
Sin dall'Alto Medioevo il borgo di Piazza si sviluppò e consolidò grazie alla sua posizione geografica strategica, al confine tra Toscana, Emilia e Liguria...Piazza al Serchio è una terra nata dall'incontro. Incontro di strade, di montagne, di fiumi e di popoli. Qui passarono gli antichi viandanti lungo le vie romane, si insediarono i Longobardi, sorsero castelli e pievi, si incontrarono mercanti e contadini. Ma la vera particolarità di Piazza al Serchio è che la sua storia non vive soltanto nelle pietre: vive nelle parole. Fiabe, leggende, canti, magie, racconti di paura e storie di vita quotidiana continuano a raccontare un mondo che rischiava di scomparire.
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Storia-History-Geschichte-Histoire-Historia
Breve storia del Comune, borgo, località e frazioni di
Piazza al Serchio. Provincia di Lucca. Regione Toscana. Italy
Frazioni, borghi, località di Piazza al Serchio sono: Borsigliana, Caprignana, Cimocroce, Cogna,
Colognola, Cortia, Gragnana, Isola, Livignano, Molinello, Nicciano,
Petrognano, Petrognola, Piazza al Serchio-San Michele, San Donnino,
San Michele, Sant'Anastasio, Vergnano.
BREVE STORIA
Gli abitanti si chiamano Piazzini. Originariamente si
chiamava Pieve di Castelvecchio, nel 1863 si chiamò Piazza Massese e
solo nel 1923 assunse il nome di Piazza
al Serchio, la piazza era quella dell'antico mercato all'aperto e
Serchio il nome del fiume con cui viene denominata la Valle. All'epoca
preromana i Liguri Apuani scorazzavano in queste terre facendo scambi
commerciali con gli Etruschi della Bassa Valle del Serchio, Versilia e nelle valli dell'Arno. Arrivarono i Romani e portarono guerre per molti secoli, sino al 56 a.C. quando i Romani
riuscirono a sottomettere gli ultimi ribelli. I primi insediamenti
stabili documentati risalgono all'epoca
longobarda i quali provenendo
dalla Germania, migrarono verso sud, integrandosi poi in tutto il
territorio italico, quindi in garfagnana
nel VI secolo. Nel periodo Medievale, per le caratteristiche
territoriali, al confine tra le tre Regioni, Toscana,Emilia e Liguria,
Piazza al Serchio fu contesa dai potenti dell'epoca. Il vescovado di
Lucca impose il suo dominio su quelle terre, passando poi alla
Repubblica di Lucca, aumentando ancor più la crescita demografica ed
economica. Gli Estensi, i pisani e i fiorentini provarono ad
impossessarsi di Piazza al Serchio intorno al XIII secolo, ma i signori
garfagnini rimasero fedeli alla
Repubblica di Lucca. Solo verso il XVIII
secolo gli Estensi di Ferrara del Ducato di Modena riuscirono ad imporsi
sul borgo, quindi annesso ai possedimenti del Ducato di Modena e
inserito nella Diocesi di Luni sino all'invasione dei francesi, entrando
nella Repubblica Cisalpina sino al 1814 quando rientrò tra i
possedimenti estensi che mantennero fino al 1861 quando entrò nell'Unità d'Italia. Il borgo è il risultato dall’unione
degli antichi borghi di "Sala", Piazza e "Plebs de Castello" e oggi
risulta un paese popoloso dedito alla coltivazione dei cereali,
sopratutto il farro,poi frutta e ortaggi. Piccole industrie di
abbigliamento e di materiali da costruzione contribuiscono all'economia
locale. Il turismo è attratto dalle antiche chiese, da visitare assieme
al castello di Sala e alle frazioni, poi dalle bellezze naturali
di questa terra, come i doglioni, grandi rocce di origine vulcanica che
affiorano dal letto del fiume.
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Informazioni sul Comune |
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Il Santo Patrono è: |
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Municipio: Via Marconi, 6
55035 Piazza al Serchio (LU)
Tel. 0583.696200
Fax. 0583.60438
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Orario dei Bus / Meteo / Mappa |
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| Codice ISTAT | 046023 |
| Codice catasto: | G582 |
| Musei e Biblioteche | QUI |
| Cinema e Teatro | QUI |
| Superficie: | 27,09 Kmq |
| Altezza comune: s.l.m. | 536 m |
| Latitudine: | 44° 11' 7'' |
| Longitudine: | 10° 18' 7'' |
| Prefisso telefonico: | 0583 |
| C.A.P. | 55035 |
Piazza al Serchio: storia, cultura, arte, tradizioni e curiositàNel cuore dell'Alta GarfagnanaPiazza al Serchio occupa una posizione particolare nell'Alta Garfagnana, racchiusa tra i due rami del fiume Serchio, quello di Soraggio e quello di Gramolazzo. La sua posizione geografica ha avuto un'importanza enorme nella storia: qui si incontravano infatti diverse direttrici provenienti dalla Garfagnana, dalla Lunigiana e dall'Appennino. Ancora oggi il territorio appare come un naturale punto di incontro fra montagne, vallate e antichi percorsi. Il Comune si estende per circa 27 chilometri quadrati e confina con Minucciano, Giuncugnano, Sillano, San Romano Garfagnana e Camporgiano. Ma più che i confini amministrativi, è la sua posizione a spiegare l'importanza storica di Piazza al Serchio. Un territorio strategico fin dall'antichitàLa particolare collocazione geografica fa pensare a una frequentazione del territorio già in epoca preromana. I reperti archeologici non permettono però di affermare con certezza l'esistenza di un insediamento stabile già in quel periodo. La situazione cambia con l'età romana. Una delle più importanti vie dell'antichità, la Via Clodia, risaliva la valle del Serchio provenendo da Lucca e, nell'area dell'Alta Garfagnana, si divideva in più direttrici. Uno dei percorsi raggiungeva Piazza e quindi il Passo di Tea, dirigendosi verso la valle dell'Aulella e la Lunigiana. Questa posizione spiega perché Piazza al Serchio sia diventata nel tempo un vero nodo di comunicazione tra vallate diverse. Piazza, il grande nodo dell'Alta GarfagnanaIl Comune di Piazza al Serchio viene considerato storicamente uno dei principali nodi viari dell'Alta Garfagnana. La sua importanza non dipendeva soltanto dalla strada principale lungo il Serchio: da qui partivano e arrivavano percorsi diretti verso l'Appennino, la Lunigiana e le vallate laterali. Nel Medioevo la rete stradale si adattò alla conformazione del territorio. Esistevano percorsi di fondovalle, di mezza costa e di crinale, collegati tra loro da sentieri che permettevano di superare i rilievi. Questa complessa rete trasformò Piazza in un punto di controllo naturale delle comunicazioni. I Longobardi e le origini della GarfagnanaUno degli aspetti più interessanti della storia di Piazza al Serchio è il rapporto con i Longobardi. Nel territorio è stata infatti scoperta una necropoli longobarda databile all'inizio del VII secolo. Il ritrovamento è particolarmente importante perché dimostra la presenza longobarda in un punto strategico dell'Alta Garfagnana. Secondo una tradizione storiografica, proprio Piazza sarebbe stata sede dell'antico castellum de Garfaniana, dal quale sarebbe derivato il nome della regione. Si tratta di una delle curiosità storiche più interessanti da raccontare: il nome "Garfagnana" potrebbe essere collegato proprio a un antico centro situato nell'area di Piazza al Serchio. Una storia medievale fatta di castelliDurante il Medioevo il territorio fu caratterizzato dalla presenza di castelli, corti e fortificazioni. La posizione strategica rendeva necessario controllare le strade e i punti di passaggio. Piazza e gli altri centri del territorio costituivano una sorta di sistema difensivo che controllava le direttrici provenienti dal nord e dalla Lunigiana. Il paesaggio attuale conserva ancora tracce di questa organizzazione medievale: mura, resti di fortificazioni, antichi edifici e nuclei abitati sorti attorno agli originari castelli. La Garfagnana di quel periodo era infatti un territorio nel quale potere politico, controllo militare e viabilità erano strettamente collegati. Dal Vescovo di Lucca agli EstensiNel Medioevo il territorio di Piazza fu legato ai vescovi di Lucca, che esercitarono il loro potere temporale e spirituale. I vescovi erano chiamati anche conti di Piazza e Sala. Contemporaneamente, nell'area esercitavano la propria influenza diverse famiglie feudali, tra cui i Cattani della Versilia e i Malaspina. Con il progressivo affermarsi degli Stati principeschi, la situazione politica cambiò. La Garfagnana passò sotto il controllo degli Estensi, entrando a far parte dei domini dei duchi di Modena. Il legame con gli Estensi sarebbe durato, salvo brevi parentesi, fino alla nascita del Regno d'Italia. Questa lunga appartenenza ha lasciato un'impronta profonda nella storia e nell'identità dell'Alta Garfagnana. Quando Piazza si chiamava Pieve di CastelvecchioUna curiosità particolarmente interessante riguarda il nome del Comune. Fino al 1863, Piazza al Serchio era denominata Pieve di Castelvecchio. Il nome era legato all'antico castrum vetus, il "castello vecchio", posto su uno dei caratteristici rilievi vulcanici che contraddistinguono il paesaggio locale. Nel 1863 venne adottato il nome attuale: Piazza al Serchio. Anche l'origine della parola "Piazza" è curiosa. Secondo la tradizione, il nome deriverebbe da un grande spazio aperto che nel Medioevo sarebbe stato utilizzato periodicamente per i mercati. Quindi il nome del paese potrebbe ricordare proprio la sua antica funzione commerciale. Il mercato e la vocazione commercialeLa presenza di un'area destinata ai mercati non sarebbe casuale. La posizione di Piazza al Serchio favoriva naturalmente gli scambi tra le diverse vallate. Qui potevano incontrarsi agricoltori, allevatori, artigiani e commercianti provenienti dalle montagne circostanti. Il mercato rappresentava non soltanto un luogo per vendere e comprare, ma anche uno spazio di incontro e di scambio di informazioni. In un mondo nel quale i villaggi erano spesso isolati, il mercato aveva quindi una funzione economica e sociale. La Pieve di San PietroIl patrimonio religioso costituisce una parte importante della storia artistica di Piazza al Serchio. Particolarmente significativa è la Pieve di San Pietro, legata all'antica organizzazione religiosa del territorio. All'interno è conservata una campana datata 1271, ritrovata durante recenti scavi archeologici. Una campana medievale è molto più di un semplice oggetto religioso. Per secoli il suono delle campane regolava la vita quotidiana delle comunità: annunciava le celebrazioni, segnava le ore, avvertiva in caso di pericolo e accompagnava gli eventi importanti della vita collettiva. Quella campana è quindi anche una testimonianza della vita quotidiana medievale. Il Ponte di San MicheleTra le testimonianze architettoniche più caratteristiche del territorio si trova il Ponte di San Michele. La sua presenza è strettamente legata alla storia della viabilità locale. I ponti erano elementi fondamentali nell'economia delle montagne: permettevano di superare i corsi d'acqua e collegare mercati, chiese, castelli e comunità. Il ponte rappresenta quindi una delle tante testimonianze del rapporto fra acqua e viabilità che ha caratterizzato per secoli la valle del Serchio. Il Serchio: fiume e identitàIl fiume non è soltanto un elemento geografico. Il nome stesso del Comune, Piazza al Serchio, sottolinea il rapporto fra l'insediamento e il corso d'acqua. Il Serchio ha condizionato per secoli la posizione delle strade, la localizzazione degli insediamenti, l'agricoltura e le attività economiche. Le sue acque alimentavano inoltre torrenti e piccoli corsi d'acqua utilizzati per mulini e altre attività. Il paesaggio della valle è quindi il risultato di un rapporto millenario tra uomo e fiume. Il paesaggio dei "doglioni"Uno degli elementi geologici più curiosi di Piazza al Serchio è la presenza dei cosiddetti doglioni. Si tratta di rilievi di origine vulcanica che emergono dal paesaggio della valle. Il più noto è quello sul quale sorgeva l'antico castello legato al nome di Castelvecchio. Queste formazioni rendono il paesaggio dell'Alta Garfagnana particolarmente riconoscibile. Sono anche un esempio di come la geologia abbia influenzato direttamente la storia: gli uomini medievali sceglievano spesso questi rilievi naturali per costruire fortificazioni, perché la posizione sopraelevata garantiva una migliore difesa e permetteva di controllare il territorio. La ferrovia e la modernitàPer Piazza al Serchio il passaggio dalla viabilità tradizionale alla modernità è legato anche alla ferrovia. La ferrovia della Garfagnana modificò profondamente i collegamenti della valle, favorendo gli spostamenti delle persone e delle merci. La stazione contribuì a rafforzare il ruolo di Piazza come centro di riferimento dell'Alta Garfagnana. La ferrovia rappresentò una vera rivoluzione per le comunità montane: ciò che prima richiedeva ore o giorni di viaggio lungo strade difficili poteva essere affrontato molto più rapidamente. La nuova infrastruttura contribuì inoltre a ridurre l'isolamento geografico della zona. Dalla civiltà contadina alla società modernaPer secoli l'economia di Piazza al Serchio è stata prevalentemente agricola e pastorale. Le montagne offrivano castagne, legname, pascoli, funghi e altri prodotti del bosco. I campi, spesso piccoli e difficili da coltivare, fornivano cereali e altri alimenti necessari alla sopravvivenza delle famiglie. L'economia rurale era basata sull'utilizzo combinato di tutte le risorse disponibili. Era quindi normale che una stessa famiglia fosse contemporaneamente impegnata nell'agricoltura, nell'allevamento, nella raccolta dei prodotti del bosco e in piccoli lavori artigianali. Il castagno nella vita quotidianaCome in gran parte della Garfagnana, anche a Piazza al Serchio il castagno ha avuto un'importanza enorme. Le castagne costituivano una risorsa alimentare fondamentale durante l'inverno. Venivano consumate fresche, essiccate oppure trasformate in farina. La farina di castagne poteva essere utilizzata per preparare numerose pietanze tradizionali. Il castagneto era inoltre una risorsa economica: il legname veniva utilizzato per costruzioni, utensili e altri oggetti. Per questo il castagno può essere considerato uno dei veri simboli della civiltà montanara della Garfagnana. Il Museo Italiano dell'Immaginario FolkloricoPiazza al Serchio possiede una caratteristica culturale davvero particolare. Nel territorio comunale ha sede il Museo Italiano dell'Immaginario Folklorico, inaugurato nel 2019. Il museo nasce dal lavoro del Centro di Documentazione della Tradizione Orale, che nel corso degli anni ha raccolto migliaia di racconti della tradizione orale italiana. Fiabe, leggende, credenze, racconti di paura, figure fantastiche e pratiche della cultura contadina vengono conservati e catalogati attraverso strumenti contemporanei. È un museo molto diverso da quelli tradizionali. Non conserva soltanto oggetti: conserva soprattutto storie. Un museo delle paroleQuesta è probabilmente una delle caratteristiche più originali di Piazza al Serchio. Il patrimonio del museo è costituito in gran parte da memoria orale. Le persone anziane diventano quindi vere e proprie fonti storiche. I loro racconti permettono di recuperare un mondo nel quale le storie venivano tramandate durante le veglie, nelle case, nelle stalle, nelle piazze e nei luoghi di lavoro. Il museo utilizza inoltre tablet, computer e dispositivi multimediali per permettere ai visitatori di consultare i materiali raccolti. In questo modo una tradizione antichissima incontra la tecnologia. Fate, streghe, folletti e fantasmiIl patrimonio conservato dal museo comprende anche le figure fantastiche dell'immaginario popolare. Fate, streghe, folletti, spiriti e creature misteriose appartenevano al mondo culturale delle comunità rurali. Non erano semplicemente personaggi delle fiabe. Servivano anche a spiegare ciò che non poteva essere facilmente compreso: rumori notturni, fenomeni naturali, malattie, luoghi pericolosi o eventi insoliti. Nel 2026 il Museo ha continuato a dedicare iniziative proprio a queste figure dell'immaginario, attraverso incontri e pubblicazioni sulle credenze e le narrazioni della Garfagnana. Il ritorno delle storie nei luoghi dove sono nateUna delle attività più interessanti del Museo è il progetto Gira Fiaba. L'idea è semplice e affascinante: non lasciare le storie chiuse negli archivi, ma riportarle nei luoghi nei quali sono nate. Le fiabe vengono raccontate nuovamente davanti al pubblico, trasformando piazze e luoghi della valle in spazi di narrazione. È un modo moderno per mantenere viva una tradizione antichissima: la trasmissione orale. Il Maggio: il teatro popolare della montagnaUn'altra grande espressione della cultura locale è il Maggio drammatico. Si tratta di una forma di teatro popolare cantato che racconta storie epiche, guerre, cavalieri, re e personaggi leggendari. Il Maggio nasce dalla tradizione orale e conserva elementi della chanson de geste e dei poemi cavallereschi. Gli spettacoli vengono tradizionalmente rappresentati all'aperto e hanno scenografie relativamente semplici. La forza non è nella spettacolarità, ma nella parola, nella musica, nella memoria e nella partecipazione della comunità. Il Canto del Maggio continua ancora oggi a essere valorizzato attraverso festival e iniziative culturali legate al territorio. Il folklore come patrimonio culturalePiazza al Serchio rappresenta quindi un caso particolarmente interessante. Qui il folklore non viene considerato soltanto come qualcosa di antico da conservare, ma come un patrimonio culturale vivo. Fiabe, leggende, danze, musica e Maggio vengono studiati, registrati, raccontati e riproposti. Questo permette di mantenere un collegamento fra le generazioni. Un bambino di oggi può ascoltare una storia raccontata decenni fa da un anziano della Garfagnana e ritrovarla, attraverso nuove forme, nel mondo contemporaneo. Il rapporto con la LunigianaLa posizione di Piazza al Serchio ha favorito nei secoli intensi rapporti con la Lunigiana. Il collegamento attraverso il Passo di Tea metteva in comunicazione l'Alta Garfagnana con la valle dell'Aulella e con il territorio della Lunigiana. Non è quindi sorprendente trovare elementi culturali comuni tra le due aree. Lingue, tradizioni, racconti, pratiche agricole e forme di religiosità popolare hanno attraversato per secoli questi passi. Piazza al Serchio può essere vista proprio come uno dei luoghi nei quali Garfagnana e Lunigiana si incontrano. La cultura del lavoroLa vita tradizionale era caratterizzata da numerosi mestieri. Contadini, pastori, boscaioli, fabbri, falegnami e altri artigiani utilizzavano le risorse locali. Gli strumenti del lavoro erano spesso costruiti direttamente dagli artigiani della zona e riparati molte volte prima di essere sostituiti. Questa economia basata sul riutilizzo era una necessità, ma rappresentava anche una forma di grande conoscenza pratica. La cultura materiale della Garfagnana racconta quindi un mondo nel quale nulla veniva sprecato. La cucina della tradizioneAnche la gastronomia riflette questo modo di vivere. La cucina tradizionale dell'Alta Garfagnana nasce dall'utilizzo di ingredienti semplici e facilmente reperibili: castagne, farina di mais, cereali, legumi, patate, funghi, erbe spontanee, formaggi e prodotti dell'allevamento. La cucina povera non significava necessariamente cucina poco elaborata. Al contrario, la necessità di utilizzare ciò che offriva il territorio ha prodotto nel tempo ricette molto caratteristiche. Il cibo diventa così una delle forme più immediate attraverso cui sopravvive la memoria della civiltà contadina. Piazza al Serchio oggiPiazza al Serchio continua a svolgere una funzione importante come centro di riferimento dell'Alta Garfagnana. Accanto alle attività economiche e ai servizi, il Comune ha sviluppato una particolare vocazione culturale. Il Museo dell'Immaginario Folklorico, gli eventi dedicati alla narrazione, il Maggio e le iniziative legate alla memoria locale contribuiscono a costruire una nuova immagine del territorio. Non si tratta quindi soltanto di conservare il passato. L'obiettivo è trasformare la memoria in cultura contemporanea. CuriositàPiazza al Serchio potrebbe essere all'origine del nome "Garfagnana": il territorio è comunemente identificato con l'antico castellum de Garfaniana, citato nella ricostruzione storica dell'area. Una necropoli longobarda: nel territorio è stata scoperta una necropoli dell'inizio del VII secolo, testimonianza della presenza longobarda nell'Alta Garfagnana. Il nome non è sempre stato Piazza al Serchio: fino al 1863 il Comune si chiamava Pieve di Castelvecchio. Piazza potrebbe derivare dal mercato: secondo una spiegazione tradizionale, il nome ricorderebbe il grande spazio utilizzato nel Medioevo per i mercati. Una campana del 1271: nella Pieve di San Pietro è conservata una campana medievale ritrovata durante scavi archeologici. Qui passava la Via Clodia: l'antica strada romana risaliva la valle del Serchio e collegava l'area con le direttrici verso Lunigiana e Appennino. Un museo molto particolare: il Museo Italiano dell'Immaginario Folklorico non conserva soltanto oggetti, ma migliaia di racconti, fiabe, leggende e testimonianze della tradizione orale. Fate e folletti fanno parte del patrimonio storico: l'immaginario fantastico della montagna, fate, streghe, spiriti e altre creature, viene studiato e conservato come documento della cultura popolare. Il Maggio è ancora vivo: il teatro popolare cantato continua a essere rappresentato e valorizzato attraverso festival dedicati al folklore toscano. Le storie tornano nei luoghi dove sono nate: il progetto Gira Fiaba porta nuovamente le narrazioni popolari fuori dal museo, nei paesi e nei luoghi della valle.
Piazza
è una terra di confine culturale: la
sua posizione tra Garfagnana, Lunigiana e Appennino ha favorito per
secoli lo scambio di persone, merci, tradizioni e racconti. |