Cortia - Piazza Al Serchio

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Cortia

Cortia

Cortia

Il paese

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Oratorio di San Carlo

Particolare sulla facciata dell'Oratorio

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Cortia

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Casa

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Immagine

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Passaggio voltato

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Paesaggio rurale

Paesaggio rurale

Paesaggio rurale

Paesaggio rurale

Paesaggio rurale

Paesaggio rurale

Paesaggio rurale

Informazioni storiche, culturali della località.

Cortia

Un piccolo borgo dell’Alta Garfagnana

Cortia è una piccola località del comune di Piazza al Serchio, nell’Alta Garfagnana, in provincia di Lucca. Il paese sorge sulle alture che dominano il territorio di Nicciano, in un ambiente caratterizzato da boschi, castagneti, prati e antiche strade rurali. È uno di quei nuclei nei quali la storia non si manifesta attraverso grandi castelli o monumenti imponenti, ma attraverso elementi apparentemente più semplici: una mulattiera, un oratorio, una fontana, un lavatoio, una maestaina e le vecchie vie utilizzate per spostarsi tra i paesi. Proprio questa dimensione rende Cortia particolarmente interessante. Il borgo permette infatti di comprendere come funzionava il territorio della Garfagnana prima della costruzione delle moderne strade.

Cortia e Nicciano

Cortia è storicamente e geograficamente strettamente collegata alla vicina Nicciano. Le fonti contemporanee utilizzano talvolta anche l’indicazione “Cortia di Nicciano”, a testimonianza dello stretto rapporto tra i due nuclei. Nicciano si trova più in basso, mentre Cortia occupa una posizione maggiormente elevata e immersa nel verde. I due paesi erano collegati attraverso antichi percorsi che continuavano verso le località poste più in alto e verso i valichi dell’Appennino. Cortia non deve quindi essere immaginata come un nucleo isolato. Faceva parte di una rete di strade, sentieri e mulattiere utilizzata quotidianamente dagli abitanti della montagna.

L’origine del nome Cortia

L’origine del toponimo non è completamente certa. Una delle interpretazioni lo collega al termine “corte”, nel significato medievale di insediamento rurale organizzato intorno a un edificio signorile, a un piccolo centro amministrativo o a un complesso agricolo. Secondo questa interpretazione, Cortia conserverebbe nel proprio nome la memoria di un’antica organizzazione del territorio. Esistono tuttavia anche altre proposte etimologiche e, in assenza di una documentazione conclusiva, è preferibile considerare l’origine del nome come ancora aperta. Il toponimo rimane comunque una testimonianza interessante dell’antichità dell’insediamento.

Le corti medievali

Nel Medioevo il termine “corte” possedeva un significato molto più ampio rispetto a quello moderno. Poteva indicare un insieme di terreni, edifici, abitazioni e strutture produttive dipendenti da un proprietario o da un’autorità. Una corte poteva comprendere campi, prati, boschi, stalle e case. In territori montani come la Garfagnana, questo tipo di organizzazione permetteva di utilizzare in maniera coordinata risorse distribuite su quote differenti. Se l’interpretazione del nome Cortia fosse corretta, il borgo conserverebbe quindi la memoria di questa antica organizzazione rurale.

Un territorio di passaggio

Per comprendere davvero Cortia bisogna osservare le strade. L’Alta Garfagnana rappresentava infatti una zona di collegamento tra la valle del Serchio, la Lunigiana e l’Appennino. Piazza al Serchio costituiva uno dei principali nodi viari della zona. Da qui e dai paesi circostanti partivano percorsi che raggiungevano i passi montani e permettevano di proseguire verso altre vallate. Cortia si trovava lungo uno di questi sistemi di collegamento.

Il Passo di Tea

Particolarmente importante era la direttrice che attraverso Gragnana e il Passo di Tea permetteva di comunicare con il bacino dell’Aulella e quindi con la Lunigiana. Il Passo di Tea supera di poco gli 800 metri ed è uno dei valichi naturali che mettono in comunicazione le due aree. Le ricostruzioni storiche della viabilità medievale considerano la direttrice Pieve di San Lorenzo di Vinacciara–Passo di Tea–Gragnana–Piazza al Serchio una delle più efficaci e frequentate di questa parte della Garfagnana. Cortia si inseriva nel reticolo di percorsi secondari collegati a questo grande asse.

Le mulattiere

Prima delle strade moderne, i collegamenti tra i paesi avvenivano soprattutto attraverso mulattiere. Erano percorsi sufficientemente larghi per il passaggio delle persone e degli animali da soma. Muli e asini permettevano di trasportare legna, farina, castagne, formaggi, fieno e numerosi altri prodotti. Le mulattiere collegavano le abitazioni ai campi e ai boschi, ma potevano anche proseguire per molti chilometri. Alcuni di questi percorsi venivano utilizzati da mercanti e pellegrini. Cortia conserva ancora una delle testimonianze più interessanti di questa antica rete.

La Via dei Piastroni

Il percorso più conosciuto è la Via dei Piastroni. Si tratta di un’antica strada che attraversa i boschi nei dintorni del paese e che collegava Cortia con le località circostanti. Oggi il percorso è stato recuperato e valorizzato come itinerario escursionistico. La Via dei Piastroni permette di camminare attraverso castagneti e boschi seguendo un tracciato che apparteneva alla vita quotidiana delle comunità montane. Non è quindi semplicemente un sentiero naturalistico. È una strada storica.

Perché “Piastroni”?

Il nome richiama le grandi pietre o lastre utilizzate lungo il percorso. Nelle vecchie strade di montagna la pietra era fondamentale. Permetteva di consolidare il fondo nei punti più difficili, limitando il fango e l’erosione provocata dall’acqua. Il lavoro necessario per mantenere percorribili queste vie era considerevole. Gli abitanti dovevano periodicamente sistemare muri, pietre e canalizzazioni. La strada era quindi una vera infrastruttura comunitaria.

Una strada per i pellegrini

La tradizione locale ricorda la Via dei Piastroni anche come percorso frequentato dai pellegrini diretti verso Lucca. La meta era soprattutto il Volto Santo, il celebre crocifisso conservato nella Cattedrale di San Martino. Per secoli Lucca rappresentò una delle grandi mete religiose dell’Italia medievale. I pellegrini provenienti dall’Appennino e dalla Lunigiana utilizzavano differenti itinerari per raggiungere la città. Le strade intorno a Cortia facevano parte di questo più ampio sistema di comunicazioni.

La Via del Volto Santo

Oggi la memoria di questi spostamenti è recuperata attraverso la Via del Volto Santo. Il cammino collega la Lunigiana con Lucca attraversando la Garfagnana. Uno degli itinerari scende dall’Argegna verso Piazza al Serchio attraversando proprio l’area di Cortia e Nicciano. Il pellegrino moderno percorre quindi territori utilizzati per secoli da persone che attraversavano la montagna per motivi religiosi, commerciali o semplicemente familiari. Cortia diventa così una piccola tappa all’interno di una storia molto più ampia.

Dalla strada antica al sentiero moderno

La Via dei Piastroni è stata recuperata nel XXI secolo grazie all’impegno della comunità locale. L’obiettivo non era soltanto creare un percorso per escursionisti. Si voleva soprattutto salvaguardare la memoria di una strada che aveva rappresentato molto per gli abitanti. Il sentiero è stato quindi ripulito e valorizzato. Camminare oggi lungo la Via dei Piastroni significa ripercorrere un’infrastruttura che apparteneva alla quotidianità delle generazioni precedenti.

Le sculture di Luca Malatesta

Il recupero della Via dei Piastroni possiede anche un’interessante componente artistica. Lo scultore locale Luca Malatesta ha infatti collocato lungo il percorso una serie di opere in pietra serena. Le sculture si inseriscono nel paesaggio senza separarsi dalla strada. La scelta della pietra è particolarmente significativa. È infatti lo stesso materiale che per secoli ha caratterizzato muri, portali, fontane, maestà e costruzioni rurali. L’arte contemporanea diventa così uno strumento per raccontare una strada antica.

Le maestà lungo il cammino

Le opere collocate lungo il percorso richiamano anche la tradizione delle maestà e delle piccole immagini devozionali disseminate sulle strade della Garfagnana. Le maestà potevano trovarsi agli incroci, lungo le mulattiere o all’ingresso dei paesi. Il viandante poteva fermarsi davanti all’immagine per una breve preghiera. Questi piccoli monumenti costituivano una sorta di geografia religiosa diffusa. A Cortia questa tradizione trova una testimonianza particolarmente interessante vicino all’antica fontana.

La maestaina del 1640

Accanto alla fontana pubblica del paese si trova infatti una maestaina. All’interno è conservata una piccola immagine scolpita della Madonna del Rosario, datata 1640. È uno degli elementi storici più interessanti di Cortia. La data permette di riportare con certezza la presenza di questa forma di devozione almeno alla prima metà del Seicento. La piccola edicola ricorda quanto la religiosità fosse presente anche al di fuori delle chiese. Strade, fonti e luoghi di lavoro potevano avere il proprio segno sacro.

L’Oratorio di San Carlo Borromeo

Il principale edificio religioso di Cortia è il piccolo Oratorio di San Carlo Borromeo. L’edificio si apre lungo una delle strade interne del paese e mantiene il carattere semplice di un luogo di culto appartenente a una piccola comunità rurale. Non possiede le dimensioni delle grandi chiese parrocchiali della valle. Proprio questa semplicità costituisce però parte del suo interesse. L’oratorio rappresentava il luogo nel quale gli abitanti potevano riunirsi per la preghiera senza dover raggiungere ogni volta una chiesa più lontana.

San Carlo Borromeo

L’oratorio è dedicato a San Carlo Borromeo, una delle figure più importanti della Chiesa cattolica del Cinquecento. Nato nel 1538, Carlo Borromeo fu cardinale e arcivescovo di Milano. Svolse un ruolo centrale nell’applicazione delle riforme successive al Concilio di Trento e divenne un modello di vescovo particolarmente attento alla disciplina religiosa e all’assistenza della popolazione. Morì nel 1584 e venne canonizzato nel 1610. La diffusione del suo culto nelle campagne italiane fu molto rapida.

L’interno dell’oratorio

L’interno dell’Oratorio di San Carlo è raccolto e semplice. L’aula presenta pareti in pietra, intonacate nella parte superiore, e una copertura voltata a botte. Un cornicione percorre il perimetro dell’ambiente. L’altare è realizzato in muratura e la mensa è sostenuta anteriormente da due elementi a colonna. Sopra l’altare si apre l’edicola che ospita la statua del santo. San Carlo è raffigurato con i tradizionali paramenti cardinalizi.

Le immagini della Madonna

All’interno dell’oratorio si conservano anche due immagini mariane. Una rappresenta l’Immacolata Concezione ed è realizzata in legno. L’altra raffigura la Madonna della Visitazione. Quest’ultima è una statua in gesso impreziosita da un abito ricamato. La presenza di più immagini della Vergine testimonia l’importanza della devozione mariana nella vita religiosa della piccola comunità.

La Trinità

Nella parte superiore dell’altare compare inoltre una raffigurazione della Trinità. Cristo e Dio Padre sono accompagnati dalla colomba dello Spirito Santo. È un programma iconografico semplice ma completo. L’oratorio riunisce così la figura del santo titolare, la devozione mariana e uno dei temi centrali della fede cristiana.

La fontana e il lavatoio

Un altro luogo particolarmente importante per comprendere la storia quotidiana di Cortia è la località chiamata La Fontana. Qui si trovano una fontana e un antico lavatoio pubblico. Una pietra incisa permette di datarne la costruzione al 1882. Sono strutture apparentemente semplici, ma possiedono un grande valore storico. Raccontano infatti un’epoca nella quale l’acqua non arrivava direttamente nelle abitazioni.

Prima del 1882: Fontanavecchia

Prima della costruzione della fontana, secondo la memoria tramandata nel paese, gli abitanti dovevano raggiungere un altro punto d’acqua situato circa 300 metri a nord dell’abitato. La località era significativamente chiamata Fontanavecchia. L’apertura della nuova fontana nel 1882 rappresentò quindi un miglioramento concreto della vita quotidiana. Trecento metri possono sembrare pochi. Ma percorrerli più volte al giorno trasportando recipienti pieni d’acqua significava un lavoro pesante.

Il lavatoio e le donne del paese

Il lavatoio pubblico era soprattutto uno spazio legato al lavoro femminile. Qui venivano lavati indumenti, lenzuola e tessuti. Era un lavoro fisicamente impegnativo, svolto in ogni stagione. Ma il lavatoio era anche un luogo di socialità. Le donne si incontravano, parlavano e scambiavano informazioni mentre lavoravano. Per questo i lavatoi pubblici rappresentano oggi una testimonianza importante non soltanto dell’economia domestica, ma anche della vita sociale dei paesi.

Il restauro del 2023

Nel 2023 fontana e lavatoio sono stati restaurati grazie all’iniziativa degli abitanti di Cortia e al contributo del Comune di Piazza al Serchio. Il recupero ha restituito dignità a un luogo che rischiava di essere dimenticato. L’intervento possiede un forte valore simbolico. Una piccola comunità ha scelto di conservare non un monumento celebrativo, ma un’infrastruttura della vita quotidiana. È proprio attraverso luoghi come questo che si comprende davvero come vivevano le generazioni precedenti.

Acqua e insediamenti

La presenza della fontana ricorda quanto l’acqua fosse determinante nella scelta dei luoghi da abitare. Un paese aveva bisogno di sorgenti sufficientemente vicine e affidabili. L’acqua serviva alle persone, agli animali e alle attività agricole. Fonti e lavatoi diventavano quindi elementi centrali nell’organizzazione degli abitati. La memoria di Fontanavecchia e la costruzione della nuova fontana nel 1882 raccontano concretamente questo rapporto.

L’economia agricolo-pastorale

Per secoli Cortia ha vissuto soprattutto di agricoltura e allevamento. Le famiglie utilizzavano campi, prati e boschi distribuiti intorno al paese. La produzione era in larga misura destinata al consumo domestico. Cereali, ortaggi, castagne, latte e formaggi permettevano di affrontare l’anno. L’economia monetaria aveva un ruolo più limitato rispetto a oggi. Gran parte della ricchezza di una famiglia era rappresentata direttamente dalla terra e dagli animali.

I campi

Le fonti turistiche descrivono le frazioni di Piazza al Serchio come piccoli nuclei circondati da campi storicamente destinati anche al farro e alle colture foraggere. Cortia appartiene pienamente a questo paesaggio. Il farro si adatta bene alle condizioni climatiche della Garfagnana e nel tempo è diventato uno dei prodotti simbolo della valle. In passato, tuttavia, non rappresentava un prodotto turistico o gastronomico di prestigio. Era semplicemente parte dell’alimentazione quotidiana.

Il castagno

Ancora più importante era il castagno. I boschi intorno a Cortia conservano numerosi castagni e la stessa Via dei Piastroni attraversa zone caratterizzate da questa presenza. Per secoli le castagne furono una risorsa fondamentale. Potevano essere consumate direttamente oppure essiccate e macinate. La farina ottenuta permetteva di preparare polenta, necci e numerose altre pietanze. Per questo il castagno è stato spesso definito “albero del pane”.

I boschi come luogo di lavoro

Oggi il bosco viene percepito soprattutto come ambiente naturale. In passato era anche un luogo di lavoro. Forniva legna da ardere e legname da costruzione. Vi si raccoglievano castagne, funghi e altri prodotti. Alcune aree venivano utilizzate per il pascolo. I sentieri che attraversano i boschi intorno a Cortia erano quindi percorsi quotidianamente. La Via dei Piastroni stessa apparteneva a questo paesaggio produttivo.

Prati e animali

I prati permettevano di produrre il fieno necessario per mantenere gli animali durante l’inverno. Bovini, ovini e altri animali fornivano latte, formaggi, carne e concime per i campi. Ogni attività era collegata alle altre. Il bosco forniva legna. I campi producevano alimenti. I prati alimentavano gli animali. Gli animali fertilizzavano i terreni. Era un sistema complesso costruito attraverso secoli di esperienza.

Il paesaggio cambia

Lo spopolamento avvenuto soprattutto nel secondo dopoguerra modificò profondamente questo equilibrio. Molti campi non furono più coltivati. I prati smisero di essere falciati. Il bosco cominciò a riconquistare spazi precedentemente aperti. Per questo il paesaggio che osserviamo oggi è molto più forestale rispetto a quello conosciuto dagli abitanti dell’Ottocento e della prima metà del Novecento. La natura che circonda Cortia racconta quindi anche la storia dell’abbandono progressivo dell’agricoltura montana.

Il terremoto del 1920

Il 7 settembre 1920 l’Alta Garfagnana fu colpita dal grande terremoto che devastò numerose località della valle e della vicina Lunigiana. Cortia si trovava all’interno dell’area interessata dal sisma. Per una corretta ricostruzione storica, tuttavia, è preferibile non attribuire al paese specifiche distruzioni in assenza di documentazione puntuale. Il terremoto deve essere ricordato soprattutto come uno degli eventi che segnarono profondamente l’intero territorio di Piazza al Serchio e dell’Alta Valle del Serchio.

Il Novecento

Durante il Novecento anche Cortia conobbe le grandi trasformazioni che interessarono la montagna. Le strade carrozzabili resero più facili gli spostamenti. L’elettricità cambiò la vita domestica. L’agricoltura di sussistenza perse progressivamente importanza. Sempre più persone cominciarono a lavorare lontano dal paese. Il rapporto con Piazza al Serchio e con i centri del fondovalle divenne più intenso.

Lo spopolamento

Come molte piccole località della Garfagnana, Cortia subì una progressiva diminuzione degli abitanti. Le nuove generazioni trovavano maggiori opportunità economiche altrove. Molte case rimasero vuote oppure vennero utilizzate soltanto durante l’estate. Il fenomeno trasformò radicalmente la vita sociale. Le attività quotidiane che un tempo animavano strade, campi e boschi diminuirono.

Una comunità che conserva la memoria

Nonostante lo spopolamento, Cortia mostra una notevole capacità di conservare la propria identità. Il recupero della Via dei Piastroni ne è un esempio. Il restauro della fontana e del lavatoio ne è un altro. In entrambi i casi l’iniziativa degli abitanti ha permesso di salvare elementi che avrebbero potuto scomparire. Non si tratta soltanto di restaurare pietre. Si tratta di conservare la memoria delle attività che quelle pietre rappresentavano.

La Via dei Piastroni oggi

Oggi la Via dei Piastroni è diventata uno dei principali motivi per raggiungere Cortia. L’itinerario turistico ufficiale proposto da Turismo in Garfagnana è un percorso semplice, adatto a una passeggiata. Il tracciato permette di attraversare boschi e castagneti osservando le opere in pietra collocate lungo il cammino. Può inoltre essere inserito in itinerari più ampi collegati alla Via del Volto Santo e ai sentieri intorno a Piazza al Serchio.

La festa della Via dei Piastroni

Intorno al recupero del percorso è nata anche una manifestazione dedicata alla Via dei Piastroni. La festa unisce escursionismo, gastronomia e vita comunitaria. Lungo il percorso vengono proposti prodotti e piatti della tradizione garfagnina. Farro, castagne, necci, formaggi e altre specialità diventano così strumenti attraverso i quali raccontare il territorio. Negli ultimi anni l’iniziativa ha richiamato centinaia di persone, dimostrando come anche un piccolo borgo possa diventare punto d’incontro attraverso la valorizzazione intelligente della propria storia.

Natura e paesaggio

Cortia è circondata da un paesaggio particolarmente piacevole. I boschi garantiscono ombra durante l’estate. Castagni e cerri caratterizzano numerosi tratti dei sentieri. Nei punti più aperti lo sguardo raggiunge le montagne dell’Alta Garfagnana e le Alpi Apuane. La posizione permette quindi di combinare una visita culturale con una breve escursione.

Camminare per comprendere Cortia

Cortia è probabilmente uno dei paesi che si comprendono meglio camminando. La sua storia è legata alle strade. Percorrere la Via dei Piastroni permette di osservare direttamente la distanza tra gli abitati, la conformazione dei versanti e il ruolo dei boschi. La fontana racconta invece la ricerca dell’acqua. L’oratorio racconta la devozione. I campi e i castagneti raccontano il lavoro. Sono elementi differenti che diventano comprensibili soltanto osservando il territorio nel suo insieme.

Cosa vedere a Cortia

La visita può iniziare dal piccolo nucleo abitato, osservando le case e la struttura rurale del borgo. Il principale edificio religioso è l’Oratorio di San Carlo Borromeo, piccolo ma interessante per le immagini devozionali conservate all’interno. Merita particolare attenzione la località La Fontana, dove si trovano la fontana e il lavatoio costruiti nel 1882 e restaurati nel 2023. Accanto si trova la maestaina con la Madonna del Rosario del 1640, una delle testimonianze storiche più significative del paese. Ma l’esperienza più caratteristica è percorrere almeno una parte della Via dei Piastroni. Il sentiero permette di attraversare il paesaggio di boschi e castagneti e di osservare le opere in pietra realizzate per valorizzare l’antica strada. Per chi desidera camminare più a lungo, Cortia può essere inserita negli itinerari della Via del Volto Santo e nei percorsi che collegano l’area di Nicciano con Piazza al Serchio.

Curiosità su Cortia

Il nome potrebbe derivare da “corte”
Una delle interpretazioni collega Cortia a un antico insediamento rurale organizzato, ma l’etimologia non può essere considerata definitivamente accertata. È strettamente legata a Nicciano

Ancora oggi viene utilizzata anche l’espressione “Cortia di Nicciano”. Conserva una vecchia strada chiamata Via dei Piastroni

Il percorso attraversa boschi e castagneti e appartiene alla rete storica di collegamenti della zona. La strada era utilizzata anche dai pellegrini

La tradizione la inserisce nei percorsi seguiti da chi scendeva verso Lucca e il Volto Santo. Oggi è collegata alla Via del Volto Santo

Gli itinerari escursionistici moderni recuperano parte dell’antica viabilità tra Lunigiana e Garfagnana. Lungo il percorso si incontrano opere contemporanee in pietra

Sono state realizzate dallo scultore locale Luca Malatesta. L’oratorio è dedicato a San Carlo Borromeo

Il piccolo edificio conserva diverse immagini devozionali. Nell’oratorio ci sono due statue della Madonna

Una raffigura l’Immacolata Concezione e l’altra la Madonna della Visitazione. La fontana pubblica risale al 1882

La data è ancora leggibile su una pietra del manufatto. Prima della fontana gli abitanti andavano a Fontanavecchia

Il precedente punto di approvvigionamento si trovava, secondo la memoria locale, circa 300 metri a nord del paese. Accanto alla fontana esiste una maestaina più antica

Conserva una piccola immagine della Madonna del Rosario datata 1640. Fontana e lavatoio sono stati restaurati dagli abitanti

Il recupero è stato inaugurato nel 2023. La Via dei Piastroni è diventata anche una festa

Il percorso ospita una manifestazione che unisce cammino, cucina garfagnina e valorizzazione della comunità.

Perché visitare Cortia

Cortia racconta una storia diversa da quella dei grandi castelli della Garfagnana. Qui il monumento più importante è forse una strada. La Via dei Piastroni ricorda un tempo nel quale muoversi significava camminare attraverso boschi e montagne, accompagnati da muli e animali da soma. Su quelle vie passavano contadini, pastori, mercanti e pellegrini. Lungo le strade comparivano piccole immagini religiose. Una di queste sopravvive ancora accanto alla fontana di Cortia e porta la data 1640. Poco distante, il lavatoio del 1882 racconta invece la vita quotidiana delle donne del paese e la fatica necessaria per svolgere attività che oggi sembrano semplicissime. L’Oratorio di San Carlo Borromeo completa questo piccolo patrimonio storico. Ma l’aspetto forse più interessante è ciò che Cortia sta facendo nel presente. Gli abitanti hanno recuperato la vecchia strada, restaurato la fontana e il lavatoio e trasformato la Via dei Piastroni in un’occasione per far conoscere il paese. È un modo intelligente di conservare la memoria. Non costruendo qualcosa di nuovo per attirare visitatori, ma restituendo valore a ciò che esisteva già. Per questo Cortia merita una visita: perché permette di scoprire la Garfagnana attraverso le sue strade, i suoi boschi e le piccole opere che raccontavano la vita quotidiana della montagna.
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