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Colli di Capricchia: storia, cultura e tradizioni di un borgo rurale della GarfagnanaColli di Capricchia è una piccola frazione del Comune di Careggine , in provincia di Lucca, immersa nel paesaggio montano dell'Alta Garfagnana. Il paese sorge in una posizione aperta e soleggiata, sopra un ampio ripiano erboso dal quale lo sguardo raggiunge le montagne e, in lontananza, il gruppo delle Panie. Colli di Capricchia è formato principalmente da due piccoli nuclei, tradizionalmente conosciuti come Colli di Sopra e Colli di Sotto , separati da un breve tratto di strada. Case in pietra, vecchie capanne, cortili rurali, maestà in marmo e antichi sentieri raccontano ancora oggi una comunità che per secoli ha vissuto soprattutto di agricoltura, castagne e pastorizia . È proprio questa dimensione rurale a rappresentare il carattere più autentico di Colli di Capricchia.Le origini di Colli di CapricchiaRicostruire con precisione le origini del paese non è semplice. Una parte importante dell'antica documentazione del Comune di Careggine andò infatti perduta durante la Seconda guerra mondiale , quando l'archivio storico comunale venne distrutto. Le testimonianze rimaste negli archivi ecclesiastici permettono però di seguire la presenza delle famiglie che abitavano questa zona almeno a partire dall'inizio del Seicento. Nei registri della chiesa di Capricchia compaiono infatti già nel 1614 persone indicate come provenienti “dei Colli”. Il paese aveva quindi già assunto una propria identità territoriale all'inizio del XVII secolo.Colli e CapricchiaLa storia di Colli è strettamente collegata a quella della vicina Capricchia . Capricchia costituiva il principale centro religioso della zona e la sua chiesa serviva anche le piccole comunità sparse sulle montagne circostanti. Colli, Coste, Iapori, Mezzana, Porreta e altri piccoli nuclei facevano parte di un territorio formato non da un unico grande paese, ma da numerosi insediamenti distribuiti tra campi, boschi e pascoli. Per gli abitanti di Colli la chiesa di Capricchia rappresentava quindi uno dei principali punti di riferimento della vita comunitaria. Battesimi, matrimoni, funerali e feste religiose venivano registrati nei libri parrocchiali di Capricchia.La chiesa di Sant'Antonio Abate a CapricchiaLa parrocchia di riferimento è dedicata a Sant'Antonio Abate , santo tradizionalmente legato al mondo agricolo e alla protezione degli animali. Una testimonianza scolpita sulla chiesa di Capricchia porta la data 1608 , mentre l'edificio attuale venne costruito all'inizio dell'Ottocento e successivamente ampliato. La scelta di Sant'Antonio come patrono assume un significato particolare in un territorio nel quale l'allevamento rappresentò per secoli una delle principali attività economiche. La festa del santo, celebrata il 17 gennaio , cade inoltre in pieno inverno, quando gli animali venivano custoditi nelle stalle e costituivano una delle risorse più preziose per le famiglie.Un paese di contadini e pastoriPer comprendere Colli di Capricchia bisogna immaginare un paesaggio molto diverso da quello attuale. Oggi il bosco occupa ampie superfici, ma in passato intorno alle abitazioni si estendevano campi, prati e pascoli . Ogni terreno sufficientemente fertile veniva utilizzato. Le famiglie coltivavano cereali, patate e altri prodotti destinati soprattutto al consumo domestico. I prati fornivano il fieno necessario per alimentare gli animali durante l'inverno, mentre le zone più alte venivano utilizzate per il pascolo. Agricoltura e allevamento erano strettamente collegati e permettevano alle famiglie di raggiungere un difficile equilibrio di autosufficienza.Le capanne in pietraUna delle testimonianze più caratteristiche dell'antica economia rurale è rappresentata dalle numerose capanne in pietra presenti intorno al paese. Questi piccoli edifici avevano funzioni indispensabili. Potevano servire come ricovero per gli animali, deposito per il fieno, legnaia oppure spazio nel quale conservare gli attrezzi agricoli. La loro presenza racconta immediatamente la natura contadina del borgo. Anche alcuni cortili situati davanti alle abitazioni venivano utilizzati per le attività agricole e per l'essiccazione dei prodotti raccolti nei campi. Il paese stesso era quindi parte integrante del sistema produttivo.Le case e i portali in pietraIl nucleo storico conserva interessanti esempi di architettura rurale garfagnina . Le stradine seguono l'andamento naturale della collina e attraversano piccoli passaggi, archi e gruppi di abitazioni. Le costruzioni più antiche utilizzano soprattutto pietra e legno, materiali disponibili direttamente sul territorio. Alcuni edifici conservano elementi particolarmente interessanti. Tra questi è ricordato un portale in arenaria datato 1834 , testimonianza dell'edilizia ottocentesca del paese. In alcune vecchie costruzioni erano presenti anche coperture realizzate con lastre di pietra, tipiche dell'architettura montana.La piccola chiesa dei ColliColli possiede anche un piccolo edificio religioso legato direttamente alla comunità del paese. La chiesetta, caratterizzata da un semplice campanile a vela , rappresenta uno dei luoghi più riconoscibili del borgo. La tradizione locale collega l'edificio alla devozione verso la Madonna delle Grazie e gli Angeli Custodi . Secondo memorie conservate dalla comunità, l'edificio avrebbe avuto in passato anche una funzione di accoglienza per i viandanti e i pellegrini che percorrevano le antiche vie della montagna. È un elemento particolarmente suggestivo, perché Colli si trovava lungo una rete di percorsi che collegava Careggine, Capricchia, Capanne e la valle della Turrite Secca.Le maestàLungo le vie del paese e nelle campagne circostanti si incontrano anche alcune maestà in marmo . Questi piccoli monumenti religiosi erano molto diffusi in Garfagnana. Venivano collocati agli incroci, lungo le mulattiere, vicino alle abitazioni o in punti considerati particolarmente importanti. Per contadini e pastori rappresentavano luoghi nei quali fermarsi per una breve preghiera durante il lavoro o durante uno spostamento. Le maestà sono quindi testimonianze di una religiosità profondamente inserita nella vita quotidiana.La civiltà del castagnoIl castagno fu una delle principali risorse degli abitanti di Colli di Capricchia. Durante l'autunno intere famiglie erano impegnate nella raccolta delle castagne. I frutti venivano successivamente essiccati nei metati e portati ai mulini per essere trasformati in farina. La farina di castagne poteva essere conservata per molti mesi ed era utilizzata per preparare numerosi piatti. In una società nella quale la disponibilità di grano era limitata, il castagno garantiva una riserva alimentare fondamentale. Per questo motivo in Garfagnana veniva chiamato anche “l'albero del pane�� .Il MaconeccioUna delle tradizioni più particolari di Colli di Capricchia era il Maconeccio . Si trattava di un'usanza celebrata nel mese di settembre, poco prima dell'inizio della raccolta delle castagne. La sera gli abitanti accendevano grandi fuochi in diversi punti intorno al paese. I ragazzi percorrevano le vie facendo rumore con recipienti, pentole, coperchi e bastoni, mentre le fiamme illuminavano le colline circostanti. Tra i luoghi nei quali venivano preparati i falò sono ricordati il Col delle Capanne , le Mesoracce e altre località vicine al paese. Era una festa semplice, ma fortemente comunitaria.Una tradizione particolare della GarfagnanaIl Maconeccio è particolarmente interessante perché alcune fonti storiche attribuirono erroneamente questa usanza ad altre località del territorio. Le testimonianze raccolte dagli abitanti indicano invece Colli di Capricchia come il luogo nel quale la tradizione veniva realmente praticata. Ancora negli anni Cinquanta del Novecento gli abitanti più giovani partecipavano alla festa facendo rumore con pentole e recipienti mentre gli adulti preparavano i falò. L'usanza è poi progressivamente scomparsa. La sua memoria costituisce però un'importante testimonianza del patrimonio immateriale del paese e del rapporto tra la comunità e il ciclo agricolo. Non è casuale che il Maconeccio si svolgesse proprio alla vigilia della raccolta delle castagne, uno dei momenti più importanti dell'anno per le famiglie della montagna.La transumanzaAnche la pastorizia ebbe un ruolo fondamentale nell'economia locale. Durante la bella stagione le zone montane intorno a Careggine offrivano pascoli particolarmente adatti alle greggi. La presenza dei pastori non riguardava soltanto gli abitanti del luogo. Nel corso dell'Ottocento arrivavano stagionalmente anche pastori provenienti da altre zone della Toscana, che conducevano gli animali verso gli alpeggi. La transumanza creava così una rete di rapporti che collegava la montagna garfagnina con territori anche molto lontani. Sentieri, pascoli e capanne erano parte di questo grande sistema economico stagionale.Le antiche mulattierePrima dell'arrivo delle automobili, Colli di Capricchia era collegato agli altri paesi attraverso sentieri e mulattiere . Una delle antiche vie proveniva dalla zona di Isola Santa e attraversava le montagne mettendo in comunicazione i diversi nuclei della valle con Careggine e Castelnuovo di Garfagnana. Questi percorsi erano le vere strade dell'epoca. Venivano utilizzati per raggiungere i mercati, trasportare prodotti agricoli, accompagnare gli animali e mantenere i rapporti con le comunità vicine. I muli permettevano di trasportare carichi lungo percorsi troppo stretti e ripidi per qualsiasi altro mezzo.Il collegamento con Capanne di CareggineColli era collegato anche alla zona di Capanne di Careggine , altro importante insediamento pastorale del territorio. Le vie che attraversavano questa parte della montagna costituivano una rete continua. Attraverso Capanne era possibile scendere verso la valle della Turrite Secca e Isola Santa oppure salire verso i pascoli più elevati. Il rapporto tra questi piccoli centri permette di comprendere come le comunità montane non fossero realmente isolate. Erano invece collegate da una fitta rete di percorsi oggi in parte nascosti dal bosco.L'arrivo della stradaPer secoli la situazione cambiò molto lentamente. Una trasformazione decisiva arrivò soltanto nel Novecento. Nel 1954 Colli di Capricchia venne finalmente raggiunto da una strada carrozzabile , che permise un collegamento più semplice con Careggine e Castelnuovo di Garfagnana. Successivamente venne realizzata anche la strada diretta verso la valle della Turrite Secca passando attraverso Capanne di Careggine. La costruzione delle nuove strade pose fine a secoli di spostamenti effettuati quasi esclusivamente lungo le mulattiere. Automobili e mezzi motorizzati modificarono radicalmente la vita quotidiana degli abitanti.L'emigrazioneL'arrivo delle strade non riuscì però a fermare un fenomeno iniziato già molto tempo prima: l' emigrazione . Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento numerosi abitanti delle montagne garfagnine lasciarono i propri paesi alla ricerca di migliori opportunità economiche. Anche da Colli partirono persone dirette verso luoghi molto lontani. Tra le destinazioni ricordate dalla memoria locale figurano la California e il Brasile . Partire significava spesso affrontare un viaggio senza sapere se sarebbe stato possibile tornare. L'emigrazione modificò profondamente la struttura delle famiglie e ridusse progressivamente la popolazione del paese.Il Novecento e lo spopolamentoNel secondo dopoguerra lo spopolamento aumentò ulteriormente. Le città e le zone industriali offrivano lavori meno duri e maggiori opportunità rispetto all'agricoltura di montagna. Molti campi furono progressivamente abbandonati. I prati tornarono a essere bosco e alcune vecchie abitazioni e capanne persero la loro funzione originaria. Questo processo ha modificato profondamente il paesaggio. Dove un tempo si trovavano terreni coltivati e spazi aperti, oggi si estendono spesso castagneti e vegetazione.Le sorgenti e l'acquaIl territorio intorno a Colli di Capricchia è particolarmente ricco di acqua e sorgenti naturali . Per una comunità rurale la presenza dell'acqua era essenziale. Serviva per le persone e gli animali, per irrigare i terreni e per numerose attività quotidiane. Le fonti rappresentavano quindi veri punti di riferimento nella geografia del paese. Ancora oggi l'abbondanza di acqua costituisce una delle caratteristiche ambientali di questa zona del Comune di Careggine.Il panorama verso le ApuaneUno degli aspetti più belli di Colli di Capricchia è la posizione panoramica. Il paese si trova su un'area aperta e soleggiata e offre scorci verso il paesaggio montano circostante. In lontananza emergono le forme delle Alpi Apuane e del gruppo delle Panie. Quello che oggi osserviamo soprattutto come panorama rappresentava in passato il territorio quotidiano degli abitanti. Boschi, prati e montagne erano luoghi di lavoro. Vi si raccoglieva legna, si conducevano gli animali al pascolo, si raccoglievano castagne e si percorrevano le vie dirette verso gli altri paesi.Colli di Capricchia oggiOggi Colli di Capricchia conserva l'atmosfera di un piccolo borgo rurale dell'Alta Garfagnana. Colli di Sopra e Colli di Sotto mantengono ancora edifici, passaggi e scorci capaci di raccontare la vita di una comunità profondamente legata alla montagna. Le vecchie capanne ricordano l'agricoltura e la pastorizia. I portali in pietra raccontano le famiglie che costruirono e ampliarono le proprie abitazioni. Le maestà testimoniano la religiosità popolare. Le mulattiere ricordano un'epoca nella quale ogni spostamento avveniva a piedi. E la memoria del Maconeccio , con i grandi falò accesi prima della raccolta delle castagne, conserva una delle tradizioni più originali del paese. Visitare Colli di Capricchia significa quindi conoscere una Garfagnana diversa da quella dei castelli e delle grandi chiese. È la Garfagnana dei contadini e dei pastori , costruita lentamente attraverso il lavoro quotidiano di generazioni di famiglie. Un piccolo paese nel quale il vero monumento è il paesaggio stesso, modellato per secoli dall'uomo, dai castagneti, dai pascoli e dalle antiche vie della montagna.
Chiesa di Sant’Antonio Abate di Capricchia: storia, arte e tradizioniLa Chiesa di Sant’Antonio Abate di Capricchia è il principale edificio religioso della località di Capricchia, nel Comune di Careggine , in provincia di Lucca. Immersa nel paesaggio montano dell’Alta Garfagnana, la chiesa rappresenta da secoli il punto di riferimento religioso di una comunità formata non soltanto dagli abitanti di Capricchia, ma anche dalle famiglie dei piccoli nuclei rurali distribuiti sulle montagne circostanti. La sua storia è profondamente legata alla vita dei contadini e dei pastori che abitavano questa parte del territorio di Careggine. Non sorprende quindi che la chiesa sia dedicata proprio a Sant’Antonio Abate , santo tradizionalmente venerato come protettore degli animali e delle attività agricole.Capricchia e le comunità della montagnaPer comprendere la storia della chiesa bisogna immaginare il territorio di alcuni secoli fa. La popolazione non viveva concentrata in un unico paese. Sulle pendici montane si trovavano numerosi piccoli nuclei e gruppi di abitazioni: Colli, Coste, Iapori, Mezzana, Porreta e altre località erano abitate da famiglie che vivevano principalmente di agricoltura, allevamento e sfruttamento dei boschi. Per queste comunità raggiungere la Pieve di Careggine poteva essere difficoltoso, soprattutto durante l’inverno. Le strade moderne non esistevano e gli spostamenti avvenivano a piedi lungo sentieri e mulattiere. La necessità di avere un luogo di culto più vicino contribuì quindi alla nascita della comunità religiosa di Capricchia.La data del 1608Sulla facciata dell’attuale chiesa si conserva una formella in marmo con la data 1608 . Si tratta di una testimonianza particolarmente importante. La chiesa che osserviamo oggi venne infatti costruita molto più tardi e quella pietra appartiene probabilmente a un precedente edificio religioso esistente a Capricchia. La presenza della data dimostra quindi che già all’inizio del Seicento la comunità aveva iniziato a organizzarsi intorno a un proprio luogo di culto. Le fonti locali collocano proprio in quegli anni la formazione della cura religiosa di Capricchia.La comunità religiosa nel SeicentoI documenti parrocchiali permettono di seguire la vita della comunità già nei primi decenni del XVII secolo. Nel 1612 , per esempio, viene documentato un matrimonio celebrato nella chiesa di Capricchia. I registri ricordano inoltre gli “operai” incaricati dell’amministrazione dell’Opera della chiesa. Queste figure avevano un ruolo importante. Si occupavano della gestione delle risorse, dei lavori e delle necessit�� materiali dell’edificio religioso. La presenza di una simile organizzazione dimostra che la chiesa era ormai diventata un punto di riferimento stabile per gli abitanti delle località circostanti.Capricchia centro religiosoLa posizione di Capricchia contribuì allo sviluppo della comunità. L’abitato si trovava lungo antichi percorsi che mettevano in comunicazione Isola Santa, Careggine e Castelnuovo di Garfagnana . In questo sistema di piccoli insediamenti montani, Capricchia assunse soprattutto una funzione religiosa. La vicina Mezzana ebbe invece una maggiore funzione commerciale. Intorno alla chiesa gravitavano gli abitanti delle piccole borgate sparse sui versanti. Per loro Capricchia rappresentava il luogo nel quale partecipare alla messa, celebrare matrimoni e battesimi e accompagnare i propri familiari nell’ultimo viaggio. La chiesa contribuì così anche a creare un'identità comune tra nuclei abitati che fisicamente rimanevano separati.La costruzione della chiesa attualeAll’inizio dell’Ottocento il vecchio edificio non era più sufficiente alle necessità della comunità. Nel 1810 venne quindi costruita l’attuale Chiesa di Sant’Antonio Abate . Il nuovo edificio rappresentò un investimento importante per una popolazione composta prevalentemente da famiglie contadine. La costruzione di una chiesa richiedeva infatti denaro, materiali e lavoro. In una comunità montana una parte significativa di questo impegno ricadeva direttamente sugli abitanti. La chiesa divenne così anche il risultato concreto della collaborazione tra le famiglie del territorio.Capricchia diventa parrocchiaUn altro passaggio fondamentale avvenne nel 1823 . In quell’anno la chiesa di Capricchia venne elevata al rango di parrocchia . L’avvenimento sancì definitivamente l’importanza religiosa raggiunta dalla comunità. Capricchia non era più soltanto un piccolo centro dotato di una chiesa utilizzata dagli abitanti delle borgate circostanti. Possedeva ormai una propria parrocchia dedicata a Sant’Antonio Abate. L’autonomia religiosa era particolarmente importante in un territorio montano, dove le distanze e le condizioni climatiche rendevano difficili gli spostamenti verso altri paesi.L’ampliamento del 1846La crescita della comunità rese necessario un ulteriore intervento. Nel 1846 la chiesa venne ampliata . È soprattutto a questa fase che si deve l’aspetto complessivo assunto dall’edificio. La chiesa presenta una struttura semplice e coerente con il carattere rurale della località. La pianta è rettangolare e termina con un’ abside semicircolare . Accanto alla zona del presbiterio si trovano gli ambienti destinati alla sagrestia e alla canonica. L’architettura non ricerca la monumentalità. La sua forza risiede piuttosto nella semplicità e nel rapporto con il paesaggio montano che la circonda.Sant’Antonio AbateLa chiesa è dedicata a Sant’Antonio Abate , una delle figure più amate dalla civiltà contadina. Vissuto tra il III e il IV secolo, Antonio è considerato uno dei padri del monachesimo cristiano. Nella devozione popolare italiana divenne però soprattutto il protettore degli animali domestici . La sua immagine è spesso accompagnata da un maiale e dal fuoco. Per una comunità come quella di Capricchia, nella quale allevamento e agricoltura erano indispensabili per la sopravvivenza, la scelta del santo aveva quindi un significato molto concreto. Gli animali rappresentavano una ricchezza fondamentale della famiglia. Perderne uno poteva significare compromettere l’economia domestica.La festa del 17 gennaioLa festa patronale di Capricchia viene celebrata il 17 gennaio , giorno dedicato a Sant’Antonio Abate. In tutta la civiltà contadina questa ricorrenza aveva un significato particolare. Cadeva nel cuore dell’inverno, quando gran parte dei lavori agricoli era rallentata e gli animali trascorrevano molto tempo nelle stalle. La festa rappresentava quindi un momento religioso ma anche comunitario. Era l’occasione per chiedere la protezione del santo sugli animali, sui raccolti e sulle famiglie. Tradizioni di questo tipo mostrano quanto il calendario religioso e quello agricolo fossero strettamente collegati.Contadini e pastoriLa storia della chiesa non può essere separata da quella delle persone che la frequentavano. Per secoli gli abitanti della zona vissero soprattutto di agricoltura e pastorizia . Le famiglie possedevano piccoli appezzamenti di terreno, prati e animali. Le zone più aperte erano utilizzate per le coltivazioni e per produrre il fieno, mentre i versanti più elevati offrivano pascoli e boschi. Gli animali fornivano latte, formaggi, carne e altre risorse indispensabili. In questo contesto Sant’Antonio Abate non era semplicemente un santo raffigurato sull’altare. Era una figura profondamente legata alla vita quotidiana della popolazione.La civiltà del castagnoUn'altra risorsa fondamentale era rappresentata dal castagno . I castagneti occupavano ampie zone intorno agli abitati. Durante l’autunno le famiglie raccoglievano le castagne e le portavano nei metati, dove venivano essiccate lentamente. Successivamente erano trasportate ai mulini e trasformate in farina. La farina di castagne poteva essere conservata per molti mesi ed era utilizzata per preparare numerosi piatti. In un’economia nella quale il grano non era sempre disponibile in quantità sufficiente, il castagno garantiva una risorsa alimentare preziosissima. Per questo motivo veniva chiamato anche “l’albero del pane” .Le antiche mulattiereGli abitanti raggiungevano la chiesa attraverso una rete di sentieri e mulattiere . Colli, Coste, Iapori, Mezzana, Porreta e gli altri piccoli nuclei erano collegati tra loro da percorsi oggi in parte trasformati o riconquistati dalla vegetazione. Queste vie erano percorse quotidianamente. Servivano per andare alla chiesa, raggiungere i campi, condurre gli animali, trasportare castagne e legna oppure recarsi verso Careggine e Castelnuovo di Garfagnana. La domenica e durante le principali feste religiose gli stessi sentieri diventavano le vie attraverso le quali le famiglie raggiungevano Capricchia.La chiesa come luogo d'incontroIn una società formata da piccoli nuclei sparsi, la chiesa aveva anche un'importante funzione sociale. La messa domenicale permetteva agli abitanti di incontrarsi. Sul sagrato si scambiavano notizie, si discutevano questioni familiari e si mantenevano rapporti con persone che durante la settimana vivevano e lavoravano a diversi chilometri di distanza. Matrimoni e feste patronali riunivano invece intere famiglie. La Chiesa di Sant’Antonio Abate contribuì quindi a mantenere unita una comunità distribuita su un territorio relativamente vasto.I doni degli emigrantiTra Ottocento e Novecento anche questa parte della Garfagnana fu interessata dall’ emigrazione . Numerosi abitanti lasciarono i propri paesi alla ricerca di lavoro. Partire non significava però necessariamente interrompere il rapporto con il luogo d’origine. Le testimonianze locali ricordano infatti anche doni degli emigranti alla Chiesa di Capricchia . È un particolare significativo. La chiesa continuava a rappresentare il simbolo della comunità anche per chi viveva ormai molto lontano. Contribuire al suo mantenimento significava conservare un legame concreto con il paese e con le proprie radici.Il NovecentoNel corso del Novecento la Chiesa di Sant’Antonio Abate fu interessata da diversi interventi. Nel 1947 il pittore Rubens Cavani , originario di Castelnuovo di Garfagnana, realizzò decorazioni sulle pareti del presbiterio. L’anno successivo, nel 1948 , venne realizzata una nuova pavimentazione in marmo. Nel 1950 fu invece necessario intervenire sulla copertura dell’edificio dopo che un violento uragano aveva scoperchiato la chiesa. Sono episodi che testimoniano la continua attenzione della comunità verso il proprio edificio religioso.Una comunità segnata dalla guerraIl territorio di Careggine attraversò momenti particolarmente difficili durante la Seconda guerra mondiale . Questa parte della Garfagnana si trovava infatti vicino al fronte della Linea Gotica. La guerra provocò gravi conseguenze per numerosi paesi della zona e determinò anche la perdita di una parte importante della memoria documentaria locale. L’ Archivio storico comunale di Careggine venne distrutto per cause belliche . Per questo motivo ricostruire oggi la storia dei piccoli nuclei del territorio è particolarmente difficile. I registri ecclesiastici assumono quindi un valore ancora maggiore, perché permettono di recuperare nomi, famiglie e avvenimenti che altrimenti sarebbero andati perduti.Dalla diocesi di Massa all'Arcidiocesi di LuccaAnche in tempi relativamente recenti la parrocchia ha conosciuto un importante cambiamento amministrativo. Per un periodo Capricchia appartenne alla Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli . Nel 1992 una riorganizzazione dei confini ecclesiastici riportò diverse parrocchie della Garfagnana nell’ Arcidiocesi di Lucca . Tra queste figurava anche la parrocchia di Sant’Antonio Abate di Capricchia . La comunità tornò così ecclesiasticamente legata a Lucca, recuperando un rapporto che affonda le proprie radici nella storia religiosa della Garfagnana.La chiesa oggiOggi la Chiesa di Sant’Antonio Abate continua a essere il principale punto di riferimento religioso di Capricchia e delle località circostanti. Il suo valore non dipende soltanto dall’architettura. La chiesa rappresenta oltre quattro secoli di storia comunitaria. La formella del 1608 ricorda il precedente luogo di culto. L’edificio ottocentesco testimonia la crescita della popolazione. Gli ampliamenti e i restauri raccontano invece il continuo impegno degli abitanti nel conservare la propria chiesa. Dietro le sue mura si trova quindi la storia di generazioni di contadini, pastori ed emigranti . Persone che vivevano in piccoli nuclei dispersi sulla montagna ma che proprio nella chiesa di Capricchia trovavano un luogo comune nel quale riconoscersi. Visitare la Chiesa di Sant’Antonio Abate significa perciò conoscere non soltanto un edificio religioso, ma una parte importante della storia sociale di Careggine. Una storia fatta di fede, lavoro, animali, castagneti e antiche mulattiere, nel cuore della Garfagnana. |