi continuarono a trovarsi nello stesso luogo. Ma la geografia dei commerci cambiò completamente. Un antico approdo poteva diventare irrilevante. Una strada periferica poteva diventare fondamentale.La memoria artigianaleAlcune tradizioni sono però sopravvissute. La lavorazione della terracotta continua a essere mantenuta viva da laboratori artigianali e Vicopisano viene valorizzata anche come territorio legato storicamente alla ceramica. È un patrimonio importante perché racconta il lavoro quotidiano. Non soltanto i grandi architetti. Non soltanto Brunelleschi. Anche vasai, cavatori, navicellai, contadini e scalpellini hanno costruito Vicopisano.La Festa MedievaleOgni anno il borgo rievoca il proprio passato attraverso la Festa Medievale. Il centro storico offre uno scenario particolarmente adatto. Torri. Vicoli. Palazzi. Mura. La manifestazione non deve naturalmente essere confusa con una ricostruzione perfetta della vita medievale, ma rappresenta un importante strumento di divulgazione e partecipazione della comunità.Il borgo come scenografiaA Vicopisano una rievocazione medievale possiede un vantaggio enorme. Non ha bisogno di inventare lo scenario. È già lì. Una torre autentica non è una scenografia. Un vicolo medievale non è una decorazione. Il Palazzo Pretorio non è una ricostruzione. Il patrimonio reale rende l'esperienza molto più forte.Un centro storico straordinariamente unitarioÈ forse questo uno degli aspetti più belli di Vicopisano. Non esiste soltanto una Rocca famosa circondata da edifici anonimi. L'intero tessuto urbano conserva una notevole coerenza. Torri, case, vicoli e palazzi dialogano tra loro. Il monumento non è isolato. È inserito nel paese. Per questo Vicopisano va visitata lentamente.Una visita idealeLa visita dovrebbe iniziare dal centro storico basso. Bisogna osservare le case-torri. Seguire i vicoli. Cercare le torri. Raggiungere il Palazzo Pretorio. Visitare le Carceri Vicariali. Poi salire verso la Rocca del Brunelleschi. Attraversare il sistema della Torre del Soccorso. Guardare la pianura dall'alto. Solo allora la storia diventa evidente.Guardare dalla RoccaDalla parte alta del borgo si comprende la geografia. Il Monte Pisano alle spalle. La pianura davanti. L'Arno. Le vie verso Pisa. Le frazioni. Caprona. Il lungomonte. È la stessa geografia che Brunelleschi doveva studiare quando progettava la fortezza. Il paesaggio diventa parte del monumento.Il secondo giornoPer conoscere davvero il Comune, però, un solo giorno nel capoluogo non basta. Bisogna seguire la Via Vicarese. San Giovanni alla Vena. Cucigliana. Lugnano. Noce. Uliveto Terme. Caprona. Ogni tappa aggiunge un capitolo.A San Giovanni: gli artigianiSan Giovanni alla Vena permette di raccontare la ceramica e il rapporto con il Monte Pisano. Qui la storia non è soltanto quella delle famiglie nobili. È soprattutto quella delle mani. Argilla lavorata. Forni. Cave. Barche. Un patrimonio del lavoro.A Uliveto: acqua e pietraUliveto racconta invece la geologia. Calcare. Grotte. Cave. Sorgenti. Acque minerali. La montagna diventa risorsa economica in modi completamente differenti. Prima viene scavata. Poi attraversata dall'acqua.A Caprona: DanteCaprona porta direttamente alla grande storia letteraria. Il castello medievale non esiste più. Ma il nome è rimasto immortale grazie a Dante. È un esempio straordinario del potere della letteratura. Una fortezza può scomparire. Un verso può conservarne la memoria per sette secoli.A Noce: le villeNoce racconta il passaggio dall'età dei castelli a quella delle grandi proprietà rurali. Villa. Corte. Oliveti. Edifici agricoli. La campagna diventa luogo di produzione ma anche di rappresentanza.Sul Monte PisanoInfine bisogna salire. Seguire i sentieri. Attraversare gli oliveti. Osservare i grotti. Raggiungere punti panoramici. Camminare verso la Verruca. Solo dalla montagna si comprende pienamente la posizione di Vicopisano.Una fortezza tra due mondiVicopisano vive infatti tra due mondi. La pianura dell'Arno. E il Monte Pisano. La pianura guarda verso Pisa, Firenze e il mare. La montagna guarda verso Lucca. Per secoli il borgo ha controllato il punto di contatto tra questi sistemi. È questa la vera ragione della sua importanza.Pisa, Firenze e BrunelleschiLa storia del borgo può essere riassunta anche attraverso tre nomi. Pisa lo fortifica. Firenze lo conquista. Brunelleschi lo trasforma. La Rocca è il risultato materiale di questa successione. Una fortezza fiorentina costruita sopra un castello pisano.Dante e BrunelleschiIl territorio comunale possiede inoltre un'accoppiata culturale eccezionale. A Caprona compare Dante. A Vicopisano compare Brunelleschi. Uno dei massimi poeti europei. Uno dei massimi architetti del Rinascimento. Entrambi sono legati a questo piccolo territorio per ragioni militari. Dante come soldato. Brunelleschi come ingegnere. La guerra ha lasciato qui anche cultura.Dal castello all'olioMa fermarsi al Medioevo sarebbe un errore. Vicopisano è anche il risultato del lavoro agricolo. Gli oliveti. I terrazzamenti. Le ville. I poderi. L'olio. La montagna coltivata. La storia non finisce quando le torri perdono la loro funzione militare. Semplicemente cambia protagonista.Dal fiume alla ceramicaLo stesso vale per l'Arno. Il fiume non era soltanto un elemento geografico. Era economia. Trasportava ceramica e pietra. Creava mestieri. Metteva in relazione piccoli borghi con grandi città. Vicopisano era molto meno isolata nel Seicento di quanto potremmo immaginare. L'Arno la collegava al mondo.Un museo diffusoOggi tutto il Comune può essere letto come un museo diffuso. La Rocca racconta l'architettura militare. Palazzo Pretorio racconta l'amministrazione. Le torri raccontano le famiglie medievali. Caprona racconta Dante. San Giovanni racconta la ceramica. Uliveto racconta acqua e calcare. Noce racconta le ville. Il Monte Pisano racconta l'olio. L'Arno racconta i navicellai.Vicopisano oggiVicopisano ha quindi un'identità molto più complessa di quella di semplice “borgo medievale”. È certamente uno dei centri fortificati più interessanti della provincia di Pisa. Ma è anche un territorio agricolo. Artigianale. Fluviale. Montano. Industriale. Termale. Ogni epoca ha utilizzato le risorse disponibili in modo differente.Una Toscana di pietra e acquaSe dovessimo scegliere due elementi per rappresentare Vicopisano potremmo scegliere: la pietra e l'acqua. La pietra delle torri. La pietra delle cave. La pietra dei muretti a secco. La pietra della Rocca. L'acqua dell'Arno. L'acqua delle sorgenti. L'acqua che trasportava i navicelli. L'acqua che talvolta invadeva i paesi. Tra questi due elementi si è sviluppata la storia.La città di BrunelleschiLa Rocca rimane naturalmente il simbolo più potente. Perché è un edificio straordinario. Ma soprattutto perché racconta un momento decisivo. Il passaggio dal mondo comunale pisano allo Stato territoriale fiorentino. Il passaggio dal castello medievale alla nuova ingegneria militare rinascimentale. Il passaggio dalla guerra combattuta tra torri alla guerra progettata attraverso geometria e tecnica.Vicopisano, una fortezza diventata paesaggioOggi nessuno guarda la Rocca temendo l'arrivo di un esercito. Le torri non comunicano più segnali. I navicelli non trasportano merci lungo l'Arno. Le cave non rappresentano più l'unico futuro economico delle frazioni. Eppure tutti questi elementi continuano a essere leggibili. È questa la forza di Vicopisano. Il passato non è concentrato in un museo. È distribuito nel paesaggio. Vicopisano è una città fortificata che continua a raccontare il Medioevo attraverso le proprie torri, ma è anche molto di più: è il luogo nel quale Brunelleschi trasformò la geometria in un'arma, dove il ricordo di Dante sopravvive a Caprona, dove generazioni di navicellai percorsero l'Arno, dove ceramisti lavorarono la “mota”, cavatori aprirono il Monte Pisano e contadini costruirono pietra dopo pietra i terrazzamenti degli olivi. Tra la Rocca e il fiume, tra le torri e gli oliveti, Vicopisano conserva ancora oggi la forma di una storia lunga più di mille anni. |