Fornacette di
Calcinaia: il paese nato tra l’Arno, le fornaci e la strada
Fornacette è oggi il principale nucleo abitato del
territorio comunale di Calcinaia insieme al capoluogo e costituisce uno
dei centri più dinamici del Valdarno pisano.
A prima vista può sembrare un paese relativamente
moderno.
La grande viabilità.
Le attività commerciali.
Le zone produttive.
Le abitazioni cresciute soprattutto nel Novecento.
Tutto sembra raccontare una storia recente.
Eppure sotto la Fornacette contemporanea esiste un
territorio molto più antico.
Un territorio attraversato per secoli dall’Arno.
Frequentato già nell’antichità.
Organizzato nel Medioevo intorno alla chiesa di
Sant’Andrea.
Trasformato dalle grandi opere idrauliche dei Medici.
Segnato dalle fornaci.
Attraversato dalla strada Firenze-Pisa.
E infine diventato uno dei poli industriali più
importanti della Valdera.
Fornacette è quindi un luogo perfetto per raccontare
una storia particolare:
come una campagna
attraversata dalle acque sia diventata prima terra di fornaci e poi
paese industriale.
Prima di Fornacette
Il nome attuale non deve ingannarci.
Prima che esistesse il paese come lo conosciamo oggi,
questo settore del Valdarno era già frequentato.
Il problema principale per gli archeologi è
rappresentato proprio dalla natura del territorio.
L’Arno, nel corso dei secoli, ha cambiato percorso e
ha depositato grandi quantità di sedimenti.
Le alluvioni hanno così coperto molti livelli
archeologici antichi sotto spesse coltri di terreno. Lo studio
archeologico dedicato a Fornacette sottolinea proprio quanto la storia
dell’insediamento sia stata condizionata dall’irregolarità del fiume.
La storia più antica del paese è quindi,
letteralmente, sotto terra.
Una pianura costruita dal fiume
Per capire Fornacette bisogna cominciare dall’Arno.
Oggi osserviamo un territorio apparentemente stabile.
Campi.
Strade.
Case.
Fabbriche.
Ma per molti secoli questa pianura fu molto più
mobile.
Il fiume cambiava corso.
Creava anse.
Erodeva terreni.
Depositava sedimenti.
Allagava le campagne.
Le comunità dovevano continuamente adattarsi.
Fornacette nasce in un paesaggio nel quale l’acqua non
era semplicemente una risorsa.
Era una forza capace di modificare la geografia.
Le tracce più antiche
Le ricerche archeologiche nel territorio di Calcinaia
hanno restituito testimonianze molto precedenti al Medioevo.
Nell’area di Torretta White furono rinvenuti frammenti
ceramici riferibili al VII-VI secolo a.C.; nella zona delle Case
Bianche, più vicina a Fornacette, sono stati segnalati reperti litici e
metallici, frammenti d’impasto e ceramica a vernice nera.
Non significa che esistesse già un paese chiamato
Fornacette.
Significa però che questo territorio era frequentato
molto prima della nascita dell’abitato medievale e moderno.
Una terra di passaggio
La posizione aiuta a comprenderne il motivo.
Fornacette si trova in una zona strategica del
Valdarno inferiore.
Pisa è relativamente vicina.
Pontedera si trova poco più a est.
Cascina a ovest.
A nord si aprono i collegamenti verso Calcinaia,
Vicopisano e il Monte Pisano.
Il territorio è quindi naturalmente predisposto al
passaggio.
Questa caratteristica diventerà una costante della
storia locale.
Prima il fiume.
Poi le strade.
Poi la ferrovia e la viabilità moderna.
Infine le grandi direttrici automobilistiche.
Fornacette crescerà soprattutto perché è un luogo
attraversato.
Il tesoretto di Fornacette
Uno degli episodi archeologici più affascinanti
avvenne nel 1913.
Nella località chiamata “Le Fornacette” venne scoperto
un importante ripostiglio monetale.
Il ritrovamento è diventato abbastanza significativo
da essere oggetto di una pubblicazione specifica della Soprintendenza
archeologica, nella collana dedicata ai ripostigli monetali italiani.
È un elemento prezioso per raccontare il paese.
Sotto la Fornacette moderna emerge improvvisamente una
storia molto più antica.
Le monete come documento
Un ripostiglio monetale non è semplicemente una
raccolta di vecchie monete.
Può raccontare una situazione storica.
Qualcuno possedeva quel denaro.
Qualcuno decise di nasconderlo o conservarlo insieme.
Per qualche ragione non tornò più a recuperarlo.
Secoli dopo, il terreno restituì ciò che era stato
sepolto.
La moneta diventa quindi un documento.
Non soltanto economico.
Anche umano.
Rinonichi
La prima storia medievale di Fornacette è legata
soprattutto a un nome oggi poco conosciuto:
Rinonichi.
L’Arcidiocesi di Pisa documenta la chiesa di
Sant’Andrea Apostolo già nel
1028, localizzandola appunto a
Rinonichi e inserendola nel piviere di Santa Maria di Cascina.
È una notizia fondamentale.
Nel primo XI secolo esisteva dunque in questo
territorio una comunità abbastanza strutturata da possedere un luogo di
culto documentato.
Fornacette, come nome e come grande abitato, verrà
molto dopo.
Sant’Andrea prima di Fornacette
Questa è forse una delle cose più belle da raccontare.
La chiesa è più antica del paese moderno.
Il nucleo abitato cambia.
Il nome del territorio cambia.
L’Arno cambia.
Le strade cambiano.
Ma la dedicazione a
Sant’Andrea attraversa quasi mille anni.
È una continuità straordinaria.
Dal Rinonichi al Pozzale
Dall’ultimo quarto del Duecento, secondo la
documentazione ecclesiastica pisana, Sant’Andrea viene indicata anche
come chiesa “al Pozzale” o
“al Castellare”.
Sono due toponimi molto suggestivi.
“Pozzale” sembra rimandare alla presenza dell’acqua o
di una depressione del terreno.
“Castellare” potrebbe invece conservare la memoria di
una struttura fortificata o di un luogo riconosciuto come antico sito di
castello.
È però opportuno non trasformare il toponimo in una
certezza archeologica senza ulteriori prove.
Il nome rimane comunque un indizio.
Un paesaggio medievale diverso
Dobbiamo quindi immaginare la Fornacette medievale in
modo completamente diverso dall’attuale.
Non una grande strada fiancheggiata da edifici.
Non un centro industriale.
Ma piccoli nuclei.
Case rurali.
Campi.
Argini.
Strade sterrate.
La chiesa.
Terreni soggetti alle acque.
L’Arno vicino.
E una popolazione distribuita sul territorio.
L’Arno come strada
Per secoli il fiume fu anche una grande via di
comunicazione.
Visit Tuscany ricorda l’importanza del territorio di
Calcinaia per il traffico mercantile dell’Arno: sulle rive operavano i
navicellai, che trasportavano
merci attraverso il sistema fluviale fino al porto di Livorno.
Prima delle autostrade e dei camion, il fiume era una
strada.
Una strada d’acqua.
I navicelli
I navicelli erano imbarcazioni da trasporto.
Muovevano merci.
Materiali.
Prodotti agricoli.
Manufatti.
Il Valdarno era così collegato a Pisa e, attraverso il
sistema dei canali e delle vie d’acqua, a Livorno e al mare.
Anche Fornacette apparteneva a questo paesaggio
economico.
Il problema delle alluvioni
Ma l’Arno aveva due volti.
Trasportava merci.
E trasportava distruzione.
Le esondazioni erano frequenti.
Le campagne potevano essere sommerse.
Gli argini cedevano.
Le coltivazioni venivano danneggiate.
La necessità di controllare il fiume divenne quindi
una delle grandi questioni politiche ed economiche della Toscana.
I Medici cambiano il territorio
Nel Cinquecento il governo mediceo avviò importanti
interventi idraulici nel Valdarno.
Lo studio archeologico del Comune di Calcinaia ricorda
una grande rettifica del corso dell’Arno nella seconda metà del XVI
secolo, tra Montecchio e San Giovanni alla Vena.
La geografia che osserviamo oggi è quindi anche il
risultato di decisioni politiche e opere ingegneristiche.
L’Arnaccio
La storia di Fornacette è legata soprattutto a
un’opera:
l’Arnaccio.
La tradizione storica locale ricorda che nel
1564, sotto Cosimo I de’
Medici, venne realizzato nella zona un canale destinato a ricevere parte
delle acque dell’Arno e a migliorare il sistema idraulico della pianura.
Il canale rimase attivo fino al XVIII secolo; dopo il suo abbandono e
colmamento, il tracciato contribuì a definire una nuova direttrice
terrestre.
L’acqua diventa strada.
È una trasformazione fondamentale.
Da canale a strada
È uno dei temi più belli della storia locale.
Prima:
un canale.
Poi:
il canale perde funzione.
Viene colmato.
Il suo tracciato viene riutilizzato.
Nasce una strada.
La geografia conserva quindi la memoria dell’opera
precedente.
Sotto una direttrice moderna può sopravvivere il
disegno di un antico sistema idraulico.
La strada diventa il futuro di
Fornacette
Da quel momento la viabilità terrestre acquista un
peso sempre maggiore.
E Fornacette possiede una caratteristica ideale:
si trova lungo una grande direttrice del Valdarno.
È proprio la strada a preparare la crescita futura del
paese.
Le case iniziano a disporsi lungo l’asse viario.
Le attività cercano il passaggio.
Il commercio segue il traffico.
L’insediamento cambia forma.
Perché si chiama Fornacette?
Il nome è probabilmente la chiave più immediata per
comprendere la storia economica del paese.
Una tradizione etimologica lo riconduce a
“Fornacelle”, cioè piccole
fornaci. Emanuele Repetti ricordava inoltre per il luogo un precedente
nome di Alfiano.
L’etimologia è molto plausibile nel contesto locale,
ma è bene conservarne la formulazione prudente quando manca una serie
documentaria completa delle forme medievali del toponimo.
La terra diventa mattone
Perché proprio le fornaci?
Perché la pianura dell’Arno offriva una materia prima
fondamentale:
l’argilla.
Il fiume aveva depositato per secoli sedimenti.
Quella terra poteva essere estratta.
Impastata.
Sagomata.
Essiccata.
Cotta.
La pianura diventava materiale da costruzione.
Una storia che unisce Calcinaia e
Fornacette
L’intero territorio comunale possiede una fortissima
tradizione legata al fuoco e alla lavorazione dei materiali.
Il nome stesso di Calcinaia è documentato dal Medioevo
ed è tradizionalmente collegato alla presenza di fornaci di calce; la
produzione ceramica e di laterizi rimase una caratteristica importante
del territorio anche nei secoli successivi.
Calcinaia e Fornacette sono quindi unite da una stessa
storia produttiva.
Ma la sviluppano in modi differenti.
La fornace
Una fornace tradizionale era un luogo estremamente
fisico.
Terra.
Acqua.
Fuoco.
Fumo.
Calore.
Manodopera.
L’argilla veniva preparata.
Inserita negli stampi.
I pezzi venivano lasciati asciugare.
Poi arrivava la cottura.
Un errore nella temperatura poteva compromettere un
intero carico.
Mattoni e paesaggio
La produzione dei laterizi aveva una particolarità.
Il territorio forniva il materiale per costruire il
territorio stesso.
L����argilla della pianura diventava mattone.
Il mattone diventava casa.
Muro.
Fabbrica.
Stalla.
Edificio pubblico.
La terra di Fornacette entrava materialmente
nell’architettura del Valdarno.
Sant’Andrea nel Cinquecento
Nel frattempo l’antica chiesa di Sant’Andrea
attraversava una fase difficile.
Nel XVI secolo risultava priva di una propria cura
d’anime ed era unita alla pieve di San
Giovanni alla Vena.
Durante la visita pastorale del
1597 venne stabilito che il
pievano di San Giovanni alla Vena garantisse almeno la celebrazione
della messa domenicale a Sant’Andrea.
È un dettaglio importante.
Dimostra quanto il territorio fosse ancora scarsamente
popolato e distribuito in nuclei rurali.
1736: un cappellano residente
La situazione cambiò lentamente.
Nel 1736
Sant’Andrea ebbe finalmente un cappellano residente.
Avere un sacerdote stabilmente presente significava
molto.
La comunità acquistava maggiore autonomia religiosa.
La chiesa diventava un centro quotidiano.
Non soltanto un edificio aperto occasionalmente.
1741: nasce la parrocchia
Pochi anni dopo, nel
1741, Sant’Andrea venne elevata a
parrocchia.
È una data fondamentale nella storia di Fornacette.
La comunità possiede ormai una propria struttura
ecclesiastica autonoma.
Il paese moderno non esiste ancora nelle sue
dimensioni attuali.
Ma una sua identità territoriale sta diventando sempre
più riconoscibile.
La vecchia chiesa medievale scompare
Nel Settecento l’antico edificio medievale non era più
adeguato.
Venne quindi demolito.
Al suo posto fu costruita la chiesa attuale di
Sant’Andrea Apostolo,
completata nel 1787,
probabilmente su progetto di Giovanni Andreini, architetto attivo anche
in altri rifacimenti ecclesiastici della zona.
È un passaggio simbolico.
La comunità conserva il santo.
Ma cambia la chiesa.
Una chiesa nuova per una comunità
nuova
Il 1787 può essere letto come una soglia.
La Fornacette medievale sta scomparendo.
Quella moderna sta iniziando a prendere forma.
La nuova chiesa rappresenta una comunità che cresce e
che ha bisogno di un edificio diverso.
La storia del paese può essere letta attraverso
Sant’Andrea.
Ogni data corrisponde a una trasformazione.
Il campanile
Nel 1835 il
campanile venne rialzato.
Anche questo intervento può sembrare minore.
In realtà il campanile era uno degli elementi più
importanti del paesaggio rurale.
Si vedeva da lontano.
Le campane scandivano il tempo.
Richiamavano alla messa.
Annunciavano feste e funerali.
Prima che il traffico riempisse di rumore Fornacette,
il suono delle campane attraversava campi e poderi.
L’Ottocento: la strada prende il
sopravvento
Nel XIX secolo la mobilità terrestre diventa sempre
più importante.
Fornacette possiede ormai tutte le caratteristiche
necessarie per crescere.
È in pianura.
È facilmente raggiungibile.
È vicina a Pontedera.
È lungo una grande direttrice verso Pisa.
Possiede una tradizione produttiva.
La geografia prepara l’industrializzazione.
Un paese lineare
A differenza di molti borghi medievali toscani,
Fornacette non cresce intorno a una rocca o a una piazza fortificata.
Cresce soprattutto
lungo una strada.
Questo spiega ancora oggi la sua forma.
La viabilità non attraversa semplicemente il paese.
In buona parte lo ha generato.
È una caratteristica fondamentale della sua identità
urbana.
1913: riemerge il passato
Mentre il paese entrava nel Novecento, nel
1913 la scoperta del
ripostiglio monetale ricordò improvvisamente che sotto l’abitato moderno
esisteva una storia molto più antica.
È un'immagine perfetta per raccontare Fornacette.
Sopra:
la modernità.
Sotto:
l’archeologia.
La Fornace Leoncini
Una delle protagoniste della Fornacette novecentesca
fu la Fornace Leoncini.
La documentazione storica locale fa risalire la
costruzione dello stabilimento al 1908,
tra l’attuale area della circonvallazione e la Tosco-Romagnola.
La fornace diventerà uno dei simboli del paese
industriale.
E il suo nome sembra quasi realizzare definitivamente
il destino contenuto nel toponimo:
Fornacette diventa davvero il paese delle fornaci.
Il forno Hoffmann
Lo stabilimento Leoncini utilizzava un
forno di tipo Hoffmann,
tecnologia che consentiva una produzione continua e molto più efficiente
rispetto alle fornaci tradizionali.
Il complesso comprendeva inoltre l’aia, gli spazi per
l’essiccazione, gli uffici e le aree destinate allo stoccaggio dei
laterizi.
Siamo ormai lontanissimi dalla piccola fornace
artigianale.
La produzione entra nell’era industriale.
Come nasceva un mattone
Prima della completa automatizzazione, la lavorazione
richiedeva molte mani.
L’argilla veniva preparata.
Sagomata negli stampi.
I mattoni venivano sistemati per l’essiccazione.
Poi caricati nel forno.
Dopo la cottura venivano estratti.
Accatastati.
Spediti.
La fornace era una macchina.
Ma era soprattutto una comunità di lavoratori.
Il paesaggio della fornace
Immaginare Fornacette nella prima metà del Novecento
significa immaginare un paesaggio molto diverso.
Cataste di laterizi.
Polvere.
Carri.
Camion.
Fumo.
Operai.
Aie per l’essiccazione.
Capannoni.
La fornace non era nascosta in periferia.
Faceva parte dell’identità del paese.
Fornacette apparteneva a Cascina
C’è poi un dettaglio amministrativo poco conosciuto.
Quando venne costruita la Fornace Leoncini, quel
settore di Fornacette apparteneva ancora al
Comune di Cascina.
La documentazione locale ricorda che il definitivo
passaggio al Comune di Calcinaia avvenne nel
1929, attraverso il Regio
Decreto n. 801.
È un elemento molto importante.
La Fornacette contemporanea è il risultato anche di
una modifica dei confini comunali.
Un paese tra comuni diversi
Questa situazione non deve sorprendere.
Fornacette si trova quasi naturalmente tra più
territori.
Calcinaia.
Cascina.
Vicopisano.
Pontedera.
Lo stesso studio archeologico sul tesoretto del 1913
sottolinea come la località fosse sostanzialmente equidistante da
Calcinaia, Cascina e Vicopisano.
È un paese di confine.
Ma soprattutto un paese di collegamento.
1929: Fornacette diventa
definitivamente calcinaiola
Il passaggio amministrativo del 1929 contribuì a
definire la geografia comunale contemporanea.
Da quel momento Fornacette diventa sempre più il
secondo grande polo del Comune di Calcinaia.
Ma svilupperà un'identità propria.
Diversa dal capoluogo.
Più moderna.
Più industriale.
Più legata alla strada.
Le scuole
La crescita della popolazione richiese nuovi servizi.
L’inventario dell’Archivio storico comunale conserva
documentazione relativa alla costruzione degli
edifici scolastici di Fornacette,
con pratiche concentrate soprattutto tra gli anni Venti e Trenta del
Novecento.
È un segnale importante.
Quando un paese costruisce scuole proprie significa
che non è più soltanto una località rurale.
Sta diventando un vero centro abitato.
Acqua potabile e modernizzazione
Lo stesso archivio conserva pratiche relative agli
acquedotti di Calcinaia e Fornacette.
La storia della modernità non passa soltanto
attraverso le fabbriche.
Passa attraverso servizi che oggi diamo per scontati.
Acqua potabile.
Scuole.
Strade.
Illuminazione.
Fognature.
Sono queste infrastrutture a trasformare un insieme di
case in un paese moderno.
La bicicletta
Nel Novecento Fornacette sviluppa anche un'identità
fortemente legata alla bicicletta.
Non è casuale.
Un territorio pianeggiante.
Una grande strada.
La vicinanza ai luoghi di lavoro.
La bicicletta diventa per decenni il mezzo ideale.
Operai.
Contadini.
Studenti.
Famiglie.
La bicicletta appartiene alla storia sociale del
paese.
La Casa del Popolo
Anche l’associazionismo diventa un elemento
fondamentale della Fornacette novecentesca.
Un recente percorso partecipativo promosso dal Comune
ha rilevato come la comunità stessa percepisca l’identità di Fornacette
come particolarmente legata alla
bicicletta e alla Casa del Popolo, sottolineando nello stesso
tempo la differenza storica e sociale rispetto al capoluogo.
È un dato prezioso.
Perché non viene soltanto dagli storici.
Viene dalla memoria contemporanea degli abitanti.
Due identità nello stesso comune
Calcinaia e Fornacette appartengono allo stesso
Comune.
Ma non sono la stessa cosa.
Calcinaia conserva maggiormente la struttura e
l’identità del borgo storico.
Fornacette è un centro cresciuto attraverso la strada,
il lavoro e l’industrializzazione.
Anche il Comune, nelle consultazioni sulla qualità
degli spazi pubblici, ha registrato questa forte percezione di due
nuclei distinti per storia e funzionamento.
Questa differenza non è un problema.
È una ricchezza.
La Seconda guerra mondiale
La guerra rappresentò una frattura profonda per tutto
il Valdarno.
Ponti, strade, ferrovie e infrastrutture erano
obiettivi strategici.
Fornacette, proprio per la sua posizione lungo
importanti vie di comunicazione, si trovò inevitabilmente coinvolta
nella crisi del 1944.
L’Archivio storico comunale conserva documentazione
relativa alla ricostruzione di edifici pubblici e privati danneggiati
dagli eventi bellici.
Su questo tema sarebbe utile un approfondimento
specifico attraverso le carte d’archivio e le testimonianze locali,
evitando di generalizzare episodi non ancora verificati puntualmente.
Ricostruire
Il dopoguerra porta un’enorme energia.
Bisogna ricostruire.
Riparare.
Produrre.
Costruire nuove case.
Creare lavoro.
E proprio in questa fase la tradizione produttiva di
Fornacette trova condizioni ideali per espandersi.
Gli anni del boom
Tra anni Cinquanta e Sessanta la frazione cresce
rapidamente.
L’economia italiana cambia.
L’agricoltura perde progressivamente manodopera.
L’industria e l’artigianato attirano lavoratori.
Aumentano le automobili.
Crescono i consumi.
Si costruiscono case.
La Tosco-Romagnola diventa un asse economico sempre
più importante.
Fornacette entra pienamente nella modernità.
Dalle fornaci all’industria
Visit Tuscany identifica proprio Fornacette come il
luogo nel quale, soprattutto dagli anni Sessanta, la vocazione
produttiva del territorio di Calcinaia assume dimensioni particolarmente
importanti.
È una trasformazione decisiva.
Le fornaci tradizionali cominciano a perdere
centralità.
Ma il paese non perde la propria vocazione produttiva.
La trasforma.
Una nuova industria
Al posto di un'economia dominata dai laterizi si
sviluppa un tessuto più diversificato.
Piccole imprese.
Medie imprese.
Artigianato.
Servizi.
Commercio.
Attività produttive.
Fornacette diventa uno dei centri economicamente più
vivaci della zona.
Il fuoco delle fornaci si spegne.
Ma il paese continua a lavorare.
La fine della Fornace Leoncini
La Fornace Leoncini attraversò ancora una fase
prospera negli anni Settanta.
L’attività terminò nei primi anni Ottanta; la
documentazione locale indica il 1982
come anno della cessazione definitiva. Successivamente gran parte del
complesso venne demolita.
Era la fine di un’epoca.
Un paese che portava nel nome le fornaci perdeva una
delle sue fornaci più rappresentative.
Quello che resta
Del grande complesso Leoncini è sopravvissuto
soprattutto l’edificio affacciato sulla Tosco-Romagnola che ospitava
funzioni amministrative e parte degli spazi legati allo stabilimento.
Questo rende ancora più importante conservare la
memoria.
Quando scompare una fabbrica non scompare soltanto un
edificio.
Scompaiono rumori.
Odori.
Gesti.
Mestieri.
Parole.
Relazioni.
Archeologia industriale
Fornacette possiede quindi un patrimonio che
meriterebbe di essere raccontato anche come
archeologia industriale.
Le fornaci non sono semplicemente vecchi stabilimenti.
Sono monumenti del lavoro.
Esattamente come un castello racconta la società
medievale, una fornace racconta quella industriale.
Entrambe meritano memoria.
La chiesa di Sant’Andrea nel
Novecento
Anche la chiesa storica continuò a trasformarsi.
L’Arcidiocesi ricorda importanti interventi nel
1972 e nel
1994, legati al restauro e
all’adeguamento liturgico.
Ma nel frattempo la popolazione di Fornacette era
cresciuta così tanto che l’antica parrocchiale non bastava più.
Regina Pacis
Per rispondere alla crescita demografica venne
realizzato un nuovo complesso parrocchiale dedicato alla
Regina della Pace, progettato
dall’architetto e sacerdote Simone Giusti.
La nuova chiesa fu consacrata il
2 marzo 2002 dall’arcivescovo
Alessandro Plotti.
Anche questo edificio racconta la trasformazione del
paese.
Sant’Andrea rappresenta la Fornacette storica.
Regina Pacis quella contemporanea.
Due chiese, due epoche
È un confronto molto efficace.
Sant’Andrea:
origine medievale.
Parrocchia settecentesca.
Paese rurale.
Regina Pacis:
architettura contemporanea.
Grande crescita demografica.
Paese moderno.
Due edifici religiosi raccontano quasi mille anni di
trasformazioni.
Un paese senza una grande piazza
storica
Fornacette possiede una caratteristica urbanistica
particolare.
Non essendo nata come castello medievale compatto, non
ha sviluppato una grande piazza centrale paragonabile a quella di molti
borghi toscani.
La sua struttura rimane fortemente lineare e
policentrica.
Il percorso partecipativo comunale del 2023 ha
registrato proprio tra le osservazioni dei cittadini la percezione della
mancanza di una vera piazza centrale e il bisogno di spazi pubblici di
aggregazione.
È quasi la conseguenza contemporanea della sua storia.
La strada come piazza
Per secoli il vero centro di Fornacette è stato il
movimento.
La strada.
Le botteghe.
Le fabbriche.
Le associazioni.
La chiesa.
I luoghi di lavoro.
Più che una piazza monumentale, il paese ha avuto una
successione di centralità.
È una forma urbana diversa.
Un’identità operaia
Il Novecento ha lasciato a Fornacette una forte
cultura del lavoro.
La fornace.
Le officine.
Le aziende.
La Casa del Popolo.
Le biciclette degli operai.
Le associazioni.
È una storia che meriterebbe di essere raccolta
attraverso testimonianze orali.
Molte persone possono ancora ricordare direttamente la
Fornacette degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.
Fotografare la memoria
Le fotografie delle vecchie fornaci sono
particolarmente importanti.
Un'immagine della Leoncini con i laterizi sull’aia può
spiegare più di molte pagine.
Così come una fotografia degli operai.
Una bicicletta davanti alla fabbrica.
La Tosco-Romagnola quasi senza automobili.
La vecchia Sant’Andrea.
Il paese prima delle grandi espansioni edilizie.
Per Fornacette la fotografia storica dovrebbe essere
una fonte primaria del racconto.
Il Trabocco di Fornacette
Nel territorio compare inoltre un bene denominato
“Il Trabocco di Fornacette”,
censito nel quadro conoscitivo archeologico e territoriale comunale come
immobile sottoposto a tutela storico-architettonica.
È un altro elemento che meriterebbe uno studio
autonomo.
Il nome stesso richiama il rapporto tra architettura,
acqua e territorio.
Per un approfondimento destinato al sito sarebbe
opportuno ricostruirne con precisione funzione, cronologia e
trasformazioni attraverso la documentazione vincolistica.
La memoria dell’acqua
L’acqua ritorna continuamente.
Arno.
Arnaccio.
Fossi.
Bonifiche.
Acquedotti.
Il Trabocco.
Anche quando Fornacette diventa un paese industriale e
stradale, il suo passato idraulico continua a emergere.
È come una struttura nascosta sotto il territorio
contemporaneo.
Il rapporto con Calcinaia
Calcinaia e Fornacette raccontano due modi differenti
di vivere l’Arno.
Calcinaia conserva un rapporto più diretto con il
fiume e con il borgo storico.
Fornacette racconta soprattutto la trasformazione
della pianura.
Da campagna.
A zona produttiva.
A centro urbano.
Sono due capitoli della stessa storia comunale.
Il rapporto con Pontedera
Anche la vicinanza con Pontedera è fondamentale.
Con l’industrializzazione del Novecento i rapporti
diventano sempre più intensi.
Lavoro.
Commercio.
Servizi.
Trasporti.
Fornacette entra progressivamente dentro un sistema
urbano più ampio che comprende buona parte della Valdera e del Valdarno
pisano.
Il rapporto con Cascina
Verso ovest il collegamento con Cascina è altrettanto
importante.
Non soltanto geografico.
È storico.
Sant’Andrea apparteneva al piviere di Santa Maria di
Cascina.
Una parte del territorio appartenne
amministrativamente a Cascina fino al 1929.
La strada continua ancora oggi in quella direzione.
Fornacette è quindi una cerniera.
Un paese di cerniera
Forse è proprio questa la definizione migliore.
Fornacette è un paese
di cerniera.
Tra Calcinaia e Cascina.
Tra Pontedera e Pisa.
Tra Arno e pianura.
Tra campagna e industria.
Tra borgo antico e città diffusa.
Tra archeologia e contemporaneità.
Tre Fornacette
La storia può essere divisa in tre grandi fasi.
La Fornacette
dell’acqua.
Arno, alluvioni, canali e Arnaccio.
La Fornacette del
fuoco.
Argilla, fornaci, laterizi.
La Fornacette della
strada.
Industria, commercio, servizi e mobilità.
Acqua.
Fuoco.
Strada.
Tre elementi che spiegano quasi tutto.
L’acqua
Senza l’Arno non avremmo la stessa pianura.
Non avremmo gli stessi sedimenti.
Non avremmo la stessa rete di comunicazioni.
Non avremmo nemmeno la necessità delle grandi opere
idrauliche medicee.
L’acqua costruisce il territorio.
La terra
Dai depositi della pianura arriva l’argilla.
La terra viene scavata.
Lavorata.
Trasformata.
Diventa mattone.
La geologia diventa economia.
Il fuoco
Il fuoco completa la trasformazione.
L’argilla entra nella fornace.
Ne esce laterizio.
È il momento in cui una materia naturale diventa
prodotto.
Per secoli questo processo ha definito il territorio.
La strada
Infine arriva la strada.
Il vecchio sistema idraulico lascia spazio alla
viabilità.
Le attività si dispongono lungo l’asse.
Il traffico aumenta.
Le fabbriche cercano collegamenti.
Il paese cresce.
La strada diventa la nuova forza generatrice di
Fornacette.
Dalla fornace al capannone
La trasformazione industriale del Novecento può essere
letta anche nell’architettura.
Prima la fornace.
Poi l’officina.
Poi il capannone.
Ogni edificio appartiene a una fase economica.
La storia industriale può essere letta attraverso le
forme del costruito.
Il lavoro come patrimonio
Per questo la memoria di Fornacette non dovrebbe
limitarsi agli edifici più antichi.
Sant’Andrea è importante.
Il ripostiglio monetale è importante.
Ma anche una fornace del Novecento è storia.
Anche una vecchia officina.
Anche una fotografia di operai.
Anche la Casa del Popolo.
Anche una bicicletta usata ogni giorno per andare al
lavoro.
Il patrimonio non è soltanto monumentale.
Un itinerario nella Fornacette
storica
Un percorso potrebbe partire dalla chiesa di
Sant’Andrea.
Qui si racconterebbe il 1028.
Rinonichi.
Il Pozzale.
Il Castellare.
La nascita della parrocchia.
La ricostruzione del 1787.
Poi bisognerebbe uscire dalla chiesa e cambiare
completamente epoca.
Verso le fornaci
La seconda parte dell’itinerario dovrebbe raccontare
il toponimo.
Fornacette.
L’argilla.
I laterizi.
La Fornace Leoncini.
Le fotografie degli operai.
Il forno Hoffmann.
Qui la storia religiosa lascia spazio alla storia del
lavoro.
Seguire l’Arnaccio
Un terzo percorso potrebbe invece essere quasi
invisibile.
“Sulle tracce
dell’Arnaccio”.
Cercare nel paesaggio moderno il tracciato dell’antica
opera idraulica.
Confrontare mappe storiche e contemporanee.
Spiegare come un canale possa trasformarsi in strada.
Sarebbe uno dei contenuti più originali da realizzare.
Il percorso archeologico
Un quarto approfondimento potrebbe partire dal
tesoretto del 1913.
Titolo:
“Il tesoro sotto
Fornacette”.
Da lì si potrebbe raccontare tutta la frequentazione
antica del territorio.
I ritrovamenti archeologici.
Le trasformazioni dell’Arno.
I livelli sepolti dalle alluvioni.
La difficoltà di leggere archeologicamente una pianura
così dinamica.
Il percorso industriale
E infine:
“Fornacette, il paese
delle fornaci”.
Sarebbe quasi obbligatorio.
Origine del nome.
Tecnica dei laterizi.
Fornace Leoncini.
Forno Hoffmann.
Operai.
Crisi delle fornaci.
Industria moderna.
È una storia completa.
Le voci degli abitanti
Per questo approfondimento utilizzerei anche la storia
orale.
Domande semplici:
Chi lavorava alla Leoncini?
Come si svolgeva una giornata?
Quanto caldo faceva vicino al forno?
Come venivano trasportati i mattoni?
Quante persone arrivavano al lavoro in bicicletta?
Dove si incontravano gli operai dopo il turno?
Quando sono comparsi i primi grandi capannoni?
Le risposte trasformerebbero la storia industriale in
storia umana.
Una pagina “prima e dopo”
Fornacette sarebbe perfetta anche per fotografie
comparative.
La vecchia Tosco-Romagnola.
La stessa posizione oggi.
La Fornace Leoncini.
L’area contemporanea.
Sant’Andrea prima dei restauri.
La chiesa oggi.
Campagna trasformata in quartiere.
Il cambiamento sarebbe immediatamente visibile.
Un paese che continua a trasformarsi
Fornacette non è un borgo cristallizzato.
Non lo è mai stato.
L’Arno cambia corso.
I Medici scavano canali.
I canali diventano strade.
Le fornaci diventano fabbriche.
Le fabbriche diventano altri edifici.
La popolazione cresce.
Viene costruita una nuova chiesa.
La trasformazione è la vera costante della sua storia.
1028: Sant’Andrea
Se dobbiamo scegliere alcune date simboliche, la prima
è 1028.
Sant’Andrea è documentata a Rinonichi.
Prima grande prova della storia medievale della
comunità.
1564: l’Arnaccio
La seconda è 1564.
Il grande intervento idraulico mediceo modifica il
territorio e inaugura una nuova fase nel rapporto tra acqua e viabilità.
1741: la parrocchia
La terza è 1741.
Sant’Andrea diventa parrocchia.
La comunità acquista una propria autonomia religiosa.
1787: la nuova chiesa
La quarta è 1787.
Nasce l’attuale Sant’Andrea.
Il vecchio edificio medievale lascia posto a quello
moderno.
1908: la Fornace Leoncini
La quinta è 1908.
Nasce lo stabilimento che diventerà uno dei simboli
della Fornacette industriale.
1913: il tesoretto
La sesta è 1913.
Il terreno restituisce il ripostiglio monetale.
La modernità incontra improvvisamente il passato.
1929: il nuovo confine
La settima è 1929.
Il passaggio territoriale consolida l’appartenenza di
Fornacette al Comune di Calcinaia.
Gli anni Sessanta: l’industria
Poi arrivano gli anni del boom.
La produzione tradizionale cambia.
Le vecchie fornaci iniziano a declinare.
Nuove imprese crescono.
Fornacette assume definitivamente il carattere
produttivo e urbano che ancora oggi la distingue.
2002: Regina Pacis
Infine il 2002.
La consacrazione della nuova Regina Pacis testimonia
quanto la popolazione e l’abitato siano cresciuti rispetto alla piccola
comunità che per secoli aveva avuto come unico riferimento Sant’Andrea.
Quasi mille anni separano Sant’Andrea di Rinonichi
dalla nuova chiesa.
Dall’acqua al fuoco
Se dovessimo riassumere la storia in un'immagine,
potremmo cominciare così:
l’Arno deposita la terra.
L’uomo raccoglie l’argilla.
La fornace accende il fuoco.
Nasce il mattone.
Con il mattone si costruisce il paese.
È quasi una genealogia di Fornacette.
Dal fuoco alla fabbrica
Poi il processo continua.
La fornace artigianale diventa industriale.
Il forno Hoffmann sostituisce tecniche più antiche.
La bicicletta porta l’operaio al lavoro.
Il camion porta via i prodotti.
Le nuove aziende sostituiscono progressivamente le
vecchie fornaci.
Il paese cambia ancora.
Dalla fabbrica alla città diffusa
Infine Fornacette diventa un centro contemporaneo.
Residenza.
Commercio.
Servizi.
Industria.
Mobilità.
Associazioni.
La strada continua ad avere un ruolo enorme.
Ma sotto questa città diffusa sopravvivono tutti gli
strati precedenti.
Il paese delle trasformazioni
È questo che rende Fornacette interessante.
Non possiede una sola epoca dominante.
Possiede trasformazioni.
L’antichità sotto i sedimenti.
Il Medioevo di Rinonichi.
Il Cinquecento dell’Arnaccio.
Il Settecento di Sant’Andrea.
L’Ottocento della strada.
Il Novecento delle fornaci.
Il dopoguerra industriale.
La città contemporanea.
Fornacette non è “senza storia”
A volte i centri cresciuti soprattutto nel Novecento
vengono considerati meno storici dei borghi medievali.
È un errore.
Fornacette dimostra esattamente il contrario.
La storia non deve necessariamente avere la forma di
un castello.
Può avere la forma di un fiume deviato.
Di una strada.
Di una moneta trovata sottoterra.
Di un forno.
Di una fabbrica.
Di una bicicletta.
Di una chiesa ricostruita.
Il vero monumento è il territorio
A Fornacette il monumento principale non è un singolo
edificio.
È il rapporto tra territorio e trasformazione.
L’Arno.
La pianura.
La strada.
Le fornaci.
Le fabbriche.
Sant’Andrea.
Sono parti dello stesso racconto.
Fornacette: dall’Arno alla fabbrica.
Fornacette è uno dei
luoghi del Valdarno pisano nei quali la trasformazione del territorio
può essere letta con maggiore chiarezza. La presenza umana è molto più
antica del paese moderno e le ricerche archeologiche hanno documentato
frequentazioni precedenti al Medioevo, mentre nel 1913 la scoperta di un
importante ripostiglio monetale riportò alla luce un frammento del suo
passato sepolto. Nel 1028 è già attestata la chiesa di Sant’Andrea a
Rinonichi, origine della comunità religiosa che nei secoli diventerà la
parrocchia di Fornacette. L’Arno condizionò profondamente questo
territorio, tanto che nel Cinquecento le grandi opere idrauliche medicee
ne modificarono la geografia. Intanto la disponibilità di argille favorì
la produzione di laterizi: dalle piccole fornaci alle grandi strutture
industriali del Novecento, come la Fornace Leoncini, il fuoco diventò
uno dei simboli del paese. Nel dopoguerra le vecchie fornaci lasciarono
progressivamente spazio a un tessuto industriale, artigianale e
commerciale più diversificato. Oggi Fornacette conserva un’identità
profondamente diversa da quella del borgo storico di Calcinaia: è un
paese nato e cresciuto attraverso il movimento, il lavoro e la
trasformazione. Dall’acqua dell’Arno all’argilla, dall’argilla al
mattone, dal mattone alla fabbrica e dalla fabbrica alla città
contemporanea, la sua storia è soprattutto la storia di un territorio
che non ha mai smesso di cambiare. |